Strategie governative per gestire la spesa militare tra SAFE e clausole di salvaguardia

Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Wednesday, August 19, 2026

Si fa presto a parlare di aumento delle spese militari e sottrazione di risorse al welfare quando la propaganda di guerra quotidiana prova a dimostrare l’esatto contrario ossia la bontà degli investimenti militari e la loro funzione di traino per l’intera economia. Come ogni estate, quando i Governi preparano i documenti programmatici e le basi sulle quali costruire le manovra di Bilancio, l’Osservatorio Milex dedica ampio spazio alle iniziative intraprese dall’Esecutivo in materia di armamenti.

Abbiamo già parlato del prestito SAFE, ma assai meno della flessibilità con la quale il Governo sta provando a gestire la spesa militare per i prossimi due anni, si tratta di equilibrismi contabili e tecnici nella prospettiva di accrescere progressivamente gli impegni per arrivare al 3% del PIL. In estrema sintesi facciamo riferimento ad una spesa ulteriore pari all’1,5% che non concorre al tetto di spesa “invalicabile”, con questo stratagemma è possibile aggirare le regole europee andando in deroga alle stesse, e soprattutto con la benedizione di Bruxelles che spinge per accrescere le spese militari superando anche la tradizionale idiosincrasia per l’accrescimento del debito.

Il buon, si fa per dire, viatico parte dalla revisione dei conti nazionali a fine settembre con la correzione al ribasso del deficit 2025. Quasi un anno fa discutevamo del mancato rientro dell’Italia nei parametri virtuosi dell’economia europea, un indebitamento del 3,1% rispetto al 3% richiesto da Bruxelles, rientrare prima del tempo nei ranghi chiudendo in anticipo la procedura di contenimento della spesa a causa del deficit eccessivo. Questo è il primo obiettivo del Ministro Giorgetti e potrebbe anche rappresentare il biglietto da visita per il nostro paese al tavolo dei paesi virtuosi (le preoccupazioni dei governanti stridono con i messaggi di fuoco lanciati quando erano all’opposizione contro le regole capestro della UE).

Il secondo passaggio invece andrebbe verso l’applicazione della clausola nazionale di salvaguardia: 0,9 punti di PIL cumulati per la difesa e 0,6 punti per l’energia tra il 2027 e il 2028 https://www.milex.org/2026/08/06/la-trappola-della-flessibilita-sui-22-miliardi-per-la-difesa/.

E la prossima legge di bilancio 2027 a sua volta potrebbe prevedere il superamento del 3% di deficit giustificato con le spese consentite dalla clausola che senza cancellare il deficit permette lo sforamento della spesa con autorizzazione di Bruxelles. Superare o no il tetto del debito potrebbe presentarsi alla occorrenza come scelta virtuosa per il bene del Paese  o se preferiamo uno stratagemma per nascondere al cittadino l’aumento delle spese militari attribuendone le responsabilità non al Governo italiano, ma alla burocrazia comunitaria. Detto in altri termini, per le spese militari o ci si indebita o si costruiscono regole ad hoc per sottrarsi alle procedure di infrazione che imporrebbero invece senza remore nel caso di aumento degli investimenti per il welfare. In un modo o nell’altro il Governo presenterà a Bruxelles dei piani economici compatibili con l’aumento delle spese militari ricorrendo a tutte le regole e le deroghe previste dai Bilanci comunitari.

Lasciamo al ministro Giorgetti il compito, gravoso, di far quadrare i conti. La mancata discesa del debito sotto il 3% graverà sulle scelte future dei governi e accrescere la spesa militare non sarà una passeggiata per conti già critici e traballanti. Gli impegni di spesa di 7,1 miliardi di euro del 2027 sono soldi in più per il settore militare ed è ormai evidente che queste somme considerevoli dovranno essere stanziate utilizzando gli strumenti offerti da Bruxelles al riarmo comunitario a partire dalle deroghe. Il Governo Meloni ha un problema, tuttavia, da risolvere avendo già promesso di ridurre le tasse, andando incontro ai desiderata delle imprese. Per mantenere certi impegni, utili a fini elettorali, serviranno soldi con cui costruire anche una cortina fumogena attorno alle disuguaglianze alimentate dalla mancata ridistribuzione delle ricchezze attraverso la leva fiscale.

La riduzione del cuneo fiscale, fortemente voluta dai governi succedutisi, comporta innumerevoli rischi, ad esempio meno tasse determinano la riduzione dei servizi e tagli alla previdenza. I tributi non sono un furto legalizzato, specie se proporzionali alla ricchezza posseduta garantiscono benefici collettivi che superano, nella stragrande maggioranza dei casi, la perdita parziale di reddito individuale. L’obiettivo di Crosetto è indirizzare la spesa militare aggiuntiva alla realizzazione dei programmi contenuti nell’Agenda del Ministero della difesa, poi ad altri dicasteri spetterà l’onere di far quadrare il bilancio e i conti, anticipare o posticipare all’occorrenza alcuni investimenti da un anno all’altro, realizzare con una certa flessibilità tutti gli interventi previsti dal Documento programmatico pluriennale della Difesa.

E su questo meglio di noi ha fatto l’Osservatorio Milex il cui pregio è stato smascherare, pochi giorni or sono, gli effetti taumaturgici del SAFE che infatti:

  • non riduce il deficit prodotto dalla spesa;
  • non cancella il debito;
  • non genera automaticamente 14,9 miliardi per finanziare altri interventi;
  • può offrire scadenze molto lunghe e condizioni potenzialmente più favorevoli rispetto all’emissione di titoli di Stato;
  • può facilitare la riconduzione di alcuni programmi militari alla flessibilità europea.

Ancora più approfondita ed esaustiva l’analisi di Milex sulle spese militari previste per i prossimi anni. Entrare nel dettaglio delle stesse è di grande aiuto quando ogni giorno si lanciano messaggi che vanno in direzione opposta (per capirci non aumenteremmo di tanto gli investimenti per la guerra e in ogni caso sono soldi necessari per prevenire attacchi e pericoli che metterebbero in pericolo la vita e la tranquillità del Paese).

La clausola di salvaguardia per essere applicata pone una condizione ben precisa ossia che “persista la grave congiuntura negativa nella zona euro o nell’Unione nel suo complesso”. Di conseguenza, a prescindere dalle dichiarazioni di circostanza, le clausole vengono adottate in caso di congiunture economiche negative, in quadro regressivo l’aumento delle spese militari è ancora più preoccupante. E la clausola è uno dei pilastri sui quali si fonda il Riarmo europeo per consentire ai singoli Paesi di accrescere la spesa militare senza correre rischio con le regole di Maastricht. E se tra il 2025 e il 2028 la crescita di spesa ammonta a 650 miliardi di euro non dimentichiamo la velocità con la quale questo meccanismo di finanziamento alla guerra sia stato predisposto in tempi abbastanza celeri se consideriamo come i prestiti siano accompagnati a una impalcatura di regole comunitarie.

Le clausole di salvaguardia nazionali o National Escape Clauses (NEC)  previste dall’art. 26 sono finalizzate a consentire ai singoli Stati membri di deviare dal percorso della spesa netta stabilito dal Consiglio “a condizione che tale deviazione non comprometta la sostenibilità di bilancio nel medio termine”. La sospensione temporanea può essere attivata dal Consiglio dell’Unione  europea “su richiesta di uno Stato membro e su raccomandazione della Commissione basata sulla propria analisi”, esclusivamente “nel caso in cui circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro abbiano rilevanti ripercussioni sulle sue finanze pubbliche” (articolo 26, paragrafo 1) https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/1518464.pdf

Siamo certi che il SAFE, le deroghe al Bilancio, le procedure costruite a tavolino e in corso di applicazione non alimenteranno solo il riarmo, ma anche le disuguaglianze interne ai Paesi membri. Sia sufficiente attendere qualche anno per capire quali Paesi, e settori economici, usciranno rafforzati ai processi di militarizzazione.

Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università

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