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“C’è una guerra imperialista e genocida contro Cuba”
In questa intervista Luciano Vasapollo resoconta le condizioni incontrate durante il suo recente viaggio a Cuba con una delegazione della Rete dei Comunisti, della quale hanno fatto parte anche Rita Martufi e Giacomo Marchetti. Il suo è un racconto fortemente politico, che interpreta la drammatica situazione dell’isola come il risultato […] L'articolo “C’è una guerra imperialista e genocida contro Cuba” su Contropiano.
August 22, 2026
Contropiano
Cuba, gli Stati Uniti sanzionano altre imprese e funzionari statali
La politica di massima pressione degli Stati Uniti nei confronti di Cuba non si ferma: la Casa Bianca estende le sanzioni ad altri funzionari governativi e a imprese dell’isola. L’Ufficio per il controllo dei beni esteri degli Stati Uniti (OFAC), affiliato al Dipartimento del Tesoro statunitense, ha annunciato oggi una nuova serie di sanzioni contro persone ed entità governative di Cuba. Le nuove misure sanzionatorie colpiscono tre funzionari dell’Istituto cubano di amicizia con i popoli (ICAP), Fernando González Llort, Leima Martínez Freire e Noemí Ramona Rabaza Fernández. Le imprese sanzionate sono: – Il Ministero delle Costruzioni di Cuba (MICONS). – Il Gruppo aziendale Geominero Salinero. – L’azienda di importazione e commercializzazione di metalli METALCUBA. – L’azienda produttrice di nichel “Comandante Ernesto ‘Che’ Guevara”. – Il commercializzatore CONSUMINPORT (legato al Gruppo Aziendale del Commercio Estero dell’isola). – TRANSIMPORT (vendita di parti di veicoli e motori). – La società di approvvigionamento turistico CORATUR. Queste misure vietano a qualsiasi cittadino o azienda statunitensi di fare affari con i membri della lista, oltre a comportare l’eventuale blocco dei beni dei designati – se li avessero – negli Stati Uniti. Le nuove sanzioni si sommano alle centinaia che negli anni, ma soprattutto dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, colpiscono l’isola con lo scopo di stringere il cappio attorno a Cuba sempre di più, come affermato da Marco Rubio. Gli Stati Uniti si trovano di fronte al dilemma di come riuscire a far capitolare il legittimo governo di Miguel Diaz Canel per sostituirlo con un presidente vicino ai loro interessi. Restano sul piatto tutte le opzioni, che vanno dall’azione militare alla sostituzione della dirigenza del Paese con un fantoccio in stile venezuelano. Opzione, quest’ultima, preferibile per la Casa Bianca. Infatti procedere con un’azione militare potrebbe nascondere insidie non valutabili a tavolino e Donald Trump in questo momento non può permettersi un altro fiasco simile a quello iraniano. Cuba resta per l’amministrazione statunitense un trofeo da sventolare in vista delle prossime elezioni di metà mandato. Un successo che permetterebbe a Donald Trump di affermare che lui è stato l’unico presidente in oltre sessanta anni ad aver fatto capitolare il governo cubano, cosa che invece non è riuscita a nessun altro in precedenza. Per il momento le sanzioni sembrano essere l’unica arma in mano agli Stati Uniti che sperano con queste misure di portare il popolo cubano a ribellarsi nei confronti degli attuali governanti. Nonostante tutte queste sanzioni però l’isola continua a resistere. Andrea Puccio
August 21, 2026
Pressenza
“Dove si appanna la stella Usa cresce il nuovo ordine mondiale”
Intervista a Joseph Halevi. Non è una sorpresa, per chi ha seguito e segue la dinamica militare americana. Dov’è la dimensione  della sconfitta strategica? In primo luogo, gli statunitensi sono sostanzialmente disarmati per quanto riguarda i missili di precisione. Ciò coinvolge tutto l’assetto militare strategico americano, sia nella sua capacità di […] L'articolo “Dove si appanna la stella Usa cresce il nuovo ordine mondiale” su Contropiano.
August 17, 2026
Contropiano
Ilhan Omar, deputata del Minnesota: “Trump deve porre fine al blocco navale imposto a Cuba”
Il 7 agosto la deputata del Minnesota Ilhan Omar ha rilasciato una dura dichiarazione in cui chiede al presidente Donald Trump di porre immediatamente fine al blocco navale imposto a Cuba. In un comunicato incisivo, la deputata ha denunciato che l’attuale amministrazione statunitense sembra decisa a «riportare gli Stati Uniti indietro di 70 anni, al culmine del maccartismo della Guerra Fredda», sottolineando la combinazione di una politica estera bellicosa e della repressione politica. Omar ha definito «orwelliano» il fatto che il governo degli Stati Uniti accusi Cuba di compiere attacchi contro il proprio Paese, quando, secondo la deputata, sono proprio le politiche di Washington a trasformare «gli americani in strumenti della rovina della loro stessa nazione». La deputata ha lanciato un appello diretto al presidente statunitense riguardo all’impatto umanitario delle sue politiche, concludendo con la seguente richiesta: «Donald Trump deve rispettare la Costituzione e porre fine al pericoloso, crudele e illegale blocco navale che costituisce una punizione collettiva contro Cuba», sottolineando che questo isolamento economico priva deliberatamente l’intera popolazione dell’isola di cibo, carburante e medicinali adeguati. Fonte: https://www.facebook.com/cubaporsiemprefiel   Redazione Italia
August 9, 2026
Pressenza
Oltre la memoria: a Roma la solidarietà a Cuba tra la lezione della caserma Moncada e il buio dei blackout
C’è poco spazio per la retorica quando si parla della Cuba di oggi. La situazione nell’isola è di una gravità concreta, quotidiana, fatta di ore e ore trascorse al buio per le continue interruzioni elettriche, di lunghe attese per la distribuzione dell’acqua e di una ricerca sempre più faticosa di beni di prima necessità e medicinali. È in questo contesto, segnato da una crisi economica, finanziaria ed energetica tra le più gravi degli ultimi decenni, che domenica 26 luglio si è svolta a Roma la celebrazione del Día de la Rebeldía Nacional. L’iniziativa, alla presenza dell’ambasciatore Jorge Luis Cepero Aguilar, del personale del corpo diplomatico e di un’ampia rappresentanza della comunità cubana residente in Italia, ha riunito partiti, associazioni, movimenti e organizzazioni di amicizia con il popolo cubano. Un incontro sobrio, privo di enfasi celebrative, proprio perché tutti i presenti erano pienamente consapevoli della difficile fase che il Paese caraibico sta attraversando. Per Cuba il 26 luglio non è una ricorrenza qualsiasi. Il Día de la Rebeldía Nacional ricorda l’assalto del 1953 alle caserme Moncada, a Santiago de Cuba, e Carlos Manuel de Céspedes, a Bayamo, quando un gruppo di giovani guidati da Fidel Castro tentò di rovesciare la dittatura di Fulgencio Batista. Dal punto di vista militare fu una sconfitta, seguita da arresti, torture e numerose vittime. Sul piano politico e simbolico, tuttavia, quell’evento segnò l’inizio del processo rivoluzionario che sarebbe culminato con il trionfo della Rivoluzione nel gennaio del 1959. Per Cuba e per gran parte dell’America Latina quell’assalto segnò una svolta storica. Prese forza l’idea che fosse possibile mettere in discussione un sistema fondato sulla dipendenza economica e politica dall’esterno. Da quella stagione nacque un modello che fece dell’accesso universale alla sanità, dell’istruzione gratuita, della lotta all’analfabetismo e dell’estensione dei diritti sociali alcuni dei propri pilastri fondamentali. Oggi, tuttavia, la distanza tra la portata ideale di quel passaggio storico e le drammatiche condizioni materiali della vita quotidiana sull’isola è profonda. Il bloqueo accompagna la storia di Cuba da oltre sessant’anni, ma la crisi attuale non può essere compresa senza considerare il significativo inasprimento delle sanzioni avvenuto negli ultimi anni. Alle restrizioni già esistenti si sono aggiunte centinaia di nuove misure che hanno ulteriormente limitato la capacità dell’isola di commerciare, accedere ai mercati finanziari e reperire risorse indispensabili per la propria economia. Particolarmente pesanti sono state le ricadute sul settore energetico. Le sanzioni che hanno colpito compagnie di navigazione e operatori coinvolti nel trasporto di petrolio verso Cuba, le difficoltà nei pagamenti internazionali e gli ostacoli all’acquisto di carburanti e pezzi di ricambio hanno reso sempre più complesso garantire il funzionamento del sistema elettrico nazionale. A questo si è aggiunto il mantenimento di Cuba nella lista statunitense dei Paesi sponsor del terrorismo, una decisione contestata da numerosi governi e da diversi osservatori internazionali perché ha ulteriormente irrigidito i rapporti con il sistema bancario internazionale e l’accesso al credito. L’effetto combinato di queste misure ha contribuito ad aggravare una crisi economica ed energetica già esistente. Le centrali termoelettriche, da anni bisognose di investimenti e manutenzione, hanno incontrato crescenti difficoltà nell’approvvigionamento di combustibili e componenti essenziali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: blackout che in molte province si protraggono per numerose ore al giorno, difficoltà nella distribuzione dell’acqua potabile, trasporti ridotti, attività produttive rallentate e una crescente scarsità di beni essenziali e medicinali. Il sistema delle sanzioni unilaterali nei confronti di Cuba contrasta con i principi che regolano le relazioni tra gli Stati. Non è un caso che da oltre trent’anni l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvi, con maggioranze schiaccianti, risoluzioni che chiedono la fine del blocco economico. Di segno opposto è stata, nel corso dei decenni, la proiezione internazionale di Cuba. Le missioni mediche e umanitarie inviate in oltre cento Paesi del mondo, compresa l’Italia durante le fasi più difficili della pandemia da Covid 19, rappresentano una delle espressioni più riconosciute della cooperazione internazionale promossa dall’isola. La crisi cubana si inserisce in un quadro internazionale segnato dal ritorno della guerra come strumento di competizione geopolitica, dal riemergere di logiche neocoloniali e dal progressivo indebolimento del diritto internazionale. Da questo punto di vista, Cuba rappresenta uno dei casi più emblematici di come le tensioni tra Stati possano incidere concretamente sulla vita quotidiana di un’intera popolazione. Dall’iniziativa svoltasi a Roma è emersa con forza la necessità di costruire un fronte internazionale più ampio, capace di superare divisioni e frammentazioni e di unire tutte le realtà che si riconoscono nei valori della pace, della giustizia sociale, della cooperazione tra i popoli e del rispetto della sovranità nazionale. In questo contesto, parlare di resistenza del popolo cubano non significa indulgere nella retorica, ma descrivere la tenacia con cui milioni di persone continuano ad affrontare le difficoltà della vita quotidiana. Il significato più profondo della manifestazione romana è stato proprio questo: ricordare la caserma Moncada non come una celebrazione del passato, ma come un’occasione per richiamare l’attenzione sulla situazione che Cuba vive oggi. La memoria, da sola, non basta. Ha valore quando aiuta a comprendere il presente e a costruire il futuro. È questo il messaggio emerso dal presidio romano: rilanciare la richiesta di porre fine al blocco economico, riaffermare il diritto del popolo cubano a determinare liberamente il proprio destino e ricordare che la solidarietà tra i popoli continua a essere uno strumento essenziale per costruire un ordine internazionale fondato sulla pace, sulla giustizia e sul rispetto della sovranità degli Stati.   Giovanni Barbera
July 27, 2026
Pressenza
Israele tiene chiuso il corridoio medico con Gaza. I malati gravi non saranno trasferiti
La chiusura del corridoio medico tra Gaza e la Cisgiordania continua a trasformarsi, giorno dopo giorno, in una condanna per migliaia di malati che avrebbero la possibilità di essere curati a pochi chilometri di distanza. Domenica la Corte suprema israeliana ha respinto la petizione presentata da cinque organizzazioni israeliane, Gisha, […] L'articolo Israele tiene chiuso il corridoio medico con Gaza. I malati gravi non saranno trasferiti su Contropiano.
July 26, 2026
Contropiano
I salari in Italia sono diminuiti del 6,6%. Le manovre sull’Irpef non hanno cambiato la situazione
L’analisi sulla vergogna dei salari in Italia è, ancora una volta, impietosa e la fonte della denuncia è insospettabile. La nuova Nota di lavoro pubblicata dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb), ha analizzato tre decenni di evoluzione del mercato del lavoro, dei salari e del sistema fiscale italiano, arrivando alla conclusione che […] L'articolo I salari in Italia sono diminuiti del 6,6%. Le manovre sull’Irpef non hanno cambiato la situazione su Contropiano.
July 23, 2026
Contropiano
Nuove sanzioni degli Stati Uniti contro Cuba
L’amministrazione statunitense di Donald Trump ha intensificato la pressione su Cuba con una nuova serie di misure sanzionatorie unilaterali, che colpiscono il Ministero del Turismo e altre entità dell’isola. Secondo le informazioni divulgate dai dipartimenti di Stato e del Tesoro degli Stati Uniti, la nuova misura mira a colpire “le fonti di finanziamento” dello Stato cubano. Nell’elenco dei sanzionati compaiono: – Il Ministero del Turismo. – Il Gruppo aziendale di trasporto marittimo portuale (GEMAR). – L’Organizzazione Superiore della Direzione Aziendale Caudal S.A. (CALSO). – Il Gruppo imprenditoriale di Comerico Exterior (GECOMEX). – Coreydan S.A. – Enetec S.A. – La Corporazione Antillana Esportatrice (ANTEX S.A.). – La Milizie delle truppe territoriali (MTT). – L’Associazione dei combattenti della rivoluzione cubana. Il Dipartimento di Stato ha spiegato che le sanzioni sono state emesse ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14404 firmato da Trump il 1° maggio 2026. Il primo segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha commentato l’annuncio del nuovo pacchetto di sanzioni statunitensi affermando che  queste azioni fanno parte di una politica volta ad aumentare la pressione sull’economia dell’isola. “Un’altra settimana, una nuova lista di ‘sanzioni’ contro Cuba. È la guerra degli USA e il loro desiderio di strangolare la nostra economia”, ha scritto il presidente su X. Díaz-Canel ha affermato che le nuove sanzioni hanno lo scopo di rafforzare l’aggressione nei confronti dell’isola e cercano di provocare maggiori danni al popolo, sottolineando che rispondono al piano genocida denunciato da Cuba all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) meno di una settimana fa. Il capo dello Stato ha ribadito che le misure di Washington si aggiungono alla politica di blocco economico, commerciale e finanziario che influisce sullo sviluppo economico del Paese e genera conseguenze dirette per la popolazione. (Cubadebate) www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
July 14, 2026
Pressenza
Attivista palestinese bloccata in Giordania non può partecipare a Re-Imagine Peace
Venerdì 10 luglio, Municipio di Firenze: una conferenza stampa festosa con la sindaca Sara Funaro, organizzata nell’ambito del Re-Imagine Peace Festival. La sala è gremita di artisti, giornalisti e ospiti. Fa caldo fuori, fa caldo dentro e l’entusiasmo è palpabile. Sto cercando Mai, la mia amica e compagna di viaggio in Combatants for Peace. Non la vedo. Non risponde al telefono, né ai miei messaggi. “Mai non è riuscita a prendere il volo dalla Giordania all’Italia”, mi dice tristemente una delle meravigliose donne di Gariwo. “Abbiamo fatto tutto il possibile. Abbiamo cercato di trovarle un altro volo, ma per lei è impossibile arrivare in tempo per la proiezione del vostro film domani”. Mai Shahin è una terapeuta, un’attivista per la pace, membro di Combatants for Peace e cofondatrice di Satyam. Entrambe compariamo nel documentario “There Is Another Way”, diretto da Stephen Apkon e siamo state invitate da Noa e Gariwo a parlare con il pubblico dopo la proiezione del film al festival di Firenze. Stephen, in quanto americano, e io, in quanto israeliana, possiamo semplicemente salire su un aereo nei Paesi in cui viviamo e volare in Italia, ma Mai è palestinese e vive nella Cisgiordania occupata. Per arrivare a Firenze, deve prima ottenere un visto per entrare in Italia. Poi deve passare dal valico di Allenby, attraversare il confine con la Giordania e proseguire fino all’aeroporto internazionale Queen Alia di Amman. Per i palestinesi che vivono in Cisgiordania, questa è l’unica via d’accesso al mondo esterno. Gli altri due valichi terrestri tra Israele e la Giordania — quello del fiume Giordano (Sheikh Hussein) a nord e il valico Yitzhak Rabin a sud — sono aperti ai cittadini israeliani e ai turisti stranieri, ma non ai palestinesi della Cisgiordania. Il valico di Allenby è aperto solo cinque giorni alla settimana, dalle 8:00 alle 13:30, e il venerdì fino alle 12:30. È chiuso il sabato. Gli orari di apertura sono stabiliti dalle autorità israeliane. L’amministrazione congiunta israelo-palestinese del valico, istituita in base agli Accordi di Oslo, è stata sospesa all’inizio degli anni 2000. Un unico valico di frontiera. Orari di apertura limitati. Milioni di persone che dipendono da esso come unico modo per raggiungere il mondo esterno. Questa realtà ha persino dato vita a un business basato sulla vendita di posti in coda, con israeliani e giordani che offrono servizi per «saltare la fila» a chi non ha altra scelta. Non è la prima volta che i miei amici palestinesi mi raccontano di viaggi internazionali conclusisi con voli persi, soggiorni inaspettati in hotel ad Amman o ore – e talvolta un’intera notte – trascorse in attesa al valico. Durante l’estate, quando i viaggi raggiungono il picco, un valico di frontiera funzionante non è un lusso. È una necessità fondamentale. A titolo di confronto, il valico di frontiera terrestre tra Israele ed Egitto è aperto ventiquattro ore al giorno, sette giorni alla settimana, per i cittadini israeliani e i turisti stranieri. Mai è partita di casa mercoledì sera. Sapeva che avrebbe dovuto affrontare lunghe ore di attesa sotto un caldo di 35 gradi. Quello che non sapeva era che giovedì mattina il personale israeliano del valico avrebbe indetto uno sciopero. Era diretto contro il loro datore di lavoro, ma a farne le spese sono stati i viaggiatori palestinesi, che non avevano alternative. Mai non aveva alcuna possibilità di prendere il suo volo. Come le famiglie con bambini piccoli, gli anziani e molti altri viaggiatori, è stata costretta a rinunciare. Ha fatto dietrofront ed è tornata a casa — alla vita in Cisgiordania, tra recinzioni, muri e posti di blocco. Mai Shaheen è mia amica. È mia collega. È una donna coraggiosa, saggia e fonte di ispirazione. Lei, sua figlia e ogni essere umano che vive in questa terra meritano una vita all’insegna della libertà, della dignità e della libertà di movimento. “Occupazione” è una parola astratta, ma la vita quotidiana sotto l’occupazione è tutt’altro che astratta. Si manifesta nei piccoli dettagli: un valico di frontiera chiuso, un volo perso, un incontro saltato, vite interrotte più e più volte per ragioni che gradualmente diventano routine. Forse è proprio questo il tipo di ingiustizia quotidiana di cui scriveva Hannah Arendt: il modo in cui il danno continuo inflitto agli esseri umani diventa ordinario, quasi invisibile, per chi non lo subisce in prima persona. Iris Gur, Combatants for Peace       Combatants for Peace
July 14, 2026
Pressenza
CUBA: ONU APPROVA IL DIBATTITO CONTRO IL BLOQUEO. L’ITALIA SI ASTIENE. “UN VOTO VERGOGNOSO, I CUBANI CI HANNO AIUTATI DURANTE IL COVID”
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato l’apertura di un dibattito urgente richiesto da Cuba contro l’embargo Usa in vigore da oltre 60 anni. È la prima volta che Cuba ricorre a questo meccanismo straordinario previsto dall’Onu e diverso dalla votazione annuale di ottobre. La votazione autorizza un dibattito sulla «Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Usa contro Cuba». Solo 9 i paesi contrari: Usa, Israele, Argentina, Costa Rica, Marocco, Repubblica Ceca, Macedonia del Nord, Paraguay e Ucraina. 136 paesi hanno votato invece a favore, mentre sono stati 30 gli astenuti. Tra questi ultimi il governo italiano. “Dal 1994 l’Italia aveva sempre votato contro il bloqueo. All’epoca si astenne il governo Berlusconi. Questa volta si astiene l’Italietta della Meloni e di Tajani. Un voto vergognoso se pensiamo a quello che hanno fatto i medici italiani in Italia, non solo durante il Covid ma tuttora in Calabria. Questo è il ringraziamento del governo italiano a chi, nel momento del bisogno, ci ha teso una mano”. Con queste parole Marco Papacci, presidente dell’Associazione di amicizia Italia-Cuba ha commentato, su Radio Onda d’Urto, l’astensione italiana al voto. “Il governo di Giorgia Meloni e Antonio Tajani ancora una volta dimostra di essere tra quelli più allineati con la presidenza fascista di Donald Trump, mentre la stragrande maggioranza dei paesi del Pianeta, compresa la maggioranza dei paesi dell’Ue hanno votato a favore di Cuba”, afferma Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista. “Il governo italiano ha tradito Cuba, il paese che più ci ha aiutati durante la pandemia mandando medici e personale sanitario in Italia per darci una mano durante la pandemia. Il ringraziamento del nostro governo è non schierarsi per la fine del blocco”, denuncia il segretario di Rifondazione ai nostri microfoni. Nel frattempo le autorità cubane hanno annunciato di aver ripristinato oltre il 30% della fornitura di energia elettrica all’Avana, dopo l’ennesimo blackout nazionale, in un contesto di crisi energetica legata all’infame embargo petrolifero Usa, inasprito da gennaio 2026. Si tratta del terzo blackout negli ultimi sei mesi e dell’ottavo dalla fine del 2024. La trasmissione di Radio Onda d’Urto con gli interventi di Marco Papacci, presidente dell’Associazione di amicizia Italia-Cuba, e Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista. Ascolta o scarica.
July 8, 2026
Radio Onda d`Urto