
La sofferenza di Gaza sui cartoni di Ahmed
Pressenza - Thursday, July 16, 2026Abbiamo visitato la mostra dell’artista palestinese di Gaza, Ahmed Muhanna, in occasione della tappa romana di “Gaza: storie di speranza e resilienza”. (https://cdn.wfp.org/2025/eu-gaza/) Ahmed ha il proprio laboratorio-abitazione a Gaza, incastrato tra palazzine semidistrutte e cumuli di immondizia ad ogni angolo di strada. Da sempre ha interpretato l’arte figurativa anche come strumento per estrarre dalle menti di bambini/e traumatizzati/e da anni di sofferenze e tragedie ben al di là del “recente” 7 ottobre 2024, i mostri che li assillano.
Si chiama arteterapia, un’attività meritevole svolta per anni da Ahmed, interrotta però dalle bombe che recisero anche la sua ispirazione artistica per lunghi mesi, fino a quando arrivò la svolta. Quale miglior supporto per la sua necessità di rendere partecipe il mondo intero delle quotidiane e atroci sofferenze del suo popolo, delle scatole di cartone usate dal World Food Program? È così che rimboccatesi le maniche e nella penuria quasi totale di materiali e strumenti per dipingere, ha iniziato a rappresentare sui cartoni i volti segnati, le mani supplicanti, le urla simili a quelle di Munch ma anche i sorrisi, frutto di una capacità di resilienza di cui i palestinesi avrebbero voluto volentieri fare a meno in questi ultimi 80 anni.
Ha ricominciato anche la sua arteterapia con i bambini di Gaza, con maggior vigore pur se sotto tende di fortuna, sempre troppo calde d’estate e troppo umide e fredde in inverno. Il messaggio di Ahmed al mondo intero è in fin dei conti molto semplice e lo stesso materiale usato, il cartone dove sullo sfondo compare qui e là il logo del WFP, lo rinforza implicitamente, il medium è il messaggio: il popolo di Gaza è stanco, anzi stremato, dai chilometri percorsi ogni giorno per procurarsi cibo e acqua, proprio come fa anche l’artista Ahmed per far sopravvivere la sua famiglia. È quindi un’arte vissuta in prima persona da Ahmed e fotografata giorno dopo giorno, riuscendo a cogliere la sofferenza negli sguardi altrui perché quella è anche la sua.
Ahmed è nato nel 1984 a Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza. Si è laureato in Belle Arti all’Università Al-Aqsa nel 2006 e ha lavorato come facilitatore artistico presso la Fondazione Al-Qattan, aiutando bambini a usare l’arte come strumento di terapia psicologica, essendo anche specialista in arteterapia infantile. In tre mesi intensi, spesso sotto la minaccia costante dei bombardamenti, ha realizzato 40 dipinti sui cartoni del WFP e oltre 20 opere su carta. I suoi soggetti parlano della guerra moderna, ovvero di sfollamenti, fame, code per l’acqua, bambini sofferenti, madri disperate, una guerra fatta di tanti “effetti collaterali” uno di seguito all’altro, come racconta l’IDF.
L’ONU ha però recentemente ribadito, qualora ci fosse ancora qualche dubbio, le proprie ipotesi iniziali confermando che si tratta, senza ombra di dubbio, di genocidio. Gaza: Stories of Hope and Resilience” ha portato, dunque, per la prima volta, le opere di Ahmed Muhanna al pubblico europeo: prima tappa a Bruxelles il 15 settembre 2025 e poi in tour in nove città europee. Anche Parigi l’ha ospitata, davanti all’Institut du monde arabe, fino al 31 maggio di quest’anno, mentre a fine giugno, con la tappa romana del tour, erano già decine di migliaia le persone che avevano visitato la mostra in giro per l’UE.
Foto di Stefano Bertoldi




