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Il mezzo è il fine: proposta di adesione alla Marcia Mondiale per la pace e la nonviolenza
Mercoledì scorso si è svolto a Milano l’incontro per la Quarta Marcia Mondiale per la pace e la nonviolenza. Mi ha invitato Guido, della Casa per la pace di Milano. Non ci vedevamo da quando entrambi siamo risultati maturi all’esame di Stato. Frequentavamo, infatti, lo stesso liceo a Milano e già allora eravamo insieme nel collettivo della scuola. Non ci vediamo da 35 anni, ma ci siamo capiti al volo. Solo le relazioni ci faranno uscire dall’abisso e questo ritrovarsi fa parte della riemersione dall’oscurità delle guerre che dobbiamo iniziare o, meglio, continuare. Anche il luogo dell’incontro è significativo. Si tratta del Cohousing Base Gaia di Milano, l’unica esperienza di questo tipo della città lombarda. Una cooperativa edilizia che, acquistando un terreno in zona MM Cimiano e costruendoci sopra un edificio, è riuscita a calmierare i costi esorbitanti del mercato immobiliare meneghino. Non solo: essendo un cohousing, ha un’alta percentuale di spazi comuni insieme agli alloggi dei coabitanti. E proprio in uno di questi spazi si è svolta la riunione milanese per la Quarta Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. Non è un caso: è proprio la bellezza che si crea quando mezzi e fini coincidono. Le altre edizioni della Marcia sono state realizzate da un gruppo di persone che ha attraversato molti paesi del globo, incontrando altre persone semplici e anche qualche “grande” della Terra, come Ban Ki-Moon, l’ex segretario delle Nazioni Unite. Questa quarta edizione si svolgerà invece con centinaia, speriamo migliaia, di manifestazioni che avranno luogo in ogni città e in ogni paese, tra il 16 settembre e il 4 ottobre 2026. “Chi non sa cosa fare e soffre per la situazione che vive potrà mettersi al collo un cartello e manifestare”, ha spiegato Rafael de la Rubia l’altra sera. Rafael era l’oratore dell’incontro. Attivista spagnolo, figura centrale dell’umanesimo universalista, è il fondatore e il principale promotore della Marcia Mondiale. “Non sai cosa fare? Ti senti bloccato? Bisogna manifestarlo! Partendo dalla propria manifestazione individuale ci si unisce e si trovano azioni da fare insieme”, ha proseguito a spiegare Rafael “Dobbiamo ricordarci che siamo esseri umani, esseri sociali. Chi vuole può essere coinvolto”. Il discorso è stato ampio e ha toccato molti punti che abbiamo incontrato anche noi nelle Local March for Gaza, come la manipolazione del concetto di Pace, termine che può dire tutto e niente. Per questo la Marcia non è solo per la pace ma anche per la nonviolenza: un binomio che chiarisce meglio mezzi e fini di questa iniziativa e che si è manifestato nell’incontro di Milano, avvenuto in un luogo che realizza l’obiettivo della cooperazione tra gli individui nella coabitazione. C’è stata anche la possibilità, da parte mia, di raccontare la nostra esperienza delle Local March for Gaza, del nostro unirci per reagire all’accettazione dell’inaccettabile: la progressiva e colpevole propaganda che fa del genocidio una possibilità tollerabile. Credo che la nostra esperienza sia molto vicina alla proposta di Rafael de la Rubia e dell’organizzazione internazionale “Mondo senza Guerre e senza Violenza”, l’associazione che ha dato vita al progetto della marcia. Penso sia una proposta importante e vi propongo di aderire come singoli e come Local March for Gaza, ogni singola Local sul proprio territorio. Potete farlo QUI E’ un’azione, per continuare a camminare insieme scritto per le Local March for Gaza Ettore Macchieraldo
April 16, 2026
Pressenza
Una serata antirepressione con una giurista con i fiocchi
Ieri sera a Viareggio il Forum per la Pace Versilia ha organizzato un incontro con Alessandra Algostino, professoressa di diritto costituzionale all’Università di Torino. Importante capire bene e diffondere la portata dei decreti sicurezza degli ultimi due anni che pretendono di condizionare il diritto di manifestare. Algostino fa una breve panoramica del percorso ventennale che ha portato a questa concezione securitaria. La sicurezza a questo punto non è più la tutela dei diritti costituzionalmente sanciti ma la tutela di un ordine pubblico militarizzato, in un “clima bellico” che impone l’allineamento delle percezione e il pensiero unico. La Costituzione protegge le minoranze e il diritto al dissenso, al contrario la deriva securitaria lo criminalizza e vede nella manifestazione un’aggravante. Il decreto dello scorso anno, convertito in legge nel giugno ’25, introduce nuovi reati (fra cui quello di pacifico blocco stradale,  di resistenza passiva e di protesta nonviolenta nelle carceri e per questo è stato battezzato norma anti-gandhi). Il decreto successivo,  da convertire in legge fra pochi giorni, non introduce invece nuovi reati ma si concentra sulle sanzioni amministrative. È perciò molto più discrezionale l’azione degli organi di polizia e non fornisce le garanzie che dopotutto caratterizzano il penale. È anche classista, in quanto sembra restringere a chi può pagare multe salate il “lusso” di rischiare manifestando. Ed anche molto respingente verso le categorie deboli, come gli immigrati e gli indigenti, che emargina dai “salotti buoni” con l’alibi del “decoro”. Tutte queste norme tuttavia dimenticano che c’è una legge sovraordinata, la Costituzione, con la quale sono in palese conflitto. Anzi, c’è chi bolla di “obsoleti” alcuni principi di fondo costituzionali. È davvero necessaria una cura ri-costituente, come è stato il risultato del recente referendum. Il quale ha peraltro prodotto effetti di ammorbidimento della legislazione securitaria in corso, compresa, si spera,  quella c.d. sull’antisemitismo. Alla fine ci si chiede: che fare? Andare avanti ostinatamente, con prudenza ma senza paura.  Il segreto è nel numero: quando si è una marea pacifica e decisa si lascia il segno e si incassano successi. Un manuale di resistenza consigliato,  opera collettiva: “Questo libro è illegale “, ed. Altreconomia. Redazione Toscana
April 15, 2026
Pressenza
USB Pubblico Impiego in presidio al Ministero per la Pubblica Amministrazione
Salari adeguati al costo della vita, aumenti contrattuali veri e democrazia sindacale: questi i temi che hanno caratterizzato un partecipato presidio indetto dall’Usb sotto le finestre del Ministero per la Pubblica Amministrazione a Roma, Piazza Vidoni, alla vigilia del confronto che si terrà domani all’Aran sul rinnovo del CCNL delle Funzioni Centrali. Questi temi sono stati rappresentati dalla delegazione Usb che è stata ricevuta alla Funzione Pubblica. Alla continuità contrattuale a perdere rispondiamo con la continuità del conflitto e della lotta, unica arma per restituire al contratto la sua funzione di avanzamento sul piano economico e dei diritti. USB Pubblico Impiego Unione Sindacale di Base
April 15, 2026
Pressenza
In Mugello piovono pale
Nella giornata del 14 aprile, a Piancaldoli (comune di Firenzuola, FI), una pala eolica di circa 3,5 metri si è staccata da una turbina; un grosso frammento è stato rinvenuto sulla strada statale. L’incidente fortunatamente è avvenuto senza coinvolgere persone o mezzi, tuttavia, data la pericolosità delle componenti delle resine epossidiche delle pale (bisfenolo A e PFAS, i cosiddetti “inquinanti eterni” banditi dall’UE fatte salve le componenti tecnologiche), l’area dovrà essere bonificata. L’impianto – di vecchia generazione e proporzioni limitate – si trova nelle vicinanze di un sito interessato da un nuovo progetto di mega eolico (“Monte La Fine e Monte Pratolungo”), sul quale si è recentemente espressa contrariamente la Regione Toscana. L’episodio riporta con forza all’attenzione dell’opinione pubblica l’inadeguatezza della normativa italiana sulle distanze di sicurezza degli aerogeneratori, dimostrando quanto da tempo l’associazione Amici della Terra e studi legali dotati di tecnici esperti vanno affermando a proposito della necessità di riparametrare i calcoli su gittata e distanze e di monitorare la corretta applicazione delle Linee Guida per l’autorizzazione degli impianti FER (D.M. 10-9-2010). Da tempo Amici della Terra denuncia la carenza dei parametri di autorizzazione degli impianti eolici vigente in Italia, avvertendo dei gravi rischi per la sicurezza e l’incolumità delle persone. Si consideri che l’Italia è il paese europeo con la più bassa distanza minima delle turbine dalle case (Italia 200 m / media europea 900 m). L’incidente inoltre attesta un punto di vulnerabilità: il controllo periodico sugli aerogeneratori. Non ci è noto se la turbina fosse adeguatamente monitorata; sono molti i soggetti preposti – il titolare dell’impianto e diversi enti pubblici. In ogni caso, che si tratti di una falla nel sistema dei controlli, di un errore o di incuria umana, o che l’incidente sia avvenuto nonostante tutti i controlli fossero stati eseguiti correttamente, l’evento dimostra che la presenza di aerogeneratori in prossimità di aree frequentate costituisce sempre una minaccia per la sicurezza e la salute dell’ambiente e delle persone. Se non verranno corretti i parametri e rispettate le Linee Guida, neanche la più evoluta tecnologia eolica potrà tutelare dai rischi a cui ci espongono le suddette eventualità. Anzi, anche qualora le nuove turbine risultassero tecnicamente più affidabili, l’aumento esponenziale delle dimensioni, con pale che raggiungono gli 80–100 metri rispetto ai 3,5 metri del caso in esame, comporta un incremento proporzionale del danno potenziale in caso di incidente. E anche se, statisticamente il rischio appare basso (ma i rapporti dei Vigili del fuoco correggerebbero l’impressione), il suo potenziale è comunque letale. Un’ultima considerazione: Per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione si accetta la proliferazione di impianti industriali pur in presenza di gravi fattori di rischio. Tuttavia, le stesse Amministrazioni che sostengono questa scelta, da anni conducono campagne di abbattimento di alberature –anche sane – per il timore che possano arrecare danni a persone o cose, privando la collettività dei loro fondamentali benefici ecosistemici. Non è una contraddizione?   Coalizione Ambientale TESS – Transizione Energetica Senza Speculazione coalizionetess@gmail.com   Redazione Toscana
April 15, 2026
Pressenza
A San Casciano a scuola si semina pace
Il 28 Marzo si è svolta la prima edizione di “SEMI DI PACE. DIALOGHI, STRUMENTI, LABORATORI SULL’EDUCAZIONE ALLA NONVIOLENZA, PICCOLI SEMI PER COSTRUIRE LA PACE, DENTRO E FUORI LA SCUOLA”.   Un gruppo di docenti dei tre ordini di scuola dell’I.C “il Principe” di San Casciano in Val di Pesa (FI), ha lavorato per mesi, in sinergia con la Dirigente Scolastica, ad un evento che richiamasse la cittadinanza e la scuola al proprio impegno nella costruzione della Cultura di Pace, non come un concetto astratto, non come qualcosa di troppo arduo, ma come quell’insieme di competenze relazionali ed emotive che si esercitano attraverso l’ascolto empatico, l’accettazione dell’altro, il prendersi cura delle relazioni umane, la gestione nonviolenta dei conflitti. Alla scuola spetta il compito di essere il grande laboratorio di possibilità e trasformazione, allenando giorno dopo giorno il modo in cui adulti e ragazzi interagiscono.  Il lavoro di creazione ha portato a individuare alcuni di quei SEMI che, come società civile, abbiamo il dovere di custodire e di praticare, per dare un segno tangibile di impegno contro l’indifferenza e l’individualismo.  Quando entriamo in relazione con i ragazzi, Come ascoltiamo? Come rispondiamo? Come trasformiamo un conflitto? Come portiamo il i nostri corpi e i nostri pensieri nello spazio con l’altro? Come costruiamo fiducia nelle relazioni tra noi adulti e con i ragazzi di cui siamo le guide? Per rispondere a queste domande la giornata è stata organizzata come un ciclo di laboratori esperienziali condotti da formatori e formatrici di alto livello capaci di testimoniare, con la loro vita e la loro professione, alcune delle pratiche possibili, per grandi e per i più piccoli. Tra questi: Olivier Turquet e Camilla Mucè (Piccola Scuola di Pace G. Ontanetti Firenze), Ivan Radicioni (maestro di Aikido e meditazione), Martina Frullanti NINA (Death Education), Michele Redaelli e Fabrizio Martini (Teatro di Comunità -Le Piagge Firenze), Associazione Buriana, La Spiegatrice… Durante la giornata questi valori sono diventati non solo idee, ma esperienze, storie, parole, corpi, emozioni, strumenti, gesti, musica, lavoro di squadra, oltre le maschere dei ruoli. Una giornata che ha intrecciato pedagogia della Nonviolenza, educazione emotiva, giochi cooperativi, arti marziali non competitive, pratiche di crescita interiore e ascolto corporeo, intima scrittura e di espressione, Teatro dell’Oppresso, arti, musica, partecipazione, generazioni a confronto, collaborazione, risate, abbracci e lacrime di commozione. Chiunque sia passato a curiosare o abbia preso parte ai Laboratori Semi, ha potuto provare concretamente, mettendosi in gioco, che portare attenzione alle relazioni e prendersi  cura della comunicazione genera immediati e duraturi effetti positivi sulla qualità della vita, a testimonianza che la Pace si costruisce giorno per giorno nelle piccole azioni. Una giornata per ricordarci ancora e ancora che come insegnanti, docenti e genitori siamo chiamati a rispondere in modo concreto, attivo ed urgente alle domande del nostro tempo, come guide centrate, capaci di prendersi cura.  E di fare la differenza. Siamo convinte che sperimentare a più livelli gesti concreti di dialogo, presenza, gentilezza e rispetto sia ancora la via per trasformare scuola, famiglie e comunità. Vogliamo credere che, nel nostro piccolo, possiamo ancora fare la differenza, vogliamo tenere viva e accesa la Luce in  questi tempi tenebrosi. Chiara Li Vecchi, Gruppo Docenti Semi di Pace Redazione Toscana
April 15, 2026
Pressenza
Milano, 10.000 persone manifestano per il diritto alla salute
Una grande manifestazione oggi a Milano ha riaffermato il diritto alla salute, chiedendo alla Regione Lombardia un piano straordinario per abbattere le lunghissime liste d’attesa, un reale sostegno al personale sanitario, l’effettiva attivazione di un Centro Unico di Prenotazione, la trasparenza nella gestione e la fine delle nomine politiche e della “superintramoenia”. Vittorio Agnoletto di Medicina Democratica ha sintetizzato così le ragioni del corteo: “Oggi siamo qui per cercare di fermare il progetto della Regione Lombardia di privatizzare totalmente il servizio sanitario nazionale e di consegnarlo ai privati. Chiediamo il ritiro della delibera del 15 settembre, attraverso la quale la Regione ha organizzato canali privilegiati di accesso al servizio sanitario per chi ha assicurazioni, mutui e fondi finanziari, mentre il cittadino normale, che va solo con il servizio sanitario, rischia di dover aspettare un anno o due anni per essere visitato. Il diritto alla salute non può dipendere dalle dimensioni del portafoglio.” Il Comitato Promotore della manifestazione comprendeva La Lombardia SiCura – Partito Democratico – Movimento 5 Stelle – AVS – Patto Civico – Italia Viva – Rifondazione Comunista – Partito Comunista Italiano – Avanti Partito Socialista Italiano. Numerose e rappresentative le adesioni:  Osservatorio Salute – CGIL Funzione Pubblica – SPI CGIL – CGIL Lombardia – ARCI Lombardia – Medicina Democratica – ACLI Lombardia – ACLI Milano –Movimento Consumatori – Federconsumatori – Forum per il diritto alla salute – Milano in Salute – Cooperativa Sandro Pertini Vanzago – Centro per la salute Giulio A. Maccacaro Castellanza – Costituzione Beni Comuni – ATTAC Italia – Comitato Cittadini per il diritto alla salute art. 32 – Coordinamento Lombardo Dico32 – SIAL Cobas – Comitato di difesa dell’Ospedale di Merate – Comitato Assistenza Domiciliare Pubblica Lecco – Centro Culturale Emilio Caldara Milano – Associazione Smarketing – Progetto ART32 – Unione Regionale per la Salute Mentale URASAM – Associazione Marco Cavallo – Forum Salute Mentale – Movimento Milano Civica – USB Lombardia – ISDE Lombardia – Alleanza Civica del Nord – Movimento Socialista Liberale – DIEM Milano – Comitato contro ogni Autonomia Differenziata Lombardia – Coordinamento per la Democrazia Costituzionale Milano – Coordinamento Lombardo Sportelli Salute – Auser Lombardia – Comitato per la Sanità Pubblica del Municipio 9 – PRI Milano   Redazione Milano
April 11, 2026
Pressenza
Manifesto per la gentilezza radicale
Il 1° aprile è stato pubblicato un manifesto in cui si afferma che, di fronte all’odio, “la gentilezza radicale è l’atto più pericoloso che possiamo compiere.” Ecco il link per firmarlo: Manifesto per la gentilezza radicale https://resist.es/peticiones/manifiesto-por-la-bondad-radical/ Noi di Resist.es e Spanish Revolution sosteniamo che la gentilezza non sia un’opzione estetica, né una qualità individuale. È una posizione politica consapevole di fronte a un sistema che ha bisogno della paura, della frammentazione e della violenza simbolica per sostenersi. La domanda non è più se l’odio esista. La domanda è chi lo produce, chi lo amplifica e chi ne trae beneficio. Perché l’odio non è spontaneo. È un’infrastruttura. Viene fabbricato nei laboratori mediatici, distribuito tramite algoritmi progettati per massimizzare la reazione emotiva e trasformato in redditività politica ed economica. Ogni bufala, ogni discorso disumanizzante, ogni narrativa basata sullo scontro svolge una funzione: spostare l’attenzione, dividere la società e proteggere le strutture che concentrano il potere. L’odio è un modello di business. E come ogni modello di business, ha bisogno di consumatori e consumatrici. Ha bisogno di clic, ha bisogno di indignazione indirizzata, ha bisogno che qualcuno creda a quella storia e la riproduca. Ha bisogno che tu, che chiunque, partecipi inconsapevolmente alla sua catena di valore. Ecco perché questo manifesto non fa appello alla morale individuale come rifugio, ma alla responsabilità collettiva come rottura. Tu, come persona, non sei irrilevante all’interno di questo sistema. Sei un nodo. Un punto di trasmissione. Uno spazio in cui si decide se l’odio circola o si ferma. Ogni volta che condividi senza verificare, alimenti una struttura. Ogni volta che reagisci sulla base di una rabbia indotta, sostieni una logica. Ogni volta che accetti una semplificazione interessata, legittimi una narrativa. Ma accade anche il contrario. Ogni volta che ti fermi, interrompi il flusso. Ogni volta che ti contrapponi, introduci un attrito. Ogni volta che scegli di non odiare, rompi una catena di redditività. In questo contesto la gentilezza radicale è una pratica di sabotaggio. Non è ingenuità. È consapevolezza di come operano i meccanismi di produzione dell’odio. È comprendere che la polarizzazione non è un incidente, ma uno strumento di governance. È ammettere che la paura è una risorsa politica e che c’è chi la gestisce come un bene. Rifiutare l’odio non significa ritirarsi dal conflitto. Significa riconfigurarlo. È rifiutarsi di accettare schemi che riducono la complessità a trincee. È disobbedire alle narrazioni che trasformano le altre persone in minacce. È smantellare discorsi che hanno bisogno di disumanizzare per funzionare. Non si tratta di essere neutrali. Si tratta di essere precisi. Denunciare l’ingiustizia senza amplificare l’odio. Denunciare l’abuso senza riprodurre la logica del nemico. Indicare le responsabilità senza cadere nella disumanizzazione. Perché il sistema ha bisogno che confondiamo la critica con l’odio e la giustizia con la vendetta. La gentilezza radicale stabilisce qualcos’altro: un’irriducibile etica della dignità. Anche quando è scomoda. Anche quando non genera applausi immediati. Anche quando non è redditizia. Da un punto di vista tecnico, ciò implica un’alfabetizzazione mediatica attiva. Capire come funzionano gli algoritmi di raccomandazione, come si costruiscono le bolle informative, come operano le campagne di disinformazione. Implica riconoscere schemi ricorrenti: l’estrema semplificazione, il costante ricorso alla paura, la creazione di nemici vaghi. Implica anche costruire alternative. Reti di informazione verificate. Spazi di conversazione non catturati dalla logica dello scontro. Comunità che privilegiano la cura rispetto alla reazione.  La gentilezza radicale non è passiva. È strutturale. Si organizza. Si protegge. Si difende. Non basta non odiare. Bisogna impedire che l’odio diventi la norma. Non basta non condividere bufale. Bisogna smantellare le condizioni che le rendono efficaci. Non basta non cadere nella polarizzazione. Bisogna segnalare chi la crea. Questo manifesto è un invito ad assumere quel ruolo. A capire che ogni gesto quotidiano ha una dimensione politica. A riconoscere che anche l’indifferenza è una forma di partecipazione. A scegliere consapevolmente quali dinamiche riprodurre e quali interrompere. Perché in un ecosistema progettato per trasformare l’odio in profitto, decidere di non odiare è una forma di insubordinazione. E in un mondo che ha bisogno che noi abbiamo paura per funzionare, la gentilezza radicale è l’atto più pericoloso che possiamo sostenere. Nota La fede nella “gentilezza radicale” fa parte del bellissimo messaggio di Rebecca, la vedova di Renee Good, uccisa dall’ICE, che Jane Fonda ha letto durante la manifestazione No Kings tenutasi a Minneapolis il 28 marzo. Dal minuto 3:06:35 del video. https://www.nokings.org/livestreams Redacción España
April 10, 2026
Pressenza
Venezuela, Delcy Rodriguez non è al soldo di Trump
I tentativi di guerra mediatica e di disinformazione contro il Venezuela stanno crollando sotto il loro stesso peso. Il caso più recente è quello del quotidiano britannico The Guardian, che ha pubblicato un articolo a gennaio 2026 intitolato “Delcy Rodríguez ha assicurato la cooperazione degli Stati Uniti dopo la cattura di Maduro”, smentito dallo stesso governo venezuelano attraverso l’account X Miraflores al Momento. A questo proposito, il giornalista internazionale Carlos Montero ha commentato un thread su X della politologa spagnola Irene Zugasti, la quale ha affermato che si tratta di una rielaborazione del Miami Herald. Zugasti ha sottolineato che il testo perde ogni rigore nella parte del racconto in cui si cerca di descrivere il presidente in carica. “Sarebbe rigoroso presentare qualcosa di più di una serie di congetture sotto forma di fughe di notizie e voci e trasformarlo in un’esclusiva”, ha sostenuto. Delcy Rodríguez ha dichiarato fin da subito, dopo gli avvenimenti del 3 gennaio 2026, di essere “stanca degli ordini di Washington”, riferendosi alle pressioni esercitate dagli Stati Uniti dopo i raid aerei e la detenzione del presidente Nicolás Maduro. “Basta con gli ordini di Washington ai politici venezuelani”, ha detto Rodríguez in un discorso ai lavoratori del petrolio nello stato orientale di Anzoátegui. “Lasciate che la politica venezuelana risolva le nostre controversie e i nostri conflitti interni. Basta con le interferenze straniere”, ha aggiunto. “Non abbiamo paura, perché ciò che dovrebbe unirci come popolo è garantire la pace e la stabilità a questo Paese” – ha continuato Rodríguez, secondo il quotidiano cinese China Daily – aggiungendo che “il Venezuela non avrebbe mai immaginato che una capitale del Sud America sarebbe stata sottoposta a un attacco militare da parte di una potenza straniera”, riferendosi all’incidente del 3 gennaio, quando le forze statunitensi hanno preso d’assalto Caracas e hanno arrestato con la forza il presidente Nicolás Maduro e sua moglie. La presidente vicaria del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha ribadito inoltre – fin da subito – l’autonomia del Paese durante la Consultazione Pubblica sulla Riforma della Legge sugli Idrocarburi, respingendo le dichiarazioni del Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent. > Venezuela, Delcy Rodriguez: “Ley de Hidrocarburos consentirà l’attivazione > degli spazi petroliferi inutilizzati” Rodríguez ha sottolineato che il Venezuela non accetta ordini esterni e che il suo governo risponde esclusivamente al mandato del popolo, sottolineando l’importanza di relazioni diplomatiche basate sul rispetto reciproco. Di fronte a questa franchezza, non si può che ribadire la totale distorsione e manipolazione intenzionale nei sistemi mediatici occidentali. Trump e la narrazione occidentale hanno intenzionalmente distorto mediaticamente la propensione al dialogo del governo bolivariano, per spacciarlo come un “cedimento” ai suoi piedi per diffondere l’idea, ancor più grave, che il governo bolivariano di Delcy Rodriguez avesse tradito lo “spirito di Hugo Chavez” e del presidente costituzionale Maduro. Idea quest’ultima che ha influenzato anche alcuni ambienti della sinistra radicale, purtroppo. Trump ha fatto di tutto per trasmettere al mondo la falsa idea di “gestire la transizione democratica in Venezuela” , supportato dai media mainstream occidentali che veicolavano l’idea che Trump avesse dato uno “spiraglio di luce democratico al Venezuela” e che abbia sotto scacco il governo bolivariano. Il fatto che Delcy Rodriguez sia stata propensa al dialogo con gli USA da un lato ha creato scetticismo nel movimento in solidarietà internazionale alla Rivoluzione Bolivariana, mentre dall’altro è stato usato proprio dai peggiori anti-chavisti (sia dentro sia fuori il Venezuela) al fine di dare un immagine cedevole del suo attuale governo, come se fosse pronto a “piegarsi al volere degli USA” (spesso diffondendola con fake news e notizie distorte). Cavalcare questa narrazione ha avuto ed ha un solo fine da parte del establishment occidentale: indebolire, attraverso i media, la credibilità internazionale della Rivoluzione Bolivariana e dividere al suo interno il movimento internazionalista in solidarietà alla Rivoluzione Bolivariana stessa. Il tutto con una serie di fake news. Zugasti ha aggiunto che The Guardian “è la sentinella liberale del Regno Unito, che cattura il pubblico progressista con la retorica sociale e poi la allinea agli obiettivi di politica estera del Regno Unito e della NATO nei momenti critici”. Da parte sua, Montero aveva affermato a gennaio che “le fonti, se provengono dal Miami Herald, non hanno alcuna credibilità”. Oggi questo è ancor di più confermato dai fatti. Lorenzo Poli
April 10, 2026
Pressenza
Venezuela, governo annuncia maggiore dialogo, aumento degli stipendi e un piano di welfare
La presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha presentato le misure chiave per il 1° maggio, tra cui l’istituzione di una commissione di dialogo e studio sul welfare bolivariano, con particolare attenzione agli aumenti salariali, all’economia e alla protezione sociale. La presidente ad interim della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Delcy Rodríguez, si è rivolta alla nazione mercoledì, sottolineando la resilienza del popolo di fronte a un decennio di blocco economico e annunciando diverse misure di vitale importanza per il Paese, tra cui l’ aumento salariale previsto per il 1° maggio. Rodríguez ha sottolineato che la volontà dei venezuelani è rimasta incrollabile dopo sette anni di contrazione del PIL e iperinflazione. Ha riferito che, grazie al Programma di ripresa economica, il Paese ha registrato 20 trimestri consecutivi di crescita sostenuta , raggiungendo la piena offerta e una graduale ripresa del reddito, che ha toccato i 190 dollari nel marzo 2026.     La presidente facente funzioni ha annunciato la creazione di una commissione di studio per garantire le risorse necessarie al modello di welfare bolivariano. A tal fine, ha istituito la Commissione per il dialogo sul lavoro e la sicurezza sociale , con la partecipazione dello Stato, del settore privato, dei lavoratori e dei pensionati, con l’obiettivo di formalizzare il settore del lavoro e prevenire il lavoro precario. Ha inoltre auspicato la creazione del Consiglio economico nazionale per elaborare un nuovo modello fiscale più efficiente e competitivo. Rodríguez ha promulgato la Legge organica per l’accelerazione e l’ottimizzazione delle procedure amministrative, volta a digitalizzare e professionalizzare le istituzioni statali.     FONDI STRATEGICI E RECUPERO PATRIMONIALE Il capo dello Stato ad interim ha annunciato la creazione di un fondo per determinare la natura strategica dei beni statali, escludendo l’industria degli idrocarburi, che è regolata da una propria legge organica. > “Le risorse bloccate all’estero saranno immediatamente destinate a > incrementare la produzione nei settori degli idrocarburi e delle miniere.”per > garantire ilaumento di stipendioE“Ripristinare le infrastrutture di base come > elettricità, acqua, strade, scuole e ospedali.”ha affermato.     TUTELA DEI SETTORI VULNERABILI Rodríguez ha chiesto che il sistema di protezione sociale presti la massima attenzione agli anziani in termini di salute, alimentazione e attività ricreative. Ha inoltre richiesto all’Assemblea nazionale di riformare le leggi sul mercato immobiliare per rendere disponibili circa 500.000 alloggi ai giovani. Nel suo discorso, ha esortato i giovani che si trovano all’estero a tornare e a unirsi allo sforzo nazionale.     “Nessuno ci regalerà niente, tutto sarà frutto del nostro impegno “, ha affermato, lanciando un appello per un pellegrinaggio nazionale contro il blocco che inizierà il 19 aprile e culminerà a Caracas il 1° maggio. La presidente ad interim ha esortato tutti i settori politici ed economici a unirsi e a far sentire una sola voce contro le sanzioni. “Impariamo a dialogare e guidiamo il Venezuela verso il futuro prospero che ci spetta di diritto “, ha concluso.     Fonti: https://www.telesurtv.net/venezuela-delcy-anuncia-mas-dialogo-salario/   Lorenzo Poli
April 10, 2026
Pressenza