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Oltre l’etichetta di “falco”: la politica estera della premier giapponese Takaichi vista da sei prospettive internazionali
Guardare la politica estera da una prospettiva orientata alla pace porta naturalmente a concentrarsi sul rafforzamento militare e sulle tensioni. Ma che cosa emerge se, almeno all’inizio, mettiamo tra parentesi quel giudizio e osserviamo con freddezza ciò che i media internazionali vedono o temono nella politica estera della premier giapponese Sanae Takaichi? Quando è entrata in carica nell’ottobre 2025, il ritratto dominante di Takaichi era semplice: erede politica di Shinzo Abe, conservatrice, “falco” sulla sicurezza, dura con la Cina e favorevole alla revisione costituzionale. Venivano ricordati anche i rapporti con Taiwan e le visite al santuario Yasukuni, che commemora i caduti giapponesi, compresi 14 criminali di guerra di classe A, ed è perciò contestato in Cina e Corea del Sud.[1] Quasi un anno dopo, la domanda è cambiata: non solo “Takaichi è un falco?”, ma “come agisce nella pratica diplomatica?”. Stati Uniti — Alleato affidabile, ma quanto autonomo? Da Washington emerge anzitutto la centralità dell’alleanza. Con Donald Trump, Takaichi ha utilizzato l’eredità di Abe combinando diplomazia personale, investimenti, minerali critici e difesa.[2] Per l’establishment della sicurezza americano, un Giappone più impegnato nella deterrenza verso la Cina è un alleato desiderabile. Il Financial Times ha però sottolineato il rovescio della medaglia: di fronte all’imprevedibilità di Trump, Tokyo non dispone di un vero “piano B”.[3] E Takaichi non accetta automaticamente ogni richiesta americana: sullo Stretto di Hormuz, il governo ha richiamato i limiti giuridici all’impiego delle Forze di autodifesa e privilegiato la diplomazia.[4] Quanto spazio autonomo può costruire il Giappone dentro un’alleanza che resta fondamentale? Europa — Che cosa sta diventando il Giappone? Nei principali media europei il rafforzamento della difesa viene letto anche come trasformazione dell’identità postbellica. Le Monde ha richiamato l’articolo 9 della Costituzione del 1947, la “clausola pacifista” con cui il Giappone rinuncia alla guerra e limita l’uso della forza.[5] Esportazioni di armi, capacità di contrattacco, revisione costituzionale e dibattito sulle “tre regole non nucleari” — non possedere, non produrre e non introdurre armi nucleari — pongono una domanda più ampia: diventando militarmente più forte, che cosa conserva il Giappone del dopoguerra?[6] Australia — Verso un ruolo regionale più autonomo? Nel maggio 2026 Takaichi ha definito il rapporto con Canberra una “quasi alleanza”, ampliando la cooperazione a difesa, energia, minerali critici e sicurezza economica.[7] L’ABC ha messo in luce un dilemma condiviso: continuare a contare sugli Stati Uniti, riducendo però il rischio di dipendere soltanto da Washington.[8] Una rete più fitta con Australia, Corea del Sud, Filippine, India e Sud-est asiatico potrebbe ampliare il margine d’azione di Tokyo. È però presto per parlare di autonomia strategica. Corea del Sud — Separare storia e cooperazione In Corea del Sud le aspettative iniziali erano negative. Pesavano Yasukuni, il colonialismo, la questione delle “comfort women” — donne, molte coreane, costrette o sottoposte a coercizione nel sistema dei bordelli militari giapponesi — e quella dei lavoratori mobilitati durante il dominio coloniale. Il rapporto con il presidente Lee Jae-myung si è però rivelato più stabile del previsto. I due leader hanno intensificato gli incontri e la cooperazione su energia, minerali critici, catene di approvvigionamento, Corea del Nord e coordinamento con gli Stati Uniti.[9] Takaichi non ha cambiato la propria visione della storia. La domanda è se sappia separare le convinzioni ideologiche dalla gestione quotidiana delle relazioni tra Stati. I nodi storici restano aperti: la tenuta di questo pragmatismo sarà una prova importante. Cina — Prima della gestione del conflitto viene la “base politica” Per i media della Cina continentale serve una cautela: Xinhua, CGTN, China Daily e Global Times sono molto più vicini alle posizioni ufficiali del governo e del Partito rispetto ai grandi giornali occidentali. Mostrano quindi soprattutto l’immagine pubblica e semi-ufficiale cinese della politica di Takaichi. Le dichiarazioni del novembre 2025, secondo cui un conflitto su Taiwan potrebbe costituire per il Giappone una “situazione di minaccia alla sopravvivenza”, vengono presentate come la causa fondamentale del deterioramento. Pechino sostiene che minino la “base politica” fissata dai quattro documenti fondamentali che, dal comunicato congiunto del 1972 in poi, regolano i rapporti sino-giapponesi.[10] China Daily collega quelle dichiarazioni al rafforzamento militare, alle esportazioni di armi e alla rete di cooperazione di sicurezza costruita da Tokyo, accusando il governo di parlare di “relazioni stabili” mentre agisce nella direzione opposta.[11] Il South China Morning Post di Hong Kong aggiunge un elemento diverso: la pressione cinese non ha necessariamente indebolito Takaichi e Pechino ha faticato a mobilitare i paesi asiatici contro il Giappone.[12] Anche la risposta cinese può irrigidire l’ambiente regionale. Sud-est asiatico — Fiducia, ma senza logica di blocco Nel Sud-est asiatico il Giappone gode ancora di una fiducia elevata. The Straits Times ha descritto l’approfondimento dei rapporti con l’ASEAN come “interesse nazionale illuminato”: rafforzare la resilienza regionale protegge anche le catene di approvvigionamento giapponesi.[13] L’ISEAS–Yusof Ishak Institute segnala però una riserva importante. Il rafforzamento militare giapponese non viene necessariamente respinto; diventerebbe problematico se fosse troppo conflittuale, marginalizzasse l’ASEAN o spingesse la regione verso una logica di blocco.[14] Molti paesi sembrano desiderare non soltanto un Giappone “più forte”, ma uno che allarghi il loro spazio di scelta. Sei prospettive, sei criteri diversi Dire che all’estero si intrecciano giudizi “positivi” e “negativi” su Takaichi spiega poco. Negli Stati Uniti si osservano capacità dell’alleato e autonomia; in Europa, la trasformazione dell’identità del Giappone postbellico; in Australia, la capacità di sostenere l’ordine regionale; in Corea del Sud, la separazione tra controversie storiche e cooperazione; nei media cinesi, la distanza di Tokyo dalla base politica tradizionale delle relazioni bilaterali; nel Sud-est asiatico, se un Giappone più forte allarghi o restringa le possibilità di scelta degli altri paesi. Possiamo davvero mettere queste sei letture sullo stesso metro? Probabilmente no: sono sei criteri diversi di “buona diplomazia”. Takaichi sta uscendo, almeno nella gestione pratica, dall’immagine iniziale di semplice “erede di Abe” e “falco anticinese”. Resta dura verso Pechino, ma non segue automaticamente Washington; coopera pragmaticamente con Seul e amplia i rapporti con Australia e Sud-est asiatico. Sarebbe però prematuro chiamare tutto questo “autonomia strategica”. Per ora si intravedono segnali di una ricerca: mantenere l’alleanza con gli Stati Uniti come asse centrale, ma infittire altre relazioni per ampliare lo spazio d’azione del Giappone. Questa ricerca evolverà verso maggiore autonomia nell’alleanza, oppure rafforzerà soprattutto una rete di sicurezza centrata sugli Stati Uniti? È ancora presto per rispondere. Resta allora una domanda: che cosa manca a questa mappa? Chiariti i criteri dei principali media, possiamo passare alla fase successiva: mettere in luce ciò che resta fuori. Note e fonti [1] Reuters, 21.10.2025; AP, 15.08.2026. [8] ABC Asia, 04.05.2026. [2] Reuters, 28.10.2025. [9] Associated Press, 19.05.2026. [3] Financial Times, 20.08.2026. [10] Xinhua, 07.05.2026. [4] Reuters, 18.03.2026. [11] China Daily, 29.07.2026. [5] Le Monde, 14.08.2026. [12] South China Morning Post, 19.03.2026. [6] Le Monde, 06.08.2026. [13] The Straits Times, 21.05.2026. [7] ABC News Australia, 04.05.2026. [14] ISEAS–Yusof Ishak Institute, 04.02.2026.   Kazuhiro Imamura
September 6, 2026
Pressenza
Elogio della corruzione
Una cosa che si deve riconoscere ai capitalisti yankee e ai loro governi reazionari o liberal (destra camuffata, da noi spacciati come progressisti) è la grande capacità corruttiva. La corruzione yankee è nell’informazione (vedi la continua propaganda manipolativa, oggi anche con le app dei genocidi sionisti), è nell’immagine dei suoi […] L'articolo Elogio della corruzione su Contropiano.
September 6, 2026
Contropiano
Iraq, acque agitate in vista del disarmo delle milizie ed il ritiro USA
Il 30 settembre, formalmente, è fissata una doppia deadline in Iraq, ovvero il ritiro delle truppe straniere ed il disarmo di tutte le milizie non statali, con l’integrazione dei propri membri all’interno delle catene di comando dell’esercito centrale. Ovviamente, l’amministrazione statunitense ha affermato di legare il proprio ritiro al disarmo […] L'articolo Iraq, acque agitate in vista del disarmo delle milizie ed il ritiro USA su Contropiano.
September 6, 2026
Contropiano
Gli Usa «ogni volta che cercano la democrazia trovano petrolio»
«Di fronte al nuovo scenario delle relazioni internazionali per lo sviluppo produttivo del paese»: è il titolo del comunicato con il quale il Partito socialista unito del Venezuela (Psuv), esprime pieno sostegno alla «compagna Delcy Rodriguez, presidente ad interim della Repubblica, in merito agli accordi firmati con Washington in materia […] L'articolo Gli Usa «ogni volta che cercano la democrazia trovano petrolio» su Contropiano.
September 6, 2026
Contropiano
AUTISTICI/INVENTATI: CONFRONTO RADIOFONICO TRA RICCARDO DUGINI DI BANCA ETICA E ALESSANDRO VOLPI, DOCENTE UNIVERSITARIO E COLLABORATORE DI ALTRECONOMIA
Banca Etica, dopo aver letto – e ascoltato, – i contributi online che abbiamo pubblicato nei giorni scorsi (clicca qui) sulla repressione Usa che ha colpito Autistici/Inventati e in particolare l’intervista ad Alessandro Volpi, ha chiesto a Radio Onda d’Urto di intervenire per riportare il proprio punto di vista sulla vicenda. Ai nostri microfoni, nella mattinata di venerdì 4 settembre, sono così intervenuti in un confronto Riccardo Dugini – vicedirettore generale di Banca Etica (dove si trovano anche i conti di Radio Onda d’Urto) – e lo stesso Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea a Pisa e collaboratore di Altreconomia. La vicenda A/I è ormai nota: venerdì 28 agosto è stata resa nota l’ennesima decisione arbitraria dell’amministrazione degli Stati Uniti diretta da Donald Trump. Il collettivo Autistici/Inventati – che da un quarto di secolo sviluppa servizi informatici indipendenti come indirizzi email, siti web, blog e newsletter a migliaia di persone e collettivi – è stato inserito nelle cosiddette liste Ofac, agenzia del Dipartimento del Tesoro Usa che amministra e applica sanzioni economiche e commerciali, ufficialmente per “contrastare la crescente minaccia rappresentata dai gruppi terroristici violenti di estrema sinistra”.I n sostanza, gli Stati Uniti considerano A/I responsabile dell’uso che gli utenti fanno dei loro servizi. Una novità assoluta nella giurisprudenza Usa e non solo. A seguito della scelta di Trump di inserire A/I tra le “organizzazioni terroristiche”, Banca Etica ha contattato Autistici/Inventati per comunicare l’elevazione del profilo di rischio del conto corrente di “Ai Odv”, sospendendo così per ora l’operatività del conto Banca Etica fa poi sapere di aver contattato le organizzazioni di categoria delle banche (Abi e Assopopolari) e il Mef del ministro Giorgetti per verificare se “ci siano soluzioni praticabili che permettano di mantenere l’operatività del conto corrente di Autistici/Inventati, senza mettere a repentaglio l’operatività dei 130mila clienti e soci di Banca Etica”. In assenza di indicazioni una banca italiana che mantenga rapporti con un soggetto inserito nelle liste Ofac potrebbe essere oggetto di “sanzioni secondarie che implicano la cessazione dei servizi erogati da intermediari Usa: questo implicherebbe per tutti i clienti di Banca Etica l’impossibilità di utilizzare carte di credito e carte di debito”, dipendenti anche in Europa dal monopolio a stelle e strisce, con “l’impossibilità di effettuare pagamenti in aree extra-Euro”, per i quali sono necessari i medesimi intermediari finanziari, anch’essi statunitensi. Alessandro Volpi, ai nostri microfoni, sostiene invece che “se una banca nata per sostenere il dissenso e l’innovazione sociale non può più proteggere un cliente come Autistici/Inventati di fronte a un’accusa politica mossa da una potenza straniera, allora il concetto stesso di finanza etica rischia di svuotarsi di significato, riducendosi a una gestione cosmetica del risparmio che si ferma esattamente dove iniziano gli interessi della sicurezza nazionale Usa”. L’audio del confronto radiofonico tra Riccardo Dugini – vicedirettore generale di Banca Etica – e Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea al dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa e collaboratore di Altreconomia. Ascolta o scarica         
September 4, 2026
Radio Onda d`Urto
Iran, la resistenza che fa tremare l’impero e dà ossigeno a Cuba
Le notizie che arrivano in questi giorni dall’Iran mostrano un quadro che dovrebbe essere letto con grande attenzione. Il presidente Masoud Pezeshkian ha osservato che “il mondo è stupito dalla resistenza dell’Iran”, perché il Paese, secondo molte previsioni, avrebbe dovuto crollare sotto il peso dell’offensiva e delle pressioni americane. Invece […] L'articolo Iran, la resistenza che fa tremare l’impero e dà ossigeno a Cuba su Contropiano.
September 4, 2026
Contropiano
Sosteniamo Autistici/Inventati
Il 26 agosto 2026 gli USA hanno sanzionato Autistici/Inventati (A/I) - collettivo italiano che dal 2001 fornisce infrastrutture digitali a movimenti e attivist*: email, hosting (noblogs), mailing list, chat, videoconferenze, streaming e servizi legati alla privacy e all’anonimato - con l'accusa di fornire supporto al terrorismo di estrema sinistra ovvero la fantomatica organizzazione antifa. L'hacklab AvANa respinge con forza le accuse dell'amministrazione Trump e rivendica il diritto a un'internet autogestita e fuori dalle logiche commerciali. Il 28 agosto gli USA hanno bloccato unilateralmente il sito autistici.org e, a cascata, le mail, chat, e altri servizi di A/I, bloccando decine di migliaia di persone, attivist*, collettivi, associazioni e organizzazioni politiche. Questo è stato possibile perché la maggior parte dei domini di internet (come ad esempio .org) sono sotto l'influenza diretta degli Stati Uniti. Il collettivo A/I si è mobilitato immediatamente per mitigare il problema e ora gran parte dei servizi sono comunque funzionanti: ad esempio, l'accesso all'homepage è stato spostato sul sito inventati.org . Se le sanzioni rimangono attive istituti finanziari e fornitori di servizi internet chiuderanno i rapporti con Autistici, e la destra italiana ha già annunciato interrogazioni parlamentari a livello italiano ed europeo contro Autistici/Inventati. Fermarli tocca a noi! Guarda cosa si può fare nel sito di AvANa e nel sito della campagna di Keep it free
September 3, 2026
Pillole di info digitale
Autistici/inventati: banca Etica non deve avallare l'ingerenza Usa
Leggiamo il post che l'economista Alessandro Volpi scrive in merito alla questione banca Etica/ Autistici sottolineando che la Corte di Giustizia Europea ha emesso una sentenza per limitare l'influenza delle sanzioni statunitensi sul territorio dell'unione europea e che nonostante questo Banca Etica, pur dissentendo, non si sta opponendo al dictat del governo americano.  Qui la petizione l rivolta a Banca Etica. La mettiamo anche qui sotto.  Chiediamo a chiunque abbia voglia di partecipare e sia cliente/soci* di Banca Etica di mandare la seguente mail agli indirizzi assistenza@bancaetica.com info@bancaetica.com reclami@bancaetica.com per fare pressione sulla banca: "Alla gentile attenzione di Banca Etica, sono cliente della banca da diversi anni. Ho scelto di affidare a voi i miei risparmi per motivi politici ed etici. Vi scrivo a pochi giorni di distanza dall'ennesimo atto di prevaricazione attuato dal governo statunitense nei confronti di persone/associazioni che hanno scelto di affidarsi alla vostra banca: dopo il caso di Francesca Albanese, adesso la repressione si è rivolta verso il collettivo Autistici/Inventati. Ho letto con preoccupazione della vostra intenzione di chiudere il rapporto bancario con l'Associazione AI-ODV in seguito al suo inserimento nella lista OFAC. Pur comprendendo il timore di possibili ripercussioni sulla struttura della banca e su tutt* noi clienti, mi chiedo quanto la scelta di agire nuovamente in tal senso (come già successo per la relatrice ONU) in realtà non incentivi l'utilizzo di questi strumenti da parte dei governi, permettendo loro di raggiungere davvero l'obiettivo: un ennesimo passo verso la repressione globale della libertà di espressione, di cui ci rendiamo complici. Vi chiedo di interpellare la comunità di Banca Etica prima di prendere ulteriori decisioni riguardo al caso di A/I, ragionando in modo condiviso su quali siano i rischi che tale comunità è pronta a sostenere in virtù dei principi etici che pensiamo ci accomunino. Qui la corrispondenza di Alessandro Volpi su RODU in cui critica duramente Banca Etica      
September 3, 2026
Radio Onda Rossa
REPRESSIONE AUTISTICI/INVENTATI: LA CRITICA DI ALESSANDRO VOLPI NEI CONFRONTI DI BANCA ETICA
Tra le conseguenze dell’azione repressiva del Dipartimento di Stato Usa c’è la sospensione, da parte di Banca Etica, del conto corrente di “AI ODV”, sul quale vengono raccolte le donazioni in favore del gruppo, unica fonte di autofinanziamento del progetto. Sulle pagine de Il manifesto, stamattina, il presidente di Banca Etica ha chiarito la posizione di contrarietà dell’istituto rispetto alla decisione del governo statunitense, denunciando però il ricatto nei confronti della banca, che rischia di finire sotto sanzioni, con conseguenze sui conti di tutti e 130mila i suoi correntisti. Su questo aspetto finanziario sentiamo il commento di Alessandro Volpi, docente di Storia contemporanea al dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Pisa e collaboratore di Altreconomia Ascolta o scarica    DI SEGUITO IL POST DI ALESSANDRO VOLPI Un post che scrivo davvero mal volentieri e con amarezza, ma penso necessario. L’afa dell’agosto 2026 non è stata soltanto meteorologica, ma ha portato con sé una tempesta geopolitica che ha scosso le fondamenta della sovranità digitale e finanziaria italiana, segnando forse il punto di non ritorno per l’esperimento della finanza alternativa nel nostro Paese. Al centro di questo scontro si trova il destino di Autistici/Inventati, lo storico collettivo di hacktivismo che per venticinque anni ha garantito spazi di libertà espressiva e anonimato digitale, e che oggi si ritrova paradossalmente schiacciato tra le ambizioni tecnocratiche del nuovo Rhine Group di Mario Draghi e il pugno di ferro della politica estera statunitense. La vicenda è precipitata il 26 agosto 2026, quando il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha firmato un provvedimento senza precedenti, inserendo il collettivo A/I nella lista degli Specially Designated Global Terrorists, accusandolo di fornire l’infrastruttura tecnologica per il coordinamento di movimenti eversivi transnazionali. Questa mossa ha innescato una reazione a catena immediata e devastante attraverso il meccanismo del de-risking finanziario, costringendo Banca Etica a compiere un atto che contraddice la sua stessa ragion d’essere: la chiusura unilaterale dei conti correnti del collettivo. In altre parole, il calcolo del rischio che la banca si assumeva per il mantenimento in vita dei conti dei A/I dopo il provvedimento di Rubio diventava l’elemento dominante rispetto all’azione etica della banca stessa. La vicenda, peraltro, è complicata da un elemento altrettanto recente. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza molto rilevante che pone un argine fondamentale proprio all’influenza extraterritoriale delle sanzioni statunitensi sul suolo europeo, prendendo le mosse dal caso di un cittadino sloveno il cui conto corrente era stato chiuso unilateralmente dal proprio istituto bancario. L’uomo era stato inserito nelle “liste nere” del Dipartimento del Tesoro USA (OFAC), un provvedimento che aveva spinto la banca, per timore di ritorsioni americane e per una politica di estremo de-risking, a interrompere ogni rapporto finanziario. Con questa pronuncia, i giudici di Lussemburgo hanno stabilito che il “diritto al conto di base” e i princìpi di sovranità sanciti dal cosiddetto Regolamento di Blocco dell’UE (Blocking Statute) prevalgono sulle decisioni politiche di Paesi terzi. La Corte ha chiarito che una banca operante nell’Unione non può procedere alla risoluzione automatica di un contratto basandosi esclusivamente su provvedimenti amministrativi stranieri, qualora questi non siano stati recepiti formalmente dall’ordinamento europeo o dalle Nazioni Unite. Secondo la sentenza, l’integrità del sistema bancario dell’UE non può essere sacrificata sull’altare della politica estera di Washington: gli istituti di credito hanno l’obbligo di fornire motivazioni concrete, oggettive e conformi al diritto comunitario prima di procedere a una chiusura, garantendo che nessun cittadino europeo venga privato dell’accesso ai servizi finanziari essenziali a causa di una “morte civile” decretata oltreoceano. Questa decisione rappresenta un precedente fondamentale anche per casi come quello del collettivo Autistici/Inventati, ribadendo che la finanza europea deve rispondere alle leggi di Bruxelles e non ai decreti di Segretari di Stato stranieri, salvaguardando così l’autonomia economica dei residenti dell’Unione di fronte alle crescenti pressioni della geopolitica statunitense. In realtà, Banca Etica, nonostante questa pronuncia, ha ritenuto, appunto, che l’eccesso di rischio finanziario di una decisione contraria alle decisioni dell’amministrazione Usa, non consentisse il mantenimento in vita dei conti di A/I. La finanza, in sostanza, prevale su qualsiasi altro aspetto: difficile da spiegare a chi sceglie Banca etica proprio per la sua sostanziale diversità. Non importa quanto una banca si proclami “etica” o attenta ai diritti sociali: nel momento in cui il sistema dei pagamenti internazionale è mediato dal dollaro e regolato dalle liste di proscrizione del Dipartimento di Stato, l’autonomia decisionale di un istituto come Banca Etica svanisce, trasformandola in un semplice terminale esecutivo di decisioni prese oltreoceano. Il rischio è che questa vicenda non sia un caso isolato, ma il modello di una nuova architettura finanziaria dove la “compliance” alle direttive Usa diventa il filtro definitivo che decide chi ha il diritto di esistere economicamente e chi deve essere cancellato. Se una banca nata per sostenere il dissenso e l’innovazione sociale non può più proteggere un cliente come Autistici/Inventati di fronte a un’accusa politica mossa da una potenza straniera, allora il concetto stesso di finanza etica rischia di svuotarsi di significato, riducendosi a una gestione cosmetica del risparmio che si ferma esattamente dove iniziano gli interessi della sicurezza nazionale americana. In questo scenario, il think tank di Draghi funge da ponte verso una normalizzazione dove l’efficienza del mercato e la stabilità del sistema bancario prevalgono sistematicamente sulle libertà civili, lasciando intendere che nell’Europa del 2026 non ci sia più spazio per zone d’ombra digitali o per banche capaci di resistere alle pressioni della geopolitica. La fine del rapporto tra Banca Etica e il collettivo A/I non è dunque solo una disputa contrattuale, ma il funerale della sovranità bancaria italiana, celebrato sotto l’egida di Marco Rubio e con il silenzio assenso delle nuove élite finanziarie europee che vedono nella tracciabilità totale e nell’allineamento atlantico l’unico futuro possibile, a costo di sacrificare l’ultimo baluardo del dissenso tecnologico e l’anima stessa del credito cooperativo.
September 2, 2026
Radio Onda d`Urto
L’avanzata atlantica del neofascismo@1
In vista delle elezioni midterm, facciamo una cronologia ragionata e non esaustiva del trumpismo e dei legami che si saldano tra Stati, capitale e movimenti neonazisti. Maccartismo 2.0, criminalizzazione delle lotte sociali, dell’antifascismo, della solidarietà alla Palestina, attacchi alle infrastrutture di comunicazione libere e fuori dalle logiche di mercato, pesanti ingerenze nella politica estera, sanzioni, dazi e altre forme di violenza economica… tutto questo e molto altro nel primo anno e mezzo del secondo mandato di Trump! (e in Europa non va meglio) Con un compagno del comitato antirep di Milano facciamo il punto dei vari filoni del processo per i “fatti di Budapest”, lanciamo gli appuntamenti delle prossime settimane in solidarietà a tuttx lx antifa e per la difesa delle lotte sociali. Per Maja, contro l’estradizione di Gino e Zaid, free all antifas! Assemblea nazionale 5 settembre h. 11 @ Acrobax Chiudiamo con alcune notizie sulla repressione del fronte interno statunitense. Citati nella puntata: Anti-Antifa, il summit di Rubio globalizza la psicosi degli Usa – Il Manifesto Assemblea nazionale FREE ALL ANTIFAS – 5 settembre 2026 a Roma No all’estradizione di Gino! Free all antifas! – Radio Blackout
September 2, 2026
Radio Blackout - Info