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Sabato 3 ottobre la diaspora albanese manifesta a Bruxelles
Membri della diaspora albanese provenienti dal Belgio e da altri Paesi europei si riuniranno a Bruxelles sabato 3 ottobre, portando la mobilitazione civica nota come Rivoluzione dei Fenicotteri nel cuore dell’Unione Europea. La manifestazione si svolgerà dalle 16:00 alle 19:00 alla rotonda Robert Schuman, davanti alla Commissione Europea. La manifestazione internazionale di Bruxelles è l’ultimo capitolo di una mobilitazione iniziata in Albania nel maggio 2026, in seguito all’opposizione a un progetto turistico che interessa il paesaggio protetto di Vjosa–Narta. I residenti e gli attivisti per l’ambiente si sono mobilitati a fine maggio; le manifestazioni quotidiane erano arrivate a Tirana il 31 maggio. Da allora, le richieste del movimento si sono ampliate, includendo la responsabilità pubblica, la tutela delle aree naturali, gli investimenti strategici e la governance. A più di quattro mesi dall’inizio, le manifestazioni proseguono quotidianamente a Tirana e il movimento ha assunto una dimensione internazionale. Il 9 giugno, le comunità della diaspora avevano già aderito alle proteste in circa 20 città nel mondo e oggi la piattaforma di documentazione dal basso del movimento registra mobilitazioni in oltre 70 città nel mondo. Infatti, quella del 3 ottobre non sarà la prima manifestazione su questi temi a Bruxelles. Questa volta, però, la mobilitazione avrà una dimensione internazionale, con la partecipazione di albanesi provenienti da diversi Paesi dell’Unione europea e anche da Paesi extra-UE. Si prevede che i partecipanti si recheranno a Bruxelles oltre che da altre città del Belgio e dall’Albania, da diversi paesi europei, tra cui Olanda, Germania, Italia, Austria, Francia, Grecia, Regno Unito, Stati Uniti, ecc. La diaspora albanese è numerosa. Secondo le stime dell’INSTAT, il 1° gennaio 2025 vivevano fuori dall’Albania 2.256.346 cittadini albanesi, pari a circa il 49% del totale. I dati Eurostat citati dall’INSTAT indicano che nel 2024 in Belgio risiedevano 15.585 persone nate in Albania, tra cui 8.496 cittadini albanesi. Secondo i dati Eurostat, soltanto nel 2024 48.482 persone con cittadinanza albanese hanno acquisito la cittadinanza di uno Stato membro dell’UE, il 4,1% di tutte le acquisizioni di cittadinanza registrate quell’anno. Gli albanesi rappresentavano il terzo gruppo più numeroso, in base alla cittadinanza di origine. L’integrazione europea dell’Albania è quindi una questione concreta anche per le tante persone che già vivono, lavorano e partecipano alla vita delle comunità nell’UE. Bruxelles rappresenta dunque la continuazione di una rete internazionale di mobilitazione civica piuttosto che il suo inizio. La manifestazione si svolge mentre l’Albania entra in una fase cruciale dei negoziati di adesione all’UE. Sono stati aperti tutti i 33 capitoli negoziali e nel luglio 2026 l’Albania ha chiuso provvisoriamente i primi tre. L’UE ha sottolineato che l’attuazione degli impegni, i risultati conseguiti e la loro continuità resteranno elementi centrali del processo di adesione, in particolare per quanto riguarda il cluster dei principi fondamentali, che comprende ambiti come le istituzioni democratiche, lo Stato di diritto e la pubblica amministrazione. Per una diaspora composta non soltanto da cittadini albanesi residenti all’estero, ma anche da cittadini, residenti e contribuenti dell’UE, l’adesione dell’Albania non è una questione di mera politica estera. La manifestazione di Bruxelles unisce una mobilitazione civica nata in Albania a una diaspora – quella albanese – profondamente radicata nelle società europee che si rivolge alle istituzioni incaricate di valutare i progressi dell’Albania verso l’adesione all’UE e chiede di essere ascoltata sulla reale situazione politica dell’Albania. Il giorno seguente, il 4 ottobre, è prevista a Bruxelles un’altra manifestazione, organizzata dalla comunità albanese del Kosovo in risposta alla sentenza pronunciata il 16 settembre dalle Camere specializzate del Kosovo all’Aia nei confronti di quattro ex comandanti dell’Esercito di liberazione del Kosovo (UÇK). The Albanian diaspora mobilizes in Brussels on October 3, 2026, with the message “Albania Is Not for Sale,” in support of the Flamingo Revolution.   Gli albanesi si riuniscono a Bruxelles il 3 ottobre 2026 nell’ambito della Rivoluzione dei Fenicotteri per dire che “L’Albania non è in vendita”. Pressenza Albania
September 30, 2026
Pressenza
Ginevra e Firenze dicono: “L’Albania non è in vendita” dopo Bologna e vari Comuni toscani
Dopo Bologna e le mozioni approvate in Toscana, la solidarietà con la Rivoluzione dei Fenicotteri arriva nel Consiglio Comunale di Ginevra. La protesta nata in Albania per difendere Narta, Zvërnec, Sazan e gli altri beni comuni del Paese continua a farsi sentire oltre confine, grazie anche alla presenza e all’iniziativa politica di una diaspora albanese ben radicata e attiva nei Paesi in cui vive. Il 15 settembre, su proposta di 24 suoi membri, è stata presentata al Consiglio municipale di Ginevra la risoluzione R-338-184, «L’Albania non è in vendita: sostegno alle mobilitazioni per la difesa della costa e dei beni comuni». Il testo è stato approvato nella seduta del 16 settembre 2026 con 41 voti favorevoli, 34 contrari e nessuna astensione, come racconta in questo articolo di approfondimento Citizens, testata albanese di citizen journalism che segue la Rivoluzione dei Fenicotteri fin dalle sue prime mobilitazioni. La risoluzione riconosce il valore ecologico di Narta, Zvërnec e Sazan ed esprime preoccupazione per l’impatto dei grandi progetti turistici sulla biodiversità, sulle risorse idriche e sull’accesso delle comunità locali alla costa. Collega così la difesa dell’ambiente a quella di territori considerati patrimonio comune. Il testo richiama i lavori avviati nell’area di Pishë Poro–Narta, le controversie sulla proprietà terriera a Zvërnec e il dissenso manifestato da abitanti, scienziati e organizzazioni civiche. La risoluzione R-338-184, presentata al Consiglio Comunale di Ginevra il 15 settembre 2026 a sostegno delle mobilitazioni per la difesa del litorale e dei beni comuni in Albania. Il Consiglio Comunale prende atto del passaggio dalle prime mobilitazioni di Zvërnec alle manifestazioni nazionali di Tirana e riconosce che le proteste organizzate a Ginevra, nel resto della Svizzera e in altri Paesi europei hanno conferito alla vicenda una dimensione internazionale. Richiamando anche la posizione del Parlamento Europeo sulle aree protette, la risoluzione accoglie alcune delle principali richieste del movimento: protezione delle aree naturali, trasparenza sui progetti turistici riguardanti la costa, valutazioni d’impatto indipendenti e consultazione effettiva delle comunità prima di qualsiasi trasformazione irreversibile. I territori, afferma in sostanza il documento, non possono essere trattati come merci da assegnare al miglior offerente. Per questo invita l’esecutivo della città di Ginevra a prendere posizione nello stesso senso. La risoluzione sottolinea inoltre la necessità di garantire la libertà di espressione, riunione e manifestazione pacifica. Un richiamo ancora più urgente alla luce delle repressioni e dei fermi avvenuti durante le proteste nei pressi del Parlamento albanese, soprattutto in occasione delle sedute parlamentari. Interessante notare che, tra le ragioni della risoluzione, nel suo ultimo punto appare la comunità albanese di Ginevra. Il Consiglio Comunale riconosce che molte delle persone che ne fanno parte mantengono legami stretti con l’Albania e sono coinvolte nel suo futuro politico, sociale e ambientale. Infatti la risoluzione è anche il risultato del lavoro delle albanesi e degli albanesi di Ginevra, che hanno portato le richieste della Rivoluzione dei Fenicotteri fuori dalle piazze e dentro il dibattito politico svizzero. E questo vale anche per la moltitudine di mobilitazioni diasporiche, grazie a cui una protesta nata a difesa della costa albanese è arrivata nei dibattiti internazionali attraverso il lavoro mediatico, informativo e di sensibilizzazione. La diaspora della Svizzera è qui. L’Albania appartiene! Il gruppo di coordinamento ha informato i media locali, preso contatto con i partiti e seguito il percorso della proposta fino al voto. Dorina Xhixho, Edon Duraku e Marigona Hyseni sono state tra le persone impegnate nell’iniziativa. Dorina afferma che “dare risonanza alle proteste presso i media e le istituzioni dei Paesi in cui vive la diaspora è parte del suo ruolo. E la comunità albanese in Svizzera intende seguire questo risultato e continuare a sostenere chi manifesta in Albania: la solidarietà, in questo caso, è diventata un’azione politica costruita nel luogo in cui la comunità vive. In particolare, per chi l’ha promossa, il voto è il primo passo che dovrà dare seguito ad ulteriori iniziative, lettere e contatti politici. Abbiamo già raccontato come la Rivoluzione dei Fenicotteri abbia allargato, settimana dopo settimana, le proprie forme di azione: ai presìdi si sono affiancati esposti, iniziative referendarie e mobilitazioni nei territori. Il passaggio nei consigli municipali aggiunge un’altra possibilità: chiedere alle istituzioni dei luoghi in cui vive la diaspora di ascoltare e rilanciare le rivendicazioni di chi manifesta in Albania. Ginevra è uno dei principali centri della diplomazia multilaterale, in quanto ospita organismi delle Nazioni Unite e numerose organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani e nell’azione umanitaria. Per questo una risoluzione approvata dal suo Consiglio Comunale offre alle richieste della Rivoluzione dei Fenicotteri una visibilità particolare.  Le mozioni non fermano da sole un progetto edilizio, né sostituiscono le decisioni delle autorità albanesi, ma rendono più difficile trattare la difesa della costa come una questione isolata o soltanto locale. Ginevra si aggiunge alle prese di posizione già arrivate dall’Italia. Il Consiglio Comunale di Bologna ha approvato all’unanimità, con 22 voti favorevoli, una mozione di solidarietà alle cittadine e ai cittadini albanesi impegnati nelle proteste per la trasparenza, la giustizia sociale, la tutela ambientale e il rafforzamento dello Stato di diritto. La mozione nasce su iniziativa del consigliere italo-albanese Detjon Begaj, che ha seguito da vicino le proteste in Albania, raccontandole in questo reportage su Comune-info riportato anche qui. Begaj ha inoltre partecipato alla missione della Global Sumud Flotilla a sostegno della Rivoluzione dei Fenicotteri, mentre l’ordine del giorno esprime vicinanza alla comunità albanese di Bologna e dell’intero territorio metropolitano. Il Consiglio Comunale di Bologna approva all’unanimità dei presenti la mozione di solidarietà con le mobilitazioni in Albania: 22 voti favorevoli, nessun contrario e nessun astenuto. Il consigliere Detjon Begaj presenta al Consiglio Comunale di Bologna la mozione a sostegno della Rivoluzione dei Fenicotteri e della difesa dei beni comuni in Albania. In Italia però il primo Comune ad approvare una mozione di solidarietà è stato quello toscano di Terranuova Bracciolini  il 2 luglio. Il testo, nato dalla collaborazione tra la consigliera Loriana Valoriani e l’attivista di Flamingo Revolution Toscana Klara Dervishi, è stato poi approvato anche in altri amministrazioni e organismi di quartiere della Toscana, dando spazio alle richieste della mobilitazione e della diaspora albanese residente: Pontedera (voto unanime), Pistoia e Dicomano. A questi si sono poi aggiunti San Miniato e Capannori su iniziativa del consigliere Nikolin Gjoni. Schermata della seduta del Consiglio Comunale di Capannori in cui la mozione “Solidarietà al popolo albanese” è stata approvata all’unanimità dei presenti: 17 voti favorevoli, nessun contrario e nessun astenuto. Il Consiglio del Quartiere 4 di Firenze aveva dato il via libera della Commissione 7. Ma oggi, lunedì 21 settembre, passaggio distinto dal voto già espresso, anche il Consiglio comunale di Firenze ha approvato la risoluzione all’unanimità dei votanti, con 20 voti favorevoli, nessun contrario, nessuna astensione e tre non votanti. Il Consiglio Comunale di Firenze approva la risoluzione a sostegno delle mobilitazioni in Albania: 22 voti favorevoli, nessun contrario e nessun astenuto. Da Tirana a Ginevra, passando per Bologna e Firenze, un chiaro invito alla solidarietà tra popoli! Fioralba Duma
September 21, 2026
Pressenza
Albania, settembre comincia con la repressione: 14 arresti alla protesta dei Fenicotteri
Dopo un agosto in cui il movimento dei fenicotteri si è mostrato capace di resistere al caldo, alle vacanze e al silenzio di una parte dei media. Un mese di presìdi quotidiani, iniziative della diaspora e nuove forme di solidarietà internazionale. Agosto aveva visto la diaspora tornare simbolicamente e materialmente in Albania, anche attraverso la traversata della Global Sumud Flotilla da Brindisi a Valona. Settembre si apre invece in modo diverso: con le porte dei commissariati, le immagini dei manifestanti trascinati e 14 persone private della libertà. La sera del 1° settembre, la 94ª giornata consecutiva della Rivoluzione dei Fenicotteri si è conclusa con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, almeno una persona ferita, numerosi accompagnamenti nei commissariati e 14 arresti. ©️Trivet – Un cartello che pone la domanda “Polizia di stato o Stato di Polizia?” La protesta era iniziata come ogni sera davanti alla sede del governo, a Tirana, ma questa volta non c’è stato un presidio come eravamo abituati a vederlo nei 93 giorni scorsi della mobilitazione. Diversamente dalle sere precedenti, non si sono tenuti i consueti discorsi sul viale “Dëshmorët e Kombit”. Quando si è diffusa la notizia che Edi Rama si trovava ancora nel suo ufficio, i manifestanti si sono diretti verso gli ingressi della sede governativa e si sono seduti sulla strada, in rruga Ismail Qemali, bloccando uno degli ingressi principali utilizzati dal primo ministro e dagli altri funzionari. In una prima fase, la polizia è apparsa impreparata. Sono stati necessari circa trenta minuti per far arrivare rinforzi e costruire un cordone di sicurezza. Agli agenti già presenti si sono aggiunti reparti delle “Shqiponja”, le Aquile della polizia albanese, e le Forze di intervento rapido. Sul posto è stato portato anche un mezzo dotato di cannone ad acqua, rimasto però fermo per tutta la durata del blocco. Attraverso un megafono, la polizia ha ripetutamente ordinato ai manifestanti di liberare la strada e gli ingressi. Una parte dei partecipanti si è seduta sull’asfalto e ha continuato il presidio. La situazione si è progressivamente irrigidita fino agli scontri fisici. Le immagini che abbiamo visto, dal vivo e in diretta dai media e sui social hanno mostrato persone trascinate, spinte e caricate sui mezzi della polizia, telefoni sequestrati senza poter avvisare i parenti, e una persona con la mano ferita. Tra le persone portate via dagli agenti  – e ancora in stato di fermo – anche coloro che partecipano da mesi al controllo del microfono durante il presidio o dirigono la marcia. L’attivista Arvina Lleshi, ripresa durante il fermo, ha dichiarato di essere rimasta fino a quel momento in disparte, seduta, e di avere manifestato pacificamente. Ha inoltre denunciato che gli agenti le avrebbero sottratto il telefono cellulare senza poter avvisare la madre e la sorella con disabilità. Andi Tepelena è stato fermato per 4 ore ma poi rilasciato con un procedimento penale a suo carico. Dopo i primi fermi, la mobilitazione si è spostata davanti ai commissariati numero 1 e numero 3, dove i manifestanti hanno chiesto informazioni e la liberazione delle persone trattenute. Sembrerebbe che Edi Rama avrebbe lasciato l’edificio proprio dopo l’allontanamento dei manifestanti. Tuttavia anche davanti al commissariato numero 3 si sono registrati momenti di tensione e nuovi accompagnamenti. Quattordici persone arrestate e tre indagate La mattina del 2 settembre, la Polizia di Tirana ha comunicato che 14 persone, di età compresa tra i 22 e i 52 anni, erano state arrestate in flagranza, mentre altre tre risultavano indagate a piede libero. > Sono stati arrestati in flagranza i cittadini: D. G., 50 anni; J. M., 38 anni; > E. L., 28 anni; E. A., 35 anni; S. B., 50 anni; L. Gj., 47 anni; V. Sh., 52 > anni; F. M., 22 anni; D. A., 29 anni; B. M., 34 anni; A. Ll., 28 anni; Y. B., > 38 anni; A. K., 46 anni e A. D., 30 anni. Gli atti sono stati trasmessi alla > Procura, che ha avviato un procedimento penale a piede libero nei confronti > dei cittadini M. J., 47 anni; A. T., 54 anni e A. G., 56 anni. Secondo Citizens.al, complessivamente 17 persone sono state accompagnate nei commissariati: 14 sono state successivamente arrestate e tre indagate a piede libero. L’avvocato Lulzim Tanushi, che rappresenta le due donne arrestate, ha definito “sproporzionato” l’uso della forza da parte della polizia. Secondo l’elenco pubblicato da BalkanWeb, gli arrestati sono Dritan Goxhaj, Junik Matoshi, Edison Lika, Erlind Almeta, Sokol Bushi, Lulzim Gjini, Valtion Shameti, Florian Manarkolli, Desiderjo Alimucaj, Bora Mitrovica, Arvina Lleshi, Ylli Brahaj, Arben Kola e Aumiraldi Dalliu. La Procura di Tirana procede per quattro ipotesi di reato: organizzazione e partecipazione a manifestazione illegale, resistenza a pubblico ufficiale, disturbo della quiete pubblica e interruzione della circolazione stradale. Nella propria ricostruzione, la polizia sostiene che i manifestanti abbiano impedito l’accesso alla sede del governo mentre al suo interno si trovavano “alte personalità dello Stato”, ostacolandone gli spostamenti. Afferma inoltre che alcuni partecipanti abbiano spinto e colpito gli agenti durante l’intervento. La nota ufficiale, tuttavia, non indica agenti feriti né danni materiali prodotti durante gli scontri, come rilevato anche da Reporter.al, la testata di BIRN Albania. Le responsabilità individuali dovranno quindi essere accertate e tutte le persone arrestate devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva. Il deputato di Lëvizja Bashkë Redi Muçi, presente davanti al commissariato numero 3, ha denunciato mancanza di trasparenza sui fermi e un uso violento della forza. Anche Agron Shehaj, leader di Mundësia, ha affermato di avere visto segni di percosse sui corpi di alcuni fermati. Il capogruppo parlamentare del Partito Democratico, Gazment Bardhi, ha invece chiesto la liberazione immediata delle 14 persone, definendo gli arresti un tentativo di intimidire il movimento. Un salto di “qualità” nella risposta repressiva Sebbene gli arresti del 1° settembre non costituiscano un episodio isolato – abbiamo già raccontato che nel corso dei tre mesi di mobilitazione, la polizia è già intervenuta più volte con accompagnamenti, manganelli, spray urticante, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, soprattutto durante le manifestazioni organizzate davanti al Parlamento, la vicenda del 1° settembre rappresenta però un passaggio ulteriore: non soltanto fermi effettuati durante la protesta, ma la trasformazione di 14 accompagnamenti in arresti e l’apertura simultanea di procedimenti per quattro reati. ©Trivet – Poster per il giorno seguente alla protesta repressiva “Le vostre manette non possono imprigionare la nostra rivolta”   ©Trivet – Poster per il giorno seguente alla protesta repressiva “Le vostre manette non possono imprigionare la nostra rivolta” Fioralba Duma
September 3, 2026
Pressenza
Centinaia di membri della diaspora albanese attesi a Tirana per il 76° giorno della Rivoluzione dei Fenicotteri
Dopo 76 giorni di proteste pacifiche contro il governo e i progetti di sviluppo legati a Jared Kushner e Ivanka Trump, il movimento “Rivoluzione dei Fenicotteri” attende l’arrivo di centinaia di membri della diaspora il 14, 15 e 16 agosto, che si uniranno alle manifestazioni serali a Tirana, sul Boulevard dei Martiri della Nazione. I coordinatori della diaspora provenienti da decine di città internazionali hanno organizzato l’arrivo di centinaia di persone dalla Germania, dal Regno Unito, dalla Francia, dall’Austria e da altri Paesi. “Sosteniamo lo sviluppo del Paese, ma lo sviluppo deve essere realizzato nel modo giusto, nell’interesse dei cittadini e non in quello di una ristretta cerchia di persone. Soprattutto, ci opponiamo a leggi e progetti creati ad hoc che distruggono il nostro patrimonio culturale e naturale. Le aree protette devono rimanere intatte. Chiediamo l’abrogazione della Legge n. 21/2024 e non accetteremo alcun progetto che causi distruzione in nome dello sviluppo. Chiediamo a Jared Kushner e Ivanka Trump di ritirarsi dai progetti di Zvërnec e Sazan. Inoltre, chiediamo la rimozione di questa classe politica, di cui non ci fidiamo più, e la democratizzazione del Paese.” Paola Kolaj, Membro della Diaspora e Coordinatrice, Parigi, Francia La “Rivoluzione dei Fenicotteri”, come è stata soprannominata dagli attivisti locali, è stata inizialmente innescata dai progetti di resort di lusso proposti da Jared Kushner, genero di Donald Trump, e Ivanka Trump, in riserve naturali protette in Albania. A Zvërnec, nel paesaggio protetto di Vjosa-Narta, è stata eretta una recinzione di filo spinato, limitando l’accesso locale a uno dei tratti di costa naturale più preziosi e a uno degli ultimi ecosistemi costieri incontaminati del Mediterraneo. Nel 2024, il governo, guidato dal Primo Ministro Edi Rama del Partito Socialista di centrosinistra, ha approvato la Legge 21/2024, che consente al Consiglio Territoriale Nazionale di rilasciare permessi per resort turistici di lusso in qualsiasi parte del Paese, anche in aree protette. Tre giorni dopo l’approvazione della legge, il genero di Donald Trump, Jared Kushner, ha reso pubblici i suoi piani per la realizzazione di complessi di lusso nella zona di Zvërnec e sull’isola di Sazan, un’area marina protetta al largo della costa albanese. “Dalla modifica della legge sulle aree protette, ora nota come legge n. 21/2024, le aree protette in Albania sono state oggetto di progetti turistici su larga scala, come hotel a cinque stelle e resort di lusso. Il progetto di sviluppo turistico a Zvërnec desta particolare preoccupazione. Situato in un’area di eccezionale valore ecologico e paesaggistico all’interno del Paesaggio Protetto di Vjosa-Narta, il famigerato progetto Kushner-Rama-Al-Khayyat illustra come la realizzazione di una singola struttura turistica su larga scala possa innescare una trasformazione ben più ampia di un’area protetta e mettere a rischio di annientamento habitat importanti per numerose specie.” Denisa Kasa, Project Manager at Protection and Preservation of Natural Environment in Albania Sebbene innescato dai progetti di Kushner e Trump, il movimento pacifico, giunto ormai al terzo mese di proteste serali, si è ampliato notevolmente: l’obiettivo politico immediato è ora la dimissione dell’intero governo. In seguito, i manifestanti chiedono un governo tecnico della durata di un anno che prepari il Paese a nuove elezioni, insieme all’abrogazione della Legge 21/2024 e di altre leggi cruciali relative agli investimenti esteri e al codice elettorale. Quest’estate, la considerevole diaspora albanese ha organizzato proteste in diverse città d’Europa e d’America; il 20 giugno, centinaia di persone sono arrivate in aereo o in auto a Tirana per dare il loro sostegno, dando vita alla più grande manifestazione dall’inizio del movimento. Gli organizzatori stimano che abbiano partecipato oltre 100.000 manifestanti. In un Paese piccolo come l’Albania, con 2,33 milioni di abitanti, 100.000 manifestanti equivalgono a 12,7 milioni di persone negli Stati Uniti e le proteste serali sono continuate da allora. La Rivoluzione dei Fenicotteri ha unito persone di ogni schieramento politico, con giovani, attivisti ambientalisti, pensionati, giovani famiglie e influencer che si sono uniti per creare slancio e fare pressione sul primo ministro affinché si dimetta. Le manifestazioni pacifiche sul Viale dei Martiri sono adatte alle famiglie, con un’area dedicata al disegno per bambini allestita da artisti locali e volontari, e un “podio popolare” aperto ai cittadini comuni che desiderano parlare ed esprimere il loro dissenso nei confronti del governo. Dopo i cortei, i manifestanti sfilano per le strade di Tirana, con molti residenti che li salutano dai balconi, tassisti che suonano il clacson e turisti che osservano dai caffè (a volte unendosi alla protesta). Il movimento è di base e decentralizzato, senza leader definiti, ma solo “coordinatori” delle proteste. È una rivolta contro lo status quo e l’establishment politico che ha governato il Paese negli ultimi 36 anni, una protesta contro la corruzione e contro l’oligarchia. Si prevede che le proteste continueranno ogni sera fino all’autunno, fino alle dimissioni del governo. Per contatti e informazioni: Paola Kolaj – Attivista, Coordinatrice dalla Diaspora, Parigi, kolajpaola@gmail.com +33 7 80 06 0284 Denisa Kasa – Project Manager, PPNEA d.kasa@ppnea.org +355 69 403 7715 Mei Seva – Fotografa, attivista, membro della diaspora studio@meiseva.com +1 917 301 9217 Pressenza Albania
August 15, 2026
Pressenza
Nuovi fronti della Rivoluzione dei Fenicotteri. 75° giorno di protesta
Sono trascorsi altri giorni, altre settimane, ed è iniziato il terzo mese di protesta. Oggi la Rivoluzione dei Fenicotteri raggiunge il suo 75° giorno consecutivo. Nonostante il caldo e le vacanze, agosto trova l’Albania ancora attraversata da una mobilitazione che non si è esaurita e che, nel frattempo, ha aperto nuovi fronti. Anche nei giorni in cui le temperature hanno superato i 35 gradi, i manifestanti hanno continuato a riunirsi ogni sera davanti alla sede del governo. Per fare un esempio, le temperature serali nel “Bulevardi Dëshmorët e Kombit”, registravano 38°. Nelle ultime settimane la mobilitazione si è estesa nelle forme e nei territori. Ai presìdi quotidiani di Tirana si sono affiancati esposti alla SPAK, la Procura speciale contro la corruzione e il crimine organizzato, iniziative referendarie e proteste contro la proposta di riforma amministrativo-territoriale. ©️Trivet Il fenicottero è diventato simbolo della resistenza e ha mostrato tutta la creatività albanese Dal Parlamento al commissariato Il 27 luglio, durante l’ultima seduta parlamentare prima della pausa estiva, i manifestanti sono tornati davanti al Parlamento. Ad attenderli hanno trovato un imponente dispositivo di sicurezza, con gli accessi alla zona chiusi e le forze dell’ordine schierate su un perimetro molto più ampio del consueto. Dodici persone sono state accompagnate nei commissariati e alcune sarebbero state fermate mentre filmavano, aiutavano una manifestante caduta o si trovavano lontane dal principale punto di tensione. Sono state tutte rilasciate dopo alcune ore, ma il tentativo di intimidazione per chi manifesta rimane chiaro. ©️Trivet 27 luglio, protesta di fronte al Parlamento albanese e le transenne della polizia ben oltre lo spazio del Parlamento Pochi giorni prima, Edi Rama aveva presentato la BESA, un documento strategico con cui il governo riconosce l’esistenza di una crisi di fiducia nel governo e propone nuovi strumenti di “ascolto” e “dialogo”, una trasparenza che le istituzioni e la legge dovrebbero già garantire. Lo fa, però, appropriandosi tanto del fenicottero, simbolo della protesta, quanto della besa, concetto centrale della cultura albanese legato alla parola data e alla responsabilità verso la comunità, piegandoli alla propaganda governativa. ©️Trivet Un cartello che domanda “Polizia di stato o Stato di Polizia?” Nuovi fronti territoriali Un nuovo focolaio di protesta è stato aperto dalla proposta governativa di riforma amministrativo-territoriale. La bozza prevede di ridurre le bashki da 61 a 46, cancellando attraverso gli accorpamenti quindici Comuni: Përrenjas, Poliçan, Dimal, Divjakë, Klos, Memaliaj, Belsh, Rrogozhinë, Libohovë, Selenicë, Maliq, Patos, Cërrik, Këlcyrë e Fushë-Arrëz. Al 3 agosto le contestazioni alla riforma avevano interessato almeno 12 Comuni e oggi, 13 agosto, l’opposizione ha raggiunto tutti e 15 i Comuni destinati all’accorpamento. In 14 con manifestazioni pubbliche, mentre a Cërrik attraverso una raccolta firme. Ad alimentare le proteste ha contribuito anche la gestione degli incendi, che ha reso ancora più evidente la fragilità dei territori e delle strutture chiamate a proteggerli. Le fiamme hanno raggiunto, tra le altre zone, le colline intorno a Kruja, la città di Scanderbeg, minacciando abitazioni, depositi di esplosivi e il sito archeologico di Albanopolis e costringendo all’evacuazione gli abitanti di alcuni villaggi. Proprio nel momento più grave dell’emergenza si è dimesso il direttore dei Vigili del Fuoco. ©️Trivet Protesta a Belsh. I cartelli dicono “I Comuni per i cittadini, non per i potenti” e “Il nostro Comune non è un numero”. Le mobilitazioni territoriali hanno cominciato anche a produrre i primi risultati, sebbene ancora parziali. Il 5 agosto la società elettrica pubblica KESH ha sospeso i lavori sul fiume Mërtur, dopo le proteste degli abitanti di Nikaj-Mërtur. La sospensione non equivale ancora alla cancellazione del progetto: i residenti chiedono una revisione completa e garanzie per la tutela del fiume e dell’ecosistema. Una prima vittoria è arrivata anche per 74 famiglie coinvolte nel progetto TID a Durazzo, dopo un anno di mobilitazioni, dove il governo ha abrogato l’atto del 2020 che istituiva la Zona di nuova edificazione n. 5 nel quartiere storico di Epidamn, pur senza cancellare formalmente il contestato progetto. Come a Mërtur, dunque, la resistenza ha costretto le istituzioni a fare un passo indietro senza risolvere definitivamente la vertenza: i residenti chiedono ancora la sospensione e la revisione del progetto, oltre alla pubblicazione integrale degli atti. Dalla piazza al terreno legale Il Centro ResPublica e l’associazione ambientalista EcoAlbania hanno avviato una vertenza legale contro i lavori effettuati con i bulldozer sulle dune di Pishë Poro-Narta. Secondo le organizzazioni, gli interventi presentati come “preliminari” avrebbero già danneggiato habitat, vegetazione e delicati equilibri tra laguna e mare. Il 7 agosto è stata poi annunciata un’iniziativa per promuovere un referendum abrogativo contro la legge 21/2024 sulle aree protette, una delle 5 richieste della piazza. Considerato che in Albania l’ultimo referendum nazionale risale al 1998 e riguardava l’approvazione della Costituzione, significa rivendicare anche una forma di partecipazione diretta di fronte a istituzioni considerate incapaci di ascoltare. Dal 12 agosto è stata infine avviata una raccolta di firme per presentare alla SPAK una denuncia contro Edi Rama e altri funzionari pubblici con l’intento di chiedere di verificare le procedure seguite per i progetti previsti a Zvërnec, Rrjoll e Divjakë-Karavasta e il ruolo delle modifiche legislative ad hoc che hanno aperto le aree protette agli investimenti turistici, sulla base di quello che viene raccontato da Albanian Files. ©️Trivet Un cartello che ironizza e accusa il libro The Albanian Files Una protesta locale, nazionale e geopolitica Nel nord del Kosovo sono state scoperte delle fosse comuni nell’area di Zubin Potok, a Kalludër e a Jabukë e le ricerche proseguono. Secondo le autorità kosovare, i ritrovamenti potrebbero essere collegati a persone sequestrate e uccise nella primavera del 1999, genocidio troppo spesso dimenticato dal dibattito ma che ancora conta 1.600 dispersi. Quasi contemporaneamente è stata annunciata l’apertura di un consolato serbo a Scutari e Bujanova. Questa prospettiva ha provocato la manifestazione del 2 agosto a Scutari. Ad alimentare ulteriormente la protesta sono intervenute anche le vicende internazionali. Durante la visita a Belgrado, Volodymyr Zelensky ha ribadito che l’Ucraina non riconosce l’indipendenza del Kosovo e continua a considerarlo parte dell’integrità territoriale serba. Nonostante fosse una conferma di cose già dette, le reazioni sono state forti a Pristina e Tirana, soprattutto considerando il sostegno politico, umanitario e materiale offerto all’Ucraina dal Kosovo e dall’Albania. La memoria del genocidio vissuto sulla pelle degli albanesi e delle guerre attuali ha rafforzato la contestazione soprattutto dei rapporti tra Rama e Vučić, che all’epoca del genocidio era Ministro della Propaganda, rafforzando il concetto di “tradimento degli interessi del popolo” e di complicità. ©️Trivet Immagine della marcia di fine presidio Territorio, crisi climatica, democrazia diffusa, memoria e diaspora, politica estera e giustizia continuano a convergere dentro una mobilitazione che non ha mai avuto una sola rivendicazione. Il fenicottero è diventato il simbolo della resistenza di un popolo. Fioralba Duma
August 13, 2026
Pressenza
La Global Sumud Flotilla a sostegno della Rivoluzione dei Fenicotteri
Il 20 agosto una delegazione della Global Sumud Flotilla, composta da attiviste e attivisti, membri della comunità albanese della diaspora, divulgatori e persone appartenenti a realtà ecologiste, salperà dal porto di Brindisi, in Puglia, per raggiungere l’isola di Sazan, in Albania. All’arrivo, si uniranno alle proteste in corso sull’isola e sulla terraferma. La scelta del porto di partenza non è casuale: in occasione del trentacinquesimo anniversario dagli accadimenti della Vlora, i figli dei superstiti di questa tragedia torneranno in Albania sulle barche della Flotilla, in supporto della protesta popolare. L’iniziativa nasce dalla collaborazione della Global Sumud Flotilla con i collettivi Mesdhe, Palestine e Lire, impegnati per i diritti dei migranti, contro la detenzione amministrativa e a sostegno della causa palestinese; le imbarcazioni su cui avverrà la spedizione sono state recuperate e messe a disposizione dopo essere state danneggiate e lasciate alla deriva dall’esercito israeliano in seguito alle intercettazioni  avvenute durante l’ultima missione della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza. La spedizione mira a supportare la Rivoluzione dei Fenicotteri, la mobilitazione del popolo albanese che dal 16 maggio si oppone alla vendita dell’isola al fondo di investimento gestito da  Jared Kushner, genero del presidente Trump, e alla irregolarità degli accordi infrastrutturali promossi dal governo di Edi Rama. L’iniziativa è parte di una mobilitazione più ampia contro l’espansione economica, finanziaria e politica dell’alleanza USA-Israele, esplicata nei progetti di controllo strategico del Mediterraneo e delle sue coste, come il tentativo di “acquisizione” dell’isola protetta di Sazan. L’avanzata coloniale in Albania: il ruolo di Kushner e la risposta della Rivoluzione dei Fenicotteri Nel gennaio 2025 è stata approvata in via preliminare la cessione dell’isola ad  Affinity Partners , la società di private equity fondata da Jared Kushner, per la realizzazione di un resort di lusso dal valore stimato di 1,4 miliardi di dollari, attraverso la controllata Atlantic Incubation Partners LLC. L’operazione è stata resa possibile dalla legge albanese 21/2024, che consente l’avvio di attività economiche e progetti edilizi di lusso in aree ecologicamente sensibili e protette. Jared Kushner non è un semplice investitore: membro del “Board of Peace”, è il  promotore della “Riviera di Gaza”, il piano presentato al World Economic Forum di Davos nel gennaio 2026 per la trasformazione della Striscia in un polo turistico e finanziario. È il referente di Trump per le relazioni con l’Asia Sud-Occidentale, nonché suo importante sostenitore e finanziatore. Ha inoltre vantato i suoi rapporti politici e personali con Benjamin Netanyahu e mantiene stretti contatti strategici con l’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), coordinandosi su punti chiave della politica filoisraeliana già dalla prima presidenza di Trump. Considerato l’architetto della storica normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Israele e diverse nazioni arabe, i cosiddetti  “Accordi di Abramo”, Kushner è oggi il volto di un’espansione neocoloniale che si muove su diversi fronti. Lo stesso attore economico coinvolto nel piano su Gaza risulta oggi protagonista dell’operazione immobiliare a Sazan, in una regione che riveste anche rilevanza energetica e commerciale per l’Europa e l’Occidente. La risposta della popolazione albanese è esplosa il 16 maggio 2026, dopo che l’isola è stata circondata da filo spinato e le guardie del cantiere hanno aggredito un residente durante una protesta pacifica. La protesta si è estesa a livello nazionale, con il nome di Rivoluzione dei Fenicotteri e unisce le denunce della corruzione e delle irregolarità negli appalti pubblici legati a grandi opere infrastrutturali promosse dal governo di Edi Rama con le rivendicazioni ambientaliste legate all’area protetta. Sazan, un nodo strategico del Mediterraneo tra ecologia e geopolitica Sazan, situata nel Canale di Otranto a ridosso della laguna protetta di Vjosa-Narta, è da decenni uno dei nodi strategici del Mediterraneo, oggetto di ripetute occupazioni, anche da parte dell’Italia nel 1914 e nel 1939. La posizione dell’isola sul canale si intreccia con gli interessi energetici e le strategie di controllo delle rotte commerciali, come il progetto IMEC (India-Middle East-Europe Economic Corridor), il grande piano logistico e infrastrutturale lanciato al G20 di New Delhi nel settembre 2023, che vede in Trieste il polo strategico di collegamento con il Nord Europa. Proprio per Sazan passa il  Trans Adriatic Pipeline (TAP), il gasdotto che parte dalla frontiera tra Turchia e Grecia e trasporta gas nel continente. L’isola è inoltre l’unico sito di nidificazione del fenicottero rosa in Albania e punto di passaggio per oltre 200 specie di uccelli migratori. Conserva circa 3.600 bunker risalenti all’epoca sovietica, testimonianza del suo passato di snodo strategico-militare. La sua trasformazione in un resort di lusso rappresenterebbe anche un disastro ecologico e una cancellazione della memoria storica. Casi analoghi di estrattivismo e speculazione immobiliare si verificano anche sulle coste dell’Adriatico italiano, come il già contestato resort proposto da Four Season a Ostuni, ad opera della società Omnam Investment Group, guidata dall’imprenditore israeliano David Zisser. Il progetto prevede la realizzazione di un resort da 100 milioni di dollari in un’area naturale, progetto che ha suscitato l’opposizione di comitati cittadini e associazioni ambientaliste. L’obiettivo dell’iniziativa di GSF è quindi quello di connettere le coste e le lotte, moltiplicando la forza delle proteste. L’appello della Global Sumud Flotilla Non possiamo inoltre dimenticare la storia dei rapporti tra Italia e Albania, dalle due occupazioni militari del Novecento fino al recente protocollo Italia-Albania del 2023 per la gestione extraterritoriale di migranti nei centri di Shëngjin e Gjadër, quest’ultimo convertito nel 2025 nell’ennesimo disumano Centro per il Rimpatrio (CPR). Si delinea così un continuum di sfruttamento e controllo, che dalle coste albanesi si estende a quelle italiane, passando per gli interessi energetici e la complicità istituzionale. La nostra storia è gravemente segnata da crimini ai danni del popolo albanese, come l’episodio della nave Vlora: l’8 agosto 1991, oltre 20.000 persone arrivarono in nave in cerca di asilo. Quella che avrebbe dovuto essere una richiesta di protezione umanitaria si trasformò in una delle pagine più vergognose della storia repubblicana italiana. I passeggeri – uomini, donne, bambini – furono rinchiusi nello Stadio della Vittoria di Bari in condizioni disumane, senza cibo, senza acqua, senza assistenza sanitaria. Decine di persone morirono, altre furono colpite da malori e malattie. E quando il governo italiano decise di rispondere, lo fece con la più grande operazione di rimpatrio forzato della storia repubblicana: 17.000 persone furono deportate, rispedite in un’Albania sull’orlo del collasso, abbandonando ogni pretesa di umanità e rispetto del diritto d’asilo. La Global Sumud Flotilla si mobilita ancora per denunciare l’espansione coloniale e il furto di terre a opera di Kushner e dei suoi alleati, che coniuga interessi economici, speculazione edilizia e controllo geopolitico del Mediterraneo. Siamo al fianco della Rivoluzione dei Fenicotteri e del popolo albanese e invitiamo tutte le realtà della società civile a sostenere questa battaglia.   Global Sumud Flotilla
August 13, 2026
Pressenza
La Rivoluzione dei Fenicotteri continua nonostante fermi e intimidazioni
Il 23 luglio, nel suo ormai 54° giorno, la protesta si è tenuta – in aggiunta all’appuntamento fisso del pomeriggio – anche la mattina a partire dalle 8:00 davanti al Parlamento. Diverse centinaia di persone si sono radunate intorno al Parlamento, mentre all’interno era in corso la seduta plenaria che avrebbe deciso sulla proprietà delle terre agricole agli stranieri. Più che in un unico punto, i manifestanti si sono distribuiti intorno ai diversi ingressi del Parlamento, già circondato da transenne metalliche e da ingenti schieramenti di polizia. La polizia, che per legge avrebbe dovuto avere la targa identificativa nell’uniforme quel giorno non l’aveva. Un segno di quello che avrebbe seguito. ©️Trivet La polizia albanese in tenuta antisommossa ma senza i codici identificativi Ormai sapete che le manifestazioni principali si svolgono nel tardo pomeriggio ogni giorno da oltre cinquanta giorni, con il corteo da piazza Skanderbeg che si dirige verso la sede del premier, per il presidio che dura diverse ore e poi la marcia che continua per altro tempo e percorso indefiniti. A questi appuntamenti fissi che scandiscono ormai la quotidianità della capitale Tirana, si aggiungono azioni straordinarie al mattino o nei weekend. Vengono convocate ad esempio quando il Parlamento è riunito come i presìdi del 2 luglio e del 20 luglio, oppure davanti ad altre istituzioni, come quello del 9 luglio in cui si è protestato davanti al Ministero della Cultura contro i quattro milioni di euro pubblici destinati al concerto di Ye (conosciuto ai più come Kanye), mentre nei fine settimana la mobilitazione si sposta nei territori recintati e sottratti all’accesso pubblico, tra cui Zvërnec (13 maggio, 30 giugno, 6 giugno), Rrjoll (13 giugno) e Kakome (21 giugno). ©️Trivet – Cartellone della protesta del pomeriggio 23 luglio in cui c’è scritto “Metamorfosi non è diventare un insetto, ma quando la polizia serve il crimine e non i cittadini”   ©️Trivet Durante la protesta 9 luglio in cui si è protestato davanti al Ministero della Cultura contro i 4 milioni di euro pubblici destinati al concerto di Ye (Kanye West). Nel cartello c’è scritto “Edi Rama: dove si incontrano l’antisemitismo e il sionismo”   ©️Trivet La mobilitazione del 13 giugno a Rrjoll, uno dei territori recintati e sottratti all’accesso pubblico e dei privati proprietari per il progetto di un oligarca, la famiglia Ulaj di Gener2. Tornando ai disegni di legge in discussione in Parlamento, tra i provvedimenti contestati vi è una bozza di legge pubblicata per la consultazione dal Ministero dell’Agricoltura e dello Sviluppo rurale, intitolata «Sul trasferimento della proprietà dei terreni agricoli a persone fisiche e giuridiche straniere». Il testo apre la strada all’acquisto di terreni agricoli da parte di cittadini e società straniere, prevedendo che le nuove disposizioni producano effetti sette anni dopo l’eventuale adesione dell’Albania all’Unione Europea. Attualmente gli investitori stranieri possono prendere in affitto la terra agricola fino a 99 anni, ma non acquistarla. Il nuovo testo consentirebbe invece la compravendita di terreni privati e statali, compresi quelli appartenenti al fondo delle terre pubbliche definite “disponibili” o non ancora assegnate. In un contesto, quello albanese, in cui ancora tante famiglie non hanno legalizzato le proprie proprietà e tante proprietà e terreni sono contestati. Una proposta di legge discussa pochi giorni dopo che il Viceministro dell’Agricoltura Fatmir Guri e il direttore generale del Ministero israeliano dell’Agricoltura e della Sicurezza alimentare, Oren Lavi, hanno firmato, durante una visita, un memorandum dedicato alle “tecnologie agricole, alla produzione sostenibile, alla sicurezza alimentare e alla ricerca congiunta” tra Albania e Israele. Era il 2 giugno, terzo giorno della Rivoluzione dei Fenicotteri. Intorno alle ore 10, la tensione della protesta, iniziata in modo pacifico, sale drasticamente quando la polizia ha tentato di spostare le barricate per impedire il lancio di uova e pomodori contro i veicoli dei parlamentari. Fallito il tentativo di allontanare i manifestanti, le forze dell’ordine hanno utilizzato spray al peperoncino e due autocisterne ad acqua per disperdere la protesta. Per alcuni minuti, l’ingresso del Parlamento si è trasformato in un luogo di scontro e lancio di pomodori e uova. ©️Trivet Lancio dei pomodori e uova ai poliziotti Dalla piazza, insolitamente fresca nonostante l’ora di punta, si sono levati gli slogan “Rama, dimettiti”, “Rama in carcere, Berisha in carcere” e “Parlamento del crimine”, “È giunta la vostra fine”, ma anche quelli in lingua italiana “Edi Rama figlio di pu***na” o “Edi Rama va******lo”. Gli slogan dedicati alla polizia erano “Polizia del crimine” ma anche “Hiqni kapelet” e “Bashkohuni me ne”, come invito a togliere il cappello e a unirsi alla protesta, per il futuro dell’Albania. ©️Trivet   ©️Trivet I presidi sono continuati fino intorno alle 16, quando la Polizia di Stato ha fermato 32 persone per portarle nei commissariati numero 1 e 3 di Tirana, di cui 2 sono ancora in stato di fermo. Il Comitato Albanese di Helsinki nel suo monitoraggio ha accertato e dichiarato attraverso un suo comunicato stampa che tra le persone fermate vi erano due donne che non avevano compreso per quale ragione fosse stata limitata la loro libertà. Una di loro ha riferito di essere stata portata via mentre stava semplicemente filmando. Elsa Paja, l’attivista, artista e designer  che insieme alle sorelle nel trio artistico Trivet che ha realizzate le foto di quest’articolo e che ha affermato: > “Pensano di spaventarci, ma il comportamento della forze della polizia ci > rafforza soltanto perché dimostra che la Rivolta dei Fenicotteri è dalla parte > giusta, ogni albanese dovrebbe unirsi alle proteste.” Carrie Ann Morgan, un’antropologa socio-linguista americana che vive in Albania da anni, fermata mentre andava a casa, senza essere informata dei suoi diritti né delle accuse rivoltegli. Edison Lika, attivista di Mesdhe e volontario di Drejtesi Sociale trascinato mentre era lontano dalla protesta, collegato in diretto online con la TV di News24 e denunciava live gli inseguimenti della polizia nei confronti dei cittadini. Allo stesso modo l’attivista e consigliere comunale di Tirana per Lëvizja Bashkë, Movimento Insieme, Mirela Ruko: semplicemente per il fatto di essere presente in protesta, senza alcuna accusa specifica di violenza, come riportato da Citizens. Dello stesso partito anche Emiljando Kitaj che ha denunciato, come anche l’attivista Arnen Sula dell’associazione Tek Bunkeri, per i media il trattamento degradante e offensivo della polizia durante l’accompagnamento in centrale. Nel commissariato si trovava anche un manifestante con ferite alla testa e a un braccio, trasferito dopo essere stato prelevato dall’ospedale militare. Stessa cosa che hanno subito altri manifestanti: prelevate dall’ambulatorio dell’urgenza per le ferite causate dalle sostanze usate dalla polizia per finire detenute in commissariato. Le testimonianze raccolte parlano inoltre di persone trascinate a terra e dell’impiego di gas lacrimogeni in presenza di bambini, anziani, persone malate e con disabilità. Il manifestante Skerdi Topalli ha denunciato in particolare il trattamento riservato alle donne e alle madri trascinate via dagli agenti. Tra le persone condotte in commissariato c’era anche Vjolanda Peca, giornalista di Citizens.al, fermata mentre stava documentando la protesta. Il rappresentante del Comitato Albanese di Helsinki Zylyftar Bregu ha condannato sia il fermo sia l’interrogatorio della giornalista che, anche se in quel momento non mostrava il badge dopo essersi identificata come giornalista, avrebbe dovuto ricevere un diverso trattamento da parte della polizia e non subire in una limitazione della libertà. Come denunciato anche dall’Associazione dei Giornalisti Albanesi (AGSh) nella sua dichiarazione. La repressione però non ha disperso la mobilitazione: i manifestanti sono rimasti davanti agli ingressi e alle uscite del Parlamento fino a dopo le 17. Al termine del presidio, gli organizzatori hanno invitato la cittadinanza a marciare verso i commissariati nr. 1 e 2. nei quali erano trattenute le persone fermate. La Rivoluzione dei Fenicotteri non è morta, né arretra di un passo. La risposta del 23 luglio mostra e semmai rafforza la volontà del popolo albanese di resistere. I fenicotteri continuano a occupare lo spazio pubblico nonostante le intimidazioni, le campagne di delegittimazione, le transenne, gli idranti, i lacrimogeni e i fermi di polizia. La forza dei fenicotteri sta proprio nella persistenza. La forza dei fenicotteri albanesi non consiste nel rispondere alla violenza con altra violenza, ma nel continuare a occupare lo spazio pubblico nonostante le intimidazioni, le campagne di delegittimazione, le transenne, gli idranti, i lacrimogeni e i fermi di polizia. Essere pacifici non significa accettare l’ingiustizia, né fermarsi o arretrare. Oggi è il 56° giorno e la protesta che richiamerà la diaspora è prevista per il 14, 15 e 16 agosto. Foto di Trivet ©️Trivet – Cartellone della protesta del pomeriggio 23 luglio in cui c’è scritto “Metamorfosi non è diventare un insetto, ma quando la polizia serve il crimine e non i cittadini” PER APPROFONDIRE: * https://citizens.al/it/2026/07/24/na-moren-vetem-se-ishim-aty-rrefimet-e-protestuesve-te-shoqeruar-ne-komisariate/ * https://www.reporter.al/2026/07/23/oret-e-tensionit-mes-policise-dhe-protestuesve-perballe-parlamentit/ * https://www.reuters.com/world/protesters-clash-with-albanian-police-demonstrations-triggered-by-kushner-resort-2026-07-23/ * https://citizens.al/it/2026/07/23/protesta-para-kuvendit-gaz-lotsjelles-dhe-shoqerime-ne-komisariat/ * https://agsh.al/2026/07/23/deklarate-mbi-protesten-e-dates-23-korrik-2026/ * https://ahc.org.al/deklarate-per-shtyp-te-respektohen-dhe-hetohen-garancite-ligjore-te-perdorimit-te-lendeve-kimike-shoqerimit-dhe-arrestimit-ne-flagrance-te-protestuesve-para-kuvendit/ * https://acqj.al/it/toke-pa-tituj-te-qarte-treg-i-hapur-per-kapitalin-e-huaj/ * https://citizens.al/it/2026/07/07/nga-asnje-qindarke-te-4-2-milione-euro-per-koncertin-e-kanye-west/ * https://citizens.al/it/2026/07/09/mjaft-me-spektakel-mbeshtesni-kulturen-aktivistet-kundershtojne-4-milione-e-per-kanye-west/ * https://citizens.al/2026/07/08/para-nga-fondi-rezerve-per-koncertin-e-kanye-west-pikepyetje-mbi-kriterin-e-emergjences/ * https://balkaninsight.com/2026/07/10/cancel-it-state-cash-for-kanye-west-show-sparks-outrage-in-albania/bi/ Fioralba Duma
July 25, 2026
Pressenza
“L’Albania siamo noi”: 50 giorni di protesta a Tirana
Rientrato da un paio di giorni in Italia dall’Albania, continuo a seguire attraverso i social e le persone che ho conosciuto lì la Rivoluzione dei Fenicotteri. Ho fatto tre viaggi a Tirana, dove ho potuto toccare con mano un fenomeno che può insegnarci molto e ora tento una sintesi di questa esperienza. Da un Paese dove fino ad un paio di mesi fa sembrava regnare l’apatia politica e sociale, ci arriva un poderoso esempio di impegno civico, di resistenza e di speranza. Soltanto l’11 maggio del 2025 il sedicente partito “socialista” di Edi Rama aveva ottenuto il 53,27% dei voti, il suo alleato “socialdemocratico” del clan di Tom Doshi, il boss di Scutari, era al 3,10%, mentre “l’opposizione” di Sali Berisha era arrivata al 32,93%. In tutto tra governo e un’opposizione che è di fatto il rovescio della stessa medaglia, avevano l’89,30%. Tre piccoli partiti di opposizione (due di centro e uno di sinistra) si aggiudicavano i voti rimanenti e un deputato ciascuno. La partecipazione al voto però era solo del 44,83%. Alla fine di maggio le proteste pacifiche, iniziate da poche decine di persone, da gruppi ecologisti e dal piccolo partito Levizja Bashke (Movimento Insieme), contro il resort voluto dalla figlia di Trump Ivanka e dal marito Kushner nell’isola di Suzuan e nell’area protetta della Laguna di Narta, avevano scatenato una violenta risposta dei vigilantes privati a guardia dell’area. Le immagini, diventate subito virali sui social media, hanno suscitato un forte sdegno, che si è rapidamente trasformato in proteste di massa coinvolgendo decine di migliaia di persone. Queste proteste hanno avuto il loro epicentro a Tirana, dove proseguono ininterrottamente da 50 giorni con quotidiani presidi davanti al palazzo del Primo Ministro e manifestazioni che attraversano la capitale scegliendo ogni giorno una strada diversa. “L’Albania non è in vendita”, “All’Albania serve una Rivoluzione”, “Dimissioni!”, “Per voi è finita”, “No alla corruzione”, “Rama e Berisha in prigione”, “Vogliamo una Nuova Albania”… sono gli slogan più gridati. A partire dalla difesa dell’oasi naturale, dove nidificano i Fenicotteri Rosa, la protesta si è rapidamente allargata ad una serie di questioni legate al malgoverno del Paese. La corruzione, innanzitutto, che riduce la politica a lotta per il potere senza nessun reale progetto di cambiamento e di soluzione dei problemi concreti del popolo. Le proteste, che hanno coinvolto i lavoratori della diaspora e gli albanesi dei Paesi confinanti, hanno messo all’ordine del giorno uno sviluppo sostenibile, che crei posti di lavoro utili alla collettività e non alle speculazioni di un capitalismo straniero rapace e ai profitti degli oligarchi. Così via via le proteste hanno coinvolto anziani con pensioni da fame, lavoratori sfruttati o costretti ad emigrare, disabili a cui sono negati adeguati sussidi e studenti che non hanno garantito un futuro nel Paese. La pacifica determinazione di questo popolo che tenacemente continua la sua lotta quotidiana possa essere un esempio per tutti i popoli che vedono i loro diritti minacciati da una ristrettissima cerchia di persone che si arricchiscono sempre di più e senza alcuno scrupolo etico, con la complicità di politici venduti e corrotti. Mauro Carlo Zanella
July 19, 2026
Pressenza