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L’Unione Cuba-Petrolio sanzionata dagli Stati Uniti
Le pressioni contro il governo cubano da parte degli Stati Uniti non si fermano. Oggi la Casa Bianca ha annunciato una nuova misura coercitiva contro l’isola caraibica, inserendo nell’elenco delle imprese sanzionate l’Unione Cuba-Petrolio (CUPET). Ciò avviene nell’ambito della politica di soffocamento economico contro Cuba esasperata negli ultimi mesi dall’amministrazione Trump. La società cubana è stata inclusa oggi nella lista unilaterale dell’OFAC (Ufficio per il controllo degli asset esteri degli Stati Uniti) del Dipartimento del Tesoro, ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14404 del Presidente Donald Trump. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che “le élite comuniste cubane hanno usato l’energia come strumento di controllo sociale e profitto cleptocratico.” Ha affermato, come sempre senza presentare prove, che “per decenni, il governo ha rubato e monopolizzato il carburante disponibile, utilizzandolo per l’aereo privato dei Castro, le forze di sicurezza impiegate per reprimere il popolo cubano, per mantenere gli hotel turistici vuoti illuminati e per trasportare persone in autobus per false proteste e manovre politiche; tutto questo mentre il popolo cubano subiva blackout e aspettava settimane per riempire il serbatoio delle loro auto.” Il blocco economico, commerciale e finanziario imposto a Cuba da oltre sessanta anni ovviamente non c’entra nulla con i problemi energetici che soffrono i cubani, come non c’entra nulla l’ordine esecutivo del 29 gennaio, con il quale sono stati introdotte dazi aggiuntivi contro tutti i Paesi che commerciano petrolio e derivati con Cuba. “Il presidente Trump vuole un nuovo futuro per il popolo cubano con maggiore libertà e opportunità economiche e politiche. Fino ad allora, continueremo ad attaccare la capacità del governo di utilizzare il suo commercio di energia per promuovere la sua agenda corrotta e reprimere violentemente il popolo cubano,” ha aggiunto il salvatore dei Caraibi. Se davvero la loro preoccupazione fosse il miglioramento della  vita dei cubani basterebbe eliminare le centinaia di misure che compongono il sessantennale blocco, ma questo non lo faranno mai, altrimenti si scoprirebbe che tutti problemi che affliggono la popolazione dell’isola non dipendono dalla incapacità dei governanti dell’Avana, ma dalle misure sanzionatorie che strangolano l’economia e la vita dei cubani. Le sanzioni contro la CUPET hanno ovviamente un effetto diretto sulla vita quotidiana dei cubani. La mancanza di carburante colpisce i trasporti pubblici, la produzione di elettricità e di cibo e la distribuzione di beni essenziali. Ogni nuova sanzione è un ulteriore colpo allo sforzo del Paese per riprendersi dalla crisi economica aggravata dal blocco stesso. Ma alla Casa Bianca spiegano con grande maestria, appoggiati dai sempre servili mezzi di informazione da loro finanziati, che stanno operando per il bene del popolo cubano. Pensano davvero che tutti siano scemi … www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 12, 2026
Pressenza
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth in visita alla base di Guantanamo
Il 10 giugno il Segretario della Guerra statunitense Pete Hegseth è arrivato alla base navale di Guantanamo a Cuba, illegalmente occupata dagli Stati Uniti. L’agenda di Hegseth, come precedentemente annunciato dal Pentagono, include incontri con le truppe di stanza nella base e una revisione delle operazioni locali. La visita avviene in mezzo a un aumento delle tensioni tra Washington e L’Avana, mentre il Paese caraibico denunciato da mesi l’aumento della pressione da parte degli Stati Uniti e la promozione di una narrazione per giustificare il blocco dell’isola e un’aggressione militare. (RT) www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 11, 2026
Pressenza
I giullari di Trump e Rubio plaudono alle sanzioni contro Cuba
I giullari del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del suo Segretario di Stato Marco Rubio applaudono fragorosamente quando dalla Casa Bianca arrivano altre sanzioni contro Cuba. Non potrebbero fare diversamente, visto che questi mezzi di informazione, che si definiscono la stampa libera cubana,  vivono solamente grazie alle elargizioni che arrivano dal governo a stelle e strisce. Ogni ulteriore sanzione emessa contro l’isola caraibica è un giubilo per loro. I vari Cubanet, Cybercuba, ADN Cuba e gli altri mezzi di informazione made in Miami stanno festeggiando l’ultima misura sanzionatoria del loro divo Marco Rubio, che ha portato al blocco delle carte di credito internazionali Visa e Mastercard sull’isola. Con il recente ordine esecutivo 14.400, del 1 maggio, approvato da Donald Trump su iniziativa di Marco Rubio, molti operatori internazionali, per  non perdere i loro beni o vedere le loro proprietà confiscate negli Stati Uniti, sono costretti ad abbandonare Cuba. Celebrano in pompa magna il fatto che così il conglomerato economico cubano GAE SA non riceverà più divisa straniera dalla vendita dei suoi prodotti o dei suoi servizi. Dimenticano però che con le stesse carte di credito molti cubani ricevono rimesse proprio dagli Stati Uniti o acquistano generi alimentari nei negozi, ma ai patrioti del web poco importa: l’importante è continuare la guerra propagandistica contro il governo dell’Avana assecondando le sanzioni che colpiscono direttamente anche i famigliari dei cubani emigrati. Ci ricorda Cubainformacion che GAESA è in realtà una parte fondamentale dello Stato cubano: un grande conglomerato di aziende che spazia dai supermercati agli hotel, passando per le istituzioni finanziarie. Con l’Ordine Esecutivo del 1° maggio Donald Trump  sta punendo e ponendo un ultimatum a tutte le aziende che commerciano o mantengono qualche tipo di affare con una qualsiasi delle numerose entità di GAESA, ossia con una parte importante dello Stato cubano, cioè della proprietà sociale del popolo di Cuba. La Casa Bianca sostiene che GAESA è l’impresa con la quale una piccola oligarchia militare si sta arricchendo alle spalle dei cittadini cubani. Affermazione del tutto arbitraria, dato che non hanno fornito una sola prova dell’esistenza di conti correnti o fondi finanziari nei quali sarebbero confluiti questi soldi. Ma se hanno la CIA e molte altre agenzie di intelligence perché non sono stati in grado di darci almeno uno stralcio di quanto affermano? Semplice, tutto fa parte della solita strategia di massima pressioni su Cuba che, oltre a usare la leva economica, usa anche quella mediatica. Occorre creare il presupposto perché nell’opinione pubblica si insinui l’idea che occorre liberare Cuba da questa classe corrotta e inefficiente con qualunque mezzo, anche quello militare. Poi per Washington tutto quello che è statale è visto come il diavolo, il mezzo con cui una ristretta cerchia di persone sottrae denaro alle casse statali per metterselo nei loro borselli. Applaudono poi l’abbandono di Cuba da parte di molti operatori turistici: compagnie aeree come Iberia, World2Fly, Plus Ultra, Air Canada, WestJet, Sunwing, Air Transat, LATAM o Air France hanno sospeso i voli diretti all’isola. Le compagnie di spedizione marittima, come la francese CMA CGM o la tedesca Hapag, hanno cessato l’invio di container, tra cui quelli che la solidarietà internazionale invia a Cuba per aiutare la popolazione con medicinali e attrezzature varie. Molte catene alberghiere hanno comunicato che abbandoneranno l’isola. Archipiélago International (Aston), la società spagnola Meliá, che ha già interrotto la gestione di 15 dei suoi 34 hotel; Iberostar, con 12 hotel; Blue Diamond, dal Canada, e molte altre se ne andranno. Per i giullari del presidente questo impedirà a GAE SA di ricevere divisa dal settore turistico. Ma tutti i cubani che adesso già si trovano senza lavoro e quelli che nei prossimi giorni si sommeranno ai disoccupati ringraziano sentitamente. Inoltre il calo del turismo sta colpendo in modo drammatico le migliaia di case particulares, gli affittacamere che negli anni hanno rappresentato un’importante ossatura per il turismo e una notevole fonte di entrata per le famiglie cubane. Bisogna festeggiare perché il regime dittatoriale e corrotto di Cuba sta per scomparire dalla faccia della terra. Così gli alleati del governo di Donald Trump applaudono la notizia dell’abbandono dei partner internazionali di oltre un centinaio di hotel sull’isola. Ad esempio, ADN Cuba afferma: “Questo rappresenta un nuovo colpo per un settore strategico del regime cubano, che per anni ha dato la priorità alla costruzione di hotel sotto il controllo di GAESA, anche in mezzo al deterioramento dei servizi di base e alla profonda crisi economica”, riferisce Cubainformacion. Dimenticano però di ricordare che molti di questi investimenti sono stati chiaramente fatti con capitali stranieri che hanno favorito l’occupazione di migliaia di cubani, gli stessi cubani che adesso si troveranno senza lavoro. E poi affermano candidamente che è il governo di Miguel Diaz Canel che non è in grado di garantire un’occupazione degna ai suoi cittadini. La mancanza di energia elettrica per molte ore spinge i cittadini a protestare per i blackout e i servi della Casa Bianca festeggiano queste proteste. Scrivono che è colpa del governo che non comprerebbe i combustibili per alimentare le centrali termoelettriche. E il blocco energetico imposto da colui che gli paga gli stipendi dove è finito? Semplicemente non esiste, come continua a ripetere Marco Rubio: tutto va ricondotto alla solita narrazione, ovvero l’incapacità dell’esecutivo cubano di provvedere alle basilari necessità della popolazione. Ti affogo, ti strozzo con centinaia di sanzioni e poi do la colpa al governo. Infine arrivano pure a chiedere esplicitamente, mentre stanno sotto una palma a godersi il sole di  Miami, un intervento armato sull’isola, l’unico modo per far capitolare il governo cubano. Padre Alberto Reyes, ad esempio, dichiara: “Preferiamo un finale spaventoso a uno spaventoso senza fine”. Juan Juan Almeida afferma: “Purtroppo non vedo altra via d’uscita che l’intervento”.  José Daniel Ferrer, recentemente arrivato negli Stati Uniti dopo che Marco Rubio gli ha concesso l’asilo, immaginiamo perché … dice: “La libertà ha un sapore più dolce quando la si conquista con il suo sforzo”.  Rosa María Payá invece chiede all’Unione Europea e alla Spagna di “rettificare e prendere le parti del popolo cubano”, interrompendo l’accordo di dialogo politico e cooperazione che l’UE ha con Cuba. Quindi non solo privare l’isola delle risorse finanziarie con l’uscita dei partner internazionali e impedire che entri una goccia di petrolio, ma anche attaccare gli aiuti economici e materiali che arrivano dall’estero, oltre alla cooperazione internazionale e alla solidarietà. E poi questo viene dipinto come un progetto di liberazione. (Informazioni: Cubainformacion) www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 7, 2026
Pressenza
Sanzionati dagli Stati Uniti il presidente cubano e membri della famiglia di Raul Castro
Sanzioni, sanzioni e ancora sanzioni … il governo degli Stati Uniti ha emesso oggi sanzioni contro il Presidente della Repubblica di Cuba Miguel Diaz Canel, alcuni membri della famiglia di Raul Castro e altre istituzioni cubane. Tanto per non perdere le sane abitudini dalla Casa Bianca arriva un altro giro di sanzioni contro Cuba.  Questa volta il Dipartimento di Stato statunitense, in una nuova azione dell’amministrazione Trump contro il Paese caraibico, ha sanzionato Díaz-Canel e sua moglie, Lis Cuesta Peraza, Alejandro Castro Espín, figlio di Raúl Castro,  Raúl Alejandro Castro Calis, nipote di Raúl Castro e  Manuel Anido Cuesta, figliastro di Díaz-Canel. Sono state inoltre sanzionati il Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie (MINFAR), i Comitati di Difesa della Rivoluzione (CDR), l’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP), Amistur Cuba S.A. e  Miniera La Victoria S.A. Le sanzioni bloccano tutti i beni e gli interessi sotto la giurisdizione degli Stati Uniti e vietano ai cittadini e alle imprese statunitensi di effettuare transazioni con i sanzionati. Marco Rubio, nella solita stantia retorica,  ha affermato che le sanzioni cercano di colpire la rete di persone ed entità che sostengono e finanziano le attività di Cuba contro gli interessi degli Stati Uniti. “La vile inclusione del presidente Díaz-Canel, parte della sua famiglia, oltre a istituzioni, organizzazioni della società civile e aziende cubane in una lista illegittima e unilaterale del governo degli Stati Uniti è l’ultimo esempio del piano interventista statunitense, che intende presentare Cuba come una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, ha scritto il Ministro degli Esteri Bruno Rodriguez Parrilla sul suo account X dopo l’emissione delle sanzioni. “Ogni azione degli Stati Uniti volta a costruire uno scenario di conflitto tra i due Paesi sarà destinata al fallimento. Ogni minaccia contro l’indipendenza e la sovranità di Cuba avrà come risposta più unità e determinazione del nostro popolo” ha aggiunto il ministro. Intanto Donald Trump tuonava nuovamente contro Cuba, dichiarando che dopo l’Iran, Washington si occuperà della nazione caraibica. “Ci occuperemo di questo (Cuba) non appena avremo finito (con l’Iran). Mi piace fare una cosa alla volta,” ha dichiarato l’inquilino della Casa Bianca. Da parte sua Miguel Díaz-Canel ha commentato le recenti dichiarazioni di Donald Trump affermando che “questa cecità politica si aggiunge alle misure coercitive applicate nelle ultime settimane contro il nostro Paese, progettate per danneggiare il popolo cubano”. Il governo cinese ha dichiarato che Washington deve porre fine “immediatamente e completamente” al blocco e alle sanzioni contro l’isola. La portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha accusato gli Stati Uniti di usare “pretesti” e “calunnie” per giustificare la loro politica nei confronti dell’Avana. “Inventare pretesti e diffondere calunnie non può giustificare il brutale blocco o le sanzioni illegali degli Stati Uniti contro Cuba”, ha affermato Mao Ning, aggiungendo che le misure imposte per decenni da Washington hanno gravemente colpito l’economia cubana e le condizioni di vita della popolazione (RT). Andrea Puccio
June 5, 2026
Pressenza
Visa e Mastercard non funzioneranno più a Cuba
Il cappio attorno all’economia cubana continua a stringersi: la Banca Centrale di Cuba ha comunicato che dal 6 giugno non sarà più possibile usare le carte di credito internazionali dei circuiti Visa e Mastercard. “In data 2 giugno è stata ricevuta la comunicazione che la banca straniera responsabile delle operazioni effettuate a Cuba utilizzando carte Visa e Mastercard interromperà il suo rapporto con FINCIMEX S.A. A partire dal 6 giugno, data in cui entrerà in vigore la misura dell’Impero, diventa illegale e impossibile continuare con l’esecuzione degli accordi con l’entità cubana,” spiega la nota. Ovviamente l’interruzione non dipende dalla volontà dello Stato cubano, ma è direttamente collegata all’Ordine Esecutivo n. 14404 del 1° maggio, emesso dal Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, come parte della sua strategia di soffocamento del popolo cubano. Con questo ordine esecutivo gli Stati Uniti internazionalizzano le loro sanzioni a tutte le entità economiche che hanno rapporti diretti con Cuba. In pratica qualunque impresa che abbia rapporti commerciali con lo Stato cubano può vedersi congelare i propri attivi negli Stati Uniti, oltre a vedersi imporre sanzioni di varia natura. Gli Stati Uniti non solo impediscono alle loro imprese di avere rapporti commerciali con Cuba, ma si arrogano il diritto di farlo anche con altri Paesi. Di conseguenza l’isola non potrà più ricevere entrate dalle transazioni per acquisto di beni e servizi eseguiti usando le suddette carte di credito. Restano ancora attive le carte prepagate 100% nazionali come Classica e Tropicale e le carte internazionali Mir e Union pay. Si potrà comunque continuare a pagare nei negozi in contanti. Insomma, dalla Casa Bianca continuano senza sosta ad esercitare la loro politica di massima pressione nei confronti di Cuba, con la speranza di vedere capitolare il legittimo governo dell’Avana.   Andrea Puccio
June 4, 2026
Pressenza
Haiti: Medici Senza Frontiere riapre ospedale a Cité Soleil
Medici Senza Frontiere (MSF) ha avviato una graduale ripresa dei servizi medici nell’ospedale di Cité Soleil (Haiti) da lunedì 1° giugno per rispondere ai significativi bisogni della popolazione, dopo essere stata costretta a sospendere le operazioni per 3 settimane a causa dei violenti scontri tra gruppi armati. Gli intensi combattimenti a Cité Soleil avevano costretto MSF a evacuare il proprio ospedale l’11 maggio e a sospendere temporaneamente le attività. In meno di 12 ore, le équipe mediche avevano curato più di 40 persone ferite da arma da fuoco, mentre una guardia di sicurezza era stata colpita da un proiettile vagante all’interno del complesso ospedaliero. Più di 800 persone in fuga dalle violenze avevano trovato rifugio nell’ospedale, causando panico mentre gli spari continuavano. “Abbiamo dovuto sospendere tutti i nostri servizi. L’ospedale è stato completamente evacuato e diversi fori di proiettile sono visibili nei vari edifici” dichiara Thomas Curbillon, capomissione di MSF ad Haiti. “Nel reparto ambulatoriale dell’ospedale MSF di Cité Soleil, normalmente visitiamo in media 150 pazienti al giorno e il tasso di occupazione dei posti letto supera regolarmente l’80 per cento. Questo dà un’idea delle conseguenze per la popolazione quando le nostre attività vengono sospese per diverse settimane”. Dopo un periodo di relativa calma, MSF ha deciso di riaprire il pronto soccorso del proprio ospedale a Cité Soleil il 1° giugno, insieme a un’unità medica dedicata all’assistenza delle persone sopravvissute a violenze sessuali. Dopo la visita e la stabilizzazione, i pazienti vengono trasferiti in altre strutture. Se le condizioni di sicurezza lo permetteranno, nei prossimi giorni dovrebbero riprendere anche l’ambulatorio e i servizi di ricovero. Le équipe continuano a valutare i rischi per la sicurezza prima di riattivare le altre attività. “È la terza volta in tre anni che siamo stati costretti a sospendere le attività nell’ospedale di Cité Soleil” afferma Curbillon di MSF. “Chiediamo a tutte le parti in conflitto di rispettare la sicurezza dei civili e degli operatori sanitari, affinché possiamo svolgere il nostro lavoro: salvare vite umane”. Un paziente si è presentato il giorno dopo la ripresa delle attività dell’ospedale. “Durante gli scontri a Cité Soleil sono caduto mentre cercavo di scappare. Sono venuto da MSF per farmi curare, ma l’ospedale era chiuso. Non ho potuto ricevere cure per tutto questo tempo. Ho dovuto lasciare il mio quartiere per cercare rifugio altrove. Ieri sono finalmente tornato a casa e oggi sono venuto qui per una visita; mi è stato detto che avevo un braccio rotto” racconta il paziente. Cité Soleil ospita una popolazione di circa 300.000 persone che vivono con un accesso estremamente limitato ai servizi essenziali e all’assistenza sanitaria. I bisogni medici rimangono immensi. La persistente insicurezza e la mancanza di strutture sanitarie rendono l’ospedale di MSF a Cité Soleil una fonte vitale di assistenza per una popolazione particolarmente vulnerabile. Note Mentre l’ospedale a Cité Soleil era chiuso, le équipe di MSF hanno distribuito circa 100 kit igienici e generi di prima necessità alle persone sfollate a causa degli scontri armati. Ulteriori distribuzioni sono previste nei prossimi giorni. A Brooklyn, Cité Soleil, la clinica Orezon supportata da MSF è rimasta aperta. Il team è stato potenziato con l’aggiunta di un medico, un’ostetrica e uno psicologo e il numero di visite è passato da 60-80 a una media di oltre 100 al giorno. Nelle ultime tre settimane, il supporto di MSF al reparto maternità Isaïe Jeanty a Chancerelles è proseguito, nonostante l’intensificarsi della violenza che ha gravemente compromesso i trasferimenti dei pazienti e limitato l’accesso alle cure. In questa zona della capitale haitiana, MSF fornisce assistenza gratuita presso l’ospedale di Cité Soleil, il centro sanitario Orezon a Brooklyn, il reparto maternità Isaïe Jeanty a Chancerelles, nonché presso l’ospedale di Tabarre e la clinica Pran Men’m Delmas 33 a nord.     Medecins sans Frontieres
June 3, 2026
Pressenza
Le calunnie degli USA sul gruppo imprenditoriale cubano GAE
Con l’ordine esecutivo 14404, emesso da Donald Trump il 1° maggio, l’amministrazione degli Stati Uniti ha voluto inasprire la politica di massima pressione nei confronti di Cuba. Con questa ennesima misura sanzionatoria da Washington è stato deciso di colpire il Gruppo di Amministrazione Aziendale (GAE). Nel dettaglio sono state emesse sanzioni secondarie che colpiscono qualsiasi attore straniero effettui operazioni di qualsiasi tipo con questo gruppo, oltre a sanzionare il suo presidente. Il governo degli Stati Uniti ha chiaramente agito con premeditata intenzione nel tentativo di costruire pretesti per screditare la rivoluzione cubana, la sua leadership storica, i leader e con ciò confondere sia il popolo cubano che l’opinione pubblica internazionale. Lo scopo deliberato è quello di isolare il Paese dal punto di vista diplomatico, commerciale, finanziario ed energetico; rendere impossibile la sostenibilità della nazione; condizionare il dialogo e valutare varianti di aggressione militare. Hanno bisogno di costruire e consolidare una narrazione di discredito reputazionale contro tutte le istituzioni che costituiscono il sostegno del nostro progetto sociale, si legge in una nota del governo de L’Avana. Il governo degli Stati Uniti ha definito il GAE come una struttura opaca, nata per far arricchire la famiglia Castro privando il popolo cubano di importanti risorse economiche. In risposta a queste affermazioni da L’Avana viene sottolineato che il GAE è nato in pieno Periodo Speciale, tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta del secolo scorso, in seguito al crollo dell’Unione Sovietica; il suo scopo era e rimane  quello di  affrontare la guerra economica, con una visione creativa, propria, autoctona e genuinamente cubana. Il suo obiettivo è sempre stato quello di raggruppare aziende con capacità nella generazione di valuta estera e risorse che lo Stato richiede per mantenere e sviluppare le conquiste sociali e contribuire alla promozione di settori e rami della vita nazionale. Viene aggiunto inoltre che il  GAE non è un’organizzazione segreta, che non è in mano delle élite e tanto meno la via di arricchimento di pochi. È, al contrario, uno dei tanti esempi che nel tempo ha permesso di resistere all’aggressione permanente del governo degli Stati Uniti. La sua storia è stata costruita, secondo le parole del leader della rivoluzione cubana, generale dell’esercito Raúl Castro Ruz “senza il minimo spirito di protagonismo, come si fanno le cose serie”. Come ha espresso il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, all’8° Congresso del Partito, è rigorosamente storico il perfezionamento imprenditoriale sviluppato in primo luogo all’interno delle Forze Armate Rivoluzionarie, un’esperienza che poi è servita al Paese e i cui notevoli risultati sono evidenti nell’economia nazionale. Il gruppo imprenditoriale GAE ha fornito innumerevoli e importanti servizi al Paese caraibico. Sotto il suo controllo sono state costruite  più di 10.000 case in varie province del Paese, creato e realizzato un campo per i giovani pionieri della rivoluzione e sono stati sviluppati piani di vacanza per l’infanzia. Durante il periodo del Covid-19 Il GAE ha sostenuto l’economia cubana. I frutti di questa attività imprenditoriale sono stati destinati anche a investimenti nella centrale termoelettrica Lidio Ramón Pérez (Felton) di Holguín, alla progettazione e al consolidamento di grandi opere idrauliche a beneficio di milioni di cubani e cubane. Con i proventi del GAE sono stati realizzati investimenti e riparazioni presso poliambulatori, case del medico di famiglia e scuole, sottolinea la nota. Appare evidente che attaccare il conglomerato imprenditoriale GAE significa attaccare l’ossatura economica del Paese. La politica di massima pressione messa in atto dall’amministrazione Trump cerca di attaccare su tutti i fronti l’isola con la speranza che l’esasperazione di un popolo, che vive da oltre sessanta anni sotto le pressioni degli Stati Uniti, porti i cubani a scendere per le strade e rovesciare il governo. In fondo la sovversione interna sembra essere l’unica arma che Trump e il suo amico Rubio hanno per arrivare al cambio di governo a Cuba. Ritengo piuttosto improbabile un’azione in stile Venezuela o un’azione armata di ampia portata che porti a un colpo di stato. A Cuba non esiste un’alternativa politica organizzata che possa sostituire l’attuale governo, quindi ricorrere alla mobilitazione delle piazze resta l’unica opzione per la Casa Bianca. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 2, 2026
Pressenza
Incontro tra alti militari cubani e il capo del comando sud degli Stati Uniti
Il primo viceministro, capo dello stato maggiore generale delle forze armate rivoluzionarie di Cuba, Roberto Legrá Sotolongo, accompagnato da altri militari cubani di alto rango, ha incontrato questo venerdì il capo del Comando sud degli Stati Uniti, Francis L. Donovan, nel perimetro della base navale di Guantanamo, illegalmente occupata dagli Stati Uniti, per affrontare questioni di sicurezza operativa. L’incontro si è tenuto “di comune accordo”, hanno annunciato le autorità di Cuba, ed è stato descritto da entrambe le parti come “positivo.” “L’incontro è stato positivo, sono stati affrontati argomenti di interesse per le parti e si è deciso di mantenere la comunicazione tra i comandanti,” ha dichiarato il Ministero della Difesa cubano in un comunicato. L’incontro si è svolto in un contesto di tensione storica tra Washington e L’Avana, accentuato negli ultimi mesi dalle nuove misure sanzionatorie della Casa Bianca, anche se negli ultimi anni ci sono stati scambi specifici in settori come la migrazione o la lotta contro il traffico di droga. Questioni, queste ultime, di vitale importanza per l’attuale amministrazione di Donald Trump, che però non interrompe la politica di massima pressione economica nei confronti dell’isola. Non sono stati forniti dettagli specifici sugli argomenti trattati, ma il fatto che entrambe le parti abbiano valutato l’incontro come positivo e concordato suggerisce una volontà di dialogo operativo, anche se non bisogna dimenticare quante volte prima di azioni militari statunitensi la Casa Bianca ha intavolato negoziati; l’Iran insegna. Il capo del Comando sud degli Stati Uniti, Francis L. Donovan, si era recato in precedenza in Venezuela, dove aveva avuto un incontro presso l’ambasciata del suo Paese a Caracas. A Cuba era stato ricevuto anche il direttore della CIA, John Ratcliffe; l’incontro si era svolto su richiesta di Washington e i due Paesi si erano detti disposti a “sviluppare la cooperazione bilaterale” per garantire la sicurezza sia cubana che quella statunitense. (RT) www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
May 30, 2026
Pressenza
Cuba, la piazza di Roma rompe il silenzio sulla nuova stretta di Washington
Giovedì 28 maggio diverse migliaia di persone, con una fortissima presenza di giovani, hanno attraversato il centro di Roma in un giorno feriale per raggiungere l’ambasciata degli Stati Uniti. Una mobilitazione nata in pochissimi giorni, colorata e determinata, che ha messo insieme le bandiere di Cuba e quelle della Palestina. Non si è trattato di una coincidenza coreografica o di un accostamento casuale, ma di una scelta politica netta: unire in un’unica protesta due popoli che la piazza riconosce oggi  tra le principali vittime di logiche di potere geopolitico che calpestano sistematicamente i principi del diritto internazionale. Sotto il profilo visivo, il corteo romano ha attraversato le strade della capitale portando in primo piano una simbologia carica di significato storico. Accanto ai vessilli delle formazioni politiche e sindacali promotrici, lo sventolio simultaneo delle bandiere cubane e di quelle palestinesi ha definito l’identità profonda della mobilitazione. Negli interventi che si sono succeduti lungo il percorso, Cuba e Palestina vengono identificate come i due fronti principali della medesima resistenza globale contro le sanzioni, l’occupazione e le politiche di aggressione economica e militare. La saldatura tra le due cause si fonda sulla comune condizione di comunità sottoposte a prolungati regimi di assedio – commerciale e finanziario nel caso caraibico, militare e territoriale in quello mediorientale – finalizzati a piegare la sovranità nazionale e a negare il diritto fondamentale all’autodeterminazione. Portare in piazza questa doppia simbologia ha permesso di sottrarre la crisi cubana a una dinamica puramente locale, inserendola in un quadro globale di opposizione alle ingerenze internazionali e ai tentativi di sottomissione dei popoli. L’urgenza di scendere in piazza è nata dall’ennesima escalation nei confronti dell’isola. All’embargo economico, commerciale e finanziario che soffoca il Paese da oltre sessant’anni, oggi si aggiunge una strategia ancora più stringente definita dall’amministrazione statunitense. Washington sta stringendo i nodi attorno alle forniture di idrocarburi dirette all’isola, colpendo in modo particolare gli scambi con il Venezuela. Questo blocco energetico mirato sta provocando continui blackout in tutto il territorio cubano, paralizzando i trasporti pubblici, rallentando le attività produttive e puntando deliberatamente al collasso economico totale del Paese. L’obiettivo dichiarato di queste misure è favorire la destabilizzazione politica interna e indurre un cambio di regime attraverso l’esasperazione della popolazione. Per fortuna, la reazione della società civile cubana racconta un’altra storia. Nonostante la durezza estrema delle privazioni materiali quotidiane, la popolazione non sta arretrando e ha dimostrato di non volersi piegare. Esiste una coesione di fondo che spinge i cittadini a difendere le conquiste storiche dell’isola – come la sanità pubblica universale, l’istruzione gratuita e la centralità dei bisogni delle persone rispetto alla logica del profitto – vissute come un patrimonio collettivo non negoziabile che unisce la popolazione alle scelte del proprio governo. A questa “asfissia materiale” si è unita, sul piano diplomatico, la provocazione del Dipartimento di Giustizia nordamericano, che ha aperto un provvedimento penale contro il novantaquattrenne Raúl Castro per fatti complessi risalenti al 1996. Un atto privo di reale valore giuridico internazionale, ma dall’altissimo peso politico. La piazza ha condannato questa mossa definendola un chiaro esempio di lawfare, ovvero l’uso politico della giustizia utilizzato come un’arma per colpire e delegittimare i simboli storici della rivoluzione cubana proprio nel momento di massima vulnerabilità materiale ed energetica del Paese caraibico. La tesi emersa dagli interventi diffusi dal megafono durante il corteo smonta radicalmente la retorica nordamericana sulla sicurezza: Cuba non costituisce, né ha mai costituito sotto il profilo militare o strategico una minaccia reale per gli Stati Uniti o per qualsiasi altra nazione del mondo. La reale “pericolosità” attribuita all’isola risiede interamente nel suo modello sociale ed economico, antitetico alle logiche del libero mercato senza regole. Cuba rappresenta un’idea di società differente, un paese internazionalmente noto nel Sud globale non per l’esportazione di armi o contingenti militari, ma per l’invio di brigate di medici, infermieri e insegnanti per combattere l’analfabetismo e le emergenze sanitarie, ponendosi come emblema della pace e della cooperazione tra i popoli. In tutto questo scenario, stride con forza il silenzio pesante dei governi europei e di quello italiano. Le istituzioni occidentali, che si proclamano quotidianamente paladine della democrazia, della legalità internazionale e dei diritti umani, si voltano dall’altra parte di fronte al tentativo di strangolare l’economia di un intero popolo, diventando complici di fatto delle sanzioni unilaterali e delle misure coercitive rinnovate dall’amministrazione statunitense. Il corteo di Roma, che si unisce alle tante manifestazioni in diverse città italiane e nel resto del mondo, ha svolto un fondamentale ruolo di supplenza politica da parte della cittadinanza attiva. I manifestanti hanno rotto l’isolamento informativo e la censura mediatica per ricordare che difendere la sovranità di Cuba e l’autodeterminazione della Palestina non è una questione nostalgica o di retroguardia, ma la base minima e indispensabile per sperare in un futuro di pace e nella costruzione di un ordine globale realmente multipolare e democratico. Foto di Mauro Zanella Giovanni Barbera
May 29, 2026
Pressenza
Messaggio di Abel Prieto, presidente della Casa de las Américas a Cuba, a chi si sta mobilitando per il suo Paese
Sono Abel Prieto, vi parlo da Cuba, dalla Casa de las Américas. Attraverso l’amico Chema Sánchez, un fratello, voglio far arrivare questo messaggio alle tante persone degne che stanno difendendo Cuba, che si stanno mobilitando per Cuba in questi momenti così difficili per noi, di tanto pericolo per il nostro popolo. Voglio dirvi che oggi (ieri per chi legge) il nostro Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla ha parlato davanti al Consiglio di Sicurezza e si è riferito con grande dettaglio a questa questione. Mi permetto di raccomandare alle persone interessate di leggere quello straordinario discorso, che si trova su tutte le pagine cubane. Lì c’è un riassunto formidabile del tipo di dramma che il nostro popolo sta vivendo e della quantità di violazioni del diritto internazionale, della quantità di regole che il governo Trump sta infrangendo con questo assedio petrolifero, che è una punizione medievale, equivalente a un blocco navale contro Cuba. E attraverso il progetto di soffocare la società cubana si sta applicando una punizione collettiva contro tutto il nostro popolo. Questo si manifesta anche in dati davvero commoventi. La mortalità infantile, che prima di questa fase così dura era arrivata a essere una delle nostre conquiste — 4 bambini ogni 1.000 nati vivi — oggi è salita a 9,2 ogni 1.000 nati vivi. La cifra dei bambini che muoiono dopo la nascita è raddoppiata. Questo è molto doloroso, molto amaro per noi. I nostri medici, le nostre infermiere, stanno compiendo davvero un’impresa quotidiana per salvare vite senza medicinali, molte volte senza elettricità. Anche un’altra scena che ha circolato sui social ci turba e ci addolora: una sala operatoria e i medici che, con le torce dei telefoni cellulari, illuminano la stanza affinché l’operazione chirurgica possa terminare. Decine di migliaia di cubani stanno aspettando di essere operati, finché non ci saranno condizioni adeguate nei diversi ospedali per poter intervenire chirurgicamente. Una medicina gratuita e universale di altissima qualità, dimostrata sia a Cuba che fuori da Cuba, che stanno cercando di accerchiare. Il nostro popolo ha reagito con molta forza, profondamente offeso da questa recente iniziativa così grottesca e offensiva del governo Trump, associata al tentativo di processare il generale d’esercito Raúl Castro per un fatto accaduto trent’anni fa, del quale in realtà tutta la responsabilità ricade sul governo statunitense di quell’epoca. Perché Cuba aveva denunciato ripetutamente le violazioni del proprio spazio aereo da parte di quell’organizzazione chiamata Hermanos al Rescate, terroristi travestiti da persone altruiste. Ma la reazione del nostro popolo è stata estremamente ferma. Si sono svolte manifestazioni in tutte le province. Lo stesso Primo Maggio è stato un momento straordinario, di grande sostegno alla Rivoluzione. E prima del Primo Maggio si è svolto un processo convocato dalla società civile cubana chiamato “Mi Firma por la Patria”. Più di 6 milioni e 300 mila cubani maggiorenni hanno firmato il loro impegno a difendere la Rivoluzione, difendere la nostra opera, difendere l’opera di Fidel e di Raúl. E come ha detto molte volte Díaz-Canel: Cuba è un popolo di pace, ma se ci aggrediranno ci sarà combattimento e la parola resa non esiste per noi. Cuba non vi tradirà mai. Aiutateci nella mobilitazione, aiutateci nella difesa della verità su Cuba, aiutateci a denunciare questo crimine. Un forte abbraccio. Traduzione a cura di Cuba Mambí, gruppo d’azione internazionalista.   Redazione Italia
May 28, 2026
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