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Tortura: l’Italia non rispetta gli obblighi della Convenzione ONU
L’Italia è stabilmente il primo Paese europeo per arrivi via mare e nel biennio 2024-2025 la Libia è tornata a essere il principale Paese di partenza. Il progressivo deterioramento delle condizioni della migrazione ha reso la violenza un elemento strutturale dell’esperienza migratoria. Chi attraversa la Libia o percorre la rotta balcanica è frequentemente esposto a tortura e maltrattamenti. Sulle donne grava inoltre un surplus di violenza, prodotto dalla combinazione di razzismo e sessismo. La Libia rimane l’epicentro di un sistema diffuso di assoggettamento, sfruttamento e violenza. Un recente rapporto congiunto di UNSMIL e OHCHR denuncia la presenza di abusi diffusi e sistematici contro migranti, richiedenti asilo e rifugiati, perpetrati da trafficanti, gruppi armati e attori affiliati allo Stato coinvolti nella gestione delle frontiere. Negli ultimi anni, numerose organizzazioni hanno a più riprese documentato tortura prolungata, detenzioni arbitrarie, sparizioni forzate, violenze sessuali e sfruttamento da parte di attori statali e non statali, in un contesto di quasi totale impunità. Anche la Tunisia, oggi uno dei principali paesi di transito, è teatro di violenze sistematiche contro migranti e rifugiati da parte di forze militari e di polizia: torture, abusi fisici e sessuali, pratiche di abbandono nel deserto e forme diffuse di razzismo istituzionale. Alle violenze pregresse si aggiungono poi criticità interne al sistema italiano. La Rete Italiana per il Supporto alle Persone Sopravvissute a Tortura (ReSST), in collaborazione con Action Aid, ha pubblicato il rapporto “L’Italia e la riabilitazione delle vittime di tortura”, che mostra come l’Italia, al di là di annunci e raccomandazioni non vincolanti, sia ancora largamente inadempiente rispetto agli obblighi internazionali che impongono di rendere accessibili ai sopravvissuti a tortura i servizi specialistici necessari per una piena riabilitazione. Il rapporto evidenzia come le Linee Guida del ministero della salute del 2017 hanno un valore di indirizzo, ma non garantiscono il rispetto degli obblighi. Anche il Vademecum sulle vulnerabilità del ministero dell’interno del 2023 rimane un insieme di raccomandazioni non vincolanti e prive di qualsiasi attuazione concreta. Il risultato è un sistema che, pur esistendo sulla carta, spesso non riesce a garantire un percorso di riabilitazione reale alle persone sopravvissute a tortura. In molte parti dell’Italia mancano ancora servizi dedicati e personale formato per assistere chi ha vissuto torture e violenze estreme. A questo si aggiunge una scarsa collaborazione tra il sistema sanitario e quello dell’accoglienza, oltre all’assenza di strumenti che permettano di verificare se i programmi di riabilitazione funzionino davvero e arrivino alle persone che ne hanno bisogno. Per questo, molte persone sopravvissute a tortura non sono identificate precocemente e faticano ad accedere in tempi rapidi a cure e supporto specialistico continuativo. Secondo l’analisi di ActionAid contenuta nel rapporto ReSST, nel sistema di accoglienza non esistono oggi le condizioni minime per riconoscere tortura e traumi complessi, a causa dei servizi drasticamente ridotti, del poco tempo disponibile per ogni persona e dell’aumento delle richieste di protezione. A identiche conclusioni è arrivato anche il Comitato ONU contro la tortura (CAT) nel suo documento di Osservazioni Conclusive, approvato a seguito dell’ultima sessione di revisione periodica sull’Italia. Il CAT si è rammaricato sul fatto che l’Italia non abbia fornito alcuna informazione sull’esistenza di programmi di riabilitazione per le vittime di tortura come previsto dall’articolo 14 della Convenzione ONU. Il CAT ha chiesto all’Italia di garantire che tutte le vittime di tortura ottengano i mezzi per una riabilitazione il più completa possibile e di adottare ulteriori misure per assicurare la tempestiva identificazione delle vittime di tortura (conclusione n.16), tramite di procedure di screening da applicarsi sia all’ingresso in Italia sia al momento dell’ammissione nei centri di trattenimento. La ReSST esorta l’Italia ad attuare le raccomandazioni del CAT in modo da sopperire a questa asimmetria persistente tra gli obblighi assunti e la loro concreta attuazione. “Il sistema italiano, si legge nelle conclusioni del Rapporto, mostra una persistente asimmetria tra gli obblighi assunti e la loro concreta attuazione. La partecipazione della vittima nella scelta del fornitore dei servizi, pur indicata come essenziale dalla normativa internazionale, non è garantita. L’approccio olistico ed integrato che dovrebbe caratterizzare l’intervento riabilitativo è ancora lontano dall’essere pienamente realizzato. Inoltre, manca un sistema di valutazione sull’effettiva realizzazione dei programmi e dei servizi di riabilitazione, basato su indicatori e parametri di riferimento appropriati. Infine, va evidenziato come ancora non sia stata emanata una legge nazionale capace di garantire pienamente il diritto alla riabilitazione, fornendo strumenti, mezzi e programmi strutturati. L’attuale quadro si limita a una serie di atti amministrativi o, nella migliore delle ipotesi, a semplici prassi operative. Senza superare le disomogeneità territoriali e la dipendenza da strumenti progettuali, il diritto alla riabilitazione rimane una tutela variabile e ineguale, determinata più dalle capacità dei singoli territori che da un’effettiva garanzia uniforme da parte dello Stato”. La Rete di Supporto per le Persone Sopravvissute a Tortura (ReSST), nata nel 2024, riunisce enti pubblici e privati e ONG che gestiscono in Italia programmi o servizi specializzati per la presa in carico di persone che hanno subito tortura: Caritas Roma, Centro immigrazione asilo e cooperazione internazionale (Ciac), Kasbah, Medici Contro la Tortura (MCT), Medici Senza Frontiere (MSF), Medici per i Diritti Umani (MEDU), NAGA, SaMiFo ASLRoma 1 e USL Toscana Centro. La ReSST si pone come obiettivi informare e sensibilizzare sulla tortura e le sue conseguenze, migliorare la disponibilità e la qualità dei servizi per la riabilitazione delle persone sopravvissute a tortura, e promuovere attività di ricerca scientifica, formazione e aggiornamento professionale. Oltre agli enti associati, impegnati in servizi diretti per i sopravvissuti alla tortura, fanno parte della Rete, in qualità di osservatori, anche A Buon Diritto, Amnesty International Italia, Antigone e SIMM – Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (https://controlatortura.it/#).  Qui il Report: https://controlatortura.it/wp-content/uploads/2026/05/Rapporto_Italia-e-riabilitazione-VOT.pdf.  Giovanni Caprio
May 27, 2026
Pressenza
Black lives matter
Scrive Judith Butler che a fondamento della nonviolenza c’è innanzitutto l’universalità del diritto alla dignità del lutto, poiché ogni vita conta in misura eguale Bakari Sako, un uomo di origine maliana, è stato ucciso mentre si recava a lavoro il 9 maggio a Taranto da un gruppo di ragazzi, nell’indifferenza generale e con la complicità di coloro che non lo hanno aiutato; lo stesso giorno Diala Kante, un orafo di origine senegalese, è stato vittima di profilazione razziale e abuso da parte della polizia a Milano, trascinato con la violenza in caserma per essersi permesso di rispondere alle autorità, per poi essere picchiato e trascinato violentemente, sotto gli occhi di tutti, compresi i figli. Taranto e Milano due città molto distanti geograficamente, ma entrambi vittime dello stesso livello di razzismo, un razzismo che aumenta quotidianamente in Italia. Lo stesso razzismo che, come diciamo sempre, non è ignoranza, ma frutto di un’educazione ben precisa che parte fin dai banchi di scuola, quando ci viene insegnato che la vita dei non bianchi vale di meno e quindi è normale razzializzare e discriminare. Poi intervengono anche le politiche d’odio, sempre più razziste e restrittive, che ogni giorno legiferano sulla nostra pelle senza che ci venga data la possibilità di esprimerci. Politiche che rendono impossibile la regolarizzazione, ci espongono a sfruttamento e violenze, leggi che ci invisibilizzano e ci trasformano in forza lavoro da sfruttare nel settore terziario (nelle campagne, nelle case, nelle fabbriche, per strada…), ricattabili perché facilmente sostituibili e senza tutele. Politiche che ci usano come capro espritorio a cui addossare tutte le colpe della disoccupazione, della criminalità e di tutti i problemi presenti in Italia. D’altronde, è molto facile dare la colpa a chi non può difendersi, a chi non ha voce a livello politico per rispondere. Questo lo sanno tutti, soprattutto chi ha preso di mira Bakari considerandola una vittima facile, sapendo che la notizia di un uomo nero ucciso non fa tanto scalpore come quella di qualsiasi vittima bianca, perché le vite nere in Italia valgono molto di meno. Di fronte a queste politiche siamo consapevoli che la nostra stessa esistenza in Italia come persone nere e razzializzate è un atto di resistenza. Noi non possiamo e non dobbiamo piegarci a questo sistema razzista per paura, ma dobbiamo resistere e lottare affinché non accada mai più. Per farlo è importante organizzarsi, sviluppare una forte solidarietà e ritornare a fare comunità, non solo tra connazionali, ma anche e soprattutto tra tutte le comunità migranti, perché non importa se sei maliano, senegalese o gambiano, di fronte alle ingiustizie, alle discriminazioni e alla violenza siamo tutt3 ugual3 e tutt3 potenzialmente vittime. Siamo scesi in piazza domenica scorsa, 24 maggio,  proprio per ribadire che Palermo c’è, Palermo è accanto alla famiglia di Bakari Sako che piange la perdita di un caro, siamo vicini alla moglie incinta e alla comunità di Taranto che gli era vicino; Palermo si schiera contro il razzismo e chiede dignità e giustizia non solo per Bakari Sako, ma per tutte le vittime di razzismo. Rete Right To Be Redazione Palermo
May 27, 2026
Pressenza
Governare le migrazioni producendo irregolarità
La notizia degli arresti eseguiti all’alba del 18 maggio – dodici persone accusate di tratta, caporalato e sfruttamento lavorativo ai danni di braccianti indiani – non rappresenta purtroppo un’eccezione. È, piuttosto, l’ennesima manifestazione di un sistema che continua a produrre vulnerabilità, ricattabilità e sfruttamento come effetti strutturali del modo in cui in Italia viene regolato l’ingresso dei lavoratori migranti. Le misure cautelari sono state eseguite tra le province di Potenza, Matera, Salerno, Piacenza e Lecco, a conferma di una filiera dello sfruttamento che attraversa territori, settori produttivi e reti criminali ben oltre il solo contesto agricolo locale. Secondo quanto ricostruito dalla Direzione distrettuale antimafia di Potenza, decine di lavoratori avrebbero pagato tra gli 8.500 e i 13mila euro per ottenere un ingresso in Italia attraverso il sistema dei decreti flussi. Una volta arrivati, si sarebbero ritrovati intrappolati in condizioni definite dagli inquirenti di “moderna schiavitù”: turni estenuanti oltre le dodici ore, salari irrisori, alloggi degradati, privazione della libertà personale, minacce legate al rilascio del permesso di soggiorno e una condizione permanente di soggezione economica e psicologica dovuta ai debiti contratti per poter partire. La questione centrale, però, è che queste vicende non possono essere lette semplicemente come deviazioni criminali o patologie marginali del sistema. Al contrario, sono profondamente intrecciate con il funzionamento ordinario delle politiche migratorie italiane ed europee. Le forme che assume il grave sfruttamento lavorativo e il cosiddetto caporalato sono in larga parte, come da decenni mostrano gli studi sul tema, il prodotto delle contraddizioni e delle disfunzioni dell’apparato normativo dedicato alla governance delle migrazioni. I dati relativi al biennio 2023–2024 analizzati e diffusi dalla campagna “Ero straniero” mostrano con particolare evidenza l’inefficacia strutturale del sistema dei decreti flussi rispetto agli obiettivi dichiarati di regolazione e programmazione degli ingressi per lavoro. A fronte di 278.700 quote previste e di 247.597 quote assegnate, sono state presentate circa 1,3 milioni di domande di assunzione. Ma il dato più inquietante emerge osservando il passaggio finale della filiera amministrativa. Solo 158mila domande hanno portato al rilascio del nulla osta e, di questi nulla osta, solo 61.941 sono divenuti visti di ingresso rilasciati, dunque persone entrate regolarmente in Italia attraverso il sistema dei decreti flussi. Eppure, di queste circa 62mila persone entrate regolarmente in Italia, solo 25.499 hanno poi avuto accesso effettivo a un permesso di soggiorno per lavoro. Detto in altri termini, questo significa che oltre 36mila persone, pur essendo entrate legalmente nel territorio italiano, scompaiono dal radar della regolarità amministrativa. Non spariscono però dal mercato del lavoro italiano. Spariscono soltanto dalla protezione giuridica. È qui che il discorso cambia radicalmente. Perché la domanda da porsi non è soltanto perché il sistema non funzioni, ma che fine facciano concretamente queste persone. In quali settori lavorano oggi? In quali condizioni? Dentro quali reti di dipendenza, informalità e sfruttamento vengono assorbite? Pensare che decine di migliaia di lavoratori entrati regolarmente evaporino semplicemente nel nulla sarebbe ovviamente assurdo. Più realisticamente, una parte consistente di queste persone finisce dentro quell’enorme area grigia del lavoro irregolare che attraversa agricoltura, logistica, edilizia, ristorazione, cura domestica e servizi. È difficile immaginare una rappresentazione più chiara dell’inefficacia di questo meccanismo. Eppure, nonostante ciò, il dibattito pubblico continua a descrivere i decreti flussi come uno strumento di “governo ordinato” delle migrazioni per lavoro. In realtà, il loro funzionamento concreto produce spesso l’effetto opposto: alimenta mercati paralleli della mobilità e dell’intermediazione, rafforza il potere di reti informali (e in non pochi casi criminali) e costringe migliaia di lavoratori a entrare in rapporti di dipendenza estrema. La radice di questa distorsione è nota da oltre vent’anni. Con la Bossi-Fini del 2002, il sistema d’ingresso per lavoro è stato costruito attorno a un presupposto sostanzialmente irrealistico: l’idea che domanda e offerta di lavoro possano incontrarsi a distanza, prima della mobilità, attraverso procedure amministrative centralizzate. Come se esistesse una sorta di ufficio di collocamento planetario capace di selezionare lavoratori all’estero sulla base dei bisogni immediati del mercato italiano. Ma il mercato del lavoro reale non funziona così. Da decenni la sociologia economica e delle migrazioni mostra che l’incontro tra domanda e offerta passa attraverso reti sociali, presenza territoriale, conoscenze informali, relazioni fiduciarie e percorsi di mobilità già avviati. Pretendere di governare questi processi ignorandone il funzionamento concreto significa produrre inevitabilmente disfunzioni, irregolarità e spazi di intermediazione opaca. Non prevedere canali realistici di ingresso per ricerca di lavoro significa infatti lasciare i lavoratori nelle mani di chi controlla concretamente l’accesso alla mobilità: intermediari, caporali, agenzie informali, reti criminali e datori di lavoro disposti a monetizzare il bisogno di documenti e regolarità. È esattamente ciò che emerge anche dall’inchiesta di Potenza, dove le pratiche legate ai decreti flussi diventavano parte integrante di una filiera transnazionale dello sfruttamento. Per anni la politica italiana ha dichiarato di voler combattere la “clandestinità”, senza però interrogarsi sul fatto che è proprio la struttura normativa vigente a produrre sistematicamente condizioni di irregolarità. I decreti flussi hanno finito così per funzionare non come uno strumento di programmazione degli ingressi, ma come una sorta di sanatoria “mascherata”, incapace persino di regolarizzare in modo stabile lavoratori già inseriti nel sistema economico italiano. Continuare a riproporre questo modello significa ignorare ciò che la realtà mostra ormai con evidenza: quando si restringono i canali legali e realistici di ingresso, non si fermano le migrazioni né il fabbisogno di lavoro. Si rafforzano, piuttosto, i circuiti illegali che organizzano la mobilità, si ampliano le aree di ricattabilità sociale e si consolidano le condizioni che rendono possibile lo sfruttamento estremo. Le alternative esistono, ma richiedono un cambio radicale di paradigma. Tra queste vi sarebbe almeno l’introduzione di un titolo di soggiorno per ricerca di lavoro, che consenta alle persone di entrare legalmente sul territorio senza dipendere immediatamente da un singolo datore di lavoro e senza essere costrette a indebitarsi con reti informali o criminali. Continuare invece a immaginare frontiere rigidamente chiuse e ingressi selezionati attraverso meccanismi amministrativi astratti significa, nei fatti, continuare ad alimentare proprio quel sistema di sfruttamento che periodicamente si dichiara di voler combattere. Finché il bisogno di mobilità continuerà a essere governato attraverso dispositivi irrealistici e repressivi, il risultato non sarà la fine delle migrazioni, ma l’espansione dei mercati dello sfruttamento che vivono proprio di quella vulnerabilità prodotta istituzionalmente. Antonio Ciniero, antonio.ciniero@unisalento.it   Redazione Italia
May 27, 2026
Pressenza
Il grido di Sabir
-------------------------------------------------------------------------------- Foto Associazione Sabir -------------------------------------------------------------------------------- Sabir è una comunità educativa impegnata nel territorio di Crotone che in questi anni ha cercato con pazienza di tenere insieme anche proposte per accogliere ragazzi migranti – molti dei quali arrivati dopo aver attraversato deserti, torture, guerre e detenzioni in Turchia o Libia – tra supporto psicologico, mediazione culturale, continuità scolastica, formazione professionale, attività sportive, percorsi di affido familiare e affido culturale. Si tratta di proposte che vanno molto al di là della prassi ordinaria dell’accoglienza disegnata dai governi. È il frutto di uno sforzo educativo enorme e fortemente radicato nel territorio che ha permesso di creare relazioni di fiducia e corresponsabilità sociale, rompendo di fatto la logica assistenziale nei confronti dei minori stranieri non accompagnati. Oggi però tutto questo rischia di essere cancellato da anni di logiche emergenziali. In una lettera aperta di Sabir, rilanciata dalla Rete delle comunità solidali, si legge: “Non esistono, allo stato, soluzioni logistiche compatibili con la prosecuzione dei percorsi già avviati. Non esistono garanzie sulla continuità educativa. Non esiste alcuna visione pedagogica. Esiste soltanto una logica amministrativa che tratta i minori come numeri da spostare e redistribuire. Ed è forse questo il punto più grave. In Italia si organizzano continuamente tavoli sulla devianza giovanile, sulle baby gang, sull’emarginazione sociale e sul disagio dei minori. La politica nazionale invoca sicurezza, integrazione e prevenzione. Si moltiplicano dichiarazioni pubbliche sulla necessità di investire sui giovani e sui percorsi educativi. Poi però, nei territori, si lasciano spegnere esperienze che funzionano davvero. Si mortificano realtà che hanno dimostrato concretamente che un altro modello di accoglienza è possibile: un modello fondato sulla relazione educativa, sulla presenza quotidiana, sulla costruzione di autonomia e sul radicamento territoriale…”. Lettera apertaDownload -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il grido di Sabir proviene da Comune-info.
May 27, 2026
Comune-info
Governare le migrazioni producendo irregolarità – di Antonio Ciniero
La notizia degli arresti eseguiti all’alba del 18 maggio - dodici persone accusate di tratta, caporalato e sfruttamento lavorativo ai danni di braccianti indiani - non rappresenta purtroppo un’eccezione. È, piuttosto, l’ennesima manifestazione di un sistema che continua a produrre vulnerabilità, ricattabilità e sfruttamento come effetti strutturali del modo in cui in Italia viene [...]
May 26, 2026
Effimera
Mobilitazione nazionale contro remigrazione, razzismo e sfruttamento lavorativo
Nella data di domenica 24 maggio, si sono riuniti a Roma al Cinema L’Aquila decine di lavoratori immigrati e di rappresentanti di diverse comunità straniere presenti in Italia. L’assemblea ha concordato sulla necessità di una lotta organizzata contro sfruttamento, discriminazioni e il razzismo che vorrebbero dilagare in Italia e in Europa. La consapevolezza dei lavoratori immigrati di essere protagonisti della vita sociale, politica ed economica di questo Paese ha caratterizzato l’assemblea, nella quale sono state discusse le criticità di questo sistema capitalista che rapina i territori di provenienza dei lavoratori immigrati e che al tempo stesso li sfrutta e ricatta quando questi emigrano in Italia e in Europa alla ricerca di una vita migliore. L’assemblea ha portato al lancio di alcune proposte concrete, a partire da una mobilitazione diffusa sul territorio nazionale il 13 giugno, data in cui alcune organizzazioni fasciste stanno organizzando un corteo nazionale a Roma per la remigrazione e a cui ci opporremmo per ribadire il no alla remigrazione e il sì alla regolarizzazione di tutti i lavoratori e lavoratrici presenti sul territorio nazionale. Di seguito il testo di proposta prodotto dall’assemblea: Nel ricordo di SAKO BAKARI, SOUMALIA SACKO, ABDEL SAALAM, MOUSSA DIARRA, SATMAN SINGH, DAOUDA DIANE, BALA SAGOR  uccisi sul lavoro, uccisi da criminali italiani, uccisi perché stranieri. Oggi 24 maggio si sono riuniti a Roma decine di lavoratori migranti e di rappresentanti delle diverse comunità straniere in Italia, l’assemblea ha concordato che di fronte alla pericolosa azione razzista e fascista portata avanti con la proposta di legge popolare sulla remigrazione presentata da CasaPound Italia, Rete dei Patrioti, Veneto Fronte Skinheads, e Brescia ai Bresciani tutti i lavoratori stranieri devono rivendicare con forza il riconoscimento in Italia di tutti i diritti previsti, dalla cittadinanza alla al riconoscimento rapido del permesso di soggiorno, dal diritto alla casa, al diritto alla salute che sempre più negli anni i governi italiani hanno reso complicato e difficile. Siamo lavoratori e lavoratrici, produciamo ricchezza per questo paese, raccogliamo il cibo che arriva sulle vostre tavole, assistiamo i vostri familiari, lavoriamo nei magazzini e nei cantieri per portare merci e costruire case, vi serviamo nei negozi, nei ristoranti, vi portiamo il pranzo a casa. Siamo veramente stufi. Vogliamo i nostri diritti, volgiamo essere regolarizzati! Basta discriminazioni, basta file per ottenere i documenti, basta attese e diritti negati. Abbiamo più volte denunciato le modalità con cui veniamo trattati dalle istituzioni, Comuni, Commissariati, Uffici Immigrazione, Prefetture: ovunque file e ritardi che incidono sulla vita quotidiana, espressione di un razzismo istituzionale che ci condanna all’invisibilità, dentro un sistema non solo inefficace ma profondamente iniquo, pensato per negare diritti anziché garantirli. Dobbiamo invertire la tendenza esistente in questo paese e in Europa, dobbiamo respingere le politiche della remigrazione, e ridare dignità e rispetto a tutti noi. Regolarizzazione rapida di tutti i lavoratori presenti. Permesso di soggiorno per ricerca di lavoro. Diritto alla casa, alla residenza e alla cittadinanza in 5 anni. Per questo invitiamo tutti i lavoratori stranieri, tutti i cittadini italiani, tutte le Comunità straniere, tutte le associazioni democratiche, antirazziste, antifasciste Ad unirsi alla giornata di lotta contro la REMIGRAZIONE E PER LA IMMEDIATA REGOLARIZZAZIONE DI TUTTI I LAVORATORI STRANIERI, a partecipare alla giornata nazionale di lotta contro la REMIGRAZIONE organizzando in ogni città manifestazioni di protesta contro ogni forma di razzismo istituzionale. IL 13 GIUGNO ORGANIZZIAMO INIZIATIVE DI PROTESTA IN OGNI CITTA’. L’Unione Sindacale di Base aderisce e promuove iniziative in ogni città per rispondere con la forza della solidarietà a questo ennesimo attacco fascista. Unione Sindacale di Base
May 26, 2026
Pressenza
21° Rapporto dell’Osservatorio sulle migrazioni a Roma e nel Lazio
Disagio abitativo, ostacoli alle cure sanitarie e diritto d’asilo in agonia: la ricerca evidenzia il peggioramento delle condizioni per alcune fasce della popolazione straniera, in particolare nella Capitale. Si aggravano gravi forme di emarginazione tra alcuni gruppi di immigrati e aumentano ritardi, inadempienze, illeciti amministrativi e disfunzioni del sistema che ordinariamente affliggevano già la popolazione immigrata. Sono i temi di cui si occupano ben 13 capitoli del 21° Rapporto dell’“Osservatorio sulle migrazioni a Roma e nel Lazio”, a cura del Centro Studi e Ricerche IDOS e dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, che sarà presentato mercoledì 24 giugno, alle ore 16.00, presso il Teatro Rossini di Roma. Il Rapporto, sostenuto anche dal Csv Lazio e dalle sedi regionali Anolf, Cgil e Cisl, aggiorna i dati statistici sulla popolazione straniera regolarmente presente nel Lazio e nelle sue province analizzando i principali archivi su residenti, soggiornanti, richiedenti asilo e sistema di accoglienza regionale, donne, minori stranieri non accompagnati, alunni e alunne nelle scuole, lavoratori e lavoratrici dipendenti e autonomi e tanto altro. Ma sono appunto quei 13 capitoli di denuncia a segnare l’attualità di questa edizione. Riguardano in particolare l’acuirsi della marginalità abitativa, cui sono dedicati 3 capitoli; gli ostacoli alle cure sanitarie nelle periferie più svantaggiate e in alcuni contesti marginalizzati (Bastogi, Ostia, Roma Tiburtina); l’invisibilità giuridica e sociale che ancora colpisce parte della popolazione rom; le prassi illegittime della questura di Roma durante la domanda di protezione internazionale e il diritto d’asilo in agonia; un sistema di accoglienza ordinariamente gestito come filiera dell’emergenza; lo sfruttamento del lavoro domiciliare delle donne immigrate che, una volte anziane, scoprono di avere diritto a pensioni miserevoli a causa di carriere lavorative saltuarie e non sempre contrattualizzate; il mancato accesso dei detenuti stranieri alle misure alternative. Crescono però anche le esperienze di partecipazione, cittadinanza attiva e sostegno ai migranti nell’area metropolitana come nelle altre province del Lazio, il cui protagonismo ormai non è da meno di quello romano, anche nel numero di capitoli che compongono la sezione dedicata all’immigrazione in tutta la regione. Di questo e tanto altro si parlerà nella presentazione del 24 giugno, che offrirà come sempre un’opportunità di riflessione critica e propositiva sulle politiche per la popolazione immigrata del territorio e per tutta la cittadinanza che lo abita. A tutti i partecipanti sarà data copia gratuita del Rapporto e sarà predisposta una scheda di sintesi scaricabile dal sito di Idos.   Redazione Italia
May 26, 2026
Pressenza
Roma: migrazioni, diritti, lavoro per una società equa e inclusiva
Tappa a Roma del percorso verso gli Stati Generali della Migrazione: il 30 maggio nella Sala del Carroccio in Campidoglio un confronto nazionale su migrazioni, diritti e lavoro. Roma, 25 maggio 2026. Sarà la prestigiosa Sala del Carroccio, in Campidoglio, ad ospitare sabato 30 maggio, ore 9:00-14:00, l’evento nazionale su “Migrazioni, diritti e lavoro: un percorso pubblico verso gli Stati Generali”, promosso dal Consiglio Nazionale delle Diaspore e Migrazioni CONADIMI, con il patrocinio di Roma Capitale e la media partnership dell’agenzia DIRE. L’iniziativa rappresenta una tappa centrale del percorso avviato da CONADIMI dallo scorso anno verso gli Stati Generali della Migrazione in Italia: “Costruiamo insieme il futuro delle migrazioni”, questo il messaggio ispiratore di un processo partecipativo che mira a costruire una nuova visione delle politiche migratorie, più inclusiva, coerente e orientata al futuro. La scelta del Campidoglio come sede dell’evento sottolinea il ruolo di Roma Capitale come spazio simbolico e concreto di dialogo tra culture, laboratorio di convivenza e innovazione sociale. CONADIMI è una rete di 110 associazioni del mondo della migrazione, costituita nel 2022, articolata su tutto il territorio nazionale, con circa 2.500 associati, è espressione degli oltre 5,3 milioni di cittadini di origine straniera regolarmente residenti in Italia, pari a circa il 9% della popolazione totale, secondo i dati della Caritas Italiana. “Esponenti delle Istituzioni, esperti, rappresentanti delle diaspore e della società civile si confronteranno su uno dei temi più rilevanti per il presente e il futuro del Paese: il rapporto tra migrazioni, diritti e lavoro”, ha sottolineato Elizabeth Rijo, presidente nazionale del CONADIMI. “L’attuale Testo Unico Immigrazione (D.Lgs. 286/1998), modificato nel tempo attraverso numerosi interventi normativi – ha proseguito- si presenta infatti, secondo CONADIMI, fortemente frammentato, stratificato e di complessa interpretazione, rendendo difficile una governance efficace, stabile e orientata al lungo periodo. Per questo ci mettiamo a disposizione per dare il nostro contributo alla costruzione, in maniera condivisa e partecipata, di una riforma organica del sistema normativo italiano in materia migratoria, nella consapevolezza che l’attuale quadro legislativo non sia più adeguato alla complessità dei fenomeni contemporanei” . La dislocazione degli immigrati regolari è per il 58,6% nel Nord Italia, il 24,5% nel Centro e il 16,9% nel Sud e Isole: servizi, agricoltura, edilizia, industrie manifatturiere, ristorazione, servizi alla persona, lavoro domestico sono i settori in cui il lavoro degli “stranieri” risulta di fatto essenziale, ma caratterizzato da notevole, precarietà, contratti a tempo determinato, stagionalità, part time, attività scarsamente qualificate e irregolarità diffuse. Ci sono poi i dati drammatici del caporalato e dello sfruttamento lavorativo che colpiscono in maniera significativa molti lavoratori migranti, come purtroppo la cronaca riporta. In Conferenza CONADIMI presenterà i dati aggiornati sulla condizione di lavoro degli immigrati regolari, i risultati delle analisi e studi svolti sul territorio nazionale per delineare le prospettive future verso politiche efficaci, nel quadro di una visione inclusiva e partecipativa, nell’interesse dello sviluppo armonico della società. Sarà Elizabeth Rijo ad aprire i lavori, coordinati dalla giornalista Carmìna Conte. Seguiranno i saluti istituzionali con il Sindaco del Comune di Roma Capitale, Prof. Roberto Gualtieri, o un suo delegato, e gli interventi delle organizzazioni del territorio; quindi le relazioni di Wilna Guerrero, Portavoce CONADIMI, Presidente Associazione La Rosa Roja Puglia; Felix C.C. Adandedjan, Vicepresidente CODISARD, membro Consulta Immigrazione Regione Sardegna e Presidente Associazione Gnonu; Chief Rowland Anataechukwu Ndukuba, Presidente National Union Of All Nigerian Associations In Italy (NUNAI); Claudio Rojas, Segretario Generale CODISARD, Presidente Associazione Linker; Adjei Adjekwei, Presidente Coordinamento Diaspore Friuli Venezia Giulia; Don Felix Mahoungou Parroco di Ossi (SS); Pierandrea Setzu, avvocato penalista Foro di Cagliari, impegnato nella tutela dei diritti e libertà individuali sia a livello nazionale che internazionale; Massimiliano Barberini, avvocato Foro di Roma, esperto in diritti umani e diritto dell’immigrazione; Francesca Fazio, avvocata Foro di Oristano, esperta in diritto civile con particolare attenzione alla tutela dei diritti della persona; Michel Emi Maritato, giornalista, esperto in Geostrategia Politico-Religiosa, Diritto Islamico e Dialogo Interculturale Giurista, Economista, Accademico e Difensore dei Diritti Umani; Laura Ghiandoni, giornalista Presidente CONNECT; Khalid Abaker, Segretario Generale CIDCI, Presidente SSAW, con Voci delle Migrazioni, testimonianze e narrazioni, esperienze delle comunità migranti, storie e percorsi delle diaspore. Dibattito e conclusioni di Elizabeth Rijo. I prossimi appuntamenti istituzionali sono previsti per il 18 giugno presso Senato della Repubblica, il 29 settembre presso la Camera dei Deputati. La Conferenza Nazionale degli Stati Generali è prevista per il 18 dicembre 2026 in location da definire CONADIMI – Segreteria Nazionale Redazione Italia
May 25, 2026
Pressenza