
La relazione DEVE approvata: i diritti umani prima di tutto
Pressenza - Tuesday, June 16, 2026“Gli aiuti allo sviluppo non sono e non devono diventare uno strumento di controllo migratorio – dichiara Marco Tarquinio – Per mesi abbiamo lavorato per ribadire questo principio e le politiche conseguenti. Ora possiamo dire che la relazione DEVE sul tema è una battaglia vinta dal gruppo S&D”.
Il documento sul rafforzamento della cooperazione allo sviluppo per affrontare le migrazioni irregolari e le loro cause nei paesi partner dell’UE che è stato elaborato dall’European Parliament’s Committee on Development (DEVE) e oggi, 16 giugno, approvato con 344 voti favorevoli, 237 contrari e 66 astensioni, delinea un approccio globale che, per garantire sicurezza e solidarietà sia all’interno dell’UE sia nei paesi di origine e di transito, combina cooperazione allo sviluppo e gestione della migrazione, specifica il comunicato stampa del Parlamento Europeo:
I deputati ribadiscono il legame tra migrazione e cooperazione allo sviluppo e sollecitano la Commissione e gli Stati membri a garantire una maggiore coerenza delle politiche per lo sviluppo e di quelle migratorie, nel pieno rispetto dei diritti umani e degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS).
A loro avviso, la politica di sviluppo dell’UE dovrebbe continuare a dare priorità all’eliminazione della povertà, alla riduzione delle disuguaglianze e allo sviluppo sostenibile, in linea con gli OSS, concentrandosi al contempo su investimenti a lungo termine basati sulle esigenze dei paesi partner, anche per affrontare le cause profonde della migrazione irregolare e degli sfollamenti forzati.
L’approccio dell’UE deve essere coerente e pragmatico, orientato ai risultati e reciprocamente vantaggioso, volto a promuovere la stabilità e le opportunità economiche nei paesi partner, compresi quelli di origine e di transito dei flussi migratori.
I deputati affermano che l’UE dovrebbe promuovere la cooperazione con i paesi partner in materia di migrazione sulla base della solidarietà, della responsabilità condivisa e del rispetto dei diritti umani. Tale cooperazione è essenziale nella lotta contro la tratta di esseri umani e il traffico di migranti e dovrebbe prevenire la strumentalizzazione della migrazione.
Nel testo si sottolinea anche che i controlli rigorosi alle frontiere, se non accompagnati da percorsi legali alternativi per la migrazione, finiscono per spostare le rotte migratorie, moltiplicando le tappe del viaggio e i paesi di transito, aumentando così la precarietà dei percorsi e l’esposizione dei migranti alle reti di trafficanti, all’estorsione e alla violenza.
Il Parlamento individua diversi ambiti nei quali l’UE può fornire un sostegno mirato ai paesi partner, tra cui i contesti geopolitici fragili, l’impatto dei cambiamenti climatici, il ruolo dell’agricoltura, l’emancipazione dei giovani, la promozione e il sostegno allo sviluppo economico sostenibile e il rafforzamento delle capacità nei settori dell’istruzione, della sanità e del consolidamento democratico.
Dopo il voto, il relatore Lukas Mandl (PPE, Austria) ha dichiarato: “L’Europa è il principale investitore mondiale nella cooperazione allo sviluppo, superando qualsiasi altro attore globale. Il potere di attrazione dell’Europa non deve essere sottovalutato nella promozione di valori universali quali la dignità umana e la libertà individuale. La cooperazione allo sviluppo svolge inoltre un ruolo importante nell’affrontare le sfide interne dell’Europa. Il Parlamento europeo ha ora affermato chiaramente che i partenariati internazionali dell’UE dovrebbero contribuire a contrastare la migrazione irregolare e aiutare ad affrontare la crisi demografica attraverso la migrazione per motivi di lavoro“.
“La condizionalità migratoria e i centri di rimpatrio nei paesi terzi non sono nel testo finale votato dall’Europarlamento – precisa Marco Tarquinio, relatore per il gruppo S&D – Ci sono invece canali legali, istruzione, diritti delle donne, clima, Stato di diritto, ruolo delle ONG e delle comunità locali”.
“Non è un punto di arrivo – conclude Marco Tarquinio – Domani a Strasburgo si vota il pessimo testo del regolamento rimpatri. E nei prossimi mesi si negozierà il Global Europe, grande strumento finanziario della politica di cooperazione UE. Ci spenderemo per lo stesso principio-guida: gli aiuti allo sviluppo non servono per blindare le frontiere, ma per la vita più giusta delle persone”.