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Giovedì, 10 settembre: incontro Coordinamento nazionale No Riarmo con Osservatorio contro la militarizzazione
GIOVEDÌ 10 SETTEMBRE, ORE 19:00-21:00 Secondo incontro online del Coordinamento nazionale No Riarmo (CNNR) con rappresentanti di altre associazioni, comitati, partiti per ragionare insieme sulle loro posizioni e proposte: ·        come costruire un movimento di massa unitario e plurale per l’Italia fuori della guerra e contro il riarmo; ·        come contribuire a dare al movimento contro la guerra e il riarmo una rappresentanza politica in Parlamento. Relazioni di: ·        Marta Collot, coportavoce nazionale di Potere al Popolo (PaP) ·        Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ·        Rosa Siciliano, direttrice editoriale di “Mosaico di pace”, rivista mensile promossa da Pax Christi Italia ·        Paolo Ferrero, direttore del periodico mensile “Su la testa. Argomenti per la rifondazione comunista” Per iscriversi alla riunione: HTTPS://US02WEB.ZOOM.US/MEETING/REGISTER/N–8WYZORPW5GULHMZWB4W Dopo l’iscrizione, si riceverà una e-mail di conferma con le informazioni necessarie per entrare nella riunione. Si consiglia di iscriversi con buon anticipo per poter prendere la sala virtuale ZOOM adeguata ad ospitare tutti i partecipanti. Se non si riceve il link di iscrizione (in genere è per un errore di scrittura del proprio indirizzo e-mail) scrivere a  articolo11@art11.it Ore 19:00 Relazioni degli ospiti invitati. Durata prevista di ogni relazione introduttiva: 15’ Ore 20:10 Domande e interventi dei partecipanti in sala virtuale ZOOM. Si prevedono massimo 8 interventi di durata non superiore ai 4’. Per intervenire, prenotarsi scrivendo all’indirizzo articolo11@art11.it, indicando nome, cognome, associazione (partito, sindacato, comitato) di riferimento, città in cui si opera e argomento della domanda/intervento. Selezione e ordine degli interventi saranno stabiliti dalla segreteria del Coordinamento nazionale Ore 20:45 Risposte e repliche dei relatori (5’ a testa) * * * BARI, LUNEDÌ 14 SETTEMBRE, ORE 19:00 c/o MarxVentuno, II strada Borrelli 34. Dopo il n. 125 (ass. Kronos, scuola di recupero) di via Buccari. Al cancello citofonare al 51. Giornata del tesseramento al Comitato Articolo 11 – L’Italia ripudia la guerra (nuova tessera 2026-27) Ø  PRESENTAZIONE DEL PROGRAMMA DI ATTIVITÀ per il quadrimestre settembre-dicembre Ø  FUORI LA GUERRA DALLA STORIA Il canto di protesta contro la guerra Con Pino di Lenne, Cedro e Sidera * * * L’incontro del 26 agosto è sul canale youtube di “Articolo 11”: https://www.youtube.com/watch?v=Eng56jQTR3s Introduzione di Andrea Catone al I incontro con rappresentanti di associazioni, comitati, partiti per: 1.     Dare vita a un movimento di massa contro la guerra, il più ampio, unitario e inclusivo possibile 2.     Esaminare la possibilità di dare al movimento contro la guerra rappresentanza politica in Parlamento Giorno dopo giorno la “guerra mondiale a pezzi” si amplia e si intensifica. I pezzi di questa guerra si ricongiungono. Il governo Zelensky, che a fine febbraio invocava l’aggressione militare di USA e Israele contro l’Iran, fornisce supporto e tecnologie militari ai paesi arabi del Golfo alleati di USA e Israele. Il carattere fondamentale di questa guerra mondiale è costituito, al di là delle peculiarità delle diverse situazioni locali, dallo scontro tra imperialismo occidentale – USA, NATO, UE, G7, Israele – volto a mantenere un ordine mondiale basato sullo scambio ineguale, il neocolonialismo, lo sfruttamento e il dominio economico-finanziario e politico-militare sul Sud globale, con la pretesa di essere l’unica forma di libertà e democrazia al mondo, da un lato, e, dall’altro, i Paesi che chiedono un diverso ordine mondiale, economico-sociale e politico, basato su coesistenza pacifica, rapporti paritari reciprocamente vantaggiosi, riconoscimento della pluralità di storie, culture, sistemi politici ed economici delle diverse civiltà. È ciò che viene sintetizzato spesso nella formula dello scontro tra “mondo unipolare” e “mondo multipolare”. La guerra è oggi la questione principale e prioritaria che abbiamo di fronte. Non una questione tra le tante, ma la questione delle questioni. La guerra sovradetermina tutte le altre questioni, dalla politica economica, che si indirizza sempre più verso il riarmo a detrimento della spesa sociale, alla militarizzazione delle menti, delle scuole e della società. Oggi si richiede una fondamentale scelta di campo. Il Coordinamento nazionale NORiarmo, costituitosi lo scorso anno sull’onda della petizione di gennaio 2025 contro il decreto di sostegno militare all’Ucraina (cfr. Peacelink, https://www.peacelink.it/editoriale/a/50492.html), ritiene che, insieme con le manifestazioni di indignazione, protesta, condanna del genocidio, occorra operare politicamente per ottenere risultati concreti, trasformando la protesta in rivendicazione politica determinata, puntuale, chiara e non ambigua. Come cittadini poniamo al parlamento e al governo del nostro Paese una richiesta precisa che si esprime nello slogan: Fuori l’Italia dalla guerra!. Interruzione immediata di ogni sostegno economico, militare, politico, diplomatico all’Ucraina nella guerra contro la Russia. Interruzione di ogni rapporto politico-diplomatico, militare, economico-finanziario con lo stato genocida e terrorista di Israele. Nessun sostegno all’aggressione di USA e Israele contro l’Iran, rifiuto di aderire alle sanzioni illegali imposte dagli USA. Nessun sostegno alle aggressioni USA, economiche e militari ai Paesi dell’America Latina per rimettere sotto il loro tallone di ferro i movimenti di emancipazione, dal Venezuela a Cuba, assediata da un embargo pluridecennale. Fuori l’Italia dalla guerra è l’obiettivo immediato e la discriminante essenziale. Nella situazione attuale, che vede ogni giorno, ogni ora l’escalation bellica contro la Russia, alimentata sempre più massicciamente dalla UE e dal Regno Unito – che, pur fuori UE, è oggi il leader della strategia militare contro la Russia – non sono ammissibili ambiguità o mezze misure: o si rivendica e si agisce di conseguenza per l’immediata uscita dell’Italia dalla guerra, o si è per la prosecuzione della guerra, a fianco dei guerrafondai, i quali in gran parte si dichiarano fautori di “una pace giusta e duratura”, ottenibile a loro dire con l’intensificazione della guerra alla Russia per indurla a trattative. Questa strada ha portato in oltre 4 anni di guerra solo all’intensificazione e alla escalation. Il Coordinamento nazionale NORIARMO lavora, nel massimo di cooperazione e dialogo costruttivo con gli altri coordinamenti, comitati, associazioni, per dar vita a un movimento unitario e plurale che abbia come obiettivo discriminante e unificante, senza ambiguità o mezze misure, quello del Fuori l’Italia dalla guerra! L’incontro di oggi si iscrive nella nostra azione per costruire il massimo di unità possibile, nel massimo di chiarezza e determinazione. Riteniamo che “Fuori l’Italia dalla guerra” sia l’obiettivo realisticamente unificante, su cui può convergere un reale movimento di massa, quanto mai necessario in questa situazione, non limitato a generose e coraggiose avanguardie. Su questo siamo impegnati a lavorare proponendo e costruendo comitati/coordinamenti unitari nei territori. Il radicamento territoriale è fondamentale per lo sviluppo di un movimento di massa reale. I comitati territoriali possono dar vita ad iniziative locali – manifestazioni, presidi, ecc. – che possono convergere in giornate nazionali di mobilitazione contro la guerra. Proprio perché ci poniamo sul terreno della lotta politica concreta contro la guerra, non possiamo ignorare il terreno della rappresentanza politica nel parlamento nazionale, poiché è lì che si decidono ancora le cose (anche se è in atto da anni l’attacco alla centralità del Parlamento stabilita dalla Costituzione antifascista del 1948). Per questo, non possiamo non porci la questione delle prossime elezioni politiche. In merito alla questione fondamentale della guerra, constatiamo che vi è qui un falso bipolarismo: il Partito democratico ha approvato – in sede italiana e nelle votazioni del parlamento europeo – tutte le mozioni di sostegno militare, economico, politico, ideologico all’Ucraina contro la Russia. Sulla questione fondamentale della guerra contro la Russia le posizioni di PD e FdI convergono. Si può notare anzi che nei grandi media vicini al PD prevale una posizione più oltranzista di quella della leader di FdI, che nell’ultimo incontro dei “Volenterosi”, ha rifiutato formalmente l’invio di militari e di missili in Ucraina. Occorre fare della questione della guerra il tema principale della campagna elettorale, quello su cui si devono misurare effettivamente le forze in campo. Come operiamo per la costruzione di un movimento di massa reale e unitario, senza ambiguità, per l’Italia fuori della guerra, così auspichiamo la costruzione di un ampio schieramento di forze – unitario e plurale – che possa dare al nostro Paese una rappresentanza politica al movimento contro la guerra. Le direttrici di fondo del suo programma – da cui discendono fondamentali scelte di politica economica, sociale, culturale – si possono individuare nei due pilastri a) della Costituzione antifascista di democrazia economico-sociale del 1948, col suo fondamentale articolo 11, e, b) della fuoriuscita dell’Italia dalla guerra e dal sistema di guerra. Ci auguriamo che questi incontri con rappresentanti di associazioni, partiti, comitati, movimenti che si schierano contro la guerra possano favorire la costruzione di una coalizione di forze politiche, sociali, sindacali, culturali sulla base di questi due fondamentali pilastri. Oggi i poteri finanziari e militari dell’imperialismo stanno spingendo il mondo verso la catastrofe. Oggi abbiamo l’imperativo morale oltre che politico di fermarli, dotandoci degli strumenti più adeguati allo scopo. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Forza Italia vuole premiare solo gli studenti di elitè
Il 7 luglio scorso i senatori di Forza Italia hanno presentato un disegno di legge intitolato “disposizioni in materia di reddito di merito e di incentivo per l’eccellenza per studenti meritevoli”: un “reddito di merito” mensile fra le 500 e le 1000 euro agli studenti considerando – con criteri molto selettivi – il voto del diploma e della triennale, la media ponderata dei voti, il conseguimento dei crediti, la regolarità del percorso degli studi e l’obbligo di partecipare a percorsi formativi e professionalizzanti. Tale reddito, che  non terrebbe conto della condizione economica dello studente, è una sorta di premio per il privilegio. È più meritevole lo studente che studia la notte, si cucina e si lava i panni da fuori sede e non ha nessun laureato in famiglia, conseguendo la media del 26, oppure il figlio di papà titolato che ha tutti trenta e potrà assommare alla paghetta mensile quella del governo? L’articolo 34 della Costituzione parla della necessità di garantire ai “capaci e meritevoli” i gradi più alti dell’istruzione, ma specificando: “anche se privi di mezzi”. L’articolo 34 va infatti incrociato con l’articolo 3 (“è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini”). Ma le forze di governo, come si sa, non amano la Costituzione. Il secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione italiana recita che  “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Contro questo principio cardine del costituzionalismo democratico del secondo dopoguerra, il 7 luglio scorso i senatori di Forza Italia hanno presentato un disegno di legge intitolato “disposizioni in materia di reddito di merito e di incentivo per l’eccellenza per studenti meritevoli”. La richiesta è di predisporre un “reddito di merito” mensile fra le 500 e le 1000 euro agli studenti considerando – con criteri molto selettivi – il voto del diploma e della triennale, la media ponderata dei voti, il conseguimento dei crediti, la regolarità del percorso degli studi e l’obbligo di partecipare a percorsi formativi e professionalizzanti. Tale reddito si aggiungerebbe alle borse di studio erogate  sulla base della condizione economica dello studente e dunque non terrebbe conto di quest’ultima. Il fine – dichiara la premessa al disegno di legge –  sarebbe quello di “rafforzare il sistema accademico”, “valorizzare il capitale umano” e rimuovere gli ostacoli che determinano la “fuga dei cervelli”. Il contributo sarebbe destinato a coprire i costi della vita universitaria come affitto, trasporti, libri, materiali di studio. Questa proposta si ispira ad analoghi provvedimenti già in via di attuazione nella regione Calabria (Presidente Occhiuto di Forza Italia) e in discussione al Consiglio regionale siciliano, sempre su iniziativa di Forza Italia. É improbabile che se ne veda l’attuazione, almeno in questa legislatura. Tuttavia è eclatante come i senatori post-berlusconiani non si siano posti il problema dei punti di partenza dei soggetti, così come avevano fatto i costituenti. Questa misura, lungi dal rimuovere gli ostacoli che impediscono agli studenti di rimanere sul territorio a spendere i propri titoli, prefigura una sorta di premio per il privilegio. Innumerevoli studi e statistiche mostrano l’incidenza sui risultati scolastici ed universitari del livello economico e culturale della famiglia di origine. Predisporre un reddito sulla base dei risultati scolastici e universitari, in un quadro sociale così segnato dalla diseguaglianza, significa rinforzare non il diritto allo studio, bensì l’élite: incrementare, cioè, i vantaggi della maggior parte dei beneficiati che in genere dispongono già del sostegno dei familiari. Nessun premio andrebbe invece, ad esempio, agli studenti (e sto pensando a persone in carne ed ossa) che dovendo lavorare regolarmente per mantenersi agli studi non possono raggiungere le medie del 28-30. È più meritevole lo studente che studia la notte, si cucina e si lava i panni da fuori sede e non ha nessun laureato in famiglia, conseguendo la media del 26, oppure il figlio di papà titolato che ha tutti trenta e potrà assommare alla paghetta mensile quella del governo? E se uno studente con media alta si ammala o contrae la depressione e perde il passo, che succede? Perde il reddito? Non si minaccerebbe la solidarietà fra i colleghi, dividendoli fra bravi-ricchi e scarsi-poveri? Pierre Bourdieu ha spiegato a tutti come i risultati scolastici e universitari per la maggior parte non dipendano dal merito di chi li consegue, ma siano la conferma di una pregressa situazione di privilegio, mentre i cattivi voti vadano viceversa a legittimare l’inferiorità degli altri, senza bisogno (quando va bene) di fare appello all’ereditarietà dell’intelligenza. Con altri strumenti, in Italia, idee affini le aveva rese familiari Don Milani. È vero che l’articolo 34 della Costituzione parla della necessità di garantire ai “capaci e meritevoli” i gradi più alti dell’istruzione, ma specificando: “anche se privi di mezzi”. I padri della Repubblica attingevano alle critiche dei socialisti e di Gramsci al classismo di Gentile: il fine era consentire ai “meritevoli” dei ceti sociali meno abbienti di accedere all’istruzione superiore. L’articolo 34 va infatti incrociato con l’articolo 3. Ma le forze di governo, come si sa, non amano la Costituzione. (Pubblicato su Il Manifesto)
September 4, 2026
ROARS
I.A. Basta! Una campagna contro la colonizzazione di scuole e università da parte delle Big Tech
«Dietro ai racconti magici sull’intelligenza artificiale non c’è un’intelligenza aliena, né una fatina buona. Se scuotiamo via la polvere magica, ciò che resta è il complesso militare-industriale statunitense, con la sua ossessione per la sorveglianza e il controllo, condivisa con le élite delle province dell’impero. La ridefinizione di software di sorveglianza come “intelligenza artificiale” è utilizzata dal complesso militare statunitense e dai monopoli della tecnologia per farci credere che sia possibile costruire macchine intelligenti – con la realizzazione immaginaria dell’idea di una creazione o procreazione divina solo maschile – e che noi stessi non siamo altro che macchine. Poiché le macchine non hanno diritti e possono solo obbedire a comandi, si ottiene così di depoliticizzare, nascondendola dietro la falsa neutralità dei sistemi informatici, la violazione di diritti giuridicamente tutelati e l’introduzione di regimi reazionari e autoritari, improntati alla militarizzazione integrale della società, all’automazione dello status quo e alla distruzione dei sistemi di welfare. Nelle scuole e nelle università, l’“intelligenza artificiale” è un utile antidoto contro la natura intrinsecamente sovversiva dell’istruzione e la molesta tendenza delle istituzioni scolastiche e accademiche funzionanti a mettere in discussione i dogmi e a condurre qualsiasi autorità dinanzi al tribunale della ragione. La diffusione dei chatbot abitua infatti docenti e studenti a omologarsi, a non pensare, a recepire, senza verifica, pensieri già formulati da altri, mentre le piattaforme proprietarie sorvegliano, dequalificano e addestrano i futuri utenti alla dipendenza» Daniela Tafani , Dieci miti sull’intelligenza artificiale. Un progetto reazionario e le sue storie, 29 giugno 2026 I software che impropriamente vengono definiti “intelligenza artificiale” e che senza chiederci il consenso sono comparsi sulle piattaforme Google degli account scolastici, non sono strumenti neutri sui quali basti formarsi attraverso i corsi proposti dal Ministero dell’Istruzione e del Merito affinché noi docenti riusciamo a farne un uso consapevole, etico e proficuo per l’apprendimento con le nostre classi. Da tempo il gruppo di lavoro che si raccoglie attorno alla mozione I.A. Basta! denuncia, tra le altre, le collusioni tra i G.A.F.A.M. (Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft) e il settore militare, attingendo all’ampia bibliografia accademica, delle organizzazioni attive nella difesa dei diritti umani e del mondo sindacale che sta esplodendo, data la invadente e persistente pubblicità (o sarebbe meglio parlare di propaganda?) che le Big Tech stanno portando avanti. Gli investimenti fatti in questi settori sono così giganteschi che il ritorno economico può avvenire solo tramite l’utilizzo militare e purtroppo i conflitti in corso, in particolare il genocidio palestinese, quello sul fronte ucraino e quello iraniano, ce lo stanno ampiamente dimostrando. La massa di dati civili e commerciali, quindi privati, raccolti dalle piattaforme, nonostante l’A.I. Act e i (deboli) tentativi di una (fragile) U.E. di regolamentarne i flussi, sono ampiamente utilizzati per addestrare droni militari, incrociare dati, aumentare la sorveglianza, riconoscere persone e, in definitiva, ad uccidere. Opporsi rappresenta sempre di più una vera e propria obiezione di coscienza. Alleghiamo il link alla campagna I.A . Basta!, il suo kit di informazione e approfondimento e una proposta di Regolamento che cerchi di limitare il più possibile i danni che una tale introduzione nel sistema scolastico sta già producendo. Campagna https://iabasta.ghost.io Kit di autodifesa https://iabasta.ghost.io/versione-aggiornata-del-kit-di-autodifesa-per-lavvento-dellai-a-scuola Bozza di regolamento https://iabasta.ghost.io/al-riparo-da-big-tech-un-regolamento-per-i-software-di-pretesa-i-a-nella-scuola Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La scuola e la cultura del riarmo
GUERRE, CRISI ECOLOGICHE E IL RUOLO DELL’EDUCAZIONE DI FRONTE ALLA NORMALIZZAZIONE BELLICA Quando pensiamo alla guerra, tendiamo quasi sempre a guardare al momento esatto in cui essa esplode visivamente: i bombardamenti, le macerie, le immagini dei profughi e i conteggi drammatici delle vittime che scorrono quotidianamente sui nostri schermi. Con un meccanismo di auto-difesa psicologica, la definiamo quasi d’istinto come qualcosa che accade «altrove». Osserviamo Gaza, le sue città devastate e l’enorme, eppure taciuto, impatto ambientale e sistemico di quella distruzione. Tuttavia, la guerra non comincia mai con il lancio delle prime bombe. La guerra comincia molto prima, come ricordava l’arcivescovo metropolita di Napoli Domenico Battaglia nella sua Lettera ai mercanti della morte. Comincia quando una società si assuefà all’idea che il riarmo sia una necessità ineluttabile; quando il paradigma della «sicurezza» soppianta e sostituisce il linguaggio dei diritti fondamentali; quando il concetto di «nemico» diventa l’unica lente attraverso cui interpretiamo la complessità del mondo. È proprio da questa consapevolezza che nasce la necessità di riflettere su Gaza partendo anche da ciò che accade all’interno delle nostre istituzioni educative. Parlare di Gaza significa infatti parlare della scuola e dell’università italiana ed europea: la corsa alle armi, infatti, non riguarda unicamente gli apparati militari, ma penetra capillarmente nei tessuti della cultura, dell’informazione e dell’educazione. Negli ultimi anni si è assistito a una presenza sempre più strutturata e istituzionalizzata dell’industria della difesa all’interno del sistema scolastico nazionale. Tra i protagonisti di questo processo spicca Leonardo S.p.A., il principale colosso italiano dell’aerospazio e della difesa, che da tempo partecipa attivamente ai percorsi di Formazione Scuola-Lavoro (FSL, ex PCTO), promuovendo iniziative di orientamento, laboratori e moduli didattici incentrati sulle discipline STEM. Per cogliere la reale portata di questa dinamica è indispensabile analizzare il ruolo svolto dalla Fondazione Leonardo ETS. Piuttosto che due entità distinte, ci si trova davanti a un continuum strategico e istituzionale: la Fondazione è stata istituita da Leonardo S.p.A. in veste di Socio Fondatore, ne trae la quasi totalità dei finanziamenti [ndr: il 99% nel 2024, ultimo bilancio disponibile] e vede nei propri organi direttivi alcune medesime figure apicali dell’azienda. La Fondazione Leonardo ETS opera, nei fatti, come un vero e proprio braccio culturale e pedagogico no-profit del colosso bellico, consentendo all’azienda di fare il proprio ingresso nelle classi e di superare le fisiologiche resistenze etiche di docenti e famiglie. La capillarità di questo fenomeno è stata documentata nel dettaglio dal recente dossier “La scuola di Leonardo. Scuole e industria militare: forme e dispositivi della complicità con il genocidio. Il caso di Roma”, curato da BDS Roma e firmato dal ricercatore Gianluca Coeli. Il report, che mappa la presenza aziendale nelle scuole romane e nazionali, rileva che ben 19 istituti superiori su 125 analizzati vantano collaborazioni formalizzate con Leonardo S.p.A. o con la sua Fondazione. Un caso emblematico è quello del Liceo Digitale dell’IIS Carlo Matteucci di Roma — nato proprio su impulso della Fondazione — dove gli studenti affrontano temi come intelligenza artificiale, robotica e cybersicurezza svolgendo moduli di FSL con tutor dell’azienda e visitando i relativi siti produttivi. A questo quadro si aggiungono percorsi su scala nazionale come “In volo con Leonardo”, integrato nella piattaforma STEMLab (sviluppata in partnership con Educazione Digitale / CivicaMente), che eroga pacchetti di circa 25 ore certificate su droni, sistemi di sorveglianza e intelligenza artificiale. Parallelamente, attraverso la collaborazione tra la Fondazione e HUB Scuola (Gruppo Mondadori), è nata la piattaforma “A Scuola di STEM”, promossa anche da Uffici Scolastici Regionali come quello della Calabria, portando le video-lezioni di ingegneri e tecnici di un colosso dell’industria militare direttamente all’interno della didattica curricolare. Il nodo centrale della questione non risiede soltanto nei soggetti che varcano le soglie degli istituti scolastici, ma nella cornice discorsiva con cui vi entrano. Le tecnologie promosse dall’industria della difesa nelle scuole rientrano per la quasi totalità nella categoria del dual use, ovvero tecnologie a duplice uso, civile e militare. L’intelligenza artificiale può affinare la diagnostica medica ma anche guidare droni d’attacco autonomi; i sistemi satellitari possono monitorare gli incendi boschivi o coordinare attacchi tattici sul campo; la cybersicurezza protegge la rete di un ospedale così come costituisce il pilastro della guerra cibernetica contemporanea. Il problema etico e pedagogico sorge quando agli studenti vengono presentate esclusivamente le ricadute civili di queste tecnologie, mentre viene completamente omesso il fatto che a svilupparle sono aziende la cui principale attività economica rimane la produzione e la vendita di armamenti. Ci troviamo di fronte a quello che si potrebbe definire un “dual-use washing”: un’operazione di legittimazione e valorizzazione sociale che rende del tutto accettabile e persino auspicabile il ruolo dell’industria bellica nell’immaginario dei giovani. Il quadro si articola ulteriormente considerando che Leonardo partecipa, assieme a grandi gruppi bancari e industriali come UniCredit, Banco BPM, Enel e Autostrade per l’Italia, alla Fondazione per la Scuola Italiana ETS. L’intento dichiarato è quello di intervenire direttamente sui programmi FSL, sull’orientamento e sulla formazione dei docenti. Non si tratta dunque di semplici progetti extracurricolari, ma della partecipazione attiva di attori dell’industria della difesa alla definizione delle linee di indirizzo educativo dell’intero Paese. Di fronte a queste trasformazioni, la domanda da porsi non è di natura luddistica, né si tratta di demonizzare la tecnologia in sé. La vera questione riguarda la visione di scuola che stiamo costruendo. Se nei contesti di guerra aperta, come a Gaza, le scuole e le università vengono fisicamente annientate in quanto simboli e presidi del futuro di un popolo, nei contesti europei il rischio è sottile ma altrettanto profondo: che la scuola venga gradualmente cooptata fino a trasformarsi in uno strumento di normalizzazione e assuefazione culturale alla guerra. In questa prospettiva si inserisce anche il rinnovato dibattito europeo attorno alla leva militare. Superata la forma classica della coscrizione obbligatoria del Novecento, il linguaggio istituzionale odierno fa ricorso a categorie quali «servizio volontario», «riserva operativa», «resilienza civile» e «cittadinanza attiva». Si va definendo quello che si configura come un apparente ossimoro: un modello di leva volontaria/obbligatoria. Un esempio è quanto avviene in Germania, dove l’introduzione di un questionario informativo obbligatorio per i diciottenni maschi permette allo Stato di tracciare competenze e disponibilità per la costruzione di una banca dati utile alla riserva. Anche in Italia l’ipotesi di rafforzare la riserva militare e di introdurre forme di preparazione e addestramento per la popolazione civile è entrata stabilmente nell’agenda politica bipartisan e nei recenti provvedimenti legislativi (come il cosiddetto DDL Crosetto). Questo insieme di dispositivi traduce sul piano pratico la dottrina della “Difesa Totale“ (Total Defence): un modello elaborato nei Paesi scandinavi durante la Guerra Fredda e oggi riproposto a livello comunitario. Secondo tale approccio, in caso di crisi o conflitto non sono unicamente le Forze Armate a doversi mobilitare, ma l’intera compagine sociale — inclusi i settori dell’istruzione, della ricerca e dell’informazione. Non si attende l’evento bellico per organizzare la società; si pre-organizza la società in funzione dell’eventualità della guerra. Sul piano pedagogico, ciò si traduce in ciò che la stessa NATO definisce guerra cognitiva: un terreno di scontro in cui il consenso della popolazione viene orientato ad accettare la militarizzazione come un passaggio ineludibile e la “sicurezza” come un valore supremo, prioritario rispetto all’esercizio dei diritti civili e sociali. Qual è allora il ruolo della scuola di fronte a questa progressiva assuefazione culturale? La scuola ha il compito etico e istituzionale fondativo di sviluppare il pensiero critico, la capacità d’analisi autonomo e la complessità, non certo quello di favorire l’adeguamento passivo a processi di militarizzazione. Per tali ragioni, assume un significato preciso l’adesione al Manifesto di resistenza alla militarizzazione della società, alla reintroduzione della leva e per il ripudio incondizionato della guerra, promosso dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Il manifesto rilancia la scelta dell’obiezione di coscienza totale e collettiva: la determinazione, da parte della comunità educante, di non farsi ingranaggio della cultura del riarmo. Fare obiezione di coscienza oggi significa rifiutare la normalizzazione della logica bellica negli spazi pubblici e difendere con fermezza l’autonomia della ricerca e dell’insegnamento. Significa sottrarre la formazione dei giovani alle esigenze dell’industria bellica e riaffermare che educare non vuol dire addestrare o preparare al conflitto, ma fornire agli individui gli strumenti culturali necessari per prevenirlo e decostruirlo. Riflettere su questi temi significa, infine, accogliere l’invito alla responsabilità giunto dalla società civile palestinese. Nel suo appello rivolto alla comunità internazionale, il Popular Art Centre di Ramallah ha sintetizzato così la natura della solidarietà contemporanea: «Vi scriviamo oggi dalla Palestina non per chiedere compassione, ma per chiedere che si agisca». Si tratta di un cambio di prospettiva fondamentale: non viene chiesta commiserazione o pietà, ma l’assunzione di una precisa responsabilità politica ed etica. La questione palestinese — così come la difesa di uno spazio educativo libero da logiche belliche — non è una semplice emergenza umanitaria, ma una grande questione di libertà, giustizia e autodeterminazione. Le parole conclusive che giungono da Ramallah tracciano la rotta anche per chi, all’interno delle scuole e delle università, lavora quotidianamente per custodire il senso profondo dell’educazione: «La vostra solidarietà non è simbolica. Dà speranza alle persone. Rafforza coloro che continuano a credere nella giustizia. La giustizia può essere ritardata, ma non deve mai essere abbandonata». Fonti citate * BDS Roma / Gianluca Coeli, “LA SCUOLA DI LEONARDO. Scuole e industria militare: forme e dispositivi della complicità con il genocidio. Il caso di Roma”. * Domenico Battaglia (Arcivescovo Metropolita di Napoli), “Lettera ai mercanti della morte”. * Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, “Manifesto di resistenza alla militarizzazione della società, alla reintroduzione della leva e per il ripudio incondizionato della guerra”. * Popular Art Centre di Ramallah, “Un appello dalla Palestina ai popoli liberi del mondo”. Alessandra Mancuso, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’Umbria va alla guerra. Dossier del Laboratorio Politico Operatori Sociali Autorganizzati
Il Laboratorio Politico Osa/VDL (Operatori Sociali Autorganizzati/Via del Lavoro) ha prodotto un interessante documento intitolato “L’Umbria va alla guerra. Il ruolo della nostra Regione nella corsa al riarmo” con il quale intende dare il suo contributo sul tema del riarmo e nel quale si ribadisce quanto l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. La tesi di fondo è che il nemico di classe (la borghesia e tutto l’apparato statale e politico che la circonda) è molto più vicino di quanto si pensi, tant’è che proprio in Umbria molte tra aziende e consorzi si stanno arricchendo di fatto sulla pelle dei morti prodotti dalle guerre. Condividiamo questo contributo del Laboratorio Politico Osa/VDL, sperando possa essere utile alle realtà che lottano contro questo sistema. Leggilo qui oppure scarica in pdf. LUmbriaVaAllaGuerra_Dossier_LaboratorioPoliticoOSAPerugiaDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Lanciata la petizione: Per un’istruzione e una ricerca libere dalla militarizzazione
SI È TENUTA IERI POMERIGGIO A ROMA LA CONFERENZA STAMPA DI LANCIO DELLA CAMPAGNA “LA CONOSCENZA NON MARCIA”. DA METÀ SETTEMBRE, HANNO CHIARITO LE REALTÀ DI STUDENTI, STUDENTESSE, DOCENTI, RICERCATRICI E RICERCATORI, CONTESTUALMENTE ALLA RIPARTENZA DELL’ANNO SCOLASTICO E ACCADEMICO, PARTIRÀ LA RACCOLTA FIRME A SOSTEGNO DELLA PETIZIONE POPOLARE CHE CHIEDE IL DIVIETO DI COLLABORAZIONE TRA ISTRUZIONE E FILIERA MILITARE INDUSTRIALE, IL RICONOSCIMENTO DELL’OBIEZIONE DI COSCIENZA E LA ISTITUZIONI DI OSSERVATORI INDIPENDENTI IN ISTITUTI SCOLASTICI E ATENEI. Sintesi Vietare ogni collaborazione della scuola e dell’università con il complesso militare-industriale per favorire un’istruzione libera dalla guerra in senso ampio, sia in termini di ricerca e sviluppo di tecnologie e conoscenze a fini bellici, sia in termini educativi, sociali e culturali. Garantire, nel mondo dell’istruzione e della ricerca, il diritto ad esprimere il proprio dissenso per i propri convincimenti morali, filosofici o religiosi, e di rifiutare di effettuare la propria prestazione lavorativa se questa è connessa direttamente o indirettamente con le armi e la guerra, in linea con il ripudio costituzionale della guerra. Oggetto: Petizione popolare ai sensi dell’articolo 50 della Costituzione italiana – Per un’istruzione e una ricerca libere dalla militarizzazione (promossa dalla campagna La Conoscenza Non Marcia). I sottoscritti cittadini italiani, mediante la presente petizione redatta ai sensi dell’art. 50 della Costituzione e dell’art. 109 del Regolamento della Camera dei Deputati, intendono sottoporre alla Camera dei Deputati la seguente richiesta di intervento legislativo. Premesso che Politiche e interessi economici orientano sempre più il mondo dell’istruzione, dell’università e della ricerca verso un’economia e cultura militarizzata. Questa deriva mette a rischio il principio costituzionale che richiede all’Italia di ripudiare la guerra (Art. 11), nonché la natura civile della scuola e dell’università come fondamento di democrazia e di costruzione della pace. Da tempo la ricerca è entrata a far parte del cosiddetto complesso militare-industriale, l’insieme di istituzioni, forze armate, aziende e investitori che producono armi, saperi e servizi a fini militari. In un’inchiesta di Altraeconomia dell’ottobre 2025 svolta in 31 atenei, la maggior parte di essi aveva accordi con varie aziende militari, tra le quali spicca Leonardo S.p.a., la partecipata dello Stato e 13° azienda di armamenti al mondo, oltre che fornitore della marina israeliana: in dettaglio, 23 atenei avevano accordi con Leonardo, 20 con Thales-Alenia Space S.p.a., 8 con il colosso dei missili terra-aria MBDA). Il Piano Europeo di Riarmo da 800 miliardi euro propone di aumentare in maniera decisiva le sinergie tra militare e civile, compreso scuola e università, per il rilancio dell’industria europea in chiave miliare. Si promuove così warfare come collante dell’Europa, a discapito del welfare. L’Italia si sta attrezzando di conseguenza. Secondo il Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa – Triennio 2025-2027 si dovrebbe avviare, come ha spiegato il proponente Ministro della Difesa Crosetto “Defence Summit” organizzato da IlSole24Ore a fine 2025: «un modello in cui industria, università, ricerca, difesa sono tutt’uno. I centri sperimentali di Esercito, Marina, Aeronautica devono stare insieme all’università». La questione è ribadita nel documento programmatico pluriennale per la difesa – Triennio 2025-2027 del Governo della Repubblica italiana: “Ricerca e sviluppo. Le attività di ricerca scientifica e tecnologica sono coordinate dalla Direzione nazionale degli armamenti e includono il Piano nazionale della ricerca Militare (PNRM), i progetti dei Centri test della Difesa, gli accordi con università e i programmi di cooperazione a livello Ue, NATO e internazionale (tra cui sono citati quelli in ambito Agenzia europea della difesa, Fondo europeo della difesa, NATO Science and Technology Organization, DIANA e NATO Innovation Fund). Fino al 2039 sono previsti fondi per 1.5 miliardi di euro, di cui il 75% per programmi di cooperazione.” La “Cittadella dell’Aerospazio” di Torino è tra le sperimentazioni più emblematiche. Si tratta di un progetto della NATO denominato DIANA (Defence Innovation Accelerator North Atlantic) per lo sviluppo di tecnologie a doppio uso (civile e militare). Coinvolge Leonardo e il Politecnico di Torino (in violazione allo statuto d’Ateneo). Viene sostenuto dalle istituzioni locali come opportunità di sviluppo territoriale sulle ceneri del settore automobilistico. Sul sito del comune di Torino si legge: “Facendo leva sulla collaborazione tra Leonardo e il Politecnico, si creerà un sistema interconnesso dove coesistono l’accademia, la ricerca e i laboratori di sviluppo tecnologico, le start up e le piccole medie imprese, e la grande impresa” (citato in questo articolo di Internazionale). Il modello torinese trova applicazione in progetti come il Rome Technopole, che unisce atenei del Lazio, enti locali e colossi bellici (Leonardo, Thales Alenia Space, MBDA). Nei territori con basi militari, la NATO si radica stipulando accordi con le università per tirocini nei comandi, attività didattiche gestite da militari, visite guidate e PCTO nelle basi. La presenza atlantica orienta inoltre la ricerca e la didattica attraverso programmi specifici come il NATO SPS Programme, il NATO Model Event dell’università di Bologna o l’esercitazione “Mare Aperto”, condotta con la Marina Militare e circa 14 atenei. L’integrazione tra istruzione e settore militare punta, inoltre, a normalizzare la guerra agendo con forza sul piano simbolico e valoriale ad ogni ordine scolastico, dall’infanzia agli ITS. Tra i vari documenti, la Risoluzione del Parlamento europeo del 2 aprile 2025 del Parlamento europeo, sull’attuazione della politica di sicurezza e di difesa comune, all’articolo 167 chiede: di mettere a punto programmi di formazione dei formatori e di cooperazione tra le istituzioni di difesa e le università degli Stati membri dell’UE, quali corsi militari, esercitazioni e attività di formazione con giochi di ruolo per studenti civili. Oltre che in varie dichiarazioni ufficiali, forme d’intervento in tal senso sono già molteplici nelle scuole e università italiane, come documenta l’Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole e delle Università: progetti formativi (dalla legalità al cyberbullismo) affidati a militari anziché a pedagogisti; visite in caserma, alzabandiera e cerimonie ufficiali; stage e PCTO con forze armate o industrie belliche; giornate di orientamento e reclutamento. Casi emblematici includono il primo liceo digitale a Roma guidato da docenti Leonardo, i corsi di inglese ed educazione alimentare tenuti da personale NATO e US Navy, e i moduli STEM promossi da Leonardo tramite principali case editrici (Treccani, Mondadori), penetrando così direttamente nell’editoria scolastica. A fronte della spinta militarista che li coinvolge, alcuni atenei e scuole si stanno tutelando per mantenere fede al ripudio costituzionale della guerra (Art. 11) e la missione civile del mondo dell’istruzione e della ricerca. Nel 2025, per esempio, l’Università di Pisa ha modificato lo Statuto introducendo il divieto di partecipazione a qualsiasi progetto finalizzato allo sviluppo di armamenti bellici. Considerato che L’articolo 11 della Costituzione impone alla Repubblica di ripudiare la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, promuovendo la pace e la giustizia fra le Nazioni; I SOTTOSCRITTI, PROMOTORI DELLA CAMPAGNA “LA CONOSCENZA NON MARCIA”, CHIEDONO ALLA CAMERA DEI DEPUTATI DI APPROVARE LE SEGUENTI PROPOSTE: 1. VIETARE COLLABORAZIONI, tramite opportune misure normative, tra istituzioni scolastiche e accademiche e il complesso militare-industriale: progetti di didattica, ricerca e Terza missione con industrie belliche, con istituzioni (incluse università) di Paesi che attuano genocidio, oppressione coloniale, segregazione e pulizia etnica (come Israele), e con organizzazioni internazionali (es. NATO) che alimentano guerre e riarmo; partecipazione di docenti a organizzazioni militari o legate all’industria bellica (es. Med-Or); finanziamenti e partnership con aziende belliche e con realtà che collaborano con governi violatori del diritto internazionale; corsi, master, scuole di specializzazione, eventi didattici e di orientamento in università e scuole in collaborazione con forze armate e forze dell’ordine, che devono restare fuori dal sistema educativo; eventi con forze armate e con forze dell’ordine dentro le scuole su tematiche educative che esulano dai loro compiti specifici. 2. costituire un ORGANO DI CONTROLLO E SUPERVISIONE nelle istituzioni dell’istruzione scolastica e universitaria di ogni ordine e grado e negli enti di ricerca, per monitorare, rendere pubblici e intervenire in merito a qualsiasi accordo, partnership, iniziative di scambio, protocolli di intesa e su ogni aspetto etico che riguarda le azioni di atenei, scuole o enti di ricerca in rapporto con altri enti pubblici o privati. Tale organo, da costituirsi necessariamente composto da figure indipendenti al fine di garantirne la credibilità, deve poter essere interpellato mediante meccanismi di partecipazione democratica sia dalla componente studentesca che dal personale (docente e non docente). 3. garantire l’OBIEZIONE DI COSCIENZA nelle scuole, nelle università e negli enti di ricerca, per consentire, in protezione da qualunque controllo del potere esecutivo e dalla ‘gerarchia interna’ (incluso un pregiudizio sul lavoratore), il rifiuto di mansioni legate al complesso militare-industriale e il settore della difesa: gite in basi militari, collaborazioni universitarie con il comparto bellico, accordi di ricerca. Il docente, ricercatore, personale amministrativo potrà, in coerenza con l’obiezione di coscienza prevista dalla legge, astenersi dall’attività se nel suo dipartimento/ scuola/ centro/ facoltà venga organizzata un’iniziativa bellica. Lo studente potrà rifiutare di partecipare a corsi o ad incontri comunque finalizzati alla logica della guerra senza che da tale rifiuto derivi alcun pregiudizio al proprio andamento scolastico o universitario. Tutte le info su www.laconoscenzanonmarcia.com Facebook: La Conoscenza Non Marcia Mail: info@laconoscenzanonmarcia.com https://www.instagram.com/p/DcyZrZ-DeAe/?igsi=aGZ5b3oyZ2I3N2Q4 -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Il Fatto Quotidiano: “Una legge per dividere istruzione e difesa”
DI REDAZIONE SU IL FATTO QUOTIDIANO DEL 29 AGOSTO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto dalla Redazione, pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 29 agosto 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione alla presentazione della petizione La conoscenza non marcia. «La richiesta di una legge nazionale e una petizione per vietare ogni collaborazione tra scuola, università, ricerca e filiera militare, pubblica e privata: l’iniziativa “La conoscenza non marcia” è promossa dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, insieme a sindacati, collettivi e associazioni. La raccolta firme sarà presentata il 1° settembre alle 15:30 …continua a leggere su www.ilfattoquotidiano.it -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Contropiano: Una petizione contro la militarizzazione della formazione
DI TOMMASO MARCON SU CONTROPIANO DEL 29 AGOSTO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Tommaso Marcon, pubblicato su Contropiano il 29 agosto 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione alla petizione della campagna La conoscenza non marcia. «Dopo mesi di lavoro, in molti di loro si erano incontrati il 18 luglio per l’Assemblea Nazionale della Campagna (ospitata a Paestum dalle organizzazioni studentesche Cambiare Rotta e OSA, che ne fanno parte, presso il campeggio Sierra Maestra Camp). Erano presenti realtà come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, i comparti scuola e università dell’Usb, la sigla Sanitari per Gaza come quella di Antropolog per la Palestina, oltre che accademici di una decina di atenei italiani nell’incontro che ha lanciato questa proposta….continua a leggere su www.contropiano.org. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
UMANA FESTIVAL Patti (ME) – Educazione e scuola, conversazione con Roberta Leoni, Osservatorio contro militarizzazione
UMANA² FESTIVAL – V EDIZIONE, 26 ⎯ 29 AGOSTO 2026 EX CONVENTO SAN FRANCESCO, PATTI (ME) Pubblichiamo il video dell’incontro intitolato “Educazione e scuola” in cui Roberta Leoni, docente, attivista e Presidente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università conversa con Lorenzo Guadagnucci e Matteo Pasquinelli il 28 agosto 2026 all’UMANA FESTIVAL V Edizione – Patti (ME). Le Conversazioni di UMANA² Festival, tra tecnologia, scuola e repressione sono una lente per affrontare il presente e per indagare i pilastri della nostra società, collettivamente. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Tirocini all’ACN: quando sfuma la differenza tra civile e militare
L’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha emanato un bando in cui si dà la possibilità a studenti e studentesse degli ITS Academy e dell’università di svolgere dei tirocini presso la loro sede. Nella scheda relativa al profilo dei tirocinanti, tra attività più o meno tecniche che riguardano l’ambito civile, si trova una sezione destinata a chi proviene dalla facoltà di Scienze politiche e di Economia in cui ci si occupa della «ricerca e analisi di politiche internazionali di sicurezza cyber e di innovazione tecnologica, elaborate anche nell’ambito di consessi multilaterali (ONU, NATO, OCSE, G7, Consiglio d’Europa, OECD)». Balza subito all’occhio in questo caso l’equiparazione di organizzazioni internazionali politiche e militari che sono attraversate allo stesso modo dalle problematiche che riguardano la sicurezza cibernetica e l’imporsi di nuove tecnologie. E in effetti, sebbene l’ACN si occupi prevalentemente di cybersicurezza sul piano civile, il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 24 luglio 2024 aveva già previsto l’inserimento all’interno dell’Agenzia di una Struttura Difesa che avrebbe dovuto operare per potenziare la collaborazione con l’omonimo Ministero. Volontà che è stata poi concretizzata il 9 giugno del 2025 quando è stato sottoscritto un atto di intesa tra i due organismi. Nel comunicato in cui si annuncia la sottoscrizione di questo documento il Prefetto Bruno Frattasi, all’epoca Direttore Generale dell’ACN, esprimeva in maniera molto chiara l’orizzonte all’interno del quale doveva essere inserito il concetto di cybersicurezza: «la costituzione di un meccanismo di tipo osmotico, che pur dipendente funzionalmente dal Vertice dell’Agenzia tuttavia conserva, in virtù del cosiddetto “doppio cappello”, un rapporto di stretta dipendenza con lo Stato Maggiore della Difesa, risponde ad un’esigenza non più eludibile di progressiva integrazione della componente civile con quella militare.» La progressiva militarizzazione dello spazio cibernetico viene definito “ineludibile”, non più prorogabile vista la complessità geopolitica che pone delle minacce in cui tutto entra a far parte potenzialmente dell’ambito della difesa nazionale. Lo scorso 4 agosto il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro della Difesa Guido Crosetto, ha approvato il disegno di legge che va a modificare il Codice dell’ordinamento militare. Tra le proposte, all’articolo 7, si trova l’istituzione di uno «spazio cibernetico di interesse nazionale per la difesa e la sicurezza militare dello Stato» che non riguarderà più soltanto le reti di connessione ma anche hardware, software, campi e superfici elettromagnetiche, fino ad arrivare a tutto ciò che è digitale, inclusi gli aspetti cognitivi che si possono ritrovare in questo ambito. Inoltre, viene promossa una nuova figura professionale chiamata «Specialista Cyber Militare» che verrà formata in maniera specifica nell’ambito della cybersicurezza militare e dovrà rimanere in ferma per 5 anni, un periodo che sarà rinnovabile con delle ferme volontarie biennali. Chi decide di continuare viene premiato con un incentivo economico di 4300 € ogni due anni. È ovvio che questa novità pone il Ministero della Difesa come competitor della aziende commerciali che si occupano della sicurezza online e che faticano a trovare specialisti. È altrettanto ovvio però che arruolarsi nelle Forze Armate diventerà un occasione per acquisire competenze che poi potranno essere riversate nel tessuto industriale del Paese. Si verrà così a creare un sistema di “porte girevoli” in cui la compenetrazione tra logica militare e logica economica diventerà la regola. Se poniamo i tirocini proposti dell’ACN all’interno di questo quadro ci rendiamo conto di quanto sia facile per chi parteciperà vedere nel settore militare un’ottima opportunità di guadagno, formazione e carriera. Sebbene l’Agenzia non sia stata toccata dal DDL citato è ovvio che quella osmosi di cui parlava Frattasi nel suo comunicato è ancora più forte nel momento in cui la difesa si appropria di uno spazio cibernetico di pertinenza i cui perimetri potranno essere modificati di volta in volta in base alle esigenze politiche e all’evoluzione del quadro internazionale. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci auguriamo che alle giovani generazioni venga proposto un futuro migliore rispetto a quello che vede una società completamente militarizzata in cui passare per le Forze Armate è il modo migliore per vedersi pagare gli studi e avere un accesso privilegiato al mondo del lavoro. Fonti:https://infodifesa.it/governo-ddl-difesa-nazionale-due-sottocapi-cyber-intel-avanzamenti-missioni-estero/; https://www.cybersecurity360.it/news/ddl-difesa-nasce-lo-spazio-cibernetico-militare-cosa-cambia-per-le-aziende/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente