Tag - unione europea

“Bruxelles preferisce annientare l’Ucraina quando potrebbe ancora salvarla”
L’Ucraina vuole un’adesione piena all’UE e tratta da posizioni di forza. In Italia il governo si divide. Intanto Putin apre di nuovo alla trattativa Il no dell’Unione Europea alla nuova apertura di Putin, arrivata dopo gli attacchi russi su Kiev, è molto probabile, secondo Fulvio Scaglione, direttore di InsideOver, già […] L'articolo “Bruxelles preferisce annientare l’Ucraina quando potrebbe ancora salvarla” su Contropiano.
May 29, 2026
Contropiano
L’Italia è al di sopra della media europea… sul rischio di povertà
Quasi un cittadino italiano su cinque è a rischio povertà. Nel 2026 sulla base dei redditi del 2025 si stima che la percentuale delle persone a rischio di povertà in Italia si sia “stabilizzato” al 18,6%. Si tratta di più di 11 milioni di persone. A rivelarlo è un rapporto […] L'articolo L’Italia è al di sopra della media europea… sul rischio di povertà su Contropiano.
May 28, 2026
Contropiano
Border Labs: un report sul ruolo delle università nella gestione dei confini europei
Nel giugno del 2025, in viaggio verso il centro di Palermo, Michele Lancione, docente al Politecnico di Torino, chiacchiera con il CEO di un fondo di Zurigo specializzato in start-up accademiche che gli racconta, con estrema franchezza, che oggi i capitali non cercano più solo innovazione: cercano menti brillanti disposte a progettare le “soluzioni” per la guerra del futuro, una guerra che non si vincerà con i carri armati, ma con le bioscienze, la cybersicurezza e i sistemi di armi autonome. Questa istantanea, che apre il rapporto Border Labs: how universities power Europe’s border regime, pubblicato dal Transnational Institute 1 e Stop Wapenhandel Amsterdam 2 , svela una mutazione fondamentale del sistema educativo europeo. Lungi dall’essere collaborazioni sporadiche, assistiamo all’emergere di un vero e proprio complesso di confine industriale-accademico. Come denuncia Michele Lancione nell’introduzione, la difesa sta ridefinendo il ruolo della conoscenza scientifica non come ricerca di verità, ma come strumento di costruzione dell’identità europea, la quale “non emerge come un’idea emancipatrice, ma come una che richiede la costituzione e il mantenimento delle alterità razzializzate per rimanere in piedi e riprodursi”. In questo scenario, le università diventano i laboratori dove l’identità europea viene ricostruita sulla necessità costante di sicurezza e sull’esclusione dell’altro. Il rapporto si concentra sui progetti e le infrastrutture politiche ed economiche che negli ultimi vent’anni hanno contribuito a creare questa complessa relazione tra conoscenza e sicurezza. I Framework Programmes (FP) dell’Unione Europea, da FP7 a Horizon Europe, operano come architetture politiche che orientano la ricerca verso la militarizzazione. La dipendenza degli atenei dai fondi esterni negli anni ha creato una forma di servitù accademica, dove la sicurezza nazionale e sovra-nazionale detta l’agenda dei laboratori. I dati sono inequivocabili: tra il 2002 e il 2025, oltre 100 milioni di euro sono stati incanalati verso più di 200 università e accademie attraverso 110 progetti legati al controllo delle frontiere. Inoltre, già nel 2003, la Commissione Europea istituiva il Group of Personalities (GoP) nel campo della ricerca sulla sicurezza, un organo consultivo dominato dai giganti delle armi che ha gettato le basi per l’attuale sistema. I tre maggiori beneficiari accademici sono la Laurea University of Applied Sciences della Finlandia, (5,1 milioni di euro); l’University of Reading in Regno Unito (4 milioni di euro) e la KU Leuven in Belgio (3,2 milioni di euro). Ma la rete vede protagonisti anche istituti di ricerca, come il tedesco Fraunhofer (presente in ben 17 consorzi). Questi atenei operano a stretto contatto con colossi come Thales, Airbus e, soprattutto, Leonardo. Quest’ultima utilizza le partnership universitarie per un’operazione di massiccio “techno-washing”: mentre promuove master in “cybersecurity” o “management”, l’80% del suo budget resta ancorato ad attività militari. Un esempio lampante è la Cittadella dell’Aerospazio a Torino: un hub finanziato dai fondi del Recovery Fund dove Leonardo, il Politecnico e la NATO convergono per trasformare le tasse dei cittadini in catene di profitto legate alla guerra.  Progetti come EU-HYBNET, coordinato da Laurea University, interpretano la migrazione come una “minaccia ibrida”. Questa narrativa trasforma i richiedenti asilo in “pedine” o “armi” di un gioco geopolitico, legittimando reazioni che dovremmo considerare aberranti. La sorveglianza si fa inoltre predittiva e invasiva. Il progetto ITFLOWS, nonostante le dichiarate finalità umanitarie, ha generato lo strumento EUMigraTool, un software di previsione dei flussi che gli stessi esperti temono possa essere convertito in mezzo di coercizione da parte delle autorità. Ancora più inquietante è l’uso di “dati alternativi” in progetti come QuantMig e HumMingBird: qui la ricerca accademica scivola nella sorveglianza digitale di massa, esplorando il monitoraggio dei social media e il tracciamento dei cellulari per mappare i movimenti in tempo reale. Il passaggio dalla teoria al mercato avviene tramite aziende spin-off che trasformano le scoperte dei laboratori in hardware di controllo. La ricerca accademica sta contribuendo nell’automatizzare il confine, eliminando il fattore umano e, con esso, la responsabilità etica. Più nello specifico, ciò riguarda i sistemi di rilevamento, con progetti come DOGGIES, SNIFFLES e SNOOPY che hanno visto università italiane e britanniche impegnate a sviluppare sensori capaci di scovare persone nascoste tramite tracce olfattive o battiti cardiaci e aziende come ClanTect, specializzata in rilevatori di battito cardiaco, sono il terminale commerciale di questa scienza basata sul sospetto; i dati biometrici: il progetto iMARS (biometria e riconoscimento facciale), che vede coinvolta la KU Leuven, opera in un’ambiguità legale cercata, dato che l‘AI Act europeo esclude specificamente il controllo delle frontiere dalla definizione di spazi pubblici accessibili, permettendo l’uso di tecnologie che altrove sarebbero proibite; la collaborazione con Frontex, un utente finale, ma anche un catalizzatore di profitti, spesso intesa come utilizzatrice diretta della ricerca guidata dalle università e come un ponte verso l’industria. Nel dicembre 2022, Frontex ha lanciato il proprio Programma di borse di ricerca sulla tecnologia per la sicurezza delle frontiere, finanziando progetti su piccola scala in gran parte guidati dalle università, attraverso iBorderCtrl, ad esempio, che commercializza fantomatici “lie detector” basati sull’intelligenza artificiale. Perché il mondo accademico non reagisce? Il rapporto parla di una “dissonanza positivista”. Come specifica Lancione, “positivista”, perché la conoscenza prodotta oggi nelle istituzioni europee, dopo molteplici ondate di sconvolgimenti femministi, culturali e ontologici, continua a poggiarsi su ricerche, guidate da principi coloniali, di fatti universali, leggi trasferibili ed esiti praticabili. “Dissonanza”, perché la posizione emotiva e professionale della ricerca convenzionale – certamente nei contesti italiani – presuppone distanza da ciò che esamina e, cosa più importante, dalle conseguenze che tale esame scatena sul mondo.  Abbiamo, quindi, una forma di schizofrenia professionale in cui il ricercatore si convince che il proprio lavoro sia “neutrale”, ignorando come esso venga armato una volta uscito dal laboratorio. Questa servitù accademica si manifesta nell’indebolimento dei comitati etici, spesso ridotti a passacarte burocratici. Il caso della collaborazione con la Naif Arab University for Security Sciences (NAUSS), legata alla famiglia reale saudita, dimostra come la ricerca della “sicurezza” non si fermi davanti ai regimi più repressivi del pianeta.  La clausola della “difesa dello Stato” funge poi da scusante etica: un concetto così elastico da includere la prevenzione della migrazione, l’azione militare preventiva e persino la schedatura dei minori. Sotto questa copertura, si giustificano pratiche come il fotosegnalamento di bambini di sei anni, trasformando l’eccellenza scientifica in uno scudo per violazioni sistematiche dei diritti umani. Il rischio finale di questa deriva è la “Netanyahuizzazione” delle università europee: “la repressione del dissenso e il rafforzamento del controllo governativo sulle università hanno le loro basi nella nuova economia politica della necessità di difesa. Gli effetti di questo processo, di mettere le università al servizio del nuovo dogma culturale ed economico, saranno devastanti. Come in Israele, perderemo l’Università come spazio istituzionale pubblico di critica”. Sul modello israeliano, gli atenei rischiano di diventare soggetti collettivi servili alle logiche militari, perdendo ogni capacità di dissenso e di immaginazione politica e smettendo di essere uno spazio pubblico di critica, per diventare un’officina di interessi statali e sovra-nazionali. L’appello finale del report Border Labs è dunque per uno smantellamento radicale di questi legami. Ciò che occorre, invece, è fare ricerca in modo critico ed emancipatorio, rifiutando la rassegnazione burocratica e la complicità silenziosa.  1. Il Transnational Institute (TNI) è un istituto internazionale di ricerca e advocacy impegnato nella costruzione di un pianeta giusto, democratico e sostenibile. Dal 1974, il TNI funge da punto di incontro unico tra movimenti sociali, studiosi impegnati e decisori politici ↩︎ 2. Stop Wapenhandel è un’organizzazione indipendente che si occupa di ricerca e campagne contro il commercio di armi e l’industria degli armamenti. Si batte contro l’esportazione di armi verso i paesi poveri, i regimi antidemocratici e i paesi situati in zone di conflitto. Si oppone inoltre al finanziamento del commercio di armi da parte di governi, banche e fondi pensione ↩︎
Gli Usa ridurranno i loro arsenali in Europa. Doccia fredda sulla Nato
Tanto tuonò che piovve. Dopo mesi di indiscrezioni, post sui social, annunci roboanti, gli Stati Uniti hanno annunciato che ridurranno il loro arsenale militare destinato alla Nato in Europa. A riferirne è, significativamente, il quotidiano tedesco Der Spiegel che riporta di quanto deciso in una riunione a porte chiuse dal consigliere del […] L'articolo Gli Usa ridurranno i loro arsenali in Europa. Doccia fredda sulla Nato su Contropiano.
May 28, 2026
Contropiano
Dall’orbita alla fabbrica/1. Dalla “space economy” alla “space industry”
Per anni la politica spaziale europea è stata raccontata come un settore marginale ma prestigioso dell’economia continentale: ricerca scientifica, satelliti per il clima, cooperazione internazionale, innovazione tecnologica, missioni lunari. Una retorica rassicurante, quasi post-politica, dentro cui lo spazio appariva come l’ultima frontiera “pacifica” della modernità occidentale. Nel 2026 questa narrazione […] L'articolo Dall’orbita alla fabbrica/1. Dalla “space economy” alla “space industry” su Contropiano.
May 28, 2026
Contropiano
L’area del Baltico e le minacce aperte o dissimulate alla Russia
Hanno avuto la risonanza voluta dal loro autore i guaiti del ministro degli esteri lituano Kestutis Budrys all’indirizzo della regione di Kaliningrad, con l’incitamento alla NATO a «radere al suolo» le installazioni militari là dislocate. Passati i latrati, è il caso di chiedersi se questi siano qualcosa di più serio […] L'articolo L’area del Baltico e le minacce aperte o dissimulate alla Russia su Contropiano.
May 24, 2026
Contropiano
Le deroghe alle normative ambientali per favorire il riarmo europeo
Con la consigliera scientifica dell’Osservatorio Permanente Armi Leggere e ricercatrice IRES toscana Chiara Bonaiuti abbiamo parlato delle deroghe alle normative ambientali previste dal Libro Bianco sul riarmo europeo “Defence Readiness Omnibus”. La deregolamentazione consentirà procedure accelerate e semplificate per le aziende che producono armamenti in tutta Europa. Riprendiamo anche il comunicato della Rete Pace e Disarmo che riporta la lettera sottoscritta da oltre 25 associazioni europee che chiede di fermare il pacchetto di direttive contenuto nel Libro Bianco che permette licenze semplificate per lo scambio di armamenti: “Il cuore della proposta sta nel rendere le Licenze di Trasferimento Generali (GTL) la prassi standard in molti casi di vendita di armamenti. Le GTL consentono trasferimenti ripetuti di beni militari senza autorizzazione caso per caso, per diversi anni consecutivi, facendo perdere agli Stati Membri la visibilità sulla destinazione finale delle armi; ciò avverrebbe in particolare per quanto riguarda i progetti di difesa finanziati dall’UE e le tecnologie emergenti come i droni e i sistemi d’arma autonomi.” Ascolta qui il contributo audio:
Le deroghe alle normative ambientali per favorire il riarmo europeo
Con la consigliera scientifica dell’Osservatorio Permanente Armi Leggere e ricercatrice IRES toscana Chiara Bonaiuti abbiamo parlato delle deroghe alle normative ambientali previste dal Libro Bianco sul riarmo europeo “Defence Readiness Omnibus”. La deregolamentazione consentirà procedure accelerate e semplificate per le aziende che producono armamenti in tutta Europa. Riprendiamo anche il comunicato della Rete Pace e Disarmo che riporta la lettera sottoscritta da oltre 25 associazioni europee che chiede di fermare il pacchetto di direttive contenuto nel Libro Bianco che permette licenze semplificate per lo scambio di armamenti: “Il cuore della proposta sta nel rendere le Licenze di Trasferimento Generali (GTL) la prassi standard in molti casi di vendita di armamenti. Le GTL consentono trasferimenti ripetuti di beni militari senza autorizzazione caso per caso, per diversi anni consecutivi, facendo perdere agli Stati Membri la visibilità sulla destinazione finale delle armi; ciò avverrebbe in particolare per quanto riguarda i progetti di difesa finanziati dall’UE e le tecnologie emergenti come i droni e i sistemi d’arma autonomi.” Ascolta qui il contributo audio:
May 20, 2026
Radio Blackout
Controfuoco. Per una critica all’ordine delle cose (N° 3, maggio 2026)
> con·tro·fuò·co/ > Incendio, appiccato volontariamente, > per eliminare il materiale > combustibile e quindi contrastare > l’avanzata di un incendio di grandi > proporzioni, spec. nei boschi. INTRODUZIONE Il 20 novembre 1989 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvava la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, affermando che ogni minore è prima di tutto un soggetto di diritti, titolare di una tutela fondata sul suo superiore interesse. L’Italia ratificava la Convenzione il 27 maggio 1991 con la legge n. 176. A distanza di oltre trent’anni, quei diritti fondamentali appaiono sempre più compromessi. L’adozione della cd. legge Zampa (n. 47 del 2017), prima delle modifiche peggiorative del governo Meloni, sembrava avesse finalmente rafforzato la tutela nei confronti dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) arrivati in Italia, vietando il respingimento alla frontiera, garantendo il diritto all’accoglienza, alla salute e all’istruzione, e introducendo la figura del tutore volontario. Nonostante ciò, i diritti sanciti sulla carta hanno faticato a tradursi in protezione effettiva. Non tanto perché i principi della Convenzione di New York siano venuti meno sul piano formale, ma perché sono sistematicamente svuotati nelle pratiche, piegati a logiche di sicurezza, selezione e controllo. Il terzo numero di Controfuoco si inserisce in questo scarto tra diritto sancito e diritto negato proponendosi allo stesso tempo di fare luce sull’inedito attacco che esecutivi populisti e sovranisti stanno dispiegando al cuore stesso dell’impianto normativo italiano ed europeo, smantellando diritti e garanzie conquistate attraverso lotte e mobilitazioni. Gli articoli che leggerete mostrano come la figura del minore – includendo sia i minori stranieri non accompagnati che, più in generale, i giovani razzializzati cosiddetti di “seconda generazione” – sia oggi al centro di una profonda riconfigurazione simbolica e istituzionale. Da soggetto “vulnerabile” da proteggere, il minore viene di continuo rappresentato come problema di ordine pubblico, bersaglio di campagne mediatiche e risposte punitive sproporzionate. Si assiste ad un panico morale attorno alla “criminalità minorile” che non trova riscontro nelle statistiche, ma produce comunque un rafforzamento delle maglie penali e una sovra-rappresentazione dei giovani stranieri nei segmenti più punitivi del sistema. Questa torsione si inscrive in una più ampia involuzione della giustizia minorile: tra riforme processuali, decreti sicurezza e medicalizzazione del disagio, si erode il principio della differenziazione e si avvicina il trattamento riservato ai minori a quello degli adulti. Dietro alla retorica del “doverli salvare”, prende forma una giustizia che invece punisce, colpendo in modo sistematico chi è giovane e straniero o percepito come tale. La criminalizzazione, però, non passa solo da qui. Si costruisce prima di tutto nello spazio urbano e nelle narrazioni mediatiche e politiche, attraverso l’invenzione della figura stigmatizzante del “maranza”: non più minore, non necessariamente straniero, ma giovane non bianco, percepito come soggetto pericoloso da disciplinare. In questa narrazione manca qualsiasi riferimento ai vissuti individuali e collettivi dei giovani razzializzati, ai contesti territoriali e ai quartieri impoveriti in cui trascorrono le giornate. Come è assente qualsiasi riflessione sul razzismo sistemico e l’approccio delle istituzioni che considera questi giovani come un peso e non portatori di diritti.  E ancora una volta, la criminalizzazione si costruisce nel sistema di accoglienza che si rivela come un altro dispositivo di inclusione differenziale, strutturato per produrre manodopera ricattabile e obbediente, mentre chi devia dal percorso assegnato viene bollato come deviante e marginalizzato. Cosa sono oggi i Centri di accoglienza straordinaria, in particolare i nuovi CASP, se non luoghi di segregazione e invisibilizzazione in cui la tutela cede definitivamente il passo al contenimento? Il tempo dei minori soli è un tempo contraddittorio, fatto di urgenza e attesa, di accelerazioni forzate e immobilità amministrativa. La maggiore età incombe come una scadenza che velocizza i percorsi, mentre documenti, tutele e possibilità restano sospesi. È un tempo che costringe a crescere in fretta e ad essere pazienti, aspettando un parere che deciderà tra la regolarità di una vita precaria o l’irregolarità e tutto ciò che ne consegue.  Eppure, come emerge dai contributi, dentro questo dispositivo di criminalizzazione diffusa, qualcosa eccede. La voce dei giovani razzializzati – nella musica, nei linguaggi, nelle pratiche di auto-rappresentazione – rompe il silenzio imposto, ribalta lo stigma, rende visibile quel “noi” che è già presente. Non una richiesta di integrazione e assimilazione, ma un atto che impone alla società intera la loro esistenza, ossia un atto politico. È qui che Controfuoco prende posizione: non per difendere astrattamente dei diritti sempre più minori, ma per interrogare i rapporti di forza e i dispositivi che li rendono tali. CONTROFUOCO N° 3 MAGGIO 2026 SOMMARIO Se uniamo i puntini. La pista cifrata dell’involuzione della giustizia minorile Carolina Di Luciano I minori stranieri sono diventati più pericolosi? Riflessioni intorno alla delinquenza giovanile a partire dai dati Monia Giovannetti e Stefania Crocitti Il divenire maranza dei MSNA. Note sulla costruzione sociale della nuova teppa Nina Bacchini, Luca Daminelli, Tommaso Sarti Tra urgenza e attesa: le temporalità contraddittorie nelle traiettorie dei minori soli in Italia Alessandra Barzaghi Nominare, trattare: dall’oggetto del discorso al soggetto politico Angela Curina Accolti o segregati? Quando l’accoglienza nei CASP diventa invisibilizzazione sociale Omid Firouzi Tabar e Chiara Marchetti Pratiche amministrative di debordering. L’esempio del ricongiungimento familiare nel quadro del regolamento Dublino III Bastien Roland Clicca sull’immagine di copertina per scaricare gratuitamente la rivista o qui sotto Download in pdf Acquista una copia cartacea Fotografie: Nicoletta Alessio, Pietro Coppola, Omid Firouzi Tabar, Luca Greco, Alessia Mastroiacovo, Antonio Sempere, Alessandra Barzaghi, Save The Children La foto di copertina è di Chiara Pirra Progetto grafico: Giacomo Bertorelle Gruppo redazionale: Jacopo Anderlini, Francesco Della Puppa, Francesco Ferri, Enrico Gargiulo, Barbara Barbieri, Stefano Bleggi, Giovanni Marenda, Omid Firouzi Tabar, Martina Lo Cascio, Francesca Esposito, Luca Daminelli e Emilio Caja Cooperativa editrice Tele Radio City s.c.s., Vicolo Pontecorvo, 1/A – 35121 Padova, Italy, Iscr. Albo Soc. Coop. n. A121522 Melting Pot è una testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Padova in data 15/06/2015 n. 2359 del Registro Stampa. Controfuoco è un processo aperto e collettivo che vuole coinvolgere saperi e conoscenze composite e crescere a partire dalle diverse esperienze e biografie che intreccerà. Per contribuire scrivi a collaborazioni@meltingpot.org.
Drago Magno
Nel 1600 Aquisgrana aveva 14.000 abitanti, quando in identico periodo Napoli, prima della pestilenza del 1656, ne contava 400.000. Da notare che la storia illustre dell’amena cittadina lotaringica riporta a quando Carlo Magno vi trascorse certi periodi e poi Ottone di Sassonia ne fece il luogo rituale di incoronazione della […] L'articolo Drago Magno su Contropiano.
May 19, 2026
Contropiano