Tag - migranti

Protocollo d’intesa tra Sviluppo Lavoro Italia e UNICEF per l’inclusione socio-lavorativa dei minori stranieri
 Promuovere l’integrazione sociale e lavorativa dei minori stranieri non accompagnati e dei giovani migranti, attraverso percorsi che mirano a potenziare le loro competenze, accrescere l’occupabilità e sostenere il raggiungimento di una maggiore autonomia personale e professionale. È l’obiettivo del Protocollo d’intesa firmato da Paola Nicastro, Presidente e Amministratore Delegato di Sviluppo Lavoro Italia, società in house del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, e Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore dell’ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia UNICEF (ECARO). “Con questo Protocollo rafforziamo il nostro impegno per garantire a ogni ragazza e ragazzo, in particolare ai più vulnerabili come i minori stranieri non accompagnati e i giovani migranti e rifugiati, opportunità concrete per costruire il proprio futuro. L’orientamento al lavoro e lo sviluppo delle competenze rappresentano strumenti fondamentali di inclusione e autonomia. Mettere in sinergia esperienze e modelli come Skills4YOUth e gli interventi di Sviluppo Lavoro Italia significa valorizzare le potenzialità dei giovani e accompagnarli in percorsi sostenibili di crescita personale e professionale”, ha dichiarato Nicola Dell’Arciprete, Coordinatore dell’ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale della risposta a favore dei minorenni migranti e rifugiati in Italia. “Continuiamo a lavorare per rafforzare le politiche di inclusione rivolte ai giovani più vulnerabili”, ha dichiarato Paola Nicastro, Presidente e Amministratore Delegato di Sviluppo Lavoro Italia. “Questo protocollo rappresenta un passo concreto verso un modello di intervento sempre più integrato, capace di mettere a sistema competenze, strumenti e reti territoriali per ampliare le opportunità di accesso al lavoro e alla formazione. L’obiettivo è accompagnare i minori stranieri non accompagnati e i giovani migranti in percorsi strutturati e personalizzati, che ne valorizzino il potenziale e ne sostengano l’autonomia. In questa prospettiva, il rafforzamento delle sinergie tra istituzioni e organizzazioni internazionali consente di rendere più efficaci e duraturi gli interventi, favorendo una reale inclusione sociale e una partecipazione attiva alla vita economica del Paese”. L’accordo si colloca nell’ambito delle azioni promosse dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, realizzate da Sviluppo Lavoro Italia, e del modello Skills4YOUth, realizzato dall’UNICEF, con l’obiettivo di rafforzare in modo integrato le opportunità di inclusione sociale e lavorativa per i minori stranieri non accompagnati e i giovani migranti. Sviluppo Lavoro Italia promuove percorsi personalizzati di inserimento socio-lavorativo attraverso servizi di presa in carico, orientamento specialistico e tirocini extracurriculari della durata di sei mesi rivolti anche ai minori stranieri non accompagnati e ai giovani migranti in transizione verso l’età adulta. Skills4YOUth è orientato allo sviluppo delle competenze trasversali e all’accompagnamento al lavoro, attraverso strumenti e percorsi formativi diffusi su tutto il territorio nazionale con il coinvolgimento della rete dell’accoglienza e degli attori istituzionali. Nell’ambito dell’intesa, Sviluppo Lavoro Italia e UNICEF promuoveranno azioni congiunte finalizzate alla diffusione delle opportunità tra i beneficiari di Skills4YOUth, alla condivisione di contenuti e materiali formativi, al rafforzamento delle competenze dei destinatari e all’ampliamento delle reti territoriali, anche attraverso momenti di confronto tecnico-operativo. Particolare attenzione sarà dedicata allo sviluppo di prassi comuni e alla valorizzazione delle buone pratiche, per rendere gli interventi sempre più efficaci, coordinati e sostenibili nel tempo, in una logica di complementarità e continuità volta a superare eventuali duplicazioni e sovrapposizioni degli interventi. UNICEF
March 23, 2026
Pressenza
Le nuove gabbie schiavistiche del dominio capitalistico neocoloniale
Invasione, criminalità, sostituzione etnica sono l’ossatura lessicale necessariamente ridondante che dietro la paura costruisce muri, frontiere, stati di polizia, economie del controllo, sudditanze, selezione sociale e determinazione della sopravvivenza. E’ dentro questa forma immediatamente produttiva che assumono i linguaggi, sia che vivano come atto performante nella produzione di merci che in quella di relazioni sociali e quindi di soggetti, che il termine migrante sostituisce quello di immigrato perché nella sua declinazione assume il senso di transeunte, di passaggio quindi necessariamente privo (privato) di diritti, irregolare.   Nel suo pregevole testo Marco Antonio Pirrone (Guerra ai migranti. Neoliberismo e neoschiavitù nel XXI secolo, PM Edizioni, 2025) pone l’accento sul fenomeno migrazioni attraverso la critica dell’economia politica analizzandolo come elemento centrale della globalizzazione neoliberista, quindi all’interno dei rapporti di classe del capitalismo globalizzato, ma anche frutto delle politiche coloniali del secolo scorso dalle quali proviene la razzializzazione della nuova divisione del lavoro, quindi parte di una classe che non scompare nel mondo globalizzato ma si trasforma e si riorganizza su scala transnazionale. Qui questa classe moltitudinaria si scontra con altri dispositivi quali i confini, la cittadinanza, la razzializzazione e la sessualizzazione producendo quella che Pirrone interpreta come una stratificazione globale del lavoro.  Il migrante diventa così una complessa e paradigmatica figura del proletariato contemporaneo con un’ulteriore problematicità: è giuridicamente e politicamente vulnerabile e, quindi, più facilmente sfruttabile e pericolosamente intercambiabile. Intercambiabilità e selezione in ingresso significano spesso gravi infortuni e/o morte (occultati) sul lavoro o morte ai confini, i più letali dei quali sono il Messico e il Mediterraneo. Le morti non sono quindi incidenti di percorso ma si caratterizzano come una delle forme più crudeli attraverso le quali il capitale decide chi può accedere ai “privilegi” dell’Occidente sviluppato. L’autore, citando più volte nel testo Mbembe e Palidda, parla infatti di necropolitica e tanatopolitica per definire il colpevole cinismo mascherato da negligenza con cui gli stati affrontano la questione: “il confine… è divenuto una delle forme privilegiate attraverso cui il capitalismo opera la distinzione tra le vite da valorizzare e le vite di scarto, tra corpi monetizzabili e corpi eccedenti”(pp. 16/17). Nei campi di concentramento libici non si fermano i migranti, si decide chi va e chi resta e forse, a seconda dell’imbarcazione che viene fornita o delle condizioni meteo con cui parti, si decide anche chi vive e chi muore. E il Mediterraneo copre, insieme ai corpi senza nome, le responsabilità criminali degli stati. Una nuova forma di schiavitù, certamente diversa da quella dei secoli precedenti ma anche qui e ora il migrante non è padrone della sua vita né, quando arriverà a destinazione, del suo tempo. E’ formalmente libero, come libero era il proletario all’alba della rivoluzione industriale prima che il padrone non costruisse per lui una nuova gabbia: il salario, perché solo un uomo libero ma oppresso dalla povertà può vendere la sua forza lavoro come merce sul mercato. Ma la sua libertà di movimento mantiene, in potenza, anche la possibilità di fuga e quindi deve essere disciplinata, governata: “Salario e criminalizzazione della mobilità appaiono così come due lati della stessa medaglia: la necessità di governare e disciplinare la libertà che il capitale non può non generare”(p.19). Parliamo quindi della costruzione di un moderno esercito industriale di riserva volto a mantenere più basso possibile il costo della forza-lavoro ma con una differenza cruciale rispetto al passato, la vulnerabilità del migrante è prodotta attivamente da dispositivi politici come i confini, le leggi sull’immigrazione e la precarietà giuridica. Non si tratta quindi solo di una funzione economica ma di una costruzione istituzionale della subordinazione. E il concetto di neoschiavitù va letto proprio in chiave di classe, non indica un ritorno a fasi precedenti ma una radicalizzazione dello sfruttamento dentro il capitalismo contemporaneo. Il lavoro migrante quindi, rappresenta una sorta di zona limite del capitalismo dove bassi salari, ricattabilità legale, invisibilità e marginalizzazione sociale producono condizioni di lavoro estremamente asimmetriche dove la subalternità si manifesta nella sua forma più dura: l’assenza di tutele e di potere contrattuale. Ma rappresenta anche la fine dell’illusione che un mondo globalizzato potesse eliminare le disuguaglianze geosociali e le discriminazioni etniche, anzi semmai l’estrattivismo capitalista ha occupato nuove aree e ne ha devastato natura e relazioni sociali. Questa invasività del capitale e la conseguente dimensione globale della classe viene rafforzata dalla teoria del Sistema mondo di Wallerstein, uno dei modelli analizzati da Pirrone, in cui il capitale organizza il lavoro su scala planetaria distinguendo tra centro e periferia. Le migrazioni rappresentano il movimento della forza lavoro dalla periferia al centro, ma non in condizioni di uguaglianza: i migranti vengono inseriti in segmenti subordinati del mercato del lavoro. Le migrazioni contemporanee sono spesso il risultato di processi di impoverimento, guerre e disuguaglianze prodotte dal capitalismo globale e le “scienze delle migrazioni”, criticate dall’autore, definiscono i migranti al tempo stesso come prodotti di tali processi e risorse funzionali al sistema economico in quanto forza lavoro flessibile e a basso costo. Anche demografia e disastri ambientali legati al riscaldamento globale vengono utilizzati come parametri oggettivi che fungono da spinta per milioni di persone, ma tutti questi studi mostrano secondo Pirrone un limite confermato dai dati che ci illustrano come il fenomeno negli ultimi 65 anni non abbia subito grandi variazioni numeriche in relazione al numero totale degli abitanti del pianeta, che la maggior parte delle migrazioni avviene all’interno delle nazioni di provenienza (e questo vale anche per l’Italia) e che meno della metà dei circa 300 milioni di migranti nel 2024 si è diretto verso l’Europa o l’America settentrionale con buona pace degli allarmismi e della retorica securitaria con cui  USA ed Europa giustificano politiche migratorie particolarmente restrittive. Un altro luogo comune delle narrazioni ufficiali sfatato dall’analisi dei dati operata dall’autore, è quello che le donne sono una minoranza, una componente accessoria delle dinamiche migratorie. Le donne sono circa il 48% del totale dei migranti e hanno spesso assunto il ruolo di guida prendendo in prima persona la decisione di partire. Esse hanno un accesso al reddito pari a quello degli uomini avendo praticamente monopolizzato settori come il tessile, quello della cura o del lavoro domestico configurandosi come i soggetti di una nuova divisione transnazionale del lavoro femminile. Chiaro che l’accesso al reddito non emancipa e non elimina, anzi rafforza, le dinamiche di sfruttamento e ricatto anche sessuale che le migranti subiscono, determina casomai una flessibilizzazione spesso assolutamente priva di regole che ci fa parlare oggi di femminilizzazione del lavoro tout court (cfr. Cristina Morini, La femminilizzazione del lavoro nel capitalismo cognitivo, in AA.VV., Occupare l’utopia, Multimage,2025).  Ma spesso sono proprio le donne a gestire le reti cui fanno riferimento i nuovi arrivati o coloro che decidono di partire operando nella quotidianità un percorso di creazione del comune che tendenzialmente va oltre la colonizzazione culturale del neoliberismo. D’altronde la politicità del testo di Pirrone sta proprio nell’affermare la potenziale soggettivazione del migrante: migrare non è solo fuga o disperazione, è anche e soprattutto una scelta, una strategia, un atto di rifiuto. E’ l’agency che, pur nelle condizioni più oppressive, può determinare una spinta alla lotta e alla soggettivazione. Tuttavia le condizioni di ricattabilità, lo status giuridico, l’appartenenza etnica producono una classe complessa, differenziata che il mainstream cerca di rendere conflittuale al suo interno alimentando pulsioni razziste. Da qui il messaggio che caratterizza questo testo come un importante contributo al dibattito sulla formazione di una soggettività necessariamente molteplice e antagonista: rifondare “un internazionalismo delle pratiche capace di unire lotte locali e transnazionali, di articolare alleanze tra migranti e autoctoni, di riconoscere che nella libertà di movimento si gioca oggi una posta fondamentale della lotta di classe”. Il libro, insomma, si rivela uno strumento agile, scevro da un linguaggio accademico, e proprio per questo adatto a circolare tra gli studenti del dipartimento di scienze sociali ma non solo; un testo propositivo che rinnova la necessità di procedere nella rifondazione della politica a partire dall’analisi sociale della molteplicità dei soggetti e delle intersezionalità possibili senza alcuna pretesa di reductio ad unum. Sergio Riggio
March 22, 2026
Pressenza
La strage di gennaio
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Queste le parole con cui Rafael Atangana Landy, un familiare del Camerun, si rivolge alle autorità competenti, alle famiglie e comunità coinvolte e alle persone in ascolto davanti all’ennesima strage di frontiera. Raphael ha contattato MEM.MED per avere supporto nella ricerca di suo figlio David Ekobena e insieme stiamo portando avanti questa battaglia.  Buongiorno, buongiorno a tutta la grande famiglia. Posso solo dire buongiorno perché è una formula di cortesia, ma le parole, l’espressione del cuore e del volto raccontano la desolazione che stiamo attraversando oggi. Denti che digrignano, cuori straziati, lacrime che scorrono. Abbiamo tutti perso persone a noi carissime in questa tragedia. Mio figlio David è partito da Sfax, faceva parte di quel viaggio verso l’Italia. Non è mai arrivato. Non abbiamo più avuto sue notizie. Non era solo: era con i suoi amici, con i suoi cari, che oggi sono diventati tutti nostri figli. È con immenso dolore, con profonda sofferenza e rabbia e tra molte lacrime che esprimiamo questa desolazione. Non posso che porgere le mie più sentite condoglianze e la mia piena solidarietà alle altre famiglie colpite, come lo sono io oggi. Chiediamo alle autorità italiane di aiutarci a ritrovare i corpi dei nostri figli, sapendo quanto sia importante celebrare le esequie, poter ritrovare, vedere e salutare per l’ultima volta i propri cari: i nostri figli, i nostri fratelli, le nostre mogli, le nostre sorelle, tutti coloro che hanno perso un familiare in questa tragedia. Tanto coraggio, e che il Signore ci sostenga. Dal Camerun, più precisamente da Douala, Grazie di cuore a chi ci sostiene Il massacro di gennaio Durante il mese di gennaio, a causa di violenze sempre più feroci in Tunisia, da Sfax, centinaia di persone hanno preso il largo, tra il 14 e il 21 gennaio, tentando di raggiungere le coste settentrionali del Mediterraneo. Nello stesso periodo, un ciclone, poi chiamato Harry, si è abbattuto sul Canale di Sicilia. Le conseguenze della crisi ambientale hanno colpito con forza le coste siciliane e tunisine per due settimane. Così come la violenza sistemica delle frontiere si è abbattuta su quei corpi in lotta per la libertà. Di quelle barche partite da Sfax solamente una è arrivata a Lampedusa, delle altre non si è più saputo nulla. Mediterranea, Refugees in Libya e Alarm Phone, parlano di più di dieci imbarcazioni e di almeno mille persone disperse in mare. Nei media, il silenzio ha inghiottito il massacro.  Nelle settimane successive, però, alcuni corpi sono riemersi tra le onde del mare, e alcuni di questi recuperati dalle navi di soccorso o dalle autorità marittime italiane. Corpi decomposti ma anche persone che hanno un nome e una storia, nonché una famiglia, che ad oggi rimane in attesa di risposte e di un riconoscimento. Per questo, insieme ad altre associazioni attive sul campo, abbiamo inviato una lettera alle autorità competenti nazionali e locali in cui si raccomanda e si sollecita  l’attivazione immediata di tutte le procedure utili all’identificazione e alla degna sepoltura. Le istanze delle famiglie Parallelamente, come per Rafael, ci siamo attivate per le familiari di persone scomparse originarie del Camerun, del Gambia, della Costa D’Avorio, dell’Algeria e del Sierra Leone partite da Sfax e dall’Algeria in quei giorni. Attraverso il tramite della legale dell’associazione è stata presentata denuncia di scomparsa e sono state mandate richieste alle autorità competenti dei territori in cui sono stati rinvenuti i corpi affinché venga verificata l’eventuale corrispondenza tra le salme recuperate e le persone scomparse segnalate. Considerato l’avanzato stato di decomposizione dei corpi rinvenuti, questo probabilmente potrà avvenire solo tramite il prelievo e la comparazione del DNA.  Come dichiarato anche da Rafael, in un’intervista dei giorni scorsi alla televisione italiana, è fondamentale il coinvolgimento delle autorità consolari dei Paesi di origine, così come del Ministero degli Affari Esteri e delle altre istituzioni competenti. È indispensabile che vengano predisposte e rese accessibili tutte le procedure necessarie alla raccolta dei campioni di DNA dei familiari residenti nei loro Paesi e al loro tempestivo invio alle autorità competenti italiane, così da consentire la comparazione con il materiale genetico prelevato dalle salme. Contro-monitoraggio e richieste Benché i media nazionali e locali parlino di circa 15/17 salme rinvenute a seguito della strage legata al ciclone Harry, secondo il nostro monitoraggio, i numeri sarebbero più alti:  da gennaio ad oggi almeno 22 corpi sono riemersi dal mare, in diversi territori della regione Sicilia e Calabria, lungo le coste delle province di Trapani, Siracusa, Agrigento, Termini Imerese, Caltanissetta, Cosenza, Vibo Valentia. Il modo frammentario e approssimativo con cui queste informazioni sono state finora diffuse, prevalentemente attraverso fonti giornalistiche invece che canali istituzionali, oltre a denunciare la noncuranza e l’approssimazione con cui queste morti vengono trattate, impedisce di avere dati affidabili sul numero effettivo dei corpi e sui luoghi di ritrovamento, privando anche le famiglie delle persone disperse di informazioni essenziali sul destino dei propri cari. Per questo motivo, abbiamo presentato un accesso civico generalizzato agli uffici delle prefetture e dei comuni competenti nei territori interessati, con l’obiettivo di ottenere dati puntuali e verificabili. In particolare, abbiamo richiesto informazioni relative al numero dei ritrovamenti, ai luoghi esatti in cui sono avvenuti, agli attori coinvolti, alla tipologia di accertamenti e di raccolta dati effettuati sulle salme, al numero totale delle persone identificate, ai luoghi di sepoltura e, ove possibile, anche informazioni relative al genere e all’età delle vittime. Riteniamo fondamentale che le autorità competenti attivino un canale diretto di comunicazione con le famiglie, affinché queste possano essere costantemente e correttamente informate sullo stato dei recuperi e dei dati raccolti; che tutte le procedure finalizzate a una corretta identificazione vengano svolte tempestivamente. Si ritiene infatti cruciale poter restituire l’identità ai dispersi anche a distanza di tempo, e ciò è possibile soltanto se le procedure, tra cui il prelievo del DNA della salma e dei familiari, vengano rispettate scrupolosamente, e se la sepoltura sia disposta con assoluta certezza del luogo. Ribadiamo l’importanza di riconoscere che anche un corpo decomposto ha un valore, appartiene a una vita vissuta e si inserisce in una rete di affetti che ne cercano le tracce. Per questo sollecitiamo le navi di soccorso e chiunque avvisti in mare o in terra resti umani a porre ogni sforzo al fine di recuperarli. Tutti i resti corporei, anche quelli decomposti, sono tracce preziose, non residui senza significato. Infatti, anche i corpi non integri, attraverso le tecniche forensi e la comparazione del DNA, possono essere identificati, dando risposte alle loro famiglie. E così tracciare identità e nomi, opponendosi alla logica che riduce alcune morti e alcuni resti a perdite senza memoria.  Morte e incuria nella morte sono prassi politiche della gestione delle frontiere a cui non ci arrenderemo mai. Porteremo sempre l’attenzione su ciò da cui gli Stati vogliono distogliere lo sguardo: persone, famiglie e comunità distrutte dalla violenza dei confini. Affinché tutto questo dolore possa essere veramente visto. Perché queste voci esigono di essere ascoltate. In memoria delle persone martiri per la libertà di movimento. Insieme alle loro famiglie, con rabbia e con amore. Non dimentichiamo e non perdoniamo. -------------------------------------------------------------------------------- Mem.Med Memoria Mediterranea è un collettivo di ricercatorə, antropologhə, avvocatə, psicologhə, sociologhə, mediatorə, geografə e attivistə che si muovono nell’area Mediterranea per analizzare in maniera critica i confini che lo limitano, i processi migratori che lo attraversano e le politiche che li regolamentano. Mem.Med Memoria Mediterranea è un progetto nato dal lavoro congiunto e partecipato delle associazioni: Borderline Sicilia Onlus, CarovaneMigranti, Clinica Legale per i Diritti Umani (CLEDU) di Palermo, Campagna LasciateCIEntrare, Rete Antirazzista Catanese, Watch the Med-AlarmPhone. Per sostenere le attività e il progetto di Mem.Med Memoria -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La strage di gennaio proviene da Comune-info.
March 22, 2026
Comune-info
L’ostello che accoglie dignità
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- A San Giuseppe Vesuviano (Città metropolitana di Napoli), venerdì 20 marzo è stato inaugurato il primo ostello sociale ad alta autonomia del territorio, realizzato nell’ambito del progetto “Su.Pr.Eme 2” (piano quinquennale nato in ambito Ue per il superamento delle forme di caporalato e situazioni di grave marginalità vissute dai migranti nelle regioni del sud): una struttura di pronta accoglienza rivolta a persone che emergono da situazioni di sfruttamento lavorativo e in condizioni di forte vulnerabilità. “L’ostello rappresenta una risposta immediata per chi intende fuoriuscire da condizioni di sfruttamento, con l’obiettivo di accompagnare le persone nel superamento delle situazioni di fragilità e nell’accesso a percorsi di inclusione abitativa e lavorativa”, spiegano le associazioni YaBasta RestiamoUmani e Nova Koinè, note per il loro progetti di accoglienza diffusa. Si tratta di una struttura particolarmente significativa per l’area vesuviana, dove il fenomeno dello sfruttamento lavorativo è diffuso, e che si inserisce nel più ampio intervento di prevenzione e contrasto al lavoro sommerso e al caporalato. Il progetto è realizzato sul territorio da una rete composta da Regione Campania, Dedalus, ActionAid Napoli Cooperativa Shannara, Legambiente Campania e dalle associazioni YaBasta RestiamoUmani, Nova Koinè e Cittadini per l’ambiente. L’inaugurazione è avvenuta alla presenza di Michele Sepe (sindaco di San Giuseppe Vesuviano), padre Carmelo Prestipino (Provinciale della Congregazione dei Giuseppini del Murialdo), padre Giuseppe d’Oria (Direttore del Centro Giovanile della Congregazione) e degli enti partner del progetto Su.Pr.Eme2. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo L’ostello che accoglie dignità proviene da Comune-info.
March 22, 2026
Comune-info
Il treno
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Maciek Sulkowski su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Ero appena tornato dalla frontiera di Ventimiglia, in treno. Due giorni dopo dopo sugli stessi binari camminava un giovane che cercava di passare la frontiera nella galleria in località Balzi Rossi. Si tratta di una parete rocciosa attraversata da caverne dove sono stati scoperti reperti risalenti al paleolitico superiore. Tra questi una ventina di sepolture umane, alcune delle quali riferibili a individui del tipo Cro-Magnon, uomo di Grimaldi. Il corpo irriconoscibile di Meher Naffouti, ragazzo tunisino di venticinque anni è stato trovato il sabato mattina 14 marzo sui binari presso il confine di Stato di Ponte San Ludovico. Un corpo che è stato difficilmente riconosciuto da indizi che la stessa famiglia ha potuto confermare. Ero appena tornato da quella zona con un nodo di tristezza negli occhi di cui, solo adesso, ho colto appieno la premonizione. Un binario che conduce all’ultimo viaggio. È stato il macchinista di un treno francese in ingresso in Italia a vedere il corpo sui binari verso le 10 di mattina. Meher, nato il 22 agosto 1999 a La Marsa, in Tunisia dove vive la sua famiglia, era già stato in Olanda. Aveva poi vissuto in Germania per qualche anno e desiderava stabilirsi definitivamente in Francia. Il destino lo aveva portato in Italia da dove si accingeva ad uscire, camminando come un acrobata di utopie, sui binari del treno che solca il confine di Stato. Come tanti altri migranti, almeno una cinquantina dal 2025, ha perso la vita lungo la ferrovia che avrebbe potuto portarlo dove sognava di vivere. Pensava che attraversando il confine sui binari non avrebbe trovato posti di controllo della polizia francese. Dalle testimonianze raccolte si parla di lui come di “una persona gentile, disponibile e che condivideva tutto ciò che aveva.. amava le motociclette”, ricordano gli amici. Gli stessi amici non riescono a spiegarsi come sia potuto accadere. Raccontano di un ragazzo prudente, attento, lontano da comportamenti rischiosi. «Non aveva né documenti né soldi – dichiarano – Forse è per quello che ha provato a oltrepassare il confine a piedi». Lo ha fatto lungo i binari, al buio. Impossibile per il macchinista accorgersi di quel giovane che camminava da solo sui binari. È morto con addosso il giubbotto che amava, lo stesso piumino nero che indossa nella foto sorridente scattata dai suoi amici. Poche ore prima della morte, la sera prima alle 23, Meher aveva comunicato il suo piano ad amici in Germania. Aveva espresso con semplicità il suo piano di raggiungere la Francia, Paese in cui desiderava continuare il suo futuro. Dalla Germania era stato trasferito in Svizzera e poi in Italia. I treni portano lontano e transitano frontiere. Ci sono i binari che li guidano su rotte stabilite per meglio viaggiare, comunicare, spostarsi, andare altrove. Ci sono treni che non portano da nessuna parte anche se lussuosi e magari con l’obbligo di prenotazione. Proprio su uno di questi treni, consapevolmente o meno, ci troviamo. Morire a 26 anni sui binari di treno che attraversa il confine, allungando la lista dei morti sulle frontiere dell’Europa è una grave sconfitta. Almeno 655 persone sono morte o disperse nei primi due mesi dell’anno nel Mediterraneo, il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Il nome Meher ha origini persiane e significa amicizia, amore, ed è spesso associato alla luce del sole. Proprio quello che una galleria del treno che passa sui binari ha cercato di spegnere. Ora, giusto alla frontiera, c’è solo una stella in più, accanto a una croce. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il treno proviene da Comune-info.
March 21, 2026
Comune-info
Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale
Inaugurazione dell’esposizione artistica “Giovani d’oggi”, patrocinata dall’Unicef: 15 opere di giovani rifugiati e migranti sul tema delle discriminazioni e dell’inclusione. La mostra sarà visitabile gratuitamente dal 21 al 27 marzo 2026 presso il Mercato Centrale a Roma, in via Giolitti 36. Oggi, a Roma, alle h. 16.30, al primo piano del Mercato Centrale in via Giolitti 36, l’Ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale inaugura l’esposizione artistica conclusiva “Giovani d’Oggi” della OPS! Academy 2025/26, con le opere di 15 giovani migranti e rifugiati che hanno sviluppato creazioni artistiche sul tema delle discriminazioni e dell’inclusione. L’esposizione, aperta al pubblico fino al 27 marzo 2026, viene lanciata in occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Discriminazione Razziale (oggi) e sarà aperta con un evento inaugurale realizzato in collaborazione con il Mercato Centrale Roma e il ristorante La Cucina Mediterraneo (Stazione Termini, primo piano). Partecipano all’evento: Nicola Dell’Arciprete, Ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale (UNICEF ECARO); Valeria Nardoni, Istituto Europeo di Design Roma; Lorenzo Leonetti, Ristorante La Cucina Mediterraneo; Flaminia Greco, Mercato Centrale Roma; Ibrahim Mamouda, membro della OPS! Academy. «Con la campagna OPS! vogliamo creare spazi reali di ascolto e partecipazione in cui ragazze e ragazzi possano raccontare la propria esperienza e contribuire a trasformare lo sguardo collettivo sulle nuove generazioni. “Giovani d’oggi” mostra come l’arte possa diventare uno strumento potente di inclusione, dialogo e cambiamento sociale» – ha dichiarato Nicola Dell’Arciprete Coordinatore della Risposta in Italia per l’Ufficio UNICEF per l’Europa e l’Asia Centrale. “Siamo convinti che favorire l’incontro e la costruzione di relazioni tra le nuove generazioni sia la strada giusta per sensibilizzare i giovani alla lotta ai pregiudizi e agli stereotipi” dichiara Laura Negrini, direttrice IED Roma. «Mercato Centrale nasce per essere un luogo di incontro tra persone, culture e storie diverse. Ospitare “Giovani d’oggi” significa dare spazio a voci che attraverso l’arte ci invitano a superare pregiudizi e costruire una comunità più aperta e inclusiva.» Umberto Montano, Presidente e Fondatore di Mercato Centrale. L’esposizione “Giovani d’oggi” Il titolo “Giovani d’oggi” vuole restituire l’immagine di una generazione di oggi più consapevole, creativa e capace di incidere nel dibattito sociale. Attraverso opere artistiche e narrazioni personali, la mostra invita il pubblico a riflettere sui meccanismi dei pregiudizi e sull’urgenza di includere pienamente nell’immaginario e nelle politiche giovanili anche chi vive in Italia a seguito di un percorso migratorio. La mostra propone un’esperienza immersiva che invita il pubblico ad ascoltare le voci dei giovani protagonisti, riflettere sui pregiudizi e immaginare possibili cambiamenti sociali attraverso l’arte e la narrazione. Le opere sviluppate dai giovani migranti e rifugiati, selezionati attraverso il contest DiscriminAZIONE promosso dall’UNICEF sulla piattaforma U-Report On The Move nel 2025, sono state poi successivamente approfondite e rielaborate con il supporto di tutor, tra cui studenti/esse dell’Istituto Europeo di Design e della Scuola Holden. La Campagna OPS! – la tua Opinione, oltre ogni Pregiudizio e contro gli Stereotipi Dal 2021 la campagna OPS! – la tua Opinione, oltre ogni Pregiudizio e contro gli Stereotipi promuove inclusione, partecipazione ed empowerment giovanile attraverso percorsi formativi, arte e strumenti digitali. OPS! Academy è un percorso che dal 2021 ha coinvolto oltre 500 adolescenti e giovani, in particolare migranti, rifugiati/e e minorenni stranieri/e non accompagnati/e, in attività formative e creative dedicate ai temi dell’inclusione e del contrasto alle discriminazioni. La mostra rappresenta il momento pubblico conclusivo di questo percorso. Il programma dell’inaugurazione prevede: dopo l’apertura e accoglienza; i saluti istituzionali con la partecipazione dell’UNICEF, IED, Mercato Centrale di Roma e Ristorante La Cucina Mediterraneo, l’esibizione di danza dei partecipanti alla OPS! Academy; percorso guidato della mostra e vernissage. Nelle date 24 e 26 Marzo l’UNICEF proporrà attività di formazione sulla tematica dell’antidiscriminazione aperte alla cittadinanza per info yestifanos@unicef.org   UNICEF
March 21, 2026
Pressenza
Marcia degli invisibili: il 28 marzo in piazza
Oggi, 21 marzo, non è solo la giornata contro tutte le mafie ma anche la giornata contro il razzismo. Pubblichiamo di seguito l’appello di Refugees Welcome che aderisce alle rete NoKings per l’adesione alla manifestazione nazionale di sabato prossimo Negli ultimi decenni, e con particolare intensità negli anni più recenti, sulle persone migranti e rifugiate sono state sperimentate politiche sempre più discriminatorie, repressive e criminalizzanti, alimentate da un clima diffuso di razzismo. La destra, a livello globale, europeo e italiano, costruisce consenso alimentando rancore sociale, producendo marginalità e irregolarità, e spingendo sull’accelerazione di un vero e proprio razzismo di Stato. Allo stesso tempo, l’assenza di un’alternativa politica e culturale credibile – dovuta anche a un approccio spesso timido, miope o subordinato delle forze democratiche e di sinistra – ha aperto lo spazio a un’egemonia del razzismo come elemento strutturale delle nostre società. Un processo che ha reso possibile la progressiva erosione dei diritti fondamentali, fino alla negazione del diritto alla vita, come accade da anni nel Mediterraneo. Milioni di persone di origine straniera e persone razzializzate, che contribuiscono in modo determinante al benessere del Paese, restano escluse dal dibattito pubblico che le riguarda. Sono rese invisibili da una classe dirigente segnata da razzismo e classismo e da un sistema dell’informazione concentrato quasi esclusivamente sulle dinamiche della politica istituzionale. Allo stesso tempo, sono quotidianamente esposte a micro-aggressioni, discorsi d’odio, discriminazioni e pratiche di profilazione razziale. Anche il movimento antirazzista, in Italia e a livello internazionale, è da anni oggetto di attacchi e processi di criminalizzazione da parte di chi ha investito politicamente sull’espansione dello spazio del razzismo. Il percorso di convergenza avviato dalla rete NoKings nasce anche dall’esigenza di aprire uno spazio reale per le istanze delle persone migranti e rifugiate. Refugees Welcome Italia aderisce e sostiene questo percorso di mobilitazione, riconoscendone l’urgenza e la necessità di riportare al centro del dibattito pubblico diritti, dignità e partecipazione. Oggi è urgente restituire visibilità e voce a chi troppo spesso ne è privato. È necessario portare nello spazio pubblico, e nelle piazze, le tante vertenze che animano da anni le mobilitazioni sociali e il movimento antirazzista. Le richieste Chiudere definitivamente la stagione della detenzione amministrativa, con l’abolizione dei CPR. Annullare gli accordi di esternalizzazione delle frontiere – dal Memorandum con la Libia a quello con la Tunisia, fino al Protocollo con l’Albania e agli accordi UE con Paesi terzi – che producono violenza, violazioni dei diritti e morte. Istituire con urgenza un programma europeo di ricerca e soccorso in mare e rimuovere tutte le norme che ostacolano l’azione delle ONG. Superare radicalmente il sistema dei decreti flussi e introdurre percorsi strutturali di regolarizzazione per chi vive e lavora in Italia. Ribaltare l’impostazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, contrastando la logica dei muri e investendo su accoglienza diffusa e diritti. Riformare la legge sulla cittadinanza, riconoscendo pienamente chi nasce o cresce in Italia e superando un sistema fondato su concessione, merito e reddito. Garantire la libertà di movimento per chi cerca lavoro e protezione, unica alternativa reale al traffico di esseri umani. L’appello Per tutte queste ragioni, rivolgiamo un appello a organizzazioni, movimenti, reti sociali e a tutte le persone che credono nel principio di uguaglianza: scendiamo in piazza il 28 marzo, nell’ambito della mobilitazione TOGETHER, promossa dalla rete NoKings, contro ogni forma di razzismo. Diamo appuntamento sabato mattina alle ore 12 a Roma, davanti alla fermata Colosseo (metro B), per partecipare alla Marcia degli Invisibili e convergere poi nel grande corteo del pomeriggio, in partenza da Piazza della Repubblica. Redazione Italia
March 21, 2026
Pressenza