Un amaro per Spiriti resistenti
Articolo di Alessio Melandri, Gianfranco Crua
Quando una persona scompare lungo una rotta migratoria, quasi sempre lo Stato
smette di cercarla. Il confine assorbe la violenza, cancella i nomi, archivia le
responsabilità. Spiriti resistenti nasce in risposta a questa assenza: un
progetto politico che sostiene famiglie e collettivi impegnati nella ricerca dei
migranti dispersi.
Il progetto prende forma in Italia dall’incontro tra attivisti e familiari dei
dispersi, scegliendo consapevolmente di operare fuori dai canali istituzionali.
Niente finanziamenti pubblici, nessuna struttura associativa: Spiriti resistenti
lavora attraverso relazioni dirette, pratiche di autofinanziamento e alleanze
costruite sul campo, nei luoghi in cui la sparizione è un fatto quotidiano. Le
risorse raccolte vengono destinate a ricerche, supporto legale e pratiche di
mutualismo lungo le frontiere di Messico, Centro America, Nord Africa e Balcani.
Tra gli strumenti di sostegno c’è Nziria, un amaro pensato non come prodotto
identitario ma come mezzo materiale di finanziamento politico, e le stampe delle
illustrazioni donate da artiste e artisti solidali. Sull’ultimo numero di
Jacobin Italia, Da ogni fiume a ogni mare, abbiamo pubblicato quattro di queste
illustrazioni contribuendo a finanziare Spiriti resistenti.
Abbiamo incontrato Gianfranco Crua, tra i promotori del progetto, per
attraversare una storia che parte da Carovane Migranti e continua a operare là
dove il confine produce silenzio.
Spiriti Resistenti nasce dall’esperienza di Carovane Migranti. Qual era il
contesto politico in cui ha preso forma quell’esperienza?
Le Carovane nascono da un gruppo di amici che allora faceva riferimento
all’associazione Sur – Società Umane Resistenti. Eravamo molto legati
all’America latina e in quegli anni lavoravamo soprattutto sul tema dei
femminicidi alla frontiera tra Messico e Stati uniti. È lì che incontriamo le
madri delle ragazze uccise ed è lì che alcuni intellettuali messicani ci dicono
una frase che allora sembrava quasi una profezia: «Presto, tutto il Messico
diventerà una fossa comune».
Quelle parole non erano una metafora. Indicavano un processo già in atto, che
legava violenza strutturale, sparizioni forzate, collusione tra apparati dello
Stato e criminalità organizzata. A partire da lì nasce l’esigenza di guardare
anche all’Europa e al Mediterraneo, nel momento in cui, dopo le primavere arabe,
cominciavano ad arrivare i primi flussi consistenti di migranti. Nel 2014
organizziamo la prima Carovana, attraversando l’Italia fino a Lampedusa, con una
scelta precisa: non parlare al posto di qualcuno, ma creare spazi in cui fossero
i testimoni diretti, i familiari, i collettivi già attivi lungo le rotte a
prendere parola. Le Carovane diventano così luoghi di incontro, ma anche di
conflitto e di messa in discussione delle narrazioni dominanti. Non eventi
celebrativi, ma spazi politici aperti.
Mario Vergara è una figura che attraversa tutta questa storia ed è centrale
anche nella genesi di Spiriti resistenti. Chi era, cosa ha rappresentato in
Messico e perché la sua esperienza è stata così importante per voi?
Mario Vergara Cruz è una delle figure più importanti e riconosciute della
ricerca dei desaparecidos in Messico. La sua storia comincia nel 2012, quando
suo fratello Tomás viene sequestrato e fatto sparire a Huitzuco, nello Stato di
Guerrero, una delle regioni più colpite dalle sparizioni forzate. Come accade a
moltissime famiglie, inizialmente Mario si affida alle istituzioni, denuncia,
aspetta. Ma capisce molto presto che le risposte non arriveranno o saranno
parziali e strumentali. A quel punto smette di aspettare e comincia a cercare.
Scava letteralmente la terra, raccoglie voci, attraversa territori controllati
dai cartelli della droga, parla con le comunità locali, impara a riconoscere i
segni delle fosse clandestine. Sviluppa un sapere empirico straordinario,
costruito sul campo e condiviso con altre famiglie.
È venuto in Italia con noi nel 2018 e ha cambiato radicalmente il nostro modo di
vedere le cose. Anche l’idea di autofinanziarsi attraverso una produzione
informale – nel suo caso il mezcal – nasce da lì ed è uno dei semi da cui prende
forma l’amaro Nziria.
La storia di Tomás Vergara è emblematica della tragedia messicana: un sequestro
a scopo di estorsione che finisce nel silenzio. Cosa accadde esattamente?
Tomás faceva il tassista. In Messico, fare il tassista significa essere su un
confine perenne: sei gli occhi del territorio e per questo sei il primo
bersaglio dei narcos che vogliono controllare i flussi di informazioni. Il 5
luglio 2012 Tomás fu sequestrato. La famiglia Vergara, con enormi sacrifici,
riuscì a raccogliere i soldi per il riscatto, ma dopo il pagamento il silenzio
divenne totale. Tomás non tornò. Mario capì subito che rivolgersi alle autorità
era inutile, se non pericoloso: ricevette minacce pesantissime e dovette fuggire
a Città del Messico per salvarsi. È in quell’esilio forzato che avvenne la sua
metamorfosi politica. Iniziò a frequentare altre famiglie, capì che Tomás non
era solo, che ci sono decine di migliaia di Tomás. Mario decise che se lo Stato
non indagava, lo avrebbero fatto le famiglie.
Mario ha elaborato un «manuale di contro-perizia» che è un capolavoro di
autodifesa popolare. C’è un’immagine, in particolare, che descrive la brutalità
e l’efficacia del suo metodo.
Sì, ed è quella della sbarra di ferro. Mario insegnava alle madri a conficcare
una sbarra nel terreno, estrarla e annusarne la punta. Se l’odore è quello della
carne in decomposizione, lì sotto c’è un corpo. È un’immagine che ribalta la
scienza forense: la prova non è in mano a un perito in camice bianco, ma al naso
di una madre. Mario ha scritto manuali per identificare resti ossei e non
inquinare le prove. Quando lo abbiamo portato in Tunisia a incontrare le madri
dei migranti scomparsi, lui ha mostrato loro che non erano vittime passive, ma
depositarie di un sapere necessario per pretendere verità.
Mario è morto tragicamente nel 2023 per un incidente sul lavoro.
Arriviamo a Nziria, l’amaro che finanzia i progetti di Spiriti resistenti. Come
si trasforma l’ispirazione di Mario in un prodotto d’eccellenza distribuito in
Italia?
L’ispirazione è stata letterale. Mario produceva in Messico un Mezcal
artigianale che chiamava «Acqua degli Dei». Lo vendeva per pagare la benzina dei
furgoni e gli attrezzi per scavare. Era un prodotto brutale, un «carburante».
Quando abbiamo deciso di replicare il modello in Italia con Giacomo Donadio,
sapevamo di non poter importare il Mezcal per via dei costi doganali e
burocratici, ma anche perché era quasi imbevibile! Così abbiamo deciso di creare
un amaro. Abbiamo coinvolto Denis Zoppi, una leggenda del bartending, che ha
creato una ricetta complessa e profonda. Il nome Nziria, in napoletano, indica
ostinazione, capriccio, testardaggine: è la stessa energia che abbiamo visto
nelle madri e nei familiari dei desaparecidos.
Non abbiamo scelto la forma dell’associazione ma di una società a responsabilità
limitata. Però il nostro Statuto è un atto politico: non c’è divisione di utili.
Tutto va ai progetti. È un’economia circolare che abbiamo perfezionato
collaborando con Rosario Esposito La Rossa e la sua «Scugnizzeria» di Scampia:
un ponte tra l’amaro di Napoli e il dolore del Messico.
Cosa cambia quando quest’esperienza che parte dal Messico incontra il
Mediterraneo e il Nord Africa?
Cambia quasi tutto. In Messico, pur in un contesto di violenza estrema, le madri
riescono spesso a organizzarsi collettivamente in tempi relativamente rapidi.
Nel Mediterraneo, e in particolare in Tunisia e Algeria, abbiamo incontrato una
frammentazione molto più forte. Prima c’è «mio figlio», ed è comprensibile. Il
passaggio successivo, quello verso un «mio figlio e tutti gli altri», è molto
più complesso e richiede tempi lunghi. Abbiamo lavorato su questo con cautela,
accettando anche conflitti, incomprensioni e fallimenti. Nel 2018 portiamo
alcune madri tunisine in Messico, al Foro Sociale sull’Immigrazione. Incontrano
le madri centroamericane, lavorano insieme a psicologi, condividono esperienze
di lutto e di ricerca. Ma diventa subito chiaro che non esiste un modello
replicabile: ogni contesto ha i suoi vincoli politici, culturali e sociali, e va
attraversato senza scorciatoie.
Pensavo al fatto che l’amaro, quindi l’alcol, porta con sé delle contraddizioni
evidenti, soprattutto rispetto ai contesti musulmani con cui lavorate.
Certo. Ce ne siamo accorti subito. Come fai a finanziare madri musulmane con
l’alcol? Non puoi. Ed è da lì che nasce il lavoro sulle illustrazioni. La
vendita delle stampe delle illustrazioni donate da Lorena Canottiere, Andrea
Ferraris, Francesca Mandarino, Andrea Serio e Gianluca Costantini ci ha permesso
di sostenere progetti dove l’alcol sarebbe stato inappropriato. Opere ispirate
alla frase: «Volevano sotterrarci ma non sapevano che eravamo semi», che è un
po’ il cuore pulsante di tutto. Per i cartelli e per gli Stati, il corpo
interrato è un rifiuto, qualcosa da occultare. Per noi, quel corpo è un seme di
giustizia. Da qui anche il legame con il fumetto, con la graphic novel, con
illustratori che lavorano sui temi delle migrazioni e dei confini. Andrea
Ferraris è stato centrale in questo passaggio anche perché a luglio del 2022 ha
raccontato e disegnato la storia di Mario Vergara su Internazionale. E oggi
stiamo persino ragionando su un premio, magari rivolto a studenti di scuole di
illustrazione e comics. Sono idee in movimento, non piani industriali.
Francesca Mandarino – Soffioni Gianluca Costantini – Germoglio Lorena Canottiere
– Foresta Andrea Serio – Natività Andrea Ferraris – Yucca Brevifolia
Arriviamo all’impatto concreto. I fondi raccolti non vanno in un calderone
generico, ma finanziano strumenti specifici per territori diversi. Ci fai una
mappa di questi interventi?
Esatto, ogni contesto richiede strumenti diversi. In Messico, ad esempio,
sosteniamo Ana Enamorado, che ha costituito una rete di madri centroamericane
(Red Regional de Familias Migrantes) che cercano i loro figli dispersi. Sempre
in Messico, ad Acapulco, abbiamo finanziato un acquisto tecnologico per il
collettivo di Socorro Gil Guzmán: un drone. I cartelli spesso avvelenano i cani
molecolari o minacciano i volontari; il drone permette di individuare terra
smossa in zone inaccessibili senza rischiare la vita. C’è poi il sostegno a
Ruben Figueroa e al suo «Proyecto Puentes de Esperanza», per le indagini sul
campo lungo le rotte del Centro America.
E spostandoci verso le rotte che ci toccano più da vicino, in Europa?
In Montenegro sosteniamo Sabina Talovic e la sua associazione «Bona Fide». Ha
trasformato la sua casa in un rifugio per chi arriva stremato dai pushback della
polizia, nonostante le continue minacce dei fascisti locali. Infine c’è la
Bosnia, lungo il fiume Drina, divenuto un cimitero liquido. Lì finanziamo
l’attivista bosniaco Nihad Suljić, fondatore dell’associazione DjelujBa!, da
otto anni impegnato ad aiutare le persone in transito sulla rotta balcanica e
che lavora per dare un nome ai resti che il fiume restituisce, affinché quelle
ossa non restino solo numeri statistici.
Oggi la solidarietà lungo le rotte è sempre più criminalizzata. Questo cambia il
vostro lavoro?
Sì, molto. La repressione è spesso silenziosa, fatta di controlli, segnalazioni,
ostacoli amministrativi. Questo rende ancora più importante sostenere i piccoli
collettivi, non lasciarli soli, condividere risorse e informazioni. Non c’è
eroismo in questo, solo la consapevolezza che senza reti la solidarietà diventa
facilmente vulnerabile.
Che idea di politica e di confine emerge da tutto questo percorso?
Il confine non è una linea geografica: è un dispositivo che produce sparizioni e
violenze. La politica che emerge non è quella dei palazzi, ma quella delle
pratiche quotidiane, dei tentativi, dei fallimenti, della persistenza. È una
politica che spesso «non conta nulla» nei luoghi del potere, ma che continua a
esistere. Noi proviamo a stare lì, senza illusioni, ma senza smettere di
provarci.
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COME SOSTENERE SPIRITI RESISTENTI
Il progetto vive esclusivamente grazie alla partecipazione dal basso. Ecco come
puoi fare la tua parte:
* Acquista l’Amaro Nziria: Uno strumento di finanziamento politico che sostiene
direttamente le missioni di ricerca.
* Le Stampe d’Autore: Puoi acquistare le illustrazioni di Andrea Serio,
Francesca Mandarino, Andrea Ferraris, Lorena Canottiere e Gianluca Costantini
ispirate alla lotta dei familiari dei desaparecidos.
* Donazioni e Diffusione: Ogni contributo serve a finanziare supporto legale,
ricerche sul campo e pratiche di mutualismo lungo le frontiere.
Per approfondire: spiritiresistenti.org
*Gianfranco Crua è attivista per i diritti umani, tra i promotori di Carovane
migranti e di Spiriti resistenti. Alessio Melandri è art director di Jacobin
Italia.
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