Cuba, censure e informazione manipolata

Pressenza - Saturday, May 16, 2026

La guerra informativa contro Cuba è sempre stata una costante per chi dagli Stati Uniti ha cercato per oltre sessant’anni di riportare la isla rebelde sotto il proprio controllo. Con l’avvento dei social network che permettono, se stai dalla parte giusta, di veicolare contenuti e opinioni a migliaia di persone in tempi brevissimi, questa guerra ha raggiunto livelli fino a pochi anni fa impensabili.

Se però le tue opinioni e i tuoi contenuti non sono utili al sistema, allora le censure sono all’ordine del giorno. Poi si possono usare siti e profili social per veicolare informazioni false o palesemente distorte per portare avanti una determinata narrazione. Niente di nuovo, direte, ma il caso Cuba merita di essere approfondito.

Negli Stati Uniti hanno capito da tempo che giocare con le menti delle persone, in questo caso dei cubani e dell’opinione pubblica mondiale, è assolutamente necessario per portare avanti la narrativa secondo cui Cuba è un Paese fallito, dove il governo non è in grado di assolvere alle più elementari esigenze della popolazione. Si arriva addirittura a pensare, leggendo i vari articoli sfornati giornalmente da pseudo mezzi di informazione che si definiscono indipendenti, che qualcuno nel governo di Miguel Diaz Canel si diverta a vedere i proprio cittadini soffrire. Quindi un intervento per riportare democrazia e libertà è necessario per Cuba.

Sono stati creati molti siti che hanno sede negli Stati Uniti e ricevono finanziamenti direttamente dalla Casa Bianca  per diffondere e manipolare le informazioni su Cuba.  Negli ultimi tempi la crisi energetica è l’argomento principe su questi siti. La situazione nel Paese caraibico è oggettivamente molto complessa: abbiamo scritto molte volte dei blackout, della caduta del sistema elettrico nazionale che comporta buio completo per diverse ore. La popolazione resiste, ma ovviamente la pazienza ha un limite.

Recentemente alcune manifestazioni sono state registrate a L’Avana e Santiago de Cuba, tutto oro per la propaganda a stelle e strisce. I vari Cybercuba, ADN Cuba, CubaNet e così via non hanno perso tempo per imputare i motivi delle manifestazioni alla fine della pazienza della popolazione nei confronti del governo. Ovviamente non riferiscono che i deficit energetici che l’isola soffre non dipendono dalla cattiva volontà del governo, né dalla voglia di qualcuno a L’Avana di infliggere continue persecuzioni alla popolazione, ma dalle sanzioni imposte al popolo cubano da chi paga i loro stipendi.

Questi mezzi di propaganda vivono grazie alle sovvenzioni del governo degli Stati Uniti e per questo ne seguono le direttive. Non si può parlare, come sostengono, di libera stampa, ma di giornalismo di parte, finanziato per portare avanti la narrazione che Cuba è uno Stato fallito. Narrazione ripetuta da  Donald Trump e dal suo socio Marco Rubio, utilizzando il vecchio e sempre attuale adagio che una bugia ripetuta mille volte diventa una verità.

Le cause delle sofferenze del popolo cubano vengono costantemente negate, non si parla mai del blocco economico, commerciale e finanziario che l’isola subisce dal 1962 da parte degli Stati Uniti, non si menzionano mai nessuna delle numerose sanzioni che ampliano lo stesso blocco, Se manca il combustibile per il funzionamento delle centrali termoelettriche è colpa del governo che non lo compra, scrivono; si dimenticano ovviamente di ricordare ai lettori che dal 29 gennaio è in vigore un ordine esecutivo di Donald Trump che impone dazi aggiuntivi del 25% a tutti i Paesi che commerciano petrolio e i suoi derivati con l’isola. Quindi appare ovvio che se non c’è il petrolio la colpa non è del governo di Miguel Diaz Canel, ma delle sanzioni statunitensi.

A questo si aggiunge l’ordine esecutivo della Casa Bianca del 1° maggio, con il quale vengono bloccati tutti i depositi delle aziende che collaborano a qualunque titolo con Cuba detenuti negli Stati Uniti, Un’altra mossa che intende privare l’isola degli investimenti esteri. Ricordiamo che Donald Trump ha dato un mese di tempo a tutte le aziende straniere per lasciare l’isola, pena l’intervento sui loro beni negli Stati Uniti.

Ma queste sono solo le ultime sanzioni emesse dal pacifista della domenica. Si legge nella nostra stampa, che riprende le veline dei vari mezzi di informazione statunitensi finanziati dalla Casa Bianca, che il blocco economico, commerciale e finanziario non esiste; nel migliore dei casi, quando viene riconosciuto, si dice che tale misura non colpisce la popolazione, ma solamente i dirigenti del governo e del Partito Comunista. Andatelo a dire ai milioni di cubani che sono costretti a cucinare con il carbone perché non c’è corrente elettrica. Andatelo a dire alle migliaia di persone che non possono essere operate per la mancanza di medicine o energia elettrica nelle sale operatorie. Andatelo a dire ai malati oncologici che non possono essere curati perché le medicine di cui hanno bisogno sono di produzione statunitense e il blocco impedisce il loro acquisto; questi sono solo alcuni esempi, ma la lista è lunghissima.

Poi si legge che tutto sommato la situazione non è così difficile, che il blocco esiste solo nella fantasia dei governanti, che lo utilizzerebbero per mantenere il loro potere, perché dagli Stati Uniti arriva pollo surgelato. Verissimo, il pollo surgelato arriva dagli Stati Uniti perché una licenza speciale del 2000 lo permette, pagandolo però in anticipo.

Parallelamente alle notizie false o palesemente manipolate da questi organi di disinformazione troviamo le censure vere e proprie attuate dai social network nei confronti degli account ufficiali del governo. Vengono promosse le notizie pubblicate dai vari siti finanziati dalla Casa Bianca, mentre vengono sistematicamente nascoste le informazioni ufficiali. Uno studio condotto dall’Osservatorio sui Media di Cubadebate da gennaio a maggio sul social X ha rivelato che gli account ufficiali del governo cubano, come quello del Partito Comunista, del Ministero degli Interni, del Ministero della Salute, del Ministero degli Esteri hanno subito delle vere e proprie censure.

L’account del Partito Comunista di Cuba ha avuto un calo del 33%, quello del Ministero degli Esteri del 35%, quello del Ministero delle Forze Armate del 34%, quello del Ministero dell’Interno del 59%,  quello del Ministero della Salute del 36% e così via. Tutto questo avviene contemporaneamente all’aumento della pressione del governo statunitense nei confronti di Cuba, sia in termini pratici, con l’emissione di nuove sanzioni, sia sotto il profilo mediatico, con l’inasprimento della propaganda informativa e con le censure agli organi ufficiali. Si può tranquillamente parlare di una vera e propria guerra cognitiva nei confronti del governo cubano.

Un recente rapporto del Centro di ricerca economica e politica, con sede a Washington, afferma che tra il 2019 e il 2024 le sanzioni statunitensi  hanno causato a Cuba un aumento del 148% della mortalità infantile e la morte di almeno 1.800 neonati, riferisce Cubainformaciòn. Hanno inoltre ridotto del 59% le entrate per il turismo, del 23%  i servizi medici e del 42% le rimesse estere.

Le sanzioni hanno lo scopo di asfissiare l’economia e di esasperare la popolazione per portarla alla ribellione, meglio se accompagnata da atti violenti, la propaganda serve a preparare il terreno. E se poi qualcuno perde la vita per la mancanza di una medicina, sarà considerato un danno collaterale necessario per riportare democrazia e libertà nel Paese.

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Andrea Puccio