Intelligenza Artificiale nella didattica: dispositivi per la militarizzazione della scuola?

Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Tuesday, July 7, 2026

A ridosso delle vacanze pasquali, con nessun preavviso e tempi strettissimi di scadenza, il Ministero dell’Istruzione e del merito fa uscire il PNRR relativo al DM 219 – 2025 (Intelligenza Artificiale per la Scuola: competenze, didattica e organizzazione digitale), costringendo i Collegi Docenti a discutere e deliberare su una questione complessa e delicata, che potrebbe stravolgere i fondamenti stessi della professione insegnante e del processo di apprendimento delle nuove generazioni, senza aver prima fornito informazioni, tempi e spazi di discussione adeguati per preparare i votanti a deliberare con sufficiente chiarezza.

La maggior parte del personale docente e ATA non si preoccupa più di tanto, distratta dai ritmi incalzanti della burocrazia digitale che, soprattutto dai tempi del COVID, hanno reso molti aspetti della nostra professione un lavoro impiegatizio, opaco e frustrante.

Molti Collegi Docenti si svolgono on-line, utilizzando le piattaforme Google-Suite, sul cui uso mai nessuno ha interrogato il personale della scuola, anche solo per capire se fosse d’accordo o ne conoscesse le possibili criticità dal punto di vista della condivisione dei dati, della privacy, della sicurezza, della reale efficacia nel raggiungimento di decisioni condivise democraticamente e di molte altre questioni su cui la ricerca scientifica in ambito neuro-linguistico e pedagogico-didattico si sta interrogando.

Ma c’è di più: una pervasiva campagna pubblicitaria, fatta di spot sui media e circolari ministeriali sempre più insistenti, sembra suggerire a tutti i protagonisti del mondo della scuola, famiglie, giovani, docenti, DS e ATA, che questo ulteriore salto quantico nella direzione di una scuola digitale avanzata, moderna ed efficiente sia non solo auspicabile ma orami irreversibile e necessario.

E, inoltre, che non ci sia nulla di preoccupante, essendo la tecnologia, per definizione di chi sposa il positivismo del progresso contemporaneo, uno strumento neutrale, che ha solo bisogno di essere resa “antropocentrica” ed “etica” per diventare un’ottima alleata del nostro mestiere.

A questo punto potremmo legittimamente domandarci: se i software denominati IA sono arrivati a una sofisticazione tale per cui riescono a riprodurre il ragionamento e il linguaggio umani, allora noi stessi/e, le nostre menti, i nostri cervelli sono degli algoritmi? Noi pensiamo sotto forma di algoritmo? Parliamo come delle macchine-robot e ci relazioniamo con le nostre classi come potrebbe fare un PC? Quindi siamo perfettamente sostituibili da questi strumenti digitali? La didattica e la psicopedagogia, pertanto, altro non sarebbero che una forma molto complessa di cibernetica?

E, allora, perché tali strumenti sono stati progettati e resi così efficaci a partire dall’ambito militare e trovato larga applicazione nel controllo dei territori e delle popolazioni? Forse che anche la scuola sia un dispositivo di guerra e noi insegnanti esercito addestrato di un potere violento?

Qui si aprono degli scenari apocalittici e intricati che, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vorremmo analizzare meglio con la dovuta calma e in collaborazione con la ricerca anche accademica, se non vogliamo costruire dell’IA una narrazione magica.

Fortemente illusoria ci appare, infatti, dall’interno dei nostri istituti, nelle discussioni di persona in sala insegnanti e nei corridoi, la sensazione di aver avuto più tempo e migliore gestione del nostro lavoro da quando computer, internet e LIM sono entrati nelle aule a gamba tesa, senza chiederci il permesso.

Certo, ci vuole una IA etica e antropocentrica, questo appare scontato, ma guardando al multiculturalismo delle classi ci chiediamo: “Quale etica usare tra le tante? Quale concezione culturale? Quale linguaggio?”.

No, non era una questione da delegare al voto on line delle ultime sedute dell’anno scolastico 2025/26. E probabilmente non era neppure da proporre una tecnologia di questo tipo in un ambito, per sua natura, dedicato all’educazione alla cittadinanza, alla pace, al rispetto dei diritti, alla sostenibilità ambientale.

Per demistificare del tutto questa narrazione sui presunti poteri incredibili dell’IA, bisognerebbe, infine, andare a verificarne gli effettivi miglioramenti economici e di sviluppo nel mondo aziendale: anche qui, al di là degli squilli di tromba della propaganda, non ci sembra di vedere niente di buono.

Claudia Giella, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università