Tirana: 46 giorni di Resistenza

Pressenza - Thursday, July 16, 2026

L’occupazione dei cantieri navali di Danzica, nel 1980, durò 18 giorni e sempre nel 1980 i metalmeccanici presidiarono i cancelli di Mirafiori per 35 giorni.

Lo sciopero dei minatori inglesi tra il 1984 ed il 1985 durò esattamente un mese.

Il presidio giornaliero in piazza Duomo a Milano è giunto al suo terzo mese di mobilitazione.

Mani Rosse Antirazziste presidia il Viminale ogni giovedì da 8 anni.

Il movimento No TAV è in mobilitazione permanente da oltre trent’anni.

A volte queste mobilitazioni sono state sconfitte e per anni se ne sono pagate le conseguenze, altre volte hanno segnato dei punti in proprio favore, ma non esistono alternative.

Se si vuole contrastare la politica di riarmo dell’Unione Europea, se si vuole impedire una guerra globale in Europa, se si vuole avere uno stato sociale decente e pensioni e salari dignitosi, non esistono scorciatoie ad una mobilitazione permanente.

Non siamo numeri!
Siamo voci!
Il governo deve ascoltarci, non restare in silenzio!

Si può vincere, si può perdere, ma se non si prova ad organizzare le speranze in una lotta di lunga durata, la sconfitta è già segnata e le conseguenze saranno devastanti.

Diceva Ernesto Che Guevara, la cui immagine ho visto apparire anche qui a Tirana: “Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.”

I manifestanti che animano le proteste in Albania sanno di avere a che fare con un muro di gomma, con un potere arrogante e sordo.

Sanno che la loro lotta potrebbe essere lunga, che anche la vittoria al referendum, per cui sono state raccolte oltre venticinquemila firme in un solo banchetto a Tirana (la metà di quante ne servirebbero entro la metà di novembre) potrebbe essere poi annullata, aggirando il risultato con nuove leggi emanate da un Parlamento saldamente in mano ai due compari Edi Rama e Sali Berisha, come è accaduto in Italia rispetto all’acqua pubblica così come oggi si vorrebbe aggirare le vittorie ai referendum contro le centrali nucleari.

La corrente va in direzione opposta alla nostra e basta fermarsi per tornare indietro, anche rispetto a diritti che riteniamo erroneamente acquisiti.

Non esistono alternative al nuotare in direzione “ostinata e contraria”.

Questa è la lezione che ci viene oggi dall’Albania: una minoranza, se ha valide ragioni e se sa essere coerente credibile e tenace, può innescare un movimento di massa potenzialmente in grado di cambiare il corso della Storia.

Come dicono i Notav della Valsusa “Sarà dura” e chi ci governa non ci farà sconti.

Mauro Carlo Zanella