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La relazione DEVE approvata: i diritti umani prima di tutto
“Gli aiuti allo sviluppo non sono e non devono diventare uno strumento di controllo migratorio – dichiara Marco Tarquinio – Per mesi abbiamo lavorato per ribadire questo principio e le politiche conseguenti. Ora possiamo dire che la relazione DEVE sul tema è una battaglia vinta dal gruppo S&D”. Il documento sul rafforzamento della cooperazione allo sviluppo per affrontare le migrazioni irregolari e le loro cause nei paesi partner dell’UE che è stato elaborato dall’European Parliament’s Committee on Development (DEVE) e oggi, 16 giugno, approvato con 344 voti favorevoli, 237 contrari e 66 astensioni, delinea un approccio globale che, per garantire sicurezza e solidarietà sia all’interno dell’UE sia nei paesi di origine e di transito, combina cooperazione allo sviluppo e gestione della migrazione, specifica il comunicato stampa del Parlamento Europeo: > I deputati ribadiscono il legame tra migrazione e cooperazione allo sviluppo e > sollecitano la Commissione e gli Stati membri a garantire una maggiore > coerenza delle politiche per lo sviluppo e di quelle migratorie, nel pieno > rispetto dei diritti umani e degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS). > > A loro avviso, la politica di sviluppo dell’UE dovrebbe continuare a dare > priorità all’eliminazione della povertà, alla riduzione delle disuguaglianze e > allo sviluppo sostenibile, in linea con gli OSS, concentrandosi al contempo su > investimenti a lungo termine basati sulle esigenze dei paesi partner, anche > per affrontare le cause profonde della migrazione irregolare e degli > sfollamenti forzati. > > L’approccio dell’UE deve essere coerente e pragmatico, orientato ai risultati > e reciprocamente vantaggioso, volto a promuovere la stabilità e le opportunità > economiche nei paesi partner, compresi quelli di origine e di transito dei > flussi migratori. > > I deputati affermano che l’UE dovrebbe promuovere la cooperazione con i paesi > partner in materia di migrazione sulla base della solidarietà, della > responsabilità condivisa e del rispetto dei diritti umani. Tale cooperazione è > essenziale nella lotta contro la tratta di esseri umani e il traffico di > migranti e dovrebbe prevenire la strumentalizzazione della migrazione. > > Nel testo si sottolinea anche che i controlli rigorosi alle frontiere, se non > accompagnati da percorsi legali alternativi per la migrazione, finiscono per > spostare le rotte migratorie, moltiplicando le tappe del viaggio e i paesi di > transito, aumentando così la precarietà dei percorsi e l’esposizione dei > migranti alle reti di trafficanti, all’estorsione e alla violenza. > > Il Parlamento individua diversi ambiti nei quali l’UE può fornire un sostegno > mirato ai paesi partner, tra cui i contesti geopolitici fragili, l’impatto dei > cambiamenti climatici, il ruolo dell’agricoltura, l’emancipazione dei giovani, > la promozione e il sostegno allo sviluppo economico sostenibile e il > rafforzamento delle capacità nei settori dell’istruzione, della sanità e del > consolidamento democratico. > > Dopo il voto, il relatore Lukas Mandl (PPE, Austria) ha dichiarato: “L’Europa > è il principale investitore mondiale nella cooperazione allo sviluppo, > superando qualsiasi altro attore globale. Il potere di attrazione dell’Europa > non deve essere sottovalutato nella promozione di valori universali quali la > dignità umana e la libertà individuale. La cooperazione allo sviluppo svolge > inoltre un ruolo importante nell’affrontare le sfide interne dell’Europa. Il > Parlamento europeo ha ora affermato chiaramente che i partenariati > internazionali dell’UE dovrebbero contribuire a contrastare la migrazione > irregolare e aiutare ad affrontare la crisi demografica attraverso la > migrazione per motivi di lavoro“. “La condizionalità migratoria e i centri di rimpatrio nei paesi terzi non sono nel testo finale votato dall’Europarlamento – precisa Marco Tarquinio, relatore per il gruppo S&D – Ci sono invece canali legali, istruzione, diritti delle donne, clima, Stato di diritto, ruolo delle ONG e delle comunità locali”. “Non è un punto di arrivo – conclude Marco Tarquinio – Domani a Strasburgo si vota il pessimo testo del regolamento rimpatri. E nei prossimi mesi si negozierà il Global Europe, grande strumento finanziario della politica di cooperazione UE. Ci spenderemo per lo stesso principio-guida: gli aiuti allo sviluppo non servono per blindare le frontiere, ma per la vita più giusta delle persone”. Redazione Italia
June 16, 2026
Pressenza
Nuovi OGM, no alla deregulation
Ieri ha votato la Commissione ENVI. La deregulation è passata in pochi minuti. Il testo approvato elimina: * l’etichettatura obbligatoria per i consumatori * molti controlli scientifici di sicurezza * le tutele sui brevetti delle sementi, aprendo la strada alle grandi multinazionali (Bayer-Monsanto, Corteva, Syngenta, BASF) Il voto è durato appena 10 minuti perché è stata scelta una procedura che ha impedito di votare i singoli emendamenti. Oggi manifestazione davanti al Parlamento Europeo a Strasburgo. Domani, 17 giugno, il voto finale al Parlamento Europeo. Fate girare questo messaggio. Fate sentire la vostra voce! Partecipate: https://www.blacked-out-ingredients.eu/it/start/ Lapo Cianferoni, ex presidente della Società Biodinamica   Redazione Italia
June 16, 2026
Pressenza
Strasburgo, 16 giugno. Manifestazione contro i nuovi OGM
Nuovi OGM: appello alla manifestazione europea di Centro Internazionale Crocevia (*) Una coalizione di agricoltori, breeders, trasformatori e consumatori si mobiliterà a Strasburgo contro l’inaccettabile deregolamentazione degli OGM-NGT, in vista del voto del Parlamento europeo. Il 17 giugno il Parlamento europeo voterà sulla proposta di un nuovo regolamento relativo alle piante geneticamente modificate mediante nuove tecniche genomiche (OGM-NGT). Questa proposta
Atene, Prosfygika resiste. Amnesty International chiede di fermare gli sgomberi
130 giorni di sciopero della fame, l’ONU esamina il caso, il Parlamento Europeo si mobilita e cresce la solidarietà internazionale, ma le autorità greche confermano il piano di espulsione dei 400 residenti della storica comunità autogestita di Atene. La battaglia di Prosfygika entra in una fase sempre più drammatica. Ad Atene, nel cuore della capitale greca, Aristotelis Chantzisha raggiunto il 130° giorno di sciopero della fame contro il progetto di sgombero e riqualificazione della storica comunità occupata, mentre cresce la pressione internazionale sulle autorità elleniche affinché fermino il piano di espulsione dei circa 400 residenti del quartiere. La protesta, iniziata il 5 febbraio, è ormai diventata uno dei più importanti conflitti urbani e sociali d’Europa. Le condizioni di salute di Chantzis sono gravemente peggiorate e la preoccupazione per la sua vita aumenta di giorno in giorno. Al suo fianco c’è Suzon Doppagne, che il 1° maggio ha avviato uno sciopero della fame in solidarietà e si avvicina ormai ai cinquanta giorni di digiuno. Altri membri della comunità, alcuni dei quali con seri problemi di salute, hanno annunciato la loro intenzione di unirsi alla protesta se le autorità continueranno a ignorare le richieste della comunità. Al centro della vertenza vi è il piano approvato nel giugno 2025 dal governo regionale dell’Attica, che prevede lo sgombero e la cosiddetta “riqualificazione” di Prosfygika. L’intervento sarà finanziato con circa 15 milioni di euro provenienti dall’Unione Europea. Gli abitanti denunciano però che nessuna soluzione concreta è stata presentata per garantire il ricollocamento delle centinaia di persone che vivono nel quartiere: famiglie con bambini, rifugiati, anziani, pazienti oncologici, parenti di malati ricoverati nei vicini ospedali e persone inserite in programmi di recupero e disintossicazione. Quella che viene presentata come un’operazione di edilizia sociale viene contestata da residenti, giuristi e organizzazioni per i diritti umani come un possibile caso di espulsione sociale e gentrificazione. Il timore è che dietro la retorica della rigenerazione urbana si nasconda la cancellazione di una delle più significative esperienze di autogestione, mutualismo e solidarietà presenti nella capitale greca. Negli ultimi mesi il caso ha assunto una dimensione internazionale sempre più rilevante. Una delegazione della comunità si è recentemente recata a Bruxelles, dove ha incontrato oltre venti eurodeputati. Secondo quanto riferito dall’avvocato Nikos Kolokotronis, membro della Commissione per la Promozione e la Difesa della Comunità e della sua Memoria Collettiva, tutti gli europarlamentari incontrati si sono impegnati a sostenere la lotta di Prosfygika attraverso interrogazioni parlamentari, dichiarazioni pubbliche e iniziative politiche urgenti. Particolare attenzione è stata rivolta alle presunte irregolarità che caratterizzerebbero il contratto finanziato dall’Unione Europea, incluse possibili violazioni dei principi di partecipazione e consultazione delle comunità interessate. Anche Amnesty International è intervenuta pubblicamente. Il 27 aprile l’organizzazione ha chiesto la sospensione immediata dei piani di sgombero forzato, esprimendo forte preoccupazione per possibili violazioni di diritti fondamentali e costituzionalmente garantiti. Amnesty ha invitato le autorità greche a esaminare le richieste avanzate dagli scioperanti della fame e dagli abitanti del quartiere nel rispetto degli standard internazionali sui diritti umani. Nel frattempo la vicenda è arrivata anche alle Nazioni Unite. Una denuncia formale è stata infatti presentata al Relatore Speciale ONU sul diritto a un’abitazione adeguata, che avrebbe deciso di assumere il caso alla luce delle possibili implicazioni in materia di diritti umani derivanti dal previsto sgombero. La comunità di Prosfygika continua intanto a mobilitarsi e ha lanciato un appello per una nuova manifestazione in piazza Syntagma, ad Atene e per iniziative di solidarietà in Grecia e nel resto del mondo. Nella dichiarazione diffusa dagli abitanti si legge che questa è una lotta che riguarda la dignità, la sopravvivenza e il diritto all’autodeterminazione di una comunità che da anni costruisce dal basso forme di sostegno reciproco, accoglienza e convivenza. Prosfygika non è soltanto un quartiere. È un simbolo di resistenza urbana e sociale. Per i suoi abitanti il conflitto in corso non riguarda esclusivamente la difesa di alcune abitazioni, ma la sopravvivenza di un’esperienza collettiva che rappresenta un’alternativa concreta alla mercificazione delle città e alla trasformazione dello spazio urbano in terreno di profitto. Dopo 130 giorni di sciopero della fame, e con l’attenzione di Amnesty International, del Parlamento europeo e delle Nazioni Unite ormai puntata sul caso, il futuro di Prosfygika è diventato una questione che supera i confini della Grecia e interroga l’intera Europa sul diritto alla casa, alla città e all’autorganizzazione sociale.   Osservatorio Repressione
June 12, 2026
Pressenza
SDUC: un docufilm su come si ricostruiscono i legami di comunità
Storie di Donne, uomini e Comunità, il docufilm che racconta come alcune comunità di donne e uomini provano a immaginare futuri condivisi “La ricerca di donne, uomini e comunità diverse che rispondono a una medesima esigenza: ricostruire legami, immaginare futuri condivisi. Conflitti, distanze, scelte radicali, solitudini. Tentativi e speranze di una rinascita collettiva. In un mondo in crisi in cui
Fondi MIC negati al docufilm, prossimamente nelle aule di atenei italiani e Parlamento europeo
Dal 15 aprile a fine maggio “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo” verrà proiettato a ciascun incontro della rassegna che coinvolge 76 università della Penisola. Inoltre il 5 maggio la sua visione sarà proposta agli eurodeputati. Intanto però… … la commissione del Ministero della Cultura incaricata di assegnare contributi alle produzioni rappresentative di “qualità artistica” e “identità culturale” del cinema italiano ha negato il finanziamento alla realizzazione e promozione del docufilm che ricostruisce le vicende del sequestro, delle torture e dell’uccisione del giovane italiano che svolgeva ricerche scientifiche in un’università de Il Cairo. TUTTO IL MALE DEL MONDO Il titolo del film che documenta i fatti accaduti nel 2016, dal 25 gennaio, quando improvvisamente si perse traccia di Giulio Regeni, al 3 febbraio, quando il suo corpo esanime venne ritrovato alla periferia della capitale egiziana, sono le parole pronunciate da Paola Deffendi, sua madre, in risposta a chi la interpellava mentre lei usciva dall’obitorio: > Non vi dico… qua tutto il male del mondo si è riversato su di lui. Nel docufilm il tortuoso iter degli accertamenti e del percorso giudiziario sull’omicidio è narrato dai genitori di Giulio Regeni e dall’avvocato Alessandra Ballerini che li assiste e – mediante le registrazioni delle loro testimonianze – dai politici e funzionari italiani dei servizi segreti chiamati a deporre nel processo in Corte d’Assise cominciato nel 2023 al Tribunale di Roma e il cui termine è atteso entro la fine del 2026. Divulgata ieri da La Repubblica, la notizia che a questo film documentale diretto da Simone Manetti, scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi e prodotto da Ganesh e Fandango sono stati rifiutati i contributi assegnati dal Ministero della Cultura oggi sta rimbalzando dalle pagine dei quotidiani a quelle dei social-media. Stamattina su Open Cecilia Dardana l’ha riferita osservando che invece «la commissione del Ministero della Cultura (Mic) ha dato il via libera ai finanziamenti per documentari dedicati allo storico locale caprese Anema e Core, alla vita di Gigi D’Alessio o alle vicende del re delle fettuccine Alfredo». Inoltre, riportando che «la motivazione addotta dai tecnici ministeriali» per negare il merito di Tutto il male del mondo a ricevere un contributo sia la sua «mancanza di “interesse culturale”» e il commento di Domenico Procacci di Fandango: > Alla mia società non sarebbe “venuto in tasca niente”. Mi dispiace per la > Ganesh di Mazzarotto, che ha fatto un lavoro straordinario. > > Puoi decidere di non finanziare un film perché non sai come sarà, come verrà, > e pensi che non sia un bel lavoro. Questo invece è stato fatto, è uscito nelle > sale, ha già vinto il Nastro della legalità e andrà sia su Sky sia in Rai. > > Bocciare un progetto del genere non puoi vederla come una scelta artistica. > > È una scelta soltanto politica. Ed è incredibile che lo sia, perché la storia > di Giulio Regeni dovrebbe ferire e indignare non soltanto una parte del Paese, > ma tutti quelli che hanno un minimo di umanità: la ricerca di verità e > giustizia. Invece fatalmente è diventata una battaglia politica. Il 26 gennaio scorso – dopo che alla ricorrenza del decimo anniversario della scomparsa di Giulio Regeni il docufilm è stato proiettato in anteprima a Fiumicello Villa Vicentina, la cittadina in provincia di Udine dove risiede la famiglia Regeni – nella sua recensione su MyMovies Raffaella Giancristofaro annotava che Tutto il male del mondo «evita accuratamente di cavalcare l’indignazione dello spettatore, ma mette in fila i fatti» e «nel restituire i fatti, chiama in causa diversi esponenti politici italiani e le loro promesse non mantenute, illumina gli equilibrismi tra corso delle indagini e relazioni diplomatiche dettati da interessi economici nel Mediterraneo» evidenziando che Marco Minniti, Ministro degli Interni nel periodo del sequestro e assassinio del giovane ricercatore, nella propria testimonianza al processo sull’omicidio ha dichiarato: > Giulio Regeni stava facendo un legittimo, chiaro, sacrosanto lavoro di > ricerca. Punto. > > Può succedere che in un regime autocratico, dopo un colpo di Stato, anche la > ricerca costituisca una minaccia. Mentre la stampa italiana diffondeva la notizia della ‘bocciatura’ di Tutto il male del mondo, contemporaneamente la rivista accademica Scientific American informava che, sebbene stabilire i criteri di spesa del bilancio federale non spetti al presidente, bensì al Parlamento della nazione, il Congresso degli USA aveva già respinto le richieste della Casa Bianca per tagli drastici ai budget del 2026 e imposto il ripristino dei finanziamenti a molti dei programmi di ricerca nella lista nera dell’amministrazione Trump: > Per il secondo anno consecutivo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump > ha proposto tagli significativi ai bilanci dei principali enti scientifici > statunitensi. > > Pubblicato venerdì [4 aprile 2026], il piano della Casa Bianca per la spesa > federale dell’anno prossimo include anche il divieto di utilizzare fondi > federali per gli abbonamenti e per le spese di pubblicazione di alcune riviste > accademiche. Una notizia che, oltre a quella divulgata da Il Sole 24 Ore il 17 marzo, in cui è riferito che “nel primo anno dell’amministrazione Trump sono stati cancellati oltre 7˙400 grant federali per la ricerca, per un valore superiore a 19 miliardi di dollari” e “tra procedure per i visti più rigide, controlli più severi e un clima percepito come meno accogliente, il contesto per studenti e ricercatori internazionali si è fatto più complesso”, è correlata ai fatti riscontrati dagli scienziati europei: da quando Trump è tornato alla Casa Bianca, non riescono più ad accedere ai data-base degli istituti accademici e centri scientifici statunitensi con cui prima hanno cooperato e fino ad allora hanno sempre collaborato senza tali restrizioni e impedimenti… LE UNIVERSITÀ PER GIULIO La rassegna di incontri sui temi della libertà di studio e di ricerca e sulle conseguenze della compressione dei diritti fondamentali in ambito accademico e sociale coinvolgerà 15 mila docenti, ricercatori e studenti di 76 atenei italiani e, mediante le notizie divulgate dai media e diffuse sui social media con apposta la parola-chiave #UniversitàperGiulio, anche l’opinione pubblica. Si svolgerà per iniziativa promossa da Elena Cattaneo, nella comunità scientifica rinomata per le sue ricerche sulla malattia di Huntington e sulle cellule staminali, docente di bioscienze all’Università Statale di Milano e senatrice a vita, che a Palazzo Madama di Roma il 31 marzo scorso ha presentato il programma Le Università per Giulio con il rettore dell’Università del Piemonte Orientale, Menico Rizzi, e con gli autori del docufilm Tutto il male del mondo, Simone Manetti, Emanuele Cava e Matteo Billi e insieme all’avvocato Alessandra Ballerini e ai genitori di Giulio Regeni. «Siamo onorati e grati per questa iniziativa che coinvolge numerose università, con professori, studenti e dottorandi che, ricordiamo, vanno sempre protetti – hanno dichiarato Paola Deffendi e Claudio Regeni – Dal documentario traspare sia la figura di Giulio ricercatore integerrimo ed appassionato, sia la violazione dei diritti che si sono compiuti su di lui». «Giulio continua a vivere e a ‘fare cose’ attraverso un movimento di persone che si riconosce nel valore fondamentale della libertà – ha affermato Elena Cattaneo – Lo stesso valore che Giulio ha difeso da studioso». CALENDARIO DE LE UNIVERSITÀ PER GIULIO * lunedì 13 aprile – Bari, Politecnico / Milano, Università degli Studidi Milano Statale * martedì 14 aprile – Camerino (MC), Università degli Studi di Camerino / Roma, Libera Università Maria Santissima Assunta  * mercoledì 15 aprile – Macerata, Università degli Studi di Macerata / Siena, Università degli Studi di Siena * venerdì 17 aprile – Bolzano, Libera Università di Bolzano * martedì 21 aprile – Messina, Università degli Studi di Messina * lunedì 27 aprile – Roma, Università di Roma La Sapienza * martedì 28 aprile – Brescia, Università degli Studi di Brescia / Ferrara, Università degli Studi di Ferrara / Pisa, Università degli Studi di Pisa, in collaborazione con Scuola Normale Superiore di Pisa e Scuola Superiore Sant’Anna / Venezia, Università IUAV * mercoledì 29 aprile – Bergamo, Università degli Studi di Bergamo / Bologna, Alma Mater Studiorum Università di Bologna / Roma, Università degli Studi Internazionali di Roma – UNINT * lunedì 4 maggio 2026 – Bari, Università degli Studi di Bari / Venezia, Università Ca’ Foscari * martedì 5 maggio – Lecce, Università degli Studi del Salento / Roma, Università Tor Vergata * mercoledì 6 maggio Milano, Università degli Studi Milano-Bicocca / Rende (CS), Università della Calabria * giovedì 7 maggio – Cagliari, Università degli Studi di Cagliari / Campobasso, Università degli Studi del Molise / Milano, Università Commerciale Luigi Bocconi / Napoli, Università Suor Orsola Benincasa / Padova, Università degli Studi di Padova / Varese, Università degli Studi dell’Insubria / Verona, Università degli Studi di Verona * venerdì 8 maggio – Trieste, Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) * lunedì 11 maggio – Catania, Università degli Studi di Catania / Chieti-Pescara, Università degli Studi G. D’Annunzio / Salerno, Università degli Studi di Salerno * martedì 12 maggio – Alessandria, Università degli Studi del Piemonte Orientale / Aosta, Università della Valle d’Aosta (Université de la Vallée d’Aoste) / Viterbo, Università degli Studi della Tuscia * mercoledì 13 maggio alle 14:30 – Ancona, Università Politecnica delle Marche / Benevento, Università degli Studi del Sannio / Milano, Politecnico / Potenza, Università degli Studi della Basilicata / Roma, Università Roma Tre / Torino, Università degli Studi * giovedì 14 maggio – Foggia, Università degli Studi di Foggia / Milano, Humanitas University / Pavia, Università degli Studi di Pavia e IUSS * venerdì 15 maggio / Pavia, Università degli Studi di Pavia e IUSS / Urbino, Università degli Studi di Urbino Carlo Bo * lunedì 18 maggio / Firenze, Università degli Studi di Firenze * martedì 19 maggio – Napoli, Università di Napoli L’Orientale * mercoledì 20 maggio – Palermo, Università degli Studi di Palermo * lunedì 25 maggio / Università Cattolica del Sacro Cuore, contemporaeamente nelle sedi a Milano, Roma, Piacenza-Cremona e Brescia / Siena, Università per Stranieri * mercoledì 20 maggio / Caserta, Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli / Modena, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia / Perugia, Università per Stranieri * giovedì 21 maggio – Torino, Politecnico * venerdì 22 maggio – Reggio Calabria, Università Mediterranea * martedì 26 maggio – Sassari, Università degli Studi di Sassari / Trento, Università degli Studi di Trento / Udine, Università degli Studi di Udine * mercoledì 27 maggio – Napoli, Università degli Studi di Napoli Federico II / Trieste, Università degli Studi di Trieste * giovedì 28 maggio – L’Aquila, Università degli Studi dell’Aquila * venerdì 29 maggio – Perugia, Università degli Studi di Perugia / Teramo, Università degli Studi di Teramo (data in definizione) Bari, Libera Università Mediterranea (LUM) “Giuseppe Degennaro / Cassino (FR), Università degli Studi di Cassino / Catanzaro, Università “Magna Graecia” / Genova, Università degli Studi di Genova / Milano, Università di Lingue e Comunicazione – IULM / Napoli, Università Parthenope / Parma, Università degli Studi di Parma / Roma, Università Campus Bio-Medico / Roma, Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (LUISS) Guido Carli  ELENCO DEGLI ATENEI ADERENTI A LE UNIVERSITÀ PER GIULIO Maddalena Brunasti
April 5, 2026
Pressenza
Emigrare, immigrare: diverse facce
Tre articoli da Osservatorio sull’accoglienza diffusa di migranti e rifugiati, l’editoriale di Alberto Guariso sul quadrimestrale “Diritto, Immigrazione e Cittadinanza” ed Emanuele Bonini sui rimpatri Maria Giuliana Lo Piccolo – La costruzione politico-giuridica dello scafista Memoria Mediterranea – La strage di gennaio Mauro Armanino – Il treno Diritto, immigrazione e cittadinanza – editoriale di Alberto Guariso  Emanuele Bonini sul regolamento
Dal Parlamento Europeo via libera a detenzioni ed espulsioni punitive
Commentando il voto del Parlamento Europeo sul Regolamento sulla procedura di rimpatrio alla frontiera (Regolamento rimpatri), Eve Geddie, direttrice dell’ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee, ha diffuso questa dichiarazione: “Oggi il Parlamento europeo ha votato per ampliare i propositi punitivi dell’Unione Europea basati su arresti ed espulsioni. Il voto, risultato di un accordo tra il Partito Popolare europeo e gruppi politici contrari all’immigrazione, è arrivato al termine di negoziati frettolosi e privi di adeguati controlli e di effettive valutazioni sui diritti umani. Questo voto è il segnale della crescente tendenza verso politiche dannose, escludenti e spietate in materia d’immigrazione, con preoccupanti ripercussioni per il giusto processo e per le procedure decisionali che devono essere basate sulle prove. Altro che ridurre le situazioni irregolari: queste proposte rischiano d’intrappolare un numero maggiore di persone in situazioni pericolose. Oggi il Parlamento Europeo ha dato via libera all’aumento di requisiti sproporzionati, sanzioni e limitazioni nell’ambito delle decisioni sui ritorni delle persone e all’espansione del ricorso alla detenzione, per periodi ancora più lunghi e in contrasto con gli standard internazionali sui diritti umani. Persone rischieranno di finire nei ‘centri per i rimpatri’, veri e propri luoghi di detenzione oltremare situati in Stati dove non hanno mai messo piede in vita loro. Vogliamo essere chiari: questi ‘centri per i rimpatri’ comportano gravi rischi di violazioni dei diritti umani, non possono operare in alcun modo che rispetti i diritti e dovrebbero essere completamente bocciati“. Ulteriori informazioni Nel marzo 2025 la Commissione Europea aveva presentato la proposta di un Regolamento per sostituire la Direttiva rimpatri allora vigente. A dicembre Amnesty International aveva ammonito che la posizione del Consiglio Europeo nell’ambito dei negoziati sulla proposta comprendeva “un livello senza precedenti di detenzioni, sanzioni e privazione dei diritti umani basati sullo status migratorio”. Il 9 marzo 2026 la Commissione libertà, giustizia e affari interni del Parlamento europeo ha adottato la sua posizione sul Regolamento, al termine di frettolosi negoziati e votazioni su due differenti testi, uno dei quali frutto di un compromesso proposto dal Partito Popolare europeo col sostegno dei Conservatori e Riformisti europei, di Europa delle nazioni sovrane e di Patrioti per l’Europa. Alla fine, è stato questo testo a ricevere il sostegno finale della Commissione libertà, giustizia e affari interni e a essere approvato oggi dal Parlamento come sua posizione negoziale sulla riforma in discussione. Il voto odierno apre la strada ai negoziati a tre che precederanno l’approvazione ufficiale del Regolamento, che si ritiene arriverà presto. Maggiori dettagli al link di seguito: https://www.amnesty.it/ue-ecco-perche-il-regolamento-sui-rimpatri-va-respinto/   Amnesty International
March 26, 2026
Pressenza