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Proteste a Cagliari per l’arrivo di voli charter da Tel Aviv: tra turisti, anche soldati?
In mattinata all’aeroporto di Cagliari – Elmas sono atterrati quattro voli provenienti da Tel-Aviv: alle 8.45, alle 11.35, alle 12.50 e alle 14.30. Scrive l’Associazione Amicizia Sardegna Palestina in un breve comunicato: “Pare che la nuova COLONIA turistica dei simpatici giovani possa diventare la Sardegna, grazie anche all’indefesso lavoro della nostra impareggiabile presidentissima. Sempre sperando non si trattengano un po’ troppo, come avvenuto in altri bei posti del Mediterraneo”. Tra i turisti, anche soldati? Ad accogliere i turisti israeliani all’aeroporto anche un gruppo di attivisti pro Palestina. Imponente lo schieramento di forze dell’ordine: mezzi di artificieri, unità cinofile e del reparto Mobile della polizia. Di contro i manifestanti che hanno voluto affermare la contrarietà dell’arrivo di turisti israeliani in Sardegna, mentre il governo israeliano ordina all’IDF di continuare l’azione militare nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania nonostante la tregua, e i bombardamenti in Libano, causando centinaia o migliaia di morti civili e la distruzione di innumerevoli villaggi, con il conseguente sfollamento della popolazione. Un comunicato del “Presidio per la Palestina”, che tutti i giorni si tiene a Cagliari in piazza Yenne, testimonia lo stato d’animo di molti/e sardi/e riguardo alla notizia dell’arrivo di turisti da Israele e della versosimile presenza in Sardegna di soldati israeliani: “È notizia di questi giorni che voli diretti a Cagliari provenienti da Tel Aviv stiano arrivando almeno 2/3 volte a settimana. Da alcuni di questi sbarcheranno militari che dopo aver partecipato ai massacri di Gaza usano il nostro mare e le nostre spiagge per rilassarsi. Queste persone attraverseranno Cagliari e le strade del centro per tutta l’estate. La nostra arma potrá essere la bandiera simbolo di libertá: esponiamo una bandiera palestinese nel balcone della nostra casa, del nostro ufficio o nella vetrina del nostro negozio. É un gesto semplice ma potente: diciamo che Cagliari non dimentica le migliaia di bambini e bambine uccisi…”. I parlamentari Sabrina Licheri, Mario Perantoni e Susanna Cherchi del Movimento 5 Stelle hanno espresso una forte preoccupazione: “Quanto accaduto oggi all’aeroporto di Elmas  – affermano in un comunicato – non può essere trattato come un fatto ordinario. L’arrivo di voli provenienti da Tel Aviv, accompagnato da una schiera di mezzi di sicurezza e dalle legittime preoccupazioni espresse da cittadini e associazioni, riporta al centro una questione politica e morale che il Governo continua a ignorare […] Anche mesi fa abbiamo denunciato il rischio che la Sardegna venisse trasformata in una meta di decompressione per militari israeliani impegnati nel conflitto a Gaza”. La Sardegna rivendica un ruolo di accoglienza, di dialogo, di pace, di rifiuto delle guerra e dei massacri di civili inermi che la guerra comporta.     Pierpaolo Loi
May 28, 2026
Pressenza
Prossimo futuro n. 276 25 – 31 maggio
Bollettino di informazione della redazione di Pressenza sugli eventi della prossima settimana. Inviare le notizie a redazioneitalia@pressenza.com entro la domenica prima dell’evento.   APPUNTAMENTI FISSI   Mappa dei presidi, incontri e cortei periodici per la pace   https://shorturl.at/pWPkJ   Per segnalare il proprio presidio o gruppo:   https://forms.gle/vXBn83i8vgY1rgYf8     Incontro: Aiutiamo Haiti, un paese dimenticato Lunedì 25 maggio 2026 ore 20,30 Casa per la Pace “La Filanda” Via Canonici Renani 8 – Casalecchio di Reno (BO) Matteo Ruggeri (Sindaco di Casalecchio di Reno) Prof.ssa Carminella Biondi (Emerita Università di Bologna) Antonie Zacharie (Presidente dell’Associazione AIHIP) Coordina Alessandro Alberani   Torino, Italia, città delle armi? L’impegno comune ad uscire dalla notte dell’economia di guerra 25 maggio ore 21:00  online sul canale YouTube (https://www.youtube.com/live/1ne-mAbrejU?si=yoRSWdi7ivzpWnYb) e sulla pagina Facebook (Link per diretta facebook: https://fb.me/e/4zPjcGEoU) di Economia Disarmata. Per maggiori informazioni: https://www.riconversioneindustrialedipace.org Carlo Cefaloni economia.disarmata@gmail.com Proiezione di “Innocence”: per un’obiezione di coscienza “prima che sia troppo tardi” MARTEDÌ, 26 MAGGIO, ORE 20:30 CINEMA NUOVO EDEN, BRESCIA Verrà proiettato, su iniziativa di alcune realtà della società civile bresciana, il documentario Innocence di Guy Davidi. Questo per portare all’attenzione della società, e soprattutto degli insegnanti, l’importanza di una riflessione su cosa sia l’obiezione di coscienza in Italia oggi, “prima che sia troppo tardi”. Il documentario del 2022 è costruito su testimonianze di giovani israeliani e israeliane che fin da piccoli sentivano un profondo rifiuto al servizio militare, ma che si sono trovate sole in un sistema totalizzante. Attraverso loro video d’infanzia e frammenti dei loro diari, quadri e poesie, vediamo il percorso verso una loro individuale e tragica ultima obiezione di coscienza. Agli insegnanti in sala verrà anche proposto di lasciare il loro contatto, per potere organizzare, nel prossimo autunno una visione mattutina per le scolaresche interessate. , NO al RIARMO 26 maggio ore 17:00 Piazza Alighieri , Galatina (LE) Presidio. Per maggiori informazioni: https://www.peacelink.it/disarmo/nasce-a-galatina-il-comitato-no-al-riarmo Comitato NO al RIARMO chatwin131166@gmail.com E’ ancora possibile parlare di Pace? 26 maggio ore 20:45 Fondazione di Piacenza e Vigevano, via S.Eufemia 13 – Piacenza, Piacenza (PC) E’ ancora possibile parlare di Pace? Ne discuteremo con Lisa Clark, Nico Piro e Pasquale Pugliese. In collegamento dal Messico porterà un saluto Marco Tarquinio Per maggiori informazioni: evento su Facebook Roberto Lovattini Incontro con Moreno Biagioni Mercoledi 27 maggio 2026 ore18 Biblioteca di Calenzano Via della Conoscenza 11 Calenzano (Fl) Dialogano con Moreno Biagioni sui suoi libri  Maria Beatrice De Castri, Tommaso Fattori. Si consiglia la prenotazione al n. 055/8833421  Diritto di Sangue – Rovescio di Sangue   Leggere la cittadinanza italiana attraverso l’arte contemporanea mercoledì 27 maggio a Palermo alle ore 18 a Palazzo Riso proiezione del progetto video di Marina Sagona con interventi di Teresa Fiore (Montclair University USA) e Clelia Bartoli (UniPa); introduce la direttrice del Museo d’arte contemporanea Evelina De Castro   Facciamo la pace 27 maggio ore 21:00 via Cirillo 2L, Firenze (FI) Incontro sulla campagna R1PUD1A con Francesca Testa di Emergency Firenze Per maggiori informazioni: evento su Facebook Le Curandaie La devastazione della Pace 27 maggio ore 20:46 Via Massimiliano Francesconi, 2, Este (PD) Chiostro delle Consolazioni Testimonianze dai territori di guerra Per maggiori informazioni: evento su Facebook Thea Valentina Gardellin Diritti umani, repressione e libertà in crisi in Tunisia 28 maggio Ore 17-19  Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre Via Principe Amedeo, 184 Roma Tavola rotonda dedicata alla situazione dei diritti umani in Tunisia. L’incontro, aperto alle associazioni, a rappresentanti della società civile e al mondo del giornalismo sarà uno spazio utile ad analizzare le crescenti restrizioni alle libertà fondamentali nel paese, con particolare attenzione alla repressione contro difensori e difensore dei diritti umani, giornalisti e organizzazioni della società civile, nonché alle politiche migratorie.   QUESTA REGIONE R1PUD1A LA GUERRA  Giovedi 28 Maggio – ore 13:00 Piazza dell’Unita Italiana 1- Firenze  Conferenza stampa ed evento in occasione dell’adesione della Regione Toscana  alla campagna di EMERGENCY  Introducono:  Mia DIOP – Vicepresidente Regione Toscana,  Rossella MICCIO – Presidente EMERGENCY,  Simonetta GOLA – Direttrice comunicazione EMERGENCY  Intervengono: • Alice PISTOLESI – Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo, Elena GIOVANELLA – Anestesista e coordinatrice medica del Centro Salam a Khartoum (Sudan) – EMERGENCY,  Testimonianza di Sanitari per Gaza, Voci contro la guerra dei sindaci toscani  Conclude Eugenio GIANI – Presidente Regione Toscana  L’evento sarà trasmesso in streaming su:www.regione.toscana.it/diretta-streaming    Il paesaggio siciliano negato e i ricordi familiari dei migranti giovedì 28 maggio a Palermo alle 18 inaugurazione di una doppia mostra fotografica alla galleria Roots (Via Castrofilippo 40): Dystopian Sicilian Landscape di Melania Messina e Mataleli Bhari di Alfredo D’Amato, paesaggi sottratti al bene comune o paesaggi mediterranei come memoria di vite spezzate e foto ricordo di familiari di migranti, immagini comparse negli omonimi libri per l’editore indipendente 89 books.   Parlare di guerra a bambine e bambini 28 maggio ore 17:15 via Giuseppe Giacosa 46, Milano (MI) Auditorium Ex Chiesetta Parco Trotter Un pomeriggio dedicato a bambine, bambini e adulti per affrontare insieme il tema della guerra attraverso parole, ascolto e storie. H. 17.15 – Lettura +4 “Nour” Lettura di Sara Milani, attrice Nour è una bambina che vive in Palestina, una terra di ulivi, mercati e cose buone da mangiare. Quando la guerra la costringe a lasciare la sua casa, trova il modo di dire agli adulti: “Io non ci sto”. H. 17.30 – Talk con @Annalisa Falcone Pedagogista e formatrice Un incontro rivolto a genitori, nonni ed educatori per confrontarsi su come affrontare il tema della guerra e rispondere alle domande di bambine e bambini (4–10 anni). Durante l’incontro, le bambine e i bambini potranno partecipare ad attività e letture a cura dei volontari di LibroTrotter e dei genitori, così da permettere agli adulti di seguire il talk. Con: Amici del Parco Trotter ODV • Casa del Sole • I.C. Francesco Cappelli • @LibroTrotter Per maggiori informazioni: evento su Facebook La Città del Sole – Amici del Parco Trotter ODV   Libertà per Marwan Barghouti 30 Maggio, Mandela Forum, Piazza Enrico Berlinguer Firenze Con la partecipazione di Arab Barghouti. Libertà per Marwan Barghouti e tutti i prigionieri palestinesi. 1. 10 – 12 interventi istituzionali 2. 12.30 pranzo popolare di raccolta fondi.Prenotazioni solo via whatsapp al n. 3920689259   Lotta alle mafie 31 maggio dalle ore 18.00 presenteremo alla Casa per la Pace di Baruffi (via Quintole per le Rose 131) il libro “Lotta alle mafie” Saranno con noi gli autori SIMONA BARBERIO e MASSIMO CAPONNETTO ed inoltre la docente ELVIRA ANZALONE, la giornalista AURORA TORRE, la pedagogista e psicologa SAMANTHA PERONI e FRANCESCA GRASTA del Centro Studi Rita e Paolo Borsellino di Palermo. Alla presenza del coordinatore centro di Pax Christi PIO CASTAGNA cercheremo di approfondire il tema dell’educazione alla legalità democratica, alla nonviolenza soprattutto in relazione ai più giovani. Vi aspettiamo in molti! Per segnalare la vostra partecipazione scrivere a: casaperlapace@paxchristi.it oppure chiamare il numero 0550127516 Echi di guerra – Rumori di pace Da giovedì 28 a domenica 31 maggio Chiesa SS Pietro e Paolo Castelveccana, Porto Valtravaglia (VA) Da giovedì 28 a domenica 31 maggio mostra “La guerra e i diritti negati” Venerdì 29 maggio alle ore 21 concerto con canti intercalati con letture ed immagini di guerra e di rinascita. L’evento viene organizzato dalla corale Ss. Pietro e Paolo di Castelveccana, con il patrocinio di Acli circolo di Castelveccana Aps le parrocchie della Valtravaglia e con la partecipazione di Emergency e parole in viaggio. Entrata libera offerta gradita, il ricavato sarà devoluto ad Emergency Per maggiori informazioni: evento su Facebook Gruppo Emergency Varese   Eirenefest Valdarno Per il terzo anno consecutivo si realizza Eirenefest in Valdarno, quest’anno tra Figline, Pergine, San Giovanni Valdarno e Terranuova Bracciolini. E’ una rassegna di presentazioni e laboratori con il calendario qui riportato: 26 Maggio h. 21 San Giovanni Valdarno Associazione Nanda & Friends, Corso Italia 211 Café la paz: quattro chiacchiere con Borges, il Che e Silo 3 Giugno h 18,30 Associazione Circuito Corto Via Petrarca 172 Incisa Valdarno Presentazione del libro di Paola Carta, Frontiere Visibili e invisibili   Mostra interattiva pace e nonviolenza attiva ora! Un’iniziativa dedicata alla promozione della nonviolenza attiva e della cultura di pace nella nostra comunità. Biblioteca Comunale Gallicano – locali CIAF La mostra sarà poi visitabile fino a fine febbraio 2026. La mostra è organizzata da  Il Team Organizzativo COPEUU Italia  Corrente Pedagogica Umanista Universalista con la collaborazione di: La Comunità, Centro Estudios Humanistas Nuevo Civilizacion. Con il Pa Redazione Italia
May 25, 2026
Pressenza
Milano, incontro il 23 maggio: Riprendiamoci la Pace
Viviamo un tempo attraversato da guerre, escalation militari, violenza, instabilità globale e crescente disumanizzazione del dibattito pubblico. In questo contesto, crediamo sia fondamentale creare spazi di incontro, riflessione e mobilitazione civile per rimettere la pace, il dialogo, il diritto internazionale e la dignità umana al centro. Insieme a Francesco Postiglione parleremo di conflitti, governance globale, crisi internazionali e del legame profondo tra militarizzazione, crisi climatica e giustizia sociale. “RIPRENDIAMOCI LA PACE” con Francesco Postiglione per parlare di conflitti, instabilità e governance globale e come mettere la PACE al Centro Sabato 23 maggio – ore 16.00 Cascina Nascosta, Milano  Sarà possibile partecipare anche online.  Registrazione Zoom: https://SDSU.zoom.us/meeting/register/o2PPNrtkQFKvybJv-m8Tvw L’incontro sarà anche un’occasione per condividere e promuovere la lettera “R1PUD1A la Guerra”. In giorni in cui la pace sembra sempre più marginalizzata, crediamo sia importante esserci. Per costruire consapevolezza, comunità e una voce collettiva capace di opporsi alla normalizzazione della guerra. Vi aspettiamo. Con cura, coraggio e responsabilità. Comunità Ecorà Climate Social Forum Italia Emergency Klimatfest Redazione Milano
May 22, 2026
Pressenza
“Africa Youthquake”: il terremoto della Generazione Z
Il focus dell’incontro pubblico che si svolgerà a Milano il 28 maggio prossimo sarà il moto dei giovani (Youthquake) che hanno fatto irruzione sulla scena africana: una generazione dotata di una mentalità tutta nuova e particolare, nella quale sono rilevanti gli aspetti di realizzazione personale, di domanda per la partecipazione alle decisioni e comunque di carica contestativa e rivendicativa anti-establishment. Il direttore editoriale della rivista Africa, Marco Trovato, parlerà anche delle altre novità, degli sviluppi dei conflitti e delle differenti strategie attuali di penetrazione dei big del mondo in quel continente, per la conquista di condizioni di prevalenza nella competizione mondiale sulle risorse decisive per lo sviluppo. AFRICA YOUTHQUAKE – TERREMOTO GENERAZIONE Z giovedì 28 maggio alle 21 Milano – Villa Scheibler, via Felice Orsini 21     Redazione Milano
May 20, 2026
Pressenza
Fuori la guerra dalla storia. Tessere la pace
Domenica a Piazza Magione a Palermo La guerra colpisce la materia stessa dell’esistenza. Non è più solo uno scontro tra eserciti, ma un attacco deliberato a ciò che ci tiene in vita: il corpo, il nutrimento, l’acqua, i luoghi della cura. Mentre il linguaggio del potere si perde nell’astrazione della geopolitica, noi restiamo fedeli alla realtà dei viventi, dei corpi, dei legami e della loro violata integrità. L’acqua e il nutrimento: la guerra contro il quotidiano A Gaza e in Sudan, l’accesso all’acqua e al cibo è diventato un’arma di assedio. La distruzione delle infrastrutture vitali e la fame ingegnerizzata colpiscono al cuore la capacità di restare umani. Chi di noi si prende cura della vita ogni giorno sa che l’acqua non ha padroni e che il nutrimento non può essere oggetto di ricatto. La nostra politica parte da qui: dal diritto universale di ogni essere vivente di essere sostenuto, non affamato. L’algoritmo contro il corpo: la resistenza della presenza In Ucraina e nei nuovi scenari bellici, i droni e i sistemi di puntamento automatici trasformano l’uccisione in un calcolo statistico a distanza. Questa astrazione tecnologica cancella l’umanità del volto. Contro una morte che si fa immateriale, noi opponiamo la concretezza dei nostri corpi in piazza. Rivendichiamo la forza della presenza fisica e della responsabilità dello sguardo: solo dove c’è un corpo che riconosce un altro corpo può nascere il limite alla violenza. La cura ferita: ricostruire il mondo dalle relazioni Bombardare gli ospedali e i luoghi della nascita significa bombardare il futuro. Quando la logica del dominio colpisce chi cura e chi è fragile, colpisce il legame profondo che tiene insieme una comunità. La nostra nonviolenza non è un’attesa passiva, ma una pratica attiva di relazione che non riconosce confini o schieramenti, ma solo l’unicità di ogni esistenza. Non cerchiamo tregue armate decise nei palazzi, ma una pace che sia tessuta giorno dopo giorno nel rispetto dell’interdipendenza tra tutti gli esseri. Estranee a questa logica. Radicate nella vita Da quattro anni questo presidio è lo spazio in cui sottraiamo il nostro consenso alla logica del dominio. Il nostro cammino prosegue. Il 21 giugno porteremo questa pratica a Roma, con le 10, 100, 1000 Piazze di donne per la manifestazione nazionale “Tessere la Pace”. Dalla Sicilia al cuore del Paese, per disarmare il linguaggio e rimettere la vita al centro. Domenica 24 maggio dalle 18.30 alle 20.30 il Presidio Donne per la Pace sarà in piazza Magione, tratto antistante il plesso Ferrara dell’ICS Rita Borsellino UDIPALERMO – Le Rose Bianche – Donne CGIL Palermo – Coordinamento Donne ANPI – Emily – Governo di Lei – CIF – Le Onde – Arcilesbica – Donne della Comunità dell’Arca – Donne del Movimento nonviolento – Donne del Circolo Laudato si’ https://www.facebook.com/people/Presidio-donne-per-la-pace-Palermo/61575679581058/?_rdr- https://www.instagram.com/presidiodonne_palermo/ Riportiamo inoltre l’appello di 10 100 1000 piazze per la pace, che è possibile firmare al link di seguito segnalato Tessere la pace, custodire il futuro: il 21 giugno in piazza per interrompere l’economia di guerra In questo tempo terribile di futuro sospeso, di guerre vicine e lontane, di morti contati ogni giorno, di città distrutte, di case sventrate, in Italia donne di molte città si sono incontrate in 10 100 1000 piazze di donne per la pace Hanno preso la parola per dire no alla guerra come destino inevitabile. Per rompere il silenzio che la rende possibile. Per interrompere l’economia della guerra. Per rendere visibile ciò che viene cancellato. Partono da gesti quotidiani, femminili, antichi — cucire, tessere, riparare — pratiche marginalizzate, declassate, invisibili. E le rovesciano. Le trasformano in azione politica pubblica. Fuori dalla logica della forza. Fuori dalle forme consuete del dissenso. Con fili, tessuti, mani e corpi danno forma a una pratica collettiva: tessere la pace come gesto politico. Non è solo un gesto simbolico, è azione. Occupa lo spazio pubblico, crea legami. Sposta il senso del possibile. Riporta al centro ciò che la guerra cancella: corpi, vite, relazioni. Da oltre 170 città e contesti diversi questa pratica si diffonde. Come rete viva, non prevista, non controllabile. Queste donne andranno tutte a Roma il 21 giugno. Porteranno i loro lavori e li stenderanno in piazza del Campidoglio e sulle scalinate. Chissà se lo spazio basterà. Non sarà un’esposizione. Sarà una presa di posizione collettiva. Noi ci saremo. Per aderire: Tessere la pace, custodire il futuro: il 21 giugno in piazza per interrompere l’economia di guerra – IoScelgo Redazione Palermo
May 19, 2026
Pressenza
La Repubblica Tecnologica di Palantir, una società distopica in mano ai capitalisti
La Repubblica Tecnologica è il titolo di un documento strategico della Big Tech Palantir, pubblicato su X poche settimane orsono (1), il cui fine è quello di sdoganare definitivamente l’idea che la società tecnologica sia edificabile soprattutto a partire dal settore militare. La narrazione, dal punto di vista economico, segue più o meno il copione canonico dei capitalisti contemporanei: la visione di una nuova era tecnologica che impone la padronanza e l’utilizzo massivo delle strumentazioni e tecnologie di ultima generazione, da cui dipenderà anche la crescita del paese. L’idea di fondo è semplice: dopo anni di processi innovativi che hanno rivoluzionato l’industria e la tecnologia, anche la Silicon Valley deve onorare un debito morale verso gli USA e da qui scaturisce quello che Palantir definisce «l’obbligo di partecipare alla difesa della nazione». Obbligo che l’azienda estenderebbe, esplicitamente, all’intera popolazione. «La Silicon Valley deve svolgere un ruolo nell’affrontare la criminalità violenta. Molti politici negli Stati Uniti hanno sostanzialmente scrollato le spalle di fronte alla criminalità violenta, abbandonando qualsiasi serio tentativo di affrontare il problema o assumendosi qualsiasi rischio con i propri elettori o finanziatori nel proporre soluzioni e sperimentare in quello che dovrebbe essere un disperato tentativo di salvare vite umane». Si tratta, dunque, dell’idea che i monopoli capitalistici debbano estendere il proprio controllo sulla popolazione al di là dei poteri dello Stato, e indipendentemente da questo. In quest’ottica vanno letti i molteplici accordi che Palantir sta stringendo con le grandi aziende del settore militare, non ultimo quello con Anduril (2). Questo accordo consentirà di sfruttare le tecnologie di Palantir per strutturare, etichettare e preparare i dati della difesa per l’implementazione dei sistemi di sicurezza nazionale, che sono votati non solo al monitoraggio delle minacce estere ma anche alla sorveglianza della popolazione statunitense. Nel documento di Palantir, infatti, si descrive un Paese (gli USA) perennemente sotto minaccia a cui compete l’obbligo del riarmo e la efficacia di ogni tempestiva e puntuale operazione militare. Tutto quel che vada a rafforzare la supremazia tecnologica e militare USA è benvenuto in nome della sicurezza nazionale e non sono ammesse critiche o titubanze di sorta. L’idea della nazione, e quindi del sorgere di una ideologia nazionalista nuova, trova corpo nell’efficienza dell’apparato tecnologico e militare, ragion per cui ciascun cittadino dovrà fare la propria parte affinché la guerra non sia demandata solo ai militari professionisti: «il servizio nazionale sia un dovere universale». Viene perciò prefigurata una società distopica nella quale saranno centrali il settore militare e quello tecnologico, e in cui ogni richiesta delle forze armate dovrà essere esaudita, diventando immediatamente un obiettivo di rilevanza strategica attorno al quale lavorare con adeguate risorse e strumenti – sia economici che politici e legislativi. Nel documento ci sono poi altri aspetti interessanti. Ricorderemo, ad esempio, la richiesta della destra statunitense di accrescere lo stipendio dei militari accordando loro anche forme di sanità e di welfare agevolate e ampliate rispetto ai comuni mortali… ebbene, questi principi li ritroviamo pienamente in Palantir, che pensa a una nuova centralità del pubblico – dove per “pubblico” si intenda non solo la tradizionale macchina militare ma anche la subordinazione a questa dei servizi civili ad essa piegati. Non si tratta, dunque, di un segnale di rinnovato statalismo, quanto piuttosto di un composito processo di militarizzazione della società. Complessivamente il messaggio lanciato da Palantir è tanto semplicistico da apparire rozzo: basta con messaggi complicati e con il politically correct. E basta pure con la tolleranza e l’accoglienza. La società da costruire ricorda un fortino assalito da nemici e da difendere ad ogni costo, per andare a costruire una nuova società nella quale l’IA e gli apparati militari dovranno farla da padrona. La “vecchia America” del New Deal è morta e sepolta e gli USA sarebbero addirittura in credito con il mondo per avere promosso una lunga era di pace – o, come è stata definita, «una pace straordinariamente lunga». Lo stesso riarmo di Germania e Giappone sarebbe stato ostacolato dal disarmo imposto all’indomani della Seconda guerra mondiale, durato troppo a lungo, che avrebbe leso gli interessi statunitensi e della stessa Europa. Non manca, infine, la mera esaltazione di Musk, visto come una sorta di cavaliere della nuova era, nato per «contrastare la diffusa intolleranza verso la fede religiosa in certi ambienti. L’intolleranza dell’élite verso la fede religiosa è forse uno dei segnali più eloquenti del fatto che il suo progetto politico costituisca un movimento intellettuale meno aperto di quanto molti al suo interno vorrebbero far credere». Il manifesto di Palantir dichiara inoltre la necessità di un cambiamento radicale della stessa cultura sociale, con la democrazia e il pluralismo visti come un lusso del tutto inutile: «Dobbiamo resistere alla superficiale tentazione di un pluralismo vuoto e privo di sostanza. Noi, in America e più in generale in Occidente, negli ultimi cinquant’anni abbiamo resistito alla definizione di culture nazionali in nome dell’inclusività. Ma inclusione in cosa?». Sarà… ma è in nome dell’inclusività che Palantir, da ben tre anni, non versa un dollaro al fisco? (3) Questa prefigurata tecnocrazia industrial-militare, dunque, rappresenta un’autentica minaccia alla libertà individuale e alla democrazia rappresentativa. Il fatto che una multinazionale possa esprimerla con un post sui social adatto al grande pubblico è un preoccupante indice delle capacità egemoniche di questa ideologia. Per ulteriori approfondimenti: https://grad-news.blogspot.com/2026/05/caffe-e-cornetto-il-manifesto-di.html Federico Giusti, Emiliano Gentili 1 Cfr. R. Agrawi, «Palantir» e l’alleanza tra capitale monopolistico ed estrema destra, 1 maggio 2026, https://contropiano.org/interventi/2026/05/01/palantir-e-lalleanza-tra-capitale-monopolistico-ed-estrema-destra-0194557. 2 Cfr. Reuters, Palantir, Anduril sign partnership for AI training in defense, 6th December 2024, https://www.reuters.com/technology/artificial-intelligence/palantir-anduril-sign-partnership-ai-training-defense-2024-12-06/. 3 Cfr. A. Cesana, Sono le tasse il vero “Anticristo” di Palantir, che non versa un dollaro al fisco da tre anni, 18 marzo 2026, https://altreconomia.it/sono-le-tasse-il-vero-anticristo-di-palantir-che-non-versa-un-dollaro-al-fisco-da-tre-anni/?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=NL18326ANS. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
May 16, 2026
Pressenza
Verso lo sciopero del 18 maggio, e a Roma con Saif Abukeshek e Maria Elena Delia
Da oltre due anni il mondo assiste a un genocidio senza precedenti contro la popolazione civile palestinese. Migliaia di morti, di donne, bambini, distruzione di ospedali, scuole, università, infrastrutture civili, milioni di persone private di acqua, cibo, cure e sicurezza. Di fronte a tutto questo, i governi occidentali continuano a garantire copertura politica, diplomatica e militare allo Stato di Israele. Il governo italiano continua a mantenere relazioni economiche, militari e strategiche senza mettere in discussione complicità e responsabilità. La mobilitazione reale, concreta, internazionale che ci ha visto protagonisti in questi mesi deve continuare. Per questo rilanciamo lo sciopero USB del 18 maggio come giornata di lotta contro la guerra, contro l’economia di guerra e contro la complicità italiana nel genocidio del popolo palestinese. Scioperare oggi significa anche rifiutare un modello economico e politico che investe miliardi nelle spese militari mentre smantella salari, diritti sociali, sanità, scuola e servizi pubblici. La guerra esterna e la guerra interna contro lavoratori e diritti sociali sono parte dello stesso disegno. Mentre aumentano precarietà e sfruttamento, crescono anche repressione, decreti sicurezza e criminalizzazione del dissenso. Per questo la solidarietà al popolo palestinese riguarda direttamente il mondo del lavoro. Riguarda chi si oppone alla militarizzazione della società. Riguarda chi difende il diritto di sciopero, di manifestazione e di organizzazione sindacale. USB invita lavoratrici, lavoratori, studenti, movimenti e realtà sociali a partecipare alle iniziative per la Nakba e ad aderire allo sciopero del 18 maggio. Per il cessate il fuoco immediato. Per la fine dell’occupazione. Per il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Per fermare guerra, riarmo e repressione. Maria Elena Delia, attivista e referente italiana della Global Sumud Flotilla, sarà a Roma insieme a Saif Abukeshek, portavoce della stessa missione internazionale, recentemente fermato e trattenuto illegalmente da Israele dopo l’assalto alla flottiglia diretta verso Gaza. Il 18 maggio saranno in Piazza Gaza (già Piazza dei Cinquecento) assieme a USB, nella giornata dello sciopero generale proclamato contro guerra, genocidio, riarmo e repressione. Ma Roma non sarà l’unica piazza. Saremo in tutto il Paese, nei luoghi di lavoro, nei territori, nei porti e nelle città, per affermare una posizione chiara: per la guerra e per il genocidio dalle aziende non deve uscire nemmeno un chiodo.     Le piazze dello sciopero del 18 maggio, in aggiornamento Le piazze dello sciopero del 18 maggio, in aggiornamento Genova: Prefettura, Largo Lanfranco 1, ore 10:00 Bologna: Piazza Gaza (ex Piazza Maggiore) ore 10:00 Pisa: Piazza Gaza (ex Piazza) XX Settembre ore 9:00 Firenze: Prefettura, Via Cavour 1, ore 10:00 Massa: Palazzo del Comune, ore 9:00 Trieste: Colle di S.Giusto, ore 10:00 Roma: Piazza Gaza (ex Piazza dei Cinquecento) ore 10:00 Torino: Piazza Gaza (ex piazza palazzo di città) ore 9.30 Napoli: Piazza del Gesù ore 10:00 Pescara: Piazza Unione (palazzo Regione Abruzzo) ore 9:30 Milano: Piazzale Loreto ore 9:00 Brescia: Piazza Duomo, ore 18:00 Rimini: Piazza Cavour, ore 9:00 Bari: Piazza Libertà (Prefettura), ore 9:30 Perugia: Piazza Italia ore 9:00 Livorno: Varco Valessini, ore 6:00 – Piazza del Municipio, ore 9:00 Unione Sindacale di Base
May 15, 2026
Pressenza
LA RENDITA MOLECOLARE
COME LE PIATTAFORME STANNO SMATERIALIZZANDO LA PROPRIETÀ E POLVERIZZANDO LA RESPONSABILITÀ C’è una frase nel materiale promozionale di Arrived — piattaforma statunitense di investimento immobiliare frazionato, sostenuta tra gli altri da Jeff Bezos — che vale la pena fermarsi a leggere con attenzione: niente telefonate a tarda notte. È una promessa rivolta agli investitori, e si riferisce agli inquilini. Questi ultimi, nella grammatica della piattaforma, sono la fonte del disturbo, l’elemento di frizione da eliminare. L’investimento perfetto è quello da cui la persona scompare. Arrived non è un caso isolato né una semplice curiosità americana. È il caso esemplare di una trasformazione strutturale che sta ridisegnando i rapporti tra capitale, abitazione e responsabilità. Capire cosa sta accadendo lì significa anticipare ciò che si sta già muovendo altrove. L’ARCHITETTURA DELLA PIATTAFORMA Il meccanismo è semplice nella forma, complesso nelle implicazioni. Arrived acquista immobili residenziali — abitazioni unifamiliari, case vacanze — e li fraziona in quote acquistabili da chiunque a partire da cento dollari. Gli investitori ricevono dividendi trimestrali proporzionali ai canoni di locazione e partecipano alla rivalutazione dell’immobile in caso di vendita. La piattaforma gestisce tutto il resto: ricerca dell’immobile, finanziamento, ristrutturazioni, rapporti con gli inquilini, manutenzione ordinaria e straordinaria. Alla fine del 2025, oltre 850.000 investitori avevano aderito alla piattaforma, investendo complessivamente più di 300 milioni di dollari in oltre 550 proprietà distribuite in 65 città americane. Nel novembre dello stesso anno, Arrived ha annunciato un nuovo round di finanziamento da 27 milioni di dollari e il lancio di un mercato secondario: una piattaforma dove gli investitori possono scambiarsi tra loro quote di singoli immobili in pochi minuti, con la possibilità di uscire rapidamente dalle posizioni o di ribilanciare il portafoglio. Il CEO Ryan Frazier ha descritto il modello come un “unbundling” del REIT — il fondo comune di investimento immobiliare — applicato ai singoli immobili, così che ciascun investitore possa scegliere le proprietà di proprio gradimento. Alcune case hanno più di mille investitori. La visione dichiarata è quella di un mercato azionario applicato al patrimonio immobiliare residenziale. COSA SI SMATERIALIZZA DAVVERO La narrativa ufficiale presenta tutto questo come “democratizzazione”. L’accesso al mattone, storicamente riservato a chi disponeva di capitale sufficiente per un mutuo o per un acquisto diretto, verrebbe aperto a chiunque abbia cento dollari e uno smartphone. È una storia che funziona perché contiene un dato vero: la proprietà immobiliare è stata a lungo uno strumento di accumulazione riservato alle classi medie e superiori. Ma la democratizzazione dell’investimento non è la stessa cosa della democratizzazione dell’abitare. Anzi, le due cose si muovono in direzioni opposte. Quando un immobile residenziale viene trasformato in strumento finanziario frazionato, accade qualcosa di preciso sul piano strutturale: la catena proprietaria si allunga e si opacizza fino a diventare irrintracciabile. Il proprietario formale non è più una persona fisica o una società identificabile, ma una costellazione dispersa di micro-investitori, ciascuno titolare di una quota infinitesimale, nessuno responsabile di nulla. La gestione è delegata alla piattaforma, che risponde agli investitori ma non agli inquilini. Questa architettura produce un effetto specifico: la responsabilità si dissolve. Non si riduce, non si distribuisce equamente: si dissolve. Chi abita la casa non ha più un interlocutore reale. Ha un’app, un numero di assistenza, un sistema di ticketing. Il rapporto tra chi abita e chi possiede, già asimmetrico nelle sue forme tradizionali, perde qui anche l’ultimo residuo di concretezza umana. LA RENDITA COME CATEGORIA ASTRATTA La finanziarizzazione dell’abitare non è un fenomeno nuovo. I fondi pensione, i fondi immobiliari e le grandi società di gestione patrimoniale hanno da decenni una presenza massiccia nel mercato residenziale. Ma il modello delle piattaforme di investimento frazionato rappresenta qualcosa di qualitativamente diverso: porta quella logica fino alla sua conseguenza più estrema, applicandola non alla scala istituzionale ma a quella molecolare. La rendita immobiliare esiste da quando esiste la proprietà privata. Ma nella sua forma tradizionale comportava almeno una relazione, per quanto squilibrata: tra un proprietario identificabile e un inquilino. Quella relazione poteva essere conflittuale, sfruttativa, ingiusta — e spesso lo era. Ma era pur sempre una relazione tra soggetti e, in quanto tale, produceva responsabilità, diritti, obblighi reciproci, talvolta perfino accordi. Il modello di Arrived elide quella relazione alla radice. La casa diventa un asset come un’azione in borsa. L’inquilino diventa un flusso di cassa. La rendita diventa una categoria puramente astratta, separata dal suo substrato umano. E l’investitore — il nuovo proprietario molecolare — può tranquillamente non sapere in quale città si trovi la casa in cui investe, chi la abiti, in quali condizioni. Questa astrazione non è un effetto collaterale del modello. È il suo prodotto principale, la sua promessa centrale. “Concentrati solo sui guadagni”, dice Arrived ai propri utenti. Tutto il resto — la manutenzione, le riparazioni, le persone — è rumore da cui proteggersi. L’IDEOLOGIA DELLA LIQUIDITÀ Il lancio del mercato secondario nell’autunno del 2025 introduce un elemento ulteriore di complessità. Gli investitori possono ora acquistare e vendere quote di singoli immobili in pochi minuti, con la possibilità di bilanciare rapidamente il proprio portafoglio. Si tratta, nella sostanza, dell’applicazione della logica dei mercati finanziari alla casa intesa come luogo fisico abitato da persone reali. Le implicazioni sono serie. Un mercato azionario applicato agli immobili introduce volatilità là dove la stabilità è un bisogno primario. Se tutti gli investitori decidono di liquidare contemporaneamente le loro quote in un certo mercato — perché i rendimenti calano, perché un’altra piattaforma offre di più, perché un algoritmo segnala un’opportunità altrove — cosa accade agli inquilini? Chi gestisce le proprietà in fase di liquidazione di massa? Chi risponde delle manutenzioni sospese, dei contratti non rinnovati, degli sfratti strumentali? I critici del modello sottolineano come trasformare le abitazioni unifamiliari in prodotti d’investimento aggravi i problemi di accessibilità abitativa, aggiungendo domanda speculativa a mercati già compressi. Non si tratta di una preoccupazione teorica. Quando i capitali si spostano velocemente su scala geografica, attratti dai rendimenti più alti nelle aree “ad alta crescita”, i prezzi delle locazioni nelle aree target aumentano, le comunità si destabilizzano e le fasce di popolazione a reddito medio-basso vengono progressivamente espulse. DEMOCRATIZZARE IL PEGGIO C’è un paradosso al cuore della narrazione democratizzante. Arrived e piattaforme simili si presentano come strumenti di inclusione finanziaria: anche chi non ha i capitali per acquistare una casa può partecipare alla crescita del mercato immobiliare. È un argomento che ha una sua coerenza interna e intercetta una domanda reale, in un momento in cui la proprietà della casa è sempre più inaccessibile per le generazioni più giovani. Ma quello che viene “democratizzato” non è il diritto all’abitare. È la partecipazione alla rendita. E queste due cose non solo non coincidono: sono strutturalmente antagoniste. Più persone partecipano alla rendita come investitori, più la casa come bene d’uso si allontana da chi ne ha bisogno come inquilino. In altri termini, la piattaforma trasforma una quota sempre più ampia della popolazione in piccoli rentier, ciascuno con un interesse diretto alla massimizzazione del canone di locazione e alla valorizzazione del patrimonio. L’effetto politico di lungo periodo non è trascurabile. Chi possiede quote di immobili — anche minute, anche simboliche — tende a sviluppare un orientamento diverso rispetto alle politiche abitative, alla regolamentazione degli affitti, agli investimenti pubblici nell’edilizia. La molecolarizzazione della rendita è anche una molecolarizzazione del consenso a un certo ordine del mercato immobiliare. LA RESPONSABILITÀ COME CATEGORIA OBSOLETA Sul piano giuridico, il modello di Arrived solleva questioni che i sistemi normativi esistenti faticano a inquadrare. In molti ordinamenti, il rapporto di locazione presuppone l’esistenza di un locatore identificabile, con obblighi precisi: manutenzione dell’immobile, rispetto delle norme igienico-sanitarie, responsabilità per i danni. Quando la proprietà è frazionata tra migliaia di micro-investitori e la gestione è delegata a una piattaforma tecnologica con sede in un’altra giurisdizione, chi è il locatore? Chi risponde in caso di inadempimento? Chi può essere convenuto in giudizio? La piattaforma non è neutra: è un intermediario che esercita potere reale sulle condizioni abitative degli inquilini, selezionando le proprietà, fissando i canoni, decidendo le ristrutturazioni, gestendo le procedure di sfratto. Ma la sua posizione giuridica è costruita in modo da minimizzare la responsabilità verso gli abitanti e massimizzarla verso gli investitori. Questo squilibrio non è accidentale. È il prodotto di una precisa scelta di design, che riflette una precisa scelta politica: quella di trattare la casa come un asset finanziario e l’inquilino come un centro di costo da ottimizzare. COSA RIMANE DA FARE Esiste un’alternativa alla finanziarizzazione molecolare dell’abitare. Non è misteriosa né inedita: è l’investimento pubblico nell’edilizia residenziale, la costruzione di patrimonio abitativo sottratto alla logica del mercato, la regolamentazione stringente degli affitti e dei processi di cartolarizzazione immobiliare. Sono politiche che esistono, che hanno funzionato e che in molti contesti sono state smantellate nel corso degli ultimi decenni, precisamente per fare spazio al mercato che oggi si presenta come unica soluzione al problema che ha contribuito a creare. Quello che piattaforme come Arrived rendono evidente — involontariamente, per eccesso di franchezza — è la direzione di marcia di un sistema che ha deciso di trattare il bisogno fondamentale di un tetto come un’opportunità di rendita. La novità non è nella sostanza, che è vecchia quanto il capitalismo. La novità è nella forma: la velocità, la scala, la granularità con cui quella logica viene ora applicata. E soprattutto nella sua presentazione come progresso, come inclusione, come democratizzazione. Quando la promessa è “concentrati solo sui guadagni”, la domanda da fare è sempre la stessa: chi si concentra, invece, sulle persone? FONTI * https://www.nationalmortgageprofessional.com/news/bezos-backed-arrived-launches-real-estate-stock-market-platform * https://www.geekwire.com/2025/bezos-backed-real-estate-startup-arrived-raises-27m-launches-trading-platform/ * https://www.cnbc.com/2025/11/13/arrived-launches-trading-platform-for-shares-of-rental-homes.html * https://www.bisnow.com/national/news/capital-markets/arrived-raises-27m-launches-secondary-marketplace-127117 * https://jacobinitalia.it/con-amazon-tutti-micropadroni-di-casa/ * https://arrived.com Francesco Russo
May 12, 2026
Pressenza
Lezioni di pace in piazza
Scuola in piazza E’ in corso l’adunata degli alpini a Genova, accompagnata da fortissime polemiche e dalla furbesca calata del generale Vannacci. Come “Ora in silenzio per la pace” e ARCI, per protestare contro la chiusura delle scuole per una parata militare in tempo di guerra abbiamo fatto ” scuola in piazza” con le seguenti lezioni: 1. Sociologia e filosofia: il concetto di patria e il mito di Romolo e Remo 2. Danze popolari da tutto il mondo 3. Musica: i canti alpini, dal Capitano della compagnia alla Tradotta 4. Storia: Teresa Mattei e le madri costituenti 5. Favole, lettura per bambini e bambine. Con lavagne di ardesia. Solerti difensori d’ufficio della sindaca ci hanno fatto notare che l’amministrazione Salis ha ereditato gli alpini dalla giunta precedente. Ne abbiamo convenuto, ma abbiamo ribadito la nostra opinione: se scuole e adunata sono incompatibili si rinuncia all’adunata, non alle scuole. Siamo soddisfatti e soddisfatte dell’iniziativa, che ci ha permesso più volte di sottolineare che i pacifici alpini si sono portati appresso un autoblindo con tanto di cannone, l’hanno sistemato ai giardini pubblici e ci fanno giocare i bambini e le bambine. Oltre ai commenti positivi, segnaliamo anche quelli negativi, sui social e “in presenza”. Si va da: “Ma vai a fare il brodo” a “scappati dall’ospizio”. Ovviamente non sono mancati quelli sulla nostra preferenza per i “maranza” ad allusioni pesanti sulla nostra probabile astinenza sessuale. Un giornalista di Libero, che si è presentato come carino e solidale ( ma come si fa?) ha sottolineato che eravamo in pochi/e e che c’era poco da temere da noi. Da parte nostra, siamo così soddisfatti e soddisfatte del risultato che stiamo già pensando di replicare il due giugno… Riporto qui alcune delle poesie che abbiamo proposto, e allego le “formiche di pace” che abbiamo distribuito ai e alle passanti. Lettera a un bambino in guerra Lo so che la guerra non è un videogioco, si muore per sempre non solo per poco. Lo so che fuggire ti dà tanto dolore, la casa, il tuo cane sono strappi del cuore. Lo so che il mio aiuto è solo un granello, ma vieni, ti aspetto. Ho il letto a castello. Lo spaventapasseri Figlio non andare coi signori della guerra l’arma che ti han dato puoi piantarla nella terra è di legno buono potrà crescere un ulivo quando fiorirà sarai di certo ancora vivo Figlio puoi gettare la divisa che ti han dato servirà di più nel campo appena arato sopra ad un palo metterla con un cappello in mano scaccerà gli uccelli che non mangeranno il grano Lo spaventapasseri val più di un generale difenderà il tuo pane e il tuo campo da ogni male il generale invece sa piantare solo dolore e sopra i nostri campi non ci nasce neanche un fiore Pensa con la tua testa E poi decidi, dai Lo so che è un po’ più scomodo Ma non ti pentirai Pensa con la tua testa Pensa con la tua testa non dare retta mai a chi ti vuol convincere perché gli servirai E vai!!! Da Generale di  Bertolt Brecht I progettisti sgobbano Curvi sui tavoli di lavoro Un errore di calcolo E le città del nemico rimarranno incolumi (N. B. Profitti di Leonardo) Generale, il tuo carro armato è una macchina potente Spiana un bosco e sfracella cento uomini. Ma ha un difetto: ha bisogno di un carrista. Generale, il tuo bombardiere è potente. Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante. Ma ha un difetto: ha bisogno di un meccanico. Generale, l’uomo fa di tutto. Può volare e può uccidere. Ma ha un difetto: può pensare. Il nemico non è, no non è oltre la tua frontiera; il nemico non è, no non è oltre la tua trincea; il nemico è qui tra noi, mangia come noi, parla come noi, dorme come noi, pensa come noi ma è diverso da noi. Il nemico è chi sfrutta il lavoro e la vita del suo fratello; il nemico è chi ruba il pane il pane e la fatica del suo compagno; il nemico è colui che vuole il monumento per le vittime da lui volute e ruba il pane per fare altri cannoni e non fa le scuole e non fa gli ospedali per pagare i generali, quei generali per un’altra guerra… (adattamento di Enzo Jannacci) C’è volontariato e volontariato Si è quasi conclusa la parata militare degli alpini, che per tre giorni ha attraversato la nostra città e modificato le nostre abitudini, con inevitabile corredo di polemiche. A “penne nere” ormai partite, osservo che: l’adunata (termine prettamente militare: ma questi “sono” militari) è costata al comune un milione di euro. Ha portato “denaro”, “commercio”, “allegria”, secondo chi si rammarica perché la prossima non sarà a Genova. Denaro a chi? Non certo a chi fatica ad arrivare alla fine del mese. A ristoratori, baristi ed albergatori. Buon per loro, ma osserviamo che si tratta di denaro pubblico di cui ci si vanta per aver sostenuto imprese private. Allegria? Questione di gusti… Sui social e di persona chi ha provato a seminare qualche dubbio in chi applaudiva gli alpini, ha sentito ritornelli ricorrenti. Alcuni erano estremamente volgari. Altri ricordavano stizziti il volontariato che caratterizza l’Associazione Nazionale Alpini. Ringraziati i volontari alpini, che hanno più volte operato anche a Genova, e che accorrono sempre  tra i primi in caso di calamità, osserviamo che: 1) il volontariato non dovrebbe essere rinfacciato al primo contrasto dialettico; 2) milioni di persone in Italia svolgono volontariato in modo discreto e cercando di interrompere il meno possibile le normali attività altrui; 3) se vivessimo in un paese civile, ad accorrere immediatamente  in caso di calamità dovrebbe essere una protezione civile adeguata, finanziata,  addestrata ed efficiente; 4) l’Associazione Nazionale Alpini è finanziata, in modo del tutto legittimo e trasparente, dal ministero della Difesa, in quanto associazione d’arma. I volontari e le volontarie di serie B, senza penne sul cappello, e spesso senza cappello, si pagano anche i gessetti per fare scuola. Gli alpini stanno per partire e salutare Genova. Auguriamoci  che si portino via al più presto anche il cannone semovente che hanno sistemato ai giardini di Brignole, e sul quale hanno fatto giocare i bambini e le bambine genovesi. Cercando di convincerli che la guerra è una cosa “normale”, che può diventare anche divertente, che tutto sommato una firma sul foglio di arruolamento si può anche mettere, che è un “lavoro come un altro”. E che un eventuale ritorno alla naia, se capitasse…….. Redazione Genova
May 9, 2026
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