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Manifestazione solidale alla partenza del volo Palermo-Tel Aviv
Sabato 5 settembre ore 14, Aeroporto Falcone e Borsellino. Anche oggi è previsto un volo per Tel Aviv, per riprendere il ‘lavoro’ del genocidio dopo una pausa ristoratrice in Sicilia o per fare una vacanza in un paese di noti killer professionisti. Noi non dimentichiamo la Palestina e il Libano!!!! Stop a Genocidio e Occupazione!!! Redazione Palermo
September 6, 2026
Pressenza
Manifestazione nazionale di sensibilizzazione sul Kashmir
Nel pomeriggio di domenica 30 agosto 2026 si è tenuta a Torino la manifestazione nazionale di sensibilizzazione sul Kashmir Il colorato corteo, composto principalmente da Kashmiri, è partito da Piazza della Repubblica e si è snodato per via Milano terminando in Piazza Castello con un breve comizio. Lo scopo del corteo era sensibilizzare l’opinione pubblica torinese e in generale quella italiana sulla situazione che si vive il Kashmir. > Nel Kashmir amministrato dal Pakistan, soprattutto a Rawalakot, la popolazione > protesta per i propri diritti fondamentali e per condizioni di vita dignitose. > > Disoccupazione giovanile altissima, infrastrutture carenti, frequenti > blackout, aumento dei prezzi dei beni di prima necessità e bollette sempre più > pesanti colpiscono una popolazione che denuncia anche una progressiva > limitazione dell’autonomia e della rappresentanza politica della regione. > > A queste rivendicazioni si è risposto con una dura repressione. Secondo le > segnalazioni riportate, circa 100 persone sarebbero state uccise, oltre 1.000 > arrestate e più di 110 sarebbero vittime di sparizione forzata. > > A rendere ancora più grave la situazione è l’isolamento della regione: il > blocco di internet ostacola le comunicazioni con le famiglie e la circolazione > delle informazioni, mentre media e giornalisti incontrano forti difficoltà > nell’accedere alle zone interessate e nel documentare liberamente ciò che sta > accadendo. Anche le limitazioni all’ingresso di viveri e beni essenziali > aggravano le condizioni della popolazione. > > Chiediamo il rispetto dei diritti umani e della libertà di informazione, la > protezione dei civili, informazioni immediate sulle persone scomparse, la > tutela dei detenuti e il libero accesso a cibo, medicinali e beni di prima > necessità. Chiediamo inoltre un’indagine internazionale indipendente, > imparziale e trasparente e che sia garantito l’accesso libero e sicuro a > giornalisti, media e osservatori indipendenti.[1] Per questa prima manifestazione nazionale in Italia è stata scelta Torino in quanto città antifascista e medaglia d’oro della Resistenza e per queste caratteristiche in qualche modo sensibilizzata a quelle che sono le rivendicazioni del Kashmir; rivendicazioni che non sono portate avanti da organizzazioni terroristiche come racconta il governo pakistano, ma dalla popolazione civile del Kashmir che vuole ottenere la propria libertà e la propria indipendenza. [1] Dal manifesto di convocazione della manifestazione Giorgio Mancuso
September 1, 2026
Pressenza
Aquiloni per Gaza in tutta Italia
Su Pressenza abbiamo parlato nei giorni scorsi qui e qui  della decisione delirante e feroce del governo israeliano, che vuole uccidere alla radice non solo la vita, ma la voglia di vivere di ogni palestinese. Un esercito armato fino ai denti che ha paura degli aquiloni. Il sintomo di una perfidia criminale, assassina, che cerca la fine, ma ancora non la trova. Fino a quando e fino a dove andrà avanti? Fino a quando i nostri governi li lasceranno fare? O forse è il sintomo di una paura che cresce a dismisura, di coloro che hanno paura della loro stessa ombra? Un missile contro un aquilone; Mario Lodi ne avrebbe scritto. I bambini e le bambine di Gaza saranno arrabbiati, i loro genitori saranno colpiti duramente, come qualsiasi genitore quando toccano i suoi bambini. E a catena, una catena di dolore e solidarietà, siamo toccati anche noi. Per questo in tanti e tante abbiamo voluto essere con quei bimbi, ieri in tanti pezzetti di cielo di questo pianeta in lacrime. Grazie a Emergency che ha lanciato l’idea e ad Assopace Palestina che ha aderito; ieri l’iniziativa è stata realizzata in tante piazze, parchi e spiagge. Nelle foto che seguono solo alcuni esempi. Varese Alghero Bergamo Biella Biella Bosa Bosa Brescia Brescia Cagliari Capo d'Orlando Fano Forlì Gagliano Aterno (L'Aquila) Milano Milano Milano Roma Roma Roma Santa Severa Santa Severa Sondrio Strasburgo Strasburgo Anversa   Andrea De Lotto
August 31, 2026
Pressenza
Fiumicello Villa Vicentina accoglie la Peace Walk
La Peace Walk to Jerusalem — il cammino iniziato a Finisterre il 31 gennaio 2026 con arrivo previsto a Gerusalemme nel 2027 — ha fatto tappa a Fiumicello Villa Vicentina. Il ramo italiano, partito da Vicenza il 19 agosto 2026, è giunto a San Lorenzo il 28 agosto dopo un percorso via mare da Lignano toccando Grado e Aquileia, unendo camminatori di tutto il mondo contro la guerra. A San Lorenzo, l’accoglienza dei cittadini e delle numerose associazioni locali (Acli, Auser, Α.Ν.Ρ.Ι., Banda Tita Michelas, Camminata Metabolica, Circolo volontari FVV, Comitato per i gemellaggi, Gruppo animatore Unità Pastorale, Nordic Walking, Protezione Civile, Scout Agesci Fiumicello 1 e Voci di Donne) è stata particolarmente calorosa e arricchita dalla frutta fresca donata con generosità dalle aziende agricole Pascolat e Feresin. I marciatori hanno poi ripreso il cammino fino a Villa Vicentina. Al loro arrivo nell’area festeggiamenti della Pro Loco, si sono lasciati andare a un improvvisato ballo collettivo sulle note di Live is Life. È seguito il benvenuto ufficiale del sindaco Alessandro Dijust, del rettore del Collegio del Mondo Unito di Duino Marco Gemelli e del Comitato promotore della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza 2026. La serata è proseguita con la presentazione del libro, Solo i pesci hanno un nome. Lampedusa: vite in sospeso di Enzo Raffaele, arricchita da un video della protagonista, la psichiatra Enza Malatino. Il volume supera la cronaca mediatica per esplorare l’impatto umano delle migrazioni, dando voce sia a chi arriva sia a chi accoglie. L’opera nasce dall’esperienza ventennale della dottoressa Malatino, che sull’isola ha curato i traumi dei migranti con la creazione dei primi gruppi di ascolto restituendo loro dignità e identità. Il titolo denuncia come nel Mediterraneo gli esseri umani rischino di diventare semplici statistiche. Attraverso l’ascolto, il libro trasforma il dolore in connessione umana e solidarietà, mostrando come l’incontro reciproco possa ridare un volto a chi soffre e a chi aiuta. A seguire, il coro “Donna canta DONNA” dell’associazione Donna a Donna ODV di Monfalcone ha coinvolto il pubblico con l’esecuzione di brani intensi (Pane e ciliegie, Preghiera delle madri, Be my voice, Girotondo intorno al mondo, People Have the Power e il bis Cambia todo cambia). I presenti hanno accompagnato i canti con il battito delle mani e con la voce, prima di concludere la giornata con la cena offerta dalla Pro Loco. Un passaggio di testimone speciale!  Durante la sosta, il Comitato Promotore della Marcia Mondiale ha consegnato alla PeaceWalk la bandiera della Quarta Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza della mia Città 2026. Questo simbolo accompagnerà i camminanti fino a Gerusalemme come un vero testimone, segno d’incoraggiamento, di condivisione degli obiettivi comuni per la Pace e la Nonviolenza e di comunione con tutte le persone del pianeta che lavorano per promuovere la Pace. .Sabato 29 agosto la marcia è ripartita dalla palestra di Villa Vicentina in direzione Aurisina. Lungo le strade cittadine sono state effettuate due soste simboliche: la prima presso il Ginkgo Biloba — nato da un seme prelevato da un albero sopravvissuto al bombardamento di Hiroshima — per appendere nastri con messaggi di pace; la seconda presso le “panchine gialle” dedicate a Giulio Regeni, per rinnovare la richiesta di verità e giustizia. Per ragioni di tempo, il percorso si è concluso in via Brancolo senza raggiungere il Parco dell’Isonzo. I camminatori sono stati salutati presso la chiesa di San Canzian d’Isonzo con l’augurio di un buon viaggio verso oriente, pronti ad affrontare le successive tappe di Monfalcone, Sistiana e Duino-Aurisina. Un sincero ringraziamento va al Comune di Fiumicello Villa Vicentina per la collaborazione, alle associazioni, ai cittadini, alla Pro Loco per il supporto logistico e la cena, e alle società Vivil e Pallavolo per la concessione della palestra.   Redazione Italia
August 30, 2026
Pressenza
Perù: “No al taglio dei diritti del lavoro né al lavoro precario per i giovani”
Di fronte alla minaccia del taglio dei diritti del lavoro, incluso nella richiesta di deleghe legislative del governo di Keiko Fujimori, la Confederazione Generale dei Lavoratori del Perù (CGTP) ha convocato una marcia pacifica per il 13 agosto. Migliaia di lavoratori di diversi sindacati, collettivi e della società civile hanno marciato pacificamente da Plaza 2 de Mayo per le strade di Lima, con il sostegno di senatori e deputati dell’opposizione. Nella prima mobilitazione durante il governo di Fujimori, i rappresentanti della CGTP hanno esortato “il Congresso della Repubblica a non permettere la violazione dei diritti del lavoro, a non permettere che si attenti ai diritti conquistati dopo anni di lotta e sacrifici. Chiediamo il diritto alla gratifica, alla compensazione per il tempo di servizio (CTS)…” hanno dichiarato i dirigenti della CGTP alla popolazione. La manifestazione ha riunito sindacati come la Federazione dei Lavoratori dell’Edilizia Civile (FTCCP), le basi degli operai municipali (FENAOM), il Sindacato Unitario dei Lavoratori dell’Istruzione (SUTEP), e a livello nazionale il settore della Sanità, i lavoratori del settore pubblico e privato, della manifattura, dell’industria, i lavoratori dello Stato con il regime CAS (Contrattazione Amministrativa dei Servizi), l’Accordo Storico Cittadino (AHC), tra gli altri. RITIRARE I DIRITTI DEL LAVORO DALLE DELEGHE LEGISLATIVE Gerónimo López, segretario generale della CGTP, ha dichiarato che “se il governo vuole che gli vengano concesse le deleghe legislative, deve eliminare la lesione dei diritti del lavoro. Che rispetti le convenzioni internazionali dell’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) come il diritto alla sindacalizzazione, alla contrattazione collettiva e i diritti conquistati dopo anni di lotta. Non possiamo permettere il taglio dei diritti del lavoro, né il lavoro precario per i giovani”. Con l’argomento di promuovere la formalizzazione, nella richiesta di deleghe legislative presentata dal governo di Fujimori, si intende rendere più flessibile il regime delle assunzioni, applicando riforme alla CTS, alle gratifiche, alle ferie, all’orario di lavoro, al pagamento degli straordinari, agli utili, tra gli altri diritti. Allo stesso modo, si annuncia la creazione di un regime speciale per i giovani (nuova Legge Pulpín) che era già stata respinta in precedenza. I manifestanti hanno ribadito la loro intenzione di garantire un lavoro dignitoso per la classe lavoratrice del paese, per il quale propongono la creazione di un’agenda nazionale per il lavoro dignitoso. Foto: Grimaldo Ríos, Jorge Pizarro Pacherres. Redacción Perú
August 15, 2026
Pressenza
Perù: le comunità indigene seguono un corso di formazione su “Governance comunitaria e difensori dei diritti”
Costruire una buona governance. La comunità indigena dei Kirikiari, situata nella parte alta del fiume Ene, nella foresta centrale del Paese, ha ospitato il terzo modulo del corso di formazione “Governance comunitaria e difensori”, un’iniziativa volta a rafforzare le capacità di giovani, donne, leader e autorità comunitarie nella difesa dei propri diritti e territori. In un contesto caratterizzato da crescenti pressioni sui territori indigeni, tra cui l’avanzata delle economie illecite, la formazione mira a rafforzare la leadership comunitaria, l’organizzazione e la governance, affinché le comunità possano affrontare queste sfide attraverso l’esercizio dei propri diritti collettivi. Durante questa giornata, i partecipanti hanno approfondito le proprie conoscenze nella redazione di documenti comunitari, quali i verbali delle assemblee, tra gli altri. Hanno inoltre partecipato a un corso pratico sull’uso dei droni per il monitoraggio e la sorveglianza del territorio. È stato inoltre approfondito il tema “Incidenza verso lo Stato”, affrontando le principali sfide per la difesa dei diritti collettivi, la definizione di programmi di incidenza e l’identificazione di alleati strategici per rafforzare l’azione comunitaria. Questo percorso formativo fa parte della Sfida n. 10 della Strategia CARE al 2030, volta a rafforzare la governance nelle 45 comunità dell’Ene e a promuovere una gestione comunitaria basata sul kametsa asaike, il «buon vivere» asháninka. Va sottolineato che il corso si sviluppa all’interno del  Proyecto Defensores, con  l’appoggio della UE e di DAR Perú. Central Asháninka Río Ene   Redacción Perú
August 9, 2026
Pressenza
Mai più Hiroshima e Nagasaki 2026: riflessioni, letture, canti meditazione intorno al simbolo della pace
Giovedì 6 agosto 2026 si è tenuto in piazza Carignano un momento di riflessione su uno degli eventi più importanti e cruenti del secolo scorso, i bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki dell’agosto 1945. Negli interventi sono stati toccati vari punti che hanno dato un senso profondo all’incontro. A cominciare dal pericolo ancora presente legato alle armi atomiche, uno dei pericoli esistenziali per la specie umana insieme alle complesse questioni legate al riscaldamento globale; a differenza di questo secondo pericolo che viviamo sulla nostra pelle anche in questa caldissima estate, il pericolo nucleare è sottostimato e non è compresente nell’opinione pubblica. Attualmente gli Stati Uniti, la Francia, la Cina, la Russia, l’Inghilterra, India, Israele, Pakistan e Corea del Nord sono possessori accertati di armamenti nucleari. Questi ultimi quattro paesi non hanno aderito al Trattato di Non Proliferazione Nucleare, che dovrebbe in teoria regolamentarne e limitarne lo sviluppo e che sta attraversando un momento di grave crisi. La minaccia dell’uso delle armi nucleari è sempre più spesso utilizzata per consentire politiche aggressive e al di fuori del diritto internazionale; inoltre, il sospetto di avere i mezzi per costruire un’arma nucleare ha giustificato diversi attacchi di Stati Uniti ed Israele all’Iran, attacchi totalmente al di fuori del diritto internazionale. C’è poi il ricordo delle vittime dei due bombardamenti nucleari e degli esperimenti degli anni successivi. Con l’occasione è stato citato il Trattato per la proibizione delle armi nucleari (TPAN) entrato in vigore l’22 gennaio 2021 ed oggetto iniziale delle attività del Coordinamento AGiTe; la firma di questo trattato da parte dell’Italia la obbligherebbe a restituire le bombe statunitensi presenti nel territorio italiano. Scrive Paolo Candelari[1] > Dopo l’approvazione del trattato ONU che mette al bando le armi nucleari, > questo appuntamento ha acquisito una maggiore valenza, quella di rivendicare > l’adesione dell’Italia con conseguente smantellamento delle basi atomiche > presenti nel nostro Paese e piene di quei micidiali ordigni di morte. > > Non posso però non rilevare come il contesto politico internazionale sia da > quel 2017 cambiato notevolmente, in peggio. > > Allora si riteneva il trattato una sorta di prosecuzione di quello di non > proliferazione, certo osteggiato dalle potenze nucleari e dai loro > alleati-sudditi, tra cui l’Italia sotto qualsivoglia governo (e dal 2017 si > sono succedute tutte le possibili coalizioni), ma una via possibile forzata > dai Paesi non possessori di armi atomiche, stufi di veder continuamente > rinviato ogni passo verso un disarmo almeno progressivo. > > Il trattato era fortemente sostenuto dal “popolo della pace”, ovunque sparso > nel mondo, associazioni della società civile, riunitesi nell’ICAN, scienziati, > uomini e donne di cultura; e venne salutato con un’immediata adesione anche > formale dalla Chiesa guidata da papa Francesco (il Vaticano fu uno dei primi > firmatari). > > Oggi la situazione è radicalmente cambiata; le guerre a pezzi qua e là sparse > per il globo nel 2017, sono aumentate, vedono il coinvolgimento diretto delle > grandi potenze nucleari, con l’aperta minaccia di uso dell’arma che comunque è > stata finora ritenuta un tabù, vedi Russia con Ucraina e Israele contro tutti. > > … > > Il cammino politico intrapreso non può non portare diritti alla terza guerra > mondiale, non più a pezzi, e a quel punto l’uso di armi atomiche diventerebbe > probabile. > > Ma non sta scritto da nessuna parte che questo cammino sia ormai deciso ed > immodificabile. Come tutte le decisioni politiche può essere ribaltato, se noi > da piccoli gruppi sparsi riuniti qua e là il 6 agosto, e non solo il 6 agosto, > cresciamo e diventiamo marea, se riusciamo a svegliare il popolino e a > renderlo cosciente che se non ci si ferma in tempo, tutti gli altri problemi, > le bollette, il caro-vita, la sicurezza nelle strade, i diritti civili, non > avranno più senso perché spariranno assieme ai loro protagonisti, se riusciamo > finalmente ad incidere sulle forze politiche per poter premiare col voto > quelle che si battono per il disarmo atomico, contro il riarmo e contro la > guerra senza se e senza ma, ebbene possiamo ricreare un cammino di speranza. Conclude la serata la meditazione sul pericolo atomico guidata dagli attivisti del Messaggio di Silo. Foto di Marioluca Bariona   @giorgio-mancuso   [1] In una lettera inviata al presidio Giorgio Mancuso
August 9, 2026
Pressenza
Roma, due mattine al presidio di Spin Time
Entro con il passo felpato nel pezzo di strada davanti allo storico centro sociale-culturale-abitativo, ora con l’entrata sbarrata: c’è un mondo che sta iniziando una nuova giornata – qualcuno si alza proprio adesso dalla brandina, qualcun altro è ancora steso, altri sono seduti intorno a un tavolino; vedo bottigliette d’acqua e qua e là cenni di colazione. Diverse persone sono ancora dentro le tende di tutti i colori che occupano il centro della strada e in parte anche i marciapiedi. Sento di star muovendomi in uno spazio più privato che pubblico, specie a quest’ora e guidata da una donna a cui chiedo dov’è qualcuno dell’organizzazione arrivo a un grande gazebo sotto il quale ci sono tavoli pieni di cose varie. Intorno ad essi si muovono in contemporanea diverse persone portando avanti diverse iniziative: c’è chi prepara le fette di pane con la nutella e chi mette le cialde nella macchina del caffè, mentre dall’altra parte ci sono più persone che si muovono fra montagna di vestiti, parte su un tavolino, parte negli scatoloni e parte sistemati in bell’ordine su scaffali. Ho portato una piccola quantità di materiale che era stato richiesto in un elenco che circolava nelle chat: per fortuna viene accettata, anche se proprio la sera prima mi era stato comunicato che al momento non serviva più niente perché avevano avuto tantissime donazioni; serviva stare lì a sostenere il presidio. Dichiaro la mia disponibilità a rendermi utile per un’ora e mi si indirizza nella zona ‘vestiti da smistare’. Mi metto subito a cooperare con C., una signora peruviana molto pacata e molto fattiva: svuotiamo scatoloni e suddividiamo gli abiti – uomo/donna; più di 18 anni/meno di 18 anni; pantaloni/magliette/vestiti, li pieghiamo e via negli scaffali. Quando ho preso la mano con il lavoro cerco di intavolare una conversazione: C. sta a Spin Time dall’inizio dell’occupazione, 2013, ed erano già circa 10 anni che stava a Roma. Mi parla del suo cane che era riuscita a portar fuori dopo l’incendio, ma stando al caldo della strada -essendo anche anziano- non ha retto ed è morto. “Anche questo!” penso: il suo cane, la compagnia fedele di tutti quegli anni. E’ riuscita a farlo cremare. In una tenda diversa dalla sua c’è suo fratello, venuto in Italia dopo di lei, con la sua famiglia, anche lui un abitante di Spin Time. Il grosso dei vestiti da smistare è finito; l’ultimo scatolone lo si rimanda a dopo -dice una giovane volontaria- perché si sono fatte quasi le 10 e a quell’ora si apre la distribuzione: ogni persona viene lì a richiedere l’abito di cui ha bisogno. Leggo in alto sul bordo del tendone: “Richieste necessarie”. Saluto e mi incammino a prendere la metro; vado via col proposito di tornare domattina, sempre molto sul presto, prima che il caldo diventi -come sta diventando in questi giorni, tutti i giorni- insopportabile. Tutti loro – le circa duecento persone che sono attualmente lì davanti alla loro casa sbarrata- devono organizzarsi per sopportarlo contrastandolo come possono. Prima di andare via fotografo alcuni dei tendoni posti a un’estremità del tratto di strada chiuso: c’è la “Mostra d’arte astratta del XXI secolo dei prodigiosi bimbi di Spin”; c’è una grande tenda rossa della “Stampa e comunicazione”; un pullmino dell’Unità Mobile Socio Sanitaria con scritto “Ascolto Orientamento Supporto per i cittadini dei Paesi Terzi” (scritta tradotta in varie lingue); appresso c’è un’autobotte di “Trasporto acqua potabile”; seguono dei gazebo bianchi con il simbolo del Comune di Roma: sono della Protezione Civile e su uno dei due è appesa una grande bandiera palestinese, come a dire che tutte le lotte si assomigliano e si avvicinano. Uno spazio – questo della strada, di un pezzo di Via di Santa Croce in Gerusalemme – che in poco più di una settimana ha saputo organizzarsi molto bene. Uno spazio in cui si muovono persone dignitose e collaborative, cittadini del mondo abituati alla convivenza collettiva e alla condivisione e che ora si trovano nei caldissimi giorni di questo agosto ad affrontare la sfida più difficile. In questi 13 anni lo Spin Time ha dato molto – culturalmente, politicamente, musicalmente – al quartiere e all’intera città e la città ha risposto – nella sua veste più ufficiale (Sindaco, Prefetto, Curia) e nei tantissimi volontari, specialmente giovani, che sono lì a cooperare trascorrendo insieme lunghi pezzi di giornata in quel tratto di strada. Il giorno dopo arrivo ancora più presto. C’è ancora più silenzio e comunque ci sono persone sveglie, in piedi o sedute sulle sedie o sulle stesse brandine. Mi dirigo spedita alla tenda delle “Necessità”: ho portato due buste di albicocche – che poi sistemo nei contenitori che pure ho portato; il ragionamento è stato: albicocca=potassio: ne abbiamo tutti bisogno. Sotto il gazebo si avviano le colazioni, ma c’è un qualche intoppo di cialde al momento mancanti o di generatore che non va, per cui le persone che si avvicinano per il caffè se ne tornano poi indietro con grande calma dicendo: “Torno più tardi”. Un ragazzo barbuto è lì intorno con chitarra a tracolla e suona qualcosa: gli propongo di fare un pezzo di Guccini e ci mettiamo a cantare “La locomotiva” e poi si spiluzzica qua e là fra Guccini, De André e Battiato. Una giovane volontaria che è lì alle colazioni chiede Rimmel. Poi si passa a un pezzo bellissimo degli Animals, House of the Rising Sun: ci vorrebbe un ‘sole nascente’ anche qui a Santa Croce in Gerusalemme. Spicca nel canto la voce di un altro volontario (o è un abitante di Spin Time?), un ragazzo che parla, sorride e ride. E’ anche lui sotto il gazebo con la sigaretta in bocca; poco prima proponeva a un altro ragazzo di cedergli le braghe che indossava in cambio di un altro paio di pantaloni leggeri. Parlo un po’ con il chitarrista: ha una faccia buona, un’espressione cordiale e disponibile ed è venuto da Frosinone con la sua tenda. Ha 57 anni. Gli chiedo chi gli ha insegnato a suonare la chitarra (non fa semplicemente gli accordi, ma qua e là anche le melodie); mi dice che ha fatto la scuola. “E l’assemblea di ieri pomeriggio com’è andata?”. So che c’era anche il sindaco Gualtieri. Nonostante la chiusura che la proprietà dell’immobile ha opposto due giorni fa alle articolate proposte congiunte di Sindaco, Prefetto e Curia, Gualtieri si è comunque impegnato a trovare in tempi ragionevolmente brevi una sistemazione provvisoria per coloro che sono ancora in strada, anche dopo aver verificato che tutti quanti hanno i requisiti per avere una casa popolare (ma da quanto tempo a Roma questo enorme problema non viene più affrontato come meriterebbe?). Il confronto con il Sindaco di Vienna Michael Ludwig – pare che abbia raccontato ieri Gualtieri – è stato da vergognarsi: circa il 60% dei viennesi vive in case popolari o alloggi sociali sovvenzionati, con affitti accessibili anche per i ceti medi. Saluto C., un’altra giovane volontaria che sta sistemando qualcosa sotto il gazebo e le faccio gli auguri, ma lei esprime le sue perplessità, in particolare legate al fatto che avvicinandosi Ferragosto sta venendo meno gente. E la gente, le persone, la solidarietà umana anche proprio fisica è basilare per chi si è trovato da un giorno all’altro a vivere fra due marciapiedi e a guardare da fuori la propria casa chiusa con i lucchetti, al punto che chi deve rientrare a prendere qualcosa di urgente lo può fare accompagnato dalla polizia, ma solo con l’autorizzazione del magistrato. A una donna che aveva lasciato dentro la dentiera l’autorizzazione non è stata data: piccole-grandi cose assurde e incomprensibili. Mi avvio verso la metro comunque fiduciosa: ho la musica nelle orecchie e davanti agli occhi il sorriso di quelle ragazze e quei ragazzi.   Francesca Cerocchi
August 9, 2026
Pressenza
Il Kaki continua a viaggiare: un viaggio di memoria, incontri e pace
“Ci sono viaggi che portano da qualche parte e poi ci sono viaggi che, strada facendo, ci cambiano”. È una frase con cui Giulia Bonomelli, una delle cicliste del Kaki Bike Tour 2026, ha scelto di aprire alcuni dei suoi racconti quotidiani. Ed è forse una delle immagini che meglio descrive ciò che sta accadendo in questi giorni lungo le strade che dal mare stanno portando il gruppo verso la montagna. Il Kaki Bike Tour, promosso da Nagasaki-Brescia Kaki Tree Project for Europe, è partito da Spotorno e sta attraversando Liguria, Toscana e Umbria, incontrando città, scuole, comunità e luoghi nei quali il tema della pace assume ogni volta una forma diversa. Il filo conduttore è il Kaki di Nagasaki, l’albero sopravvissuto alla bomba atomica e diventato nel tempo simbolo di rinascita, memoria e speranza. Il programma del viaggio lo sintetizza così: dal mare alla montagna, incontrando città per la pace. In questi primi giorni il percorso ha già incontrato luoghi molto diversi tra loro. Genova, con il Ponte Morandi e la Scuola Diaz, ha portato il gruppo dentro una memoria dolorosa e ancora viva. La salita verso Brugnato ha messo alla prova le gambe e ha fatto emergere, attraverso le parole di Giulia, il valore della pazienza, della costanza e del coraggio di uscire dalla propria zona di comfort. A Lucca, invece, il passaggio dall’Istituto Comprensivo Pia Pera ha riportato il viaggio al tema della cura: cura di un albero, della natura, dei bambini e del futuro. La quinta tappa, da Lucca a Santa Maria in Ferrano, ha aggiunto un’altra dimensione. Una settantina di chilometri, il caldo e un dislivello importante hanno fatto di questa giornata una delle più impegnative del viaggio. A Sesto Fiorentino il gruppo ha incontrato la comunità che si prende cura del proprio Kaki di Nagasaki; poi, dopo aver attraversato la periferia di Firenze, è arrivato a Santa Maria in Ferrano, sulle colline fiorentine. Qui il ritmo della giornata è cambiato completamente: la natura, la chiesa del Mille riportata a nuova vita e il bagno di gong hanno creato uno spazio di silenzio dopo la fatica. Il “seme della pace” individuato da Giulia è stato allora la quiete: dopo la fatica, la quiete; dopo il rumore, l’ascolto; dopo tanti chilometri, la possibilità di ritrovare un po’ di pace dentro di sé. Ma il viaggio non è ancora arrivato alla sua parte forse più simbolica. Da Santa Maria in Ferrano la strada conduce verso Arezzo e Rondine, la Cittadella della Pace, per poi proseguire il 9 agosto verso Città di Castello e Montone. Il programma prevede il passaggio dalla Fondazione Archeologia Arborea, un luogo particolarmente significativo per un progetto che nasce attorno alla storia di un albero, e quindi l’arrivo a Montone, dove il gruppo sarà accolto dalla comunità nel corso della festa della Sacra Spina. Ad Archeologia Arborea il viaggio incontrerà un’altra forma di memoria: quella custodita negli alberi, nelle antiche varietà di frutta e nella biodiversità che rischia di scomparire. E a Montone il Kaki di Nagasaki tornerà a essere protagonista, con uno degli esemplari più antichi presenti in Italia, in un incontro che lega ancora una volta la memoria di Nagasaki alla possibilità di costruire futuro. È proprio questa capacità di mettere in relazione luoghi e significati diversi che sta rendendo particolare il Kaki Bike Tour. Non soltanto chilometri percorsi, ma storie che si incontrano: la memoria delle tragedie contemporanee, la cura della natura, la scuola, la comunità, la spiritualità, la fatica e la convivialità. E in questo viaggio sta nascendo anche una piccola novità per l’associazione: La Voce del Kaki, il podcast di Nasagaki Brescia. L’idea è nata dal desiderio di non lasciare che le giornate del tour rimanessero soltanto fotografie o brevi post sui social, ma di raccogliere la voce di chi le sta vivendo. Ogni tappa diventa così un piccolo racconto sonoro. C’è un lavoro di costruzione dietro ogni episodio: la scelta e il montaggio delle basi musicali, l’introduzione e la chiusura, la selezione dei passaggi e la scrittura del breve testo che accompagna la puntata. Il cuore del racconto, però, è la voce dell’inviata Giulia, che ogni giorno restituisce non soltanto ciò che è accaduto, ma anche ciò che quel viaggio le ha lasciato. Da quei racconti nascono le parole che accompagnano le tappe: insieme, rinascita, quiete, e le altre che emergeranno lungo la strada. Non sono slogan, ma parole nate dall’esperienza concreta di chi pedala, incontra persone, attraversa luoghi e affronta la fatica. In questo senso il podcast rappresenta per l’associazione un nuovo strumento di comunicazione, ma anche qualcosa di più: un modo per conservare la memoria del viaggio attraverso le voci delle persone che lo stanno vivendo. Il Kaki di Nagasaki continua così a viaggiare in molti modi. Viaggia sulle biciclette, naturalmente, attraversando territori e comunità. Viaggia negli alberi che vengono piantati e custoditi. Viaggia negli incontri con le scuole e con le persone. E ora viaggia anche attraverso le parole e le voci raccolte lungo il percorso. Il 9 agosto, mentre il mondo ricorda Nagasaki, il Kaki Bike Tour sarà a Montone. Sarà un’altra tappa, un altro incontro, un altro pezzo di strada. Perché forse il senso di questo viaggio sta proprio qui: non fermarsi alla memoria di ciò che è accaduto, ma mettere la memoria in movimento, trasformandola in cura, responsabilità e desiderio di futuro. Il Kaki di Nagasaki continua a viaggiare. E noi continuiamo a seminare pace, un incontro alla volta.   Didascalie immagini 1- Genova, 4 agosto, Ponte Morandi – foto Giulia Bonomelli 2- Genova, 4 agosto, Scuola Diaz 3- Lucca, 6 agosto, Istituto Comprensivo “Pia Pera” – foto Roberto Viani 4- Lucca, 6 agosto, Istituto Comprensivo “Pia Pera” – foto Roberto Viani 5- Sesto Fiorentino (FI), 7 agosto – foto Vladislav Gavrysev 6- da Lucca a Santa Maria in Ferrano, 7 agosto Tiziana Volta
August 8, 2026
Pressenza
In cammino per la pace e la memoria
Oggi si è svolta la prima giornata della sedicesima edizione della Camminata per la Pace e il Disarmo che porterà un gruppo di camminatori pacifisti nelle zone degli eccidi nazifascisti della zona di Marzabotto Monte Sole e di Sant’Anna di Stazzema. I primi tre giorni sono iniziati oggi al Sacrario di Marzabotto, da dove i camminanti sono saliti a Monte Sole, uno dei luoghi dell’eccidio, attraverso il cosiddetto sentiero del postino. A Monte Sole hanno assistito alla ricostruzione storica curata da Daniele Degli Esposti, coadiuvata dalla lettura di testimonianze di Federico Benuzzi. L’iniziativa proseguirà domani mattina con un incontro presso la Scuola della Pace di Monte Sole, mentre nel pomeriggio ci sarà un ulteriore incontro con uno dei religiosi della Comunità Dossettiana della Piccola Famiglia dell’Annunziata. La parte emiliana della Comminata si concluderà venerdì 7 con l’apposizione della targa in memoria di Marco Frigerio, uno degli organizzatori, tragicamente scomparso nel corso della Camminata dell’anno scorso. La targa verrà collocata lungo il sentiero che da Monte Sole conduce al Monte Salvaro, nel luogo del tragico evento. Questa edizione della camminata si concluderà in Versilia nei giorni dell’11 e 12 agosto. In particolare il giorno 11 è prevista la salita da Val di Castello verso Sant’Anna di Stazzema. Ai camminatori si uniranno, come negli altri anni, i partecipanti al Campo della Pace Italo-Tedesco. L’iniziativa si concluderà il 12 agosto durante le celebrazioni ufficiale della strage di Sant’Anna del 1944.   Foto Paolo Mazzinghi   Redazione Toscana
August 5, 2026
Pressenza