
Criminalizzazione delle nuove generazioni e leva militare volontaria
Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Monday, April 13, 2026Assistiamo con sospetto e preoccupazione al processo in corso di criminalizzazione delle giovani e dei giovani. Parallelamente alla svolta repressiva rappresentata dai decreti sicurezza che hanno aumentato “i crimini” (blocco stradale, occupazioni, manifestazioni sociali, forme di resistenza passiva) la repressione entra nelle scuole camuffandosi per prevenzione.
Le continue denunce che come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università pubblichiamo, relative all’ingresso delle forze dell’ordine e delle forze armate nelle scuole, mostrano un volto intimidatorio e punitivo che poco ha a che fare con il mondo dell’istruzione e della formazione.
A fine febbraio abbiamo letto dell’inedito procedimento aperto nei confronti di una studentessa del Liceo “Machiavelli-Capponi”, segnalata dalla Questura di Firenze alla Procura dei minori e da questa ai servizi sociali solo perché l’8 novembre 2025 partecipava a un sit-in in Piazza Duomo a Firenze. Lei si chiama Haji ed era nella decina di studenti e studentesse del collettivo scolastico a sostegno dei lavoratori della stireria L’Alba di Montemurlo, in sciopero da settembre. Lo sciopero in forma pacifica si teneva proprio davanti alle porte del negozio di un importante brand italiano di moda per chiedere che partecipasse al tavolo sindacale in quanto committente della stireria e quindi, per legge, responsabile delle condizioni dei lavoratori. Haji è italiana e i suoi genitori immigrati dal Marocco hanno ottenuto anch’essi la cittadinanza italiana. Questa segnalazione ai servizi sociali sembra essere, appunto, un atto intimidatorio e repressivo. Infatti durante l’incontro tra lei, i suoi genitori e gli assistenti sociali le è stato intimato di non partecipare ad altre manifestazioni perché comporterebbe gravi conseguenze.
Possiamo ritenere che Haji si stia formando alla politica dal basso, partecipando con i collettivi studenteschi agli scioperi e alle proteste delle operaie e degli operai del distretto industriale pratese. Per questo consideriamo la reazione delle autorità preposte un’azione intimidatoria, denigrante e criminalizzante verso la coscienza politica della diciassettenne e le seconde generazioni in generale. All’esatto opposto ci troviamo noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che consideriamo la partecipazione politica attiva un diritto fondamentale e un merito, tutt’altro che un tratto deviante!
Non siamo in linea con la tendenza comune a parlare dei/delle giovani in termini negativi, e poi se leggiamo le evidenze dell’ultimo report dell’associazione Antigone (a p. 10) troviamo che: «I minori stranieri complessivamente in carico al servizio sociale della giustizia, di cui una gran parte per violazioni di ben ridotta gravità, costituiscono lo 0,52% del totale dei minori stranieri residenti in Italia» e (a p. 2) «I dati sono sempre di difficile lettura e non vogliamo piegarci a semplificazioni. Tuttavia, sembrerebbe plasticamente evidente come l’esplosione dei numeri nelle carceri minorili, e non solo, sia dovuta all’esplosione della reazione penale introdotta con le nuove norme e non come si dice troppo frettolosamente a un progressivo aumento della criminalità». E ancora (a p. 3) «L’azione legislativa inaugurata con il recente decreto Sicurezza 2026, si pone in perfetta continuità con un programma politico volto a ridefinire i confini del controllo sociale in Italia. Legittimato da una narrazione pubblica che, strumentalizzando isolati fatti di cronaca ed esasperando i minimi disordini a margine di ampie manifestazioni democratiche, ha costruito l’alibi per un nuovo intervento normativo che fomenta quel concetto di sicurezza: non orientato ad una sicurezza sociale e dei diritti ma come mero strumento giustificativo al potere punitivo. Molte delle norme colpiscono i giovani in quanto sono coloro in prima linea nelle proteste».
In altre parole, questo governo sta agendo una stretta mortale sul corpo giovane della popolazione, con una mano aumenta le fattispecie di reato e con l’altra rafforza i controlli sul territorio. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara hanno fissato in una direttiva la possibilità, per i dirigenti scolastici in accordo con i prefetti, di richiedere un controllo a sorpresa con i metal detector e con unità cinofile all’ingresso delle scuole. E così sono partiti i controlli in alcuni istituti campani (e non solo): le forze dell’ordine accolgono le studentesse e gli studenti con cani poliziotto e metal detector con plausi dei dirigenti (vd. il caso della scuola Marie Curie e la dirigente scolastica Valeria Pirone). Interessante come il Corriere della Sera nell’articolo Napoli metal detector a scuola sottolinei che il problema della criminalità sia trasversale a tutte le classi sociali denunciando così un fenomeno generazionale, giovanile appunto.
Queste politiche repressive e di controllo degli spazi scolastici e pubblici contribuiscono alla creazione di un clima di crisi, di insicurezza, di emergenza permanente e strutturale, per dirla con le parole del ministro Guido Crosetto, totalmente strumentale alle politiche di propaganda della cultura securitaria e della difesa.
In vista della nuova leva militare volontaria, che il ministro della Difesa annuncerà presto per l’Italia, come Osservatorio pensiamo che questa massiccia criminalizzazione mediatica delle fasce giovanili sia funzionale a indirizzare in senso favorevole l’opinione pubblica verso delle soluzioni rigide di rieducazione delle ragazze e dei ragazzi. Con l’obiettivo dichiarato di reintegrarli nel corpo fattivo della nazione, dare loro un futuro e usare al meglio le loro potenzialità verrà proposto un qualche tipo di arruolamento di massa, con dei bonus, vantaggi e benefits, tipo attestati e crediti nel curriculum.
Come hanno scritto i Sudd Cobas Prato Firenze «C’è un filo nero che unisce la storia di Haji con la schedatura degli studenti palestinesi o la proposta di Fratelli d’Italia a Bagno a Ripoli di schedare i docenti di sinistra e antifascisti – o il sistema dei controlli fuori dalle scuole, aggiungiamo noi -. Ma c’è anche un filo rosso che tesse trame solidali di un’alternativa, e che unisce già studentesse, docenti di un liceo e operai. Finché continueremo a tesserlo, non passeranno».
Roberta Leoni e Maria Pastore, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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