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Napoli celebra la Giornata Mondiale del Gioco: il 30 maggio alla Mostra d’Oltremare una città più inclusiva, partecipata e a misura di bambini
In occasione della Giornata Mondiale del Gioco, il Comune di Napoli – Assessorato alle Politiche Sociali promuove per il 30 maggio, dalle 10.30 alle 19.00, una grande iniziativa pubblica dedicata al valore educativo, sociale e culturale del gioco. L’evento, realizzato con il contributo educativo e operativo della Ludoteca Cittadina comunale gestita dalla Cooperativa sociale Progetto Uomo Onlus, si svolgerà negli spazi della Mostra d’Oltremare, con ingresso da Viale Kennedy, e sarà aperto a bambini, famiglie e cittadini di tutte le età. La giornata rappresenta un’importante occasione per ribadire il valore del gioco quale leva fondamentale di crescita, inclusione, partecipazione e cura delle relazioni. Attraverso un ricco programma di attività ludiche, laboratori e momenti di incontro, l’iniziativa valorizza il gioco come linguaggio universale, capace di costruire comunità e rafforzare il senso di appartenenza. Con il coinvolgimento di numerose realtà associative e culturali del territorio, l’evento si arricchisce di proposte diversificate: saranno presenti il Ludobus Artingioco, il Circobus, I Brickanti, l’A.D. Scacchistica Partenopea, gli atelier di Raffaella Lavanga, i laboratori di musica popolare di Sara Volpe, Francesco Paolo Manna e la Scalzabandina, la Federazione Nazionale Othello, Magma Ludens – collettivo autori di giochi, Quinta Dimensione – boardgames e GDR, CCT Napoli Eagles – calcio da tavolo, Club Napoli Scrabble, Marco Tramontano con giochi di ruolo per famiglie, e molti altri. Attraverso questa iniziativa, il Comune di Napoli ribadisce una visione della città come comunità educativa: più giusta quando permette ai bambini di vivere lo spazio pubblico, più inclusiva quando accoglie differenze di età, provenienza e abilità, più viva quando riconosce il gioco come esperienza capace di generare fiducia, responsabilità e relazioni. Una giornata per celebrare, insieme, il diritto al gioco e restituire al gioco il suo valore centrale nella vita di tutti. L’Assessora alle Politiche Sociali Chiara Marciani dichiara: «La Giornata Mondiale del Gioco rappresenta per Napoli un momento insieme simbolico e concreto. Con questa iniziativa intendiamo ribadire che il gioco è un diritto di tutti, oltre che uno strumento fondamentale di crescita, inclusione e costruzione di comunità, capace di superare barriere sociali, culturali e generazionali. Desidero rivolgere un sentito ringraziamento alla Mostra d’Oltremare e al suo Presidente, Remo Minopoli, per l’accoglienza e la disponibilità dimostrate nel sostenere questa iniziativa, contribuendo in modo tangibile alla costruzione di una città più aperta e partecipata. Grazie al prezioso lavoro della Cooperativa Progetto Uomo e al coinvolgimento di tante realtà del territorio, questa giornata dimostra come una città sia davvero più giusta quando investe nella qualità delle relazioni. Napoli intende rafforzare sempre più il proprio ruolo di comunità educativa, inclusiva e vitale.» Redazione Napoli
May 29, 2026
Pressenza
La Palestina sul tetto del mondo
Un aquilone realizzato con una bandiera palestinese e ricoperto dai messaggi scritti a mano dai bambini di Gaza, è riuscito ad arrivare sulla cima dell’Everest. A portarlo fino a 8849 metri di altezza sono stati l’alpinista giordano-palestinese Mostafa Salameh e il filmmaker italiano Leonardo Avezzano, attivisti della spedizione “Rising Dreams”. Sulla bandiera palestinese sono scritti i sogni dei […] L'articolo La Palestina sul tetto del mondo su Contropiano.
May 29, 2026
Contropiano
Cuba sotto assedio, resiste, Un messaggio di Abel Prieto
Pubblichiamo la traduzione in italiano dell’importante videomessaggio di Abel Prieto, presidente della Casa de las Américas a Cuba. “Sono Abel Prieto, vi parlo da Cuba, dalla Casa de las Américas. Attraverso l’amico Chema Sánchez, un fratello, voglio far arrivare questo messaggio alle tante persone degne che stanno difendendo Cuba, che […] L'articolo Cuba sotto assedio, resiste, Un messaggio di Abel Prieto su Contropiano.
May 29, 2026
Contropiano
Napoli, il sudario dei 18.500 bambini palestinesi attraversa il centro
Un lunghissimo sudario, pesante come il dolore che porta impresso, ha attraversato oggi le vie del centro. Sopra vi sono scritti 18.500 nomi: sono i nomi dei bambini palestinesi strappati alla vita nel conflitto, anime innocenti falciate da una violenza che non ha risparmiato nessuno. Tra quelle righe si leggono i destini di neonati durati appena poche ore, esistenze spezzate ancora prima di poter iniziare, nel silenzio complice e assordante dell’Occidente. Il corteo, nato su iniziativa di Life for Gaza, si è snodato, carico di commozione, fino a piazza Municipio, fermandosi proprio ai piedi di Palazzo San Giacomo. Nelle mani dei manifestanti non c’erano armi, ma ramoscelli d’ulivo, un contrasto stridente e doloroso volto a invocare disperatamente la pace e la fine del massacro. Il sudario non è stato solo un pezzo di stoffa, ma il simbolo tangibile di un dramma profondo e sistematico che colpisce il popolo palestinese, radicato in una sofferenza iniziata ben prima del 7 ottobre 2023. Mentre l’evento si concludeva davanti alla sede del Comune, restava forte la consapevolezza di una tragedia ancora in corso: una contabilità dell’orrore che purtroppo non è definitiva. Sotto le macerie e nelle zone isolate di Gaza restano ancora migliaia di vittime senza nome, strappate al futuro prima ancora che il mondo potesse registrarne l’esistenza. Redazione Napoli
May 25, 2026
Pressenza
Che i genitori fuggano con le mani piene di ciliegie e noci
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Carlo Petrini è stato un visionario. Di quelli che vedono quello che non c’è e stanno dove serve. Da pediatra posso dire che niente è più necessario che conoscere le origini di quello che mangiamo, niente è più importante di questo per la salute dei bambini e quindi poi di tutti. È anche un gesto politico. Sappiamo bene che chi mangia peggio sono i non ricchi, sono loro quelli che si sfondano di cibi ultra processati, di additivi chimici, di anabolizzanti. Chi ha meno deve compensare e per farlo reagisce rispondendo presente a tutte le sollecitazioni del mercato, ingoia le promozioni commerciali come fossero promozioni individuali, si sente scelto perché convocato nell’ammasso. La lotta agli OGM, i semi originari, la differenza dei sapori, la cura dei territori, i tempi lenti del viaggio, quelli lunghi dell’incontro, la mano che raccoglie e distribuisce, sono tutti fiori dello stesso mazzo, tutti pensieri gentili dello stesso sorriso. Quando nella vita ho pensato agli svezzamenti dei miei bimbetti, caro Carlo, ho sempre pensato a te e infatti la tua creatura principe l’hai chiamata Terra Madre. Quando intorno ai sei mesi di vita si passa dal latte alle pappe i genitori arrivano davanti a una finestra, a un paesaggio nuovo, possono guardarsi intorno, scavalcare, domare la corriera commerciale che furiosa tutti travolge e diventare essere umani che scelgono. Possono in virtù dell’amore per il proprio piccolo prendere una strada nuova, decidere anche per loro stessi di affinare il tema dell’alimentazione e liberarsi dal ricatto del consumismo che banchetta sul fegato, sulla pelle, sulle arterie, che avvelena di colesterolo, zuccheri, coloranti e chimica e forma il consenso omogeneizzato. Quell’effetto Stendhal dura poche settimane. Noi pediatri dobbiamo saperlo cogliere. In quel momento per proteggere il loro bambino i genitori si fanno le domande che non si sono mai posti e lì noi possiamo evidenziare l’opportunità, farli scavalcare e lasciare che fuggano con le mani piene di ciliegie, di fragole, di noci, di mele verso i campi verdi di scelte buone e apprezzare una alimentazione sana, variata, ricca di fibre, di gusti, di cultura, di storia degli altri che sa di scambio e saperi, dove anche il sapore è un gesto d’amore e il tempo per prepararsi alla festa vale il gioco. Lì noi pediatri possiamo, noi artisti vediamo il disegno e l’architettura del brano, noi uomini dobbiamo compiere un gesto di rivoluzione dei costumi, nel quotidiano, la rivoluzione non violenta e radicale di ogni giorno, l’unica che può sopravvivere alla bulimia della rete. Conta quel che resta. -------------------------------------------------------------------------------- Saremo a Pollenzo in provincia di Cuneo all’Università della Gastronomia con le Mamme Narranti il 7 luglio, nel viaggio della “Transumanza Favolosa”, ci arriveremo in bicicletta, mille chilometri a pedalare. Saremo a Terra Madre il 26 e 27 settembre invitati da Barbara Nappini, la presidente di Slow Food, che ha intuito il regalo di Carlo. -------------------------------------------------------------------------------- Nel gennaio 2013 su Repubblica, Carlo Petrini, fondatore di Slow food, scrisse un editoriale dal titolo “I ragazzi contadini che trasformano la terra in oro” in cui ragionava dell’agricoltura come spazio per trovare e ripensare il lavoro, segnalando alcuni «esempi virtuosi» e i loro effetti positivi su società e ambiente. Petrini concluse scrivendo: «La società civile ha capito bene che, come giustamente titolava un sito di “settore” qualche giorno fa, è ora di “salire in agricoltura”…». Quel sito era Comune (on line da pochi mesi), l’articolo in questione si intitolava “Saliamo in agricoltura per cambiare il mondo” -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Che i genitori fuggano con le mani piene di ciliegie e noci proviene da Comune-info.
May 24, 2026
Comune-info
Monza, genitori contestano dirigenti su Open Day con Forze Armate e scattano foto sulla militarizzazione dei bambini
A seguito dell’articolo dell’osservatorio in cui denunciavamo l’open day delle Forze Armate che si è svolto lo scorso 16 aprile al Parco di Monza, alcuni genitori hanno deciso di mandarci delle foto scattate durante l’evento. I bambini, a prescindere dall’età (i più piccoli di appena seconda elementare), vengono intrattenuti nei numerosi stand: agenti della polizia penitenziaria fanno bella mostra della loro tenuta antisommossa, sfoggiano le nuove divise della polizia locale con tanto di cani antidroga, i più fortunati vengono addirittura fatti salire sulla torretta di un mezzo blindato dove possono far finta di sparare ai “nemici”, e per finire a tutti viene regalato un bel poster del famoso caccia bombardiere F35 tanto caro (clicca qui) e tanto efficiente nell’uccidere i bambini in Palestina e Iran, soprattutto negli ultimi anni di brutali attacchi contro quelle popolazioni. Riteniamo inaccettabile che questo tipo di contenuti vengano proposti dalla stessa scuola ai bambini che dovrebbe educare al rispetto, alla solidarietà e contro la guerra. La reazione dei genitori per fortuna non si è fatta attendere e molti di loro, contrariati per l’attività proposta, hanno contattato i dirigenti scolastici chiedendo spiegazioni e chiarimenti. Ci auguriamo che come promesso dalla scuola il prossimo anno ci sarà una maggiore attenzione e non si ripeteranno iniziative di questo tipo. Sempre i territori della Brianza e del Lecchese vengono utilizzati come teatro dell’Italian Raid Commando previsto quest’anno nei giorni 22-23-24 maggio, Ne abbiamo scritto qui. Se anche tu sei contraria/o a questo processo di militarizzazione ti invitiamo a partecipare al corteo “Contro la guerra – Disarmare, Boicottare, Obiettare” di domenica 24 maggio a Monza con partenza alle ore 15 da piazza Walter Bonatti, portando un disegno contro la guerra. Invita i tuoi compagni di classe, gli altri genitori e i tuoi colleghi a partecipare alla marcia nello spezzone scuola e educazione per ribadire: FUORI LA GUERRA DALLE SCUOLE! Inoltre invitiamo a restare sintonizzati sulle iniziative dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università per gli aggiornamenti (https://osservatorionomilscuola.com/). Genitori e insegnanti contro la guerra e la militarizzazione – Monza e Brianza -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Milano, fermato davanti ai figli dopo aver chiesto rispetto
Un uomo fermato davanti ai suoi figli, immobilizzato da più agenti e portato in questura con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale dopo aver semplicemente chiesto spiegazioni per alcune frasi offensive e discriminatorie ricevute da un poliziotto. È quanto mostrano le immagini circolate nelle ultime ore relative a quanto accaduto […] L'articolo Milano, fermato davanti ai figli dopo aver chiesto rispetto su Contropiano.
May 12, 2026
Contropiano
Quando Cuba abbracciò Chernobyl
Sono passati quarant’anni dall’incidente nucleare di Chernobyl, nella città ucraina di Pripyat, il 26 aprile 1986. Cuba è stato l’unico Paese a organizzare un programma sanitario completo, integrale e gratuito per la cura delle persone colpite dall’incidente. Tra il 1990 e il 2016, 26.114 pazienti sono stati curati sull’isola per gli effetti delle radiazioni; tra i pazienti ospitati circa 23.000 erano bambini. Il primo gruppo di bambini provenienti da Chernobyl arrivò a Cuba il 29 marzo 1990 e venne ricevuto da Fidel Castro Ruz all’aeroporto internazionale José Martí de L’Avana. Il gruppo era composto da 139 bambini affetti da diverse malattie onco-ematologiche, conseguenze della più grande catastrofe nucleare della storia dell’umanità e fu curato presso l’Istituto di Ematologia della capitale e presso il Servizio di Oncologia dell’Ospedale Pediatrico Docente Juan Manuel Márquez. Iniziò così l’inedito Programma cubano di assistenza medica integrale ai bambini colpiti dal disastro atomico, nonostante il fatto che Cuba stesse entrando in piena crisi economica all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso a causa della caduta dell’ex campo socialista dell’Europa orientale e dell’Unione Sovietica. Si aggiunse a questo anche l’inasprimento, opportunamente progettato, del blocco economico, commerciale e finanziario del governo degli Stati Uniti contro il popolo cubano. Il programma prevedeva che almeno 10.000 bambini colpiti dalle conseguenze dell’incidente di Chernobyl fossero ospitati a Cuba per fornire loro un trattamento altamente specializzato, in risposta alla richiesta di aiuto internazionale del governo dell’allora Unione Sovietica. All’inizio degli anni ’90, gli specialisti cubani hanno visitato l’Ucraina per valutare la portata del problema e il tipo di aiuto che poteva essere fornito. Le autorità mediche e politiche che hanno accompagnato gli esperti in visita hanno constatato la necessità di fornire assistenza a più pazienti e quindi si è deciso di estendere questa collaborazione. La sede del programma è stata stabilita nell’ospedale pediatrico di Tarará, a 27 chilometri dal centro della capitale. L’ospedale ha un’estensione di 11 chilometri quadrati e comprende 520 case, strutture ospedaliere e amministrative. Dispone inoltre di 850 metri di spiaggia di sabbia bianchissima, dove si trova, secondo lo scrittore americano Ernest Hemingway, “il miglior molo dell’Avana” per sviluppare la passione per la pesca. In questa città si trovava dal 1976 il Campo Internazionale dei Pionieri José Martí, da cui sono passati più di tre milioni di bambini cubani. Volontariamente e con grande entusiasmo, la popolazione della capitale ha partecipato alla riparazione di tutte queste case. Nel giugno 1990 iniziarono ad essere accolti bambini provenienti da Russia, Bielorussia e Ucraina. Il 28 novembre 1997, in un discorso durante la chiusura del VI Seminario Internazionale di Assistenza Primaria, Fidel Castro ha detto: «Cuba da sola ha assistito più bambini di Chernobyl di tutti gli altri Paesi del mondo. I mass media del Nord non ne parlano. Quasi quindicimila bambini! Abbiamo anche acquisito una certa esperienza in questo campo.” Il personale con le maggiori conoscenze mediche e scientifiche è stato messo a disposizione dei malati: medici, psicologi, infermieri, assistenti, insegnanti, istruttori sportivi e altri si sono dedicati interamente alla cura di questi pazienti, per la maggior parte bambini. Centinaia di vite sono state salvate, migliaia di persone hanno trovato sul suolo cubano sollievo dal loro dolore. “La rinascita di un figlio è qualcosa di straordinario ed è successo grazie a Cuba,” ha detto a Granma Internacional una madre ucraina, Svieta Saulasky, 20 anni dopo l’incidente. “Nessun Paese ci ha aiutato come Cuba”, ha affermato nella stessa data, la dottoressa ucraina Elena Topka nel campo di Tarará. I servizi medici del programma sono stati strutturati in tre livelli di assistenza sanitaria: Livello primario: assistenza medica completa offerta nelle case dei pazienti da medici e infermieri di famiglia, trattamenti organizzati in diverse aree cliniche, a cui hanno partecipato anche psicologi, traduttori e altri specialisti medici. Livello secondario di assistenza assicurato nelle strutture dell’Ospedale Pediatrico di Tarará, con le sue aree di ricovero e di trattamento. Terzo livello: servizi sanitari somministrati presso altre strutture pediatriche della capitale. Hanno fatto parte del programma istituti e centri specializzati dotati di tecnologia all’avanguardia, come l’Istituto di Ematologia e Immunologia, il centro cardiologico dell’Ospedale Pediatrico William Soler, il Centro Internazionale di cure Neurologiche (CIREN) e il Centro di Istoterapia Placentaria. Il carattere intersettoriale con la partecipazione di diversi organismi e istituzioni dello Stato cubano ha permesso di sviluppare con successo questa attività. Il programma ha permesso di diagnosticare pazienti con problemi al sistema endocrino, nell’apparato digerente, nel sistema otorinolaringoiatrico e in misura minore le conseguenze sulla pelle. Inoltre sono state diagnosticate malattie oftalmologiche e cardiache. Questo sforzo titanico della medicina cubana, che alcuni potenti di questo pianeta cercano sempre di ignorare o mettere a tacere, ha permesso la guarigione e la riabilitazione di migliaia di bambini, molti dei quali avevano perso la speranza o si erano visti negare le possibilità di trattamento in altre parti del mondo. La maggior parte dei minori con malattie onco-ematologiche curati a Cuba sono ancora in perfetta salute. Cuba ha inoltre inviato 407.419 operatori sanitari per fornire assistenza medica a milioni di persone umili in 164 Paesi. Pochi giorni fa è stato annunciato il ritorno di questo programma di solidarietà: 50 ragazze e ragazzi ucraini viaggeranno a Cuba quest’anno. Il primo gruppo riceverà cure specializzate per le malattie della pelle e il cancro, mentre alla fine dell’anno potrebbe farlo un secondo gruppo, che presenta disturbi come la paralisi cerebrale. (Granma) Per terminare è doveroso ricordare che nell’ultima sessione ordinaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella quale è stato chiesto per l’ennesima volta di pronunciarsi sulla necessità di sollevare il blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti nei confronti di Cuba l’Ucraina ha votato contro, schierandosi al lato del suo sostenitore a stelle e strisce. Una bella dimostrazione di gratitudine dopo tutto quello che lo Stato cubano ha fatto per gli ucraini. Ma si sa a Zelensky e al suo circo poco importa dei propri cittadini, altrimenti non li manderebbe a morire come carne da macello al fronte. www.occhisulmondo.info   Andrea Puccio
April 28, 2026
Pressenza
Sudan: dopo tre anni di guerra, i bambini continuano a pagare il prezzo più alto
Mentre il conflitto in Sudan raggiunge il suo terzo anno, tra gennaio e marzo 2026 almeno 160 bambini sono stati uccisi e 85 mutilati in tutto il Paese – un aumento del 50% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il maggior numero di vittime è stato registrato negli Stati del Darfur e del Kordofan, dove la violenza in corso ha spinto le comunità al limite. Tre anni di conflitto incessante hanno causato lo sfollamento di oltre 5 milioni di bambini, spesso ripetutamente, con lo spostarsi delle linee del fronte e le diffuse violenze. “Da tre anni, in tutto il Sudan, i bambini vengono uccisi, feriti e sfollati in misura impressionante – ha dichiarato Catherine Russell, direttrice generale dell’UNICEF – Le loro case, le scuole e gli ospedali continuano a subire attacchi. Non c’è alcuna giustificazione per la violenza contro i bambini. Ciò riflette un fallimento collettivo delle parti in conflitto nel proteggere i diritti essenziali dei bambini”. Nelle zone più colpite, gli attacchi in corso continuano a distruggere case, scuole, mercati e ospedali. I nuovi strumenti di guerra sono sempre più letali: il 78% delle vittime minorenni segnalate è dovuto ad attacchi con droni. Dall’inizio della guerra, le Nazioni Unite hanno verificato più di 5.700 gravi violazioni contro i bambini * in tutto il Sudan, che hanno coinvolto almeno 5.100 bambini – oltre 4.300 dei quali sono stati uccisi o mutilati. Il Darfur e il Kordofan registrano ancora una volta il numero più alto di vittime tra i bambini. Il bilancio reale è di gran lunga più alto, ma l’insicurezza e l’accesso limitato alle zone colpite ostacolano un monitoraggio e una verifica continuativi. Le famiglie vivono in condizioni di sovraffollamento e precarietà, mentre i servizi di base sono al limite della capacità. Ampie zone del Sudan rimangono tagliate fuori dall’assistenza umanitaria a causa dell’insicurezza, delle infrastrutture danneggiate e dei vincoli amministrativi. Ledifficoltà di accesso sono particolarmente gravi nel Darfur, nel Kordofan e in alcune zone del Nilo Azzurro, lasciando molti dei bambini più vulnerabili senza alcuna assistenza. La fame, le malattie e il rischio di carestia si stanno diffondendo, alimentati dalla violenza, dai ripetuti sfollamenti e dai gravi ostacoli all’accesso umanitario. Con la fuga delle famiglie, i mezzi di sussistenza vengono interrotti, i mercati crollano e i servizi di base continuano a interrompersi. La carestia è già stata confermata ad Al Fasher e Kadugli, con un rischio crescente di diffusione a Um Baru e Kernoi. L’impatto allarmante si riflette nel numero di bambini colpiti da malnutrizione. In tutto il Sudan, si stima che nel 2026 circa 4,2 milioni di bambini soffriranno di malnutrizione acuta, di cui oltre 825.000 casi gravi, che possono essere letali se non trattati con urgenza. Le conseguenze della guerra sul diritto all’istruzione dei bambini sono preoccupanti. Più di un terzo delle scuole in Sudan è chiuso e un ulteriore 11% viene utilizzato come rifugio o, secondo quanto riferito, è occupato dalle parti in conflitto, il che significa che quasi la metà di tutti gli edifici scolastici non è più utilizzata come aule. Oggi, almeno 8 milioni di bambini in Sudan non frequentano la scuola. Nonostante l’insicurezza e le difficoltà di accesso, l’UNICEF continua a fornire servizi salvavita negli ambiti di salute, nutrizione, acqua, protezione dell’infanzia e istruzione in tutto il Sudan. Tuttavia, la risposta è sottoposta a una pressione crescente. Nel 2026, l’UNICEF necessita di 962,9 milioni di dollari per raggiungere 7,9 milioni di bambini con assistenza salvavita. A marzo, è stato ricevuto solo il 16% dei fondi necessari. «Per proteggere i bambini è necessario che tutte le parti in conflitto pongano immediatamente fine alle gravi violazioni nei loro confronti e rispettino il diritto internazionale, garantendo un accesso umanitario sicuro, rapido e senza ostacoli in tutto il Paese – ha affermato Russell – Siamo grati ai donatori che sostengono il nostro lavoro salvavita. Tuttavia, i bisogni umanitari continuano a superare di gran lunga i finanziamenti disponibili, e lanciamo un appello urgente alla comunità internazionale affinché rafforzi il proprio sostegno. Non possiamo chiudere gli occhi davanti alle sofferenze dei bambini in Sudan». *Le violazioni gravi nei confronti dei minori comprendono: l’uccisione e la mutilazione; il rapimento; il reclutamento e l’impiego in combattimento; lo stupro e altre forme di violenza sessuale; gli attacchi a scuole e ospedali; e l’impedimento dell’accesso agli aiuti umanitari. UNICEF
April 14, 2026
Pressenza
Bambini in prima linea: dalla repressione interna alla guerra in Iran
Tra tensioni geopolitiche, strategie militari e narrazioni politiche contrastanti, una realtà rimane innegabile: Nell’Iran di oggi, bambini e studenti non sono più ai margini della crisi. Sono sempre più al centro di essa. Non come partecipanti, ma come vittime. Gennaio 2026: quando la repressione ha raggiunto i più giovani Durante le proteste del gennaio 2026, un’estesa ondata di repressione si è diffusa in tutte le città iraniane, raggiungendo persino adolescenti e studenti. I rapporti disponibili indicano che oltre 200 studenti di età inferiore ai 18 anni hanno perso la vita durante questi eventi. Decine di altri sono stati arrestati. Molti sono stati presi di mira non per attività politiche organizzate, ma per la loro presenza in spazi pubblici o per le loro espressioni sui social media. Non si tratta di cifre astratte. Ogni numero rappresenta una vita interrotta, una famiglia per sempre cambiata, un futuro che non è mai stato permesso di realizzarsi. Ciò che rende questi eventi particolarmente allarmanti non è solo la loro portata, ma anche le loro implicazioni: i confini tra conflitto politico e tutela dei minori si sono assottigliati. Guerra e infrastrutture fragili: quando le scuole diventano pericolose Allo stesso tempo, l’escalation delle tensioni regionali e gli attacchi militari attribuiti a Israele e agli Stati Uniti contro obiettivi all’interno dell’Iran hanno messo in luce un ulteriore livello di vulnerabilità. Le infrastrutture critiche, compresi i sistemi energetici e gli ambienti urbani, sono state messe sotto pressione. Sebbene tali operazioni siano spesso inquadrate come azioni strategiche o militari, le loro conseguenze si estendono ben oltre gli obiettivi prefissati. Esse sconvolgono la vita quotidiana, indeboliscono i servizi essenziali e creano ambienti in cui i civili, compresi i bambini, diventano sempre più esposti a pericoli. In questo contesto, le scuole non sono più semplicemente spazi educativi. Entrano a far parte di un ambiente fragile in cui la sicurezza non è più data per scontata. I bambini che dovrebbero vivere l’esperienza di stabilità e protezione crescono invece sotto la costante ombra dell’incertezza, della paura e della violenza. Il costo umano e il collasso dell’istruzione Secondo i dati disponibili, 252 studenti e insegnanti sono stati uccisi dall’inizio di questi eventi. Tra questi, 201 studenti e 51 insegnanti. Inoltre, 183 persone sono rimaste ferite, tra cui 164 studenti e 20 membri del personale scolastico. Oltre all’immediata perdita umana, l’impatto sulle infrastrutture educative è profondo. Un totale di 723 strutture scolastiche e amministrative sono state danneggiate. Tra queste, 636 scuole, 42 centri amministrativi e 45 strutture culturali e sportive. Le conseguenze vanno oltre la distruzione fisica. Per molti bambini, sopravvivere non significa riprendersi. Significa tornare a una realtà in cui le aule non esistono più, dove la routine è stata sostituita dall’interruzione, e dove il futuro diventa incerto. Una crisi più profonda: la normalizzazione della perdita Forse l’aspetto più inquietante di questa situazione non è solo l’entità del danno, ma la sua graduale normalizzazione. Quando la morte di un bambino non produce più una risposta globale costante, qualcosa di fondamentale è cambiato. In un contesto simile, la sofferenza umana rischia di essere assorbita da narrazioni contrastanti. Da un lato, gli attori statali possono incorporare questi eventi nei messaggi politici. Dall’altro, la polarizzazione può ridurre la tragedia a uno strumento all’interno di conflitti più ampi. In entrambi i casi, l’individuo scompare. Il bambino diventa un simbolo, una statistica, o uno strumento narrativo. Responsabilità legale e morale Il diritto internazionale fornisce un quadro chiaro. La Convenzione sui diritti dell’infanzia obbliga gli Stati a garantire la protezione, la sicurezza e la dignità dei minori. Analogamente, le leggi sui conflitti armati richiedono distinzione e proporzionalità per minimizzare i danni ai civili. Eppure, il divario tra principio e realtà rimane significativo. Sia nel contesto della repressione interna che in quello di azioni militari esterne, queste protezioni appaiono sempre più fragili. Nessuna giustificazione, nessuna equivalenza È fondamentale riconoscere un punto essenziale: L’uccisione di bambini, indipendentemente dal contesto, non può essere giustificata. La violenza che ha origine all’interno di uno Stato non giustifica la violenza proveniente dall’esterno. Gli attacchi esterni non assolvono dalla responsabilità interna. Ogni atto è un caso a sé stante, e ognuno esige responsabilità. Oltre la polarizzazione: la necessità di una prospettiva incentrata sull’essere umano Il momento attuale rivela più di una crisi politica. Rivela una crisi di prospettiva. Quando l’analisi è dominata da strategia, potere e allineamento, la dimensione umana viene spesso messa da parte. Eppure, qualsiasi comprensione significativa di un conflitto deve partire dalle sue conseguenze umane. I bambini non sono strumenti politici. Non sono variabili collaterali nei calcoli geopolitici. Sono individui le cui vite definiscono i confini morali di qualsiasi sistema politico. Conclusione: La responsabilità di vedere e rispondere Tra la guerra e la repressione, esiste un’altra via. Una via che privilegia la dignità umana rispetto al posizionamento politico. Riconoscere questa realtà non richiede l’adesione a una narrazione specifica. Richiede l’impegno verso un principio fondamentale: Che la protezione dei bambini non sia una scelta politica, ma un obbligo universale. Affinché questo principio conservi un significato, deve essere applicato con coerenza. E deve iniziare con il riconoscimento di ciò che sta accadendo.   Shayan Moradi
April 13, 2026
Pressenza