Il Kaki continua a viaggiare: un viaggio di memoria, incontri e pace“Ci sono viaggi che portano da qualche parte e poi ci sono viaggi che, strada
facendo, ci cambiano”.
È una frase con cui Giulia Bonomelli, una delle cicliste del Kaki Bike Tour
2026, ha scelto di aprire alcuni dei suoi racconti quotidiani. Ed è forse una
delle immagini che meglio descrive ciò che sta accadendo in questi giorni lungo
le strade che dal mare stanno portando il gruppo verso la montagna.
Il Kaki Bike Tour, promosso da Nagasaki-Brescia Kaki Tree Project for Europe, è
partito da Spotorno e sta attraversando Liguria, Toscana e Umbria, incontrando
città, scuole, comunità e luoghi nei quali il tema della pace assume ogni volta
una forma diversa. Il filo conduttore è il Kaki di Nagasaki, l’albero
sopravvissuto alla bomba atomica e diventato nel tempo simbolo di rinascita,
memoria e speranza. Il programma del viaggio lo sintetizza così: dal mare alla
montagna, incontrando città per la pace.
In questi primi giorni il percorso ha già incontrato luoghi molto diversi tra
loro. Genova, con il Ponte Morandi e la Scuola Diaz, ha portato il gruppo dentro
una memoria dolorosa e ancora viva. La salita verso Brugnato ha messo alla prova
le gambe e ha fatto emergere, attraverso le parole di Giulia, il valore della
pazienza, della costanza e del coraggio di uscire dalla propria zona di comfort.
A Lucca, invece, il passaggio dall’Istituto Comprensivo Pia Pera ha riportato il
viaggio al tema della cura: cura di un albero, della natura, dei bambini e del
futuro.
La quinta tappa, da Lucca a Santa Maria in Ferrano, ha aggiunto un’altra
dimensione. Una settantina di chilometri, il caldo e un dislivello importante
hanno fatto di questa giornata una delle più impegnative del viaggio. A Sesto
Fiorentino il gruppo ha incontrato la comunità che si prende cura del proprio
Kaki di Nagasaki; poi, dopo aver attraversato la periferia di Firenze, è
arrivato a Santa Maria in Ferrano, sulle colline fiorentine. Qui il ritmo della
giornata è cambiato completamente: la natura, la chiesa del Mille riportata a
nuova vita e il bagno di gong hanno creato uno spazio di silenzio dopo la
fatica. Il “seme della pace” individuato da Giulia è stato allora la quiete:
dopo la fatica, la quiete; dopo il rumore, l’ascolto; dopo tanti chilometri, la
possibilità di ritrovare un po’ di pace dentro di sé.
Ma il viaggio non è ancora arrivato alla sua parte forse più simbolica.
Da Santa Maria in Ferrano la strada conduce verso Arezzo e Rondine, la
Cittadella della Pace, per poi proseguire il 9 agosto verso Città di Castello e
Montone. Il programma prevede il passaggio dalla Fondazione Archeologia Arborea,
un luogo particolarmente significativo per un progetto che nasce attorno alla
storia di un albero, e quindi l’arrivo a Montone, dove il gruppo sarà accolto
dalla comunità nel corso della festa della Sacra Spina.
Ad Archeologia Arborea il viaggio incontrerà un’altra forma di memoria: quella
custodita negli alberi, nelle antiche varietà di frutta e nella biodiversità che
rischia di scomparire. E a Montone il Kaki di Nagasaki tornerà a essere
protagonista, con uno degli esemplari più antichi presenti in Italia, in un
incontro che lega ancora una volta la memoria di Nagasaki alla possibilità di
costruire futuro.
È proprio questa capacità di mettere in relazione luoghi e significati diversi
che sta rendendo particolare il Kaki Bike Tour. Non soltanto chilometri
percorsi, ma storie che si incontrano: la memoria delle tragedie contemporanee,
la cura della natura, la scuola, la comunità, la spiritualità, la fatica e la
convivialità.
E in questo viaggio sta nascendo anche una piccola novità per l’associazione: La
Voce del Kaki, il podcast di Nasagaki Brescia.
L’idea è nata dal desiderio di non lasciare che le giornate del tour rimanessero
soltanto fotografie o brevi post sui social, ma di raccogliere la voce di chi le
sta vivendo. Ogni tappa diventa così un piccolo racconto sonoro. C’è un lavoro
di costruzione dietro ogni episodio: la scelta e il montaggio delle basi
musicali, l’introduzione e la chiusura, la selezione dei passaggi e la scrittura
del breve testo che accompagna la puntata. Il cuore del racconto, però, è la
voce dell’inviata Giulia, che ogni giorno restituisce non soltanto ciò che è
accaduto, ma anche ciò che quel viaggio le ha lasciato.
Da quei racconti nascono le parole che accompagnano le tappe: insieme,
rinascita, quiete, e le altre che emergeranno lungo la strada. Non sono slogan,
ma parole nate dall’esperienza concreta di chi pedala, incontra persone,
attraversa luoghi e affronta la fatica.
In questo senso il podcast rappresenta per l’associazione un nuovo strumento di
comunicazione, ma anche qualcosa di più: un modo per conservare la memoria del
viaggio attraverso le voci delle persone che lo stanno vivendo.
Il Kaki di Nagasaki continua così a viaggiare in molti modi. Viaggia sulle
biciclette, naturalmente, attraversando territori e comunità. Viaggia negli
alberi che vengono piantati e custoditi. Viaggia negli incontri con le scuole e
con le persone. E ora viaggia anche attraverso le parole e le voci raccolte
lungo il percorso.
Il 9 agosto, mentre il mondo ricorda Nagasaki, il Kaki Bike Tour sarà a Montone.
Sarà un’altra tappa, un altro incontro, un altro pezzo di strada.
Perché forse il senso di questo viaggio sta proprio qui: non fermarsi alla
memoria di ciò che è accaduto, ma mettere la memoria in movimento,
trasformandola in cura, responsabilità e desiderio di futuro.
Il Kaki di Nagasaki continua a viaggiare.
E noi continuiamo a seminare pace, un incontro alla volta.
Didascalie immagini
1- Genova, 4 agosto, Ponte Morandi – foto Giulia Bonomelli
2- Genova, 4 agosto, Scuola Diaz
3- Lucca, 6 agosto, Istituto Comprensivo “Pia Pera” – foto Roberto Viani
4- Lucca, 6 agosto, Istituto Comprensivo “Pia Pera” – foto Roberto Viani
5- Sesto Fiorentino (FI), 7 agosto – foto Vladislav Gavrysev
6- da Lucca a Santa Maria in Ferrano, 7 agosto
Tiziana Volta