Intelligenza Artificiale nella didattica: dispositivi per la militarizzazione della scuola?
A ridosso delle vacanze pasquali, con nessun preavviso e tempi strettissimi di
scadenza, il Ministero dell’Istruzione e del merito fa uscire il PNRR relativo
al DM 219 – 2025 (Intelligenza Artificiale per la Scuola: competenze, didattica
e organizzazione digitale), costringendo i Collegi Docenti a discutere e
deliberare su una questione complessa e delicata, che potrebbe stravolgere i
fondamenti stessi della professione insegnante e del processo di apprendimento
delle nuove generazioni, senza aver prima fornito informazioni, tempi e spazi di
discussione adeguati per preparare i votanti a deliberare con sufficiente
chiarezza.
La maggior parte del personale docente e ATA non si preoccupa più di tanto,
distratta dai ritmi incalzanti della burocrazia digitale che, soprattutto dai
tempi del COVID, hanno reso molti aspetti della nostra professione un lavoro
impiegatizio, opaco e frustrante.
Molti Collegi Docenti si svolgono on-line, utilizzando le piattaforme
Google-Suite, sul cui uso mai nessuno ha interrogato il personale della scuola,
anche solo per capire se fosse d’accordo o ne conoscesse le possibili criticità
dal punto di vista della condivisione dei dati, della privacy, della sicurezza,
della reale efficacia nel raggiungimento di decisioni condivise democraticamente
e di molte altre questioni su cui la ricerca scientifica in ambito
neuro-linguistico e pedagogico-didattico si sta interrogando.
Ma c’è di più: una pervasiva campagna pubblicitaria, fatta di spot sui media e
circolari ministeriali sempre più insistenti, sembra suggerire a tutti i
protagonisti del mondo della scuola, famiglie, giovani, docenti, DS e ATA, che
questo ulteriore salto quantico nella direzione di una scuola digitale avanzata,
moderna ed efficiente sia non solo auspicabile ma orami irreversibile e
necessario.
E, inoltre, che non ci sia nulla di preoccupante, essendo la tecnologia, per
definizione di chi sposa il positivismo del progresso contemporaneo, uno
strumento neutrale, che ha solo bisogno di essere resa “antropocentrica” ed
“etica” per diventare un’ottima alleata del nostro mestiere.
A questo punto potremmo legittimamente domandarci: se i software denominati IA
sono arrivati a una sofisticazione tale per cui riescono a riprodurre il
ragionamento e il linguaggio umani, allora noi stessi/e, le nostre menti, i
nostri cervelli sono degli algoritmi? Noi pensiamo sotto forma di algoritmo?
Parliamo come delle macchine-robot e ci relazioniamo con le nostre classi come
potrebbe fare un PC? Quindi siamo perfettamente sostituibili da questi strumenti
digitali? La didattica e la psicopedagogia, pertanto, altro non sarebbero che
una forma molto complessa di cibernetica?
E, allora, perché tali strumenti sono stati progettati e resi così efficaci a
partire dall’ambito militare e trovato larga applicazione nel controllo dei
territori e delle popolazioni? Forse che anche la scuola sia un dispositivo di
guerra e noi insegnanti esercito addestrato di un potere violento?
Qui si aprono degli scenari apocalittici e intricati che, come Osservatorio
contro la militarizzazione delle scuole e delle università vorremmo analizzare
meglio con la dovuta calma e in collaborazione con la ricerca anche accademica,
se non vogliamo costruire dell’IA una narrazione magica.
Fortemente illusoria ci appare, infatti, dall’interno dei nostri istituti, nelle
discussioni di persona in sala insegnanti e nei corridoi, la sensazione di aver
avuto più tempo e migliore gestione del nostro lavoro da quando computer,
internet e LIM sono entrati nelle aule a gamba tesa, senza chiederci il
permesso.
Certo, ci vuole una IA etica e antropocentrica, questo appare scontato, ma
guardando al multiculturalismo delle classi ci chiediamo: “Quale etica usare tra
le tante? Quale concezione culturale? Quale linguaggio?”.
No, non era una questione da delegare al voto on line delle ultime sedute
dell’anno scolastico 2025/26. E probabilmente non era neppure da proporre una
tecnologia di questo tipo in un ambito, per sua natura, dedicato all’educazione
alla cittadinanza, alla pace, al rispetto dei diritti, alla sostenibilità
ambientale.
Per demistificare del tutto questa narrazione sui presunti poteri incredibili
dell’IA, bisognerebbe, infine, andare a verificarne gli effettivi miglioramenti
economici e di sviluppo nel mondo aziendale: anche qui, al di là degli squilli
di tromba della propaganda, non ci sembra di vedere niente di buono.
Claudia Giella, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
--------------------------------------------------------------------------------
Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo
donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:
FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM
Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo!
Fai una donazione
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona mensilmente
--------------------------------------------------------------------------------
FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona annualmente