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2026 fuga dalla scuola-zombie. La nuova riforma degli Istituti tecnici http://storieinmovimento.org/2026/07/09/2026-fuga-dalla-scuola-zombie-la-nuova-riforma-degli-istituti-tecnici/?pk_campaign=feed&pk_kwd=2026-fuga-dalla-scuola-zombie-la-nuova-riforma-degli-istituti-tecnici #scuolapubblica #didattica #AkaCisco #scuola #Blog
Intelligenza Artificiale nella didattica: dispositivi per la militarizzazione della scuola?
A ridosso delle vacanze pasquali, con nessun preavviso e tempi strettissimi di scadenza, il Ministero dell’Istruzione e del merito fa uscire il PNRR relativo al DM 219 – 2025 (Intelligenza Artificiale per la Scuola: competenze, didattica e organizzazione digitale), costringendo i Collegi Docenti a discutere e deliberare su una questione complessa e delicata, che potrebbe stravolgere i fondamenti stessi della professione insegnante e del processo di apprendimento delle nuove generazioni, senza aver prima fornito informazioni, tempi e spazi di discussione adeguati per preparare i votanti a deliberare con sufficiente chiarezza. La maggior parte del personale docente e ATA non si preoccupa più di tanto, distratta dai ritmi incalzanti della burocrazia digitale che, soprattutto dai tempi del COVID, hanno reso molti aspetti della nostra professione un lavoro impiegatizio, opaco e frustrante. Molti Collegi Docenti si svolgono on-line, utilizzando le piattaforme Google-Suite, sul cui uso mai nessuno ha interrogato il personale della scuola, anche solo per capire se fosse d’accordo o ne conoscesse le possibili criticità dal punto di vista della condivisione dei dati, della privacy, della sicurezza, della reale efficacia nel raggiungimento di decisioni condivise democraticamente e di molte altre questioni su cui la ricerca scientifica in ambito neuro-linguistico e pedagogico-didattico si sta interrogando. Ma c’è di più: una pervasiva campagna pubblicitaria, fatta di spot sui media e circolari ministeriali sempre più insistenti, sembra suggerire a tutti i protagonisti del mondo della scuola, famiglie, giovani, docenti, DS e ATA, che questo ulteriore salto quantico nella direzione di una scuola digitale avanzata, moderna ed efficiente sia non solo auspicabile ma orami irreversibile e necessario. E, inoltre, che non ci sia nulla di preoccupante, essendo la tecnologia, per definizione di chi sposa il positivismo del progresso contemporaneo, uno strumento neutrale, che ha solo bisogno di essere resa “antropocentrica” ed “etica” per diventare un’ottima alleata del nostro mestiere. A questo punto potremmo legittimamente domandarci: se i software denominati IA sono arrivati a una sofisticazione tale per cui riescono a riprodurre il ragionamento e il linguaggio umani, allora noi stessi/e, le nostre menti, i nostri cervelli sono degli algoritmi? Noi pensiamo sotto forma di algoritmo? Parliamo come delle macchine-robot e ci relazioniamo con le nostre classi come potrebbe fare un PC? Quindi siamo perfettamente sostituibili da questi strumenti digitali? La didattica e la psicopedagogia, pertanto, altro non sarebbero che una forma molto complessa di cibernetica? E, allora, perché tali strumenti sono stati progettati e resi così efficaci a partire dall’ambito militare e trovato larga applicazione nel controllo dei territori e delle popolazioni? Forse che anche la scuola sia un dispositivo di guerra e noi insegnanti esercito addestrato di un potere violento? Qui si aprono degli scenari apocalittici e intricati che, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vorremmo analizzare meglio con la dovuta calma e in collaborazione con la ricerca anche accademica, se non vogliamo costruire dell’IA una narrazione magica. Fortemente illusoria ci appare, infatti, dall’interno dei nostri istituti, nelle discussioni di persona in sala insegnanti e nei corridoi, la sensazione di aver avuto più tempo e migliore gestione del nostro lavoro da quando computer, internet e LIM sono entrati nelle aule a gamba tesa, senza chiederci il permesso. Certo, ci vuole una IA etica e antropocentrica, questo appare scontato, ma guardando al multiculturalismo delle classi ci chiediamo: “Quale etica usare tra le tante? Quale concezione culturale? Quale linguaggio?”. No, non era una questione da delegare al voto on line delle ultime sedute dell’anno scolastico 2025/26. E probabilmente non era neppure da proporre una tecnologia di questo tipo in un ambito, per sua natura, dedicato all’educazione alla cittadinanza, alla pace, al rispetto dei diritti, alla sostenibilità ambientale. Per demistificare del tutto questa narrazione sui presunti poteri incredibili dell’IA, bisognerebbe, infine, andare a verificarne gli effettivi miglioramenti economici e di sviluppo nel mondo aziendale: anche qui, al di là degli squilli di tromba della propaganda, non ci sembra di vedere niente di buono. Claudia Giella, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Appello dell’Osservatorio contro la militarizzazione: «condividiamo iniziative didattiche di Pace»
PREMESSA L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è un gruppo di scopo i cui obiettivi sono: 1. Monitorare e denunciare, attraverso specifiche segnalazioni, le attività militari nelle scuole di ogni ordine e grado, spesso agite nel silenzio complice e/o intimorito degli insegnanti e delle famiglie; 2. Mettere in luce la virata subita dalla ricerca universitaria verso le esigenze economiche, finanziarie, di controllo sociale dei grandi complessi dell’industria militare; 3. Aprire alla riflessione su temi attinenti il concetto di difesa della Patria (art 52 della Costituzione Italiana) ricontestualizzandolo nell’attuale situazione storica; 4. Offrire strumenti di lotta negli Organi Collegiali ai docenti e di opposizione alla presenza militare  ai genitori (si vedano sul sito il manifesto, l’elenco dei valori di riferimento, il Vademecum). 5. Sensibilizzare sui contesti di guerra nel mondo e, in particolare, sul genocidio che si sta consumando in Palestina. L’Osservatorio, al fine di una maggiore efficacia anche di studio delle situazioni segnalate, si è dotato di sottogruppi di lavoro che elaborano proposte su campi specifici (università, leva, genitori, eventi, ecc.). Uno di questi è dedicato alla raccolta, alla diffusione e allo studio di attività scolastiche, di cui sul nostro sito esiste già un piccolo archivio denominato “didattica”. È però necessario che non si archivino iniziative episodiche, ma esperienze capaci di capillarizzarsi fra docenti, famiglie, studenti, in grado di intaccare i paradigmi stessi delle discipline insegnate. Pertanto, è fondamentale tenere salda la barra politica che informa gli scopi dell’osservatorio. Serve elaborare un chiaro orientamento che riesca a incidere sulle scelte pedagogiche (quadro teorico relativo ai processi di educazione rivolti all’età evolutiva), sulle forme assunte dall’ideologia propria dell’agenda politica del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM), definibili come orto-pedagogia o psico-istruzione. Per il MIM, attraverso indicazioni nazionali sui traguardi formativi, protocolli con le forze armate, note e circolari, si tratta di piegare abilità cognitive e affettivo relazionali (soft skills) al pensiero convergente, accettante la logica della difesa totale, interna ed esterna, l’obbedienza come postura etica, la negazione del dissenso. La premessa ci indica la necessità di evitare la confusione fra mezzi e fini, fra elementi valoriali e strumenti attraverso i quali si fa scuola. È altresì necessario sdoganare il politico dalla politica come ideologia e tecnica di governo, per ricondurlo al significato classico aristotelico: ciascuno di noi è animale politico, per il quale la facoltà di parola si deve tradurre in attività nella polis, attività capace di instaurare cambiamenti nel modello sociale in cui viviamo e operiamo. Una scelta di Vita activa, nella consapevolezza che l’azione è parola politica, non solo opera e lavoro (Hannah Arendt). Occorre che la didattica venga ridefinita come insieme degli strumenti, delle strategie, dei materiali di lavoro direttamente derivante dagli scopi su richiamati. L’EDUCAZIONE ALLA PACE, COME CAPACITÀ DI ELABORARE CONFLITTI FUORI DALLA LOGICA AMICO-NEMICO, LO SVILUPPO DEL SENSO CRITICO E ANTAGONISTA VERSO IL MODELLO DI SOCIETÀ CHE ALIMENTA I VENTI DI GUERRA, DEVE ESSERE CAPOSALDO DELLE INIZIATIVE DIDATTICHE. PROPOSTA Il gruppo di lavoro dell’Osservatorio che si occupa di didattica si è proposto di cominciare a raccogliere, archiviare, rendere fruibili proposte e progetti la cui condivisione, studio, discussione tra insegnanti permetta di ricostruire una riflessione pedagogica alternativa e di opposizione rispetto alla didattica del sistema, finalizzata a rafforzare l’ordine neoliberista e il suo apparato militare-industriale. La didattica promossa dal sistema neoliberista è quella che abitua gli studenti ai crediti, ai questionari e test a risposta chiusa, all’uso acritico della tecnologia, alla finalizzazione dello studio al mondo del lavoro  (o meglio del lavoro sfruttato), alla burocrazia insensata, alla militarizzazione della società. Un modello di scuola classista, militarista, sessista che ha come scopo quello di produrre individui privi di senso critico, anestetizzati e incapaci di immaginare mondi diversi e di agire per renderli possibili. A partire da questa analisi, il gruppo didattica dell’Osservatorio ritiene fondamentale entrare in relazione con chi quotidianamente porta dentro le aule scolastiche, e non solo, pratiche e progetti che mettono al centro un’educazione alla pace, alle differenze, allo sviluppo del pensiero critico e all’agire collettivo e trasformativo di un esistente, sempre più cupo, violento e asfittico. Nella consapevolezza che sono molti i gruppi e le realtà che si occupano con una prospettiva simile di pedagogia e didattica, senza avere pretese di esaustività o sussunzione, ci piacerebbe porre al centro di questo lavoro il nesso tra didattica, resistenza e lotta contro la militarizzazione della scuola e della società, promuovendo su questa tema dibattito e condivisione tra insegnanti, anche attraverso lo scambio e la connessione con le realtà che già da molto tempo lavorano in questa direzione. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invita docenti di ogni ordine e grado a inviare al GRUPPO DIDATTICA (clicca qui per iscriverti e partecipare alle attività) esperienze che siano capaci di costituire un esempio, un modello transdisciplinare pervasivo, critico verso l’impianto epistemologico delle materie scolastiche, del taglio che manuali e libri di testo a esse conferiscono. Esperienze lontane da suggerimenti di diretta fonte ministeriale, da percorsi di formazione proni al modello calato dall’alto, da proposte  orientate da interessi  privati. Il materiale inviato, che sarà pubblicato sulla pagina dedicata alla didattica scolastica, dovrebbe caratterizzarsi come resoconto di un processo, non tanto di un risultato finale, un prodotto, una performance. Pertanto, si chiede di indicare ad ogni invio: 1. Gli scopi pedagogici 2. Il contesto in cui si opera (tipologia di istituto scolastico, discipline coinvolte, situazione socioculturale del territorio) 3. Obiettivi a lungo e medio termine 4. Mezzi e strategie 5. Valutazione rispetto agli scopi e agli obiettivi: formativa con gli alunni (valorizzazione del percorso complessivo e del lavoro per gruppi cooperativi); sintetica/finale restitutiva verso i docenti (in considerazione di errori, attesi imprevisti, provvisorietà strategica, complessità di tutto il processo, effetti di rilancio, ecc.). I MATERIALI ANDRANNO INVIATI A: OSSERVATORIONOMILI@GMAIL.COM. GRAZIE PER LA COLLABORAZIONE! Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Gruppo didattica -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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Spunti didattici: primaria “G. Stancati” di Rende (CS) realizza Jina, cortometraggio su Maysoon Majidi e Jina Mahsa Amini
> Aggiornamento: la scorsa settimana il cortometraggio è stato finalista al > concorso nazionale di CinemAmbiente Junior al Museo Nazionale del Cinema di > Torino. Clicca qui per l’articolo. Alla primaria “Giuseppe Stancati” di Rende (Cosenza), le insegnanti Serena Criscuolo, Giulia Falcone e Alessandra Lanzillotti, partendo da un racconto illustrato ispirato alla vita di Maysoon Majidi e Jina Mahsa Amini, hanno accompagnato le loro classi nella realizzazione del cortometraggio Jina, una fiaba che attraversa il Mediterraneo e che racconta l’incontro spirituale tra due giovani curdo-iraniane. La narrazione affronta temi come il viaggio, l’oppressione, la solitudine ma anche la fiducia e la solidarietà. È pensata per parlare a tutti, anche ai più piccoli, per ricordare l’importanza di credere in sé stessi e nella giustizia e non stancarsi mai di difendere i diritti inviolabili. Il cortometraggio è l’opera di due classi seconde e il percorso è parte di un progetto più ampio che include un albo illustrato gigante (50/times 70 cm) disegnato (inchiostro di china e 14 tavole ad acquerello) da Serena Criscuolo e Pietro Barone e realizzato presso la “Stamperia artigiana senza pressa” di Cosenza. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, pubblichiamo con entusiamo il cortometraggio e i materiali ricevuti affinché possano essere spunti su più livelli per chi ci legge. Vediamo infatti in questo progetto un esempio di manifestazione artistica dell’essere insegnante. E non solo per via della settima arte, ma per la capacità e l’emozione con cui esperienze di migrazione, patriarcato e violazione dei diritti umani sono state intrecciate e rese fruibili (e vincibili!) per bambine e bambini di 8 anni. Dopo il video, potete scaricare la descrizione dell’unità didattica. Ringraziando le colleghe per questa meraviglia, auspichiamo presto di ricevere altre “segnalazioni” così. Perché quando ci affermiamo con una didattica alternativa e creatrice di pace, ci troviamo a contrastare la militarizzazione in un modo “indiretto” ma altrettanto efficace… Se non di più. Buona visione. Descrizione dell’unità didattica: Jina.dal.racconto.al.cortometraggioDownload Fotografia del librone illustrato: Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Dalla Resistenza di ieri alle “resistenze” di oggi: Adelmo Cervi incontra le scuole a Torino
> Il collettivo studentesco dell’I.I.S. “Santorre di Santarosa” di Torino ha > organizzato un assemblea d’istituto in cui ha invitato Adelmo Cervi, figlio di > uno dei sette fratelli Cervi, contadini partigiani che vennero fucilati dai > fascisti nel 1943. L’incontro s’è sviluppato lungo un unico filo dalla > Resistenza partigiana alle “resistenze” di oggi. Pubblichiamo qui l’articolo > di Fabio Sarni, studente portavoce del collettivo del “Santorre”, e Irene > Carnazza, docente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e > delle università. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha come suo scopo statutario il monitoraggio e la segnalazione di tutte quelle situazioni in cui gli ambienti dedicati allo studio e alla libera costruzione del senso critico vengono penetrati in modi più o meno evidenti sia dalla propaganda militarista sia dagli interessi dell’industria bellica. Tuttavia una parte importante del nostro lavoro è anche ragionare sui percorsi alternativi che le/i docenti e le/gli studentesse/studenti mettono in atto anche con l’obiettivo di porre un argine nei confronti di questo fenomeno che, per quanto dilagante, può e deve essere contenuto da quante/i nella scuola vivono e lavorano tutti i giorni. In questo anno scolastico caratterizzato dall’attivismo delle/dei ragazze/i, che si sono riversate/i nelle piazze a sostegno della Flotilla, oggi nuovamente sotto attacco, o nella partecipazione agli imponenti scioperi autunnali, appare particolarmente importante la crescita dei tanti collettivi studenteschi che si sono sollevati contro il genocidio in Palestina e che nella giornata del 7 maggio sciopereranno contro il riarmo e la reintroduzione della leva. Tra i tanti gruppi disseminati in tutta Italia vogliamo qui raccontare come, nelle giornate sempre intense a cavallo tra 25 aprile e 1° maggio, il piccolo ma vivace collettivo dell’IIS “Santorre di Santarosa” di Torino abbia lavorato alla costruzione di un’assemblea di istituto che ha mutuato dalla Resistenza di ieri una vocazione sempre più decisa verso le tante “resistenze” di oggi. Non senza difficoltà le/gli studentesse/i hanno convocato per il 27 aprile un’assemblea di istituto alla quale è stato invitato Adelmo Cervi. Ecco le parole con cui uno dei rappresentanti di istituto degli studenti, Fabio Sarni, (che il nostro collaboratore dell’Osservatorio, Stefano Bertoldi, aveva intervistato lo scorso autunno in una puntata di “Scuola Resistente”) ha presentato alle/i compagne/i questo importante testimone delle lotte di ieri e di quelle di oggi: > «Sono onorato di annunciarvi l’ospite di questa assemblea, Adelmo Cervi, che è > venuto a trovarci direttamente dall’Emilia. Adelmo è un combattente, un uomo > che lotta da tutta una vita seguendo le orme di suo padre Aldo e della sua > famiglia: oggi è qui con noi per raccontarci una storia, la storia dei suoi > sette padri, come dice lui, e di tanti altri che hanno pagato con la vita la > loro scelta di libertà, storia di uomini che hanno avuto paura ma davanti alla > paura non si sono mai arresi, storia di uomini che volevano lottare per > sconfiggere le ingiustizie, una lotta cominciata la prima volta che un essere > umano ha detto no per ribellarsi ad un’imposizione, storia di uomini che > avevano capito che era giunta l’ora di resistere, era giunta l’ora di essere > uomini, di morire da uomini per vivere da uomini. > > Vi ringrazio per aver accettato il mio invito a questa assemblea, per > ascoltare la testimonianza di una conquista, la conquista della libertà che > come tutte le conquiste non è per sempre, c’è sempre qualcuno interessato a > portarle via, per cui resistere ancora oggi è un dovere e una necessità di noi > giovani ed è importante essere qui oggi.» Adelmo Cervi ha dialogato con le/gli studentesse/i da pari a pari, con una freschezza e una vivacità che hanno emozionato chi, tra noi docenti, ha avuto la possibilità di partecipare all’incontro. Nel teatro del Santorre campeggiava un enorme striscione che riportava le parole di “Per i morti di Reggio Emilia”, scritta nel 1971 da un altro torinese, il cantautore Fausto Amodei: > > Sangue del nostro sangue > > > > nervi dei nostri nervi > > > > come fu quello dei fratelli Cervi. Queste stesse parole sono state poste in esergo al libro di Adelmo Cervi, I miei sette padri, che l’ospite ha presentato, intervallando il racconto con la proiezione dell’omonimo documentario di Luciana Davì, uscito nel 2023. I miei sette padri: titolo che evidentemente fa da contraltare al celeberrimo I miei sette figli scritto nel 1955 da Alcide Cervi, che nelle foto che scorrono sullo schermo tiene in braccio proprio un piccolissimo Adelmo. Nel teatro della scuola ospitante abbiamo tutte/i provato la fortissima emozione di essere, come ha osservato Fabio Sarni, “legate/i da uno stesso filo”, che attraversa le generazioni, che scorre attraverso il tempo e che oggi si snoda oltre i confini di Torino e dell’Italia, e arriva alla Palestina, al Venezuela, all’Iran, al Libano, e nella sua forza delicata travolge i confini e le barriere e i nazionalismi. La testimonianza di Adelmo è stata importante per le classi perché non si è limitato a raccontare la storia della propria famiglia, ma si è posto come esempio vivente di come si può oggi stare nella lotta e fare resistenza, nel mondo in cui il capitale e i signori della guerra ci vogliono invece resilienti e passive/i. A conclusione dell’incontro, ascoltando le note di “Canzone per Delmo” di Filippo Andreani e di “La pianura dei sette fratelli” dei Modena City Ramblers le/i ragazze/i hanno abbracciato Adelmo, hanno scattato fotografie insieme a lui e hanno fatto la fila per farsi autografare il libro, che è anche stato donato alla scuola. Ecco le parole del comunicato finale dedicato a un bilancio dell’incontro, che il rappresentante del Santorre ha scritto a quattro mani con un altro studente torinese, Zeno Lazzari, rappresentante presso la Consulta Provinciale degli Studenti del Liceo “Gobetti-Segrè” (il terzo istituto superiore di Torino che, insieme al “Santorre” e al Liceo “Einstein”, ha ospitato Cervi): > > > > «Ieri mattina, all’assemblea d’istituto, è venuto a trovare gli studenti > > > > Adelmo Cervi, figlio di un uomo che diede la vita per il suo sogno di > > > > libertà. > > > > > > > > È stata una giornata di resistenza, in cui gli studenti hanno ricordato > > > > sette fratelli che ebbero paura ma, davanti ad essa, non si arresero > > > > mai: sette fratelli contadini che lavorarono per tutta la vita la terra > > > > emiliana e che decisero di partecipare attivamente alla Resistenza > > > > contro il nazifascismo. > > > > > > > > Nel novembre del 1943 qualcuno denunciò l’intera famiglia per le loro > > > > attività antifasciste; la loro casa fu circondata da più di cento > > > > fascisti e venne data alle fiamme. I fratelli e il loro padre, Alcide, > > > > vennero arrestati e, il 28 dicembre, i sette fratelli furono fucilati a > > > > Reggio Emilia. Alcide riuscì a fuggire di prigione pochi giorni dopo, > > > > durante un bombardamento. > > > > > > > > È stata ricordata una conquista: la conquista della libertà ottenuta > > > > grazie ai partigiani. Ma, come tutte le conquiste, non è per sempre: c’è > > > > sempre qualcuno interessato a togliercela. Gli spazi di democrazia > > > > dentro le scuole sono necessari per cogliere questo esempio e continuare > > > > la lotta contro le barbarie di questo sistema, con l’obiettivo di una > > > > scuola libera non dalla politica, ma dai soprusi di chi ci vorrebbe > > > > passivi e senza libertà. > > > > > > > > II 7 maggio scioperiamo, spalla a spalla con i lavoratori, continuando a > > > > lottare contro tutti coloro che vogliono la guerra per i loro sporchi > > > > interessi e che vorrebbero piegare le scuole al profitto!» La percezione che la memoria sia energia viva e che il ricordo non debba restare un’operazione inerte ma vivere nelle lotte di oggi è evidente nelle ultime parole del comunicato, in cui si rivendica una scuola in cui la politica non sia censurata o ridotta a teatrino dalla logica del contraddittorio. Quanto questi temi siano importanti per le studentesse e gli studenti emerge anche da una piccola intervista che abbiamo proposto al rappresentante di istituto del “Santorre”: si tratta di un piccolo esempio di come le/i docenti e le/gli studentesse/studenti possano insieme lavorare su questioni che rappresentano il cuore pulsante di un’autentica “educazione alla cittadinanza”. Irene: Perché proprio nel corso di questo anno scolastico voi studenti avete ritenuto importante tornare sul tema della Resistenza? Fabio: Abbiamo iniziato scendendo in piazza in autunno con gli scioperi del “blocchiamo tutto” per la Palestina, in quel momento abbiamo notato che la repressione contro le varie forme di dissenso continuava ad aumentare, ogni sciopero si concludeva con scontri con la polizia e nelle settimane successive seguivano una serie di arresti soprattutto di studenti che impedivano loro di frequentare la scuola. Questa situazione ci ha fatto pensare che fosse necessario parlare agli studenti, dai più grandi ai più piccoli, di cosa è stata la resistenza e come anche oggi bisogna continuare questa lotta. L’incontro con Adelmo Cervi è stato fondamentale per ribadire questo concetto, lasciando lo spazio agli studenti di esprimersi. Vi siete posti il problema di come reagire a eventuali richieste di contraddittorio? Ci abbiamo pensato, perché Adelmo è una persona molto esposta politicamente, però sarebbe stato assurdo se qualcuno avesse chiesto il contraddittorio quando si parla di resistenza contro la pagina più oscura della storia del nostro paese quale è stata il nazifascismo. Vedendo i tempi in cui viviamo il problema ce lo siamo posti, ma fortunatamente almeno tra i banchi il fascismo è ancora considerato come la morte di tutte le idee nonostante qualcuno stia cercando di legittimarlo. Che rapporto c’è tra la giornata con Adelmo e lo sciopero del 7 maggio? Durante l’incontro, Adelmo ha parlato di come la sua famiglia, i suoi 7 padri come dice lui, lottarono contro il nazifascismo ma anche contro le guerre nel senso più ampio della parola, ha trasmesso un messaggio pacifista che noi stiamo portando avanti da mesi, per questo torneremo in piazza giovedì 7 maggio per ribadire il nostro dissenso nei confronti della campagna di militarizzazione che sta portando avanti il nostro governo e il resto dell’Europa, ci opporremo alla leva militare che sta tornando in molti paesi europei e coglieremo l’occasione per ribadire la nostra ferma condanna alla riforma 4+2 per gli istituti tecnici. In che senso le scuole possono essere dei presidi di libertà anche in riferimento alla situazione di una città come Torino? Credo che le scuole possano essere dei presidi di libertà lasciando agli studenti la possibilità di prendere la parola perché gli studenti hanno molta voglia di esprimere le loro idee e le loro opinioni. Spesso si dice che a scuola non bisogna fare politica; io credo che questa affermazione sia completamente sbagliata perché gli studenti proprio a scuola devono imparare a confrontarsi, devono imparare a dibattere e ad interessarsi su ciò che gli accade attorno, non si può pensare che la scuola si debba isolare da tutto ciò che ci circonda, sarebbe profondamente sbagliato, verrebbe a meno la volontà degli studenti che invece a scuola vogliono proprio fare politica, vogliono confrontarsi, vogliono interessarsi e lo abbiamo visto quando centinaia di studenti si sono riversati in corso Regina Margherita dopo lo sgombero dell’Askatasuna, sgombero che ha tolto nuovamente un luogo di aggregazione per i ragazzi e non solo. I ragazzi hanno voglia di fare, di interessarsi, bisogna solo dar loro la possibilità di farlo. Qual è la parte dell’ intervento di Adelmo che ti ha più emozionato? Quando abbiamo ascoltato “Canzone per Delmo” di Filippo Andreani, io mi ero seduto a fianco ad Adelmo che nel mentre fotografava lo striscione che avevamo fatto per l’occasione e devo dire che quel momento mi ha davvero commosso. È stato in quel momento che ho compreso che eravamo riusciti a fare ciò che ci eravamo prefissati, avevamo creato uno spazio di democrazia all’interno delle scuola, è stata una grande soddisfazione. Nel fare il bilancio di questa esperienza, chi scrive ha avuto modo di confrontarsi con le/i colleghi rispetto al ruolo della scuola nella trasmissione della memoria e vorrei concludere queste considerazioni con le parole di una mia collega, che scrive: Abbiamo tramandato a questi ragazzi sensibili come noi quello che in passato ci aveva toccato al punto di orientare il nostro percorso. Io direi che abbiamo fatto un bel lavoro. L’unico che devono fare gli insegnanti… Fabio Sarni, portavoce del collettivo studentesco dell’I.I.S. “Santorre di Santarosa” di Torino Irene Carnazza, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Genova: gli Alpini chiudono le scuole e le insegnanti si mobilitano per fare lezione nelle piazze
LEZIONE PUBBLICA COLLETTIVA, VENERDÌ 8 MAGGIO: – ORE 10, PIAZZA DE FERRARI – ORE 11, PIAZZA DELLE ERBE (SCUOLA DON GALLO/GARAVENTA) – ORE 12, PIAZZA MERIDIANA (SCUOLA DANEO) L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università promuove l’iniziativa di insegnanti e attivisti di Ora in silenzio contro la guerra e Arci Genova di costruire insieme una lezione pubblica collettiva nelle piazze di Genova in orario scolastico la mattina dell’8 maggio. Se gli Alpini chiudono le scuole, > «Io faccio scuola lo stesso.» Questo è il nome dato alla mobilitazione, che qui rilanciamo con le motivazioni della protesta, ricordando che l’Associazione Nazionale Alpini è un’associazione d’arma, che ha quindi come scopo statutario lo svolgimento di attività a favore di militari e ex-militari. In tempi di genocidio, riarmo e ritorno della leva, forse era meglio lasciare che le e gli studenti andassero a scuola, invece che indirettamente invitarli a partecipare a tali attività. > «Parata militare di alpini? > In tempo di guerra? > Con tutte le scuole e le attività educative chiuse? > > NO, GRAZIE > > Siamo in guerra. > > E lo dimostrano le inaccettabili e sempre crescenti spese per le armi, le > proposte ricorrenti di ritorno alla leva, la presenza sempre più invasiva dei > militari all’interno delle scuole. > > E nel mondo oltre 50 guerre fanno stragi, soprattutto di civili, mentre i > profitti dell’industria militare e i compensi dei loro manager balzano verso > l’alto. > > E sotto le macerie di Gaza giacciono 200.000 morti e il diritto > internazionale. > > In questo quadro, siamo fermamente contrari e contrarie che la città diventi > teatro di un’ennesima ed inutile parata militare, quella degli alpini, con > tanto di “ammassamento” e di fanfare. Augurandoci di non dover assistere anche > a Genova, come è avvenuto altrove in passato, ad episodi di molestia contro le > donne, retaggio del tipico maschilismo militare. > > Dissentiamo dalla decisione di chiudere le scuole: una scelta che dimostra > ancora una volta come la scuola sia considerata a tutti i livelli la > “cenerentola” delle istituzioni. Ci è stato detto che altre città hanno chiuso > le scuole per la parata degli alpini. Ci chiediamo allora perché non vengano > chiuse le industrie armiere, o interrotti gli scali delle crociere. > > Per rendere visibile il nostro dissenso, invitiamo insegnanti ed alunni a > costruire in piazza De Ferrari venerdì mattina una sorta di “scuola aperta”: > insegnanti , volontari e volontarie parleranno di pace, di costituzione, di > arte.  > > Con gessetti e lavagne sui gradini del ducale e di fronte a due scuole chiuse, > diremo agli alpini ed ai passanti: “E io faccio scuola lo stesso. Ed educo > alla pace, non alla guerra”. > > Appuntamenti per venerdì 8 maggio: > > * Ore 10 piazza De Ferrari > * Ore 11 piazza delle erbe ( scuola Don Gallo/Garaventa) > * Ore 12 piazza Meridiana ( scuola Daneo) > > Vieni anche tu. Se vuoi, organizza la tua lezione. > > Se ce l’hai, porta una lavagnetta, o l’occorrente per la tua lezione. » > > Ora in silenzio contro la guerra e ARCI Genova > > Con l’ordinanza sindacale n.134 del 17/04/2026 la sindaca di Genova, Silvia > Salis, ha predisposto: > > * la chiusura di tutti i plessi sedi dei servizi educativi, delle scuole di > ogni ordine e grado, pubbliche e private, dei Centri di Formazione > Professionale e di tutte le attività didattiche dei Dipartimenti > Universitari, ricadenti nel territorio del Comune di Genova, per le > giornate di venerdì 8 e di sabato 9 maggio in concomitanza con > l’eccezionale affluenza di persone sul territorio comunale ed il > conseguente aumento del traffico urbano ed extraurbano; > * la chiusura di tutti i giardini e parchi storici pubblici ricadenti nel > territorio del Comune di Genova dalla sera del 7 maggio, per tutte le ore > successive, sino all’apertura mattutina di lunedì 11 maggio per impedire > iniziative e/o occupazioni anche occasionali delle aree scoperte e degli > edifici presenti nei giardini e parchi storici pubblici. Si potrebbero > verificare dirette conseguenze sulla conservazione degli stessi, sotto il > profilo paesaggistico e ambientale con consumo e decadimento dei tappeti > erbosi, danneggiamento di alberi e arbusti o di strutture architettoniche > ed elementi decorativi, con conseguente impatto sulla fruibilità in > sicurezza dei luoghi; > > Nella circolare è anche scritto che l’evento « è classificabile fra gli eventi > che, seppure circoscritti al territorio comunale o di sue parti, possono > comportare grave rischio per la pubblica e privata incolumità in ragione > dell’eccezionale afflusso di persone ovvero della scarsità o insufficienza > delle vie di fuga.» e che «l’organizzazione e la gestione della 97^ Adunata > Nazionale Alpini è a carico della società “Adunata Alpini 2026 S.r.l.”.» > > Insomma si concede al corpo degli Alpini di scegliere una città e invaderla, > con una massività spaventosa anche per gli stessi abitanti che sui social > commentano il disagio che proveranno in questi tre giorni nei quali vivranno > stipati in casa mentre le penne nere si impadroniranno dello spazio pubblico. > Ne avevamo già parlato qui. > > > > Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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Monteiasi (TA) lezioni con i carabinieri contro il bullismo nelle scuole: strategie didattiche educative o repressive?
Bullismo e autismo sono diventati gli ismi più discussi, più frequentemente individuati come fenomeni sociali e patologici nelle scuole. Com’è noto il suffisso modifica un vocabolo e ne fa un complesso di idee e aspetti, sia acuendone il significato spregiativo, sia quello positivo, sempre comunque indicandone la diffusione e la pervasività linguistica e sociale. Allora, possiamo azzardare qualche analogia fra i due fenomeni, creare un corto circuito utile a smontare la vulgata, provare a proporre un’indagine seria, un indizio per una ricerca più sofisticata. Mi dice una ex collega che nel suo istituto comprensivo, in un quartiere popolare di Roma, le diagnosi di autismo aumentano ogni anno. Mi manda uno specchietto con i numeri: nelle future classi prime di primaria, su 77 bambini di 6 anni, ci sono 12 segnalazioni ex L. 104, di cui 8 con il codice di autismo. Certo, un caso, non di rilevanza statisticamente certa, ma l’insistenza in rete sulla diffusione della sindrome forse rivela un allarme diffuso (registrato e provocato, come succede, dai social medesimi…). L’autismo ha cause molteplici, fattori genetici ed educativi si sommano, meglio, si amplificano dando origine a una qualità emergente che non essendo la semplice somma delle due parti del problema, rende la sua analisi assai più complessa. Una ricerca condotta a Prato sulla diffusione delle diagnosi di autismo nei bambini della comunità cinese, ha smontato parte degli assunti medici, rilevando che la chiusura, la mancanza di capacità relazionali, l’aggressività e la depressione di molte creature piccole – anche di seconda, terza generazione – sono di ordine “etnoclinico”, una sorta di impossibilità di tenere insieme la Lingua Italiana da apprendere e la Lingua Materna come lessico famigliare. Una speciale nostalgia, unita al senso di esclusione: l’oblio delle proprie origini (clicca qui per il testo). Ma vengo all’argomento chiave della segnalazione, una delle tantissime di questo tenore. Il bullo, ci dicono i dizionari, è parola proveniente dall’alto tedesco, passata dal veneziano all’italiano per indicare un tipo – adulto, giovane, anche giovanissimo – prepotente, violento, capace di esercitare comportamenti aggressivi, spesso una leadership negativa su un gruppo o su un altro soggetto. Solo al maschile? Il bullo non ha femminile? Pare di no, ma la questione non è certa. Forse, forme dissonanti di emancipazionismo (altro ismo) nelle giovani generazioni di donne ha prodotto anche la bulla (clicca qui per un approfondimento). Lo scrittore e giornalista Martín Caparrós mantiene in rapporto il bullismo e il maschilismo, in Sudamerica, nella cultura argentina nello specifico, in quella spagnola: insomma, se è uno stereotipo, sembra reggere la crasi fra i due fenomeni, anche raffinando l’analisi (M. Caparrós, Ñamérica, Penguin Random House, Barcelona, 2021). Seguendo questo filo di ragionamento si arriva al punto nodale: il bullo come il macho ha bisogno della complicità più o meno esplicita della sua vittima, spesso del contesto sociale in cui opera. Infatti, gli insegnanti che sanno fare il loro mestiere – prima o contemporaneamente alla richiesta di pareri esperti – individuano la vittima, osservano le dinamiche del gruppo classe, cercano di accrescere l’autostima del bullizzato, vedono anche nel bullo un soggetto fragile che ha bisogno dell’autorevolezza adulta per affrontare le insidie dell’età evolutiva. Nel breve filmato che ci arriva da Monteiasi, piccolo comune in provincia di Taranto, anche l’oratore di turno a scuola, un Capitano dei Carabinieri, mette in luce questo aspetto di simmetria. Ma, come accade sempre, le segnalazioni sono tratte da articoli di stampa, da servizi televisivi e di radio locali che senza troppi distinguo lodano gli interventi. Ci mancano registrazioni complete di queste lezioni. Sarebbe interessante ascoltarle interamente, vedere come si mescolano le argomentazioni (bullismo cyber con altri argomenti scottanti: la violenza, il genere, le droghe, le dipendenze, e via individuando i pericoli in agguato fra i giovani), il filo delle decisioni prese nei collegi docenti che dovrebbero autorizzare la stesura dei protocolli di intesa, che dovrebbero intercettare le necessità locali, le emergenze, le motivazioni che sostengono le iniziative (clicca qui per la segnalazione). Sarebbe interessante sapere come vengono preparati gli alunni a questi ascolti, cosa succede nelle interazioni (la fonte ci dice veri dialoghi, discussioni, domande e risposte…), cosa bambini e ragazzi portano con sé come segno ricevuto da ciò che hanno ascoltato (mai semplici informazioni, data la sostanza sensibile dei contenuti). Gli amministratori locali che ascoltiamo nel video sottolineano che il bullismo è una piaga dei piccoli centri, chissà se si interrogano sul retroterra culturale che lo alimenta, se ragionano sulla decadenza di certe forme di vita provinciale, sull’emergere di frustrazione, di disagio, di mancanza di orizzonte come conseguenze dei cambiamenti strutturali ed economici. La repressione, come risposta a ogni comportamento giovanile considerato deviante, è all’ordine del giorno e fa il paio con il paternalismo tipico della dissuasione bonaria. E non è un caso che siano i corpi di polizia, dell’esercito, nelle strade e nelle scuole, a farsene carico. Si tratta di abituare bambini e giovani a famigliarizzare con le divise, ad accettare il bastone e la carota. In fondo, quando uno Stato mette in campo queste misure, quando si allea con le famiglie e con gli educatori nel formulare una orto-pedagogia correttiva, è il corpo sociale stesso che contrae una malattia autoimmune, attacca i suoi organi sani, i tessuti sensibili, giovani.      Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Il Fatto Quotidiano: Eurofighter in classe, l’Osservatorio contro l’iniziativa di una scuola di Grosseto: “Cosa c’è di didattico in una base aerea?”
DI ALEX CORLAZZOLI SU IL FATTO QUOTIDIANO DEL 5 MARZO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Alex Corlazzoli, pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 5 marzo 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione all’episodio di Grosseto. “Gli studenti hanno avuto anche la possibilità di sedere alla guida di uno degli Eurofighter”. A provare l’ebrezza di salire su un aeromobile militare multiruolo di quarta generazione avanzata, bimotore, con ruolo primario di caccia intercettore, sono stati i ragazzi delle classi 2A, 2E, 4AMM e 4AIA del Polo tecnologico “Manetti-Porciatti” di Grosseto. A denunciare l’iniziativa è l’Osservatorio sulla militarizzazione della scuola, ma a darne notizia è il portale dello stesso istituto. “Per tutta la mattina – cita il comunicato – i militari addetti alle varie sezioni dell’aeroporto hanno illustrato ai ragazzi gli ambienti e le molte attività svolte a difesa e tutela dello spazio aereo nazionale e delle zone Nato…continua a leggere su www.ilfattoquotidiano.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Educazione Vs obbedienza: riflessioni didattiche e critiche sulla pedagogia nera
Invitiamo le nostre lettrici e i nostri lettori a prendere visione di questo contributo realizzato dal Polo Europeo della Conoscenza, Rete Nazionale di istituzioni educative ed Ente accreditato per la formazione docente, in cui si cita l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e la sua attività per una scuola del pensiero libero e critico contro una scuola di obbedienza e controllo. La presenza di militari nelle scuole italiane in qualità di educatori/docenti è una tendenza in forte contrasto con lo spirito democratico e pluralista della scuola pubblica sancito nella nostra Costituzione. Condizionare le bambine e i bambini all’obbedienza cieca rischia di spegnere l’empatia, qualità umana alla base della convivenza civile e democratica. Clicca sull’immagine per il video. Pedagogia nera Clicca in basso per le slide dell’argomento in pdf. pedagogia nera bianca e militareDownload Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente