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L’assemblea internazionale dei giovani a Milano lancia mobilitazione contro la guerra e leva militare
L’Assemblea internazionale e internazionalista dei giovani contro la leva militare e il riarmo, sapeva già di momento storico da venerdì 20, quando fuori l’Università Statale i primi compagni delle delegazioni internazionali arrivati a Milano si raggruppavano, conoscendosi e scambiando materiale politico. Cambiare Rotta e OSA hanno ospitato nel capoluogo lombardo un incontro […] L'articolo L’assemblea internazionale dei giovani a Milano lancia mobilitazione contro la guerra e leva militare su Contropiano.
March 22, 2026
Contropiano
La costruzione dell’università critica come nemico interno – di Gennaro Avallone
L'università come spazio critico (nonostante tutto) Nel 2024 e nel periodo settembre-ottobre 2025 l’università è tornata a essere uno spazio centrale nella società e politica italiana, in particolare nel movimento in solidarietà con la resistenza palestinese. Nonostante il lungo processo di ristrutturazione neoliberista attivo a livello globale dagli anni '80, accelerato in Italia dai [...]
March 21, 2026
Effimera
Milano, 21 marzo: Assemblea studentesca internazionale con Osservatorio contro la militarizzazione
Il 21 marzo 2026 a Milano l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università parteciperà ad un’assemblea studentesca internazionale che affronterà la questione del ritorno alla leva. Come Osservatorio abbiamo da tempo messo a fuoco l’importanza di questa tematica nella sua strettissima connessione con la militarizzazione delle scuole e l’assemblea di Milano sarà un’occasione per confrontarsi con quanto sta succedendo nei vari Paesi europei sia per quanto riguarda i provvedimenti legislativi sia per conoscere il livello di mobilitazione che gli studenti europei stanno cercando di mettere in campo per opporsi. Clicca qui per il link di Instagram. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Career Days: l’università e i legami con l’industria bellica
I career days sono eventi di incontro e placement organizzati dalle Università con il mondo del lavoro. Si tratta di momenti centrali nella logica dell’Università, che concepisce queste giornate come fondamentale opportunità per l’incontro tra domanda e offerta. Si tratta di eventi sponsorizzati con entusiasmo dall’Istituzione universitaria, momenti in cui si invitano studenti neo-laureati e dottori di ricerca provenienti da tutti gli ambiti di studio e ricerca a partecipare per farsi conoscere da aziende, studi professionali e cooperative che hanno posizioni aperte. Una vetrina per queste ultime che hanno l’opportunità di far conoscere il loro lavoro: vendute come occasioni di formazione e crescita per chi cerca lavoro, queste giornate sono infatti anticipate da corsi di formazione in cui provare a “costruire il proprio futuro” attraverso percorsi che hanno come aspirazione quella di guidare gli studenti all’acquisizione di conoscenze e competenze per un ingresso efficace nel mondo del lavoro, supportandoli dalla redazione efficace del curriculum vitae alla comunicazione efficace nei colloqui di lavoro fino all’utilizzo dei social per la ricerca di lavoro. Durante uno di questi career days che si terrà il 23 marzo, l’Università degli studi di Firenze ha deciso di invitare una realtà, il Gruppo Thales, controllato dal governo francese e partecipato dall’impresa bellica Dassault: si tratta dell’undicesimo produttore di armi a livello globale e il quarto in Europa, con proventi legati alla vendita di armamenti pari a circa 8 miliardi di euro nel 2023. Il gruppo Thales opera nel settore delle tecnologie aerospaziali, in quelle di difesa e sicurezza e nelle tecnologie di identificazione biometrica e di identità digitale. Con la compagnia israeliana Elbit System, Thales produce il killer drone Hermes 450, nonché, tramite l’UAV tactical system, l’ultima generazione di droni-killer Orbiter, entrambi utilizzati dall’esercito israeliano contro la popolazione civile palestinese a Gaza e in Cisgiordania. Nel Regno Unito Thales produce il drone spia Watchkeeper con una joint venture con la compagnia israeliana Elbit Systems. In Francia, Thales produce sistemi elettronici per l’aereo Dassault Rafel jet, l’ultimissima generazione di aereo “polifunzionale” utilizzato dall’esercito israeliano che combina deterrenza, supporto missilistico ed offensiva nucleare. Inoltre, attraverso la divisione di identità digitale e cybersecurity, Thales fornisce servizi di riconoscimento facciale, di mappatura di identità digitale remota e cloud-based: ad esempio, Thales gestisce per il governo israeliano operazione di ‘border control’ nella West Bank. Già nel giugno 2024, un gruppo composito dell’Università di Bologna chiedeva al proprio Ateneo di sospendere tutte le collaborazioni con soggetti commerciali, industriali e di ricerca legati all’industria bellica, a partire, con priorità immediata, dal gruppo Thales. Il loro appello, da cui sono prese le informazioni sopra, disponibile a questo indirizzo, espone alcune criticità circa lo stato della cooperazione scientifico-tecnica portata avanti da diverse strutture dell’Ateneo di Bologna con istituti universitari israeliani e con aziende che si profilano altamente problematiche. Questa deriva è ormai esplicita in diversi Atenei, che da una parte si occupano di approvare circolari sul dual use e immaginare formazioni specifiche del personale e al contempo invitano ai propri eventi, legittimandole, imprese che le armi le producono e che rappresentano la plastica rappresentazione della logica militare che sempre più si insinua nei nostri immaginari. La questione può essere letta a partire dal potente contributo di Lancione (Università e militarizzazione. Il duplice uso della libertà di ricerca), in cui in rapporto agli accordi di collaborazione tra Politecnico di Torino e Leonardo s.p.a., il docente evidenzia come questa relazione tra Università e soggetti produttori di armi o, meglio ancora, “anche di armi, ma non solo”, che hanno anche relazioni con il governo di Israele rappresenti un pericolo su più piani. Piani di cui è bene tenere conto. “Il primo è culturale, legato alla legittimazione scientifica che Leonardo ottiene a lavorare col Politecnico e al prestigio politico che il Politecnico ottiene a lavorare con Leonardo. Il secondo è sociale, legato alla prossimità logistica del sapere che viene fatto circolare nella collaborazione. Il terzo è economico ed è legato al tipo di valore di mercato generato dalla relazione tra le parti, e dalla possibilità di profitto che essa attiva” (Lancione, 2023) Secondo questo schema, nell’invitare un’impresa che lavora nel campo bellico, l’Università svolge un ruolo centrale nella legittimazione dell’impresa stessa: garantire al gruppo Thales (partecipato dall’impresa bellica Dassault) la possibilità di entrare in università per raccontarsi ai futuri lavoratori, significa immaginare opportunità di lavoro, in un mercato del lavoro precario e competitivo, che abbracciano la produzione bellica. Questa posizione ben si inserisce all’interno delle retoriche dominanti che bombardano il nostro quotidiano e promettono come soluzione alla crisi generalizzata del lavoro, la soluzione del riarmo e della produzione bellica, una concreta e stimolante prospettiva per l’inserimento lavorativo e la crescita del paese. L’unica alternativa possibile. Inoltre, legittimando la presenza del gruppo Thales l’istituzione universitaria favorisce lo scambio di risorse, di dati, di saperi e normalizza la presenza del mondo bellico nello spazio pubblico universitario. Questa attivazione di sinergie che in questo caso nasce a partire dal riconoscimento del valore della presenza di Thales come gruppo che può garantire una buona occupazione, legittima e normalizza la retorica del valore del riarmo e della produzione bellica, costruendo nella prassi l’immagine di una istituzione universitaria sempre più legata e piegata agli interessi economici dominanti. La scelta dell’Università di Firenze si inserisce in un disegno articolato che nel tempo si sta definendo intorno alla relazione tra accademia e comparto militare. Un disegno che è stato svelato da Altraeconomia (https://altreconomia.it/i-dati-inediti-sugli-accorditra-le-universita-e-lindustria-militare/) che ha svolto un lavoro di inchiesta chiedendo alla metà degli istituti pubblici italiani quanti e quali accordi, contratti di ricerca, convenzioni o tirocini hanno attivato dal 2023 ad oggi con i protagonisti del settore della Difesa. Come riporta Luca Rondi sulla rivista Altreconomia, i rapporti delle Università italiane con il comparto militare sono sempre più stretti: 23 atenei su 31 hanno infatti legami con Leonardo s.p.a. (74%), 20 con Thales Alenia Space s.p.a. (65%) e otto con Mbda Italia s.p.a. (26%), colosso europeo che produce anche missili terraaria. In questo quadro, come osserva Mario Pianta, professore di Economia alla Scuola normale superiore di Firenze che ha lavorato a lungo sulle relazioni tra militare e civile in campo tecnologico, “l’estensione delle collaborazioni è preoccupante. In un quadro di riduzione dei finanziamenti alla ricerca e di aumento dei programmi di spesa militare il rischio è che tali rapporti diventino ancora più stretti”. Come emerge nell’inchiesta, Thales Alenia Space, la joint venture tra la multinazionale specializzata in aerospazio, Difesa, sicurezza e trasporti Thales (67%) e Leonardo (33%) ha stretto accordi con 20 degli atenei presi in esame, in particolare con Padova (403mila euro in due anni relativi a contratti di ricerca), Firenze (255mila euro su cinque progetti di ricerca), Tor Vergata (sette accordi di importo sconosciuto) e La Sapienza di Roma. Bologna partecipa a ben 14 progetti di Horizon Europe, il programma quadro dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione, di cui fa parte anche l’azienda (https://altreconomia.it/i-dati-inediti-sugli-accordi-tra-le-universita-e-lindustriamilitare/). Nonostante una quota di risposte alta da parte delle Università, molte non hanno comunicato importi e titoli dei progetti. “Una mancanza di trasparenza inaccettabile per un’amministrazione pubblica contro cui spesso si scontra anche il corpo docente che non conosce nel dettaglio l’entità di queste relazioni”, osserva Federica Frazzetta, ricercatrice presso la facoltà di Scienze politiche e sociali della Scuola normale superiore di Firenze. Come sottolineato nell’articolo di Luca Rondi su Altraeconomia, è possibile però individuare alcune tendenze (che possono anche aiutare a inquadrare l’invito al gruppo Thales da parte dell’Università degli Studi di Firenze a partire dal quale è nata la mobilitazione di queste ore). Tra queste, il rischio di una totale irrilevanza dei comitati etici che hanno avuto opportunità di valutare pochi di questi accordi, il reale impatto economico sempre sbilanciato a favore dei grandi gruppi militari e infine l’istituzione di corsi, master specie nel campo della scienza politica che come evidenzia Antonio Mazzeo, giornalista ed esperto di questioni militari “favorisce la diffusione di un modello anche culturale ispirato a quello militare”. Quindi, che fare? Quello che si sta facendo, ovvero attivarsi concretamente per denunciare queste situazioni, una attivazione che ad oggi è resa possibile da un lavoro continuo e faticoso di monitoraggio rispetto alle scelte che non vengono condivise e discusse con le “risorse umane” dell’Università, ma stabilite in luoghi in cui sempre più la logica del ritorno economico e della militarizzazione della vite costruisce discorsi che come studenti e studentesse, come lavoratori e lavoratrici non abbiamo intenzione di avallare. La militarizzazione non è un processo lineare, proprio per questo serve un monitoraggio continuo e situato. A tal proposito, come evidenzia Lancione, «La militarizzazione della società europea e più largamente occidentale è un processo che ha molteplici radici economiche e politiche, non è semplicemente riconducibile a una cerchia di pochi soggetti potenti, con un chiaro piano di azione. Si tratta in realtà di un assemblaggio diffuso e non lineare, fatto di interessi locali e tran-slocali, a cavallo tra mercati privati, pubblici e attraversato da logiche finanziarie e sentimentalismi» (Lancione, 2023). Se militarizzare è “dare un carattere” alle cose, allora la scelta di invitare Thales (partecipata dall’impresa bellica Dassault) rappresenta un’azione volta alla costruzione e legittimazione di quel carattere, una scelta che non esclude la presenza di chi è parte attiva di un modello di produzione proprio dell’industria bellica. Dentro l’Università le voci critiche e contrarie agli accordi, alla prospettiva del riarmo e della produzione bellica, continuano a esistere, incontrarsi e agire contro un modello che non deve diventare parte del mondo universitario. Contro la prospettiva di un’industria accademico-militare è necessario scegliere con chiarezza che partita giocare e in quale campo stare. Per scegliere da che parte stare, è fondamentale porsi le domande giuste, a partire dal “come immaginiamo la nostra Università?” Se crediamo che il “carattere militare” e il suo progetto appartengono a un altro mondo, un mondo le cui fondamenta si contrappongono alla curiosità scientifica ma che si basano su ordini da seguire; un mondo che al desiderio di scoperta contrappone missioni da compiere e a progetti di vita individuale e collettiva contrappone violenza e morte, «riprendersi l’Università, difendere il confine tra questi mondi e combattere chi quel confine lo rende poroso, è un compito che spetta anche a voi, studenti e studentesse… l’Università non si può e non si deve militarizzare, o non è più Università. Ogni grado di relazione tra questi mondi riduce la libertà di azione e di pensiero di chi fa ricerca e di chi vi fa lezione, e la loro riduzione di libertà è anche la vostra. Questo è un processo che dobbiamo combattere, per preservare e coltivare il privilegio di avere ancora di avere ancora luoghi dove ricercare un’alternativa possibile» (Lancione, 2023). Non crediamo ci sia modo migliore di chiudere questa breve riflessione che auspicare che all’interno degli Atenei si mantenga attiva l’attenzione e la mobilitazione su questi temi in sinergia con le altre realtà che fuori dal mondo universitario si oppongono con forza alla deriva di una visione di mondo che ci prospetta violenza e guerre, limita la libertà di ricerca e la libertà di scegliere quale modello di produzione, lavoro e vita vogliamo. Esercito all’Università – di Roberto Zingoni Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Pubblicato anche su www.lavocedellelotte.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Alla Federico II il confronto sul referendum della giustizia richiama una folla di studenti
Nell’ateneo napoletano il dibattito tra le ragioni del Sì e del No con Giuseppe Conte e Gennaro Sangiuliano. Ma il dato più forte della giornata è stata la partecipazione dei giovani, oltre le previsioni. Le scale della Federico II si sono riempite presto, molto prima dell’orario previsto. Nell’atrio sostavano gruppi di ragazzi, nei corridoi cresceva l’attesa, davanti alla sala Pessina diventava sempre più difficile avvicinarsi. Prima ancora che il confronto sul referendum sulla giustizia cominciasse, la scena diceva già molto della giornata. L’iniziativa, promossa dagli studenti del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha raccolto una partecipazione così ampia da rendere necessario allestire un’aula aggiuntiva e una diretta streaming. La scelta della sala Pessina rispondeva anche al valore rappresentativo del luogo all’interno dell’ateneo, ma l’affluenza ha superato le previsioni, mostrando fin da subito quanto forte fosse l’interesse attorno all’incontro. Proprio nell’aula aggiuntiva predisposta per i giovani rimasti fuori dalla sala principale, Giuseppe Conte e Gennaro Sangiuliano hanno fatto una prima sosta prima dell’avvio del dibattito, salutando gli studenti che non erano riusciti a entrare nella sala Pessina. È stato lì che il clima si è alleggerito per un momento in uno scambio legato al loro passato universitario comune: Sangiuliano ha ricordato di avere sostenuto un esame con Conte docente, e il leader del Movimento 5 Stelle gli ha risposto con una battuta sorridente, prima che il confronto entrasse nel vivo. Il dibattito ha riunito voci istituzionali, tecniche e politiche. A intervenire sono stati il rettore Matteo Lorito, la direttrice del Dipartimento Carla Masi Doria, la presidente dell’Associazione Studenti Giurisprudenza Diomira Molinini, il professor avvocato Vincenzo Maiello per il Sì, il consigliere Francesco Cananzi per il No, Gennaro Sangiuliano e Giuseppe Conte, con la moderazione dell’avvocato Aldo Saggese. L’atmosfera è rimasta intensa per tutta la durata dell’incontro. L’arrivo di Conte è stato accolto da applausi, cori e richieste di selfie, all’interno di un clima già molto partecipato. Tra le scale dell’ateneo si è sentito anche un “Bravo presidente”. Fra i segni più immediati della giornata c’era anche un cartellone dedicato al voto degli studenti fuori sede, unico visibile durante l’incontro. In un’università piena di giovani, quel richiamo aggiungeva un ulteriore livello di lettura al dibattito: mentre dentro si discutevano le ragioni del Sì e del No, tra gli studenti emergeva anche una richiesta concreta di partecipazione, quella di poter esercitare davvero il diritto di voto anche studiando lontano dalla propria residenza. Nel merito del referendum, Giuseppe Conte ha sostenuto con nettezza le ragioni del No. Secondo il leader del Movimento 5 Stelle, la riforma non risponde a un bisogno dei cittadini, ma rischia di incidere sull’equilibrio tra politica e magistratura. Conte ha insistito sul fatto che la legge debba restare uguale per tutti, politici compresi, e ha contestato in particolare l’impianto della riforma sulla separazione delle carriere, sostenendo che essa sia già in gran parte nei fatti, anche alla luce dei limiti già esistenti nel passaggio da una funzione all’altra. Da qui la sua contrarietà a una modifica costituzionale di questa portata, letta come un possibile primo passo verso un ridimensionamento dell’autonomia della magistratura. Di segno opposto la posizione espressa da Gennaro Sangiuliano, che ha illustrato le ragioni del Sì insistendo sulla necessità di leggere il referendum nel merito e non come uno scontro tra schieramenti. L’ex ministro ha richiamato il principio della terzietà del giudice e la necessità che la magistratura sia credibile nel suo operare. A suo giudizio, nella riforma non vi sarebbe alcun elemento che lasci immaginare una subordinazione del giudice alla politica. Sangiuliano ha inoltre indicato nel sorteggio uno strumento di garanzia democratica, utile a sottrarre il Consiglio superiore della magistratura al peso delle correnti e a correggere quelle distorsioni che, secondo la sua lettura, hanno finito negli anni per compromettere la fiducia nel sistema. Il confronto ha così messo di fronte due letture diverse della stessa riforma: da una parte la preoccupazione che essa possa alterare un equilibrio delicato tra i poteri dello Stato, dall’altra la convinzione che possa rafforzare la terzietà del giudice e correggere criticità interne alla magistratura. Per gli studenti presenti, e più in generale per chi è chiamato a votare, l’incontro ha rappresentato la possibilità di ascoltare dal vivo argomenti contrapposti su una materia tutt’altro che semplice. Ed è forse proprio qui che la forte partecipazione registrata alla Federico II acquista un significato ancora più ampio. Il dato assume un valore particolare se si considera il contesto: quello di un ateneo in cui si studia Giurisprudenza e dove molti studenti hanno già strumenti per avvicinarsi a questi temi. Eppure il bisogno di ascoltare, confrontarsi e capire è apparso ugualmente molto forte. È un segnale che aiuta a misurare la complessità del referendum, e a comprendere quanto la scelta possa risultare difficile per molti cittadini al di fuori degli ambiti più preparati. Accanto alle posizioni espresse sul Sì e sul No, è rimasto quindi evidente anche un altro elemento. Le parole del rettore Matteo Lorito, che ha ricordato come l’iniziativa fosse stata voluta dagli studenti e come la partecipazione avesse superato le attese, hanno dato voce a un fatto visibile per tutta la durata dell’incontro: la presenza dei giovani. Al di là delle opposte ragioni sostenute dai relatori, alla Federico II si è vista una partecipazione studentesca forte, concreta e attenta. Ed è forse questa l’immagine che più resta della giornata. Le fotografie dell’album sono diLucia Montanaro Lucia Montanaro
March 19, 2026
Pressenza
Sull'attacco mediatico a Rachele Borghi (1/2: Lettura del comunicato )
È notizia di questa settimana che Rachele Borghi, geografa transfemminista dell'università la Sorbona di Parigi, ha subito un attacco mediatico da parte dell'estrema destra in Francia. Ne parliamo con Alice Salimbeni transfemminista, sarda, geografa precaria presso l’University College Dublin.  Diamo lettura del comunicato e a seguire l'intervista.  Per firmare l'appello
March 19, 2026
Radio Onda Rossa