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Genova, convegno sulla sicurezza: discorsi generici e troppo lacunosi
La sindaca Salis si è infine lanciata nel campo della sicurezza organizzando al palazzo Ducale di  Genova un convegno coi suoi colleghi di Firenze, Bologna e Bari e l’ex-capo della polizia Gabrielli (che qualcuno propone persino come il possibile candidato del campo largo contro la Meloni nel 2027). Secondo la sindaca genovese: “La ricetta è più risorse. Qui abbiamo città che si trovano di fronte a sfide che, per certi versi, sono simili, per altri molto diverse. Abbiamo ristrettezza di mezzi, di risorse, di finanze, è sotto gli occhi di tutti. Poi c’è il tema della capacità assunzionale dei vari Comuni … quindi bisogno che sia, come la legge stabilisce, responsabilità del Governo. I decreti Sicurezza non sono la ricetta giusta perché aumentare il numero dei reati a fronte di nessun investimento sulla polizia di Stato non porta a nessun risultato. La percezione della sicurezza in tutte le città e quindi in tutto il Paese è peggiorata … C’è una grande emergenza che Genova in prima linea vive, per la quale c’è bisogno di più aiuti”. Da parte sua l’ex-capo della polizia Gabrielli ha affermato: “Aumentare gli organici di polizia è una possibilità lontana … nel 2018-2019 dissi che tra il 2023 e il 2030 sarebbero andate in pensione 40 mila persone. Oggi le scuole non riescono a sopportare questo carico. Anzi, purtroppo si rincorre questa necessità di arruolamento restringendo il periodo di formazione. Continuare a dire ‘arruoliamo, arruoliamo’ è una contraddizione in termini”. E sui decreti del governo Meloni: “Queste misure, tutte sul versante pan-penalistico, si stanno dimostrando assolutamente non rispondenti alle aspettative … impattano su un sistema giustizia che ha processi lenti e problemi di esecuzione della pena”. Gabrielli parla anzitutto della necessità urgente di una nuova legge per la polizia locale e poi di quella che “il ministro dell’Interno sia effettivamente l’autorità nazionale di pubblica sicurezza e che questori e prefetti  la esercitino in maniera piena sul territorio”. Da parte sua il capo della polizia locale di Genova ha asserito che: “serve l’accesso alle banche dati interforze”. Infine il segretario del Siap Traverso ha confermato la totale condivisione dei propositi di Gabrielli. Questo resoconto del convegno mostra che questo dibattito è stato – di fatto – alquanto deludente, perché ha riproposto solo i soliti discorsi generici e perlopiù lacunosi, cioè quelli – ahinoi! – abituali di una concezione della sicurezza che innanzitutto ignora la realtà effettiva delle insicurezze e delle loro cause.   1. L’Italia è il paese con il tasso di operatori delle polizie (nazionali e locali) più alto rispetto a tutti i paesi europei e persino rispetto agli Stati Uniti: in Italia ne abbiamo 608 su ogni 100 mila residenti, in Francia 496, in Spagna 560, in Germania 389 e nel Regno unito 397, negli Stati Uniti 240 ma lì le polizie private e ora l’ICE sono particolarmente numerosi (vedi il libro polizie-sicurezza-e-insicurezze e aggiornamenti in Italian Security Governance: A Critical Historical Sociology, di prossima pubblicazione con Routledge).   2. Ma da decenni e in parte da sempre questo enorme eccesso di polizie è sempre stato usato per la repressione spesso brutale di marginali (tossicodipendenti, persone affette da disagio psichico o persino senzatetto e poveri – tutte persone che dovrebbero essere affidate a servizi sanitari e sociali per la loro cura e programmi di reintegrazione economica e sociale) e anche presunti sovversivi al punto che le carceri sono sempre sovraffollate e per questo l’Italia paga sanzioni europee.   3. E’ infatti flagrante che le vere insicurezze che affliggono la maggioranza della popolazione sono ignorate dalle autorità e dalle polizie: il supersfruttamento e le economie sommerse che sono oltre il 35% del PIL (stima Eurispes), cioè lavoro semi-nero e nero totale e persino neoschiavitù (a volte a 2 o 4 euro l’ora anche nel subappalto di Fincantieri che tocca oltre l’80% di chi ci lavora), rischi di incidenti e morti sul lavoro e rischi per i disastri ambientali che sono crimini ecologici fra i quali quelli dovuti alle contaminazioni tossiche (persino negli asili nido oltre che nell’aria, nelle acqua, nel terreno, negli alimenti e anche nei tessuti).   4. Tutto ciò è il risultato della assoluta insufficienza di prevenzione e controlli da parte degli ispettorati del lavoro e delle ASL che sono ridotti al lumicino, mentre dovrebbero avere – insieme agli operatori sociali – una quantità di altri operatori almeno pari a quello delle polizie.   5. Sarebbe quindi sensato pensare non ad aumentare il personale delle polizie, bensì cominciare a definanziare radicalmente sia la spesa militare sia quella per le polizie nazionali e locali, destinando i fondi così risparmiati agli Ispettorati del lavoro, alle ASL e ai servizi sanitari e sociali.   Continuare a reclamare più sicurezza e più operatori delle polizie, mentre si ignorano le vere insicurezze sopra citate, vuol dire negare la prospettiva di una sicurezza effettiva di segno opposto che, in particolare, a livello territoriale potrebbe essere costruita attraverso un governo locale che opera come un “bravo pianista che suona con dieci dita e abbia orecchie e occhi  ben aperti”. Solo così un governo locale potrebbe confrontarsi, senza indugi, con i molteplici malesseri ed ogni altra problematica che immancabilmente insorgono dalla comunità amministrata.  L’erronea tendenza a parlare di “cose complesse” non affronta la questione di fondo. Qualsiasi malessere e ogni altro problema di sorta se non affrontati adeguatamente – con efficacia ed efficienza –  rischiano di incancrenirsi, diventando sempre più gravosa la gestione delle misure d’intervento. Le cause di queste sofferenze possono essere di diversa natura – economici, sociali, sanitari, culturali -, ma molto spesso è l’intreccio complessivo di queste cause che determina vere e proprie crisi strutturali. Nell’uno e nell’altro caso il governo locale deve agire insieme alla popolazione e a tutte le istituzioni pubbliche e private che operano nell’interesse collettivo.  Diventa allora cruciale che l’amministrazione locale agisca come il “bravo pianista” di cui sopra, capace di suonare “con dieci dita e abbia orecchie e occhi ben aperti”. Ovvero, sappia articolare il più possibile con armonia tutte le possibili risposte alle sofferenze dei cittadini, erogando loro servizi sociali, sanitari, culturali, etc., attentamente monitorati – in prima battuta- dagli enti incaricati per competenza e dalle autorità di vigilanza e di controllo preposti: le istituzioni sanitarie, le agenzie di prevenzione (ispettorati del lavoro e ASL), le aziende del ciclo dei rifiuti, la polizia locale, le scuole, l’università, le polizie nazionali, i vigili del fuoco. Ma non solo pubblico, bensì anche il privato mutualistico: le associazioni di volontariato, i sindacati, le parrocchie, le associazioni sportive, culturali, etc. Ognuno di questi attori sociali può dare un contributo a volte decisivo, ma nessuno da solo può garantire la soluzione. Il primo slogan del governo della città deve essere PREVENZIONE per evitare che ogni problema degeneri in peggio. Esempio: il fenomeno della tossicodipendenza. Se oggi abbiamo diverse persone affette da tale sofferenza che in strada diventano talvolta molesti è innanzitutto perché i SERT sono stati smantellati e nel migliore dei casi ridotti a sportelli di distribuzione del metadone. Ma non ci sono più servizi socio-sanitari (educatori e assistenti socio-sanitari ben formati) che si fanno carico di queste persone per guidarle alla terapia e ad un progetto di reinserimento economico e sociale; e non ci sono più servizi di assistenza che stanno per strada per raccogliere queste persone. L’assenza di tale servizio socio-sanitario provoca la deriva del problema in “fenomeno sicurezza”!  Nessuna polizia locale o nazionale può essere in grado di affrontare adeguatamente un tale caso. E se pretende farlo, immancabilmente lo trasforma appunto in un caso securitario, arrestando il tossicodipendente “per spaccio” (e nelle carceri italiane circa il 35% è di tossicodipendenti). E in carcere questa persona, nel migliore dei casi, non fa che prendere metadone. Se finisce la pena, torna in strada e ricomincia da recidivo!  Si ha così la classica riproduzione aggravata del “fenomeno penalmente rilevante”. Lo stesso si può dire a proposito delle persone affette da disagio psichico. Se oggi nelle carceri ci sono sempre più “matti” è perché i servizi sanitari per “malati di mente” nei quartieri non ci sono più o non funzionano. Allora i “matti” per strada immancabilmente finiscono per avere gesti o comportamenti che allarmano sino a farne un problema di sicurezza. Ma nessuna polizia locale o nazionale può essere in grado di affrontare adeguatamente una persona malata di mente. E se pretende farlo, immancabilmente lo affronta con metodi repressivi violenti, in alcuni casi usando taser o armi da fuoco (e  trasforma appunto in “fenomeno di sicurezza” con esiti a volte mortali – vedi a Genova il caso del 21enne Jefferson Garcia Tomala, ucciso nel corso di un TSO) o arrestando come se il carcere fosse in grado di trattare il disagio psichico. Diversi sono i casi di alterchi o litigi tra vicini che finiscono per invocare l’intervento delle polizie che nel migliore dei casi non può risolvere il caso poiché si tratta di assenza di mediazione pacifica che talvolta può essere praticata anche da altri vicini (collaborazione dei residenti al buon governo pacifico) o dovrebbe far ricorso a mediatori sociali del servizio pubblico. E’ infatti la crisi, l’indebolimento o l’assenza di convivialità e socialità fra i residenti che provoca l’aumento della litigiosità (con un aumento enorme delle chiamate al 112).  Se diversi residenti tendono ad abusare delle chiamate delle polizie di fronte a un qualsivoglia malessere, o problema sociale o di convivenza, è innanzitutto perché manca la capacità di trovare risposte adeguate all’interno della convivialità e socialità evidentemente indebolite o estinte (mentre è aumentato l’incitamento anche mediatico per il ricorso alle polizie, per invocare “tolleranza zero”, “più repressione”, “più polizia” – a favore degli imprenditori collegati al business del sicuritarismo, cioè di chi vende allarmi, videosorveglianza e polizze assicurative). Il rilancio della socialità e della convivialità è quindi indispensabile e necessita l’opera di animatori sociali opportunamente formati (e non di estemporanee iniziative sui generis quali le “tavolate” in centro storico).  La vita associativa nei quartieri è essenziale per superare la crisi o l’estinzione dei momenti, luoghi e strutture che prima svolgevano questo ruolo (parrocchie, associazioni, sedi sindacali di quartiere, case del popolo ecc.). Ed è nella vita associativa e quindi la socialità che può maturare la cultura della prevenzione del rischio rispetto alle insicurezze oggi spesso ignorate: supersfruttamento violento, malattie e mortalità dovuta a contaminazioni tossiche, degrado urbano dovuto all’abbandono di luoghi pubblici etc. Quindi è solo la cooperazione e la sinergia fra i residenti, le diverse istituzioni pubbliche e private che può favorire il risanamento o quantomeno la gestione pacifica e soddisfacente dei malesseri e delle problematiche sociali. In conclusione: il ruolo dell’amministrazione locale, dei municipi, dei comitati di quartiere deve essere essenziale e per questo è necessaria la promozione della cultura del buon governo* locale incentrata sulla cooperazione, la prevenzione, la partecipazione dal basso e la ricerca di soluzioni pacifiche.   * SI VEDA LA RAPPRESENTAZIONE DEL BUONO E DEL CATTIVO GOVERNO NEL CELEBRE AFFRESCO CHE LORENZETTI REALIZZÒ PER IL GOVERNO DELLA CITTÀ DI SIENA NEL 1337    Salvatore Turi Palidda
April 16, 2026
Pressenza
E’ festa d’aprile! le iniziative di Volere la Luna
Volere la Luna propone il ciclo di iniziative “E’ festa d’aprile!” a partire da sabato 18 aprile. Questi gli appuntamenti: * sabato 18 aprile 2026, ore 13.00, in via Trivero 16 – pastasciutta antifascista * sabato 18 aprile 2026, ore 15.00, in via Trivero 16 – in occasione della intitolazione a Gastone Cottino della sala polifunzionale di via Trivero, discuteremo di Fascismo oggi con Enrico Manera (ricercatore Istoreto) e Marco Revelli (politologo e storico), introduce e coordina Livio Pepino (Volere la Luna) * martedì 21 aprile 2026, ore 20.45 alla Fabbrica delle “e”, in via Sestriere 34 – All’armi son fascisti! incontro con Tomaso Montanari (rettore università per stranieri, Siena); intervengono tra gli altri Alessandra Algostino (docente diritto costituzionale, Università Torino), Livio Pepino (Volere la Luna) e Marco Revelli (politologo e storico) *  giovedì 23 aprile 2026, ore 20.30, in via Trivero 16 – “Di tutti (o quasi) gli italiani, ovvero quelli del 25 aprile”, canti partigiani (e non solo) a cura dei gruppi Accordo musicale e Fuori dal coro * venerdì 24 aprile 2026, ore 20.00: partecipazione alla fiaccolata cittadina. Redazione Torino
April 15, 2026
Pressenza
“I grilli per la testa”, suggestioni per la consapevolezza
Ignazio Romeo, nato a Palermo nel 1959, ha una lunga storia di studi, ricerca, scrittura e critica, alle spalle e ancora davanti a sé. Tra l’altro ha pubblicato saggi sul drammaturgo e regista Michele Perriera e sulla giornalista Giuliana Saladino, esempi imprescindibili di coscienza critica, coerenza e trasparenza politica e rigorosa tensione all’autenticità per quantɘ di noi lavorano con la penna e nel sociale. Romeo ha scritto anche su Kafka e Bulgakov, pubblicato per le edizioni di Letizia Battaglia, grande maestra di fotografia e di impegno civile, e collabora con le riviste Segno e In Trasformazione, cattolica ma fuori dagli schemi la prima, diretta da padre Nino Fasullo, redentorista, e contro corrente anche l’altra, fondata on line nel 2012 da Piero Violante. Sabato pomeriggio, 18 aprile, sarà presentato alla Libreria Spazio Cultura di Nicola Macaione a Palermo il suo ultimo libro, I grilli per la testa (Edizioni Lussografica, 2026), che costituisce, come si legge sulla quarta di copertina, “la naturale continuazione di Prima che passi di mente: Testi per Segno 2005-2022”, poiché raccoglie altri significativi brani usciti sia su Segno sia nel web tra il ’22 e il ’25. Si tratta di un libricino snello, una cinquantina di pagine appena, ma intenso, impreziosito dalle illustrazioni vivaci e suggestive di Angela Fiaccabrino. È una raccolta di appunti e di spunti di riflessione, occasionali ma non troppo, perché il filo rosso che li lega si rintraccia facilmente (e ne diremo), raccolta che evoca le “bustine” di Umberto Eco o anche le “amache” di Michele Serra. La quarta di copertina propone a volo d’uccello una rassegna dei temi principali: gli esiti della democrazia al tempo di internet, la disaffezione alla lettura (e il tradimento personale perpetrato dall’Autore verso la sua vecchia e ormai superflua enciclopedia costituisce uno dei pezzi a mio parere più incisivi), le nuove schiavitù, dai migranti ai riders, la repulsione istituzionale contro i giovani, la consacrazione del Singolo e delle categorie identitarie contro la solidarietà e la collettività, sino al pericoloso infantilismo dei leader odierni. Viene insomma ritratto un ampio spettro di “tipi ideali”, per dirla con Weber, e così offerto uno spaccato diffuso del costume maturato – o forse meglio dire irrancidito – dagli anni Ottanta a oggi, a suon di berlusconismo, neoliberismo selvaggio, trumpismo e disumanizzazione. Ma c’è ancora dell’altro in questo volumetto, attento, oltre tutto, ai meandri, zozzi e profumati, infangati e fioriti, inquieti e narcotizzati della nostra città odiosamata: questo piccolo zibaldone ci sollecita continuamente alla consapevolezza, esercitata con costanza dallo scrittore e richiesta al lettore quale fondamento di un’empatia necessaria, raccomandata come la misura dell’attenzione di cui parla Simone Weil o come l’esortazione del maestro buddista Tich Nath Han alla presenza a se stessi in qualunque gesto quotidiano, dalla pulizia di casa al respiro durante la meditazione camminata. Ecco il filo rosso sotteso fra le righe, di cui più sopra si diceva: sono i rimandi mai elusi alla nostalgia dell’infanzia, ai ricordi contraddittori attraverso cui abbiamo costruito il nostro sé, ai sentimenti che preferiremmo disconoscere in noi e che invece dobbiamo affrontare, rabbia competitività superbia… Leggendo, sembra di imbattersi in una sorta di proposta per esercizi spirituali laici. Non me ne voglia l’Autore, ma scorrendo le pagine mi sono tornati in mente due libretti, entrambi piccini, entrambi preziosi, entrambi blu con i caratteri d’oro nei titoli: l’eserciziario di Ignazio di Loyola, con la sua sfida alla pratica del silenzio e dell’autocoscienza, e il Calendario dell’Anima di Rudolf Steiner. Certo non c’è nessuna pretesa di spiritualità nelle parole di Romeo, pure le sue immagini, i suoi “piccoli idilli” (per usare un altro termine leopardiano), le sue sommesse considerazioni sono tutti incentivi alla meditazione, allo scavo interiore, ad interrogarsi smascherando la presunta banalità e ovvietà delle parole e dei giorni. Riportiamo qui a mo’ di esempio la paginetta sulla felicità. > Della felicità nessuno ci capisce niente. Così, in generale, non mi > permetterei di parlarne; ma due parole su quel che ho sperimentato di persona, > e che vale soprattutto per me, forse posso dirle. > > L’introvabile felicità esiste ed è possibile, e anche per periodi più lunghi > di singoli attimi magici. La ricerca della felicità, però, è una sciocchezza. > Di essere felice il più delle volte l’ho scoperto dopo, al passato prossimo. > Insieme, ho capito che non si trattava della perfetta beatitudine: la felicità > è compatibile con le contrarietà, col malumore, con le giornate di pioggia, > con l’insoddisfazione e con la noia. > > Riconoscerla nel presente e non solo nel passato è un miracolo di fortuna e di > saggezza. È più ampia e più profonda, e nello stesso tempo meno avvertibile, > dei momenti di estasi che ci regalano giornate indimenticabili o eccezionali > picchi d’amore. > > La felicità non si dichiara strombazzando, così come non è sempre nei momenti > in cui diciamo “ti amo” che amiamo di più. Non guarisce da tutti i mali e non > ci tiene su una nuvola: sono anche queste false credenze a farci ritenere > infelici quando non ne avremmo ragione. Non siamo noi a doverla afferrare e > stringere nel pugno; ma è lei – quando lo crede – a batterci delicatamente > sulla spalla. > > Soprattutto, la felicità non ci porta nel regno dell’essere, sottraendoci alla > mutevolezza del mondo sublunare, e ci può dare la sua mano fraterna solo > quando facciamo pace con la nostra condizione di creature piccole. Ne ho > un’idea poco euforica, me ne rendo conto; ma a ciascuno il suo karma.         Daniela Musumeci
April 15, 2026
Pressenza
Una pacificazione terrificante. L’Italia del 2026 tra emergenza permanente e criminalizzazione del dissenso
La primavera del 2026 si apre in Italia con un bilancio repressivo senza precedenti, segnando il passaggio definitivo verso un modello di gestione della società basato sulla neutralizzazione preventiva del conflitto. Le cifre provenienti dalle questure di tutto il paese delineano un profilo dello scontro sociale in cui il diritto di manifestazione viene scambiato per una minaccia all’ordine pubblico e criminalizzato[versione ridotta per Pressenza]_   Il Decreto Antisemitismo. Un attacco di panico morale Sotto il cielo di marzo è apparso un dispositivo legislativo che somiglia a un vetro deformante applicato alla verità storica. Il disegno di legge sull’antisemitismo, approvato al Senato con una fretta che tradisce l’intento censorio d’urgenza, costituisce l’acme di un’operazione di recinzione ideologica dello spazio pubblico. Tale norma nasce con il paradosso di voler condannare chiunque levi la voce contro un genocidio, lasciando invece cadere ogni ombra di biasimo su chi il genocidio lo compie materialmente. L’integrazione della definizione operativa dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) nell’ordinamento nazionale realizza ciò che Stuart Hall definisce la «mobilitazione della legge» (Hall, Policing the Crisis). Il potere legislativo sottrae il termine antisemitismo alla sua dimensione di odio etnico per forzarlo nel recinto della fedeltà diplomatica assoluta. Questa torsione semantica criminalizza l’opposizione alle politiche coloniali, genocidarie e di Apartheid di Israele a Gaza e in Cisgiordania, etichettando la critica politica quale manifestazione di intolleranza razziale, dimentichi, peraltro, che anche i Palestinesi appartengono ai popoli semiti. […] La votazione del 5 marzo ha sancito il collasso delle mediazioni liberali all’interno della sinistra istituzionale. Senatori del Partito democratico come Delrio e Verini hanno scelto di votare insieme alla maggioranza di destra, avallando una norma che include gli indicatori IHRA relativi alla critica a Israele tra le prove del reato di odio. Questa scelta ratifica il passaggio verso il consenso autoritario descritto da Hall, dove l’opposizione parlamentare si rende complice della costruzione dello Stato di eccezione. La legge genera un perimetro di incertezza giuridica che di fatto crea un’anamorfosi dello stato di diritto, in cui le regole informali di un gruppo di interesse oscurano le norme costituzionali (cfr. S. Palidda, Polizia postmoderna).   La Geopolitica del sangue e il riflesso interno L’allineamento dell’Italia alla strategia bellica globale funge da cornice ideologica per la stretta autoritaria domestica. L’aggressione militare condotta dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran, che arriva dopo il rapimento del presidente del Venezuela Maduro e dopo il genocidio di Gaza, stabilisce il tono brutale della politica interna. Questa Guerra senza limiti agisce quale giustificazione assoluta per l’eccezionalità delle misure di controllo. Si assiste a una riedizione aggiornata dell’aggressione all’Iraq del 2003, dove la retorica della difesa preventiva serviva a mascherare un massacro continuo di civili. Se 23 anni fa il pretesto risiedeva nelle inesistenti armi di distruzione di massa, oggi il bersaglio muta continuamente, dal cambio di regime, al fantomatico programma nucleare di Teheran, resta un paese sovrano, l’Iran, colpito in violazione di ogni norma internazionale. Mentre i droni, i missili, e l’aria saturata di petrolio dopo i bombardamenti alle raffinerie, dell’operazione Epic Fury tracciano geometrie astratte nei cieli di Teheran, la carne martoriata delle 165 bambine di Minab viene espunta dalla coscienza collettiva. La guerra del 2026 viene consumata come un videogioco attraverso i teleschermi, dove missili intelligenti solcano cieli digitali occultando la polvere dei corpi sepolti sotto il cemento della scuola elementare femminile. Questa astrazione bellica facilita la produzione di un pensiero unico che espelle ogni sapere alternativo e ogni sussulto di empatia. […] Tale postura esterna richiede una corrispondente operazione di pacificazione interna. La gestione delle piazze italiane è diventata un’estensione del fronte di guerra esterno, dove i manifestanti sono percepiti quali elementi sovversivi da neutralizzare preventivamente.   Una parabola repressiva sequenziale a colpi di DDL Sicurezza Il perimetro delle libertà civili in Italia ha subìto una ridefinizione radicale attraverso una successione coordinata di decreti che hanno costruito uno stato di eccezione permanente. Questa metamorfosi del diritto inizia con il Decreto Rave, il quale ha introdotto l’articolo 633-bis del codice penale per punire l’assembramento spontaneo con pene fino a sei anni. Tale norma ha inaugurato la stagione della criminalizzazione preventiva, trasformando la socialità autonoma in un pericolo per l’incolumità pubblica. La traiettoria repressiva è proseguita con il Decreto Cutro, volto a inasprire il controllo sulle migrazioni attraverso l’eliminazione della protezione speciale e il potenziamento della detenzione amministrativa, e con il Decreto Caivano, orientato a colpire la devianza minorile attraverso l’estensione del Daspo urbano ai quattordicenni e l’incremento sproporzionato delle pene per i reati di lieve entità. Il perimetro del controllo si è espanso e ha raggiunto il suo culmine con il DL Sicurezza (ex ddl 1660), una vera e propria dichiarazione di guerra interna che ha introdotto fattispecie di reato specifiche per colpire ogni forma di dissenso materiale: Criminalizzazione della Resistenza Passiva (art. 415-bis c.p.); Stretta sui Blocchi stradali; Il Reato Anti-Ghandi; Detenzione delle madri detenute; Focus sul Fermo Preventivo (DL 23/2026).   Esempi Concreti di Applicazione L’assedio economico: nelle piazze di Bologna, Genova e Cagliari, le autorità hanno attivato gli strumenti del Pacchetto Sicurezza per comminare sanzioni pecuniarie che sfiorano i 12.000 euro per singolo individuo. Tale strategia punta direttamente ai soggetti precari, cercando di soffocare la protesta attraverso l’indebitamento forzato degli attivisti (specialmente quelli legati ai movimenti pro-pal e alla Global Sumud Flotilla). L’esperimento Askatasuna: lo sgombero con mezzi sproporzionati del Centro sociale Askatasuna a Torino è stato definito un esperimento di Stato dove il potere esecutivo ha scavalcato la mediazione politica per imporre una logica di occupazione militare del territorio, trasformando un luogo di mutualismo in un simbolo di pericolo pubblico sotto i nuovi dettami del DDL. Lo Scudo Penale: l’introduzione di tutele legali rafforzate per le forze dell’ordine (spesso definite scudo penale) agisce come una barriera che libera l’agente dal peso delle conseguenze legali in caso di scontri, come visto nel drammatico caso Mansouri a Milano, dove la retorica dell’attacco preventivo è stata usata per giustificare l’uso della forza letale. Questa struttura legislativa trasforma il dissenso da diritto costituzionale a ostacolo tecnico alla funzionalità del sistema, dove la pacificazione interna diventa l’obiettivo supremo a scapito delle garanzie individuali.   Il caso Mansouri e la Fabbrica dell’Immunità sovrana L’omicidio di Abderrahim Mansouri a Milano costituisce la manifestazione estrema della deriva securitaria contemporanea. L’agente Carmelo Cinturrino ha giustificato lo sparo descrivendolo come un attacco preventivo, espressione che ricalca fedelmente la retorica bellica internazionale del governo Meloni. Le indagini hanno rivelato che la scena del crimine è stata alterata per simulare una legittima difesa attraverso il rinvenimento di una pistola giocattolo, piazzata accanto al corpo della vittima per inquinare le prove. Questo evento conferma le tesi sulla Warrior Mentality analizzate da Alex Vitale, in cui gli agenti vedono i civili come un nemico costante anziché come una comunità da proteggere. Mark Neocleous spiega che l’immunità concessa ai funzionari statali funge da «paravento per la violenza sovrana», permettendo agli agenti di agire al di fuori del controllo legale. Egli chiarisce l’origine squisitamente politica di questo concetto: «Ciò che era originariamente in gioco nell’immunità era una decisione politica sul privilegio, nel senso di una legge che si applicava solo a certe classi di persone o individui» (Neocleous, The Politics of Immunity, pp. 11-12). La destra politica ha risposto al caso invocando lo scudo penale contenuto nel decreto sicurezza e celebrando l’aggressività poliziesca quale virtù civile. Tale immunità crea una zona di eccezione dove la legge cessa di applicarsi ai tutori dell’ordine, mentre si accanisce con ferocia sugli esclusi. L’uccisione di un uomo disarmato viene trasformata in un atto necessario per la salvaguardia della civiltà occidentale contro la minaccia asimmetrica rappresentata dai corpi non conformi. Risulta evidente come la soggettività degli agenti venga modellata da una psicologia del sospetto che trasforma ogni interazione in un potenziale scontro bellico. Questa percezione distorta produce soggettività docili attraverso la paura, riducendo la cittadinanza a un esercizio di obbedienza silenziosa.   La repressione del Sumud e la Global Sumud Flottilla L’applicazione materiale di questo dispositivo si è accanita con particolare ferocia contro la Global Sumud Flotilla, l’iniziativa marittima partita dai porti di Barcellona e Catania per sfidare il blocco navale di Gaza. Il governo italiano ha reagito a questa missione di solidarietà attraverso un utilizzo combinato di fermi amministrativi e denunce penali basate sul nuovo impianto normativo. Ogni gesto ispirato al concetto di di Sumud, la fermezza resiliente della popolazione palestinese, viene tradotto dal sapere di polizia in una minaccia alla sicurezza nazionale. Salvatore Palidda evidenzia come la polizia postmoderna detenga ormai il «monopolio nella gestione delle regole del disordine» una facoltà che permette di stabilire arbitrariamente i limiti tra la libertà di agire e lo scandalo politico (Palidda, Polizia postmoderna, p. 1). La repressione della Flotilla e dei blocchi portuali di solidarietà costituisce un esempio di chirurgia sociale volto a estirpare il supporto materiale al popolo aggredito, proteggendo invece la fluidità dei traffici bellici. A Catania, oltre 40.000 persone si sono ritrovate per accompagnare la partenza delle imbarcazioni, subendo cariche e identificazioni di massa che preludevano alla successiva intercettazione illegale in acque internazionali. Tale condotta istituzionale dimostra la trasformazione del diritto in uno strumento di guerra interna contro chiunque rifiuti la neutralità complice… La pacificazione non è la pace; essa è la guerra continuata contro la possibilità stessa di un futuro imprevisto. LAVINIA MARCHETTI È BIOLOGA, APPASSIONATA DI POESIA, LETTERATURA E BELLEZZA NELL’ARTE. LAVORA IN UNA GALLERIA D’ARTE MILANO DAL DOSSIER ITALIA A CURA DELLA REDAZIONE.AHIDAONLINE.COM Redazione Italia
April 14, 2026
Pressenza
Il giudice Di Lello: l’orrore dell’indifferenza di fronte al genocidio
[accì] A Milano ininterrottamente da 300 giorni  dalle 18 alle 19 in piazza per Gaza: “Non c’è clima avverso o festività che tenga in grado di fermare le persone che si ritrovano silenziose in Piazza Duomo per opporsi al genocidio palestinese”, così commentano da Radio popolare. Iniziato come un flash mob si è via via trasformato in un vero e proprio presidio permanente, “il gruppo di Piazza Duomo è ormai un momento collettivo per sentirsi meno soli davanti all’orrore e non cedere all’indifferenza”. E’ vero! non c’è solo Gaza. Però siamo assolutamente d’accordo con coloro che hanno definito la Striscia un simbolo di quanto estremamente disumano possa accadere ad una popolazione. Ecco perché è necessario sottolineare il fatto “che a Gaza, sta morendo l’umanità” e che così facendo – forse – riusciremo anche a risollevare l’orrore e fermare la strage e con essa tutti gli altri conflitti in corso. Sulla pagina Memoriale della Shoah del sito del Museo di Milano, così viene introdotto il  luogo di memoria e incontro negli spazi sottostanti alla Stazione Centrale di Milano: “Un luogo unico in Europa, in quanto rimasto sostanzialmente integro, come era in origine. Situata al di sotto dei binari ferroviari ordinari, originariamente adibita al carico e scarico dei vagoni postali, fu tra il 1943 e il 1945 un luogo in cui migliaia di ebrei e oppositori politici furono caricati su vagoni merci e condotti ai campi di concentramento (Bergen Belsen) e sterminio (Auschwitz-Birkenau) o ai campi italiani di raccolta, come quelli di Fossoli e Bolzano. Il Memoriale della Shoah è un luogo di commemorazione, di studio, ricerca e confronto”. In relazione ai due contesti quel che ci colpisce è il grido di dolore lanciato nell’epoca che stiamo attraversando, nella quale  si sta correndo il serio rischio dell’INDIFFERENZA innazi al genocidio, evocazione che accomuna le dueesperienze meneghine menzionate. Da qui nasce il motivo del coinvolgimento del giudice emerito Giuseppe Di Lello, il quale ci ha consegnato la dichiarazione di seguito riportata.   Nella stazione ferroviaria di Milano – binario 21 – è stata allestita una toccante zona museale dedicata alla Shoah con le carrozze del famigerato treno che portava gli ebrei milanesi rastrellati verso i vari campi di sterminio. Vi campeggia, voluta dalla senatrice a vita Liliana Segre, una enorme scritta “INDIFFERENZA” come marchio d’infamia per i tanti che guardavano senza alcun moto di pietà quel treno pieno di umanità dolente mandato a morte: non si poteva pensare ad una scritta più appropriata, forse di maggior impatto di quella che Danilo Dolci per la mafia scriveva a calce su un muro “CHI TACE E’ COMPLICE”. Sono passati decenni e quello scenario di genocidio programmato si sta riproponendo sotto i nostri occhi, con quelli che furono vittime e che oggi sono i carnefici, questa volta con il mondo intero che soffre e tifa per la Palestina, ma con i nostri governanti accecati dalla sempre infame indifferenza.  Si protesta con veemenza per una messa mancata del cardinale Pizzaballa e non si è in grado di reagire per gli oltre settantamila morti di Gaza, per un Medio Oriente ormai raso al suolo, imponendo sanzioni e annullando qualsiasi tipo di cooperazione con questi nazisti del ventunesimo secolo.  A noi non resta che protestare, ma forse un piccolo contributo alla causa della Palestina la possiamo dare impegnandoci a cacciare dal governo la Meloni e amputare una parte importante di questa internazionale fascista raccolta intorno a Trump e a Netanyahu.    Redazione Italia
April 14, 2026
Pressenza
Prossimo futuro n. 270 13 – 19 aprile
 Bollettino di informazione della redazione di Pressenza sugli eventi della prossima settimana. Inviare le notizie a redazioneitalia@pressenza.com entro la domenica prima dell’evento. Mappa dei presidi, incontri e cortei periodici per la pace https://shorturl.at/pWPkJ   Per segnalare il proprio presidio o gruppo: https://forms.gle/vXBn83i8vgY1rgYf8 Non sono incidenti, sono omicidi sul lavoro lunedì 13 aprile a Palermo sciopero provinciale USB di 24 ore a seguito degli “operaicidi” di due lavoratori non regolari nel settore dell’edilizia in città, Daniluc Tiberi Un Mihai e Najahi Jaleleddine. Appuntamento alle ore 10 per un presidio davanti alla Prefettura di via Cavour.   Psiche e immigrazione lunedì 13 aprile a Palermo alle ore 16 presso l’Istituto Gramsci Siciliano ai Cantieri Culturali alla Zisa, presentazione del libro di Paolo Morozzo Della Rocca “Psiche e immigrazione. Studi sulla capacità giuridica della persona straniera con disabilità” (Editoriale Scientifica, Napoli 2025). Ne discuteranno con l’autore docenti universitari di diritto, membri del Tribunale di Palermo, del Centro di Ateneo Migrare e del Centro Penc.   Argentina Cuba Venezuela martedì 14 aprile a Palermo al laboratorio A. Ballarò (Largo Rodrigo Pantaleone 9) alle ore 18 conversazione in presenza con Carlos Aznàres, redattore generale del giornale “Resumen Latino Americano” sull’attuale situazione del Centro e Sud America.   Il costo della guerra e chi ne fa le spese 14 Aprile ore 20:45 Sala Giovanni XXIII Viale Segantini,12/A Veduggio con Colzano Contro la guerra e il riarmo, usiamo la spesa pubblica per i diritti, l’ambiente, la sostenibilità, il lavoro, l’istruzione, la sanità Ne parliamo con: FRANCESCO VIGNARCA, Coordinatore campagne presso RETE ITALIANA PACE E DISARMO Organizza: Lambro GAS L’iniziativa fa parte delle mobilitazioni inserite nelle Giornate di Azione globale contro le spese militari GDAMS 2026 promosse dal 10 aprile al 9 maggio dalla Global Campaign on Military Expenditures.  SE VUOI LA PACE PREPARA LA PACE martedì 14 Aprile | ore 17.30 Sala convegno SOMS “F. Bussone” Casa Cavassa via Valobra, 143, Carmagnola, TO Presentazione del libro antologico di Ernesto Balducci“Cercare la pace con ragione e con passione” Con lo scrittore e curatore LUIGI GIARIO dialoga GUIDO LAMBERTI del Centro Studi Sereno Regis di TorinoCuba oggi mercoledì 15 aprile a Palermo alle ore 17.30 presso Epyc (Via Pignatelli Aragona 42) incontro con Rigoberto Zarza, responsabile per l’Europa dell’Icap, Istituto Cubano de Amistad con los Pueblos, sul tema: Cuba oggi, prospettive politiche e iniziative solidali fra aggressione statunitense e crisi energetica. Il diario autobiografico sulla Pace e la Nonviolenza 15 aprile 16-20 il Campus delle Scienze Sociali (Edificio D5 – Aula 1.13, via delle Pandette 21, Firenze) workshop  condotto da Dino Mancarella “Il diario autobiografico sulla Pace e la Nonviolenza. Per prendersi cura di se stessi, degli altri, del mondo”; introduzione del Prof. Giovanni Scotto (Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali Unifi). Il workshop rientra nell’ambito dell’iniziativa dell’Università di Firenze, “Percorsi di Pace” ed è in collaborazione con la Piccola Scuola di Pace Quartiere 4 Isolotto, Firenze. Di seguito una breve descrizione del workshop: Il diario autobiografico sulla pace e la nonviolenza, workshop, in cui, raccontandosi, si costruiscono alternative alla cultura dominante della passività,dell’impotenza e della violenza affermando il diritto a una  partecipazione piena, critica e trasformativa di se stessi e del mondo. Evento su prenotazione al link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSf9m_K0rMadfx8_ vaQDvVIEeaoenyHq4nEuh4fn_5vkF7kn2Q/viewform?usp=header Banche armate ed economia di guerra 15 Aprile ore 18:00 Sala conferenze – Sede provinciale Acli, Via Roma 57 – Trento IL RUOLO DELLA FINANZA E DEL CREDITO NELLA CORSA AGLI ARMAMENTI E NEL SOSTEGNO ALL’ECONOMIA DI GUERRA INTERVENGONO: * Giovanni Alenghi, Responsabile filiale Banca Etica di Verona * Francesco Vignarca, Rete Pace e Disarmo (in collegamento) * Silvia Valduga, Vicepresidente Forum Trentino Pace e Diritti Umani Le cause finanziarie delle guerre saranno argomento del convegno “Banche armate ed economia di guerra – Il ruolo della finanza e del credito nella corsa agli armamenti e nel sostegno all’economia di guerra” promosso dalle Acli Trentine assieme al Forum Trentino per la Pace e i Diritti Umani, in collaborazione con Banca Etica e Rete trentina Ferma il Riarmo. Per partecipare anche online connettersi a questo link > https://bit.ly/acli-banchearmate Piero Gobetti tra intellettualismo etico e rivoluzione mercoledì 15 aprile a Palermo alle 17.30 presso la sede dei Cobas (Piazza Unità d’Italia11) nuovo appuntamento dei Cobas Scuola e del Cesp per gli “Itinerari Culturali, Dialoghi sulla Contemporaneità” a cura di Salvatore Presti. L’incontro è valido come aggiornamento docenti.   Basta guerra giovedì 16 aprile a Palermo appuntamento a piazza Sant’Anna alle ore 18 del “collettivo galattico interstellare” per un incontro che si riproporrà a scadenza settimanale contro tutte le guerre.   I partigiani della pace a Milano 16 aprile ore 21:00 presso Biblioteca Chiesa Rossa Via San Domenico Savio 3 Parco Chiesa Rossa 20142 Milano Presentazione Libro I PARTIGIANI DELLA PACE dialogo con gli autori LAURA TUSSI e FABRIZIO CRACOLICI Moderatore MARCO SANNELLA, storico della Resistenza Previsto un intervento di EMERGENCY, Gruppo Volontari   Le acque luminose delle anime giovedì 16 aprile a Palermo alle 17.30 al Laboratorio A. Ballarò letture dal libro di poesie di Daniele Moretto “Le acque luminose delle anime” inframezzate da brani di chitarra classica, e riflessioni su bellezza impegno amore e fragilità; dialoga con l’autore Maria La Bianca, partecipa Daniela Musumeci.   Il trauma della guerra venerdì 17 aprile a Torino dalle 8.30 alle 17, in presenza e on line su zoom, presso la Fabbrica delle “E” (corso Trapani 91 b), Convegno Nazionale dei Cobas e dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università “Il trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla prima guerra mondiale a oggi” . per info e iscrizioni, piattaforma SOFIA o info.scuola.societa@gmail.com   Incontrare l’altro: la pace inizia dallo sguardo venerdì 17 aprile 2026 ore 16-20Chiesa della Badia Fiesolana, via dei Roccettini, 9 S. Domenico di Fiesole (FI)   Programma : ore 16 Apertura: Grazia Bellini (Presidente Fondazione E.Balducci) Saluti: Monsignor Stefano Manetti (Vescovo di Fiesole) Armando Barucco (Segretario Generale EUI) Cristina Scaletti (Sindaca di Fiesole) Eugenio Giani (Presidente Regione Toscana) ore 17 “Incontrare l’Altro: la pace come responsabilità politica e umana” Marco Tarquinio (Parlamentare Europeo) “La vita dell’uno è legata alla vita dell’altro (Gen. 44,30)” Rosanna Virgili (Biblista) “Esercizi di autenticità” Anna Scattigno (Storica) ore 18.30 Premiazione vincitrice Premio per la Pace “Ernesto Balducci 2026” Introduce Emanuele Pellicanò (Presidente Comitato Scientifico Fond. Balducci) ore 18.45 “Un quadro internazionale in cui si colloca la pace” Martina Caslini (Università La Sapienza, già vincitrice Premio per la Pace 2022) ore 19 Concerto del Coro “Animae Voces” diretto dal M° Edoardo Materassi Letture dell’attore Massimo Tarducci ore 20: Sala Buonsanti Momento conviviale www.fondazionebalducci.com   Proiezione Film “D’Istruzione Pubblica”  17 aprile ore 17:00 Museo Sigismondo Castromediano – Viale Gallipoli, 31, Lecce Dibattito aperto alla presenza dei registi Federico Greco e Mirko Melchiorre Per maggiori informazioni: https://www.instagram.com/p/DXDGGYXjdeE/?igsh=MXF1eDl0a2tzZjI2bw== Salento per la Palestina Geopolitica tra guerra e pace. Politica di potenza e ruolo delle forze sociali Sabato 18 aprile 2026, ore 09.00-18.00 presso Booq, Bibliofficina di quartiere (accanto alla Chiesa di S. Teresa alla Kalsa), Palermo  Seminario condotto da Gianmarco Pisa, formatore e operatore di pace Il seminario si pone l’obiettivo di mettere a fuoco alcune delle principali dinamiche delle relazioni internazionali e della politica di potenza che torna ad affacciarsi, perfino drammaticamente, sulla scena della nostra attualità, sviluppando il tema geopolitico in relazione alle principali dinamiche sociali, economiche e militari che caratterizzano lo scenario internazionale. Obiettivo del seminario è di mettere a fuoco sia le principali minacce alla pace e alla sicurezza internazionale, sia le principali azioni che, in termini di alternativa positiva e di programma costruttivo, le forze sociali possono articolare per delineare una diversa modalità di impostazione delle relazioni internazionali e una diversa articolazione dei concetti di pace, interdipendenza, difesa. Info e iscrizioni: officinadinonviolenza.sicilia@gmail.com Infoline: https://www.facebook.com/people/Officina-siciliana-di-nonviolenza/61573122061262/    L’enigma della sofferenza e del dolore domenica 19 aprile a Palermo alle ore 10, nella Chiesa di Santa Maria della Catena, Giovanni Farro, direttore dell’Hospice dell’Ospedale Civico, proporrà una riflessione per una ricerca di senso della sofferenza e dell’esistenza tutta. Giornate Globali di azione contro le spese militari LE GIORNATE GLOBALI DI AZIONE CONTRO LE SPESE MILITARI 2026 SI SVOLGERANNO DAL 10 APRILE AL 9 MAGGIO La guerra e i conflitti si diffondono come un incendio sotto questa (non così nuova) legge del più forte imposta da Paesi come gli Stati Uniti o Israele. In risposta, molti governi nel mondo sembrano allinearsi a questa tendenza, scegliendo di aumentare le proprie spese militari anziché percorrere strade alternative. Dal 10 aprile al 9 maggio si svolgerà la 15ª edizione delle Giornate Globali di Azione contro le Spese Militari (GDAMS), che potrebbe rivelarsi l’edizione più importante di sempre. Se sei contrario alla guerra e alla militarizzazione e credi in alternative fondate sulla pace e la giustizia, unisciti a noi in queste #GDAMS e chiedi tagli sostanziali alle spese militari! Puoi partecipare organizzando una tua iniziativa o supportando le azioni che si svolgeranno in tutto il mondo. Restate sintonizzati, condividete con altri e seguite il nostro profilo per gli ultimi aggiornamenti! Le GDAMS 2026 includeranno: * 10 aprile: Evento di lancio delle GDAMS * 15 aprile: Tax Day negli USA (Giorno delle tasse) * 22 aprile: Giornata della Terra * 27 aprile: Pubblicazione dei nuovi dati SIPRI sulle spese militari (dati relativi al 2025) * 9 maggio: Giornata europea della pace Il nostro Appello 2026 è aperto alle adesioni (solo per organizzazioni) Puoi firmarlo qui   Mostra esperienziale polvere di guerra  24 febbraio 2026 ore 11:00 via G. Mameli, 10, Casale Monferrato (AL) Mostra esperienziale polvere di guerra dalle macerie alla costruzione di pace progettata da CARITAS DIOCESIANA PIACENZA-BOBBIO insieme ad AMNESTY INTERNATIONAL ed EMERGENCY di Piacenza e realizzata in cooperazione con docenti e studenti del corso di grafica dell’Endofap Don Orione e del Liceo Artistico Cassinari di Piacenza. Ogni suo allestimento offre ai visitatori l’occasione di sperimentare la peculiare esperienza vissuta all’interno delle suggestive ambientazioni create con opere artistiche, fotografie, infografiche, docufilm e oggetti e svolgendo le attività ludo-didattiche condotte nel percorso espositivo. La sua esposizione a Casale Monferrato coinvolge numerosi volontari, è coordinata dal gruppo di praticanti la settimanale MEZZ’ORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE in collaborazione con l’Associazione E-FORUM di Casale Monferrato e la Cooperativa sociale CRESCERE INSIEME e viene realizzata con sostegno della Fondazione SOCIAL e patrocinio della CITTÀ DI CASALE MONFERRATO. Alla sua promozione collaborano anche la sede a Casale Monferrato di Società cooperativa EQUAZIONE ONLUS, il CSVAA / CENTRO SERVIZI PER IL VOLONTARIATO ASTI ALESSANDRIA, il gruppo volontari EMERGENCY di Alessandria e la circoscrizione Piemonte – Valle d’Aosta di AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA.   Festival dei Diritti Umani 2026 Undicesima edizione Chi comanda? Milano, dal 14 al 16 aprile Parco, Via Binda 30  Manca solo un giorno all’inizio dell’undicesima edizione del Festival dei Diritti Umani, dedicata al tema “Chi comanda?”. Tre giorni di incontri, dibattiti e spettacoli per interrogarsi su dove si concentra oggi il potere, come si esercita e perché viene così raramente messo in discussione, organizzato quest’anno con Fondazione Gariwo. Come sempre le mattine sono pensate come uno spazio di dialogo diretto tra ospiti e studenti, seguite da workshop; il pomeriggio e la sera il festival si apre alla città: – Martedì 14 aprile la giornata è dedicata al tema dello Sport: * Alle 15 corso di formazione per giornalisti, ma aperto a tutti, “Discrimin/azioni: sport e linguaggio” , realizzato in collaborazione con Carta di Roma, dedicato al ruolo dell’informazione nel contrastare stereotipi e discriminazioni. Ospite speciale dell’incontro sarà Danielle Frederique Madam, cinque volte campionessa italiana di lancio del peso. * Alle 19 l’inaugurazione della mostra “I Giusti nello sport”, che racconta le storie di atleti che hanno scelto da che parte stare di fronte alle ingiustizie. * Alle 20.30 uno spettacolo teatrale: Il Memorioso dello Sport. Breve guida agli atleti che hanno scelto il bene”, una nuova declinazione del lavoro di Massimiliano Speziani che intreccia memoria civile e racconto sportivo. – Mercoledì 15 aprile: * Alle 18 proiezione del documentario Blu. Il colore dell’autismo, seguita da un momento di confronto su rappresentazione, inclusione e diritti. * Alle 20.30 un dibattito: “Too big to bear”, dedicato al potere della finanza globale e alle disuguaglianze che genera, realizzato in collaborazione con Valori. – Giovedì 16 aprile: * Alle 15 il pomeriggio è dedicato a “I 10 voti che sconvolsero il mondo”, in collaborazione con Articolo21, un incontro per leggere le prossime elezioni globali e comprendere come piattaforme e algoritmi possano influenzare il consenso e l’opinione pubblica. Pensato per i giornalisti ma aperto al pubblico. *  Alle 20.30 chiudiamo il Festival con un messaggio di pace con il Coro Amici della Nave, nato all’interno del reparto “La Nave” del carcere di San Vittore: un coro aperto alla città, che diventa gesto collettivo per affermare, attraverso la musica, un no condiviso alle guerre e alle violazioni dei diritti umani. Sarà possibile rifocillarsi tra un incontro e l’altro con le specialità proposte dai ragazzi e dalle ragazze di Luna Blu, fondazione che opera con la finalità di inserire ragazzi autistici nel settore dei servizi turistici al termine del ciclo scolastico. L’ingresso agli eventi è libero fino a esaurimento posti. Il programma completo è disponibile qui.Giovedì 16 aprile, accanto al programma principale nasce anche il Fuori Festival, promosso da Libera, che porterà il dibattito alla Casa della Cultura (via Borgogna 3) con l’incontro pubblico “Frammenti di verità”, pensato in particolare per gli studenti universitari e dedicato al rapporto tra giustizia penale e memoria civile, tra diritti e conflitti nel Mediterraneo. Mostra interattiva pace e nonviolenza attiva ora! Un’iniziativa dedicata alla promozione della nonviolenza attiva e della cultura di pace nella nostra comunità. Biblioteca Comunale Gallicano – locali CIAF La mostra sarà  visitabile fino a fine Aprile 2026. La mostra è organizzata da  Il Team Organizzativo COPEUU Italia  Corrente Pedagogica Umanista Universalista con la collaborazione di: La Comunità, Centro Estudios Humanistas Nuevo Civilizacion. Con il Patrocinio del Comune di Gallicano Redazione Italia
April 13, 2026
Pressenza
Rudi Dutschke “il Rosso”
Berlino, 11 aprile 1968: ATTENTATO CONTRO RUDI DUTSCHKE, “IL ROSSO” (nato il 7 marzo 1940 a Schönefeld, Germania)_ Leader del movimento studentesco tedesco, è raggiunto da tre colpi di pistola. Lo ferisce il tappezziere Joseph Bachmann. Un estremista di destra fomentato dalla furibonda campagna di stampa della principale catena editoriale tedesca. Sopravvive, ma i danni al cervello gli provocano frequenti attacchi epilettici. Uno di questi, una decina d’anni più tardi lo coglierà nella vasca da bagno, annegandolo_ Rudi Dutschke era certamente una delle persone più intelligenti che si potesse incontrare nel ’67 e ’68, anni tumultuosi e fecondi dei movimenti giovanili, studenteschi e di classe. Studente antiautoritario per eccellenza nel crogiuolo di una Berlino ovest radicale, critica e libertaria, era personalità di spicco dell’SDS, la Lega Tedesca degli Studenti Socialisti. L’ambiente berlinese era sicuramente adatto ad accogliere il fermento artistico, culturale, politico di cui gli studenti della Freie Universitat, l’Università Libera di Berlino, erano portatori. In questo contesto scoppia letteralmente il ’68, preparato dalle agitazioni del ’66 e ’67 principalmente antimperialiste e contro la guerra, in specie quella del Viet Nam. Nelle lotte antimperialiste e contro la natura di classe della scuola emerge Rudi il rosso, come Dutschke fu ben presto ribattezzato, diventando una figura famigliare di ogni corteo, raduno, assemblea, comizio. Le sue doti di agitatore nato e di tribuno ne fecero un leader naturale. Rudi Dutschke traccia un possibile cammino per il movimento degli studenti antiautoritari: “la lunga marcia attraverso le istituzioni”. Indicazione preceduta da un saggio magistrale titolato Le contraddizioni del tardo capitalismo, gli studenti antiautoritari e il loro rapporto col Terzo Mondo che si può leggere in La ribellione degli studenti, edito da Feltrinelli nel maggio 1968. La sua riflessione viene brutalmente interrotta dall’attentato che ferisce Rudi in modo gravissimo l’11 aprile del ’68. Dutschke si salva a stento, rimanendo gravemente menomato, morendo causa i postumi delle ferite nel 1979. Redazione Italia
April 12, 2026
Pressenza
Intervista a Beppe Caccia. Verso una nuova stretta ai diritti dei migranti: blocco navale con il nuovo ddl
Bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato venerdì 10 aprile il disegno di legge in materia di immigrazione che include la delega per l’attuazione del Patto Ue su migrazione e asilo, varato dal Consiglio dei ministri l’11 febbraio. Con un valore di 40 milioni di euro, ora l’iter procederà verso il Senato. > IL DDL PREVEDE, FRA L’ALTRO, CHE I MIGRANTI TRATTENUTI NEI CPR – I LAGER DI > STATO – POSSANO USARE TELEFONI MA SOLO SENZA FOTOCAMERA, PER EVITARE CHE > DOCUMENTINO GLI ABUSI. SPARISCE INVECE IL DIVIETO DI ACCESSO DEI PARLAMENTARI > NEI CPR > > NON SOLO: IL DDL STRINGE ANCORA DI PIÙ LE MAGLIE DEL TESTO UNICO > SULL’IMMIGRAZIONE E INTRODUCE IL BLOCCO NAVALE, CONTRO LE ONG CHE SALVANO > MIGRANTI IN MARE “È necessario che tutti i movimenti sociali, associazioni, si prendano in carico la lotta contro questa ipotesi di legge” dichiara Beppe Caccia, uno dei fondatori di Mediterranea Saving Humans ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “Abbiamo imparato in questi anni che quando vengono tolti i diritti ai migranti, ai richiedenti asilo, ai rifugiati, alle persone che già sono più deboli… questo crea la premessa a un attacco che poi si estende a tutti e tutte”. ASCOLTA L’INTERVISTA A BEPPE CACCIA AI MICROFONI DI RADIO ONDA D’URTO ASCOLTA O SCARICA Redazione Italia
April 12, 2026
Pressenza
Lavoro assassino ieri come oggi: la Strage della Flobert, dodici morti. Nessuna memoria
Questa è la storia di una strage dimenticata. Dimenticata davvero. Chi se la ricorda più? Napoli. Sant’Anastasia, 11 aprile 1975. Ore 13:25. Un secondo dopo arrivò il boato. Non un rumore normale, no: un tuono venuto da sotto, come se la terra si fosse rotta in due per sputare fuori tutto il veleno accumulato. Era la Flobert che saltava in aria. Una baracca di lamiera dove si fabbricavano proiettili per pistole giocattolo. Roba che fa “bang” senza ammazzare nessuno. Invece quel giorno ammazzò tutti. Dodici corpi sparpagliati come stracci sporchi tra le lamiere contorte. Quasi tutti ragazzi. Con le mani ancora senza calli e gli occhi pieni di «tanto poi passa». Assunti da poco, pagati in nero. Uno solo rimase in piedi: Ciro Liguoro. Per una manciata di secondi, uno spostamento di pochi metri. Miracolo, lo chiamarono. Ma lui, negli anni, l’ha sempre detto con la voce bassa, quasi vergognandosi: «Miracolo un cazzo. Solo fortuna di merda». I corpi erano irriconoscibili. Le madri arrivarono e non sapevano più quale pezzo fosse il figlio loro. Le identificazioni durarono giorni. Giorni di pianti, di urla soffocate. La fabbrica non c’era più. Sparita. Come se non fosse mai esistita. Solo un cratere nero, lamiere piegate come carta stagnola. Ciro se ne stava lì, vivo per sbaglio, con le orecchie che fischiavano ancora e la faccia bianca come un lenzuolo lavato male. Intorno a lui la gente diceva: «Povero Cristo». Ma lui pensava solo a quei compagni che un attimo prima ridevano di una battuta scema sul capo che non pagava gli straordinari. Ridevano. Poi più niente. Cinquant’anni dopo, la polvere è ancora lì. Non quella della Flobert, no. Quella nuova. Quella che si posa ogni giorno sulle scarpe degli operai che escono di casa e non sanno se torneranno. Le chiamano morti bianche. La Lombardia in testa, come sempre. Poi Veneto, Puglia, Lazio. Gli stranieri muoiono il doppio degli italiani. Perché loro prendono i lavori che gli italiani non vogliono più: dove il contratto è una firma su un foglio stropicciato. Un operaio rumeno schiacciato da una gru, un pakistano caduto dal ponteggio, un italiano sbranato dalla macchina che doveva “solo” riparare. E ogni volta è la stessa commedia. Le sirene delle ambulanze, i telegiornali che ci mettono trenta secondi di pietà. E Ciro Liguoro, cinquant’anni dopo, ancora con gli occhi lucidi, continua a dire la stessa cosa semplice, da uomo che ha visto l’inferno e ne è uscito vivo per caso: «Non dimenticatevi di loro. Perché se li dimenticate, prima o poi tocca a qualcun altro. E quel qualcun altro potrebbe essere vostro figlio». Redazione Italia
April 12, 2026
Pressenza
L’industria dei cybersicari che attacca costantemente Cuba
Dietro ogni video di denuncia, ogni tweet virale e ogni “testimonianza straziante” da Cuba c’è una struttura finanziaria che pochi conoscono. Non sono attivisti indipendenti. Sono mercenari digitali che operano con fondi di agenzie statunitensi come USAID e NED. Un’industria che trasforma la miseria in merce e il “clic” in munizioni. Nell’attuale geopolitica, il confronto tra Stati Uniti e Cuba ha trasceso i metodi tradizionali. Non si tratta più solo di blocco economico o pressione diplomatica. La guerra si è spostata nell’ambiente digitale, e in essa è emersa una figura specifica: il cybersicario. Questo attore, che si presenta sotto la veste di una persona indipendente editorialmente e come un attivista popolare, costituisce in realtà un anello fondamentale in una catena di sovvenzioni esterne progettata per erodere il consenso sociale all’interno dell’isola. La sua presunta “indipendenza” è una costruzione narrativa finanziata da agenzie governative statunitensi. La figura dell’influencer o youtuber che “informa da Cuba” si presenta al pubblico internazionale come un testimone organico della realtà nazionale, spesso rischiando la sua sicurezza personale per “dire la verità”. Tuttavia, le indagini rivelano una realtà drasticamente diversa. Le impronte digitali lasciate dai Cybersicari dimostrano che la loro provenienza è nella maggior parte dei casi rintracciabile negli Stati Uniti, in Messico e Spagna. Ciò smaschera la convinzione che si tratti di semplici cittadini residenti a Cuba che stanno denunciando la situazione sull’isola. La costruzione di un’immagine di “perseguitato  politico” o “giornalista sotto controllo” funge da moltiplicatore del valore di mercato del contenuto nella monetizzazione in YouTube o Facebook oltre a fungere da catalizzatore per ricevere sovvenzioni esterne. Negli ultimi anni, l’industria dei contenuti su Cuba ha subito una mutazione verso quella che viene chiamata “documentazione del disincanto”. I creatori internazionali e locali concentrano le loro attenzioni non sulla critica politica diretta, ma sull’amplificazione delle crepe sociali ed economiche, spesso utilizzando tecniche di manipolazione visiva per esacerbare la percezione del collasso del paese. Casi come quello dello youtuber statunitense Elliot o della coppia australiana Justin e Alina esemplificano come il contenuto sulla crisi umanitaria diventi un prodotto virale che alimenta la narrazione dello “Stato fallito”. La strategia non cerca solo di informare, ma di distruggere simbolicamente le istituzioni cubane attraverso reti di mercenari digitali che, accovacciati dietro notizie false e account di troll, saturano lo spazio mediatico. L’infrastruttura mediatica che sostiene l’ecosistema digitale anticubano non è il risultato della generazione spontanea di entrate per clic, ma una rete che dipende strutturalmente dai fondi federali statunitensi. Tra il 2001 e il 2021, si stima che il governo degli Stati Uniti abbia stanziato un totale di 218.367.438 dollari in programmi di destabilizzazione politica a Cuba, di cui oltre 25 milioni sono stati specificamente stanziati per “media e libero flusso di informazioni”. L’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID) ha storicamente operato come braccio esecutivo della politica di “cambio di regime”. Nel 2024, l’agenzia ha stanziato 2,3 milioni di dollari per programmi mediatici indipendenti sull’isola, cifra  che fa parte del budget di 9,5 milioni dedicato esclusivamente a Cuba. Con l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump l’USAID è stata sciolta e incorporata direttamente dal Dipartimento di Stato, Il segretario di Stato Marco Rubio ha seguito questa ristrutturazione, ma si è preoccupato che i finanziamenti per Cuba, Nicaragua e Venezuela non venissero modificati. Sono stati cancellati l’83% dei programmi globali dell’USAID, ma non quelli previsti per questi tre paesi. Questa manovra ha confermato che, mentre i fondi per la salute globale e gli aiuti umanitari in Africa sono stati tagliati, il finanziamento per i media che incitano alla  sovversione a Cuba è stato considerato una priorità strategica intoccabile. Il National Endowment for Democracy (NED) integra il lavoro dell’USAID concedendo sovvenzioni a piattaforme che richiedono un maggiore grado di separazione dal governo degli Stati Uniti. Nel 2024, la NED ha finanziato progetti di media digitali per importi compresi tra i 50.000 e i 230.000 dollari per “promuovere la libertà di espressione” e “tracciare le minacce contro i giornalisti”. Un caso emblematico è quello di “El Toque”, una piattaforma che riceve finanziamenti dal NED e dal Dipartimento di Stato per obiettivi di manipolazione economica, come l’alterazione dei tassi di cambio per generare inflazione interna. I dati che giornalmente pubblica è stato dimostrato sono del tutto manipolati e non rispecchiano la realtà finanziaria dell’isola. El Toque aveva nel 2024  un budget di  970.000 dollari, di cui l’80% proveniva da sovvenzioni (di cui la metà da fonti statunitensi). Media come CubaNet e ADN Cuba non sono semplicemente piattaforme di notizie, ma società di comunicazione politica che dipendono quasi interamente dall’assistenza esterna. CubaNet, con sede a Miami, ha ricevuto 500.000 dollari direttamente dall’USAID nel 2024 per raggiungere i giovani cubani. Da parte sua, ADN Cuba ha ricevuto un contratto di 1.085.895 dollari nel settembre 2024, rinnovando un precedente fondo di 1,5 milioni per il periodo 2022-2024. Dal 2020, ADN Cuba ha accumulato un totale di 3.072.123 dollari in fondi USAID, di cui ha dimostrato solo una frazione del loro uso. Queste cifre rivelano che il contenuto di queste piattaforme non è un sottoprodotto della domanda di informazioni, ma un servizio prepagato. Quando l’amministrazione Trump ha congelato i fondi all’inizio del 2025, questi media sono entrati in uno stato di “disperazione mediatica”, chiedendo donazioni pubbliche e ammettendo che senza il sostegno delle organizzazioni finanziate dal governo federale, i loro collaboratori sull’isola non sarebbero stati in grado di continuare. Inoltre negli ultimi anni, il NED e l’USAID hanno coltivato una rete di rapper, artisti e creatori di contenuti per diffondere messaggi contro il governo, usando la musica e la cultura urbana come un “cavallo di Troia” ideologico. Per combattere questo assedio mediatico Cuba ha sviluppato un sistema di controinformazione che consiste nel denunciare pubblicamente queste piattaforme e i loro contenuti. Articoli su media come Granma e Cubadebate, insieme a programmi di inchiesta televisiva, hanno esposto gli importi e i nomi dei beneficiari dei fondi USAID e NED. Rompendo l’anonimato dei flussi di capitale, l’aura di “indipendenza” degli influencer si indebolisce. Parallelamente  il governo cubano ha promosso una campagna educativa affinché i cittadini identifichino le tecniche di manipolazione emotiva e l’uso di notizie false. Ciò include l’analisi di come gli algoritmi dei social media danno priorità ai contenuti di odio e polarizzazione per favorire gli interessi dei finanziatori. In conclusione si può affermare con certezza che il fenomeno dei sicari informatici non è un movimento spontaneo della società civile. È un’industria mercenaria altamente strutturata. La sua totale dipendenza dai fondi federali statunitensi e la sua capacità di trarre profitto dalla crisi economica rivelano una nuova forma di intervento che utilizza il “clic” come munizione. Infine bisogna notare che i finanziamenti per la sovversione digitale a Cuba rimangono un pilastro non negoziabile della politica estera degli Stati Uniti, nonostante la ristrutturazione delle agenzie governative. L’indipendenza che gli attori presenti in rete rivendicano finisce dove inizia l’assegno dell’USAID e delle altre agenzie del governo degli Stati Uniti. (Razones de Cuba)     Andrea Puccio
April 12, 2026
Pressenza