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“L’Albania siamo noi”: 50 giorni di protesta a Tirana
Rientrato da un paio di giorni in Italia dall’Albania, continuo a seguire attraverso i social e le persone che ho conosciuto lì la Rivoluzione dei Fenicotteri. Ho fatto tre viaggi a Tirana, dove ho potuto toccare con mano un fenomeno che può insegnarci molto e ora tento una sintesi di questa esperienza. Da un Paese dove fino ad un paio di mesi fa sembrava regnare l’apatia politica e sociale, ci arriva un poderoso esempio di impegno civico, di resistenza e di speranza. Soltanto l’11 maggio del 2025 il sedicente partito “socialista” di Edi Rama aveva ottenuto il 53,27% dei voti, il suo alleato “socialdemocratico” del clan di Tom Doshi, il boss di Scutari, era al 3,10%, mentre “l’opposizione” di Sali Berisha era arrivata al 32,93%. In tutto tra governo e un’opposizione che è di fatto il rovescio della stessa medaglia, avevano l’89,30%. Tre piccoli partiti di opposizione (due di centro e uno di sinistra) si aggiudicavano i voti rimanenti e un deputato ciascuno. La partecipazione al voto però era solo del 44,83%. Alla fine di maggio le proteste pacifiche, iniziate da poche decine di persone, da gruppi ecologisti e dal piccolo partito Levizja Bashke (Movimento Insieme), contro il resort voluto dalla figlia di Trump Ivanka e dal marito Kushner nell’isola di Suzuan e nell’area protetta della Laguna di Narta, avevano scatenato una violenta risposta dei vigilantes privati a guardia dell’area. Le immagini, diventate subito virali sui social media, hanno suscitato un forte sdegno, che si è rapidamente trasformato in proteste di massa coinvolgendo decine di migliaia di persone. Queste proteste hanno avuto il loro epicentro a Tirana, dove proseguono ininterrottamente da 50 giorni con quotidiani presidi davanti al palazzo del Primo Ministro e manifestazioni che attraversano la capitale scegliendo ogni giorno una strada diversa. “L’Albania non è in vendita”, “All’Albania serve una Rivoluzione”, “Dimissioni!”, “Per voi è finita”, “No alla corruzione”, “Rama e Berisha in prigione”, “Vogliamo una Nuova Albania”… sono gli slogan più gridati. A partire dalla difesa dell’oasi naturale, dove nidificano i Fenicotteri Rosa, la protesta si è rapidamente allargata ad una serie di questioni legate al malgoverno del Paese. La corruzione, innanzitutto, che riduce la politica a lotta per il potere senza nessun reale progetto di cambiamento e di soluzione dei problemi concreti del popolo. Le proteste, che hanno coinvolto i lavoratori della diaspora e gli albanesi dei Paesi confinanti, hanno messo all’ordine del giorno uno sviluppo sostenibile, che crei posti di lavoro utili alla collettività e non alle speculazioni di un capitalismo straniero rapace e ai profitti degli oligarchi. Così via via le proteste hanno coinvolto anziani con pensioni da fame, lavoratori sfruttati o costretti ad emigrare, disabili a cui sono negati adeguati sussidi e studenti che non hanno garantito un futuro nel Paese. La pacifica determinazione di questo popolo che tenacemente continua la sua lotta quotidiana possa essere un esempio per tutti i popoli che vedono i loro diritti minacciati da una ristrettissima cerchia di persone che si arricchiscono sempre di più e senza alcuno scrupolo etico, con la complicità di politici venduti e corrotti. Mauro Carlo Zanella
July 19, 2026
Pressenza
47 giorni di protesta a Tirana: la voce degli studenti
Ieri sera la Rivoluzione dei Fenicotteri è arrivata al suo quantasettesimo giorno. Il presidio si è via via ingrandito e il corteo che ogni sera segue un diverso itinerario per le vie di Tirana era formato da migliaia e migliaia di persone. Oggi però alcuni giovani hanno inscenato una performance vestiti da neo laureati con il tradizionale copricapo e un mantello nero. Diamo quindi a loro la parola traducendo i loro cartelli. Mi sono laureato: all’Accademia di Polizia, ma la decisione della commissione mi ha bloccato; in Giurisprudenza, ma un raccomandato ha preso il mio posto; in Ingegneria, ma l’amico del ministro ha ottenuto l’incarico al posto mio; come ingegnere forestale, ma le foreste sono diventate resort; in Scienze Politiche, ma la burocrazia mi dava davvero sui nervi; in Finanza, ma devi accettare che 5×4=25 in Sicurezza Informatica, ma le spie del Partito mi sono passate avanti; in Urbanistica, ma le società straniere si sono aggiudicate i progetti; come attore, ma non posso permettermi il costo della vita; in Architettura, ma il figlio del sindaco ha ottenuto l’incarico al mio posto; in Marketing, ma il Primo Ministro ha nominato un altro al mio posto; come insegnante, ma una bustarella ha deciso per me; in Belle Arti, ma il nepotismo mi è stato di ostacolo; come Giornalista, ma la stampa non è libera; in Legge, ma il figlio di un criminale ha ottenuto il posto che sarebbe dovuto spettare a me; in Relazioni Internazionali, ma la posizione è stata presa dalla figlia di un oligarca; in Storia e stiamo scrivendo la Storia proprio ora. Mauro Carlo Zanella
July 17, 2026
Pressenza
Tirana: 46 giorni di Resistenza
L’occupazione dei cantieri navali di Danzica, nel 1980, durò 18 giorni e sempre nel 1980 i metalmeccanici presidiarono i cancelli di Mirafiori per 35 giorni. Lo sciopero dei minatori inglesi tra il 1984 ed il 1985 durò esattamente un anno. Il presidio giornaliero in piazza Duomo a Milano entra oggi nel suo quattordicesimo mese. Mani Rosse Antirazziste presidia il Viminale ogni giovedì da otto anni. Il movimento No TAV è in mobilitazione permanente da oltre trent’anni. A volte queste mobilitazioni sono state sconfitte e per anni se ne sono pagate le conseguenze, altre volte hanno segnato dei punti in proprio favore, ma non esistono alternative. Se si vuole contrastare la politica di riarmo dell’Unione Europea, se si vuole impedire una guerra globale in Europa, se si vuole avere uno stato sociale decente e pensioni e salari dignitosi, non esistono scorciatoie ad una mobilitazione permanente. Non siamo numeri! Siamo voci! Il governo deve ascoltarci, non restare in silenzio! Si può vincere, si può perdere, ma se non si prova ad organizzare le speranze in una lotta di lunga durata, la sconfitta è già segnata e le conseguenze saranno devastanti. Diceva Ernesto Che Guevara, la cui immagine ho visto apparire anche qui a Tirana: “Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso.” I manifestanti che animano le proteste in Albania sanno di avere a che fare con un muro di gomma, con un potere arrogante e sordo. Sanno che la loro lotta potrebbe essere lunga, che anche la vittoria al referendum, per cui sono state raccolte oltre venticinquemila firme in un solo banchetto a Tirana (la metà di quante ne servirebbero entro la metà di novembre) potrebbe essere poi annullata, aggirando il risultato con nuove leggi emanate da un Parlamento saldamente in mano ai due compari Edi Rama e Sali Berisha, come è accaduto in Italia rispetto all’acqua pubblica così come oggi si vorrebbe aggirare le vittorie ai referendum contro le centrali nucleari. La corrente va in direzione opposta alla nostra e basta fermarsi per tornare indietro, anche rispetto a diritti che riteniamo erroneamente acquisiti. Non esistono alternative al nuotare in direzione “ostinata e contraria”. Questa è la lezione che ci viene oggi dall’Albania: una minoranza, se ha valide ragioni e se sa essere coerente credibile e tenace, può innescare un movimento di massa potenzialmente in grado di cambiare il corso della Storia. Come dicono i Notav della Valsusa “Sarà dura” e chi ci governa non ci farà sconti. Mauro Carlo Zanella
July 16, 2026
Pressenza
Quarantacinquesimo giorno di protesta: costruiscono torri ma manca l’acqua potabile
In Albania ci sono gruppi nella società civile che da anni operano per la difesa dell’ambiente, contro gli oligarchi e la svendita del Paese. Sono gli stessi gruppi che si sono mobilitati contro gli accordi con il governo italiano che hanno consentito la creazione in Albania di un Cpr e quindi la carcerazione di coloro che si salvano dai frequenti naufragio e che, Costituzione Italiana alla mano, avrebbero il diritto di sbarcare e di chiedere asilo nel nostro Paese. Anche in questa occasione Edi Rama ha dimostrato di essere al tempo stesso arrogante verso il proprio popolo e servo di chi ha un po’ di potere più di lui, servo dei servi insomma. Tirana è un cantiere, in cui in continuazione appaiono nuove torri dalle forme più bizzarre e fantasiose. Per consentire la speculazione edilizia, si cacciano le famiglie più povere, che vivono da sempre in alcuni quartieri, via via rasi al suolo, poiché spesso non hanno documenti che attestino il possesso delle abitazioni in cui abitano. Molte famiglie invece sono diventate proprietarie delle case popolari che un tempo erano di proprietà dello stato e che in seguito vennero cedute a chi già le abitava. Per i figli di questa fortunata generazione gli affitti nel centro di Tirana sono assolutamente proibitivi e le fantasiose torri già costruite o in costruzione restano in gran parte vuote. Perfino abitare nella periferia di Tirana è praticamente impossibile per chi vive con uno stipendio medio-basso. In questa città, dove interi quartieri vengono via via demoliti e ricostruiti in forme futuriste, l’acqua è un bene prezioso, cosa che non era al tempo del regime stalinista. In gran parte delle abitazioni l’acqua non è potabile e deve essere acquistata in taniche da cinque o da dieci litri. Mi torna in mente l’intervista ad un boss della camorra, che era stato denunciato per aver sepolto fusti di rifiuti tossici. All’intervistatore, che gli chiedeva come avesse potuto inquinare le falde acquifere del suo stesso Paese, rispondeva alzando le spalle: “Che me ne fotte: io bevo l’acqua minerale”. Questo accade in Albania grazie ad oligarchi che uniscono ad un capitalismo rapace un sistema mafioso, coperto da una classe politica quasi completamente inerte e complice poiché collusa e corrotta. Per questo i cittadini albanesi non smettono di protestare contro la corruzione e per una “Shqiperia e re”, ossia per una nuova Albania. Mauro Carlo Zanella
July 15, 2026
Pressenza
Per un’Albania giusta: quarantaquattresimo giorno di protesta a Tirana
Come ogni giorno al presidio, prima di dare la parola a chi vuole parlare, si canta l’inno nazionale. È interessante osservare che è lo stesso che si cantava durante la dittatura di Enver Oxha ed anche prima. A differenza di altri Paesi del cosiddetto Socialismo Reale, anche la bandiera è rimasta la stessa e a nessuno passerebbe per l’anticamera del cervello l’idea di abbattere i monumenti eretti per ricordare la lotta partigiana contro i nazifascisti o i bassorilievo sugli edifici del governo che esaltano la classe operaia. Si ripudia la dittatura ma non i valori, in cui molti credevano, che questa professava e che ha in larga misura tradito con un sistema poliziesco che condannava ogni dissenso, pur garantendo alcuni diritti sociali di base. Come immaginate questa “Nuova Albania”? chiedo ad una coppia di giovani manifestanti. Cercano le parole nelle lingue che un po’ parlano in modo che io possa capire esattamente: Francese, Spagnolo, Inglese e anche un po’ di Italiano… Vogliono essere sicuri che io comprenda esattamente ciò per cui lottano. “Prima di tutto immaginiamo un futuro senza Edi Rama e Sali Berisha, un Paese senza corruzione e dove i corrotti vengano individuati e puniti. Chiediamo giustizia sociale. Investimenti adeguati per l’istruzione, la sanità pubblica e la difesa dell’ambiente. Non vogliamo vivere sotto un’oligarchia di speculatori e non vogliamo la svendita del nostro Paese. Insomma per dirla semplicemente vogliamo un Albania giusta sotto tutti gli aspetti.” Mauro Carlo Zanella
July 14, 2026
Pressenza
Quarantatreesimo giorno di mobilitazione a Tirana: 4 milioni di motivi per protestare
Questi sono giorni di grande indignazione. Una profonda indignazione che alimenta ulteriormente la protesta. Come spesso accade anche da noi, quando si parla di diritti, di diritto alla casa, alla salute, all’istruzione… , i soldi non ci sono mai, ma quando, da noi si tratta di spese militari e qui in Albania del concerto di un rapper milionario, che peraltro si definisce razzista, ecco che milioni di euro appaiono miracolosamente. In Italia queste spese si trovano forzando quel pareggio di bilancio che lorsignori hanno preteso di inserire nella Costituzione, ma che, a quanto pare, non vale soltanto per le spese militari, per il riarmo, per preparare la guerra contro un ipotetico nemico, che dopo quattro anni ancora non ha conquistato l’intero Donbass malgrado costi umani spaventosi. Da noi l’aumento delle spese militari ricadrà, oltre che sugli inevitabili tagli allo stato sociale, su un debito che comprometterà la vita delle generazioni future e sulle classi lavoratrici, giacché questo governo si guarda bene dal pretendere un congruo contributo all’élite di milionari sempre più ricchi ed arroganti. Ovviamente, per quanto mi riguarda, la spesa militare andrebbe progressivamente ridotta, ma è una beffa che queste spese che ci portano alla guerra vengano scaricate sulle classi popolari del presente e del futuro. Con la stessa cieca arroganza, Rama sperpera 4 milioni di euro del fondo di riserva, che dovrebbe servire in caso di calamità naturali, quando, ora come ora, la sola calamità che deve sopportare questo martoriato Paese è proprio il suo governo. Così ciascuno ha un’idea su come utilizzare quel fondo di riserva: chi dice per le cure dei malati oncologici, chi pensa a realizzare una vera raccolta differenziata dei rifiuti, chi pensa che si dovrebbero aumentare le pensioni sociali… Ovviamente quattro milioni di euro non basterebbero e quindi sarebbe necessaria una vera patrimoniale che inizi a toccare i profitti degli oligarchi. Una donna mi dice che i femminicidi stanno aumentando, ma che nulla si fa per proteggere le donne da un marito o da un ex fidanzato violento poiché la polizia minimizza i fatti che si vogliono denunciare e soprattutto non esistono centri antiviolenza o case rifugio. Insomma le emergenze sono tante, ma Rama pensa che le elezioni consegnino a chi vince un governo dal potere assoluto, che ha su tutto carta bianca, scordandosi che la sovranità appartiene sempre al popolo e non una volta ogni 4 anni. Gli slogan più gridati sono: “No alla dittatura!”, “In Albania serve una rivoluzione!” e l’ironico “O Rama ciao Rama ciao, Rama ciao, ciao, ciao” cantato sulle note di “O bella ciao”. Il popolo non ne può più di questa falsa, clientelare e corrotta democrazia del governo di Edi Rama e della finta opposizione di Sali Berisha e si sta riprendendo, giorno dopo giorno la sovranità che gli appartiene. Mauro Carlo Zanella
July 13, 2026
Pressenza
Quarantaduesimo giorno di protesta a Tirana
Come un fiume in piena, il presidio sotto la sede del Primo Ministro si è trasformato in un corteo, ingrossandosi sempre di più sempre di più, via via che si muoveva lungo le strade di Tirana, accolto dal suono dei clacson delle macchine che scorrevano sulla corsia opposta. Anche questo sabato non ha tradito le aspettative, con migliaia e migliaia di persone che hanno raggiunto Tirana dalle altre città, dagli stati confinanti e dalla diaspora. Anche molti turisti hanno fatto il salto dal riprendere il corteo all’unirsi. Ieri una intera squadra di rugby italiana, che aveva giocato e vinto una partita amichevole con una squadra locale, è stata risucchiata all’interno del corteo dal marciapiede del suo hotel. Un’altra cosa bella da raccontare: un gelataio in bicicletta con una vasca di gelato e i coni in una busta distribuiva gratuitamente gelati ai manifestanti. Insomma qui le proteste continuano e da noi quando ripartono? Lo scorso secolo in Italia, dopo il 1917, la parola d’ordine era: fare come in Russia… Ora per noi è tempo di fare come in Albania, prima che sia troppo tardi. Mauro Carlo Zanella
July 12, 2026
Pressenza
Quarantunesimo giorno di protesta: non si fermano
Ieri ho incontrato in piazza il deputato e il segretario di Livizja Bashke: due giovani (soprattutto se facciamo un raffronto con la nostra classe politica) e determinati. Sanno che la lotta contro questo capitalismo rapace e questo governo corrotto non sarà breve, che in agosto sarà più difficile mantenere alta la pressione, che a settembre si dovrà continuare. Del resto sono anni che lottano contro questa classe politica screditata, contro gli oligarchi, contro chi vuole comprare le coste rimaste incontaminate del Paese. Da decenni non si vedeva cosi tanta gente in piazza, giusto negli anni Novanta quando cadde il regime stalinista. La protesta ha vinto gli algoritmi di Facebook, di Instagram, di Tik tok diventando virale, ma soprattutto da virtuale è diventata reale. Brevi video con un linguaggio che sa parlare ai giovani, cosa del resto facile giacché i militanti e i dirigenti di questo partito sono giovani. In questi giorni nella loro sede hanno avuto incontri con europarlamentari del gruppo della Sinistra e del gruppo dei Verdi dell’europarlamento. Anche Cecilia Strada è venuta in Albania a portare la sua solidarietà. Sono informati su ciò che è successo in Sardegna a Cala Finanza e in Puglia: le coste più belle ridotte a merce che leggi analoghe provano a svendere al capitale straniero, spesso ad investitori Israeliani, non contenti che l’intero Mar Mediterraneo sia diventato loro poiché nessuno ferma le loro violente, vigliacche e arroganti scorrerie a migliaia di miglia dalle loro acque territoriali. Redazione Italia
July 11, 2026
Pressenza
Tirana: quarantesimo giorno di resistenza al governo corrotto al servizio degli oligarchi
A dar man forte ai Fenicotteri questa sera è arrivato un panda, simbolo internazionale della natura da salvare, che si è fatto largo tra la folla del presidio, che tra poco si trasformerà in un gioioso e determinato corteo. n L’indignazione per i 4 milioni di euro, donati dal capo del governo agli organizzatori del mega concerto del rapper dichiaratamente nazista, in cambio di biglietti da distribuire generosamente agli amici e agli amici degli amici, ricordano gli spettacoli dei gladiatori offerti dagli imperatori romani Solo che quelli regalavano anche il grano per il pane, mentre qui molti anziani con pensioni da 110 euro mensili se sono fortunati sopravvivono grazie alle rimesse dei parenti emigrati ovunque, dagli Stati Uniti all’Australia, passando per l’Europa. Scatto un po’ di foto finché la luce me lo consente. Non sono attrezzato per le riprese notturne quando il presidio si trasforma in corteo e non mi aiuta il tremore essenziale che ho ereditato da mio padre. Faccio del mio meglio, accontentatevi. Redazione Italia
July 9, 2026
Pressenza
Kanye West riceve 4 milioni di euro, mentre i miei genitori, con due impieghi statali, non riescono a coprire i miei interventi chirurgici
Si dice che una regina, di chi si tratti non c’è certezza storica, a chi le disse che il popolo aveva fame rispose: “Se non hanno pane che mangino le brioches”. Con la stessa arroganza, Edi Rama ha deciso di stanziare 4 milioni di euro per contribuire alle spese di un mega concerto del rapper statunitense Kanye West, che rischiava di fallire a pochi giorni dall’evento, per i troppi biglietti rimasti invenduti, a causa del prezzo davvero esorbitante (dai 292 ai 339 euro) a fronte di un salario medio di circa 400 euro e con pensionati che sopravvivono con 110 euro mensili. Ieri sera, nel presidio di massa davanti al palazzo del primo ministro, gli interventi denunciavano questo scandalo, che ha aggiunto altra benzina sul fuoco della protesta. Il cartello ripreso nel titolo dell’articolo evidenzia la vergognosa lontananza tra i problemi della gente e le azioni del primo ministro. Inizialmente Rama aveva rassicurato che il governo avrebbe stanziato “solamente”(!) i costi della logistica, dell’accoglienza e della sicurezza”, senza specificare la spesa complessiva e assicurando che le spese sarebbero state coperte da investitori privati albanesi, tedeschi e turchi. Poi a pochi giorni dal concerto, di fronte all’ormai certo flop, la decisione di utilizzare 40 milioni di euro, prelevati dal fondo di riserva dello Stato, utilizzando in modo assolutamente improprio l’articolo 101 della Costituzione, che consente al governo di fare decreti, in caso di necessità e di urgenza, senza bisogno di passare dall’approvazione del Parlamento. Il decreto è stato pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale del 7 luglio, generando ulteriore indignazione nei confronti di questo politico che ormai, più che governare, regna come un sovrano assoluto. Ci si chiede se Edi Rama abbia perso completamente il polso del Paese o se davvero crede che eventi come questo possano avere una ricaduta positiva sull’immagine dell’Albania, generando ingenti ricadute economiche. Per la piazza è solo l’ultimo episodio della corruzione che accompagna ogni decisione governativa e questo non fa che alimentare la protesta quotidiana. Infine, ma non per questo ultimo come importanza, questo milionario rapper afro americano si definisce nazista, sostiene di amare Adolf Hitler e nega la Shoah. Si è candidato tre volte alla presidenza degli Stati Uniti, ma si è fatto fotografare con il cappello “Make American Great Again” a sostegno di Donald Trump. Nel 2020 la sua candidatura “civetta” (fatta per disperdere voti di giovani afro americani, è stata finanziata da Elon Musk. Profondamente misogino, nelle sue canzoni le donne sono solo oggetto di piacere, è nettamente contrario ai movimenti femministi e alla legalizzazione dell’aborto. Infine è arrivato a sostenere che la schiavitù degli afro americani sia resistita nei secoli per colpa loro. Un ottimo testimonial insomma per l’Albania ed il suo impresentabile primo ministro. Mauro Carlo Zanella
July 9, 2026
Pressenza