Criminalizzazione delle nuove generazioni e leva militare volontaria
Assistiamo con sospetto e preoccupazione al processo in corso di
criminalizzazione delle giovani e dei giovani. Parallelamente alla svolta
repressiva rappresentata dai decreti sicurezza che hanno aumentato “i crimini”
(blocco stradale, occupazioni, manifestazioni sociali, forme di resistenza
passiva) la repressione entra nelle scuole camuffandosi per prevenzione.
Le continue denunce che come Osservatorio contro la militarizzazione delle
scuole e delle università pubblichiamo, relative all’ingresso delle forze
dell’ordine e delle forze armate nelle scuole, mostrano un volto intimidatorio e
punitivo che poco ha a che fare con il mondo dell’istruzione e della
formazione.
A fine febbraio abbiamo letto dell’inedito procedimento aperto nei confronti di
una studentessa del Liceo “Machiavelli-Capponi”, segnalata dalla Questura di
Firenze alla Procura dei minori e da questa ai servizi sociali solo perché l’8
novembre 2025 partecipava a un sit-in in Piazza Duomo a Firenze. Lei si chiama
Haji ed era nella decina di studenti e studentesse del collettivo scolastico a
sostegno dei lavoratori della stireria L’Alba di Montemurlo, in sciopero da
settembre. Lo sciopero in forma pacifica si teneva proprio davanti alle porte
del negozio di un importante brand italiano di moda per chiedere che
partecipasse al tavolo sindacale in quanto committente della stireria e quindi,
per legge, responsabile delle condizioni dei lavoratori. Haji è italiana e i
suoi genitori immigrati dal Marocco hanno ottenuto anch’essi la cittadinanza
italiana. Questa segnalazione ai servizi sociali sembra essere, appunto, un atto
intimidatorio e repressivo. Infatti durante l’incontro tra lei, i suoi genitori
e gli assistenti sociali le è stato intimato di non partecipare ad altre
manifestazioni perché comporterebbe gravi conseguenze.
Possiamo ritenere che Haji si stia formando alla politica dal basso,
partecipando con i collettivi studenteschi agli scioperi e alle proteste delle
operaie e degli operai del distretto industriale pratese. Per questo
consideriamo la reazione delle autorità preposte un’azione intimidatoria,
denigrante e criminalizzante verso la coscienza politica della diciassettenne e
le seconde generazioni in generale. All’esatto opposto ci troviamo noi
dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che
consideriamo la partecipazione politica attiva un diritto fondamentale e un
merito, tutt’altro che un tratto deviante!
Non siamo in linea con la tendenza comune a parlare dei/delle giovani in termini
negativi, e poi se leggiamo le evidenze dell’ultimo report dell’associazione
Antigone (a p. 10) troviamo che: «I minori stranieri complessivamente in carico
al servizio sociale della giustizia, di cui una gran parte per violazioni di ben
ridotta gravità, costituiscono lo 0,52% del totale dei minori stranieri
residenti in Italia» e (a p. 2) «I dati sono sempre di difficile lettura e non
vogliamo piegarci a semplificazioni. Tuttavia, sembrerebbe plasticamente
evidente come l’esplosione dei numeri nelle carceri minorili, e non solo, sia
dovuta all’esplosione della reazione penale introdotta con le nuove norme e non
come si dice troppo frettolosamente a un progressivo aumento della criminalità».
E ancora (a p. 3) «L’azione legislativa inaugurata con il recente decreto
Sicurezza 2026, si pone in perfetta continuità con un programma politico volto a
ridefinire i confini del controllo sociale in Italia. Legittimato da una
narrazione pubblica che, strumentalizzando isolati fatti di cronaca ed
esasperando i minimi disordini a margine di ampie manifestazioni democratiche,
ha costruito l’alibi per un nuovo intervento normativo che fomenta quel concetto
di sicurezza: non orientato ad una sicurezza sociale e dei diritti ma come mero
strumento giustificativo al potere punitivo. Molte delle norme colpiscono i
giovani in quanto sono coloro in prima linea nelle proteste».
In altre parole, questo governo sta agendo una stretta mortale sul corpo giovane
della popolazione, con una mano aumenta le fattispecie di reato e con l’altra
rafforza i controlli sul territorio. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi
e il ministro dell’Istruzione e del merito Giuseppe Valditara hanno fissato in
una direttiva la possibilità, per i dirigenti scolastici in accordo con i
prefetti, di richiedere un controllo a sorpresa con i metal detector e con unità
cinofile all’ingresso delle scuole. E così sono partiti i controlli in alcuni
istituti campani (e non solo): le forze dell’ordine accolgono le studentesse e
gli studenti con cani poliziotto e metal detector con plausi dei dirigenti (vd.
il caso della scuola Marie Curie e la dirigente scolastica Valeria Pirone).
Interessante come il Corriere della Sera nell’articolo Napoli metal detector a
scuola sottolinei che il problema della criminalità sia trasversale a tutte le
classi sociali denunciando così un fenomeno generazionale, giovanile appunto.
Queste politiche repressive e di controllo degli spazi scolastici e pubblici
contribuiscono alla creazione di un clima di crisi, di insicurezza, di emergenza
permanente e strutturale, per dirla con le parole del ministro Guido Crosetto,
totalmente strumentale alle politiche di propaganda della cultura securitaria e
della difesa.
In vista della nuova leva militare volontaria, che il ministro della
Difesa annuncerà presto per l’Italia, come Osservatorio pensiamo che questa
massiccia criminalizzazione mediatica delle fasce giovanili sia funzionale a
indirizzare in senso favorevole l’opinione pubblica verso delle soluzioni rigide
di rieducazione delle ragazze e dei ragazzi. Con l’obiettivo dichiarato di
reintegrarli nel corpo fattivo della nazione, dare loro un futuro e usare al
meglio le loro potenzialità verrà proposto un qualche tipo di arruolamento di
massa, con dei bonus, vantaggi e benefits, tipo attestati e crediti nel
curriculum.
Come hanno scritto i Sudd Cobas Prato Firenze «C’è un filo nero che unisce la
storia di Haji con la schedatura degli studenti palestinesi o la proposta di
Fratelli d’Italia a Bagno a Ripoli di schedare i docenti di sinistra e
antifascisti – o il sistema dei controlli fuori dalle scuole, aggiungiamo noi -.
Ma c’è anche un filo rosso che tesse trame solidali di un’alternativa, e che
unisce già studentesse, docenti di un liceo e operai. Finché continueremo a
tesserlo, non passeranno».
Roberta Leoni e Maria Pastore, Osservatorio contro la militarizzazione delle
scuole e delle università
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