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Strategie governative per gestire la spesa militare tra SAFE e clausole di salvaguardia
Si fa presto a parlare di aumento delle spese militari e sottrazione di risorse al welfare quando la propaganda di guerra quotidiana prova a dimostrare l’esatto contrario ossia la bontà degli investimenti militari e la loro funzione di traino per l’intera economia. Come ogni estate, quando i Governi preparano i documenti programmatici e le basi sulle quali costruire le manovra di Bilancio, l’Osservatorio Milex dedica ampio spazio alle iniziative intraprese dall’Esecutivo in materia di armamenti. Abbiamo già parlato del prestito SAFE, ma assai meno della flessibilità con la quale il Governo sta provando a gestire la spesa militare per i prossimi due anni, si tratta di equilibrismi contabili e tecnici nella prospettiva di accrescere progressivamente gli impegni per arrivare al 3% del PIL. In estrema sintesi facciamo riferimento ad una spesa ulteriore pari all’1,5% che non concorre al tetto di spesa “invalicabile”, con questo stratagemma è possibile aggirare le regole europee andando in deroga alle stesse, e soprattutto con la benedizione di Bruxelles che spinge per accrescere le spese militari superando anche la tradizionale idiosincrasia per l’accrescimento del debito. Il buon, si fa per dire, viatico parte dalla revisione dei conti nazionali a fine settembre con la correzione al ribasso del deficit 2025. Quasi un anno fa discutevamo del mancato rientro dell’Italia nei parametri virtuosi dell’economia europea, un indebitamento del 3,1% rispetto al 3% richiesto da Bruxelles, rientrare prima del tempo nei ranghi chiudendo in anticipo la procedura di contenimento della spesa a causa del deficit eccessivo. Questo è il primo obiettivo del Ministro Giorgetti e potrebbe anche rappresentare il biglietto da visita per il nostro paese al tavolo dei paesi virtuosi (le preoccupazioni dei governanti stridono con i messaggi di fuoco lanciati quando erano all’opposizione contro le regole capestro della UE). Il secondo passaggio invece andrebbe verso l’applicazione della clausola nazionale di salvaguardia: 0,9 punti di PIL cumulati per la difesa e 0,6 punti per l’energia tra il 2027 e il 2028 https://www.milex.org/2026/08/06/la-trappola-della-flessibilita-sui-22-miliardi-per-la-difesa/. E la prossima legge di bilancio 2027 a sua volta potrebbe prevedere il superamento del 3% di deficit giustificato con le spese consentite dalla clausola che senza cancellare il deficit permette lo sforamento della spesa con autorizzazione di Bruxelles. Superare o no il tetto del debito potrebbe presentarsi alla occorrenza come scelta virtuosa per il bene del Paese  o se preferiamo uno stratagemma per nascondere al cittadino l’aumento delle spese militari attribuendone le responsabilità non al Governo italiano, ma alla burocrazia comunitaria. Detto in altri termini, per le spese militari o ci si indebita o si costruiscono regole ad hoc per sottrarsi alle procedure di infrazione che imporrebbero invece senza remore nel caso di aumento degli investimenti per il welfare. In un modo o nell’altro il Governo presenterà a Bruxelles dei piani economici compatibili con l’aumento delle spese militari ricorrendo a tutte le regole e le deroghe previste dai Bilanci comunitari. Lasciamo al ministro Giorgetti il compito, gravoso, di far quadrare i conti. La mancata discesa del debito sotto il 3% graverà sulle scelte future dei governi e accrescere la spesa militare non sarà una passeggiata per conti già critici e traballanti. Gli impegni di spesa di 7,1 miliardi di euro del 2027 sono soldi in più per il settore militare ed è ormai evidente che queste somme considerevoli dovranno essere stanziate utilizzando gli strumenti offerti da Bruxelles al riarmo comunitario a partire dalle deroghe. Il Governo Meloni ha un problema, tuttavia, da risolvere avendo già promesso di ridurre le tasse, andando incontro ai desiderata delle imprese. Per mantenere certi impegni, utili a fini elettorali, serviranno soldi con cui costruire anche una cortina fumogena attorno alle disuguaglianze alimentate dalla mancata ridistribuzione delle ricchezze attraverso la leva fiscale. La riduzione del cuneo fiscale, fortemente voluta dai governi succedutisi, comporta innumerevoli rischi, ad esempio meno tasse determinano la riduzione dei servizi e tagli alla previdenza. I tributi non sono un furto legalizzato, specie se proporzionali alla ricchezza posseduta garantiscono benefici collettivi che superano, nella stragrande maggioranza dei casi, la perdita parziale di reddito individuale. L’obiettivo di Crosetto è indirizzare la spesa militare aggiuntiva alla realizzazione dei programmi contenuti nell’Agenda del Ministero della difesa, poi ad altri dicasteri spetterà l’onere di far quadrare il bilancio e i conti, anticipare o posticipare all’occorrenza alcuni investimenti da un anno all’altro, realizzare con una certa flessibilità tutti gli interventi previsti dal Documento programmatico pluriennale della Difesa. E su questo meglio di noi ha fatto l’Osservatorio Milex il cui pregio è stato smascherare, pochi giorni or sono, gli effetti taumaturgici del SAFE che infatti: * non riduce il deficit prodotto dalla spesa; * non cancella il debito; * non genera automaticamente 14,9 miliardi per finanziare altri interventi; * può offrire scadenze molto lunghe e condizioni potenzialmente più favorevoli rispetto all’emissione di titoli di Stato; * può facilitare la riconduzione di alcuni programmi militari alla flessibilità europea. Ancora più approfondita ed esaustiva l’analisi di Milex sulle spese militari previste per i prossimi anni. Entrare nel dettaglio delle stesse è di grande aiuto quando ogni giorno si lanciano messaggi che vanno in direzione opposta (per capirci non aumenteremmo di tanto gli investimenti per la guerra e in ogni caso sono soldi necessari per prevenire attacchi e pericoli che metterebbero in pericolo la vita e la tranquillità del Paese). La clausola di salvaguardia per essere applicata pone una condizione ben precisa ossia che “persista la grave congiuntura negativa nella zona euro o nell’Unione nel suo complesso”. Di conseguenza, a prescindere dalle dichiarazioni di circostanza, le clausole vengono adottate in caso di congiunture economiche negative, in quadro regressivo l’aumento delle spese militari è ancora più preoccupante. E la clausola è uno dei pilastri sui quali si fonda il Riarmo europeo per consentire ai singoli Paesi di accrescere la spesa militare senza correre rischio con le regole di Maastricht. E se tra il 2025 e il 2028 la crescita di spesa ammonta a 650 miliardi di euro non dimentichiamo la velocità con la quale questo meccanismo di finanziamento alla guerra sia stato predisposto in tempi abbastanza celeri se consideriamo come i prestiti siano accompagnati a una impalcatura di regole comunitarie. Le clausole di salvaguardia nazionali o National Escape Clauses (NEC)  previste dall’art. 26 sono finalizzate a consentire ai singoli Stati membri di deviare dal percorso della spesa netta stabilito dal Consiglio “a condizione che tale deviazione non comprometta la sostenibilità di bilancio nel medio termine”. La sospensione temporanea può essere attivata dal Consiglio dell’Unione  europea “su richiesta di uno Stato membro e su raccomandazione della Commissione basata sulla propria analisi”, esclusivamente “nel caso in cui circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro abbiano rilevanti ripercussioni sulle sue finanze pubbliche” (articolo 26, paragrafo 1) https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/1518464.pdf Siamo certi che il SAFE, le deroghe al Bilancio, le procedure costruite a tavolino e in corso di applicazione non alimenteranno solo il riarmo, ma anche le disuguaglianze interne ai Paesi membri. Sia sufficiente attendere qualche anno per capire quali Paesi, e settori economici, usciranno rafforzati ai processi di militarizzazione. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Via libera alla clausola di salvaguardia per il riarmo, il campo largo è spaccato
Alla fine, l’Italia torna all’ovile di Bruxelles, o meglio prosegue sulla strada tracciata del riarmo europeo, ormai pilastro strategico centrale di come la classe dirigente si immagina dovrà apparire in futuro il Vecchio Continente: un “porcospino d’acciaio“, come ha avuto a dire Ursula von der Leyen dell’Ucraina, un blocco armato […] L'articolo Via libera alla clausola di salvaguardia per il riarmo, il campo largo è spaccato su Contropiano.
August 6, 2026
Contropiano
Dalla NATO all’Europa della difesa: l’Italia s’indebita con i fondi SAFE
L’Italia alla fine ha sciolto tutti i nodi e, come era prevedibile, ha deciso di ricorrere ai fondi europei SAFE per circa 15 miliardi di euro. Ora si aprono le procedure burocratiche per accedere al grande piano di finanziamento comunitario il cui obiettivo è da tempo dichiarato: costruire una difesa in sinergia tra i vari Paesi membri, un intervento economicamente impegnativo che riguarderà la ricerca, la manifattura di guerra e non solo. I prestiti agevolati del SAFE, come tutti i prestiti, dovranno essere restituiti da un Paese come il nostro ancora sotto sorveglianza per il superamento dei limiti  di spesa pubblica imposti da Bruxelles. Intanto, l’informativa resa nelle commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato è stata l’occasione per mostrare i ministri Antonio Tajani e Guido Crosetto concordi e uniti sulle politiche di guerra. Non mancano poi le critiche da chi avrebbe desiderato prestiti maggiori dei 15 miliardi di euro essendo sul piatto 150 miliardi di euro destinati a investimenti comuni nei settori giudicati prioritari per la futura industria di armi europea, settori che poi riguardano droni, missili, difesa aerea, tecnologie avanzate e satelliti. Furbescamente il Governo sta pensando di vendere il programma SAFE come aiuto concreto per il rilancio dell’economia, tuttavia da qui a dire che non si tratta invece di spesa aggiuntiva corre grande differenza: https://www.consilium.europa.eu/it/policies/safe. Guardando ai Paesi europei, i prestiti richiesti dalla Polonia sono oltre il triplo di quelli italiani e francesi, dei 19 progetti nazionali presentati ben 15 coinvolgono l’Ucraina, abbiamo quindi ragione a sostenere che il SAFE sia il risultato dell’impegno UE a sostenere la guerra contro la Russia. E, come avviene sempre ogni qualvolta si aumentano le spese militari, arrivano le dichiarazioni ad effetto, la necessità per gli Stati europei di fornire maggiori contributi alla sicurezza collettiva, il bisogno di dare impulso alla manifattura europea in campo militare per razionalizzare le spese, la presenza di nuove minacce che hanno trasformato la guerra moderna e impongono nuovi domini strategici. La guerra in Ucraina e quella contro Gaza hanno messo fuori mercato innumerevoli sistemi di arma, sostituti, o in via di sostituzione, con altri sistemi tecnologicamente avanzati. E, nel frattempo, la NATO e la UE stanno allargando i loro affari in campo bellico: la cosiddetta integrazione europea prevede l’adesione di Montenegro e Albania e sui loro territori, un domani prossimo, potrebbero essere dislocate nuove basi militari. Il SAFE traduce in azioni quanto deciso un decennio fa, a conferma che la guerra in Ucraina era forse preparata a tavolino. Un’affermazione del genere, se non adeguatamente supportata da dati e riflessioni analitiche, guadagnerebbe facile sarcasmo, tuttavia il punto di partenza era rappresentato dal Piano europeo in materia di difesa (EDAP) che risale al novembre 2016. Allora già si parlava di deroga alle norme sugli appalti, accesso transfrontaliero agevolato al mercato per le PMI e le imprese intermedie nel settore della difesa. E meno di un anno dopo, nel giugno 2017, iniziavano i lavori della Commissione incaricata di avviare il fondo europeo per la difesa: clicca qui. Questi documenti raccontano la decennale preparazione della UE a una svolta militare e militarista. Ulteriori riflessioni scaturiscono, invece, da recenti documenti strategici o semplici articoli che troviamo nei lavori preparatori del Parlamento UE. In estrema sintesi, si racconta che gli Stati membri non cooperano a sufficienza. Oltre l’80% degli appalti e oltre il 90% della ricerca e sviluppo sono gestiti a livello nazionale e non centralizzato da Bruxelles. Se elevato è il grado di frammentazione, con 178 diversi sistemi d’arma in Europa rispetto ai 30 degli Stati Uniti, la soluzione potrebbe essere quella di pianificare gli interventi della difesa per evitare inutili doppioni e conflitti interni alle nazioni europee per uniformare anche i criteri di spesa e gli interventi. Da qui l’idea che sia essenziale la ricerca nel settore della difesa per colmare i divari tecnologici e, di conseguenza, affrontare quelle minacce alla sicurezza che ogni giorno vengono tirate in ballo da vertici militari, imprese di guerra e vertici della Difesa. Se queste sono le premesse, non solo le spese belliche cresceranno esponenzialmente nei prossimi anni, ma l’intera ricerca sarà indirizzata a tecnologie duali o prettamente militari; l’idea che i ritardi europei in campo economico e nella ricerca siano dovuti alla lunga disattenzione verso lo sviluppo della innovazione in campo militare è ormai la chiave di lettura onnipresente per giustificare i processi totalizzanti di militarizzazione che spaziano ormai in ogni ambito della società. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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L’Italia va alla guerra, tra prestiti per le armi, l’Ilva che chiude e l’inflazione sale
Si chiama SAFE, Security Action For Europe, ed è un programma di prestiti europei a lunga scadenza per l’acquisto e la fabbricazione di nuovi armamenti. Questi includono munizioni e missili, sistemi di artiglieria, droni e sistemi anti-drone, nonché sistemi di difesa aerea e missilistica, protezione delle infrastrutture critiche, protezione degli […] L'articolo L’Italia va alla guerra, tra prestiti per le armi, l’Ilva che chiude e l’inflazione sale su Contropiano.
August 1, 2026
Contropiano
La favola tragica del riarmo a costo zero
Come in un tetro copione shakespeariano, la corsa al riarmo dell’Italia prosegue inarrestabile. Per bocca del ministro Tajani, il governo abbandona le vecchie ritrosie e dichiara l’adesione al fondo “Safe” con una richiesta di prestito di 14,9 miliardi destinati al riarmo. È l’ultimo anello di una ferrea catena di eventi […] L'articolo La favola tragica del riarmo a costo zero su Contropiano.
July 31, 2026
Contropiano
Il governo e il campo largo si impiccano su crediti di guerra e Ucraina
Ormai siamo ai crediti di guerra, come all’inizio del XX Secolo e alla vigilia del grande mattatoio della Prima Guerra Mondiale. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha infatti annunciato che l’Italia ha deciso di ricorrere al fondo europeo Safe (Security Action for Europe) indebitando il paese per 14,9 miliardi di […] L'articolo Il governo e il campo largo si impiccano su crediti di guerra e Ucraina su Contropiano.
July 29, 2026
Contropiano
«Poveri ma bellici»: il gran pasticcio della corsa al riarmo
Bruxelles, la guerra sulla difesa «Il caos scoppiato ieri a Bruxelles sul programma di riarmo ‘Safe’ ha messo a nudo un intruglio micidiale di incertezze burocratiche e tensioni politiche che sta dividendo sia la Commissione Europea che il governo italiano, in particolare il ministro della Difesa Guido Crosetto e il […] L'articolo «Poveri ma bellici»: il gran pasticcio della corsa al riarmo su Contropiano.
June 27, 2026
Contropiano
Il governo Meloni frena sul SAFE, ma non sul riarmo
Che ci fosse un po’ di maretta nella maggioranza era divenuto chiaro con il giallo sulla mozione che qualche giorno fa aveva tenuto col fiato sospeso il dibattito pubblico, soprattutto perché riguardava quello che ormai è l’asse portante di tutto l’assetto continentale: l’aumento delle spese militari in linea con gli obiettivi […] L'articolo Il governo Meloni frena sul SAFE, ma non sul riarmo su Contropiano.
May 31, 2026
Contropiano
L’Istat valuta il costo della crisi di Hormuz sulla lista della spesa
In Italia, l’inflazione torna a correre a livelli che non si registravano dai picchi del 2023, trasformando la spesa quotidiana in una sfida per le tasche dei lavoratori e dei pensionati. Secondo gli ultimi dati certificati dall’Istat, l’indice dei prezzi al consumo ha registrato una variazione del +1,1% su base […] L'articolo L’Istat valuta il costo della crisi di Hormuz sulla lista della spesa su Contropiano.
May 19, 2026
Contropiano