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A 10 anni dal terremoto del centro Italia
In studio con Paolo Marco de Martini dell'INGV parliamo del terremoto del 2016 nel centro Italia che ha colpito in particolare i comuni di Amatrice e Arquata del Tronto. Di che zona sistemica parliamo? Come vengono mappate le zone sismiche? Si è costituito anche un gruppo europeo di aiuto per i grandi terremoti.  Al telefono con Egidio Rendina di Pescara dle Tronto intervistato qualche settimana fa dal Resto del Carlino affrontiamo il tessuto sociale delle zone terremotate. Per chi aveva la seconda casa non è stato fatto nulla, neanche la possibilità di andare con un camper, inoltre non è stato chiesto dove ricostruire la propria casa, non tutte le persone se la sentono di tornare in un luogo cosi devastato dal terremoto. Alcuni preferirebbeero una delocalizzazione. Infine con Marco delle Brigate lanciamo dei progetti che hanno sul territorio.   
September 5, 2026
Radio Onda Rossa
Pozzuoli, la rabbia degli sfollati sotto la Prefettura: nessuna risposta dal tavolo con Piantedosi
Centinaia di cittadini dei Campi Flegrei, sfollati a causa dell’emergenza bradisismica, hanno dato vita oggi a un partecipato presidio di protesta in Piazza del Plebiscito, davanti alla Prefettura. Una mobilitazione che si è svolta sotto un caldo soffocante e che ha portato nel cuore della città la voce di chi […] L'articolo Pozzuoli, la rabbia degli sfollati sotto la Prefettura: nessuna risposta dal tavolo con Piantedosi su Contropiano.
September 1, 2026
Contropiano
AMATRICE: “A 10 ANNI DAL TERREMOTO, ABBIAMO DAVVERO RITROVATO LA STRADA PER CASA?” INTERVISTA AL COMITATO CIVICO “3 E 36”
  A 10 anni dal terremoto in Centro Italia del 24 agosto 2016, che fece circa 300 vittime, Amatrice e dintorni – luoghi simbolo di quel sisma – attendono ancora la tanto promessa ricostruzione. Nel decennale delle scosse, nel piccolo centro in provincia di Rieti sono arrivati Mattarella e la Meloni, che si è autocelebrata, sostenendo davanti ai media amici che sia merito suo il ‘deciso cambio di passo’ sulla ricostruzione dopo ‘troppi rinvii e false partenze’. Decisamente più prudente il presidente della Cei, Zuppi, che ha parlato invece di ‘ritardi insopportabili’ e ha chiesto ‘non promesse, ma lavoro di tutti’; linea non dissimile da quella di Mattarella, seppur con i consueti toni più felpati. Su Radio Onda d’Urto è intervenuta, da Amatrice, Francesca Spada, del Comitato Civico 3e36 di Amatrice e Accumoli, che nel luglio 2026 e proprio in vista del prevedibile carrozzone mediatico-istituzionale del decennale aveva organizzato un’affollata assemblea pubblica dal titolo “A 10 anni dal sisma, abbiamo davvero ritrovato la strada per casa? per denunciare che “a 10 anni dal sisma, siamo ancora troppo indietro”. I tanti interventi dal pubblico arrivato in quell’occasione al locale Auditorium della Laga avevano “fatto emergere – spiega il Comitato – la distanza tra le necessità concrete del tessuto sociale ed economico e le risposte finora prodotte dal sistema istituzionale della ricostruzione”. All’assemblea pubblica erano stati invitati con largo anticipo il Commissario straordinario alla ricostruzione Guido Castelli, l’assessore regionale competente Manuela Rinaldi e il parlamentare del territorio Paolo Trancassini, entrambi di Fratelli d’Italia, ma “nessuno dei tre ha partecipato…di fronte a una comunità numerosa, informata e pronta al confronto, le istituzioni maggiormente coinvolte hanno scelto di non esserci. In questo modo è venuta meno un’occasione pubblica di interlocuzione su problemi documentati, urgenti e da troppo tempo irrisolti”. Da qui una nuova richiesta di confronto pubblico con “il Commissario straordinario, la Regione Lazio, l’Usr e i rappresentanti parlamentari del territorio, da tenersi a settembre subito dopo il decennale del sisma: un incontro nel quale siano fornite risposte puntuali sui temi emersi dall’assemblea, sugli impegni assunti, sui tempi previsti e sulle responsabilità dei diversi soggetti coinvolti. Ci auguriamo invece che non ci saranno passerelle nel mese di agosto perché ad agosto il silenzio avrà la parola solo nel ricordo delle nostre vittime. Dopo dieci anni, la vicinanza ai territori non può essere soltanto dichiarata. Deve essere dimostrata con la presenza, con le decisioni e con risultati tangibili”. L’intervista di Radio Onda d’Urto con Francesca Spada, del Comitato Civico 3e36 di Amatrice e Accumoli. Ascolta o scarica
August 25, 2026
Radio Onda d`Urto
Il terremoto del noi e quello della democrazia
OGNUNO, DOPO DIECI ANNI, HA IL SUO DI TERREMOTO “CENTRO ITALIA”. IL TERREMOTO DI QUELLI CHE HANNO DECISO DI NON TORNARE PIÙ E IL TERREMOTO DI QUELLI CHE HANNO DECISO DI RIMANERE, ANCOR OGGI, DENTRO UNA SCATOLA DI POLIURETANO CHIAMATA SAE, IL CUI TETTO NEL PRIMO INVERNO VENNE SFONDATO DALLA NEVE, E QUALCHE SETTIMANA FA È STATO SFONDATO DALLA GRANDINE. POI C’È IL TERREMOTO DI QUELLI CHE HANNO GUADAGNATO, DA UN PICCOLO FINANZIAMENTO, UNA COMPARSATA, FINO ALL’APPALTO STREPITOSO. IL TERREMOTO DI QUELLI CHE HANNO FATTO LAVORARE IN NERO GLI OPERAI NEI CANTIERI. IL TERREMOTO DELLA POLITICA, CHE DOPO DIECI ANNI HA COSTRUITO IL DELTAPLANO PER I TURISTI DI CASTELLUCCIO, MA NON CASTELLUCCIO; LE PISTE DA SCI DI PLASTICA, GLI IMPIANTI DI RISALITA E GLI IGLOO SUI SIBILLINI, MA NON I PAESI DEI SIBILLINI… TROPPI HANNO PENSATO AL “PROPRIO” DI TERREMOTO, ANZICHÉ SCEGLIERE DI COSTRUIRE UN POST TERREMOTO DI TUTTI. LA STRATEGIA DELL’ABBANDONO, DOPO DIECI ANNI, HA CONCLUSO, VINCENDO. «PERCHÉ LA BRACE CHE LA RIGENERA, È L'”IO” E IL “MIO”. PER IL “NOI” SAREBBE SERVITA PIÙ GENEROSITÀ E MENO EGOISMO. PIÙ “CEDERE”, CHE “PRENDERE”. PIÙ FRATERNITÀ E MENO EGO. PIÙ DEMOCRAZIA…», SCRIVE LEONARDO ANIMALI DALLE MARCHE. GIÀ, LA DEMOCRAZIA, QUELLA CHE ERA STATA CASSATA PER DECRETAZIONE, NELLA GESTIONE DELLE EMERGENZE GIÀ DAL TERREMOTO DE L’AQUILA Ognuno, dopo dieci anni, ha il suo di terremoto “Centro Italia”.  Il mio, quello strettamente personale,  mi è presente da dieci anni, ogni volta che esco di casa, o se mi affaccio dalla finestra. Io sono certo che questa fisicità, questa convivenza con le rovine accanto alla mia casa integra, mi abbia reso diverso nel tempo. Sicuramente non in meglio.  Poi c’è il terremoto che ho trovato da quella mattina del 24 agosto a Pescara del Tronto. Le case, a otto ore dalla scossa della notte, ancora fumanti dalla polvere, come se anziché scosse da sottoterra, fossero state bombardate dal cielo; i 52 morti di Arquata del Tronto dentro i sacchi neri all’obitorio dell’ospedale di Ascoli Piceno, tranne Marisol di pochi mesi, già composta dentro una piccola bara bianca; dei paesi con le case aperte, quelle sì, come scatolette di tonno; del dolore autentico, perfino delle autorità, ai funerali di Stato ad Ascoli, in un irreale sabato mattina d’agosto.  C’è il terremoto di Enzo Rendina, arrestato e processato perché non voleva lasciare Pescara del Tronto. C’è il terremoto di Massimo Dall’Orso, e dell’altra ventina di persone che hanno scelto di morire non resistendo al peso immateriale della non ricostruzione.  Il terremoto di Francesca di Castelsantangelo sul Nera, incontrata per caso tra dolore e macerie, diventata presto amica e sorella, e persa, per un tumore post sisma, quasi subito.  Il terremoto degli albergatori della costa adriatica, che hanno ospitato per un paio d’anni qualche migliaio di persone, destagionalizzando per decreto commissariale. Il terremoto dei farmacisti del cratere, e delle casa farmaceutiche produttrici di benzodiazepine e tranquillanti.  Ma anche quello dei baristi con ancora il bar in piedi, che hanno diminuito drasticamente di somministrare cappuccini e pastarelle, sostituiti esponenzialmente da alcolici ad alta gradazione.  Il terremoto di tanti con cui ho parlato, raccolto i sentimenti, le speranze, la protesta e l’indignazione.  Quelli che hanno deciso di non tornare più; quelli che hanno deciso di rimanere, ancor oggi, dentro una scatola di poliuretano chiamata SAE, il cui tetto nel primo inverno venne sfondato dalla neve, e qualche settimana fa è stato sfondato dalla grandine diametro albicocca.  Poi c’è il terremoto di quelli che hanno guadagnato, da un piccolo finanziamento, una comparsata, fino all’appalto strepitoso. Tanti piccoli, medi e grandi furbi.  Di quelli che hanno denunciato Nonna Peppina a Fiastra, regolando un vecchio rancore di vicinato.  Del sindaco di Monte Cavallo, denunciato per appropriazione indebita del Contributo per l’Autonoma Sistemazione, perché ha continuato a vivere per due anni nella sua casa inagibile.  Di quelli che hanno fatto lavorare in nero gli operai nei cantieri.  Dell’Ospedale di Amandola, ricostruito grazie all’assegno di partenza di cinque milioni di euro, donati alla Regione Marche dall’oligarca russo Igor Sečin, presidente della multinazionale del petrolio e del gas Rosneft. Il terremoto degli studenti dell’Università di Camerino, che per difendere il valore che il loro ateneo rimanesse sull’Appennino, di fronte alla richiesta di una delocalizzazione (temporanea, ma che sarebbe stata definitiva) sulla costa, si sono resi disponibili a studiare di giorno in paese e a dormire a Senigallia, con un pendolarismo quotidiano di 200 chilometri al giorno in pullman.  C’è il terremoto della politica, che dopo dieci anni ha costruito il Deltaplano per i turisti di Castelluccio, ma non Castelluccio; le piste da sci di plastica, gli impianti di risalita e gli igloo sui Sibillini, ma non i paesi dei Sibillini; i percorsi benessere kneipp nel fiume a Pievetorina, ma non Pievetorina.  Poi c’è il terremoto, di quelli che, grazie al terremoto, sono diventati parlamentari, consiglieri regionali, e di quelli che rimarranno sindaci e presidenti a vita di qualcosa.  Un solo catastrofico terremoto che ha generato tanti, infiniti, piccoli e personali terremoti. La situazione oggi è quella che l’onestà di ciascuno (ammesso che la  si abbia) può oggettivamente registrare. Tangibile, documentabile, fotografabile. Al netto di ogni mainstream e propaganda. Ed è quella che è perché, dopo dieci anni, troppi hanno pensato al “proprio” di terremoto, anziché scegliere di costruire un post terremoto di tutti.  La Strategia dell’abbandono, dopo dieci anni, ha concluso, vincendo, il suo lavoro. Perché la brace che la rigenera, è l'”io” e il “mio”.  Per il “noi” sarebbe servita più generosità e meno egoismo. Più “cedere”, che “prendere”.  Più fraternità e meno ego. Più democrazia, cassata per decretazione, nella gestione delle emergenze già dal terremoto de L’Aquila. La democrazia, in fondo, è la prima vittima che provoca ogni catastrofe naturale.  -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il terremoto del noi e quello della democrazia proviene da Comune-info.
August 24, 2026
Comune-info
Pozzuoli. La protesta degli abbandonati
Venerdì 14 agosto è stato il secondo giorno di mobilitazione per abitanti di Via Napoli a Pozzuoli che hanno bloccato le strade del loro quartiere e del centro storico per chiedere soluzioni abitative dignitose. Molti di loro sono senza un tetto già dal 2024, quando le abitazioni di Pozzuoli hanno […] L'articolo Pozzuoli. La protesta degli abbandonati su Contropiano.
August 16, 2026
Contropiano
Terremoto in Colombia: CESVI pronto a intervenire
CESVI sta monitorando con attenzione l’evolversi dell’emergenza in Colombia, colpita ieri mattina da un violento terremoto di magnitudo 7,4 con epicentro nei pressi di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó. «In queste prime ore la priorità assoluta è salvare le persone ancora intrappolate e garantire assistenza ai feriti – dichiara Stefano Piziali, direttore generale di CESVI – Sappiamo per esperienza che gli effetti di un terremoto non finiscono quando terminano le operazioni di soccorso. Nelle settimane e nei mesi successivi donne, bambini e famiglie che hanno perso la casa, i propri cari e i punti di riferimento quotidiani potranno trovarsi in condizioni di estrema vulnerabilità. Per questo stiamo seguendo attentamente l’evoluzione dei bisogni. CESVI sta valutando un intervento negli ambiti in cui ha una forte esperienza nel Paese e in America Latina: la protezione dell’infanzia e delle donne e il supporto psicosociale alle comunità colpite». Il bilancio, ancora provvisorio e in continuo aggiornamento, conta più di 130 vittime e centinaia di feriti, mentre proseguono le operazioni di ricerca e soccorso delle persone rimaste intrappolate sotto le macerie. Il governo colombiano ha dichiarato lo stato di calamità nazionale e sono in corso le operazioni di emergenza coordinate dalle autorità del Paese. Gravi danni sono stati registrati in diverse città, tra cui Cali, Quibdó, Pereira e Manizales. Particolarmente drammatica la situazione a Cali, dove il terremoto ha provocato il crollo di parte dell’Ospedale Universitario del Valle, interessando anche l’ala pediatrica e di terapia intensiva. Secondo le informazioni disponibili, alcune persone risultano ancora intrappolate e l’intera struttura è stata evacuata. CESVI è presente nel Paese in prossimità del confine con il Venezuela, dove assiste le famiglie in fuga dalla grave crisi economica e politica venezuelana. L’esperienza maturata sul campo mostra come, dopo la fase immediata dei soccorsi, sia fondamentale non lasciare sole le persone più vulnerabili. La perdita della casa, dei familiari, della scuola e della quotidianità, insieme alla paura provocata dalle scosse e alla permanenza in sistemazioni temporanee, può avere conseguenze profonde soprattutto sui bambini. CESVI sta valutando l’attivazione di un intervento mirato di protezione e supporto psicosociale rivolto in particolare a bambini e donne.   Redazione Italia
August 11, 2026
Pressenza
AMSI-UMEM-UXU: terremoto in Colombia, presidi medici locali a rischio di collasso
Una violenta scossa di terremoto di magnitudo 7.4 ha devastato la zona centro-occidentale, colpendo duramente la regione del Chocó e grandi centri urbani come Cali, Pereira e Manizales. Il bilancio temporaneo delle autorità e dei soccorritori parla di oltre 132 morti, più di 570 feriti e decine di dispersi, con oltre 86 edifici crollati e le strutture ospedaliere di Cali in allerta rossa e saturate al 100%. Il Sudamerica torna così a vivere un incubo sismico a poche settimane dai drammatici eventi che hanno sconvolto la vicina Venezuela, prefigurando una gravissima crisi sanitaria e logistica per l’intera area. Sull’impatto di questa immane tragedia e sulle urgenti necessità di soccorso, le associazioni e i movimenti della rete — tra cui AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche UNIONE PROFESSIONISTI DELLA SANITÀ INTERNAZIONALI), CO-MAI (Comunità del Mondo Arabo in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), l’agenzia AISCNEWS (agenzia mondiale di informazione senza confini) e il Movimento Internazionale UNITI PER UNIRE — analizzano, riflettono ed esprimono profonda vicinanza al popolo colombiano, evidenziando il rischio imminente di collasso per i presidi medici locali. Nel merito della crisi interviene il Prof. Foad Aodi, medico-fisiatra, giornalista e divulgatore scientifico internazionale ed esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCEO e docente dell’Università di Tor Vergata: Siamo di fronte a un quadro clinico e umanitario devastante. Il Sudamerica appare letteralmente dilaniato: prima la tragedia in Venezuela e ora questo terribile sisma che ha piegato la Colombia. A nome di tutta la nostra rete associativa e dei movimenti, desidero esprimere il nostro cordoglio più profondo alle famiglie delle vittime e la nostra totale solidarietà a tutte le comunità colpite. Le prime 72 ore dal sisma sono cruciali per salvare le vite rimaste sotto le macerie. Gli ospedali di Cali e delle zone limitrofe sono allo stremo, con reparti saturi ed emergenze continue. Come rete associativa e movimenti chiediamo con la massima urgenza la creazione di corridoi sanitari e umanitari, l’invio tempestivo di materiale medico-chirurgico, kit di rianimazione e farmaci salvavita, unitamente a squadre di specialisti in medicina d’emergenza e traumatologia. Bisogna intervenire subito per impedire una catastrofe secondaria causata dalle infezioni e dal sovraccarico delle strutture sanitarie. OSPEDALI AL COLLASSO E COLLEGAMENTI INTERROTTI L’onda d’urto del terremoto ha paralizzato i collegamenti strategici della regione: ben sei scali aeroportuali hanno dovuto interrompere le attività per verifiche di sicurezza e crepe nelle piste, ostacolando il trasferimento rapido dei pazienti più gravi e la distribuzione dei beni di prima necessità. Tra le criticità maggiori registrate dai soccorritori vi è la carenza d’acqua potabile e di energia elettrica nelle aree rurali della regione del Chocó. L’emergenza in Colombia richiama anche uno dei temi al centro dell’impegno della rete associativa e dei movimenti attraverso il Manifesto internazionale Unione per l’Italia, presentato tre mesi fa: rafforzare il confronto e le strategie comuni sul rapporto tra ambiente, atmosfera, salute e geopolitica. «Occorre intensificare presso le ASL l’attività dei dipartimenti dedicati alla salute, all’ambiente e alla prevenzione, rafforzando la capacità di affrontare le conseguenze sanitarie delle emergenze ambientali e climatiche – sottolinea Aodi – L’aumento delle temperature, l’inquinamento atmosferico, le alluvioni e gli altri eventi estremi impongono una prevenzione più forte e una maggiore preparazione dei sistemi sanitari. Ambiente e salute sono strettamente collegati e per questo il Manifesto Unione per l’Italia dedica ampio spazio alla prevenzione, alla tutela della salute pubblica e alla cooperazione internazionale di fronte alle emergenze». MOBILITAZIONE E APPELLO INTERNAZIONALE Di fronte alla gravità della situazione, la rete associativa e i movimenti rinnovano l’invito alle organizzazioni internazionali e alle istituzioni europee affinché coordinino una risposta di supporto rapida ed efficace, affiancando i professionisti della sanità sul campo per tutelare la salute pubblica e la sicurezza della popolazione colpita. Redazione Italia
August 11, 2026
Pressenza
Pozzuoli, la terza protesta in cinque giorni: la lotta paga
In pochi giorni una mobilitazione nata dal basso ha già ottenuto risultati concreti. È questa la notizia politica più importante che arriva da Pozzuoli, dove oggi si è svolta la terza manifestazione di protesta in appena cinque giorni. POZZUOLI – Tre manifestazioni in cinque giorni. Un’escalation di iniziativa popolare che […] L'articolo Pozzuoli, la terza protesta in cinque giorni: la lotta paga su Contropiano.
August 9, 2026
Contropiano
La lingua tagliente dei Campi Flegrei
Nei Campi Flegrei la terra non ha mai smesso di parlare. Per decenni le trasformazioni del territorio hanno seguito soprattutto la logica della rendita fondiaria, del mercato immobiliare e dell’accumulazione, relegando la consapevolezza della sua fragilità a una questione secondaria. Ogni nuova scossa ha alimentato dichiarazioni, rassicurazioni e promesse, prima […] L'articolo La lingua tagliente dei Campi Flegrei su Contropiano.
August 2, 2026
Contropiano