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Askatasuna e il controllo violento della “violenza” – di Michele Lancione
Giovedì sera, al presidio di fronte ad Askatasuna, eravamo in tante persone. Pronte di fronte ai muri rossi di corso Regina Margherita 47; pronte a dire un primo no rispetto allo sgombero, alla chiusura, alla repressione. Davanti a noi, di lato, dietro: centinaia di forze cosiddette dell’ordine. Alcune in divisa, altre no. Con le [...]
Riarmo, guerra e desiderio di giustizia – di Gennaro Avallone
L'ennesimo atto di repressione del governo post-fascista di Giorgia Meloni ha colpito, ieri, 18 dicembre 2025, il centro sociale Askatasuna di Torino. Con la scusa del ripristino della "sicurezza" e dell'ordine si fanno in realtà deserti dove rimbomba il silenzio e si ribadiscono dispositivi di subordinazione, sudditanza, paura o opportunismo. Difficile, di questi tempi, [...]
Una rapina di guerra. La UE all’assalto dei “fondi russi”
L’Unione Europea – o meglio la sua attuale “direzione politica” – ha piazzato almeno tre bombe sotto il proprio stesso edificio. Ed il bello è che l’ha fatto con una mossa sola. Ieri sera 25 paesi su 27 hanno dato il loro “ok” al blocco senza scadenza degli asset russi […] L'articolo Una rapina di guerra. La UE all’assalto dei “fondi russi” su Contropiano.
Corteo e blocco del mercato delle armi
Un grande corteo antimilitarista ha attraversato le strade di Torino sabato scorso, rompendo la cortina fumogena che avvolge l’industria bellica ed il mercato delle armi aerospaziali nella nostra città. Da oggi sino al 4 dicembre si terrà la decima edizione dell’aerospace and defence meetings, dove i maggiori player a livello mondiale sottoscriveranno accordi commerciali per le armi che distruggono intere città, massacrano civili, avvelenano terre e fiumi. Produttori, governi e organizzazioni internazionali, esponenti delle forze armate, compagnie di contractor si incontrano e fanno affari all’Oval. Quella del 29 novembre è stata un’importante giornata di lotta al militarismo e alla guerra. Alla manifestazione, indetta dall’Assemblea antimilitarista, hanno partecipato il “Coordinamento torinese contro la guerra e chi la arma” e delegazioni dalle tante lotte contro basi militari, poligoni di tiro, caserme, fabbriche di morte. La Torino antimilitarista ha dato un segnale forte e chiaro: opporsi ad un futuro per la città legato alla ricerca, produzione e commercio bellici è un modo concreto per opporsi alla guerra e a chi la a(r)ma. Al termine del corteo è stata lanciata una giornata di lotta per oggi all’Oval per inceppare il business di morte. Ne abbiamo parlato con Federico dell’Assemblea Antimilitarista Ascolta la diretta: Aggiornamento. Bloccati i mercanti d’armi all’Oval! Di seguito stralci del comunicato dell’Assemblea antimilitarista: “Nella giornata di apertura dell’Aerospace and defence meetings, il mercato dell’industria bellica aerospaziale che si svolge ogni due anni a Torino, c’erano anche gli antimilitaristi, decisi a mettersi di traverso contro la guerra e chi la arma. L’appuntamento era di fronte all’ingresso dell’Oval, dove, protetti da un ingente schieramento di polizia, dovevano entrare i partecipanti a questa convention, fiore all’occhiello della lobby armiera subalpina. Gli antimilitaristi armati di striscioni e cartelli sin dalle 11,30 hanno occupato la strada davanti al cancello del centro congressi. La polizia ha tentato senza successo di allontanare i manifestanti, che si sono messi di mezzo, intralciando l’inaugurazione dell’aerospace and defence meetings. Dopo pochi minuti le auto dirette all’Oval hanno fatto retro marcia. I partecipanti sono stati obbligati ad entrare all’Oval a piedi, alla spicciolata, da un passaggio interno al Lingotto. Per la seconda volta in 20 anni gli antimilitarist* hanno bloccato l’ingresso ai mercanti d’armi. Un fatto è certo. La narrazione istituzionale e mediatica dell’Aerospace and defence meetings e della Città dell’aerospazio continua nascondere dietro la retorica dei viaggi spaziali, delle navicelle, degli esploratori di Marte e della Luna, la realtà di un mercato e di un comparto produttivo il cui fulcro sono le armi: cacciabombardieri, elicotteri da combattimento, droni, sistemi di puntamento. Queste armi sono impiegate nelle guerre di ogni dove, ma sono prodotte a due passi dalle nostre case. La cortina fumogena che nasconde la scelta di trasformare Torino in capitale delle armi è stata in parte dissipata, coinvolgendo nelle contestazioni studenti, ecologisti, lavoratori della formazione, oltre ai gruppi che da anni lottano contro l’industria bellica. La campagna lanciata dall’Assemblea Antimilitarista è riuscita a costruire un importante corteo comunicativo il 29 novembre ed è culminata con il blocco dell’ingresso alla mostra delle armi. Una bella manciata di sabbia è stata gettata negli ingranaggi di una macchina mortale. Bisognerà moltiplicare l’impegno perché la macchina sia fermata per sempre. Questo lungo mese di lotta si conclude con la consapevolezza che i mercanti di morte, gli eserciti, i produttori di armi troveranno sempre più gente disponibile a mettersi di mezzo. Fermare la guerra e chi la a(r)ma è possibile. Dipende da ciascuno di noi.”
Pavia: al via il processo contro quattro attivisti di Fridays For Future
È iniziato ieri il processo nei confronti di quattro attivisti per la giustizia climatica a seguito dell’opposizione al Decreto Penale di Condanna ricevuto in merito al blocco della Raffineria ENI di Sannazzaro del settembre 2023. I Decreti Penali, che condannavano gli attivisti al pagamento di una multa per un totale di quasi 4000€, riguardavano i reati di imbrattamento, violenza privata e invasione di terreno privato. Con la prima udienza di ieri, è stata anche presentata la richiesta da parte degli imputati di un percorso di giustizia riparativa, uno strumento, spiegano gli attivisti, che idealmente dà continuità alla volontà di costruire un dialogo con l’azienda ENI che mostri concretamente la volontà di un più che mai necessario cambio di passo nei suoi investimenti. Per noi è inaccettabile che, a pochi giorni dall’inizio della COP30 in Brasile, il più importante incontro ONU sui cambiamenti climatici, sia ancora necessario riconoscere quello che la scienza dice da decenni: è in ballo l’esistenza di tutti noi e fingiamo di non riconoscere che i colpevoli sono identificabili e visibili. Proprio il ritardo della presentazione degli NDC dell’Italia, i nostri obiettivi climatici alla COP30, è causato dalla lentezza del nostro governo a contrastare gli interessi delle aziende fossili. Il movimento conclude ricordando che è attiva una raccolta fondi per le spese legali. Seguiranno aggiornamenti sulle prossime udienze. Link alla raccolta fondi   Fridays For Future
3 ottobre, sciopero generale ad Ancona
Più di diecimila persone ad Ancona per lo sciopero generale sono scese in piazza e si sono dirette in corteo verso il terminal container del porto. L’appuntamento fissato dal Coordinamento Marche per la Palestina ha visto sfilare migliaia di persone in direzione porto per bloccarlo. Mentre un presidio permanente ha bloccato l’uscita dei traghetti al varco da Chio, il numeroso corteo ha proseguito per bloccare al varco della dogana le operazioni di scarico e carico merci. Una delegazione del coordinamento è entrata, alle ore 18, per verificare il blocco effettivo delle operazioni di scarico. La pressione dei manifestanti ha fatto sì che il corteo superasse i varchi della dogana, per poi riversarsi all’interno dell’area portuale, interrompendo ogni attività. Successivamente il corteo si è diretto in via Marconi fino a piazza Italia, bloccando il traffico in entrata e uscita dalla stazione. Il corteo si è concluso al presidio permanente in piazza del Crocifisso. Le Marche hanno risposto così all’appello del Calp di Genova, dei sindacati e della Global Sumud Flotilla. Durante la manifestazione è stata richiesta a gran voce la fine del genocidio palestinese, la rottura di ogni rapporto dell’Italia con il regime criminale israeliano e la liberazione delle attiviste e degli attivisti arrestati, tra cui la concittadina Silvia Severini. Questa è la migliore risposta di una regione popolare, solidale e antifascista al grido di: blocchiamo tutto. Coordinamento Marche per la Palestina Sumud, Centro culturale palestinese delle Marche Redazione Marche
Taranto blocco al porto contro Eni complice del genocidio.
La mobilitazione contro il genocidio sionista ha bloccato il porto di Taranto dove era approdata al molo gestito dall’Eni la nave Sea Salvia ,per caricare il greggio destinato all’esercito israeliano. Di fronte alla mobilitazione dei tarantini l’Eni ha comunicato che la nave non sarebbe stata rifornita e che la destinazione sarebbe stata Port Said in […]
Taranto. Nuovo blocco al porto. Stop al combustibile diretto in Israele
Al porto di Taranto è cominciato da questa mattina alle 4.00 il blocco delle portinerie della Raffineria ENI. La protesta dei lavoratori Usb è in corso davanti agli ingressi della Raffineria Eni, che ieri aveva consentito la ripartenza della petroliera Sea Salvia carica di greggio dichiarando una destinazione diversa: non […] L'articolo Taranto. Nuovo blocco al porto. Stop al combustibile diretto in Israele su Contropiano.
Venezuela. Tutto quello che volevate sapere sul blocco statunitense, ma non avete osato chiedere
Intervista a Luis Britto Garcia, storico e scrittore venezuelano. Qual è stato l’incomparabile trionfo dell’audace assedio dell'”Invincibile Armata” statunitense? Finora, la spericolata “Invincible Armada”, aumentata a nove cacciatorpediniere, una corazzata (la Erie in fase di demolizione), un sottomarino atomico e sciami di minacciosi cacciabombardieri, ha applicato tutta la sua incomparabile […] L'articolo Venezuela. Tutto quello che volevate sapere sul blocco statunitense, ma non avete osato chiedere su Contropiano.