La strage di gennaio--------------------------------------------------------------------------------
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Queste le parole con cui Rafael Atangana Landy, un familiare del Camerun, si
rivolge alle autorità competenti, alle famiglie e comunità coinvolte e alle
persone in ascolto davanti all’ennesima strage di frontiera. Raphael ha
contattato MEM.MED per avere supporto nella ricerca di suo figlio David Ekobena
e insieme stiamo portando avanti questa battaglia.
Buongiorno, buongiorno a tutta la grande famiglia. Posso solo dire buongiorno
perché è una formula di cortesia, ma le parole, l’espressione del cuore e del
volto raccontano la desolazione che stiamo attraversando oggi. Denti che
digrignano, cuori straziati, lacrime che scorrono. Abbiamo tutti perso persone a
noi carissime in questa tragedia. Mio figlio David è partito da Sfax, faceva
parte di quel viaggio verso l’Italia. Non è mai arrivato. Non abbiamo più avuto
sue notizie. Non era solo: era con i suoi amici, con i suoi cari, che oggi sono
diventati tutti nostri figli. È con immenso dolore, con profonda sofferenza e
rabbia e tra molte lacrime che esprimiamo questa desolazione. Non posso che
porgere le mie più sentite condoglianze e la mia piena solidarietà alle altre
famiglie colpite, come lo sono io oggi. Chiediamo alle autorità italiane di
aiutarci a ritrovare i corpi dei nostri figli, sapendo quanto sia importante
celebrare le esequie, poter ritrovare, vedere e salutare per l’ultima volta i
propri cari: i nostri figli, i nostri fratelli, le nostre mogli, le nostre
sorelle, tutti coloro che hanno perso un familiare in questa tragedia. Tanto
coraggio, e che il Signore ci sostenga. Dal Camerun, più precisamente da Douala,
Grazie di cuore a chi ci sostiene
Il massacro di gennaio
Durante il mese di gennaio, a causa di violenze sempre più feroci in Tunisia, da
Sfax, centinaia di persone hanno preso il largo, tra il 14 e il 21 gennaio,
tentando di raggiungere le coste settentrionali del Mediterraneo. Nello stesso
periodo, un ciclone, poi chiamato Harry, si è abbattuto sul Canale di Sicilia.
Le conseguenze della crisi ambientale hanno colpito con forza le coste siciliane
e tunisine per due settimane. Così come la violenza sistemica delle frontiere si
è abbattuta su quei corpi in lotta per la libertà. Di quelle barche partite da
Sfax solamente una è arrivata a Lampedusa, delle altre non si è più saputo
nulla. Mediterranea, Refugees in Libya e Alarm Phone, parlano di più di dieci
imbarcazioni e di almeno mille persone disperse in mare. Nei media, il silenzio
ha inghiottito il massacro.
Nelle settimane successive, però, alcuni corpi sono riemersi tra le onde del
mare, e alcuni di questi recuperati dalle navi di soccorso o dalle autorità
marittime italiane. Corpi decomposti ma anche persone che hanno un nome e una
storia, nonché una famiglia, che ad oggi rimane in attesa di risposte e di un
riconoscimento. Per questo, insieme ad altre associazioni attive sul campo,
abbiamo inviato una lettera alle autorità competenti nazionali e locali in cui
si raccomanda e si sollecita l’attivazione immediata di tutte le procedure
utili all’identificazione e alla degna sepoltura.
Le istanze delle famiglie
Parallelamente, come per Rafael, ci siamo attivate per le familiari di persone
scomparse originarie del Camerun, del Gambia, della Costa D’Avorio, dell’Algeria
e del Sierra Leone partite da Sfax e dall’Algeria in quei giorni. Attraverso il
tramite della legale dell’associazione è stata presentata denuncia di scomparsa
e sono state mandate richieste alle autorità competenti dei territori in cui
sono stati rinvenuti i corpi affinché venga verificata l’eventuale
corrispondenza tra le salme recuperate e le persone scomparse segnalate.
Considerato l’avanzato stato di decomposizione dei corpi rinvenuti, questo
probabilmente potrà avvenire solo tramite il prelievo e la comparazione del
DNA.
Come dichiarato anche da Rafael, in un’intervista dei giorni scorsi alla
televisione italiana, è fondamentale il coinvolgimento delle autorità consolari
dei Paesi di origine, così come del Ministero degli Affari Esteri e delle altre
istituzioni competenti. È indispensabile che vengano predisposte e rese
accessibili tutte le procedure necessarie alla raccolta dei campioni di DNA dei
familiari residenti nei loro Paesi e al loro tempestivo invio alle autorità
competenti italiane, così da consentire la comparazione con il materiale
genetico prelevato dalle salme.
Contro-monitoraggio e richieste
Benché i media nazionali e locali parlino di circa 15/17 salme rinvenute a
seguito della strage legata al ciclone Harry, secondo il nostro monitoraggio, i
numeri sarebbero più alti: da gennaio ad oggi almeno 22 corpi sono riemersi dal
mare, in diversi territori della regione Sicilia e Calabria, lungo le coste
delle province di Trapani, Siracusa, Agrigento, Termini Imerese, Caltanissetta,
Cosenza, Vibo Valentia. Il modo frammentario e approssimativo con cui queste
informazioni sono state finora diffuse, prevalentemente attraverso fonti
giornalistiche invece che canali istituzionali, oltre a denunciare la noncuranza
e l’approssimazione con cui queste morti vengono trattate, impedisce di avere
dati affidabili sul numero effettivo dei corpi e sui luoghi di ritrovamento,
privando anche le famiglie delle persone disperse di informazioni essenziali sul
destino dei propri cari.
Per questo motivo, abbiamo presentato un accesso civico generalizzato agli
uffici delle prefetture e dei comuni competenti nei territori interessati, con
l’obiettivo di ottenere dati puntuali e verificabili. In particolare, abbiamo
richiesto informazioni relative al numero dei ritrovamenti, ai luoghi esatti in
cui sono avvenuti, agli attori coinvolti, alla tipologia di accertamenti e di
raccolta dati effettuati sulle salme, al numero totale delle persone
identificate, ai luoghi di sepoltura e, ove possibile, anche informazioni
relative al genere e all’età delle vittime.
Riteniamo fondamentale che le autorità competenti attivino un canale diretto di
comunicazione con le famiglie, affinché queste possano essere costantemente e
correttamente informate sullo stato dei recuperi e dei dati raccolti; che tutte
le procedure finalizzate a una corretta identificazione vengano svolte
tempestivamente. Si ritiene infatti cruciale poter restituire l’identità ai
dispersi anche a distanza di tempo, e ciò è possibile soltanto se le procedure,
tra cui il prelievo del DNA della salma e dei familiari, vengano rispettate
scrupolosamente, e se la sepoltura sia disposta con assoluta certezza del luogo.
Ribadiamo l’importanza di riconoscere che anche un corpo decomposto ha un
valore, appartiene a una vita vissuta e si inserisce in una rete di affetti che
ne cercano le tracce. Per questo sollecitiamo le navi di soccorso e chiunque
avvisti in mare o in terra resti umani a porre ogni sforzo al fine di
recuperarli. Tutti i resti corporei, anche quelli decomposti, sono tracce
preziose, non residui senza significato. Infatti, anche i corpi non integri,
attraverso le tecniche forensi e la comparazione del DNA, possono essere
identificati, dando risposte alle loro famiglie. E così tracciare identità e
nomi, opponendosi alla logica che riduce alcune morti e alcuni resti a perdite
senza memoria.
Morte e incuria nella morte sono prassi politiche della gestione delle frontiere
a cui non ci arrenderemo mai. Porteremo sempre l’attenzione su ciò da cui gli
Stati vogliono distogliere lo sguardo: persone, famiglie e comunità distrutte
dalla violenza dei confini. Affinché tutto questo dolore possa essere veramente
visto. Perché queste voci esigono di essere ascoltate. In memoria delle persone
martiri per la libertà di movimento. Insieme alle loro famiglie, con rabbia e
con amore. Non dimentichiamo e non perdoniamo.
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Mem.Med Memoria Mediterranea è un collettivo di ricercatorə, antropologhə,
avvocatə, psicologhə, sociologhə, mediatorə, geografə e attivistə che si muovono
nell’area Mediterranea per analizzare in maniera critica i confini che lo
limitano, i processi migratori che lo attraversano e le politiche che li
regolamentano. Mem.Med Memoria Mediterranea è un progetto nato dal lavoro
congiunto e partecipato delle associazioni: Borderline Sicilia Onlus,
CarovaneMigranti, Clinica Legale per i Diritti Umani (CLEDU) di Palermo,
Campagna LasciateCIEntrare, Rete Antirazzista Catanese, Watch the
Med-AlarmPhone. Per sostenere le attività e il progetto di Mem.Med Memoria
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