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Albania, settembre comincia con la repressione: 14 arresti alla protesta dei Fenicotteri
Dopo un agosto in cui il movimento dei fenicotteri si è mostrato capace di resistere al caldo, alle vacanze e al silenzio di una parte dei media. Un mese di presìdi quotidiani, iniziative della diaspora e nuove forme di solidarietà internazionale. Agosto aveva visto la diaspora tornare simbolicamente e materialmente in Albania, anche attraverso la traversata della Global Sumud Flotilla da Brindisi a Valona. Settembre si apre invece in modo diverso: con le porte dei commissariati, le immagini dei manifestanti trascinati e 14 persone private della libertà. La sera del 1° settembre, la 94ª giornata consecutiva della Rivoluzione dei Fenicotteri si è conclusa con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, almeno una persona ferita, numerosi accompagnamenti nei commissariati e 14 arresti. ©️Trivet – Un cartello che pone la domanda “Polizia di stato o Stato di Polizia?” La protesta era iniziata come ogni sera davanti alla sede del governo, a Tirana, ma questa volta non c’è stato un presidio come eravamo abituati a vederlo nei 93 giorni scorsi della mobilitazione. Diversamente dalle sere precedenti, non si sono tenuti i consueti discorsi sul viale “Dëshmorët e Kombit”. Quando si è diffusa la notizia che Edi Rama si trovava ancora nel suo ufficio, i manifestanti si sono diretti verso gli ingressi della sede governativa e si sono seduti sulla strada, in rruga Ismail Qemali, bloccando uno degli ingressi principali utilizzati dal primo ministro e dagli altri funzionari. In una prima fase, la polizia è apparsa impreparata. Sono stati necessari circa trenta minuti per far arrivare rinforzi e costruire un cordone di sicurezza. Agli agenti già presenti si sono aggiunti reparti delle “Shqiponja”, le Aquile della polizia albanese, e le Forze di intervento rapido. Sul posto è stato portato anche un mezzo dotato di cannone ad acqua, rimasto però fermo per tutta la durata del blocco. Attraverso un megafono, la polizia ha ripetutamente ordinato ai manifestanti di liberare la strada e gli ingressi. Una parte dei partecipanti si è seduta sull’asfalto e ha continuato il presidio. La situazione si è progressivamente irrigidita fino agli scontri fisici. Le immagini che abbiamo visto, dal vivo e in diretta dai media e sui social hanno mostrato persone trascinate, spinte e caricate sui mezzi della polizia, telefoni sequestrati senza poter avvisare i parenti, e una persona con la mano ferita. Tra le persone portate via dagli agenti  – e ancora in stato di fermo – anche coloro che partecipano da mesi al controllo del microfono durante il presidio o dirigono la marcia. L’attivista Arvina Lleshi, ripresa durante il fermo, ha dichiarato di essere rimasta fino a quel momento in disparte, seduta, e di avere manifestato pacificamente. Ha inoltre denunciato che gli agenti le avrebbero sottratto il telefono cellulare senza poter avvisare la madre e la sorella con disabilità. Andi Tepelena è stato fermato per 4 ore ma poi rilasciato con un procedimento penale a suo carico. Dopo i primi fermi, la mobilitazione si è spostata davanti ai commissariati numero 1 e numero 3, dove i manifestanti hanno chiesto informazioni e la liberazione delle persone trattenute. Sembrerebbe che Edi Rama avrebbe lasciato l’edificio proprio dopo l’allontanamento dei manifestanti. Tuttavia anche davanti al commissariato numero 3 si sono registrati momenti di tensione e nuovi accompagnamenti. Quattordici persone arrestate e tre indagate La mattina del 2 settembre, la Polizia di Tirana ha comunicato che 14 persone, di età compresa tra i 22 e i 52 anni, erano state arrestate in flagranza, mentre altre tre risultavano indagate a piede libero. > Sono stati arrestati in flagranza i cittadini: D. G., 50 anni; J. M., 38 anni; > E. L., 28 anni; E. A., 35 anni; S. B., 50 anni; L. Gj., 47 anni; V. Sh., 52 > anni; F. M., 22 anni; D. A., 29 anni; B. M., 34 anni; A. Ll., 28 anni; Y. B., > 38 anni; A. K., 46 anni e A. D., 30 anni. Gli atti sono stati trasmessi alla > Procura, che ha avviato un procedimento penale a piede libero nei confronti > dei cittadini M. J., 47 anni; A. T., 54 anni e A. G., 56 anni. Secondo Citizens.al, complessivamente 17 persone sono state accompagnate nei commissariati: 14 sono state successivamente arrestate e tre indagate a piede libero. L’avvocato Lulzim Tanushi, che rappresenta le due donne arrestate, ha definito “sproporzionato” l’uso della forza da parte della polizia. Secondo l’elenco pubblicato da BalkanWeb, gli arrestati sono Dritan Goxhaj, Junik Matoshi, Edison Lika, Erlind Almeta, Sokol Bushi, Lulzim Gjini, Valtion Shameti, Florian Manarkolli, Desiderjo Alimucaj, Bora Mitrovica, Arvina Lleshi, Ylli Brahaj, Arben Kola e Aumiraldi Dalliu. La Procura di Tirana procede per quattro ipotesi di reato: organizzazione e partecipazione a manifestazione illegale, resistenza a pubblico ufficiale, disturbo della quiete pubblica e interruzione della circolazione stradale. Nella propria ricostruzione, la polizia sostiene che i manifestanti abbiano impedito l’accesso alla sede del governo mentre al suo interno si trovavano “alte personalità dello Stato”, ostacolandone gli spostamenti. Afferma inoltre che alcuni partecipanti abbiano spinto e colpito gli agenti durante l’intervento. La nota ufficiale, tuttavia, non indica agenti feriti né danni materiali prodotti durante gli scontri, come rilevato anche da Reporter.al, la testata di BIRN Albania. Le responsabilità individuali dovranno quindi essere accertate e tutte le persone arrestate devono essere considerate innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva. Il deputato di Lëvizja Bashkë Redi Muçi, presente davanti al commissariato numero 3, ha denunciato mancanza di trasparenza sui fermi e un uso violento della forza. Anche Agron Shehaj, leader di Mundësia, ha affermato di avere visto segni di percosse sui corpi di alcuni fermati. Il capogruppo parlamentare del Partito Democratico, Gazment Bardhi, ha invece chiesto la liberazione immediata delle 14 persone, definendo gli arresti un tentativo di intimidire il movimento. Un salto di “qualità” nella risposta repressiva Sebbene gli arresti del 1° settembre non costituiscano un episodio isolato – abbiamo già raccontato che nel corso dei tre mesi di mobilitazione, la polizia è già intervenuta più volte con accompagnamenti, manganelli, spray urticante, gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, soprattutto durante le manifestazioni organizzate davanti al Parlamento, la vicenda del 1° settembre rappresenta però un passaggio ulteriore: non soltanto fermi effettuati durante la protesta, ma la trasformazione di 14 accompagnamenti in arresti e l’apertura simultanea di procedimenti per quattro reati. ©Trivet – Poster per il giorno seguente alla protesta repressiva “Le vostre manette non possono imprigionare la nostra rivolta”   ©Trivet – Poster per il giorno seguente alla protesta repressiva “Le vostre manette non possono imprigionare la nostra rivolta” Fioralba Duma
September 3, 2026
Pressenza
Albania. Per il resort Kushner ha pagato un narcotrafficante
Artur Shehu, uomo d’affari di Miami accusato dalle autorità albanesi di narcotraffico e riciclaggio, è al centro dell’acquisto dei terreni destinati al resort di lusso sostenuto da Jared Kushner, genero del presidente statunitense Trump. Secondo il Wall Street Journal, ad aprile una società legata a Kushner ha pagato 125 milioni […] L'articolo Albania. Per il resort Kushner ha pagato un narcotrafficante su Contropiano.
August 24, 2026
Contropiano
La Global Sumud Flotilla fa rotta sull’Albania
La Global Sumud Flotilla, dopo i ripetuti tentativi di forzare il blocco navale israeliano contro Gaza, si è data una nuova missione. Il 20 agosto tre imbarcazioni della GSF sono partite dal porto di Brindisi facendo rotta questa volta verso l’isola albanese di Sazan. L’obiettivo è quello di unirsi alla […] L'articolo La Global Sumud Flotilla fa rotta sull’Albania su Contropiano.
August 22, 2026
Contropiano
Centinaia di membri della diaspora albanese attesi a Tirana per il 76° giorno della Rivoluzione dei Fenicotteri
Dopo 76 giorni di proteste pacifiche contro il governo e i progetti di sviluppo legati a Jared Kushner e Ivanka Trump, il movimento “Rivoluzione dei Fenicotteri” attende l’arrivo di centinaia di membri della diaspora il 14, 15 e 16 agosto, che si uniranno alle manifestazioni serali a Tirana, sul Boulevard dei Martiri della Nazione. I coordinatori della diaspora provenienti da decine di città internazionali hanno organizzato l’arrivo di centinaia di persone dalla Germania, dal Regno Unito, dalla Francia, dall’Austria e da altri Paesi. “Sosteniamo lo sviluppo del Paese, ma lo sviluppo deve essere realizzato nel modo giusto, nell’interesse dei cittadini e non in quello di una ristretta cerchia di persone. Soprattutto, ci opponiamo a leggi e progetti creati ad hoc che distruggono il nostro patrimonio culturale e naturale. Le aree protette devono rimanere intatte. Chiediamo l’abrogazione della Legge n. 21/2024 e non accetteremo alcun progetto che causi distruzione in nome dello sviluppo. Chiediamo a Jared Kushner e Ivanka Trump di ritirarsi dai progetti di Zvërnec e Sazan. Inoltre, chiediamo la rimozione di questa classe politica, di cui non ci fidiamo più, e la democratizzazione del Paese.” Paola Kolaj, Membro della Diaspora e Coordinatrice, Parigi, Francia La “Rivoluzione dei Fenicotteri”, come è stata soprannominata dagli attivisti locali, è stata inizialmente innescata dai progetti di resort di lusso proposti da Jared Kushner, genero di Donald Trump, e Ivanka Trump, in riserve naturali protette in Albania. A Zvërnec, nel paesaggio protetto di Vjosa-Narta, è stata eretta una recinzione di filo spinato, limitando l’accesso locale a uno dei tratti di costa naturale più preziosi e a uno degli ultimi ecosistemi costieri incontaminati del Mediterraneo. Nel 2024, il governo, guidato dal Primo Ministro Edi Rama del Partito Socialista di centrosinistra, ha approvato la Legge 21/2024, che consente al Consiglio Territoriale Nazionale di rilasciare permessi per resort turistici di lusso in qualsiasi parte del Paese, anche in aree protette. Tre giorni dopo l’approvazione della legge, il genero di Donald Trump, Jared Kushner, ha reso pubblici i suoi piani per la realizzazione di complessi di lusso nella zona di Zvërnec e sull’isola di Sazan, un’area marina protetta al largo della costa albanese. “Dalla modifica della legge sulle aree protette, ora nota come legge n. 21/2024, le aree protette in Albania sono state oggetto di progetti turistici su larga scala, come hotel a cinque stelle e resort di lusso. Il progetto di sviluppo turistico a Zvërnec desta particolare preoccupazione. Situato in un’area di eccezionale valore ecologico e paesaggistico all’interno del Paesaggio Protetto di Vjosa-Narta, il famigerato progetto Kushner-Rama-Al-Khayyat illustra come la realizzazione di una singola struttura turistica su larga scala possa innescare una trasformazione ben più ampia di un’area protetta e mettere a rischio di annientamento habitat importanti per numerose specie.” Denisa Kasa, Project Manager at Protection and Preservation of Natural Environment in Albania Sebbene innescato dai progetti di Kushner e Trump, il movimento pacifico, giunto ormai al terzo mese di proteste serali, si è ampliato notevolmente: l’obiettivo politico immediato è ora la dimissione dell’intero governo. In seguito, i manifestanti chiedono un governo tecnico della durata di un anno che prepari il Paese a nuove elezioni, insieme all’abrogazione della Legge 21/2024 e di altre leggi cruciali relative agli investimenti esteri e al codice elettorale. Quest’estate, la considerevole diaspora albanese ha organizzato proteste in diverse città d’Europa e d’America; il 20 giugno, centinaia di persone sono arrivate in aereo o in auto a Tirana per dare il loro sostegno, dando vita alla più grande manifestazione dall’inizio del movimento. Gli organizzatori stimano che abbiano partecipato oltre 100.000 manifestanti. In un Paese piccolo come l’Albania, con 2,33 milioni di abitanti, 100.000 manifestanti equivalgono a 12,7 milioni di persone negli Stati Uniti e le proteste serali sono continuate da allora. La Rivoluzione dei Fenicotteri ha unito persone di ogni schieramento politico, con giovani, attivisti ambientalisti, pensionati, giovani famiglie e influencer che si sono uniti per creare slancio e fare pressione sul primo ministro affinché si dimetta. Le manifestazioni pacifiche sul Viale dei Martiri sono adatte alle famiglie, con un’area dedicata al disegno per bambini allestita da artisti locali e volontari, e un “podio popolare” aperto ai cittadini comuni che desiderano parlare ed esprimere il loro dissenso nei confronti del governo. Dopo i cortei, i manifestanti sfilano per le strade di Tirana, con molti residenti che li salutano dai balconi, tassisti che suonano il clacson e turisti che osservano dai caffè (a volte unendosi alla protesta). Il movimento è di base e decentralizzato, senza leader definiti, ma solo “coordinatori” delle proteste. È una rivolta contro lo status quo e l’establishment politico che ha governato il Paese negli ultimi 36 anni, una protesta contro la corruzione e contro l’oligarchia. Si prevede che le proteste continueranno ogni sera fino all’autunno, fino alle dimissioni del governo. Per contatti e informazioni: Paola Kolaj – Attivista, Coordinatrice dalla Diaspora, Parigi, kolajpaola@gmail.com +33 7 80 06 0284 Denisa Kasa – Project Manager, PPNEA d.kasa@ppnea.org +355 69 403 7715 Mei Seva – Fotografa, attivista, membro della diaspora studio@meiseva.com +1 917 301 9217 Pressenza Albania
August 15, 2026
Pressenza
Albania, la rivolta dei fenicotteri e la voce della diaspora: «Non vogliamo essere solo un bancomat»
DANIELE BENCIVENGA 1 Incontro Amarilda presso la Casa di Quartiere di Certosa, Genova. Il nostro primo incontro è stato qualche settimana fa quando in Piazza Matteotti ho intercettato e fotografato  la protesta della comunità albanese a Genova che a distanza ha deciso di appoggiare quella che in patria ha preso il nome di Rivoluzione dei fenicotteri (in albanese Revolucioni i Flamingove). Le proteste sono scoppiata il 26 maggio 2026 nel villaggio di Zvërnec e  sono state causate dall’avvio dei lavori preliminari per la costruzione di un resort di lusso sull’isola di Sazan, nella laguna di Narta, una zona protetta e parte del Parco nazionale marino Karaburun-Saseno. Da qui il nome di rivoluzione dei fenicotteri, proprio perché in questa zona vivono numerosi esemplari di fenicotteri rosa. Il progetto del resort chiama in causa interessi stranieri e ha suscitato scalpore la scoperta che dietro al fondo di investimento ci fosse proprio Jared Kushner, genero del Presidente statunitense Donald Trump. L’investimento raggiungerebbe un valore complessivo stimato di circa 4-5 miliardi di euro, è stato autorizzato dal governo albanese, guidato dal Primo ministro Edi Rama, che nel dicembre 2025 gli ha garantito lo status di “investimento strategico“. Il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione ufficiale in cui chiede esplicitamente al governo albanese di abrogare gli emendamenti del 2024 alla Legge sulle aree protette, ritenendo che indeboliscano i controlli ambientali e minaccino ecosistemi unici come la laguna di Vjosa-Narta. PH: Daniele Bencivenga La Commissione Europea, nei suoi rapporti sui progressi dell’Albania, ha ammonito Tirana evidenziando come la deregolamentazione ambientale violi i requisiti dello stato di diritto e gli standard dell’UE in materia di ambiente e cambiamento climatico, rischiando di rallentare o ostacolare l’ingresso del Paese nell’Unione. PH: Daniele Bencivenga CIAO AMARILDA, CREDO SIA IMPORTANTE UN PO’ DI INTRODUZIONE, CI RACCONTI LE TUE ORIGINI E COME SEI ARRIVATA IN ITALIA? Sono nata a Martanesh, un piccolo paese di montagna a circa un’ora da Tirana. Ho scoperto il mare solo a 10 anni, quando nel 2000 ci siamo trasferiti in Italia, poco dopo i drammatici fatti del 1997.  Mio padre era partito per primo: inizialmente ha trovato lavoro nelle serre a Caserta per poi spostarsi a Genova nel settore dell’edilizia. Appena è stato possibile, io e mia madre lo abbiamo raggiunto. È la storia classica della diaspora albanese di quella generazione: il padre apre la strada e, una volta stabilizzatosi, la famiglia si ricongiunge. PH: Daniele Bencivenga CHE RICORDI HAI DEGLI ANNI DELLA TRANSIZIONE POST-COMUNISTA IN ALBANIA? Ricordo tutto nitidamente. Venivamo da una dittatura comunista estremamente repressiva, quella di Enver Hoxha, un regime totalitario che ha portato il paese ad una condizione di estrema povertà e isolamento. Quando il regime è crollato, c’era l’illusione che la libertà avrebbe portato immediato benessere. Invece è arrivato il caos. Avevamo imparato a conoscere l’Italia e l’occidente come il paradiso cercando di intercettare Rai1, il festival di Sanremo. Aspettavamo il benessere ma la transizione non è andata come previsto. La popolazione, priva di qualsiasi nozione di educazione finanziaria e di libero mercato, fu travolta dall’illusione del guadagno rapido. Dal 1992-1993, nacquero diverse società d’investimento basate sul classico schema di Ponzi (o schema piramidale). Queste società promettevano tassi d’interesse folli e irrealistici, che arrivavano fino al 100% o addirittura al 300% al mese. I primi investitori venivano pagati con i soldi versati dai nuovi clienti che entravano nella rete e poi è esplosa la bolla. I soldi sono andati persi e nessuno ha potuto riaverli. La delusione era tanta. Ricordo che la gente, uomini dai 15 ai 50 anni, cominciarono a saccheggiare le depo, i magazzini militari di armi. Si formarono le bande e valeva la legge del più forte. La scuola venne chiusa e a casa dormivamo in corridoio, l’unico punto privo di finestre, per ripararsi dai colpi vaganti. Fu quella disperazione a spingere migliaia di persone verso le navi, come la celebre Vlora: si cercava solo una via di fuga verso l’Italia.  L’ESPERIENZA DELL’ASSOCIAZIONE JONUS OGGI SI PARLA DI SECONDA E TERZA GENERAZIONE. A CHE PUNTO È IL PERCORSO DELLA COMUNITÀ ALBANESE? Penso che la fase dell’integrazione sia stata superata con successo dai nostri genitori. Oggi ci troviamo a un bivio: rischiamo l’assimilazione totale o possiamo scegliere di diventare attivi sul territorio, mantenendo vive le nostre radici, le tradizioni e la lingua. L’albanese è una lingua antica, non indoeuropea, con un ramo a sé stante; perderla sarebbe un peccato, specialmente considerando che oggi ci sono più albanesi nella diaspora (circa 5 milioni) che nello Stato di origine (circa 2 milioni). PH: Daniele Bencivenga COME NASCE L’IDEA DI FONDARE UN’ASSOCIAZIONE A GENOVA E PERCHÉ L’AVETE CHIAMATA JONUS? L’idea è nata durante il mio Erasmus ad Alicante, vedendo come la città valorizzava i propri costumi e le proprie tradizioni nella festa di Las Hogueras. Mi sono detta: “Anche noi abbiamo un patrimonio straordinario, perché non raccontarlo?“. Poco dopo ho incontrato la rete degli Illyrian Brains, un network di giovani professionisti albanesi. Partecipando a queste attività tra Milano e Genova ho avuto modo di confrontarmi con altre ragazze albanesi e abbiamo capito che c’era la volontà di realizzare un progetto duraturo nel tempo. Così è nata Jonus. QUALI ATTIVITÀ PROPONE JONUS? QUALE È IL TARGET? Organizziamo corsi di lingua albanese per bambini dai 7 agli 11 anni e corsi di balli tradizionali, attività legate alla cultura albanese. L’obiettivo è offrire uno spazio dove i più piccoli non si vergognino di parlare la propria lingua madre, ma la vivano come una ricchezza culturale integrata con la loro italianità. In un solo anno abbiamo raggiunto oltre 80 soci. Abbiamo avuto la fortuna di ottenere gratuitamente lo spazio presso la Casa di Quartiere di Certosa, uno dei quartieri di Genova con la più alta densità di cittadini albanesi. Uno spazio che si sposa con i nostri ideali di integrazione, dove si alternano attività di moltissime associazione e realtà genovesi. L’obiettivo dell’associazione prossimamente sarà organizzare anche attività per adulti con lo stesso spirito. QUALE È L’ORIGINE DEL NOME JONUS? Volevamo creare un ponte tra l’Italia e l’Albania e abbiamo trovato un mare, lo Ionio, in albanese deti Jon cui abbiamo aggiunto il suffisso inglese Us per sottolineare questa unione.  PH: Daniele Bencivenga LE CONTRADDIZIONI DELL’ALBANIA CONTEMPORANEA L’ALBANIA OGGI VIENE RACCONTATA COME UNA META TURISTICA IN GRANDE ESPANSIONE. QUAL È LA REALTÀ DIETRO QUESTA FACCIATA? Il premier Edi Rama, al suo quarto mandato consecutivo, è stato abile sul piano delle relazioni internazionali, proiettando l’immagine di un paese moderno, dinamico e turistico. Ma c’è un’altra faccia della medaglia. La cementificazione aggressiva non coincide con una reale crescita degli stipendi o del benessere generale, lo stipendio base si aggira sui 400-500 euro al mese a fronte di un costo della vita paragonabile a quello italiano. Come funzionano i servizi pubblici come la sanità e l’istruzione? Gli ospedali e le università statali sono al collasso. Dagli anni 2000 ci sono stati enormi investimenti privati stranieri che hanno aperto cliniche e atenei privati. Questo ha drenato risorse, ricerca e i medici migliori verso il settore privato. Chi se lo può permettere vive benissimo, ma la maggioranza della popolazione – operai, muratori, camerieri, operatori di call center – resta esclusa da questo benessere. Inoltre, restano forti le logiche clientelari ereditate dal passato: senza “agganci“, per i giovani con competenze è difficilissimo fare strada. LA PIAZZA, LA DIASPORA E LA TUTELA DEL TERRITORIO PH: Daniele Bencivenga IN QUESTO CONTESTO SI INSERISCONO LE RECENTI PROTESTE A TIRANA E SULLA COSTA. COSA HA SCATENATO LA MOBILITAZIONE? La rabbia esplosa nelle piazze non riguarda solo i grandi progetti turistici nelle zone protette o gli investimenti speculativi come quello sul resort legato al genero di Trump. Quella è stata solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di frustrazione per la corruzione. Le pensioni in Albania si aggirano intorno ai 100 euro e i servizi sono al minimo. Quando le comunità locali si sono viste recintare le spiagge o espropriare le terre senza trasparenza né consultazione pubblica – rompendo anche le tutele della legge sulle aree protette -, c’è stato un risveglio di piazza.  C’È UN EPISODIO SIMBOLICO CHE HA SEGNATO QUESTA PROTESTA? Sì, il momento in cui una ragazza, Brunela Mertiri, davanti alle recinzioni e ai mezzi di cantiere ha urlato tutta la sofferenza di un popolo dicendo: “Basta, vi stanno portando via anche la casa, cosa aspettate a svegliarvi?“. Quel video e le immagini di residenti trascinati via dalle forze dell’ordine hanno scatenato una reazione a catena. Le piazze si riempiono da oltre 50 sere consecutive. QUAL È IL RUOLO DELLA DIASPORA ALBANESE IN QUESTO MOMENTO STORICO? La diaspora sostiene economicamente l’Albania con le rimesse finanziarie; se interrompesse i flussi di denaro, l’economia nazionale rischierebbe il crollo. Ma non vogliamo essere considerati solo un bancomat o dei numeri. Vogliamo contare. Per questo la diaspora si è mobilitata in molte città italiane – Genova, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Roma – e nel resto del mondo con lettere aperte e manifestazioni. Chiediamo trasparenza, rispetto delle regole democratiche e la tutela del nostro patrimonio naturale e culturale. PH: Daniele Bencivenga 1. Sono un educatore e fotografo genovese, specializzato in educazione all’immagine e al digitale. Amo il bianco e nero, la fotografia di strada, il reportage, in fondo amo raccontare storie per immagini. Partecipo alla vita associativa della mia città attraverso numerosi progetti in cui la pedagogia e la fotografia spesso si incrociano e si parlano. Conduco un progetto fotografico personale che prende il nome di Appropriazione Debita che mette al centro l’appropriazione del territorio da parte di bambini e ragazzi attraverso il gioco di strada ↩︎
Nuovi fronti della Rivoluzione dei Fenicotteri. 75° giorno di protesta
Sono trascorsi altri giorni, altre settimane, ed è iniziato il terzo mese di protesta. Oggi la Rivoluzione dei Fenicotteri raggiunge il suo 75° giorno consecutivo. Nonostante il caldo e le vacanze, agosto trova l’Albania ancora attraversata da una mobilitazione che non si è esaurita e che, nel frattempo, ha aperto nuovi fronti. Anche nei giorni in cui le temperature hanno superato i 35 gradi, i manifestanti hanno continuato a riunirsi ogni sera davanti alla sede del governo. Per fare un esempio, le temperature serali nel “Bulevardi Dëshmorët e Kombit”, registravano 38°. Nelle ultime settimane la mobilitazione si è estesa nelle forme e nei territori. Ai presìdi quotidiani di Tirana si sono affiancati esposti alla SPAK, la Procura speciale contro la corruzione e il crimine organizzato, iniziative referendarie e proteste contro la proposta di riforma amministrativo-territoriale. ©️Trivet Il fenicottero è diventato simbolo della resistenza e ha mostrato tutta la creatività albanese Dal Parlamento al commissariato Il 27 luglio, durante l’ultima seduta parlamentare prima della pausa estiva, i manifestanti sono tornati davanti al Parlamento. Ad attenderli hanno trovato un imponente dispositivo di sicurezza, con gli accessi alla zona chiusi e le forze dell’ordine schierate su un perimetro molto più ampio del consueto. Dodici persone sono state accompagnate nei commissariati e alcune sarebbero state fermate mentre filmavano, aiutavano una manifestante caduta o si trovavano lontane dal principale punto di tensione. Sono state tutte rilasciate dopo alcune ore, ma il tentativo di intimidazione per chi manifesta rimane chiaro. ©️Trivet 27 luglio, protesta di fronte al Parlamento albanese e le transenne della polizia ben oltre lo spazio del Parlamento Pochi giorni prima, Edi Rama aveva presentato la BESA, un documento strategico con cui il governo riconosce l’esistenza di una crisi di fiducia nel governo e propone nuovi strumenti di “ascolto” e “dialogo”, una trasparenza che le istituzioni e la legge dovrebbero già garantire. Lo fa, però, appropriandosi tanto del fenicottero, simbolo della protesta, quanto della besa, concetto centrale della cultura albanese legato alla parola data e alla responsabilità verso la comunità, piegandoli alla propaganda governativa. ©️Trivet Un cartello che domanda “Polizia di stato o Stato di Polizia?” Nuovi fronti territoriali Un nuovo focolaio di protesta è stato aperto dalla proposta governativa di riforma amministrativo-territoriale. La bozza prevede di ridurre le bashki da 61 a 46, cancellando attraverso gli accorpamenti quindici Comuni: Përrenjas, Poliçan, Dimal, Divjakë, Klos, Memaliaj, Belsh, Rrogozhinë, Libohovë, Selenicë, Maliq, Patos, Cërrik, Këlcyrë e Fushë-Arrëz. Al 3 agosto le contestazioni alla riforma avevano interessato almeno 12 Comuni e oggi, 13 agosto, l’opposizione ha raggiunto tutti e 15 i Comuni destinati all’accorpamento. In 14 con manifestazioni pubbliche, mentre a Cërrik attraverso una raccolta firme. Ad alimentare le proteste ha contribuito anche la gestione degli incendi, che ha reso ancora più evidente la fragilità dei territori e delle strutture chiamate a proteggerli. Le fiamme hanno raggiunto, tra le altre zone, le colline intorno a Kruja, la città di Scanderbeg, minacciando abitazioni, depositi di esplosivi e il sito archeologico di Albanopolis e costringendo all’evacuazione gli abitanti di alcuni villaggi. Proprio nel momento più grave dell’emergenza si è dimesso il direttore dei Vigili del Fuoco. ©️Trivet Protesta a Belsh. I cartelli dicono “I Comuni per i cittadini, non per i potenti” e “Il nostro Comune non è un numero”. Le mobilitazioni territoriali hanno cominciato anche a produrre i primi risultati, sebbene ancora parziali. Il 5 agosto la società elettrica pubblica KESH ha sospeso i lavori sul fiume Mërtur, dopo le proteste degli abitanti di Nikaj-Mërtur. La sospensione non equivale ancora alla cancellazione del progetto: i residenti chiedono una revisione completa e garanzie per la tutela del fiume e dell’ecosistema. Una prima vittoria è arrivata anche per 74 famiglie coinvolte nel progetto TID a Durazzo, dopo un anno di mobilitazioni, dove il governo ha abrogato l’atto del 2020 che istituiva la Zona di nuova edificazione n. 5 nel quartiere storico di Epidamn, pur senza cancellare formalmente il contestato progetto. Come a Mërtur, dunque, la resistenza ha costretto le istituzioni a fare un passo indietro senza risolvere definitivamente la vertenza: i residenti chiedono ancora la sospensione e la revisione del progetto, oltre alla pubblicazione integrale degli atti. Dalla piazza al terreno legale Il Centro ResPublica e l’associazione ambientalista EcoAlbania hanno avviato una vertenza legale contro i lavori effettuati con i bulldozer sulle dune di Pishë Poro-Narta. Secondo le organizzazioni, gli interventi presentati come “preliminari” avrebbero già danneggiato habitat, vegetazione e delicati equilibri tra laguna e mare. Il 7 agosto è stata poi annunciata un’iniziativa per promuovere un referendum abrogativo contro la legge 21/2024 sulle aree protette, una delle 5 richieste della piazza. Considerato che in Albania l’ultimo referendum nazionale risale al 1998 e riguardava l’approvazione della Costituzione, significa rivendicare anche una forma di partecipazione diretta di fronte a istituzioni considerate incapaci di ascoltare. Dal 12 agosto è stata infine avviata una raccolta di firme per presentare alla SPAK una denuncia contro Edi Rama e altri funzionari pubblici con l’intento di chiedere di verificare le procedure seguite per i progetti previsti a Zvërnec, Rrjoll e Divjakë-Karavasta e il ruolo delle modifiche legislative ad hoc che hanno aperto le aree protette agli investimenti turistici, sulla base di quello che viene raccontato da Albanian Files. ©️Trivet Un cartello che ironizza e accusa il libro The Albanian Files Una protesta locale, nazionale e geopolitica Nel nord del Kosovo sono state scoperte delle fosse comuni nell’area di Zubin Potok, a Kalludër e a Jabukë e le ricerche proseguono. Secondo le autorità kosovare, i ritrovamenti potrebbero essere collegati a persone sequestrate e uccise nella primavera del 1999, genocidio troppo spesso dimenticato dal dibattito ma che ancora conta 1.600 dispersi. Quasi contemporaneamente è stata annunciata l’apertura di un consolato serbo a Scutari e Bujanova. Questa prospettiva ha provocato la manifestazione del 2 agosto a Scutari. Ad alimentare ulteriormente la protesta sono intervenute anche le vicende internazionali. Durante la visita a Belgrado, Volodymyr Zelensky ha ribadito che l’Ucraina non riconosce l’indipendenza del Kosovo e continua a considerarlo parte dell’integrità territoriale serba. Nonostante fosse una conferma di cose già dette, le reazioni sono state forti a Pristina e Tirana, soprattutto considerando il sostegno politico, umanitario e materiale offerto all’Ucraina dal Kosovo e dall’Albania. La memoria del genocidio vissuto sulla pelle degli albanesi e delle guerre attuali ha rafforzato la contestazione soprattutto dei rapporti tra Rama e Vučić, che all’epoca del genocidio era Ministro della Propaganda, rafforzando il concetto di “tradimento degli interessi del popolo” e di complicità. ©️Trivet Immagine della marcia di fine presidio Territorio, crisi climatica, democrazia diffusa, memoria e diaspora, politica estera e giustizia continuano a convergere dentro una mobilitazione che non ha mai avuto una sola rivendicazione. Il fenicottero è diventato il simbolo della resistenza di un popolo. Fioralba Duma
August 13, 2026
Pressenza
La Global Sumud Flotilla a sostegno della Rivoluzione dei Fenicotteri
Il 20 agosto una delegazione della Global Sumud Flotilla, composta da attiviste e attivisti, membri della comunità albanese della diaspora, divulgatori e persone appartenenti a realtà ecologiste, salperà dal porto di Brindisi, in Puglia, per raggiungere l’isola di Sazan, in Albania. All’arrivo, si uniranno alle proteste in corso sull’isola e sulla terraferma. La scelta del porto di partenza non è casuale: in occasione del trentacinquesimo anniversario dagli accadimenti della Vlora, i figli dei superstiti di questa tragedia torneranno in Albania sulle barche della Flotilla, in supporto della protesta popolare. L’iniziativa nasce dalla collaborazione della Global Sumud Flotilla con i collettivi Mesdhe, Palestine e Lire, impegnati per i diritti dei migranti, contro la detenzione amministrativa e a sostegno della causa palestinese; le imbarcazioni su cui avverrà la spedizione sono state recuperate e messe a disposizione dopo essere state danneggiate e lasciate alla deriva dall’esercito israeliano in seguito alle intercettazioni  avvenute durante l’ultima missione della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza. La spedizione mira a supportare la Rivoluzione dei Fenicotteri, la mobilitazione del popolo albanese che dal 16 maggio si oppone alla vendita dell’isola al fondo di investimento gestito da  Jared Kushner, genero del presidente Trump, e alla irregolarità degli accordi infrastrutturali promossi dal governo di Edi Rama. L’iniziativa è parte di una mobilitazione più ampia contro l’espansione economica, finanziaria e politica dell’alleanza USA-Israele, esplicata nei progetti di controllo strategico del Mediterraneo e delle sue coste, come il tentativo di “acquisizione” dell’isola protetta di Sazan. L’avanzata coloniale in Albania: il ruolo di Kushner e la risposta della Rivoluzione dei Fenicotteri Nel gennaio 2025 è stata approvata in via preliminare la cessione dell’isola ad  Affinity Partners , la società di private equity fondata da Jared Kushner, per la realizzazione di un resort di lusso dal valore stimato di 1,4 miliardi di dollari, attraverso la controllata Atlantic Incubation Partners LLC. L’operazione è stata resa possibile dalla legge albanese 21/2024, che consente l’avvio di attività economiche e progetti edilizi di lusso in aree ecologicamente sensibili e protette. Jared Kushner non è un semplice investitore: membro del “Board of Peace”, è il  promotore della “Riviera di Gaza”, il piano presentato al World Economic Forum di Davos nel gennaio 2026 per la trasformazione della Striscia in un polo turistico e finanziario. È il referente di Trump per le relazioni con l’Asia Sud-Occidentale, nonché suo importante sostenitore e finanziatore. Ha inoltre vantato i suoi rapporti politici e personali con Benjamin Netanyahu e mantiene stretti contatti strategici con l’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), coordinandosi su punti chiave della politica filoisraeliana già dalla prima presidenza di Trump. Considerato l’architetto della storica normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Israele e diverse nazioni arabe, i cosiddetti  “Accordi di Abramo”, Kushner è oggi il volto di un’espansione neocoloniale che si muove su diversi fronti. Lo stesso attore economico coinvolto nel piano su Gaza risulta oggi protagonista dell’operazione immobiliare a Sazan, in una regione che riveste anche rilevanza energetica e commerciale per l’Europa e l’Occidente. La risposta della popolazione albanese è esplosa il 16 maggio 2026, dopo che l’isola è stata circondata da filo spinato e le guardie del cantiere hanno aggredito un residente durante una protesta pacifica. La protesta si è estesa a livello nazionale, con il nome di Rivoluzione dei Fenicotteri e unisce le denunce della corruzione e delle irregolarità negli appalti pubblici legati a grandi opere infrastrutturali promosse dal governo di Edi Rama con le rivendicazioni ambientaliste legate all’area protetta. Sazan, un nodo strategico del Mediterraneo tra ecologia e geopolitica Sazan, situata nel Canale di Otranto a ridosso della laguna protetta di Vjosa-Narta, è da decenni uno dei nodi strategici del Mediterraneo, oggetto di ripetute occupazioni, anche da parte dell’Italia nel 1914 e nel 1939. La posizione dell’isola sul canale si intreccia con gli interessi energetici e le strategie di controllo delle rotte commerciali, come il progetto IMEC (India-Middle East-Europe Economic Corridor), il grande piano logistico e infrastrutturale lanciato al G20 di New Delhi nel settembre 2023, che vede in Trieste il polo strategico di collegamento con il Nord Europa. Proprio per Sazan passa il  Trans Adriatic Pipeline (TAP), il gasdotto che parte dalla frontiera tra Turchia e Grecia e trasporta gas nel continente. L’isola è inoltre l’unico sito di nidificazione del fenicottero rosa in Albania e punto di passaggio per oltre 200 specie di uccelli migratori. Conserva circa 3.600 bunker risalenti all’epoca sovietica, testimonianza del suo passato di snodo strategico-militare. La sua trasformazione in un resort di lusso rappresenterebbe anche un disastro ecologico e una cancellazione della memoria storica. Casi analoghi di estrattivismo e speculazione immobiliare si verificano anche sulle coste dell’Adriatico italiano, come il già contestato resort proposto da Four Season a Ostuni, ad opera della società Omnam Investment Group, guidata dall’imprenditore israeliano David Zisser. Il progetto prevede la realizzazione di un resort da 100 milioni di dollari in un’area naturale, progetto che ha suscitato l’opposizione di comitati cittadini e associazioni ambientaliste. L’obiettivo dell’iniziativa di GSF è quindi quello di connettere le coste e le lotte, moltiplicando la forza delle proteste. L’appello della Global Sumud Flotilla Non possiamo inoltre dimenticare la storia dei rapporti tra Italia e Albania, dalle due occupazioni militari del Novecento fino al recente protocollo Italia-Albania del 2023 per la gestione extraterritoriale di migranti nei centri di Shëngjin e Gjadër, quest’ultimo convertito nel 2025 nell’ennesimo disumano Centro per il Rimpatrio (CPR). Si delinea così un continuum di sfruttamento e controllo, che dalle coste albanesi si estende a quelle italiane, passando per gli interessi energetici e la complicità istituzionale. La nostra storia è gravemente segnata da crimini ai danni del popolo albanese, come l’episodio della nave Vlora: l’8 agosto 1991, oltre 20.000 persone arrivarono in nave in cerca di asilo. Quella che avrebbe dovuto essere una richiesta di protezione umanitaria si trasformò in una delle pagine più vergognose della storia repubblicana italiana. I passeggeri – uomini, donne, bambini – furono rinchiusi nello Stadio della Vittoria di Bari in condizioni disumane, senza cibo, senza acqua, senza assistenza sanitaria. Decine di persone morirono, altre furono colpite da malori e malattie. E quando il governo italiano decise di rispondere, lo fece con la più grande operazione di rimpatrio forzato della storia repubblicana: 17.000 persone furono deportate, rispedite in un’Albania sull’orlo del collasso, abbandonando ogni pretesa di umanità e rispetto del diritto d’asilo. La Global Sumud Flotilla si mobilita ancora per denunciare l’espansione coloniale e il furto di terre a opera di Kushner e dei suoi alleati, che coniuga interessi economici, speculazione edilizia e controllo geopolitico del Mediterraneo. Siamo al fianco della Rivoluzione dei Fenicotteri e del popolo albanese e invitiamo tutte le realtà della società civile a sostenere questa battaglia.   Global Sumud Flotilla
August 13, 2026
Pressenza