VENERDÌ 9 GENNAIO 2026: ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI DELLA SETTIMANA CON ANDREA FUMAGALLI.Torna anche per il 2026 l’appuntamento del venerdi con il nostro collaboratore,
l’economista Andrea Fumagalli e la sua rubrica di analisi critica dei fatti
economici della settimana.
Abbiamo analizzato, venerdì 9 gennaio, i dati Istat sulla propensione al
risparmio degli italiani e l’occupazione; il petrolio venezuelano in mano agli
Stati Uniti, e in chiusura, la crescita montre in borsa dei titoli delle
aziende di armi.
La propensione al risparmio è stimata all’11,4%, in aumento di 1,5 punti
percentuali rispetto al trimestre precedente. Il potere d’acquisto, nello stesso
lasso di tempo, è cresciuto rispetto al trimestre precedente dell’1,8%. È quanto
rileva l’Istat nel suo report periodico sottolineando che la spesa per consumi
finali rimane però debole.
A novembre diminuiti occupati e disoccupati, mentre sono aumentati gli
inattivi. Il tasso di disoccupazione scende, ma l’occupazione rallenta e
l’inattività sale al 33,5%. Lo rileva l’Istat, indicando che il tasso di
disoccupazione scende al 5,7% toccando il livello più basso dall’avvio delle
serie storiche nel 2004.
Il presidente degli Stati Uniti Trump ha detto che il Venezuela inizierà a
consegnare dai 30 ai 50 milioni di barili di petrolio agli Stati Uniti. Sul
social Truth ha scritto che il petrolio sarà poi venduto al prezzo di mercato,
quindi il valore complessivo della vendita potrebbe superare i due miliardi di
dollari. Trump ha aggiunto che lui stesso controllerà il ricavato, e che lo
userà a beneficio delle popolazioni di Venezuela e Stati Uniti, non è chiaro per
ora come. L’intenzione di gestire le enormi riserve petrolifere del Venezuela è
una delle poche cose chiare emerse finora dai piani presentati da Trump dopo
aver attaccato il Venezuela e catturato il suo presidente, Nicolás Maduro.
Il fatto che il 2025 borsistico sia stato l’anno della Difesa è assodato: è
stato il riflesso di tensioni geopolitiche leggi: Ucraina e Medio Oriente in
primis. Fincantieri è stato il titolo dell’anno con una crescita monstre del
141%, seguita da quella di Leonardo dell’89,6%. Un trend, quello dei titoli
della Difesa, che ha riguardato tutta Europa. Intanto Trump ha annunciato
l’intenzione di aumentare in modo significativo il budget della difesa degli
Stati Uniti. Tali dichiarazioni hanno innescato una reazione immediata sui
mercati finanziari, spingendo al rialzo le quotazioni del settore della difesa.
A sorprendere gli investitori è stata però la geografia dei guadagni: a guidare
il movimento non sono state le società americane, bensì diversi gruppi europei
Andrea Fumagalli, docente di economia politica all’Università di Pavia. Ascolta
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