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L’Unione Cuba-Petrolio sanzionata dagli Stati Uniti
Le pressioni contro il governo cubano da parte degli Stati Uniti non si fermano. Oggi la Casa Bianca ha annunciato una nuova misura coercitiva contro l’isola caraibica, inserendo nell’elenco delle imprese sanzionate l’Unione Cuba-Petrolio (CUPET). Ciò avviene nell’ambito della politica di soffocamento economico contro Cuba esasperata negli ultimi mesi dall’amministrazione Trump. La società cubana è stata inclusa oggi nella lista unilaterale dell’OFAC (Ufficio per il controllo degli asset esteri degli Stati Uniti) del Dipartimento del Tesoro, ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14404 del Presidente Donald Trump. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che “le élite comuniste cubane hanno usato l’energia come strumento di controllo sociale e profitto cleptocratico.” Ha affermato, come sempre senza presentare prove, che “per decenni, il governo ha rubato e monopolizzato il carburante disponibile, utilizzandolo per l’aereo privato dei Castro, le forze di sicurezza impiegate per reprimere il popolo cubano, per mantenere gli hotel turistici vuoti illuminati e per trasportare persone in autobus per false proteste e manovre politiche; tutto questo mentre il popolo cubano subiva blackout e aspettava settimane per riempire il serbatoio delle loro auto.” Il blocco economico, commerciale e finanziario imposto a Cuba da oltre sessanta anni ovviamente non c’entra nulla con i problemi energetici che soffrono i cubani, come non c’entra nulla l’ordine esecutivo del 29 gennaio, con il quale sono stati introdotte dazi aggiuntivi contro tutti i Paesi che commerciano petrolio e derivati con Cuba. “Il presidente Trump vuole un nuovo futuro per il popolo cubano con maggiore libertà e opportunità economiche e politiche. Fino ad allora, continueremo ad attaccare la capacità del governo di utilizzare il suo commercio di energia per promuovere la sua agenda corrotta e reprimere violentemente il popolo cubano,” ha aggiunto il salvatore dei Caraibi. Se davvero la loro preoccupazione fosse il miglioramento della  vita dei cubani basterebbe eliminare le centinaia di misure che compongono il sessantennale blocco, ma questo non lo faranno mai, altrimenti si scoprirebbe che tutti problemi che affliggono la popolazione dell’isola non dipendono dalla incapacità dei governanti dell’Avana, ma dalle misure sanzionatorie che strangolano l’economia e la vita dei cubani. Le sanzioni contro la CUPET hanno ovviamente un effetto diretto sulla vita quotidiana dei cubani. La mancanza di carburante colpisce i trasporti pubblici, la produzione di elettricità e di cibo e la distribuzione di beni essenziali. Ogni nuova sanzione è un ulteriore colpo allo sforzo del Paese per riprendersi dalla crisi economica aggravata dal blocco stesso. Ma alla Casa Bianca spiegano con grande maestria, appoggiati dai sempre servili mezzi di informazione da loro finanziati, che stanno operando per il bene del popolo cubano. Pensano davvero che tutti siano scemi … www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 12, 2026
Pressenza
Il Segretario della Guerra Pete Hegseth in visita alla base di Guantanamo
Il 10 giugno il Segretario della Guerra statunitense Pete Hegseth è arrivato alla base navale di Guantanamo a Cuba, illegalmente occupata dagli Stati Uniti. L’agenda di Hegseth, come precedentemente annunciato dal Pentagono, include incontri con le truppe di stanza nella base e una revisione delle operazioni locali. La visita avviene in mezzo a un aumento delle tensioni tra Washington e L’Avana, mentre il Paese caraibico denunciato da mesi l’aumento della pressione da parte degli Stati Uniti e la promozione di una narrazione per giustificare il blocco dell’isola e un’aggressione militare. (RT) www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 11, 2026
Pressenza
Tribunale federale respinge le accuse contro attivisti filopalestinesi: l’antisionismo non è antisemitismo
In un’importante vittoria per la libertà di espressione, un tribunale federale ha respinto definitivamente tutte le accuse di cospirazione contro i diritti civili mosse contro The People’s Forum e altri imputati a seguito dell’occupazione, nell’aprile 2024, della Hamilton Hall — Hind’s Hall — alla Columbia University. La sentenza è una rivendicazione del diritto del People’s Forum (TPF) e di altri di condannare i crimini di guerra e il genocidio compiuti da Israele e sostenuti dagli Stati Uniti e di appoggiare gli studenti che chiedono il disinvestimento. Il Partnership for Civil Justice Fund (PCJF) ha rappresentato il People’s Forum nel contenzioso. In una sentenza emessa il 1° giugno 2026, la giudice Colleen McMahon della Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale di New York ha respinto tutte le richieste federali ai sensi degli articoli 42 U.S.C. §1985(3) e §1986. La causa, ora respinta, era stata intentata dal Louis D. Brandeis Center for Human Rights Under Law e dallo studio legale Torridon per conto di due dipendenti della Columbia University. Il Brandeis Center ha sostenuto che il fatto che il TPF esercitasse la libertà di parola per sostenere gli studenti accampati, invocare il disinvestimento da Israele e condannare la violenza israeliana costituisse un atto di odio antisemita. Il PCJF ha sostenuto che il Brandeis Center stava confondendo l’antisionismo, un punto di vista politico protetto, con l’antisemitismo nel tentativo di reprimere e sopprimere coloro che si oppongono al sionismo o che condannano i crimini e il genocidio israeliani. La Corte ha respinto categoricamente le argomentazioni dei ricorrenti, stabilendo che non erano riusciti a dimostrare la fondatezza di nessuna delle accuse mosse contro il TPF. La Corte ha respinto la tesi centrale dei ricorrenti secondo, cui l’opposizione al sionismo o alla politica del governo israeliano costituisce prova di un sentimento antisemita. Adottando un precedente della Corte d’Appello del Primo Circuito, il giudice McMahon ha affermato che «la scelta di criticare le azioni di Israele a Gaza non manifesta necessariamente antisemitismo», e ha osservato che le opinioni sulle politiche di Israele differiscono «anche tra ebrei e israeliani». La Corte ha giustamente osservato che persino «la stessa comunità ebraica è divisa sul fatto che l’antisionismo sia intrinsecamente antisemita». «L’equiparazione dell’antisionismo all’antisemitismo è una tattica politica volta a mettere a tacere e penalizzare coloro che, come The People’s Forum, sono solidali con la popolazione di Gaza e della Palestina. Questa sentenza chiarisce che il TPF è pienamente nel suo diritto di difendere i diritti umani e civili e di opporsi al genocidio. Si tratta di una schiacciante vittoria per la libertà di parola», ha affermato Carl Messineo, direttore legale del PCJF e consulente legale del TPF. «Il rigetto da parte della Corte di questo atto di guerra ideologica inteso a mettere a tacere i punti di vista filopalestinesi è una vittoria decisiva per la libertà di parola. Come ha riconosciuto la Corte, la critica a Israele e alla sua guerra contro Gaza è un discorso politico che ha diritto alla protezione del Primo Emendamento. Non esiste un’eccezione palestinese al Primo Emendamento», ha affermato Sarah Taitz, avvocato dello staff del PCJF e consulente legale nel contenzioso. «Questa causa fa parte di un attacco ideologico organizzato contro il movimento per la giustizia per il popolo palestinese, compresa l’opposizione al genocidio sostenuto dagli Stati Uniti. Abbiamo assistito a un flusso costante di questo tipo di cause legali motivate politicamente e prive di fondamento in tutto il Paese», ha dichiarato Mara Verheyden-Hilliard, direttrice esecutiva del PCJF e consulente legale nel contenzioso. “Siamo molto lieti di vedere che questo attacco alla libertà di parola attraverso l’abuso del sistema giudiziario sia stato alla fine respinto. Continueremo a lottare in difesa del Primo Emendamento e contro questo assalto motivato politicamente”. The People’s Forum ha dichiarato: “Accogliamo con favore la decisione del tribunale, che afferma un principio fondamentale del Primo Emendamento: le organizzazioni non possono essere penalizzate per aver intrapreso attività protette di libertà di espressione. Cause legali come questa hanno lo scopo di mettere a tacere organizzazioni come la nostra prosciugando le risorse di chi alza la voce. Speriamo che questa sentenza scoraggi altri dall’utilizzare il sistema legale per sopprimere il movimento in solidarietà con la Palestina. L’antisionismo non è antisemitismo, e nessuna causa legale può cambiare questo fatto. The People’s Forum è grato al nostro team legale e a tutti coloro che si schierano dalla parte giusta della storia.” Tutte le accuse contro The People’s Forum sono state respinte con pregiudizio, con la Corte che ha negato l’autorizzazione a modificare la denuncia definendola “inutile”. Il Partnership for Civil Justice Fund (PCJF) è un’organizzazione per la libertà di parola, i diritti costituzionali e i diritti civili che da oltre 30 anni rappresenta migliaia di individui e organizzazioni in difesa dei diritti costituzionali in tutti gli Stati Uniti. Il PCJF ha sede a Washington, D.C., con un ufficio sulla costa occidentale a Oakland, in California. Per ulteriori informazioni, visitate www.justiceonline.org o seguiteci su Bluesky, X e Instagram: @thePCJF.   Redazione Italia
June 10, 2026
Pressenza
I giullari di Trump e Rubio plaudono alle sanzioni contro Cuba
I giullari del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del suo Segretario di Stato Marco Rubio applaudono fragorosamente quando dalla Casa Bianca arrivano altre sanzioni contro Cuba. Non potrebbero fare diversamente, visto che questi mezzi di informazione, che si definiscono la stampa libera cubana,  vivono solamente grazie alle elargizioni che arrivano dal governo a stelle e strisce. Ogni ulteriore sanzione emessa contro l’isola caraibica è un giubilo per loro. I vari Cubanet, Cybercuba, ADN Cuba e gli altri mezzi di informazione made in Miami stanno festeggiando l’ultima misura sanzionatoria del loro divo Marco Rubio, che ha portato al blocco delle carte di credito internazionali Visa e Mastercard sull’isola. Con il recente ordine esecutivo 14.400, del 1 maggio, approvato da Donald Trump su iniziativa di Marco Rubio, molti operatori internazionali, per  non perdere i loro beni o vedere le loro proprietà confiscate negli Stati Uniti, sono costretti ad abbandonare Cuba. Celebrano in pompa magna il fatto che così il conglomerato economico cubano GAE SA non riceverà più divisa straniera dalla vendita dei suoi prodotti o dei suoi servizi. Dimenticano però che con le stesse carte di credito molti cubani ricevono rimesse proprio dagli Stati Uniti o acquistano generi alimentari nei negozi, ma ai patrioti del web poco importa: l’importante è continuare la guerra propagandistica contro il governo dell’Avana assecondando le sanzioni che colpiscono direttamente anche i famigliari dei cubani emigrati. Ci ricorda Cubainformacion che GAESA è in realtà una parte fondamentale dello Stato cubano: un grande conglomerato di aziende che spazia dai supermercati agli hotel, passando per le istituzioni finanziarie. Con l’Ordine Esecutivo del 1° maggio Donald Trump  sta punendo e ponendo un ultimatum a tutte le aziende che commerciano o mantengono qualche tipo di affare con una qualsiasi delle numerose entità di GAESA, ossia con una parte importante dello Stato cubano, cioè della proprietà sociale del popolo di Cuba. La Casa Bianca sostiene che GAESA è l’impresa con la quale una piccola oligarchia militare si sta arricchendo alle spalle dei cittadini cubani. Affermazione del tutto arbitraria, dato che non hanno fornito una sola prova dell’esistenza di conti correnti o fondi finanziari nei quali sarebbero confluiti questi soldi. Ma se hanno la CIA e molte altre agenzie di intelligence perché non sono stati in grado di darci almeno uno stralcio di quanto affermano? Semplice, tutto fa parte della solita strategia di massima pressioni su Cuba che, oltre a usare la leva economica, usa anche quella mediatica. Occorre creare il presupposto perché nell’opinione pubblica si insinui l’idea che occorre liberare Cuba da questa classe corrotta e inefficiente con qualunque mezzo, anche quello militare. Poi per Washington tutto quello che è statale è visto come il diavolo, il mezzo con cui una ristretta cerchia di persone sottrae denaro alle casse statali per metterselo nei loro borselli. Applaudono poi l’abbandono di Cuba da parte di molti operatori turistici: compagnie aeree come Iberia, World2Fly, Plus Ultra, Air Canada, WestJet, Sunwing, Air Transat, LATAM o Air France hanno sospeso i voli diretti all’isola. Le compagnie di spedizione marittima, come la francese CMA CGM o la tedesca Hapag, hanno cessato l’invio di container, tra cui quelli che la solidarietà internazionale invia a Cuba per aiutare la popolazione con medicinali e attrezzature varie. Molte catene alberghiere hanno comunicato che abbandoneranno l’isola. Archipiélago International (Aston), la società spagnola Meliá, che ha già interrotto la gestione di 15 dei suoi 34 hotel; Iberostar, con 12 hotel; Blue Diamond, dal Canada, e molte altre se ne andranno. Per i giullari del presidente questo impedirà a GAE SA di ricevere divisa dal settore turistico. Ma tutti i cubani che adesso già si trovano senza lavoro e quelli che nei prossimi giorni si sommeranno ai disoccupati ringraziano sentitamente. Inoltre il calo del turismo sta colpendo in modo drammatico le migliaia di case particulares, gli affittacamere che negli anni hanno rappresentato un’importante ossatura per il turismo e una notevole fonte di entrata per le famiglie cubane. Bisogna festeggiare perché il regime dittatoriale e corrotto di Cuba sta per scomparire dalla faccia della terra. Così gli alleati del governo di Donald Trump applaudono la notizia dell’abbandono dei partner internazionali di oltre un centinaio di hotel sull’isola. Ad esempio, ADN Cuba afferma: “Questo rappresenta un nuovo colpo per un settore strategico del regime cubano, che per anni ha dato la priorità alla costruzione di hotel sotto il controllo di GAESA, anche in mezzo al deterioramento dei servizi di base e alla profonda crisi economica”, riferisce Cubainformacion. Dimenticano però di ricordare che molti di questi investimenti sono stati chiaramente fatti con capitali stranieri che hanno favorito l’occupazione di migliaia di cubani, gli stessi cubani che adesso si troveranno senza lavoro. E poi affermano candidamente che è il governo di Miguel Diaz Canel che non è in grado di garantire un’occupazione degna ai suoi cittadini. La mancanza di energia elettrica per molte ore spinge i cittadini a protestare per i blackout e i servi della Casa Bianca festeggiano queste proteste. Scrivono che è colpa del governo che non comprerebbe i combustibili per alimentare le centrali termoelettriche. E il blocco energetico imposto da colui che gli paga gli stipendi dove è finito? Semplicemente non esiste, come continua a ripetere Marco Rubio: tutto va ricondotto alla solita narrazione, ovvero l’incapacità dell’esecutivo cubano di provvedere alle basilari necessità della popolazione. Ti affogo, ti strozzo con centinaia di sanzioni e poi do la colpa al governo. Infine arrivano pure a chiedere esplicitamente, mentre stanno sotto una palma a godersi il sole di  Miami, un intervento armato sull’isola, l’unico modo per far capitolare il governo cubano. Padre Alberto Reyes, ad esempio, dichiara: “Preferiamo un finale spaventoso a uno spaventoso senza fine”. Juan Juan Almeida afferma: “Purtroppo non vedo altra via d’uscita che l’intervento”.  José Daniel Ferrer, recentemente arrivato negli Stati Uniti dopo che Marco Rubio gli ha concesso l’asilo, immaginiamo perché … dice: “La libertà ha un sapore più dolce quando la si conquista con il suo sforzo”.  Rosa María Payá invece chiede all’Unione Europea e alla Spagna di “rettificare e prendere le parti del popolo cubano”, interrompendo l’accordo di dialogo politico e cooperazione che l’UE ha con Cuba. Quindi non solo privare l’isola delle risorse finanziarie con l’uscita dei partner internazionali e impedire che entri una goccia di petrolio, ma anche attaccare gli aiuti economici e materiali che arrivano dall’estero, oltre alla cooperazione internazionale e alla solidarietà. E poi questo viene dipinto come un progetto di liberazione. (Informazioni: Cubainformacion) www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 7, 2026
Pressenza
Verità che a Miami non si dicono: la storia che l’estrema destra cubano-americana preferisce nascondere
È risaputo che la politica statunitense nei confronti della Rivoluzione cubana è stata plasmata dai cubani fuggiti a Miami per sfuggire alla giustizia. I primi ad arrivare, nel gennaio del 1959, furono i  sicari, gli assassini, i torturatori, i ladri e gli ufficiali militari  che si erano arricchiti sotto il regime del tiranno Fulgencio Batista. Cuba, sotto la protezione del trattato di estradizione firmato con Washington, ha chiesto ufficialmente l’estradizione all’Avana di coloro che avevano casi aperti nei tribunali cubani. Ma  gli Stati Uniti non hanno estradato nessuno  dei famigerati assassini: Esteban Ventura, Rolando Masferrer, Conrado Carratalá, Mariano Faget Díaz, Rafael Gutiérrez Martínez, Pilar García, Irenaldo García Báez, Julio Laurent Rodríguez, José Franco Mira e molti altri. A tutti loro è stato concesso  lo “status di rifugiato politico “. Nonostante i crimini commessi, hanno vissuto pacificamente sotto la protezione della legge statunitense. CIÒ CHE SI SONO LASCIATI ALLE SPALLE: 20.000 MORTI E UNA SOCIETÀ SENZA SPERANZA. Ciò che quei “rifugiati” si sono lasciati alle spalle a Cuba è stato: * 20.000 morti  a causa della repressione di Batista. * L’oppressione delle classi più povere. * Discriminazione razziale sistematica. * Contadini senza terra né scuole per i loro figli. * Mancanza di medici e di ospedali nelle zone rurali. * Nei campi e sulle montagne non c’era luce elettrica. * Lussuosi casinò per l’alta borghesia e i turisti yankee, gestiti dalla mafia italoamericana. * Centinaia di bordelli dove venivano impiegate giovani donne senza alcuna speranza di un futuro dignitoso, molte delle quali contadine analfabete. Coloro che lasciarono Cuba e ora affermano di aver lasciato dietro di sé una “coppa d’oro” nascondono il fatto di aver lasciato dietro di sé  la disoccupazione, uno dei maggiori problemi  di quel periodo. Il censimento della popolazione e delle abitazioni condotto negli anni ’50 rivelò che solo  il 51% della popolazione in età lavorativa aveva un impiego stabile . La stampa dell’epoca riportava quotidianamente questo dato. PROFESSIONISTI SENZA FUTURO: L’ALTRA FACCIA DEL CAPITALISMO CUBANO Perché quegli attuali residenti in Florida non parlano di cosa accadeva realmente a Cuba prima del trionfo rivoluzionario? Basti ricordare loro che, secondo i dati ufficiali,  diecimila giovani professionisti  – medici, ingegneri, avvocati, veterinari, insegnanti, dentisti, farmacisti, giornalisti, intellettuali e artisti – si sono laureati con la speranza di realizzarsi professionalmente, ma  la maggior parte non ha trovato lavoro nel proprio settore . Oggi i social media sono inondati di vecchie foto dei quartieri benestanti dell’Avana, che mostrano le lussuose residenze della borghesia. Ma  non pubblicano mai immagini delle zone più vulnerabili  , come Las Yaguas e quartieri simili, privi di elettricità, fognature, acqua potabile, scuole e altri servizi essenziali. Non rendono mai pubblici i furti commessi dalla schiera di politici e militari ladri e corrotti che si sono arricchiti a spese del popolo. FULGENCIO BATISTA: DAL FIGLIO DI UNA POVERA CONTADINA ALL’UOMO PIÙ RICCO DI CUBA Per rinfrescare la memoria a coloro che vogliono infangare l’immagine degli attuali leader cubani, diciamo la verità: Fulgencio Batista, nato nella campagna orientale e figlio di una donna povera e senza risorse, durante i suoi mandati presidenziali  divenne l’uomo più ricco dell’isola , rubando e pretendendo laute commissioni su ogni investimento effettuato. Dal nulla è diventato il proprietario di: * Diverse testate giornalistiche. * Proprietario del canale televisivo 12 e di diverse stazioni radio. * Compagnia aerea aeropostale per il trasporto di merci, messaggi espressi e posta. * Principale azionista della Cuban Aviation Company. * Titolare della Inter-American Road Transport Company SA * Titolare della Miller Transportation Company. * Compagnia di spedizioni dell’isola di frutti di mare SA * Gli hotel Treasure Island e Colony, situati su quella che allora era l’Isola dei Pini. * Il 50% del capitale della Playas del Golfo SA * $ 326.000 in azioni di Radio Siboney SA * Proprietario della Eastern Radio Network. * Proprietario del Circuito Nazionale Cubana SA * Proprietario di Unión Radio e Compañía Inversiones Radiales SA * Riceveva una buona parte degli incassi giornalieri di tutti i casinò gestiti dalla mafia italoamericana. * Titolare della Gulf Engineering Company SA * Azionista di maggioranza di Metropolitan Gas Services SA * Socio della East Havana Electric Company SA * L’80% delle azioni della Hispano Cuban Bank. * Agenzia immobiliare di Marimuca. * Società di investimento Dofinca SA * Adorsinda Real Estate. * Investimenti e sviluppo di Baracoa. * Promozione del tunnel dell’Avana, per la quale ha richiesto la consegna di 5 milioni di dollari all’impresa di costruzioni francese. * Società immobiliare Marielena. * Fomento Almendares SA * Società di sviluppo urbano Valvolano. * Crysa SA e altre società immobiliari, terreni e condomini. Tutto ciò avvenne  sotto la protezione degli Stati Uniti , che possedevano i terreni migliori dell’isola, le industrie, il sistema bancario e le risorse minerarie, sempre con l’approvazione del dittatore. LA POLITICA NEI CONFRONTI DI CUBA ERA DIRETTA DALL’AMBASCIATA STATUNITENSE. La politica cubana era diretta dall’ambasciata statunitense e dalla stazione della CIA, dove si decideva cosa fare e cosa non fare, chi dovesse essere ministro o presidente. Questa è la storia di 58 anni di una pseudo-repubblica, costellata di colpi di stato e corruzione elettorale di ogni genere. Né il governo di Batista né i suoi predecessori sono mai stati sanzionati o bloccati  con leggi come quelle che vengono imposte oggi a Cuba. Non ci fu mai una campagna mediatica per condannarlo o accusarlo di corruzione. Al contrario, gli ambasciatori statunitensi erano i suoi amici più stretti e Washington lo considerava un grande leader per l’isola. Appoggiarono il colpo di stato del marzo 1952 e l’OSA riconobbe il suo governo come  “democratico ”  . Gli americani hanno sempre negoziato senza esitazione con militari corrotti e sanguinari. MARCO RUBIO E I SUOI SEGUACI VOGLIONO TORNARE A QUEL PERIODO? In quell’ambiente della Florida, popolato da assassini, torturatori e ladri al servizio del governo di Fulgencio Batista e dei suoi militari,  Marco Rubio è cresciuto e si è formato , nonostante i suoi genitori cubani avessero dovuto lasciare il paese per sfuggire alla criminalità, alla disoccupazione e alla mancanza di opportunità che regnavano in quella repubblica pseudo-democratica, sotto un sistema capitalista. Rubio e i suoi accoliti —María Elvira Salazar, Carlos Giménez e Mario Díaz-Balart, figlio di un ex ministro e amico intimo del sanguinario dittatore Batista — intendono forse instaurare a Cuba  quel regime di oppressione e disuguaglianza  che hanno dimenticato? Chiedete ai genitori di Marco Rubio di spiegare perché hanno lasciato Cuba per stabilirsi negli Stati Uniti. Vi diranno la verità: erano semplici  operai non qualificati senza alcuna speranza di una vita migliore , non borghesi o politici che si sono arricchiti in quella società iniqua dove non c’erano opportunità per tutti. ECCO PERCHÉ È SCOPPIATA LA RIVOLUZIONE. Ecco perché è scoppiata la Rivoluzione: per porre fine a tanti mali. Qualcosa che a Washington e Miami non riescono a perdonare. Ricordiamo José Martí quando scrisse: > “La verità non deve rimanere inespressa.”   Fonte: https://razonesdecuba.cu/verdades-que-no-se-dicen-en- miami-la-historia-que-la-extrema-derecha-cubanoamericana-prefiere-ocultar/ Traduzione. italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
June 5, 2026
Pressenza
Cuba, gli aerei di Castro, i motoscafi di Trump e un disgustoso doppio standard.
Il 20 maggio, il  Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti  ha formalizzato le accuse contro  Raúl Castro  per l’abbattimento degli  aerei di “Fratelli del Soccorso” avvenuto nel 1996. La data, che coincide con  la Festa dell’Indipendenza cubana  e giunge in un momento in cui si parla di un imminente intervento sull’isola, rende difficile credere che sia stata scelta a caso. Non intendo difendere  Castro . Lui stesso ha ammesso di aver dato l’ordine di attacco che ha provocato la morte di quattro civili, secondo tutte le indicazioni, in acque internazionali. Ciò che voglio sottolineare in questo articolo è che anche l’accusatore ha ucciso; molte più persone, con maggiore impunità e con meno prove a giustificazione. Insisto, non sto cercando di assolvere Castro. Sto semplicemente sottolineando che l’accusa mossa ora dagli Stati Uniti non è un atto di giustizia, ma politico. E trasformare la giustizia in un’azione politica è il modo più efficace per distorcerla e distruggerla. COSA È SUCCESSO E COSA NON È SUCCESSO CON I PICCOLI AEREI Il 24 febbraio 1996, tre  aerei Cessna  appartenenti all’organizzazione Brothers to the Rescue decollarono dalla  Florida , presumibilmente per la loro consueta missione di ricerca di canoisti cubani in difficoltà in mare. Intorno alle 15:30, due dei tre aerei furono abbattuti da caccia cubani, causando la morte di quattro persone, come ho già accennato. Cuba sostenne allora, e continua a sostenere, che i piccoli aerei avevano violato il suo spazio aereo e che aveva agito per legittima difesa. Tuttavia, l’  Organizzazione Internazionale dell’Aviazione Civile (ICAO)  ha stabilito che i due velivoli furono abbattuti tra le nove e le dieci miglia nautiche al di fuori dello spazio aereo territoriale cubano e che  Cuba  non tentò di contattarli via radio prima di aprire il fuoco. Tutto lasciava intendere che l’ordine di abbattere fosse stato impartito da Raúl Castro, allora Ministro delle Forze Armate, ma anche che nulla di tutto ciò fosse avvenuto nel vuoto. Cuba aveva segnalato per mesi al Dipartimento di Stato e all’ICAO le continue incursioni di questi piccoli aerei nel suo spazio aereo (più di venticinque tra il 1994 e il 1996). Nessuno intervenne e gli avvertimenti rimasero inascoltati. Naturalmente, questo non giustifica l’abbattimento di civili disarmati nello spazio aereo internazionale, ma è un elemento da tenere in considerazione. CHE COSA È SUCCESSO ADESSO CON LE BARCHE? A partire dal 2 settembre 2025, l’  amministrazione Trump  ha avviato una campagna di attacchi militari contro navi nelle acque internazionali dei Caraibi e del Pacifico orientale, sostenendo di dover contrastare il traffico di droga. Secondo i dati raccolti dal New York Times, al 20 maggio 2026 erano stati perpetrati 57 attacchi, che avevano causato 193 morti. In nessuno di questi attacchi è stata trovata alcuna prova della presenza di droga o armi a bordo. Persino ex funzionari antidroga statunitensi hanno sottolineato che le imbarcazioni dei trafficanti trasportano in genere due o tre persone, non undici, per ottimizzare lo spazio di carico. Per questi motivi, tra gli altri, diverse organizzazioni internazionali, come  Human Rights Watch , hanno definito questi attacchi come esecuzioni extragiudiziali illegali, secondo la definizione del Patto internazionale sui diritti civili e politici, ratificato dagli Stati Uniti. Diversi esperti legali hanno inoltre sottolineato che gli attacchi sono illegali anche secondo la legge statunitense. IL CONTESTO STORICO DEGLI STATI UNITI Le esecuzioni illegali ordinate da  Trump  non sono le prime effettuate dagli Stati Uniti. Il 3 luglio 1988, un incrociatore lanciamissili statunitense abbatté un aereo di linea della Iran Air nelle acque territoriali iraniane. A bordo si trovavano 274 passeggeri e 16 membri dell’equipaggio, tra cui 66 bambini. L’aereo era chiaramente identificabile come un velivolo civile e stava volando all’interno di un corridoio aereo commerciale internazionale. Gli Stati Uniti non si scusarono. Il vicepresidente George H.W. Bush dichiarò davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che il suo paese non aveva nulla di cui pentirsi e non ne avrebbe mai avuto. Il comandante della nave che abbatté l’aereo di linea non solo non fu processato, ma fu addirittura insignito di una medaglia. Il 7 maggio 1999, aerei statunitensi sganciarono cinque bombe di precisione sull’ambasciata cinese a Belgrado. Tre giornalisti cinesi rimasero uccisi e venti persone ferite. La spiegazione ufficiale fu che si trattò di un errore, una versione che la Cina non credette all’epoca e che continua a mettere in dubbio ancora oggi. A partire dal 2001, gli Stati Uniti hanno sviluppato un programma sistematico di attacchi con droni contro obiettivi civili in Pakistan, Yemen, Somalia e Libia. In tutti i casi, non c’è stata alcuna dichiarazione di guerra formale. Dal momento in cui Obama si è insediato, il 20 gennaio 2009, fino alla sua uscita di scena, il 31 dicembre 2015, ci sono stati 473 attacchi mirati con droni “al di fuori delle aree di ostilità attive”. Questi attacchi hanno provocato un numero di morti compreso tra 2.372 e 2.581 tra “combattenti” e tra 64 e 116 tra “non combattenti”, definiti dall’intelligence statunitense come “individui che non possono essere presi di mira secondo il diritto internazionale”. Tuttavia, la New America Foundation stima che i droni statunitensi abbiano ucciso circa 250 civili durante questo periodo, il Bureau of Investigative Journalism ha stimato che fino a 358 civili siano morti in queste operazioni e altre indagini portano il bilancio delle vittime a quasi 1.000 (Fonte dati  qui ). Il 3 ottobre 2015, un caccia dell’aeronautica militare statunitense bombardò l’ospedale di Medici Senza Frontiere (MSF) a Kunduz, in Afghanistan. Per quasi mezz’ora, l’edificio principale dell’ospedale – che ospitava l’unità di terapia intensiva, il pronto soccorso, il laboratorio, il reparto di radiologia, l’ambulatorio, il reparto di salute mentale e l’unità di fisioterapia – fu ripetutamente e con precisione bersaglio dei bombardamenti. Ventiquattro pazienti, quattordici membri dello staff e quattro operatori sanitari persero la vita. Secondo Medici Senza Frontiere, l’attacco avvenne nonostante le coordinate GPS dell’ospedale fossero state condivise con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, il Ministero degli Interni e della Difesa afghano e le forze armate statunitensi a Kabul. Ciononostante, gli Stati Uniti dichiararono che si trattò di un errore e nessun militare fu perseguito. Il 3 gennaio 2020, un attacco di droni statunitensi ha ucciso il generale iraniano Qasem Soleimani, comandante delle Guardie Rivoluzionarie, a Baghdad. La relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, Agnès Callamard, ha concluso che l’attacco è stato illegale e arbitrario secondo il diritto internazionale. Sebbene gli Stati Uniti abbiano invocato la legittima difesa, non hanno mai fornito alcuna prova che dimostrasse la necessità dell’attacco per fermare una minaccia. UN EQUILIBRIO SQUILIBRATO Gli Stati Uniti accusano Castro di quattro morti nel 1996, il che non è certo cosa da poco. Non so se sia legale farlo dopo 30 anni. Credo però che l’amministrazione degli Stati Uniti  non abbia la legittimità morale per accusare Castro della morte di quelle quattro persone, quando è responsabile di 190 esecuzioni illegali solo nell’ultimo anno, contando solo quelle compiute durante gli attacchi alle imbarcazioni. Queste esecuzioni sono state effettuate senza processo, senza prove, senza identificare la maggior parte delle vittime, senza sopravvissuti che potessero testimoniare e distruggendo le imbarcazioni in modo che nessuno potesse ispezionarle. La differenza tra i due casi non è di natura legale. È una questione di potere, perché permette al potere imperiale di uccidere di più senza che nessuno possa mettere in discussione le sue azioni. È politica mascherata da giustizia, il modo più diretto ed efficace per distruggere quest’ultima. L’accusa di Trump, e quella dei suoi procuratori, è spregevole non perché Castro sia innocente, ma perché proviene da qualcuno che applica agli altri uno standard che non è disposto ad applicare a se stesso. Si tratta di un doppio standard moralmente ripugnante perché distrugge la legittimità della legge e dell’ordine, l’unico baluardo contro cui si può arginare la barbarie e impedire che i crimini dei potenti restino impuniti. Non si tratta di proteggere Castro o difendere Trump, o viceversa. Si tratta di applicare le stesse regole a tutti. La pace inizia quando tutti gli Stati si sottomettono alla giurisdizione di tribunali internazionali indipendenti per gli atti di violenza commessi al di fuori dei propri confini, e quando il diritto internazionale cessa di essere un’arma usata dai potenti contro i deboli e diventa un limite efficace al potere di chiunque – chiunque esso sia – lo utilizzi illegittimamente. Solo attraverso i principi possiamo rendere il mondo meno violento e complesso. Ma i principi applicati solo ai nemici sono puro inganno e mera propaganda, che abbiamo il dovere di denunciare e combattere. Fonte: La Voce del Sud   Articolo da ResumenLatinoamericano Traduzione di Associazione Nazionale d’Amicizia Italia-Cuba   Per informazioni sul caso del 1996: https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-abbattimento_dei_cessna_ed_incriminazione_di_raul_castro_larticolo_di_gianni_mina_del_1996_che_chiarisce_tutto/45289_67043/ https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-dai_velivoli_del_1996_alla_crisi_attuale_cuba_denuncia_la_strategia_usa/45289_67034/ > Cuba. La verità che gli stati uniti nascondono e che i mass media italiani non > vogliono leggere Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
June 5, 2026
Pressenza
Mafia italoamericana e fascismo, una pagina “scomoda” della storia del Novecento
In tutte le stragi di Stato (Falcone e Borsellino compresi), l’unione tra mafia ed eversione nera c’è sempre stata, e la loro presenza non è mai mancata; il tutto condito con la regia della CIA. Si, il pelato (quello che nel tentativo di fuggire travestito da nazista, finì la sua corsa a piazzale Loreto) nominò il “prefetto di ferro” Mori per combattere la mafia (montagna di merda) in Sicilia. Ma questi, dopo aver stanato, con successo, la manovalanza mafiosa di strada; nel momento in cui cominciò a guardare più in alto, ossia ai vertici mafiosi, che erano colmi di camicie nere, lo stesso prefetto Mori, che era un vero servitore dello stato, fu rimosso dal suo incarico in Sicilia, e spedito altrove… chissà perché! La cosa sicura è che la mafia odia e odierà ( ricambiata) i partiti di sinistra comunisti e socialisti e farà sempre alleanze ( naturalmente subordinata con i pezzi grossi della politica) con le destre soprattutto e di centrodestra, basta guardare i dati sui politici più indagati, sennò basta ricordare tutti gli uomini di sinistra barbaramente uccisi dalle mafie di stato. Dall’unione d’Italia, con i coloni Torinesi, scesi a governare le terre palermitane, si ebbe il caporalato è l’atteggiamento mafioso, con la 2 Guerra mondiale c l’accordo mafia Usa, e così dominarono l’Italia. I rapporti finanziari e operativi tra la mafia italoamericana e il fascismo sono una pagina della storia del Novecento. Parliamo della mafia italo americana, che mentre si intrallazzava con il fascismo, allo stesso tempo trasformava CUBA nel “parco giochi” per gli USA. Nonostante la propaganda del regime dipingesse Mussolini come l’acerrimo nemico della criminalità organizzata (attraverso la repressione del “Prefetto di Ferro” Cesare Mori in Sicilia), dietro le quinte esistevano interessi economici convergenti, scambi di favori e finanziamenti diretti volti a reprimere il comune nemico antifascista. Il legame finanziario tra esponenti di Cosa nostra statunitense e le strutture fasciste si sviluppò principalmente attraverso donazioni personali e il controllo dei media della comunità italoamericana. Il boss Vito Genovese fuggì dagli Stati Uniti nel 1937 per evitare un’accusa di omicidio e si rifugiò in Italia. Qui divenne un confidente e intimo amico di alte cariche del regime, tra cui il genero del Duce, Galeazzo Ciano. Genovese finanziò direttamente il Partito Nazionale Fascista con ingenti somme di denaro e pagò di tasca propria la costruzione di una monumentale Casa del Fascio a Nola. Parliamo di quel Vito Genovese legato alla politica statunitense, ampiamente infiltrata dalla mafia, e rapporti con gli apparati militari USA. Vito genovese, dopo l’invasione alleata del 1943, Genovese divenne l’interprete e l’assistente personale di fiducia del colonnello Charles Poletti, capo degli affari civili del Governo Militare Alleato (AMGOT) a Napoli. Ritornando a mafia italoamericana e fascismo, va ricordato il caso di Generoso Pope e i media pro-fascisti. Generoso Pope, ricchissimo imprenditore edile di New York con accertati legami con la mafia (in particolare con Frank Costello), controllava il quotidiano Il Progresso Italo-Americano. Attraverso il giornale, Pope raccolse milioni di dollari tra gli immigrati italiani per finanziare le campagne di propaganda fascista e sostenere economicamente l’invasione italiana dell’Etiopia nel 1935. La mafia italo americana operò negli USA, anche su richiesta del fascismo italiano, per reprimere le lotte sindacali e gli oppositori al regime fascista. L’apice della convergenza tra gli interessi di Mussolini e quelli della mafia italoamericana si materializzò nella repressione dei movimenti anarchici, socialisti e sindacali negli Stati Uniti. Il simbolo di questa collusione fu l’omicidio di Carlo Tresca, giornalista e leader anarchico italoamericano, assassinato a New York l’11 gennaio 1943. Tresca utilizzava il suo giornale (Il Martello) per denunciare sia i crimini della mafia sia le infiltrazioni fasciste negli Stati Uniti. Le indagini storiche e giornalistiche indicarono come mandante proprio Vito Genovese, che avrebbe ordinato l’esecuzione come “favore politico” a Benito Mussolini per eliminare la voce antifascista più pericolosa d’America. L’esecutore materiale fu identificato nel killer mafioso Carmine Galante. Il legame tra mafia e fascismo si spezzò con l’ingresso degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale. Quando gli Alleati iniziarono a pianificare l’invasione della Sicilia (Operazione Husky), la mafia italoamericana (guidata da Lucky Luciano dal carcere) decise di cambiare schieramento, collaborando con l’intelligence americana per facilitare lo sbarco. Il neo-rapporto tra mafia e governo statunitense trovò plastica realizzazione in Sicilia. Durante l’avanzata delle truppe alleate in Sicilia, molti podestà fascisti furono sostituiti con uomini della mafia, a volte anche scarcerandoli. Un esempio di mafiosi trasformati in sindaci in Sicilia dai comandi delle truppe alleate: * Calogero Vizzini (Don Calò): Il capo indiscusso della mafia dell’epoca venne nominato sindaco di Villalba. * Giuseppe Genco Russo: Futuro capo di Cosa Nostra, fu nominato sindaco di Mussomeli. * Vincenzo Di Carlo: Boss di Raffadali, ricevette l’incarico chiave, per parte del comune, di responsabile dell’ufficio per la requisizione del grano. * Michele Navarra: Boss e medico di Corleone, ottenne incarichi comunali e l’autorizzazione militare per la raccolta degli automezzi militari abbandonati, che gli permise di fondare una redditizia compagnia di trasporti. * Lucio Tasca Bordonaro (Conte d’Almerita): latifondista legato agli ambienti agrari e separatisti, venne nominato sindaco di Palermo. (da Viva Cuba Libre) Redazione Italia
June 5, 2026
Pressenza
Sanzionati dagli Stati Uniti il presidente cubano e membri della famiglia di Raul Castro
Sanzioni, sanzioni e ancora sanzioni … il governo degli Stati Uniti ha emesso oggi sanzioni contro il Presidente della Repubblica di Cuba Miguel Diaz Canel, alcuni membri della famiglia di Raul Castro e altre istituzioni cubane. Tanto per non perdere le sane abitudini dalla Casa Bianca arriva un altro giro di sanzioni contro Cuba.  Questa volta il Dipartimento di Stato statunitense, in una nuova azione dell’amministrazione Trump contro il Paese caraibico, ha sanzionato Díaz-Canel e sua moglie, Lis Cuesta Peraza, Alejandro Castro Espín, figlio di Raúl Castro,  Raúl Alejandro Castro Calis, nipote di Raúl Castro e  Manuel Anido Cuesta, figliastro di Díaz-Canel. Sono state inoltre sanzionati il Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie (MINFAR), i Comitati di Difesa della Rivoluzione (CDR), l’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP), Amistur Cuba S.A. e  Miniera La Victoria S.A. Le sanzioni bloccano tutti i beni e gli interessi sotto la giurisdizione degli Stati Uniti e vietano ai cittadini e alle imprese statunitensi di effettuare transazioni con i sanzionati. Marco Rubio, nella solita stantia retorica,  ha affermato che le sanzioni cercano di colpire la rete di persone ed entità che sostengono e finanziano le attività di Cuba contro gli interessi degli Stati Uniti. “La vile inclusione del presidente Díaz-Canel, parte della sua famiglia, oltre a istituzioni, organizzazioni della società civile e aziende cubane in una lista illegittima e unilaterale del governo degli Stati Uniti è l’ultimo esempio del piano interventista statunitense, che intende presentare Cuba come una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, ha scritto il Ministro degli Esteri Bruno Rodriguez Parrilla sul suo account X dopo l’emissione delle sanzioni. “Ogni azione degli Stati Uniti volta a costruire uno scenario di conflitto tra i due Paesi sarà destinata al fallimento. Ogni minaccia contro l’indipendenza e la sovranità di Cuba avrà come risposta più unità e determinazione del nostro popolo” ha aggiunto il ministro. Intanto Donald Trump tuonava nuovamente contro Cuba, dichiarando che dopo l’Iran, Washington si occuperà della nazione caraibica. “Ci occuperemo di questo (Cuba) non appena avremo finito (con l’Iran). Mi piace fare una cosa alla volta,” ha dichiarato l’inquilino della Casa Bianca. Da parte sua Miguel Díaz-Canel ha commentato le recenti dichiarazioni di Donald Trump affermando che “questa cecità politica si aggiunge alle misure coercitive applicate nelle ultime settimane contro il nostro Paese, progettate per danneggiare il popolo cubano”. Il governo cinese ha dichiarato che Washington deve porre fine “immediatamente e completamente” al blocco e alle sanzioni contro l’isola. La portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha accusato gli Stati Uniti di usare “pretesti” e “calunnie” per giustificare la loro politica nei confronti dell’Avana. “Inventare pretesti e diffondere calunnie non può giustificare il brutale blocco o le sanzioni illegali degli Stati Uniti contro Cuba”, ha affermato Mao Ning, aggiungendo che le misure imposte per decenni da Washington hanno gravemente colpito l’economia cubana e le condizioni di vita della popolazione (RT). Andrea Puccio
June 5, 2026
Pressenza
Visa e Mastercard non funzioneranno più a Cuba
Il cappio attorno all’economia cubana continua a stringersi: la Banca Centrale di Cuba ha comunicato che dal 6 giugno non sarà più possibile usare le carte di credito internazionali dei circuiti Visa e Mastercard. “In data 2 giugno è stata ricevuta la comunicazione che la banca straniera responsabile delle operazioni effettuate a Cuba utilizzando carte Visa e Mastercard interromperà il suo rapporto con FINCIMEX S.A. A partire dal 6 giugno, data in cui entrerà in vigore la misura dell’Impero, diventa illegale e impossibile continuare con l’esecuzione degli accordi con l’entità cubana,” spiega la nota. Ovviamente l’interruzione non dipende dalla volontà dello Stato cubano, ma è direttamente collegata all’Ordine Esecutivo n. 14404 del 1° maggio, emesso dal Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, come parte della sua strategia di soffocamento del popolo cubano. Con questo ordine esecutivo gli Stati Uniti internazionalizzano le loro sanzioni a tutte le entità economiche che hanno rapporti diretti con Cuba. In pratica qualunque impresa che abbia rapporti commerciali con lo Stato cubano può vedersi congelare i propri attivi negli Stati Uniti, oltre a vedersi imporre sanzioni di varia natura. Gli Stati Uniti non solo impediscono alle loro imprese di avere rapporti commerciali con Cuba, ma si arrogano il diritto di farlo anche con altri Paesi. Di conseguenza l’isola non potrà più ricevere entrate dalle transazioni per acquisto di beni e servizi eseguiti usando le suddette carte di credito. Restano ancora attive le carte prepagate 100% nazionali come Classica e Tropicale e le carte internazionali Mir e Union pay. Si potrà comunque continuare a pagare nei negozi in contanti. Insomma, dalla Casa Bianca continuano senza sosta ad esercitare la loro politica di massima pressione nei confronti di Cuba, con la speranza di vedere capitolare il legittimo governo dell’Avana.   Andrea Puccio
June 4, 2026
Pressenza
“Mi sento offeso”: il sindaco di New York Zohran Mamdani critica aspramente la partecipazione di Smotrich alla parata per Israele
A New York, il Ministro delle Finanze israeliano di estrema destra Bezalel Smotrich ha sfilato domenica alla parata annuale dell’Israel Day insieme ad altri ministri e funzionari di governo israeliani di estrema destra. Il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer, la governatrice Kathy Hochul e il procuratore generale dello Stato di New York Letitia James erano tra i numerosi esponenti di spicco del Partito Democratico che hanno sfilato nella stessa parata di Smotrich, sanzionato da diversi Paesi per aver incitato alla violenza dei coloni contro i palestinesi. Il principale organizzatore della parata ha dichiarato al New York Times di non sapere che Smotrich e altri funzionari israeliani di estrema destra avessero in programma di partecipare. “Si può percepire nella partecipazione del ministro israeliano di estrema destra Smotrich, così come di numerosi altri ministri, una visione di annientamento, una complicità nel genocidio e, francamente, una convinzione che non attribuisce molto valore nemmeno alla sacralità dei bambini a Gaza. Sono offeso dalla loro partecipazione e so che lo sono anche molti newyorkesi” ha dichiarato il sindaco di New York Zohran Mamdani, che ha boicottato l’evento.   Democracy Now!
June 3, 2026
Pressenza