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Extinction Rebellion tinge di verde il laghetto dell’EUR di fronte alla sede di ENI: comincia la settimana di proteste a Roma
Oggi pomeriggio, Extinction Rebellion ha tinto di verde le acque del laghetto dell’EUR di fronte alla sede dell’ENI in piazzale Enrico Mattei a Roma e appeso al ponte sovrastante un enorme striscione con il logo dell’azienda che brucia la bandiera della Palestina e la scritta “Stop Ecocidio – Stop Genocidio”. Si apre così la PrimaVera Democrazia, la settimana di proteste di Extinction Rebellion, che vuole evidenziare il legame tra crisi ecoclimatica, guerre e crisi della democrazia. Temi che, nella giornata dello sciopero generale convocato da Unione dei Sindacati di Base e da Giovani Palestinesi, sono trasversali alle proteste di sindacati, movimenti e associazioni che chiedono si fermino la guerra, il riarmo e il genocidio a Gaza e denunciano la deriva autoritaria dell’Italia. In particolare, l’azione simbolica all’EUR vuole denunciare le conseguenze sugli ecosistemi e sul clima delle scelte di politica energetica del Governo, delle attività di estrazione di gas e petrolio da parte di ENI, e degli intrecci con le guerre in corso e la corsa al riarmo. Il verde innaturale assunto dall’acqua grazie alla fluoresceina, un tracciante innocuo che si degrada e scompare in poche ore, simboleggia infatti la distruzione e la morte degli ecosistemi e degli esseri viventi da cui dipende la sopravvivenza stessa dell’umanità. “L’ecocidio di cui parliamo non é un fenomeno lontano o astratto: l’inquinamento del suolo, dell’aria e delle acque ha conseguenze dirette sulla vita umana e non” racconta Davide, una delle persone sul posto. “Le responsabilità dell’industria petrolchimica, e di ENI, in questo panorama, sono importanti, come testimonia l’inquinamento e l’incidenza di patologie sopra la media a Gela o Priolo, in Sicilia, o nel Delta del Niger. Responsabilità che emergono anche nel supporto a Israele che a Gaza sta perpetrando un ecocidio e un genocidio”. Il riferimento è al tentativo di ENI di collaborare con Israele per l’estrazione di gas e petrolio nelle acque territoriali palestinesi. L’azienda ha ora ritirato la proposta, ma resta valida la partnership nel Mare del Nord con il gruppo israeliano Delek, uno dei principali fornitori di combustibile dell’esercito israeliano, inserito nella lista nera delle Nazioni Unite. O al noto caso del Delta del Niger: ancora oggi, il 75% di tutte le fuoriuscite di petrolio avvenute nella regione tra il 2006 e il 2020 sono attribuite a Shell ed ENI. Inoltre report di organizzazioni non governative hanno segnalato che nel 2024 l’azienda ha esercitato pressione sul Mozambico per accettare condizioni svantaggiose per il paese nel contratto per lo sfruttamento del bacino del Rovuma. Il Mozambico è al momento teatro di un’insurrezione armata legata anche al fatto che i progetti estrattivi nella regione non hanno portato benefici alle popolazioni locali. “La distruzione degli ecosistemi e di intere popolazioni, l’ecocidio e il genocidio, sono gli effetti di un sistema costruito sul colonialismo, sul profitto e l’illusione della crescita infinita su un pianeta finito. La policrisi che stiamo vivendo – guerre, pandemie, caos climatico – è l’effetto di un’unica ideologia. È ora che i governi ascoltino chi porta queste critiche in tutta Europa e cambino rotta ” dichiara Carlotta. La protesta si inserisce infatti in una mobilitazione internazionale promossa da diversi gruppi europei di Extinction Rebellion, Stop Rearm Europe, Ende Gelände e altri movimenti climatici, sociali e antimilitaristi, che inizia questo weekend in Italia, in occasione dell’80 anniversario della Repubblica, e proseguirà con appuntamenti in diverse capitali europee, per culminare il 14 giugno a Bruxelles con una marcia e un presidio davanti al parlamento Europeo. Extinction Rebellion
May 29, 2026
Pressenza
Movimento ecologista e ambientalismo scientifico. Tra “il dire e il fare”: lo status quo e i rapporti di forza
L’avvio del “percorso di ascolto” promosso da Avs ai primi di maggio per dar vita a “un vivaio per l’Italia di domani” per sconfiggere questa destra di Meloni e Salvini ha rilanciato nel dibattito pubblico alcuni nodi del “fare politica ambientale”, in particolare su energia, trasporti, alimentazione e aree protette. Ed anche sul “pragmatismo senza principi” con cui si sono perse alcune battaglie cruciali dell’ambientalismo italiano sui limiti e la sostenibilità dello sviluppo trainato da consumismo e ingiustizia sociale che si perpetua attraverso furbeschi greenwashing. La replica di Aurelio Angelini alle critiche di Fabio Balocco espresse a proposito del “Vivaio delle idee” sul quale il coordinatore del Movimento Ecologista  aveva portato il suo contributo all’evento “Decidiamo!”, organizzato da Europa Verde e Sinistra Italiana e pubblicato in sintesi su “Italia Libera”[IL]   Caro Fabio Balocco, > MARCIA ANTINUCLEARE CASALE-TRINO 11 MAGGIO 1986 > > ti ringrazio per aver vinto il torpore e aver deciso di scrivere [qui il tuo > pezzo]. Chi supera la propria indolenza per contribuire al dibattito pubblico > merita rispetto, qualunque cosa poi dica. E devo riconoscere che alcune delle > tue osservazioni sono pertinenti e stimolanti, in particolare, quelle sulle > infrastrutture ereditate dal governo Draghi, sui corridoi ecologici e sulla > coerenza necessaria tra enunciati e scelte concrete. Su questi punti il > dibattito è aperto e ben venga chi lo alimenta con competenza. Detto questo, > permettimi alcune considerazioni sulle tue “verità”, pronunciate con la > sicurezza di chi ha già tutto chiaro. > >   > > Cominci evocando “i bla bla tinti di verde” e citando Greta come emblema > dell’inutilità. È una scelta curiosa. Greta Thunberg ha portato milioni di > giovani in piazza in tutto il mondo, ha costretto governi e parlamenti a > confrontarsi con l’emergenza climatica, e ha dimostrato con la sola forza > della coerenza che una sedicenne senza partito né denaro può spostare l’agenda > politica globale. Liquidarla come “bla bla” è una di quelle sintesi folgoranti > che dicono molto più di chi le pronuncia che di chi ne è oggetto. > >   > > IL 10 LUGLIO 1976, DALLO STABILIMENTO CHIMICO DELL’ICMESA DI MEDA, NEI PRESSI > DELL’ABITATO DI SEVESO, FUORIESCE UNA NUBE CONTENENTE DIOSSINA > > Sul 100% di rinnovabili entro il 2040 ci chiedi “come”. È una domanda > legittima. Avremmo però apprezzato che la stessa domanda “come?” tu l’avessi > rivolta anche alle politiche energetiche degli ultimi trent’anni, che ci hanno > consegnato una dipendenza fossile che paghiamo sulla bolletta ogni mese. Le > difficoltà tecniche della transizione esistono, sono reali e vanno affrontate > con serietà. Ma sollevare gli ostacoli senza mai interrogarsi sullo status quo > è un privilegio comodo che il pianeta non si può più permettere. > >   > > Ci rimproveri poi di non aver parlato di alimentazione, di diritti degli > animali, di caccia e pesca, di personalità giuridica della Natura. Hai > ragione: quei temi meritano spazio. Ma stai commentando un intervento non > l’enciclopedia di ecologia politica. Se in 1.500 parole non si riesce a > esaurire tutto l’universo del pensiero ecologista, non è necessariamente segno > di malafede o di sudditanza all’industria agroalimentare. A volte è > semplicemente questione di spazio. Il documento integrale di Movimento > Ecologista sulla piattaforma di Avs – su cui l’intervento si basa – affronta > molti di questi temi, ti invito a leggerlo, prima di costruire la critica > sull’assenza. > >   > > Infine, la questione delle armi e dell’atlantismo. È un tema complesso e > divisivo, su cui esistono posizioni articolate all’interno della stessa > sinistra ecologista europea. Che tu abbia la risposta definitiva in tasca è > ammirevole. Noi preferiamo, per ora, continuare a ragionarci, mettendo al > centro la Pace e il disarmo, la giustizia climatica e sociale. > >   > > MANIFESTAZIONE STUDENTESCA DEL FRIDAYS FOR FUTURE A MILANO NEL 2021 > >   > > Concludi definendo il mio intervento “antropocentrico” e invocando una > “visione olistica” come vera rivoluzione. Benissimo. Ma permettimi di > osservare che le persone, quelle in carne e ossa, con l’affitto da pagare, la > lista d’attesa al pronto soccorso, il contratto precario esistono dentro > quell’olismo, non nonostante esso. Una politica ecologista che non parli anche > a loro non è più olistica: è semplicemente meno efficace. E rischia di > restare, essa sì, un bel bla bla. > > Con stima sincera e spirito costruttivo, Aurelio Angelini Aurelio Angelini
May 29, 2026
Pressenza
Ampliamento della fabbrica RWM: il TAR conferma la validità del ricorso presentato dalle associazioni pacifiste
Pubblichiamo il comunicato stampa diffuso dalle associazioni che hanno fatto ricorso contro l’ampliamento della fabbrica di armi RWM. Ampliamento RWM di Iglesias-Domusnovas: il TAR conferma la validità del ricorso. Udienza di merito fissata a gennaio 2027. Il TAR Sardegna si è pronunciato oggi sull’udienza relativa al ricorso contro l’ampliamento dello stabilimento RWM di Iglesias-Domusnovas, destinato alla produzione di bombe, droni e munizioni. Il Tribunale Amministrativo Regionale ha respinto l’eccezione di tardività sollevata dalla controparte, confermando dunque la piena validità della costituzione in giudizio delle associazioni dei comitati ricorrenti. Il ricorso, pertanto, prosegue il suo iter e non è stato rigettato, come richiesto dai legali di RWM. I giudici hanno inoltre deciso di non accogliere, in questa fase, la richiesta di sospensiva del Decreto emesso dal Commissario ad acta. Secondo il TAR, allo stato attuale il provvedimento non produrrebbe un danno ambientale immediato, poiché l’impianto non può ancora entrare in produzione senza ulteriori autorizzazioni, tra cui quelle dei Vigili del Fuoco, della Soprintendenza e gli atti edilizi e urbanistici necessari. Il TAR ha fissato l’udienza pubblica per la discussione nel merito del ricorso al 14 gennaio 2027. Sarà quella la sede in cui verrà affrontato il cuore della vertenza: la legittimità o meno della Valutazione di Impatto Ambientale postuma, ancora una volta viziata dall’assenza di una VIA cumulativa, e di tutte le procedure che riguardano il raddoppio dello stabilimento. Fino a quella data, la situazione resterà sostanzialmente congelata sotto il profilo giuridico, in attesa della decisione definitiva. La numerosa partecipazione al sit-in odierno dimostra il forte interesse di associazioni e comitati verso questa importante iniziativa, percepita da tutti come una vertenza collettiva. Sebbene il ricorso sia stato formalmente presentato da sei associazioni dotate di legittimazione statutaria, questa battaglia appartiene a tutte e tutti coloro che credono nella tutela del paesaggio, del territorio, dell’ambiente e della pace. Anche la presa di posizione di alcuni partiti che sostengono la Giunta regionale, che dissociandosi dalle scelte della Giunta si sono espressi contro l’autorizzazione ambientale e a favore del ricorso al TAR, conferma la rilevanza dell’iniziativa e il consenso trasversale che essa sta raccogliendo. Difendere la pace significa assumersi una responsabilità concreta verso ciò che accade intorno a noi e verso le conseguenze delle nostre azioni, anche quando queste si manifestano lontano dai nostri occhi. 27 MAGGIO 2026 Associazione Italia Nostra, Associazione A Foras, USB Sardegna, Comitato Riconversione RWM per la pace ed il lavoro sostenibile, Assotziu Consumadoris Sardigna, Movimento Nonviolento Sardegna.       Redazione Sardigna
May 28, 2026
Pressenza
Dopo gli Orti della Susanna anche la Timpa di Leucatia, il fuoco divora il verde
C’è voluto un incendio perché Catania tornasse ad occuparsi della Timpa di Leucatia, la straordinaria area umida urbana che sopravvive – nonostante tutto – nella parte nord della città. Qui le sorgenti di acqua dolce permettono l’esistenza di una flora e di una fauna uniche. Centinaia di specie vegetali censite, molte autoctone come il vilucchio e il rovo o – tra gli alberi – querce e bagolari. E, come specie animali, uccelli, mammiferi, rettili, insetti, anfibi, crostacei, tra cui il raro granchio d’acqua dolce. Qui abbiamo anche preziose testimonianze storico-archeologiche, tra cui i ruderi di una struttura simile, per tipologia, ad un monumento sepolcrale romano, e alcune postazioni militari risalenti al secondo conflitto mondiale. Altri ritrovamenti, risalenti persino all’Età del Bronzo, sono venuti alla luce in seguito alla breve campagna di scavi degli anni Novanta del Novecento. Notevoli, soprattutto, i resti del lungo acquedotto benedettino del XVII secolo, che portava l’acqua in città, fino al monastero, alimentando – lungo il percorso – diversi mulini, tra cui quello di cui abbiamo parte della struttura muraria all’interno del Parco Gioeni. L’acqua che scorre dalla Timpa, una risorsa idrica perenne che potrebbe essere utilizzata per l’irrigazione, viene lasciata – irresponsabilmente – disperdere nel sottosuolo o incanalata verso il mare, mentre l’area di ingresso alla Timpa subisce l’insulto continuo dell’abbandono di rifiuti e della mancanza di pulizia e manutenzione. Quasi tutta l’area è di proprietà privata ma su di essa grava un vincolo di natura paesaggistica, per lo più di livello 2. Lipu, Stelle e Ambiente, Ente Fauna Siciliana e WWF nel maggio del 2021, primo firmatario Giuseppe Rannisi, hanno richiesto alla Soprintendenza un innalzamento della tutela al valore tre, che la renderebbe di fatto inedificabile. Alcune edificazioni sono intanto già avvenute. Un edificio per civile abitazione è stato realizzato, nella zona più a nord, dopo un iter tortuoso segnato da permessi accordati, successive sospensioni, sequestri operati dalla magistratura. Nella zona più a sud, un vecchio rudere e una struttura fatiscente degli anni ’70 sono stati demoliti per fare posto ad un grande edificio di dimensioni di gran lunga superiori al fabbricato originario. Uno stravolgimento è quindi già avvenuto. Per contrastarlo ed evitare un ulteriore scempio, nacque allora un Comitato, gli Amici della Timpa di Leucatia, che – dopo una fase molto attiva – è stato lacerato da discordie interne. Cosa fare allora di quest’area, che ricade in parte nel territorio del Comune di Catania e in parte in quello di sant’Agata Li Battiati? I due Comuni hanno provato a redigere un progetto condiviso, che non è stato mai portato avanti, anche perché non c’è ancora una strategia precisa. L’idea iniziale era quella di farne un parco urbano intercomunale, un’ipotesi che comporterebbe espropri e risarcimenti troppo gravosi per Comuni in difficoltà finanziarie. Ma c’è di più. Mettere quest’area così delicata a disposizione di un pubblico numeroso significherebbe mettere a repentaglio proprio le forme di vita, vegetale e animale, che la rendono unica. Per tutelarne l’intero ecosistema sarebbe di gran lunga preferibile farne una riserva naturale o un sito di importanza comunitaria. Qualche giorno fa è arrivato l’incendio, ed è arrivato pochi giorni dopo quello, di sicura origine dolosa, scoppiato negli Orti della Susanna a Cibali. “Ancora incendi in alcune delle aree ambientalmente più delicate e urbanisticamente più controverse della città. Francamente, le coincidenze iniziano a essere troppe” dichiarano i consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle, Graziano Bonaccorsi e Gianina Ciancio. E proseguono “E’ difficile non notare come gli incendi colpiscano sempre le aree più sensibili dal punto di vista ambientale e urbanistico”. Ancora più grave il fatto che, alla Timpa, “per realizzare alcune delle recenti edificazioni nella zona sud è stata persino distrutta una strada comunale, metà ricadente nel territorio di Catania e metà in quello di Sant’Agata Li Battiati. Una strada che ieri avrebbe potuto consentire un accesso più rapido ai mezzi di soccorso e ai Vigili del Fuoco”. In questo contesto, per evitare che la città continui a perdere pezzi, tra incendi, cemento e silenzi istituzionali, i due consiglieri propongono la costituzione di un Osservatorio permanente di monitoraggio e difesa della Timpa di Leucatia. Redazione Sicilia
May 28, 2026
Pressenza
Crescono le rinnovabili, ma restano i ritardi su obiettivo 2030. Il nuovo studio di Legambiente
In Italia negli ultimi dieci anni la capacità di copertura dei consumi elettrici da fonti rinnovabili è cresciuta del 7%, passando dal 33,9% nel 2015 al 41,1% nel 2025 e arrivando a pochi punti di percentuale dalle fonti fossili (43,8%). In particolare, nel 2025 il contributo maggiore è arrivato dal fotovoltaico, seguito da idroelettrico, eolico e geotermia. Una crescita nel complesso lenta ma importante, che però deve essere sostenuta e incoraggiata da politiche energetiche più efficaci, sbloccando gli iter burocratici per centrare l’obiettivo 2030 e cominciare a guardare a quello di decarbonizzazione al 2040. A chiederlo è Legambiente, che ha presentato il nuovo studio “Italia Rinnovabile”, realizzato con il contributo di Statkraft Italia e FERA, media partner La Nuova Ecologia, annunciando anche l’avvio della sua nuova campagna nazionale “OK, la bolletta giusta. Prezzo zonale è giustizia sociale”, con partner AzzeroCO2 e Coordinamento Free. Pilastro centrale del report il fatto che le fonti pulite sono alleate decisive per contrastare la crisi climatica e la povertà energetica, per portare benefici ai territori e per ridurre il costo della bolletta, su cui a oggi il gas fossile incide per l’89% delle ore sulla formazione del prezzo finale dell’energia. L’attuale bolletta elettrica è arrivata a quota 130,5 euro/MWh, contro i 42,5 della Spagna, dove il gas incide solo per 15% grazie agli importanti investimenti fatti nelle tecnologie pulite. Ai dati sui dieci anni si affiancano quelli del 2026 (fonte Terna): a marzo 2026 nella Penisola il solare fotovoltaico raggiunge quota 44.878 MW di potenza installata, pari al 53,9% del totale delle rinnovabili. Questa tecnologia per la prima volta è arrivata a superare, rispetto ai consumi, il contributo di tutte le fonti rinnovabili, contribuendo con il 14,2% – era l’11,3% lo scorso anno – e superando anche una fonte storica come quella dell’idroelettrico, che nel 2025 si ferma a quota 13,3% (era il 16,8% nel 2024). Il Paese si conferma anche in prima linea nei sistemi di accumulo: a marzo 2026 installati 918.971 impianti di accumulo per 7.803 MW di potenza.  L’Italia, inoltre, è terza in Europa per numeri di occupati nel settore delle rinnovabili – 228.900 (dati 2023). Di questi, 135.900 sono impiegati nel settore delle pompe di calore, settore nel quale la Penisola detiene il primato assoluto per il loro impiego tra i Paesi UE. Eppure il governo, sottolinea Legambiente, continua a foraggiare le fonti fossili e a puntare su un ritorno al nucleare a discapito delle rinnovabili, dimenticando i 2,4 milioni di famiglie che vivono in povertà energetica. A fine marzo 2026 il Paese ha raggiunto appena il 33,2% dell’obiettivo complessivo 2030. Mancano ancora all’appello 53.469 MW da aggiungere entro i prossimi 5 anni e mezzo e, continuando con la media di installazione mantenuta tra il 2021 ed il 2025, il Paese rischia di arrivarci tra 10,7 anni, con ben 5,7 anni di ritardo. Un dato preoccupante se si ragiona anche in termini di posti di lavoro a rischio a causa dei continui ritardi. Secondo uno studio Svimez, il raggiungimento degli obiettivi 2030 potrebbe portare, solo nel Mezzogiorno, alla nascita di 73mila nuovi posti di lavoro, di cui 15mila under 35, trattenendo sui territori competenze e conoscenze e fermando il trend delle migrazioni dal Sud e dalle Isole che tra il 2022 e il 2024 ha coinvolto oltre 106mila giovani. Legambiente punta il dito anche contro i ritardi dell’entrata in vigore dei prezzi zonali e dinamici: “Garantire una veloce entrata in vigore dei prezzi zonali e dinamici, legati alle diverse aree di mercato che devono sostituire al più presto il prezzo unico nazionale index GME in modo da ridurre i costi in bolletta per imprese e famiglie e valorizzando quelle aree del Paese in cui le rinnovabili danno un maggior contributo. A tal proposito, occorre eliminare al più presto il corrispettivo aggiuntivo stabilito da Arera che unifica i prezzi a livello nazionale, ma anche stimolare e aiutare le imprese, a partire da quelle del nord, verso contratti PPA con impianti a fonti rinnovabili al fine di ridurre i costi energetici. A questo va aggiunto lo scorporo nel prezzo finale tra gas e rinnovabili, strumento strategico per dare ai territori e ai cittadini una risposta immediata sul valore delle rinnovabili nei territori”. Alla luce della fotografia scattata dallo studio “Italia Rinnovabile”, Legambiente rilancia al governo 15 proposte, suddivise in quattro macro aree di intervento, chiedendo di sbloccare gli iter autorizzativi (prevedendo più risorse, tempi certi e procedure efficienti); di accelerare la transizione (più rinnovabili, più repowering, più investimenti sulla rete); di ridurre i costi energetici (introducendo i prezzi zonali, promuovendo contratti PPA con rinnovabili, scorporare nel prezzo finale la componente gas da quelle rinnovabili); di coinvolgere i cittadini in processi partecipativi uscendo dalle fonti fossili  e avviando  anche una politica di riqualificazione degli edifici in linea con la direttiva EPBD sulle case green, con incentivi a tutte le famiglie, in primis a quelle più bisognose. È, inoltre, fondamentale replicare quelle buone pratiche che arrivano dal Paese come le undici storie simbolo mappate da Legambiente. Legambiente ha anche mappato con Italia Rinnovabile 11 storie nazionali che ben raccontano i vantaggi diretti che le fonti pulite portano nei territori rispondendo alla domanda: “A me che cosa me ne viene?”: da Trino, in provincia di Vercelli, dove si trova il più grande parco solare del Nord Italia nato sull’area di una ex centrale nucleare, alla scommessa vinta in Campania dal piccolo Comune di Lacedonia (AV) dove un hub eolico crea nuova occupazione giovane e qualificata. Dalla provincia di Teramo, dove a Torre San Rocco, 40 ettari di fotovoltaico portano benefici alla comunità, tra cui contratti di fornitura elettrica agevolata, alla provincia di Siena, dove un impianto trasforma i pannelli fotovoltaici a fine vita in nuove risorse, per arrivare a Lendinara, in provincia di Rovigo, dove le fonti pulite svolgono un ruolo decisivo nella rigenerazione dei territori, trasformando aree degradate e a rischio sanitario in risorse per il futuro, solo per citarne alcune. Qui il Report di Legambiente: https://admin.legambiente.it:8080/wp-content/uploads/2026/05/Report-Italia-Rinnovabile-2026.pdf.   Giovanni Caprio
May 28, 2026
Pressenza
Il mondo va male: ecco il documento dell’Onu che invita alla post-crescita
Olivier De Schutter è un cattedratico belga, ma non solo. Egli è infatti anche relatore delle Nazioni Unite sulla povertà estrema e sui diritti umani. Ma chi pensa che svolga questo ruolo asetticamente, senza andare al fondo del problema, si sbaglia di grosso. Queste le sue parole nel 2024, quando presentò al Consiglio dei Diritti Umani “Eradicating poverty beyond growth” (da cui il libro La povertà della crescita): “Per quasi sei anni, le Nazioni Unite mi hanno affidato il compito di riferire sulle soluzioni più promettenti al mondo per sradicare la povertà… La ricerca di una crescita economica perpetua è incompatibile con la vita su questo pianeta. E l’eliminazione della povertà non può continuare a essere utilizzata come scusa per perseguire un PIL in costante aumento, quando questa ricerca, al contrario, spinge le persone verso lavori mal retribuiti e spesso pericolosi per soddisfare le esigenze dell’élite… Dobbiamo respingere il mito secondo cui la crescita economica equivale al progresso umano. Anche se questo può sembrare un pensiero radicale, dopo quasi un secolo in cui ci è stato detto che tutto ciò che conta è la velocità con cui cresce l’economia, sono ottimista sul fatto che presto diventerà l’opinione dominante. Perché il pianeta, e i suoi abitanti, non sopravviveranno senza di esso…Oggi posso affermare con certezza che, nonostante ciò che politici, economisti, esperti di sviluppo e persino le istituzioni delle Nazioni Unite ci hanno indotto a credere, la risposta non è semplicemente stimolare la crescita economica”. Ed è proprio sulle basi di questo rapporto che il 22 aprile scorso a Ginevra, è stata presentata la Roadmap for Eradicating Poverty Beyond Growth, un report ponderoso per documentazione scientifica e numero di esperti coinvolti (400 personalità del mondo accademico, delle ONG e della società civile) approntato sempre da Oliver De Schutter. In pratica, cosa afferma il documento? Che la crescita economica sta portando sempre più ad un concentramento di ricchezze in poche mani (“Viviamo su un pianeta che non è mai stato così ricco. Nel 2024 i miliardari hanno visto crescere le loro fortune in media di 2 milioni di dollari al giorno e si prevede entro un decennio ci saranno cinque trilionari”) e, nel contempo, ad una sempre più ampia fetta di persone nel mondo che vivono nella miseria. C’è dunque qualcosa di profondamente sbagliato ed anche immorale nella crescita, ma nello stesso concetto di crescita, perché crea miseria ed impoverisce la Terra (“La ricerca di una crescita economica perpetua è incompatibile con la vita su questo pianeta”). Ciò detto, il documento indica un percorso da adottare da parte delle nazioni del mondo, una “roadmap” appunto, e, anche se non arriva ad indicare la decrescita come soluzione ai mali, ha il coraggio di riconoscere che la crescita, questa crescita, l’unica che conosciamo, è un male, che un Pil che equipara la produzione di un’arma alla realizzazione di un alloggio per bisognosi è una mostruosità, che occorre in buona sostanza passare alla fase della post-crescita. Nonostante la portata che potremmo definire “rivoluzionaria” del documento (o forse proprio per questo), esso non ha avuto eco sui media di regime. Che, invece, in direzione del tutto opposta (“ostinata e contraria”) ci raccontano ad esempio che la Germania destinerà nei prossimi anni mille miliardi di euro in armi, in modo da diventare la corazzata bellicista d’Europa (ora che l’industria automobilistica non tira più). Sarà dura, molto dura abbandonare il paradigma della crescita… prima che giustamente ci estinguiamo. Con la crescita, la via appare segnata. Fabio Balocco
May 27, 2026
Pressenza
Magnifica Humanitas, un’enciclica che forse vale la pena leggere
«Il rischio non è solo che alcune tecnologie siano usate male, ma che il paradigma tecnocratico in cui siamo immersi faccia sembrare giusta e normale una visione antiumana, secondo cui la pienezza della vita consisterebbe nell’avere di più, nel ridurre la fragilità, eliminare l’imprevisto, controllare ogni cosa.» — Papa Leone XIV, Magnifica Humanitas, n. 112   Quando è stato eletto Papa Leone XIV subito mi è salito lo sconforto. Dopo il papato innovatore e lungimirante di Papa Francesco (un nome un programma), vedere un pontefice che scegli come nome papale “Leone” mi fatto fare un salto nel passato: un passato abbastanza controverso e discusso come quello della Chiesa pre-Concilio Vaticano II che evoca gli antri più oscuri e reazionari della Chiesa di Roma. Scegliere il nome di “Leone” è stato percepito come un riferimento all’enciclica ‘Rerum Novarum’ (1) di Leone XIII che, per quanto fosse stato il fondatore della moderna Dottrina Sociale della Chiesa, è stato il papa che ha ammonito la classe operaia e le “idee di rivoluzione”, come poi Benedetto XV durante il biennio rosso (1918-1920), contribuendo a dividere la stessa classe lavoratrice martoriata. La stessa enciclica, infatti, ispirò le “leghe bianche”, i primi sindacati e cooperative di ispirazione cattolica nati per difendere i lavoratori su basi di collaborazione di classe e giustizia, anziché di lotta rivoluzionaria, provocando una scissione nelle “leghe rosse” di stampo socialista e quindi un suo indebolimento. Insomma un’evidente marcia indietro rispetto a Francesco che è stato tra i maggiori esponenti della Teologia del Pueblo ed è stato influenzato dai grandi della Teologia della Liberazione (Gustavo Gutierrez, Oscar Romero, Evaristo Ars, Leonardo Boff, Frei Betto, Ernesto Cardenal…). Il fatto di aver reintrodotto la mozzetta rossa durante l’incoronazione papale e durante gli eventi (assolutamente mai usata da Francesco), che ha scelto collana ed anello d’oro come Ratzinger piuttosto che un argento sobrio alla Francesco, mi ha portato a pensare di essere di fronte ad un papa come Woityla: papa giovane eletto dalle gerarchie vaticane per durare. In un anno di pontificato, oltre allo slogan lanciato durante la nomina – “pace disarmata e disarmante” – non ci sono state delle forti prese di posizione a tal punto da rompere lo schermo mediatico, come invece era successo con Francesco (con cui purtroppo è inevitabile il paragone). Silenti sono state le sue condanne in questo anno sulle persecuzioni dei cristiani ortodossi russofoni in Ucraina, sulle morti dei cristiani in Iran per mano delle bombe USA e israeliane, e sulle persecuzioni e le morti dei cristiani arabi palestinesi a Gaza e Cisgiordania. Ho iniziato a ricredermi sulla personalità di Prevost, dopo l’interessante ed innovativa – sulle tracce del predecessore – esortazione apostolica ed “umanistica” dal titolo Dilexi te sull’ “amore verso i poveri”. Poi, quando Donald Trump senza freni si è scagliato contro Leone XIV, il primo papa nordamericano della storia, lui ha replicato con parresia e fermezza disarmante: «I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire». Leone XIV parla dei «masters of war», come nella canzone di Bob Dylan, quelli che nel mondo «fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare». Ed ha aggiunto: «Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni («a handful of tyrants») ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali!». Ora arriva Magnifica Humanitas, la sua prima enciclica da papa che tratta della “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Che dire: vale la pena leggerla! Sebbene abbia posizioni molto più critiche nei confronti dell’IA e dello sviluppo ipertecnologico, credo che l’enciclica di Papa Leone XIV sia un ottimo strumento per aprire il dibattito, per sfondare il muro dell’indifferenza nei confronti degli impatti di questi nuovi strumenti, per rompere al muro dell’ormai incriticabile azione tecno-scientifica; per “alfabetizzare” al dibattito chi ancora non è alfabetizzato. Sebbene possa peccare di tecnottimismo, Magnifica Humanitas fa un’analisi completa del fenomeno dell’intelligenza artificiale, dei rapporti di forza che la determinano e dell’implicazione etiche ed umane di una tecnologia simile. Non è labile e lassista, ma un’analisi cosciente, seria e consapevole di cosa sta analizzando che parte da una cognizione di causa. Interessante è stato il commento a caldo su Facebook della filosofa e storica italiana Ida Dominijanni sulla recente enciclica, che riporto di seguito: “Stanotte ho letto l’enciclica di papa Leone. Disordine mondiale, cultura della guerra, progresso tecnologico irresponsabile, disuguaglianze sistemiche, neocolonialismo estrattivo. Non si tratta solo (solo?) di AI: c’è tutto, ma proprio tutto, quello che serve per una contro-narrazione del presente. La scelta di Prevost si conferma una scelta politica nel senso più alto del termine, da parte dell’unica istituzione sovranazionale rimasta nelle macerie del diritto internazionale, ovvero la Chiesa cattolica. Che da un lato si installa come massima autorità culturale e morale nel vuoto di autorità della politica, dall’altro fa la sua mossa egemonica nei confronti delle altre religioni. E punta con grande intelligenza a spaccare il fronte dell’accelerazionismo tecnologico e del trumpismo puntando non sul rifiuto o la maledizione, ma sull’umanizzazione dell’AI. Il mondo intero ha adesso a disposizione questa politicissima contro-narrazione del presente e delle sue derive disastrose. Mi domando come mai un documento di tale forza e coerenza non sia mai uscito negli ultimi lustri da quella parte politica che sarebbe deputata a criticare e combattere l’ordine dominante.” Nonostante io creda che ogni umanizzazione dell’IA sia vana poiché nata con scopi ben diversa dal fatto di lasciarsi “umanizzare”, credo che forse sia un’enciclica che vada la pena leggere nella speranza che possa far prendere consapevolezza sul fenomeno dell’IA e delle digitalizzazione, instillando almeno qualche dubbio pedagogico ed antropologico in chi invece si ostina a ridurre il dibattito dualista tra passato e futuro, arretratezza e progresso, primitivismo e progressismo, tecnofobia e tecnofilia. (1) Promulgata il 15 maggio 1891, l’enciclica prese posizione sulla “questione operaia” condannando sia il liberismo sfrenato sia il socialismo, difendendo la proprietà privata ma richiedendo tutele concrete per i lavoratori e il “giusto salario”. Prima enciclica di Papa Leone XIV “Magnifica Humanitas”: https://ewtn.it/wp-content/uploads/2026/05/Lettera-Enciclica-_Magnifica-Humanitas_-di-Papa-Leone-XIV-sulla-custodia-della-persona-umana-nel-tempo-dellintelligenza-artificiale-15-maggio-2026.pdf Il Nobel Parisi: «La tecnologia non è neutra. Siamo noi a decidere quali valori incorpora» intervista a Giorgio Parisi oggi sul Corriere della sera e corriere.it https://www.corriere.it/esteri/26_maggio_25/nobel-parisi-intervista-tecnologia- 1e2cf273-60cf-4051-bf06-0793c98e0xlk.shtml Lorenzo Poli
May 27, 2026
Pressenza
Resistenza contadina: verso una vera transizione agro-ecologica
Comincia il 2 giugno alla “Cooperativa Agricola Coraggio” di Roma, che ha una storia legata alle lotte per la difesa del bene comune e delle terre pubbliche, la rassegna per la condivisione di saperi dal basso per un’agricoltura indipendente e nel rispetto di terra, cibo e salute organizzata dall’Associazione Rurale Italiana e promossa da Terra Nuova, media-partner che presenta il programma: > Il futuro? Promuovere e valorizzare l’agricoltura contadina, che si affranca > dalla dipendenza dalle multinazionali delle sementi, che preserva semi e > biodiversità, che sceglie una strada diversa da quella dell’agroindustria, > senza allevamenti intensivi e abuso di sostanze chimiche di sintesi. È quello > su cui lavora l’Associazione Rurale Italiana, con la sua base di piccoli > coltivatori che ha ben chiaro che il cibo non deve essere merce. E da qui > nasce l’idea delle feste contadine, che anche quest’anno tornano con una > rassegna che tocca tutta l’Italia, da nord a sud. > > «Le feste contadine nascono nel contesto di ARI in Piemonte vent’anni fa e > durante l’ultima assemblea nazionale dell’associazione si è deciso di > realizzare una versione nazionale coinvolgendo i territori in cui Ari è > presente, invitando le aziende e le realtà agricole a ospitare una festa > contadina – spiega Fabrizio Garbarino, coordinatore per ARI dell’iniziativa – > Si tratta di appuntamenti di grande importanza, che generano e rafforzano > “reti” di scambio e collaborazione con le realtà che in Italia si impegnano > per una vera transizione agroecologica dal basso. La cittadinanza inoltre ha > l’opportunità di conoscere le realtà contadine di Ari e di entravi in > contatto, comprendendo che sono proprio questi piccoli produttori indipendenti > a dare voce e concretezza alle caratteristiche peculiari dei territori. Poi > sono anche momenti di vera e propria festa conviviale, a base di buon cibo > contadino e musica, perché così si crea condivisione e si gettano le basi di > importantissime relazioni». > > «Le feste contadine di Ari incarnano anche preziosi momenti approfondimento, > che si pongono come una vera e propria “formazione” dal basso – prosegue > Garbarino – in cui ci si confronta e ci si forma sulle questioni peculiari dei > diversi territori. E i protagonisti e le protagoniste sono proprio i contadini > e le contadine indipendenti, che trasmettono conoscenze antiche e nuove, > analisi e possibili soluzioni che sentono particolarmente attuali ed urgenti. > È un’idea di trasmissione orizzontale dei saperi contadini, delle conoscenze e > delle competenze acquisite negli anni». > > Poi ci sono i prodotti, le battaglie, le storie, la musica e lo stare > insieme: «Questo è lo spirito che anima le feste contadine di ARI – precisa > Garbarino – L’invito che facciamo a tutti e tutte è di partecipare agli > appuntamenti in calendario proprio per aiutarci a diffondere è a difendere la > cultura dell’agricoltura contadina, agroecologica e solidale». > > Il primo appuntamento sarà il 2 giugno a Roma, alla Cooperativa Agricola > Co.r.ag.gio che ha una storia legata alle lotte per la difesa del bene comune > e delle terre pubbliche: «Proprio in quella sede ci è parso giusto e doveroso > cercare un momento di approfondimento sul saccheggio dell’Agro Romano, e su > come il Comune agricolo più grande d’Europa veda la speculazione edilizia > sottrarre continuamente terreno all’agricoltura», aggiunge ancora Garbarino. > Ci sarà anche uno spazio gastronomico con i prodotti della Cooperativa e del > circuito di aziende agricole aderenti, laboratori per bambini e il concerto > della Bandajorona storico gruppo folktronico Romano con 25 anni di storia di > musica popolare e militante. > > Si prosegue poi: * l’11 luglio, a San Marzano di Oliveto (Asti) a La Viranda * il 19 luglio a Prato Fontana (Reggio Emilia) * il 24 e 25 luglio alla Piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria) alla Coop Della Terra – Contadinanza necessaria * l’1 agosto a Monastero Bormida (Asti) presso La luna di miele * il 16 agosto a San Benedetto Belbo (Cuneo) all’azienda agricola Bogion Cit * il 22 agosto a Cessole (Asti) all’azienda agricola Bricco della croce * il 6 settembre a San Raffaele Cimena (Torino) alla Cascina Malerbe * il 13 settembre a Reggio Emilia all’ecovillaggio Alvador * il 25 e 26 settembre a Costa Vescovato (Alessandria) alle Valli Unite Costa * l’11 ottobre a Monastero Bormida (Asti) con la manifestazione Un sacco di semi * il 17 ottobre a Erba (Como)all’azienda agricola La Runa * l’1 novembre a Modica (Ragusa) con il mercato contadino e dell’artigianato Suolo urbano * il 15 novembre a Isola della Scala (Verona) alla Cooperativa Ca’ Magre * in dicembre il “gran Finale” a Finale Ligure PROGRAMMA COMPLETO Redazione Italia
May 26, 2026
Pressenza
CS – 28 maggio: Per una gestione comunitaria dell’emergenza
A Forlì l’evento finale del progetto Col.M.A.Te.: un incontro su memoria, cittadinanza attiva e proposte dal basso dopo l’alluvione Giovedì 28 maggio 2026 alle ore 17:30 presso il Centro Pace di Forlì (via Andrelini 59) si terrà l’evento finale di “Col.M.A.Te. – Collettività, Memoria e Attivazione nei Territori post-disastro”, percorso partecipativo promosso dall’associazione Forlì Città Aperta in collaborazione con Rete 360 e il collettivo Osservo, con il supporto di ActionAid Italia. L’incontro pubblico, dal titolo “Per una gestione comunitaria dell’emergenza: proposte di policy dalle comunità post-disastro”, sarà un momento di restituzione del lavoro svolto negli ultimi mesi tra Forlì e l’Appennino romagnolo insieme a cittadinanza, persone alluvionate, volontarie/i e realtà associative. Durante l’evento verranno presentate le riflessioni e le proposte emerse dal percorso partecipativo, nate dall’esperienza concreta vissuta durante e dopo le alluvioni che hanno colpito la Romagna. Nel corso della serata sarà inoltre presentata la fanzine realizzata nell’ambito del progetto, una pubblicazione collettiva che intreccia memoria, analisi politica e pratiche di cittadinanza attiva a partire dall’esperienza dell’alluvione. Il lavoro raccoglie testimonianze, approfondimenti e contributi sui temi della giustizia climatica, della cura del territorio, della memoria dei disastri e delle forme di mutualismo emerse durante l’emergenza. Il progetto parte dalla convinzione che la gestione delle emergenze e della crisi climatica non possa essere affrontata esclusivamente in termini tecnici o emergenziali, ma richieda partecipazione, consapevolezza collettiva e spazi reali di coinvolgimento della cittadinanza. Le fragilità del territorio romagnolo sono ormai evidenti, ma questo non può tradursi né in rassegnazione né nell’attesa passiva della prossima emergenza. L’esperienza dell’alluvione ha mostrato quanto la solidarietà, il mutualismo e l’attivazione dal basso siano stati fondamentali per molte persone e quanto queste esperienze rappresentino un patrimonio politico e sociale che non può andare disperso. L’evento del 28 maggio vuole quindi essere non soltanto una restituzione pubblica del percorso svolto, ma anche un’occasione per aprire un confronto sul futuro del territorio e sulla necessità di costruire pratiche condivise di prevenzione, cura e gestione comunitaria delle emergenze. A poco più di tre anni dall’alluvione del maggio 2023 continua ad essere fondamentale immaginare nuovi approcci e contribuire al cambiamento, perché la partecipazione e la cittadinanza attiva non sono solo risorse preziose nei momenti di crisi, ma diritti da esercitare collettivamente. L’incontro è aperto alla cittadinanza, alle istituzioni territoriali e alle organizzazioni della società civile. Forlì Città Aperta Redazione Romagna
May 26, 2026
Pressenza
L’edizione 2026 di “S’Atobiu”, il festival della piccola editoria indipendente, continua a Tertenia (Ogliastra) dal 29 al 30 maggio
L’edizione 2026 di S’Atobiu, “l’incontro” in lingua sarda, continua a Tertenia (OG – Ogliastra) dal 29 al 30 maggio. Pubblichiamo il comunicato diramato dall’ASCE – Sardegna. S’ATOBIU – il festival della piccola editoria indipendente, nasce nel novembre del 2022 dall’esigenza di costruire uno spazio di confronto e di riflessione su temi che spesso vengono lasciati al margine dalla grande informazione mainstream. Dal 2024 il festival si sviluppa tra Selargius e Tertenia. Il tema de S’ATOBIU 2026 è TERRA E MEMORIA DELLA TERRA. In questa quinta edizione, venerdì 29 e sabato 30 maggio a Tertenia, un’attenzione particolare verrà dedicata alla storia passata e presente del nostro territorio (locale e isolano) e ai diversi saperi e linguaggi che la abitano: dalla ricerca documentaristica al muralismo come mezzo di riflessione collettiva; dalla panificazione alla poesia come pratiche di condivisione; dalla contemplazione all’osservazione del paesaggio della nostra terra che cambia: dal punto di vista botanico, sulle piante aliene, e dal punto di vista naturalistico-sociale-culturale, con uno sguardo particolare alla situazione energetica attuale. Per ognuno dei temi citati è previsto un intervento mirato a cura dei nostri ospiti. Anche quest’anno siamo felici e orgogliose di annunciare che ad aprire il Festival S’Atobiu saranno le bambine e i bambini delle classi quarte e quinte della Scuola Primaria di Tertenia — insieme alle loro insegnanti presenteranno l’esposizione da loro curata, dedicata a racconti, tradizioni e toponomastica del nostro paese. L’esposizione sarà visitabile per tutta la durata del festival. A seguire: Fabrizio Caterini con il suo libro “Colpi di scure e sensi di colpa” edito da Carlo Delfino Editore, sulla storia del disboscamento in Sardegna dalle origini ad oggi; Silvana Mulas con “Oltre il fiume” edito da Catartica Edizioni, per una riflessione sulla condizione sociale e politica dei paesi storici di Osini e Gairo. L’ETS  Urban Center e l’artista Teresa Podda per un momento di condivisione dei loro percorsi artistici e un racconto sul muralismo come strumento di riflessione collettiva. A chiudere la giornata di Venerdì lo spettacolo di Sergio Garau, poeta e performer, che da oltre vent’anni porta in scena una poesia che diverte, provoca e sorprende. La giornata di Sabato 30 si aprirà con due laboratori dedicati a bambine e bambini da 0 a 100 anni, dove la poesia è la protagonista principale: la poesia de “Su Pani Pintau”, a cui ci introdurrà Rosalba e l’associazione Sa Pintadora aps; e la poesia non-violenta di Carlo Bellisai, che presenterà in forma di laboratorio il suo libro “Naturalandia”. Dopo il pranzo sociale un momento di divulgazione dedicato alle piante aliene presenti nel nostro territorio, curato dalla Professoressa Lina Podda del Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università di Cagliari. In chiusura la proiezione del documentario “Quo Vadis, Sardinna?” con la presenza del regista Antoni Conzu, del Comitato Sarcidano Difesa Territoriale e del Coordinamento Gallura per un momento di confronto diretto sull’attuale situazione relativa alla speculazione energetica in Sardegna. Saremo felici di avervi con noi durante i pranzi e le cene sociali, a offerta libera e consapevole. Faremo tutto ciò, e altro ancora, in sintonia con quella che ormai possiamo definire “la nostra tradizione”. Il festival è organizzato da ASCE (Associazione Contro l’Emarginazione) insieme al Movimento della Decrescita Felice di Cagliari – Quartu Sant’Elena, al Mercato Contadino, alla Comunità il Pane e le Rose e alla Biblioteca Padre Cannas di Tertenia, con la speciale e immancabile presenza del mercato artigianale. Redazione Sardigna
May 25, 2026
Pressenza