Prima e dopo i terremoti in Venezuela, la vera solidarietà

Pressenza - Saturday, July 4, 2026

Sul Venezuela si è abbattuta una catastrofe naturale di proporzioni bibliche: due terremoti ad altissima intensità hanno colpito la regione centrale del Paese e la capitale Caracas. Il secondo terremoto è il più forte registrato in Venezuela da quello di San Narciso del 1900 e il più mortale da quello avvenuto a Cumaná nel 1929.

Le operazioni di soccorso sono ancora in svolgimento e attualmente si stimano circa 1450 morti e più di 3000 feriti. Le scosse hanno danneggiato 774 edifici, di cui 189 sono crollati: inoltre, il resoconto preliminare ha segnalato che, nel disastro, sono state colpite anche le infrastrutture di 38 ospedali e 44 centri commerciali.

Sotto la guida del governo di Delcy Rodríguez, subentrato in seguito al sequestro del presidente Maduro, sono stati istituiti meccanismi di assistenza umanitaria, alimentare e sanitaria per sostenere le comunità colpite. In particolare, secondo quanto riferito dall’emittente multi-statale Telesur, è stata data la priorità all’allestimento immediato di accampamenti provvisori, pensati per offrire un rifugio sicuro ai cittadini sfollati mentre viene predisposto un piano abitativo definitivo.

Di fronte alla portata di questo disastro, molti residenti e studenti si sono spontaneamente attivati per dare una mano: autotrasportatori e volontari provenienti da tutto il Paese stanno prestando aiuto a La Guaira e in altre zone colpite. Secondo le informazioni fornite da Telesur, sono stati allestiti dei centri di raccolta da cui viene convogliata l’assistenza verso le zone colpite e dove i venezuelani possono apportare il loro contributo nei confronti dei cittadini in difficoltà. È stata avviata inoltre una campagna per la donazione di sangue e sono stati attivati servizi di supporto psicologico e per il rintracciamento delle persone soccorse dopo il sisma.

Moltissimi governi hanno espresso la loro solidarietà al Venezuela e hanno offerto tempestivamente il loro aiuto: Colombia e Messico hanno messo a disposizione équipe di specialisti, mentre il Brasile ha annunciato l’invio di un ospedale da campo. Agli oltre 2600 soccorritori nazionali e stranieri già presenti sul territorio, si sono aggiunte anche squadre di soccorso provenienti da Cuba, Vietnam, Repubblica Dominicana e Costa Rica. Intanto, le operazioni di soccorso stanno dando i loro frutti e da sotto le macerie si continuano a estrarre persone ancora in vita.

Nel frattempo, è stato reso noto l’arrivo di una delegazione dall’India incaricata di allestire un ospedale di emergenza e fornire assistenza medica. Anche gli Stati Uniti e diversi Paesi dell’Unione Europea si sono resi disponibili ad aiutare il Venezuela, mentre le Nazioni Unite hanno dichiarato di star coordinando un rapido dispiegamento di squadre di ricerca e soccorso urbano composte da professionisti di vari Paesi.

Nei territori colpiti dal sisma, i servizi di base come l’acqua e l’elettricità vengono gradualmente ripristinati, mentre si procede alla riparazione delle strade danneggiate.

L’ondata di solidarietà arriva da ogni parte del mondo e conforta i cuori di chi crede che questo sia il giusto modo di relazionarsi tra persone e tra popoli, non solo dinnanzi a catastrofi naturali, ma nella quotidianità.

Tuttavia, non bisogna dimenticare chi per tanto tempo ha assediato il popolo del Venezuela tramite sanzioni e blocchi; chi, tra governi e istituzioni, ha attaccato la sua autodeterminazione, negandogli la possibilità di utilizzare le proprie risorse per svilupparsi come qualunque Paese sovrano; chi ha sovvertito i meccanismi di integrazione e di aiuto reciproco tra le nazioni dell’America Latina e dei Caraibi; chi ha violato la pace della regione. Costoro dovrebbero scusarsi pubblicamente per il dolore che hanno causato e abbandonare i loro propositi di distruzione con la loro politica di violenza.

Traduzione dallo spagnolo di Laura Frescina. Revisione di Thomas Schmid.

Javier Tolcachier