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Axios, droni e Cuba: l’ennesima fabbrica statunitense del nemico
Pubblichiamo di seguito un’importante riflessione di Federica Cresci, portavoce di Cuba Mambí — Gruppo di Azione Internazionalista, in riferimento alla guerra mediatica contro Cuba e la sua Rivoluzione. Nelle ultime ore Axios ha rilanciato una notizia gravissima: Cuba avrebbe acquistato droni militari cinesi con l’obiettivo di sorvegliare l’area di Guantánamo. Una notizia presentata come “rivelazione”, ma costruita sul solito schema: fonti anonime, accuse non verificabili, allarmismo strategico e immediata trasformazione di Cuba in minaccia. Axios non è un piccolo sito indipendente. È un media statunitense nato a Washington nel 2016, fondato da Jim VandeHei, Mike Allen e Roy Schwartz, figure centrali del giornalismo politico americano. Nel 2022 Axios è stato acquistato da Cox Enterprises in un’operazione da 525 milioni di dollari. Cox Enterprises è una potente holding privata statunitense con enormi interessi nei media, nelle comunicazioni e in altri settori strategici. Parliamo quindi di un giornale pienamente inserito nel sistema mediatico, economico e politico degli Stati Uniti, non certo di una voce neutrale o indipendente dagli interessi di Washington. Gran parte degli “scoop” pubblicati da Axios nasce inoltre da fonti anonime interne all’apparato politico, militare e dell’intelligence statunitense. È il classico meccanismo con cui da decenni vengono costruite narrazioni funzionali agli interessi geopolitici degli Stati Uniti: si diffonde un allarme, si alimenta la paura, si crea il nemico. E allora la domanda è semplice: perché proprio adesso si rilancia una notizia del genere? Perché si torna a costruire Cuba come pericolo militare? Perché si tenta di far passare un’isola sottoposta da oltre sessant’anni a blocco economico, finanziario e commerciale come se fosse una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti? Cuba non minaccia nessuno. Cuba non bombarda popoli, non invade paesi, non organizza colpi di Stato, non impone basi militari nel mondo, non strangola economie straniere con sanzioni illegali. Cuba ha mandato medici, insegnanti, cooperazione, solidarietà internazionale. Gli Stati Uniti, invece, mantengono illegalmente una base militare a Guantánamo, in territorio cubano occupato contro la volontà del popolo cubano. Questa notizia va letta per quello che è: un altro tassello della guerra mediatica contro Cuba. Una guerra che accompagna da sempre il blocco economico e finanziario imposto dall’imperialismo statunitense. Non basta affamare un popolo con sanzioni criminali: bisogna anche colpirlo sul piano simbolico, diplomatico e mediatico, costruendo artificialmente l’immagine di un paese “pericoloso”, “militarizzato”, “opaco”, “alleato dei nemici dell’Occidente”. È lo stesso copione usato mille volte contro i paesi che non si piegano agli interessi statunitensi. Prima si costruisce il mostro mediatico, poi si invocano misure “difensive”. Prima si diffonde il sospetto, poi si giustifica l’aggressione. Prima si parla di sicurezza nazionale, poi arrivano nuove sanzioni, nuove provocazioni, nuove operazioni di destabilizzazione. Dentro questa macchina propagandistica hanno sempre avuto un ruolo centrale anche i settori più reazionari della mafia cubano-americana di Miami, da decenni impegnati a finanziare, promuovere e sostenere campagne politiche e mediatiche contro la Rivoluzione cubana. Una rete di interessi economici, ideologici e geopolitici che non ha mai accettato la sovranità di Cuba e il diritto del popolo cubano a decidere autonomamente il proprio destino. Per questo la notizia di Axios non può essere letta ingenuamente. Non siamo davanti a semplice informazione: siamo davanti a una narrazione costruita dentro l’apparato mediatico statunitense, funzionale a presentare Cuba come minaccia e a preparare l’opinione pubblica a nuove forme di aggressione politica, economica e militare. Cuba non è una minaccia. Non lo è per gli Stati Uniti, non lo è per l’America Latina, non lo è per il mondo. Cuba non invade nazioni, non devasta paesi con guerre “umanitarie”, non organizza golpe, non finanzia destabilizzazioni internazionali, non mantiene centinaia di basi militari sparse nel pianeta. La vera minaccia globale è l’imperialismo che da decenni soffoca popoli interi attraverso guerre, sanzioni, occupazioni militari, ricatti economici e campagne mediatiche costruite per fabbricare nemici utili ai propri interessi geopolitici. È lo stesso meccanismo che ha devastato intere nazioni, provocato milioni di morti, distrutto economie e alimentato instabilità in ogni parte del mondo. Da oltre sessant’anni Cuba resiste a un assedio criminale perché ha avuto il coraggio di scegliere la propria sovranità, la propria dignità e la propria indipendenza. Ed è proprio questo che continua a essere intollerabile per Washington: l’esistenza di un paese che, nonostante tutto, non si è piegato.   Federica Cresci, Cuba Mambí — Gruppo di Azione Internazionalista Redazione Italia
May 18, 2026
Pressenza
Peter Thiel lancia “Objection”: l’IA dei miliardari per silenziare i giornalisti
Finanziata da Peter Thiel e guidata dall’uomo che fece fallire la rete di blog Gawker, la nuova startup lanciata circa un mese fa coi soldi del fondatore di Palantir garantisce un servizio straordinario, per chi ha liquidità da spendere: tra i 2 e i 15 mila dollari per trasformare, in […] L'articolo Peter Thiel lancia “Objection”: l’IA dei miliardari per silenziare i giornalisti su Contropiano.
May 18, 2026
Contropiano
Le ingerenze israeliane contro il movimento pro-Pal: i casi di Francia e Canada
Dalle elezioni municipali francesi ai corridoi della politica canadese, emerge un quadro inquietante di manipolazione digitale e “guerra cognitiva” orchestrata da entità legate allo Stato di Israele. Al centro delle inchieste c’è una macchina del fango costituita da account falsi alimentati dall’intelligenza artificiale e operazioni di sorveglianza mirate a colpire […] L'articolo Le ingerenze israeliane contro il movimento pro-Pal: i casi di Francia e Canada su Contropiano.
May 17, 2026
Contropiano
Cuba, censure e informazione manipolata
La guerra informativa contro Cuba è sempre stata una costante per chi dagli Stati Uniti ha cercato per oltre sessant’anni di riportare la isla rebelde sotto il proprio controllo. Con l’avvento dei social network che permettono, se stai dalla parte giusta, di veicolare contenuti e opinioni a migliaia di persone in tempi brevissimi, questa guerra ha raggiunto livelli fino a pochi anni fa impensabili. Se però le tue opinioni e i tuoi contenuti non sono utili al sistema, allora le censure sono all’ordine del giorno. Poi si possono usare siti e profili social per veicolare informazioni false o palesemente distorte per portare avanti una determinata narrazione. Niente di nuovo, direte, ma il caso Cuba merita di essere approfondito. Negli Stati Uniti hanno capito da tempo che giocare con le menti delle persone, in questo caso dei cubani e dell’opinione pubblica mondiale, è assolutamente necessario per portare avanti la narrativa secondo cui Cuba è un Paese fallito, dove il governo non è in grado di assolvere alle più elementari esigenze della popolazione. Si arriva addirittura a pensare, leggendo i vari articoli sfornati giornalmente da pseudo mezzi di informazione che si definiscono indipendenti, che qualcuno nel governo di Miguel Diaz Canel si diverta a vedere i proprio cittadini soffrire. Quindi un intervento per riportare democrazia e libertà è necessario per Cuba. Sono stati creati molti siti che hanno sede negli Stati Uniti e ricevono finanziamenti direttamente dalla Casa Bianca  per diffondere e manipolare le informazioni su Cuba.  Negli ultimi tempi la crisi energetica è l’argomento principe su questi siti. La situazione nel Paese caraibico è oggettivamente molto complessa: abbiamo scritto molte volte dei blackout, della caduta del sistema elettrico nazionale che comporta buio completo per diverse ore. La popolazione resiste, ma ovviamente la pazienza ha un limite. Recentemente alcune manifestazioni sono state registrate a L’Avana e Santiago de Cuba, tutto oro per la propaganda a stelle e strisce. I vari Cybercuba, ADN Cuba, CubaNet e così via non hanno perso tempo per imputare i motivi delle manifestazioni alla fine della pazienza della popolazione nei confronti del governo. Ovviamente non riferiscono che i deficit energetici che l’isola soffre non dipendono dalla cattiva volontà del governo, né dalla voglia di qualcuno a L’Avana di infliggere continue persecuzioni alla popolazione, ma dalle sanzioni imposte al popolo cubano da chi paga i loro stipendi. Questi mezzi di propaganda vivono grazie alle sovvenzioni del governo degli Stati Uniti e per questo ne seguono le direttive. Non si può parlare, come sostengono, di libera stampa, ma di giornalismo di parte, finanziato per portare avanti la narrazione che Cuba è uno Stato fallito. Narrazione ripetuta da  Donald Trump e dal suo socio Marco Rubio, utilizzando il vecchio e sempre attuale adagio che una bugia ripetuta mille volte diventa una verità. Le cause delle sofferenze del popolo cubano vengono costantemente negate, non si parla mai del blocco economico, commerciale e finanziario che l’isola subisce dal 1962 da parte degli Stati Uniti, non si menzionano mai nessuna delle numerose sanzioni che ampliano lo stesso blocco, Se manca il combustibile per il funzionamento delle centrali termoelettriche è colpa del governo che non lo compra, scrivono; si dimenticano ovviamente di ricordare ai lettori che dal 29 gennaio è in vigore un ordine esecutivo di Donald Trump che impone dazi aggiuntivi del 25% a tutti i Paesi che commerciano petrolio e i suoi derivati con l’isola. Quindi appare ovvio che se non c’è il petrolio la colpa non è del governo di Miguel Diaz Canel, ma delle sanzioni statunitensi. A questo si aggiunge l’ordine esecutivo della Casa Bianca del 1° maggio, con il quale vengono bloccati tutti i depositi delle aziende che collaborano a qualunque titolo con Cuba detenuti negli Stati Uniti, Un’altra mossa che intende privare l’isola degli investimenti esteri. Ricordiamo che Donald Trump ha dato un mese di tempo a tutte le aziende straniere per lasciare l’isola, pena l’intervento sui loro beni negli Stati Uniti. Ma queste sono solo le ultime sanzioni emesse dal pacifista della domenica. Si legge nella nostra stampa, che riprende le veline dei vari mezzi di informazione statunitensi finanziati dalla Casa Bianca, che il blocco economico, commerciale e finanziario non esiste; nel migliore dei casi, quando viene riconosciuto, si dice che tale misura non colpisce la popolazione, ma solamente i dirigenti del governo e del Partito Comunista. Andatelo a dire ai milioni di cubani che sono costretti a cucinare con il carbone perché non c’è corrente elettrica. Andatelo a dire alle migliaia di persone che non possono essere operate per la mancanza di medicine o energia elettrica nelle sale operatorie. Andatelo a dire ai malati oncologici che non possono essere curati perché le medicine di cui hanno bisogno sono di produzione statunitense e il blocco impedisce il loro acquisto; questi sono solo alcuni esempi, ma la lista è lunghissima. Poi si legge che tutto sommato la situazione non è così difficile, che il blocco esiste solo nella fantasia dei governanti, che lo utilizzerebbero per mantenere il loro potere, perché dagli Stati Uniti arriva pollo surgelato. Verissimo, il pollo surgelato arriva dagli Stati Uniti perché una licenza speciale del 2000 lo permette, pagandolo però in anticipo. Parallelamente alle notizie false o palesemente manipolate da questi organi di disinformazione troviamo le censure vere e proprie attuate dai social network nei confronti degli account ufficiali del governo. Vengono promosse le notizie pubblicate dai vari siti finanziati dalla Casa Bianca, mentre vengono sistematicamente nascoste le informazioni ufficiali. Uno studio condotto dall’Osservatorio sui Media di Cubadebate da gennaio a maggio sul social X ha rivelato che gli account ufficiali del governo cubano, come quello del Partito Comunista, del Ministero degli Interni, del Ministero della Salute, del Ministero degli Esteri hanno subito delle vere e proprie censure. L’account del Partito Comunista di Cuba ha avuto un calo del 33%, quello del Ministero degli Esteri del 35%, quello del Ministero delle Forze Armate del 34%, quello del Ministero dell’Interno del 59%,  quello del Ministero della Salute del 36% e così via. Tutto questo avviene contemporaneamente all’aumento della pressione del governo statunitense nei confronti di Cuba, sia in termini pratici, con l’emissione di nuove sanzioni, sia sotto il profilo mediatico, con l’inasprimento della propaganda informativa e con le censure agli organi ufficiali. Si può tranquillamente parlare di una vera e propria guerra cognitiva nei confronti del governo cubano. Un recente rapporto del Centro di ricerca economica e politica, con sede a Washington, afferma che tra il 2019 e il 2024 le sanzioni statunitensi  hanno causato a Cuba un aumento del 148% della mortalità infantile e la morte di almeno 1.800 neonati, riferisce Cubainformaciòn. Hanno inoltre ridotto del 59% le entrate per il turismo, del 23%  i servizi medici e del 42% le rimesse estere. Le sanzioni hanno lo scopo di asfissiare l’economia e di esasperare la popolazione per portarla alla ribellione, meglio se accompagnata da atti violenti, la propaganda serve a preparare il terreno. E se poi qualcuno perde la vita per la mancanza di una medicina, sarà considerato un danno collaterale necessario per riportare democrazia e libertà nel Paese. www.occhisulmondo.info   Andrea Puccio
May 16, 2026
Pressenza
PRISONBREAK La guerra delle narrazioni: come Israele usa l’AI per fabbricare rivolte
Il 13 giugno 2025, nelle prime ore del mattino, Israele lancia la sua prima grande campagna di bombardamenti contro l’Iran. Colpisce siti militari, impianti nucleari, infrastrutture. In operazioni mirate elimina alti comandanti dell’apparato militare e della sicurezza iraniana, oltre a scienziati legati al programma nucleare. L’Iran risponde con missili balistici e droni. È l’inizio di quello che verrà chiamato la Guerra dei Dodici Giorni. E nel momento esatto in cui le prime bombe cadono, qualcosa di diverso accade online: una rete coordinata di account su X inizia a pubblicare in modo sincronizzato immagini e video di presunte rivolte in Iran, veicoli militari iraniani che esplodono, folla in piazza, instabilità. Contenuti preparati in anticipo, pubblicati mentre i missili erano ancora in volo. Non si tratta di propaganda spontanea. È un’operazione pianificata, documentata nei dettagli dal Citizen Lab dell’Università di Toronto nel rapporto “We Say You Want a Revolution: PRISONBREAK” (Report No. 189, ottobre 2025), elaborato insieme al ricercatore Darren Linvill della Clemson University. Una rete di oltre cinquanta profili inautentici su X, creata nel 2023 ma attivata massicciamente dal gennaio 2025, coordinata con precisione militare con le operazioni delle IDF. Il Citizen Lab, dopo aver sistematicamente escluso spiegazioni alternative, ha concluso che l’ipotesi più coerente con le evidenze disponibili è che un’agenzia non identificata del governo israeliano — o un subappaltatore che lavora sotto la sua stretta supervisione — stia conducendo direttamente l’operazione. COME FUNZIONA PRISONBREAK L’obiettivo dichiarato della campagna, ricostruito dall’analisi dei contenuti e delle traiettorie narrative della rete, è fomentare una rivolta contro il regime iraniano all’interno della popolazione iraniana. Non si tratta di influenzare l’opinione pubblica occidentale su Israele, né di contrastare narrativi ostili nei media internazionali. È qualcosa di più diretto: produrre una percezione di instabilità interna in Iran, sincronizzata con i momenti in cui le IDF colpiscono, per amplificare l’effetto demoralizzante degli attacchi e incoraggiare la popolazione a insorgere. Il Citizen Lab ha documentato come la rete abbia utilizzato sistematicamente immagini e video generati dall’AI, inclusi deepfake, mimando l’estetica di veri organi di informazione — tra cui BBC Persian. Uno dei contenuti più analizzati è un deepfake relativo al carcere di Evin — la prigione politica più famosa dell’Iran — pubblicato alle 11:52 ora di Teheran, pochi minuti dopo l’inizio del bombardamento israeliano sulla struttura il 23 giugno 2025. Quella preparazione anticipata è, per i ricercatori del Citizen Lab, uno degli elementi più rilevanti: nessun terzo soggetto, privo di conoscenza preventiva dei piani delle IDF, avrebbe potuto preparare quei contenuti e pubblicarli in quella finestra temporale così ristretta. Nelle prime ore del conflitto, la rete ha esortato gli iraniani a prelevare denaro dagli ATM, sostenendo che il regime stesse confiscando i risparmi dei cittadini. Circolavano video AI-generated di lunghe code agli sportelli, con figure umane distorte — un indicatore tecnico di manipolazione digitale identificato dai ricercatori forensi. La rete ha anche rilanciato il movimento simbolico #8PMCry, incoraggiando i cittadini a urlare slogan antigovernativi dai balconi, amplificato con video manipolati che fingevano di mostrare una partecipazione di massa. Alcuni account hanno impersonato media legittimi, pubblicando screenshot fasulli su presunte fughe di alti funzionari iraniani. I post della rete hanno raggiunto decine di migliaia di visualizzazioni in alcuni casi: uno solo — quello relativo al carcere di Evin — ha accumulato oltre 46.000 visualizzazioni e 3.500 like. Gli account erano attivi prevalentemente durante l’orario lavorativo israeliano e operavano principalmente da desktop anziché da dispositivi mobili: indicatori tecnici che i ricercatori hanno interpretato come coerenti con un’operazione professionalmente coordinata, non con dissenso organico iraniano. STOIC E L’INDUSTRIA ISRAELIANA DELLA DISINFORMAZIONE PRISONBREAK non è un caso isolato. Intorno a operazioni di questo tipo si è sviluppato in Israele un ecosistema commerciale strutturato: società spesso fondate da ex ufficiali militari delle forze di intelligence che operano in una zona grigia, offrendo capacità tecnologiche di manipolazione senza esplicitarle, consentendo ai clienti statali di mantenere una misura di plausibile negabilità. La società più documentata in questo ecosistema è STOIC, una società di marketing politico con sede a Tel Aviv. Nel giugno 2024, Meta e OpenAI hanno smantellato una rete di account gestita da STOIC: Meta ha rimosso 510 account Facebook e 32 account Instagram, emettendo una lettera di diffida. OpenAI ha confermato che STOIC usava i suoi modelli per generare articoli web e commenti pubblicati su Facebook, Instagram, X, YouTube e Telegram. Dopo aver pubblicato i commenti, altri account della stessa rete rispondevano con testi anch’essi generati dall’AI — creando l’illusione di un dibattito autentico. I profili fingevano di essere studenti ebrei, afroamericani o “cittadini preoccupati” nei paesi target. Le foto profilo erano spesso generate dall’AI, con alcuni account che usavano la stessa fotografia per persone nominalmente diverse. Dietro STOIC c’è un mandante pubblico documentato: il Ministero degli Affari della Diaspora israeliano, che ha finanziato l’operazione con circa 2 milioni di dollari per condurre una campagna rivolta a 128 parlamentari americani, con focus specifico sui membri democratici e afroamericani della Camera dei Rappresentanti. I contenuti includevano attacchi all’UNRWA, narrazioni volte a creare una frattura tra palestinesi e afroamericani, e materiale islamofobico rivolto al Canada. Il ministro Amichai Chikli ha negato le accuse, definendo le indagini “diffamazione”. HASBARA NELL’ERA DEGLI AGENTI C’è un termine ebraico che in Israele è di uso comune nell’ambito della comunicazione pubblica: hasbara, che significa letteralmente “spiegare”. La Direzione Nazionale per la Diplomazia Pubblica israeliana porta questo nome e coordina ufficialmente gli sforzi di proiezione narrativa di Israele all’estero. La distinzione tra promozione legittima di un punto di vista e operazione di disinformazione coordinata non è sempre netta nella percezione pubblica. Ma i criteri per distinguerle esistono: l’uso di profili inautentici, la fabbricazione di identità false, la sincronizzazione con operazioni militari, l’impiego di deepfake, la manipolazione artificiale dell’engagement sono indicatori documentati e specifici. Non si tratta di valutare le ragioni politiche di un conflitto. Si tratta di riconoscere un’infrastruttura tecnica di manipolazione dell’informazione, indipendentemente da chi la gestisce. LA GUERRA IN CUI TUTTI PRODUCONO FALSE REALTÀ Il quadro che emerge dall’analisi del conflitto Iran-Israele del 2025 è quello di un ambiente informativo in cui nessun attore è immune dalla tentazione di fabbricare realtà. Iran, Russia, reti filo-israeliane: ciascuno produce il proprio set di falsi, ciascuno con tecniche e obiettivi diversi. Questo è forse il dato più preoccupante. Non la sofisticazione tecnica degli sciami AI — che è reale e crescente. Ma il fatto che il sistema funzioni anche quando è parzialmente smascherato: perché in un ambiente in cui tutti producono falsi, anche il vero diventa sospetto. Un politico che smentisce un deepfake lo fa in un mondo in cui tutti sanno che i deepfake esistono. La smentita non ristabilisce la realtà: si aggiunge al rumore. COSA RESTA IN PIEDI Le operazioni documentate — PRISONBREAK, STOIC, CopyCop — sono state smantellate o ridimensionate nel momento in cui sono state esposte. Questo conta. Significa che la ricerca indipendente, il monitoraggio delle piattaforme, l’investigazione giornalistica hanno ancora un effetto. Il problema è la scala temporale: tra il momento in cui un’operazione viene attivata e il momento in cui viene smantellata, può passare abbastanza tempo da rendere il danno narrativo irreversibile. Resta in piedi, come sempre, la reputazione delle fonti. Un sistema che genera milioni di contenuti falsi non risponde a nessuno. Un ricercatore universitario, un giornalista investigativo, un’organizzazione come il Citizen Lab rispondono alla propria reputazione, alla comunità scientifica, al pubblico. E nel frattempo, gli sciami continuano a lavorare. FONTI (CLICCABILI) * Citizen Lab https://citizenlab.ca/2025/10/ai-enabled-io-aimed-at-overthrowing-iranian-regime/ * CyberScoop https://cyberscoop.com/citizen-lab-disinformation-campaign-israel-iran-evin-prison/ * NPR https://www.npr.org/2024/07/09/nx-s1-4994027/israel-us-online-influence-campaign-gaza * Haaretz https://www.haaretz.com/israel-news/security-aviation/2025-10-03/… Francesco Russo
May 5, 2026
Pressenza
Le fabbriche del consenso sintetico
Come gli sciami di agenti AI stanno riscrivendo la realtà Qualche anno fa, una troll farm funzionava così: un edificio pieno di persone, turni, scrivanie, lavoratori pagati per scrivere post, creare profili falsi, commentare e accendere polemiche nelle discussioni online. Era costoso, lento e, alla fine, l’impatto reale era marginale. Oggi quegli edifici esistono ancora, ma i lavoratori non scrivono più. Configurano agenti. Li istruiscono, li supervisionano, li moltiplicano. Centinaia di migliaia di agenti autonomi che fanno in un’ora quello che prima richiedeva settimane di lavoro umano. Le troll farm sono diventate AI farm, e producono contenuto sintetico su scala industriale. Non è una metafora. È la descrizione letterale di un sistema documentato. Un rapporto del febbraio 2026 del Centre for International Governance Innovation (CIGI), intitolato “From Trolls to Generative AI: Russia’s Disinformation Evolution”, racconta come reti come CopyCop — un’operazione di disinformazione collegata al GRU, l’intelligence militare russa — utilizzino versioni modificate di modelli open-source come Llama 3, installate su server propri, per trasformare articoli di stampa in propaganda politica e distribuirla attraverso centinaia di siti web falsi senza lasciare tracce. Perché i modelli girano in locale, su hardware russo, dentro confini russi, fuori da qualsiasi giurisdizione occidentale. Non c’è watermark. Non c’è log. Non c’è nessuno a cui chiedere conto. SCIAMI, NON BOT Quello a cui ci siamo abituati, negli anni, era l’automazione nel senso classico: un sistema che inviava centomila email identiche, cambiando al massimo il nome del destinatario, oppure pubblicava altrettanti post con variazioni minime. Automatizzava la distribuzione, ma al fondo era spam riconoscibile. Il nostro modello mentale è ancora quello: se è automatizzato, è generico; se è generico, lo riconosci. Ma questo modello è costruito su anni di esperienza in un mondo senza agenti AI. Ed è diventato obsoleto. Il paper pubblicato su Science nel gennaio 2026 con il titolo “How malicious AI swarms can threaten democracy” — firmato da un gruppo internazionale di ventidue ricercatori provenienti da ventuno istituzioni accademiche, tra cui Nick Bostrom, la Nobel per la Pace Maria Ressa e Filippo Menczer — descrive qualcosa di qualitativamente diverso: sciami coordinati di agenti AI con identità persistenti, memoria, capacità di adattarsi in tempo reale alle reazioni delle persone. Agenti pienamente autonomi, ciascuno dei quali produce contenuto originale, ciascuno diverso dall’altro, ciascuno calibrato sul contesto specifico della persona che riceve il messaggio. Non c’è più un messaggio che si diffonde: c’è un sistema che decide, istante per istante, quale messaggio produrre per quale persona. Questi sciami sfruttano due meccanismi psicologici che sono bug strutturali del modo in cui gli esseri umani formano le opinioni. Il primo si chiama bandwagon effect: tendiamo ad allinearci alle posizioni che percepiamo come maggioritarie. Il secondo è l’illusory truth: la ripetizione di un’informazione, indipendentemente dalla sua veridicità, ne aumenta la percezione di credibilità. Combinati, producono un effetto preciso: se vediamo la stessa posizione espressa da fonti diverse, in contesti diversi, con parole diverse, su piattaforme diverse, la registriamo come diffusa. E se la percepiamo come diffusa, la consideriamo più credibile. Gli sciami di agenti sfruttano entrambi i meccanismi contemporaneamente, su scala industriale, ventiquattro ore su ventiquattro. IL TARGETING CHIRURGICO C’è un’altra eredità del passato che va smontata: l’idea che le operazioni di manipolazione si rivolgano a masse indifferenziate. La vecchia profilazione demografica è superata. Questi agenti aggregano dati da fonti eterogenee in tempo reale: profili social, registri pubblici, database di dati rubati acquistabili per pochi dollari su qualsiasi marketplace del dark web. Miliardi di record personali sono già disponibili, dispersi in centinaia di violazioni accumulate negli anni. Un agente con accesso a un modello linguistico e a un paio di database di dati trafugati può produrre migliaia di pezzi di contenuto unici al giorno, ciascuno calibrato su una persona diversa. Moltiplicato per centomila agenti che lavorano in parallelo, il costo computazionale è nell’ordine di qualche centesimo di dollaro per messaggio perfettamente personalizzato. Questo sistema costruisce quello che si può chiamare consenso sintetico: l’illusione che un’opinione sia ampiamente condivisa, che una posizione sia sostenuta dalla maggioranza, quando in realtà è un singolo operatore che parla attraverso migliaia di maschere. Funziona perché la percezione del consenso è per noi, come specie, uno degli indicatori più potenti di veridicità. Non abbiamo sviluppato anticorpi contro un consenso fabbricato artificialmente a questa scala. IL PARADOSSO DELLA REGOLAZIONE La risposta regolamentare esiste, almeno in Europa. Il Regolamento sull’Intelligenza Artificiale, la bozza del Codice di Condotta per i modelli di uso generale, i meccanismi di enforcement del Digital Services Act: sono strumenti avanzati rispetto a qualsiasi altro blocco geopolitico. Gli Stati Uniti non hanno una regolamentazione federale. Ma anche il framework europeo più ambizioso ha un limite strutturale che non è tecnico, è geopolitico: gli attacchi arrivano da paesi che non rispondono a nessuna di queste regole. È possibile regolamentare le proprie piattaforme, i propri sviluppatori, le proprie aziende. Non è possibile regolamentare un edificio a San Pietroburgo, Shenzhen o Nuova Delhi dove qualcuno sta istruendo sciami di agenti su modelli open-source installati su server locali. Il paradosso è grottesco nella sua precisione: il contenuto prodotto da chi rispetta le regole è marcato, tracciato, eventualmente rimosso. Il contenuto prodotto da chi vuole causare danno è libero, non marcato e non soggetto ad alcuna giurisdizione. La regolamentazione filtra i soggetti regolati, lasciando intatto il campo agli attori che, per definizione, non intendono essere regolati. C’è poi la questione degli incentivi delle piattaforme. Documenti interni di Meta resi pubblici da Reuters nel novembre 2025 stimavano che circa il 10% dei ricavi globali di Meta nel 2024 — circa 16 miliardi di dollari — provenisse da pubblicità per truffe e prodotti vietati. Il sacrificio massimo di ricavi che Meta era disposta ad accettare per agire contro gli inserzionisti sospetti era lo 0,15% del fatturato totale: 135 milioni di dollari su 90 miliardi. Quando il modello di business di una piattaforma dipende dal volume pubblicitario, rimuovere gli annunci fraudolenti ha un costo che nessuno vuole pagare. L’UNICO ANTICORPO CHE SCALA Il rilevamento automatico dei pattern ha gli stessi limiti della regolamentazione: funziona per un tempo limitato, poi gli sciami — progettati esattamente per farlo — si adattano. Il watermarking è efficace solo per chi è disposto ad usarlo. Il fact-checking arriva sempre dopo, è sempre più lento, non raggiunge mai la stessa scala del contenuto che intende smentire. Se centinaia di migliaia di agenti coordinati diffondono un video di un politico che dice qualcosa che non ha mai detto, quel politico può smentire quanto vuole: il video è lì, milioni di persone lo hanno visto, e la smentita arriva in un mondo in cui nessuno sa più distinguere il vero dal falso. Resta un anticorpo che ha una caratteristica che nessun sistema tecnico possiede: scala alla stessa velocità della minaccia. È la consapevolezza. Un sistema che fabbrica consenso sintetico funziona solo se le persone che lo ricevono non sanno che il consenso sintetico esiste. Conoscere il meccanismo lo indebolisce. Non lo neutralizza completamente, ma riduce drasticamente l’efficacia. Un po’ come i deepfake: adesso li conosciamo, e spesso li riconosciamo. Sapere come funziona rende più difficile cascarci. Questo non significa che la consapevolezza sia sufficiente. Significa che è la condizione necessaria di qualsiasi altra risposta. E che trattare l’alfabetizzazione mediatica come un progetto scolastico secondario, invece che come infrastruttura democratica al pari di ospedali e ponti, è una scelta politica con conseguenze precise. Nel frattempo, gli sciami non aspettano. FONTI * Centre for International Governance Innovation – From Trolls to Generative AI: Russia’s Disinformation Evolution https://www.cigionline.org/publications/from-trolls-to-generative-ai-russias-disinformation-evolution/ * Science – How malicious AI swarms can threaten democracy https://doi.org/10.1126/science.adz1697 * CNBC / Reuters – dati su Meta e pubblicità fraudolente https://www.cnbc.com/2025/11/06/meta-reportedly-projected-10percent-of-2024-sales-came-from-scam-fraud-ads.html Francesco Russo
May 5, 2026
Pressenza
“Mr. Locatelli” a Cuba, il Convoy rifiuta strumentalizzazioni
In questi giorni la solidarietà per Cuba ha inondato i social e molti media, mentre il Nuestra América Convoy è arrivato a L’Avana. La rottura dell’assedio criminale degli Stati Uniti è stato un obiettivo riuscito, mentre i solidali, in varie delegazioni, hanno potuto ribadire con nettezza che “Cuba No Está […] L'articolo “Mr. Locatelli” a Cuba, il Convoy rifiuta strumentalizzazioni su Contropiano.
March 24, 2026
Contropiano
Corrispondenze da Cuba
Oggi le varie missioni di solidarietà e di sostegno con Cuba inserite dentro la cornice del Nuestra América Convoy, convergeranno su L’Avana, per rompere l’assedio criminale dell’imperialismo statunitense. Nei giorni scorsi sul giornale abbiamo seguito le varie tappe dello European Convoy, nell’ambito della campagna “Let Cuba Breathe”. Purtroppo, sui media […] L'articolo Corrispondenze da Cuba su Contropiano.
March 21, 2026
Contropiano
Cuba fra menzogne e propaganda
Osservate bene l’immagine sotto il titolo dell’articolo: questa è solo una parte dell’enorme galassia di piattaforme web, televisioni, radio, pagine social ecc. create e finanziate direttamente o indirettamente dagli Stati Uniti per diffondere nell’isola ed all’estero ogni tipo di menzogna e falsità contro Cuba e la sua rivoluzione. Il principale ente finanziatore di questo apparato è l’USAID, il paravento utilizzato dall’impero del male per mascherare i propri interventi nei Paesi stranieri, ma spesso i finanziamenti arrivano direttamente dal Dipartimento di Stato. In questo panorama di guerra mediatica uno in particolare, El Toque, è quello che si incarica di danneggiare maggiormente l’economia dell’isola; si tratta di un presunto sito di analisi economiche, ovviamente con base a Miami, dove ha sede la peggiore mafia anticubana, che ogni giorno, a sua discrezione, stabilisce il valore di cambio del peso cubano (CUP) nel mercato nero dell’isola, valore che non ha nulla a che vedere con il cambio ufficiale. Per fare un esempio fino allo scorso anno il cambio ufficiale era di 140/150 CUP per un euro e poco meno per un dollaro, quindi lo straniero che intendeva cambiare ad esempio 100 euro a Cuba si recava in una banca o in una Cadeca (casa de cambio) e riceveva 14.000 CUP; contemporaneamente però nelle strade si trovavano persone con le tasche gonfie di pesos cubani che offrivano un cambio molto, molto più alto, attorno ai 300/350 CUP per un euro/dollaro e quindi 30/35.000 CUP. Personalmente mi sono sempre rifiutato di cambiare euro nelle strade, perché questo significa inflazionare ulteriormente il già scarso valore della moneta cubana, ma questo scrupolo sono ben pochi a farselo e la maggioranza delle mie conoscenze mi ha sempre dato dello stupido; è possibile che io sia stupido, ma di sicuro non sarò mai complice. Quel valore di cambio al mercato nero lo stabilisce El Toque, obbedendo agli ordini dei finanziatori nordamericani, con il chiaro intento di deprezzare la moneta nazionale.  Vista la situazione il governo cubano, nel tentativo di estirpare questo chiarissimo disegno criminale, ha elevato il valore di cambio ufficiale portandolo attorno ai 530/540 CUP per un dollaro/euro, così da spazzare via qualunque tipo  di contrattazione illegale. Qualcuno vuole provare a indovinare cosa è accaduto? In meno di dodici ore El Toque ha pubblicato i nuovi importi da applicare al mercato nero, che in questo momento rasentano i 600 CUP per un dollaro/euro e non cessano di salire. Nella situazione del Paese non era cambiato nulla perché un vero portale di analisi economiche potesse esprimere valutazioni differenti da quelle del giorno prima; è quindi del tutto evidente che il compito di El Toque è unicamente quello di distruggere l’economia interna cubana. Un portale straniero che si arroga il diritto di stabilire quale debba essere il valore di cambio illegale della moneta di un’altra nazione: questo è El Toque. Occorre però porsi una domanda: El Toque può scrivere quello che vuole, ma se non ci fossero i cambiavalute illegali nelle strade rimarrebbe solo uno dei tanti portali anticubani. Dove vanno quindi questi cambiavalute illegali a riempirsi di pesos da offrire agli stranieri se lo stipendio di un lavoratore qui non supera i 10.000 CUP? E’ fin troppo evidente che si tratti di un traffico organizzato, diretto e finanziato da chi ha come unico scopo quello di causare il default economico del Paese, e chi sono gli unici a volere questo? Sempre loro, quelli che si trovano a 90 miglia a nord dell’Avana…. Tutti gli altri siti web ed organi di (dis)informazione di cui sopra hanno lo scopo di diffondere ogni sorta di falsità contro Cuba, alcune della quali risultano persino patetiche tali sono le assurdità che propinano e quindi dubito che abbiano molto seguito. L’ultima in ordine di tempo di questa montagna di menzogne è quella secondo la quale gli aiuti umanitari provenienti dal Messico giunti all’Avana circa una settimana fa sarebbero stati venduti dal governo cubano per ingrassare le tasche non si sa bene di quali e quanti politici…. Ve li mostro io, eccoli qui: Héctor, il “fratello” cubano che mi ospita, sua moglie e sua figlia ricevono regolarmente gli aiuti alimentari che vengono prontamente distribuiti dal governo alla popolazione tramite la “libreta” o “canasta basica”. Cos’è la libreta, o canasta basica? Nel mondo occidentale abituato alla mentalità capitalista questo è un concetto praticamente sconosciuto, mentre nella società socialista cubana è il fondamento della vita civile della nazione: lo Stato si fa carico di fornire ad ogni suo cittadino, qualunque sia il suo reddito, un’abitazione e una fornitura di alimenti di base secondo la composizione di ciascun nucleo familiare, per garantirne la sussistenza; senza dimenticare che a Cuba l’istruzione è universale e gratuita fino alla laurea ed egualmente universale e gratuita è la sanità. E’ sempre stato così dal giorno del trionfo della rivoluzione; la solidarietà sociale di questo straordinario popolo esprime così la propria umanità. Chi ha qualche anno sulle spalle come me ricorderà (perché lo abbiamo studiato, non perché lo abbiamo vissuto) che anche in Italia esisteva qualcosa di simile, anche se non uguale, la famosa tessera annonaria istituita in piena Seconda Guerra Mondiale. Il sistema cubano di assegnazione delle abitazioni, della sussistenza alimentare e delle prestazioni sanitarie purtroppo negli ultimi anni ha subito gravi ridimensionamenti a causa del bloqueo, ma se andate a leggero quello che diffondono gli scrivani sotto dettatura che formano l’esercito mediatico dei servi dell’impero troverete scritto che no, il bloqueo non esiste, che è una invenzione del “regime” cubano, che la responsabilità della situazione dell’isola è da attribuire all’incapacità del governo di guidare il Paese, o che il sistema socialista è una sventura per il popolo cubano, che dovrebbe invece gettarsi fra le braccia amorevoli del capitalismo. Fortunatamente il 98% del popolo cubano sa benissimo come stanno realmente le cose, perché le vede e le vive, mentre il rimanente 2% sono i soliti “gusanos”, persone di scarse se non nulle conoscenze, molto facilmente manipolabili e quindi servi sciocchi dell’impero. Alcuni sono addirittura nostalgici della dittatura di Batista, quando L’Avana era la casa dei divertimenti di ricchi gangster e mafiosi newyorkesi e il Paese era spartito fra ricche oligarchie e grandi aziende nordamericane, mentre il popolo era solo carne da lavoro. Spessissimo qui mi capita di sentir ripetere una frase del Che pronunciata all’Università Alma Mater dell’Avana di fronte agli studenti e poi divenuta famosa: “No se puede confiar en el imperialismo ní tantito así, nada!”, ossia “Non ci si può fidare dell’imperialismo nemmeno un pochino, per niente!” Redazione Italia
March 19, 2026
Pressenza