Tag - unione europea

Il pilota automatico nelle prossime elezioni presidenziali francesi
In un intervento pubblicato su Le Monde quattro importanti economisti francesi mettono il dito nella piaga dei conti pubblici d’Oltralpe, prevedendo che stabilizzare in maniera durevole il debito presupporrebbe “un aggiustamento di 125 miliardi alla fine del prossimo quinquennio”, ossia l’equivalente del doppio del budget dell’educazione nazionale, per avere un […] L'articolo Il pilota automatico nelle prossime elezioni presidenziali francesi su Contropiano.
July 19, 2026
Contropiano
Il riarmo europeo procede a velocità record
Gli stati europei si stanno armando a velocità record. E’ questo la conclusione è cui è giunta una nuova indagine dell’Agenzia Europea per la Difesa (EDA) e resa pubblica dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt. Secondo quanto riferito dal rapporto dell’EDA, nel 2025 sono stati spesi 1000 euro per ogni cittadino […] L'articolo Il riarmo europeo procede a velocità record su Contropiano.
July 18, 2026
Contropiano
Sanzioni a Israele. A Bruxelles non ci riescono proprio
Al contrario di quanto avviene per la Russia, l’ipotesi di sanzionare Israele per via dei suoi crimini di guerra contro i palestinesi nella Striscia di Gaza o il Libano a Bruxelles non riesce proprio a fare passi avanti, confermando così l’inaccettabile doppio standard della Ue. La Commissione Europea, guidata dalla Ursula […] L'articolo Sanzioni a Israele. A Bruxelles non ci riescono proprio su Contropiano.
July 15, 2026
Contropiano
Guerra o diplomazia? La scelta che l’Occidente non ha voluto fare
Quando discutiamo della crisi russo‑occidentale, c’è una domanda che nei nostri ambienti politici e mediatici non viene quasi mai posta. Una domanda semplice, ma decisiva: “Che cosa vede la Russia quando guarda verso Occidente?“ Perché noi, in Europa, siamo abituati a raccontare la storia da un solo punto di vista. […] L'articolo Guerra o diplomazia? La scelta che l’Occidente non ha voluto fare su Contropiano.
July 14, 2026
Contropiano
Vertice NATO: La UE regala i nostri soldi a Trump e prepara la guerra
Il vertice NATO di Ankara che si è appena concluso è stata una grande rappresentazione teatrale utile in primo luogo per costruire la narrazione utilizzabile da parte dei governi europei per produrre un salasso senza precedenti contro i propri popoli. Il contesto in cui è avvenuto il vertice è quello che conosciamo: la guerra in Ucraina presentata dai media europei come una aggressione Russa “ingiustificata e non provocata” e la Russia descritta come un paese barbaro che minaccia di invadere l’Europa. Questa campagna russofobica – che paradossalmente caratterizza molto di più le classi dominanti europee che quelle statunitensi, è condotta in modalità totalmente bipartisan. Non a caso nei giorni scorsi, Minniti, noto esponente del Partito Democratico ha sostenuto, in polemica con il Presidente statunitense: “Per Trump la Russia non è una minaccia immediata. Per noi è invece imminente.” Che il comandante in capo delle forze armate della NATO, il generale statunitense Grinkevich sostenga che sulla base dei rapporti dell’intelligence della NATO e degli USA, la Russia non rappresenti per nulla un pericolo imminente in quanto non cerca il conflitto con la UE, alle elites europee è del tutto indifferente. Il vertice è stato poi preceduto da una forte campagna stampa che ha ricominciato a dipingere come l’Ucraina vittoriosa nel conflitto e la Russia sul punto di crollare. In particolare il cattivissimo Putin è stato presentato come sull’orlo del baratro in quanto in caduta libera nei consensi. Questa seconda narrazione falsa è stata platealmente contraddetta dalle offensive Russe sia terrestri che aeree ma, si sa, le bugie ripetute all’infinito si prestano benissimo ad essere assunte come verità. Non a caso il mitico presidente Finlandese Stubb, quello che pochi giorni fa ha proposto di abolire il divieto che vigeva nel suo paese di ospitare armi atomiche, non si è limitato ad affermare che l’Ucraina sta vincendo ma che “ha già vinto”. Se questo è stato in contesto cotruito dai media europei per preparare l’opinione pubblica a questo vertice, gli elementi che ne sono emersi e che potete trovare approfonditi qui ( https://www.youtube.com/live/1O85eqA3LIY?si=ed3IsnU-tVW2JS-_) mi paiono i seguenti: L’inaffidabile Trump. In un contesto in cui i media europei dipingono Trump come un vero e proprio nemico dell’Occidente, Trump si è fortemente lamentato perché gli USA nei decenni hanno speso barche di soldi per difendere gli europei e questi, nel momento della guerra contro l’Iran, non hanno ricambiato il favore. Il bizzoso Trump, dipingendo gli europei come approfittatori e ingrati ha conseguentemente  minacciato il ritiro delle truppe USA dall’Europa e chiesto a gran voce di poter mettere le mani sulla Groenlandia, che non fa parte dell’Unione Europea ma è pur sempre un dominio della corona danese. Trump quindi ha battuto cassa. I governanti dei paesi dell’unione Europea. In un contesto in cui i governanti europei vengono dipinti dai media main stream come difensori dei popoli europei contro l’inaffidabile Trump, vediamo in realtà cosa è successo. Con la lodevole eccezione del governo spagnolo, che si è nuovamente detto contrario a spendere il 5% del PIL per il bilancio militare, tutti gli altri – a partire dalla sovranista Meloni – hanno accettato l’aumento delle spese militari e – in nome della necessità di permettere a Zelensky di vincere la guerra – di fare uno stanziamento di decine di miliardi sia per quest’anno che per il prossimo. Ovviamente tutta la spesa militare viene giustificato in ultima istanza anche con la necessità di blandire gli USA in modo che non se ne vadano e continuino a difenderci dagli orridi russi che non aspettano altro per poterci invadere. Ovviamente larghissima parte di questo aumento di spese militari – sia quelle su base nazionale che quelle per l’Ucraina – finiranno nelle tasche degli Stati Uniti, perché le armi abbiamo ovviamente deciso di comprarle  “dal padrone”. Per tacitare le critiche di Trump sul “protezionismo europeo” i nostri cuor di leone hanno poi accettato di dividere con la Turchia – che Trump vuol tenersi buona – una parte delle commesse militari che sarebbero dovute arrivare in Europa. Questo è il cuore delle decisioni assunte ad Ankara: la scelta della UE di finanziare con i soldi dei cittadini europei il complesso militare industriale statunitense. Alfiere di questa linea è stato ovviamente il mitico Rutte, segretario generale della NATO, che ha rivendicato in una intervista che con i nostri soldi garantivamo 196.000 posti di lavoro negli USA. Difficile pensare ad un tasso di subalternità maggiore di quella mostrata dalle classi dominanti europee, che si configurano a tutti gli effetti come delle borghesie compradora che rendono conto alla potenza imperialista di cui sia nei fatti una colonia. La distruzione del welfare europeo. Com’è noto Draghi, già nel decennio scorso, quando condannava a morte il popolo greco reo di essersi ribellato ai diktat liberisti, sentenziava che il modello sociale europeo era finito. Cioè il welfare e i contratti nazionali di lavoro dovevano essere distrutti. Questo proposito si è largamente realizzato in questi anni ma certo il vertice di Ankara costituisce la pietra tombale sui diritti sociali europei. È infatti evidente che lo smisurato aumento delle spese militari dei paesi dell’Unione Europea inciderà non solo sull’impoverimento delle popolazioni ma anche sulla distruzione del welfare. In una situazione in cui le sanzioni che abbiamo fatto alla Russia e l’assenza di un dialogo costruttivo con la Cina ci hanno condannato ad una stagnazione economica che durerà per anni, ogni euro speso in armi è un euro sottratto alla sanità pubblica ed in prospettiva alle pensioni. Questo è il secondo effetto reale del vertice NATO in quanto la distruzione del welfare determina l’aumento delle spese assicurative private e contrattuali – i famosi fondi pensione e sanitari – che per far rendere i patrimoni investono larga parte degli stessi nella borsa di New York, contribuendo così a mantenere a galla la finanza statunitense come si spiega in questo video ( https://www.youtube.com/live/SevveQJnRmI?si=wfiqHWMfTDqAQsMT ) In pratica con la scelta dell’Unione Europea di eleggere la Russia a nemico esistenziale, serve alle classi dominanti a coprire l’enorme spostamento di denaro verso gli USA, che avviene in almeno due modi: direttamente comprando armi e indirettamente comprando azioni USA per coprire il buco assicurativo lasciato dalla distruzione del welfare. In queste ragioni di fondo, che riguardano la funzione subalterna delle elites e del capitalismo europeo nella gerarchia dell’imperialismo statunitense, possiamo capire perché le principali famiglie politiche della UE – di centro destra e di centro sinistra – ripetono istericamente che stiamo per essere attaccati dalla Russia. L’unico modo con cui possono giustificare un tale disastro sociale e un tale tradimento degli interessi delle proprie popolazioni è dato dall’invenzione del nemico esterno: E’ l’unica scusa che possono portare per cercare di giustificare l’enorme trasferimento di risorse che stanno facendo a favore delle classi dominanti Statunitensi, per giustificare la distruzione del welfare, cioè di 70 anni di conquiste del movimento dei lavoratori e per attaccare le libertà democratiche a partire da quella di informazione, che in Europa è diventata merce rara. Tutta questa azione delle classi dominanti europee, oltre alla distruzione dei diritti sociali dei popoli europei rischia però anche di avere un effetto ancora più negativo. È infatti evidente che tutto questo starnazzare contro la Russia, con piani di riarmo finalizzati a vincere “l’imminente guerra con la Russia” e con l’attiva collaborazione con Zelensky a tirare missili e droni contro le infrastrutture civili moscovite, rischia di far degenerare la situazione allargando il conflitto all’interna Europa. Non si tratta di una ipotesi priva di possibilità se pensiamo che l’allargamento della NATO ad est e il golpe di Maidan hanno portato a oltre 4 anni di guerra in Ucraina. Il piano di riarmo europeo e la continua individuazione della Russia come nemico possono portare a ben di peggio. Com’è evidente di fronte a tutta questa follia l’unica strada possibile consiste nell’aprire trattative serie con la Russia per chiudere la guerra con l’Ucraina – chiudere la guerra, non un cessate il fuoco che serve solo a riarmarsi – ed a partire dalla sanzione definitiva della neutralità dell’ucraina, definire un piano di sicurezza europeo che coinvolga tutti gli attori – dalla UE all’Ucraina alla Russia. Parallelamente occorre ridurre le spese militari – inutili e dannose – per potenziare il welfare e l’industria europea. Perché Trump e le classi dominanti europee sono le due facce della stessa medaglia: la crisi morale e politica di una elites di sanguisughe capitalistiche. Sono le facce dei nostri soli nemici, che vanno cacciati ed a cui occorre costruire una alternativa. Paolo Ferrero
July 10, 2026
Pressenza
FRANCIA: CONDANNA DEFINITIVA PER MARINE LE PEN, USÒ I FONDI DEL PARLAMENTO UE PER PAGARE I SUOI DIPENDENTI
La Corte d’Appello di Parigi ha giudicato colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici Marine Le Pen, estremista della destra francese e leader del Rassemblement National, nel caso dei falsi impieghi all’Europarlamento. Confermata la condanna di prima istanza a quattro anni di carcere, due con la condizionale. Per quanto riguarda la sua ineleggibilità – in primo grado era stata condannata a cinque anni – secondo i giudici è “già stata scontata”: la leader del Rassemblement National potrebbe infatti candidarsi alle Presidenziali del 2027, che nei sondaggi la vedono favorita. Ma dovrà portare per un anno il braccialetto elettronico e lei stessa ha dichiarato più volte di non voler fare campagna elettorale con questo obbligo. Intanto scalda i motori il delfino Bardella nella corsa all’Eliseo, che dal 2021 ha preso il suo posto al vertice del partito. La sentenza “permette di mantenere al centro del dibattito il partito fascista come se fosse la principale minaccia o la principale salvezza” del paese. Alle concrete possibilità che il Rassemblement National possa prendere possesso della Presidenza il prossimo anno, si aggiunge “il sostegno massiccio dell’oligarchia francese e dei media tutti”. Così il giornalista e nostro collaboratore dalla Francia Cesare Piccolo che interpellato ai nostri microfoni, ricorda anche l’enorme potere che si concentra nelle mani del Presidente della Repubblica Francese. Che dal prossimo anno potrebbe essere un fascista! L’intervista a Cesare Piccolo, giornalista italiano che vive da anni in Francia e nostro collaboratore. Ascolta o scarica
July 7, 2026
Radio Onda d`Urto
Il Kosovo è ancora lo specchio dell’Ue nata dalle bombe su Belgrado
La “questione kosovara” non è solo una disputa territoriale tra la Serbia e l’Albania, ma è la manifestazione plastica dello stato cui è ridotta la democrazia borghese occidentale e quindi il futuro dell’Unione Europea. Qui infatti lo scontro su scala internazionale (per ora più geopolitico che di classe) con cui […] L'articolo Il Kosovo è ancora lo specchio dell’Ue nata dalle bombe su Belgrado su Contropiano.
July 7, 2026
Contropiano
Sentenza UE su Russia Today: la libera informazione diventa un crimine
Ormai la UE ha raggiunto pienamente lo stato di “democratura”, ovvero di assetto istituzionale in cui, parandosi del fatto che ogni tot anni si possono esprimere dei voti (senza poter davvero mettere bocca sulle scelte strategiche), è condotta una feroce cancellazione di diritti sociali e politici fondamentali, insieme alla criminalizzazione […] L'articolo Sentenza UE su Russia Today: la libera informazione diventa un crimine su Contropiano.
July 6, 2026
Contropiano
Il diritto alla salute delle persone migranti nel Nuovo Patto Ue su Migrazione e Asilo
Un’ampia coalizione di organizzazioni scientifiche, Ong sanitarie e associazioni per i diritti umani promuove 1 un appello contro le procedure di screening sanitario introdotte dal Nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo e dal Decreto-Legge 100/2026. Al centro della denuncia, la trasformazione dell’atto medico in strumento di controllo delle frontiere, con lo stravolgimento del consenso informato e il rischio concreto che gli operatori sanitari diventino, di fatto, ingranaggi del sistema di trattenimento ed espulsione. Il 12 giugno 2026 il Nuovo Patto Europeo sulla Migrazione e l’Asilo è entrato in vigore in tutta l’Unione Europea, Italia compresa, nella sostanziale assenza di un adeguato dibattito pubblico. Nello stesso giorno è entrato in vigore il Decreto-Legge n. 100/2026, che introduce (tra vari dispositivi che minano alla base il diritto d’asilo) il confinamento coattivo delle persone richiedenti asilo “in luoghi specifici” alla frontiera. Pochi giorni prima, la circolare del Ministero dell’Interno del 9 giugno 2026 ha chiesto ai territori di definire protocolli operativi per l’attuazione del Regolamento (UE) Screening 2024/1356. Le organizzazioni e i professionisti sanitari firmatari rivolgono un appello urgente e responsabile a tutte le figure sanitarie, agli Ordini professionali e alla società civile. Le procedure di screening dovrebbero avere l’obiettivo di identificare tempestivamente bisogni sanitari e condizioni di vulnerabilità. Riteniamo che tali finalità possano essere perseguite solo se le attività sanitarie rimangono chiaramente separate dalle funzioni di controllo migratorio e di pubblica sicurezza. Le disposizioni previste – in particolare quelle relative allo screening sanitario obbligatorio, alle procedure accelerate di frontiera e ai regimi di trattenimento – rischiano di trasformare il personale sanitario in facilitatore burocratico di un sistema di confinamento nei “luoghi specifici”, il trattenimento di frontiera o l’espulsione immediata, che contrasta apertamente con i principi fondativi delle professioni sanitarie, con il Codice Deontologico e con gli standard internazionali di tutela dei diritti umani. 1. IL RICATTO DEONTOLOGICO DELLA “DOPPIA LEALTÀ” E LO STRAVOLGIMENTO DEL CONSENSO INFORMATO Il combinato disposto tra il Regolamento Screening e le norme nazionali di attuazione produce una frattura etica insanabile per l’intera comunità scientifica e sanitaria. Viene sistematicamente violato il principio cardine del consenso informato e della trasparenza dell’atto medico sancito dalla Legge 22 dicembre 2017, n. 219 (Art. 1), anche nei confronti del personale sanitario che effettua gli screening della salute e delle vulnerabilità, cui non viene data alcuna garanzia su come le proprie valutazioni cliniche verranno utilizzate nel percorso procedurale della persona migrante. L’impianto del Regolamento Screening e del DL 100/2026 configura l’accettazione degli accertamenti sanitari e dello screening biometrico come un vincolo procedurale coercitivo per l’accesso al territorio o alla stessa domanda di asilo. Nel momento in cui il rifiuto del trattamento sanitario genera automaticamente importanti ripercussioni sulle procedure di ingresso o addirittura misure restrittive della libertà personale, il consenso cessa di essere “libero” e l’atto medico viene ridotto a un mero dispositivo burocratico a cui la persona migrante non può sottrarsi, violando l’autonomia del paziente e dello stesso professionista, nonché la dignità di entrambi. Lo screening di salute fisica e mentale viene così espropriato del suo fine terapeutico e ridotto a mero semaforo amministrativo: l’operatore sanitario viene costretto a operare in una condizione di doppia lealtà tra la persona migrante per cui si è chiamati a compiere una valutazione medica e il sistema di procedure burocratiche che richiede quella valutazione, agendo di fatto come un inconsapevole ingranaggio burocratico. La scheda sanitaria cessa di essere lo strumento per attivare una presa in carico e diventa il presupposto biologico per legittimare il confinamento nei “luoghi specifici”, il trattenimento di frontiera o l’espulsione immediata. Rifiutiamo fermamente la sottomissione della nostra professione a logiche di pubblica sicurezza: nessun professionista sanitario dovrebbe essere posto, a causa di queste norme securitarie, nella condizione di contribuire, direttamente o indirettamente, a procedure che limitano la libertà personale o incidono sullo status giuridico di una persona sulla base di informazioni raccolte nell’ambito della relazione di cura. 2. LA SECURITIZZAZIONE DELLO SPAZIO CLINICO E LA TUTELA DELLA NEUTRALITÀ TERAPEUTICA La circolare ministeriale impone che lo screening sanitario e di vulnerabilità sia completato entro termini perentori – 7 giorni in prossimità delle frontiere esterne, 3 giorni in caso di rintraccio sul territorio – e invita i Prefetti a individuare gli spazi delle verifiche favorendo i locali della Pubblica Sicurezza e delle Questure. Dal punto di vista clinico, questa scelta è inaccettabile. Un’anamnesi corretta e un esame obiettivo dignitoso richiedono privacy, condizioni igieniche adeguate e l’assenza di elementi coercitivi, nonché la possibilità di avvalersi di un’adeguata mediazione linguistico-culturale: condizioni che una Questura non può garantire. Per le persone migranti, spesso reduci da traumi subiti lungo le rotte o nei paesi di transito, la Questura è lo spazio istituzionale della sanzione e del trattenimento: sottoporvi una valutazione di salute distrugge la neutralità terapeutica e la relazione di fiducia tra medico e paziente. Lo screening sanitario cessa così di essere un presidio di tutela e si riduce a un pre-requisito biologico propedeutico alla detenzione e/o all’espulsione. In una prospettiva più ampia e di lungo periodo, una simile impostazione rischia di compromettere la percezione stessa del sistema sanitario come spazio di tutela, cura e fiducia. La sovrapposizione tra funzioni sanitarie e funzioni di controllo migratorio non danneggia soltanto i diritti individuali delle persone migranti, ma indebolisce la capacità dei servizi di raggiungere le popolazioni più vulnerabili, scoraggia l’accesso alle cure, compromette la continuità assistenziale e mina la fiducia nelle istituzioni sanitarie. Quando lo spazio clinico viene percepito come parte di un dispositivo di sorveglianza o di controllo, ne risente l’efficacia stessa delle strategie di prevenzione, promozione della salute e salute pubblica, con conseguenze che travalicano il singolo individuo e riguardano l’intera collettività. 3. QUANDO LA VULNERABILITÀ DIVENTA UNA FORMALITÀ: LA CRISI DELL’ATTO CLINICO Le indicazioni della Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia pubblicate subito dopo la circolare ministeriale, confermano questa deriva: per garantire una copertura 24 ore su 24, 7 giorni su 7, stabiliscono che “la visita può essere effettuata da un medico anche non specialista”, aprendo al reclutamento di liberi professionisti tramite avvisi d’urgenza a gettone. Si tratta di un modello organizzativo che rischia di compromettere gli standard qualitativi richiesti per la valutazione clinica di condizioni complesse: esiti di tortura, violenza di genere, disturbo post-traumatico da stress, screening di patologie infettive ad alto impatto (come la tubercolosi) vengono ridotti a prestazioni estemporanee, affidate a personale non specializzato e privo di continuità assistenziale. Queste attività richiedono competenze specifiche in medicina delle migrazioni, salute mentale e comunicazione interculturale, supportate da formazione dedicata e lavoro multidisciplinare. L’esito confluisce immediatamente nel sistema informatico SIA (Sistema Informativo Asilo), la piattaforma informatica e banca dati centralizzata del Ministero dell’Interno, a cura delle autorità di polizia, condizionando direttamente il destino giuridico della persona. L’aberrazione tocca il culmine nella gestione delle vulnerabilità: in assenza di esperti, la loro rilevazione può essere compiuta direttamente da operatori di Polizia o da soggetti terzi come l’Agenzia dell’Unione europea per l’asilo (EUAA) e l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM). Affidare l’identificazione di un trauma da tortura a un agente di pubblica sicurezza, per quanto “debitamente formato”, non è solo un insulto ai professionisti della cura, ma la garanzia che migliaia di persone vulnerabili e non adeguatamente tutelate verranno scaraventate nel circuito delle detenzioni accelerate e delle deportazioni. Questa impostazione trova ora conferma nella circolare del Ministero dell’Interno del 12 giugno 2026 (Prot. 0047219), che indica come modello preferito quello in cui «il personale sanitario» si rechi «presso gli uffici di polizia» e richiama il ricorso alla telemedicina, modalità che riteniamo inaccettabile per una valutazione così complessa. La stessa circolare estende lo screening agli Istituti di pena, raccomandando il coinvolgimento dei servizi sanitari penitenziari per i controlli sui detenuti stranieri in fase di scarcerazione. Gli esiti confluiscono in una “scheda sanitaria”, elaborata dal Tavolo vulnerabilità, volta a valutare l’idoneità della persona alla “vita in comunità ristretta”: l’atto medico diventa così, esplicitamente, criterio di ammissione ai percorsi detentivo-espulsivi patogeni dei CPR. 4. DETENZIONE DE FACTO E  COMPROMISSIONE DELLE GARANZIE DELLO STATO DI DIRITTO Come evidenziato dalle analisi di PICUM (Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants), l’obbligo per i migranti di “rimanere a disposizione” delle autorità, unito alla finzione giuridica del “non ingresso” nel territorio, istituisce una prassi generalizzata di detenzione de facto – anche per donne, bambini e persone vulnerabili, senza chiare indicazioni di tutela ad esempio per minori e nuclei familiari. In questo quadro, assume una delicatezza estrema il tema delle procedure di accertamento dell’età anagrafica nei presunti minori privi di documenti. Accertare l’età non può ridursi a “indicare un numero” o a una frettolosa misurazione biometrica, ma deve significare il riconoscimento di una condizione di vulnerabilità originaria. Si tratta di un atto complesso che richiede tempo, competenze multidisciplinari, relazioni e contesti adeguati, volti ad accogliere e dare voce a una storia prima ancora che a quantificarla. Una corretta identificazione è l’unico strumento per garantire al minore l’effettivo esercizio dei diritti sanciti dalla Convenzione di New York, ratificata dall’Italia; sminuire questo passaggio significa spalancare la strada a provvedimenti gravemente lesivi, quali il respingimento alla frontiera, il rimpatrio forzato, la sistemazione in strutture d’accoglienza per adulti o, peggio, la detenzione amministrativa nei CPR. Il Decreto-Legge 100/2026 conferma questa torsione, normando l’obbligo di risiedere coattivamente in un luogo specifico di frontiera e affidando le relative procedure a “sezioni stralcio monocratiche” con giudici onorari, aggirando il controllo della magistratura ordinaria. Basta un presunto “rischio di fuga” – anche il semplice mancato possesso di un passaporto o l’assenza di un alloggio – per determinare una compressione dei diritti ed una riduzione delle garanzie con accesso limitato alla difesa legale. L’estensione dello screening alle persone già presenti sul territorio moltiplicherà inoltre le pratiche di profilazione etnica e razziale, esponendo minoranze e persone di origine straniera a un clima diffuso di sospetto e sorveglianza, in contraddizione con gli stessi piani d’azione europei contro il razzismo. 5. LA SALUTE NON È NEGOZIABILE: L’APPELLO AL GIURAMENTO DI IPPOCRATE L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la salute come uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, condizionato in primo luogo dai determinanti sociali. La precarietà giuridica, la minaccia della detenzione nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) fino a 24 mesi in un contesto notoriamente patogeno e la reclusione forzata sono esse stesse i principali determinanti patogeni che colpiscono la salute delle persone migranti, come ha già riconosciuto la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) supportando un documento della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM) nel 2025. Numerose evidenze documentano come il confinamento, la detenzione amministrativa e l’incertezza legata alle procedure migratorie costituiscano fattori associati a un aumento del rischio di depressione, ansia, disturbo post-traumatico da stress, autolesionismo e altre forme di sofferenza psicologica. Le procedure previste dal Nuovo Patto rischiano pertanto non solo di intercettare vulnerabilità preesistenti, ma di produrne di nuove. L’articolo 32 della Costituzione tutela la salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, garantendo cure gratuite agli indigenti senza distinzione di nazionalità o regolarità di soggiorno. Ridurre l’atto medico a uno strumento di classificazione procedurale per stabilire chi possa essere trattenuto o deportato viola il nucleo della Carta Costituzionale e della Legge 833/1978. > Chi ha prestato il Giuramento di Ippocrate ha l’obbligo deontologico di > perseguire come fine esclusivo la difesa della vita e della salute della > persona, senza alcuna discriminazione, rifiutando qualunque cooperazione a > palesi violazioni dei diritti umani. Non possiamo farci complici della > deumanizzazione burocratica dei corpi. 6. LE NOSTRE RICHIESTE Al fine di garantire il rispetto della dignità e dei diritti delle persone migranti, la cui vita e i cui corpi sono seriamente esposti al rischio di una strutturale deumanizzazione alla luce delle priorità espresse dal Nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo: * chiediamo al Ministero della Salute di rivendicare e far rispettare le proprie specifiche competenze a garanzia dell’articolo 32 della Costituzione rimarcando che il diritto alla tutela della salute prescinde da qualunque altra condizione compresa quella giuridica della persona. Non è infatti ammissibile che alle autorità sanitarie locali arrivino, da parte di istituzioni appartenenti ad altri settori (prefetture, questure, etc.) o direttamente da altri ministeri (nella fattispecie il Ministero Interno) documenti (circolari, note, o altro) con carattere assertivo e prescrittivo nei confronti dei professionisti della sanità. L’unica modalità ammissibile prevede la recezione di direttive emanate da istituzioni di settore competenti; * chiediamo alle Regioni di esercitare le loro prerogative in termini di programmazione, organizzazione, gestione e valutazione dei servizi, degli interventi e delle attività di tipo sanitario anche e soprattutto nell’ambito della Commissione Salute e della Conferenza Stato – Regioni; Chiediamo inoltre al Ministero della Salute, alle ASL, alle ASST, ai tavoli di vulnerabilità territoriali, agli Ordini dei Medici, agli Ordini degli Psicologi, alle Società Scientifiche e alle Associazioni di Psicologia a livello nazionale e internazionale, nonché alle Facoltà di Medicina e Chirurgia e delle professioni sanitarie e alle istituzioni locali competenti di: * tutelare l’indipendenza dei/delle professionisti/e della salute prevenendo ogni forma di “doppia lealtà”: È indispensabile che a ogni professionista sia garantita la massima trasparenza sull’uso amministrativo dei dati raccolti durante la valutazione clinica. L’atto sanitario deve mantenere una finalità esclusivamente terapeutica e non può essere trasformato in uno strumento funzionale a procedure amministrative che condizionano la libertà personale. Rifiutiamo pertanto qualsiasi utilizzo della scheda sanitaria o della valutazione di vulnerabilità come requisito preliminare o come “via libera” per misure di trattenimento, confinamento o allontanamento, in aperta violazione del Codice Deontologico; * rifiutare la sottoscrizione di protocolli operativi che prevedano lo svolgimento di attività cliniche all’interno di uffici di Pubblica Sicurezza; * garantire che ogni percorso di screening avvenga all’interno di strutture del Servizio Sanitario Nazionale, con personale qualificato e mediatori culturali indipendenti, e rispettando il principio del consenso informato; * garantire una formazione specifica e continuativa del personale coinvolto nelle attività di screening e presa in carico sui temi della medicina delle migrazioni, della salute mentale, del trauma, della comunicazione interculturale e della tutela dei diritti umani; * prevedere una valutazione dello stato generale di salute e in particolare di salute mentale che sia approfondita, rispettosa della dignità e dei diritti e libera da costrizioni spaziali e temporali dettate dai percorsi detentivo-espulsivi; * garantire che la valutazione delle vulnerabilità mediche e psicosociali abbia sempre la priorità sui percorsi detentivo-espulsivi e venga effettuata da personale indipendente dalle procedure di frontiera e con adeguata formazione medica e sociosanitaria; * assicurare l’accesso effettivo e indipendente alle organizzazioni della società civile e ai meccanismi di monitoraggio dei diritti fondamentali; * escludere in ogni caso la detenzione di bambini, famiglie e persone in condizioni di vulnerabilità, e garantire la convalida giurisdizionale di ogni provvedimento restrittivo della libertà personale. La determinazione dell’età, quando realmente necessaria e comunque a tutela dei diritti del minore, deve essere effettuata da personale qualificato secondo le indicazioni previste dalla Legge 47/2017 e dal protocollo multidisciplinare approvato il 9 luglio 2020 dalla Conferenza Unificata, basato sul principio del superiore interesse del minore; * garantire la continuità della relazione di cura e il segreto professionale per le persone migranti detenute, indipendentemente dal loro status giuridico, escludendo i servizi sanitari penitenziari da qualsiasi finalità di segnalazione o trasmissione di dati al sistema SIA; * esigere il pieno rispetto del GDPR (Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati) e la tutela dei dati sanitari: le informazioni cliniche e di vulnerabilità sono dati sensibili sottoposti a rigidi vincoli di riservatezza, segreto professionale e minimizzazione. Chiediamo la protezione assoluta, bloccando qualsiasi trasmissione o interoperabilità automatica verso banche dati di pubblica sicurezza o di controllo migratorio, incluso il sistema SIA. > Come operatori di salute, cittadini ed esseri umani rifiutiamo le logiche > discriminatorie ed escludenti del Nuovo Patto Europeo su Migrazione e Asilo e > dei relativi dispositivi di applicazione a livello nazionale. La tutela dei > diritti fondamentali delle persone migranti e l’umanità della nostra > professione non sono negoziabili. 1. Firmatari: Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM); Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI); European Community Psychology Association (ECPA); Società Italiana di Medicina Tropicale e Salute Globale (SIMET); Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants (PICUM); Rete Italiana per il Supporto alle persone Sopravvissute a Tortura (ReSST); Mediterranea Saving Humans; Medici Senza Frontiere Italia; Emergency; Medici con l’Africa Cuamm; Associazione Frantz Fanon; Brigate Basaglia; Medici per i Diritti Umani (MEDU); Medici contro la tortura (MCT); Medici del Mondo Italia ETS; Medicina Democratica; Psichiatria Democratica; Segretariato Italiano Studenti in Medicina (SISM); Centro Immigrazione Asilo e Cooperazione internazionale (CIAC); Associazione Culturale “La Kasbah” ETS; Psicologia per la Palestina; Collettiva Psicologia Anticarceraria; Naga ODV; Rete Mai più lager No ai CPR; Salute Internazionale. ↩︎
Trump minaccia nuovi dazi per la Digital Tax della UE
È passato un giorno dall’approvazione definitiva da parte del Consiglio dell’Unione Europea dell’accordo sui dazi tra Bruxelles e Washington dello scorso agosto, e con una sequenza ravvicinata di messaggi sul proprio canale social Truth, il presidente degli Stati Uniti è tornato a minacciare nuovi dazi. Il 26 giugno, infatti, Donald […] L'articolo Trump minaccia nuovi dazi per la Digital Tax della UE su Contropiano.
June 28, 2026
Contropiano