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Cosa significa essere donne oggi a Gaza
Mi chiamo Aisha. Sono una scrittrice e una giornalista di Gaza e soprattutto sono madre di due figlie meravigliose. Una volta ho scritto nel mio diario: «I corpi delle donne non sono stati creati per tutta questa sofferenza, né i loro cuori per sopportare questa quantità folle di dolore». Ricordo […] L'articolo Cosa significa essere donne oggi a Gaza su Contropiano.
September 2, 2026
Contropiano
Cacciatori di bambini, ma non si può dire
“Ciao Giorgio Cremaschi. Il tuo account Instagram è stato sospeso. Il motivo è che il tuo account o la relativa attività non rispetta i nostri Standard della community in materia di persone e di organizzazioni pericolose.” Con questa comunicazione il mio account Instagram è stato sospeso il 26 agosto e […] L'articolo Cacciatori di bambini, ma non si può dire su Contropiano.
August 29, 2026
Contropiano
Cacciatori di bambini
Non fate volare gli aquiloni altrimenti uccidiamo. Questo l’ulfimatum che Netanyahou ha rivolto agli abitanti di Gaza. E i genitori hanno deciso di proibire ai figli di giocare con gli aquiloni. Si sa, le minacce di Israele vanno prese sul serio , perché ai bambini i soldati IDF sparano e […] L'articolo Cacciatori di bambini su Contropiano.
August 27, 2026
Contropiano
A Gaza è vietato giocare con gli aquiloni
L’aquilone è quel velo di carta colorata che magicamente vola al vento: basta un filo a congiungere il cielo con le mani di un bambino e di una bambina. Eppure, in questo fine agosto, Israel Katz, il Ministro della Difesa di Israele, ha vietato alle bambine e ai bambini di Gaza di giocare con aquiloni e palloncini, considerandoli atti di guerra. Ogni scusa diventa un deterrente per colpire la popolazione palestinese nella striscia di Gaza, colpire l’infanzia e il diritto al gioco. La Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 all’articolo 31 riconosce ad ogni minore il diritto di dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età. Per Israele a Gaza gli aquiloni sono dei droni. In Palestina il gioco tradizionale dell’aquilone, chiamato tayiaran in arabo, è molto di più di un passatempo. È diventato da tempo un importante simbolo di resistenza, libertà e speranza, specialmente a Gaza dove realizzati a mano dalle bambine e dai bambini vengono fatti volare nei cieli segnati dagli attacchi aerei. Vengono costruiti artigianalmente con materiali semplici e di recupero e farli volare in alto rappresenta la voglia di superare confini e barriere fisiche e psicologiche. Proprio come è accaduto nei mesi scorsi nel percorso di gemellaggio tra una scuola romana e una scuola tenda di Gaza: il primo scambio è stato rappresentato proprio da un aquilone simbolico che da Roma volava verso Gaza e da Gaza faceva ritorno a Roma portando con sé i sogni e i desideri delle bambine e dei bambini oltrepassando ogni confine. Un forte desiderio di libertà che altamente contrasta con il senso di conflitto e di guerra dato dal ministro israeliano. Sami Alhaw, educatore della scuola tenda Adam Model di Al Zuweida, dopo aver assistito al bombardamento di un magazzino limitrofo ci scrive: ”Oggi sono state annunciate misure per colpire e punire gli aquiloni che volano nel cielo. Ciò che fa più male è che, per le bambine e i bambini di Gaza, un aquilone non è un’arma né una minaccia. È un semplice giocattolo che costruiscono con le proprie mani durante l’estate. Corrono dietro di esso e lo lanciano in aria alla ricerca di un piccolo momento di gioia nel mezzo di tanta sofferenza. Ma anche questa gioia innocente è stata loro sottratta. Persino i sogni dei bambini e delle bambine di Gaza che tendono di liberarsi nel cielo, sono diventati qualcosa da temere e da perseguitare. Eppure continueremo a insegnare ai nostri figli e alle nostre figlie che il cielo è più grande della paura e che hanno il diritto di sognare, giocare e sorridere, per quanto la guerra tenti di strappare loro l’infanzia”. Emerge con forza il bisogno di non smettere di parlare di Gaza, ma anche quello di restituire alle bambine e ai bambini il diritto di giocare. Un aquilone non è un’arma da guerra, è il diritto di sognare ancora.     Comune-info
August 24, 2026
Pressenza
UNICEF: bambini vittime di attacchi nella Federazione Russa e in Ucraina
Negli ultimi giorni sono stati uccisi e feriti numerosi bambini. Nella Federazione Russa, secondo le notizie, una ragazza di 13 anni è rimasta uccisa e due bambine, di 7 e 9 anni, sono rimaste ferite quando domenica un drone ha colpito nei pressi di un parco giochi nella regione di Belgorod. Secondo le notizie, tre bambini sono tra le sette persone uccise ieri in un attacco nella regione di Krasnodar, che ha ferito circa 40 altre persone. In Ucraina, secondo le notizie, almeno sei bambini sono stati uccisi in attacchi avvenuti negli ultimi sette giorni: un bambino di 8 anni e almeno tre bambini uccisi insieme a tutta la loro famiglia nella regione di Dnipropetrovsk, e due bambine – di 5 e 10 anni – nella regione di Sumy. Nello stesso periodo, secondo le notizie, almeno 19 bambini sarebbero rimasti feriti. Un parco giochi. Una spiaggia. Una casa di famiglia. I bambini hanno il diritto di sentirsi al sicuro nei luoghi in cui vivono e giocano, ovunque si trovino. L’UNICEF esorta nuovamente tutte le parti a rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario, compresa la protezione dei bambini e delle infrastrutture civili. Gli attacchi che uccidono e feriscono i bambini devono finire. UNICEF
August 4, 2026
Pressenza
“Diffondiamo l’Alpinità”: la provincia di Vicenza destina 20.000 euro alla militarizzazione dei bambini del territorio
Nel mese di giugno la provincia di Vicenza, nelle persone del presidente Andrea Nardin e del consigliere con delega al bilancio Marco Zocca, ha consegnato ai presidenti delle cinque sezioni vicentine dell‘Associazione Nazionale Alpini (ANA) un contributo di 20.000 euro istituendo il bando Diffondiamo l’Alpinità. Con quell’importo si dovranno sostenere le attività educative e sociali organizzate dalle sezioni ANA e rivolte ai bambini e alle bambine, ai ragazzi e alle ragazze, del territorio: campi scuola, notti in tenda, caccia al tesoro sull’Ortigara, escursioni nei luoghi della Grande Guerra, attività di protezione civile, addestramenti con nozioni pratiche per affrontare le emergenze.  Dalla pagina istituzionale che ne dà notizia leggiamo che anche il presidente Andrea Nardin e il consigliere Marco Zocca sono alpini. Non è certo una stranezza, considerata la diffusione del culto delle penne nere in quel territorio, ma questo dettaglio apre domande sulla evidente e discutibile circolarità, in questo caso, della distribuzione delle risorse pubbliche, dato che l’emittente dei fondi ha stretta relazione con i riceventi. Il supposto conflitto di interessi svanisce però, grazie all’esplicito riferimento fatto, in sede ufficiale, al protocollo di Intesa tra il Ministero dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara e l’Associazione Nazionale Alpini, rinnovato nel mese di dicembre 2025 e che apre alla presenza dei militari nelle scuole accreditandogli un valore di esempio di senso civico, cultura della solidarietà, tutela ambientale. In un nostro passato articolo ci siamo soffermati su come lo stesso protocollo preveda il rilascio di attestati di frequenza per tutte le attività extracurricolari svolte con l’ANA, attestati utili in sede di esame di maturità o da allegare al curriculum a fine percorso scolastico perché riconosciuti da altre associazioni che operano nell’ambito della formazione giovanile e della tutela del territorio. Andrea Nardin è anche sindaco di Montegalda, un comune di circa 3400 abitanti che da qualche anno vanta un frequentato centro di Ginnastica Dinamica Militare probabilmente nato sotto il suo doppio mandato di sindaco (qui il tag per gli altri nostri articoli sulla ginnastica dinamica militare) L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vede nel bando Diffondiamo l’Alpinità un esempio delle numerose iniziative portate sul territorio, negli ultimi anni, dal sistema della “difesa” per avvicinare tutta la popolazione, in modo particolare quella adolescente e giovane, e “acculturarla” e, perché no, anche arruolarla. Ci opponiamo all’impiego delle risorse pubbliche per la diffusione dei corollari della propaganda di guerra nella mentalità comune. Il purismo identitario nazionalista, la narrazione parziale e nostalgica della Storia, il sacrificio della propria vita per il bene della patria, l’interiorizzazione e la subordinazione a una gerarchia di comando rigidamente strutturata, sono principi nei quali noi non ci riconosciamo. E riteniamo pericolose e criminali le politiche che lavorano per il loro ritorno. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Israele tiene chiuso il corridoio medico con Gaza. I malati gravi non saranno trasferiti
La chiusura del corridoio medico tra Gaza e la Cisgiordania continua a trasformarsi, giorno dopo giorno, in una condanna per migliaia di malati che avrebbero la possibilità di essere curati a pochi chilometri di distanza. Domenica la Corte suprema israeliana ha respinto la petizione presentata da cinque organizzazioni israeliane, Gisha, […] L'articolo Israele tiene chiuso il corridoio medico con Gaza. I malati gravi non saranno trasferiti su Contropiano.
July 26, 2026
Contropiano
Mauritania, diario di viaggio – Parte 4
Il mio viaggio in Mauritania, iniziato per andare a conoscere il progetto di Rossana Berini con i bambini, mi ha permesso di conoscere la realtà di questo paese e della sua zona mineraria. In quest’ultima parte conosceremo meglio questo progetto. La premessa a questo progetto sono le precarie condizioni sanitarie e in particolare l’assistenza al parto, praticamente inesistente. Non stupisce dunque l’elevato numero di disabilità per Paralisi Cerebrali Infantili dovute anche a traumi da parto. Se il sistema educativo-scolastico è povero per i bambini “sani”, difficile pensare che a quelli con disabilità venga riservato un trattamento dignitoso. Ci sono scuole “speciali”, ma davvero tristi… Nella sua casa ampia e ben disposta, Rossana ha organizzato l’accoglienza di una quindicina di bambini/ragazzi tra il 2 e i 14 anni, tutti con lesioni cerebrali gravi: pochi camminano. Due camere grandi, un salone e un bagno sono destinati e ben attrezzati per ricevere i ragazzi. Su due turni giornalieri, i 5 operatori che collaborano con Rossana fanno ripetuti giri in taxi, presso le famiglie, per raccogliere i bambini e poi riportarli a casa a fine mattinata o nel tardo pomeriggio. Con i bambini/ragazzi, quasi tutti non deambulanti e non parlanti, gli operatori propongono con pazienza movimenti, giochi, musiche. Quando possibile, vengono massaggiati per facilitare il lavoro muscolare e ridurre la contrazione degli arti. Vengono lavati e cambiati i pannoloni. Vengono imboccati per la merenda. Insomma, viene garantito loro un trattamento dignitoso di accoglienza e soprattutto una relazione di attenzione e di stimolo con gli operatori e con gli altri bambini. Ho aiutato Rossana a rendere puliti ed accoglienti i locali e con le due grandi valige colme di vestiti, farmaci e giochi, abbiamo arricchito gli scaffali. Inoltre abbiamo organizzato un breve corso di alfabetizzazione alla salute rivolto agli operatori: un pomeriggio tutti insieme, con operatori e ragazzi disabili. Un modo per cominciare a parlare del corpo, loro e dei ragazzi disabili, della salute, delle medicine di cui fanno uso e abuso: pare che ad esempio molte donne prima di potersi sposare cerchino di assumere ormoni per poter arrivare al matrimonio più grasse. Poi via via, dopo le gravidanze, il peso aumenta e molte fanno quasi fatica a camminare, con piedi gonfi e gambe deformate: si trascinano e trascinano le ciabatte che sono praticamente l’unica calzatura esistente. Inutile dire che le informazioni sulla “salute” e la conoscenza del proprio corpo sono quasi inesistenti: scopriamo ad esempio che per le donne le mestruazioni sono la raccolta “dello sporco” del corpo. Le Centre de Santé: predisposizione di spazi per visite Esiste una specie di Poliambulatorio – le Centre de Santé- recintato e costituito da basse costruzioni, ciascuna con alcuni locali, una decina in tutto. Di queste costruzioni, le uniche attive erano: quella dove vanno le donne in gravidanza a fare qualche visita e a partorire, un locale destinato a “farmacia” e un “ufficio del direttore”. Gli altri locali erano praticamente in stato di abbandono, i locali sporchi, i pochi strumenti presenti ricoperti di polvere e arrugginiti. Di tanto in tanto questi locali vengono in parte ripristinati e in qualche modo puliti per permettere a gruppi di medici stranieri – di solito appartenenti a ONG – di effettuare visite. In questi casi, in pochi giorni vengono effettuate centinaia di visite, poi i medici se ne vanno e tutto torna nell’incuria. Non essendovi assistenza sanitaria gratuita, questi medici stranieri, più o meno volontari, rappresentano una delle poche opportunità per curarsi. Il triage Donne in attesa presso il Centre de Santé Con Rossana abbiamo ripulito il più possibile e predisposto i locali per permettere le visite ai medici specialisti di una ONG spagnola che hanno lavorato lì circa una settimana: dentisti, chirurghi, radiologi e altri specialisti. I chirurghi hanno dovuto appoggiarsi all’Ospedale della Miniera (privato) che ha reso disponibile la sala operatoria per effettuare alcuni interventi urgenti. Durante queste giornate centinaia di persone si sono accampate davanti al Centre de Santé, anche per più giorni, in attesa di poter essere registrate e indirizzate agli specialisti di riferimento, con l’aiuto di due/tre persone che oltre all’arabo parlavano spagnolo. In seguito a questa esperienza ho pensato e ripensato a quali conclusioni tirare. Non ne ho. C’è solo un’immagine che mi sorge: l’”organizzazione” della Terra e delle sue ricchezze si fonda sul genocidio diffuso di tre quarti della sua popolazione: per fatiche estreme, per sfruttamento del lavoro, per fame, per mancanza di cure, per paura, per assenza della possibilità di parola. E se tutto questo non bastasse….la guerra. Direi che possiamo usare la parola genocidio.   Testo e foto di Franca Laviola Redazione Italia
July 23, 2026
Pressenza
La sofferenza di Gaza sui cartoni di Ahmed
Abbiamo visitato la mostra dell’artista palestinese di Gaza, Ahmed Muhanna, in occasione della tappa romana di “Gaza: storie di speranza e resilienza”. (https://cdn.wfp.org/2025/eu-gaza/) Ahmed ha il proprio laboratorio-abitazione a Gaza, incastrato tra palazzine semidistrutte e cumuli di immondizia ad ogni angolo di strada. Da sempre ha interpretato l’arte figurativa anche come strumento per estrarre dalle menti di bambini/e traumatizzati/e da anni di sofferenze e tragedie ben al di là del “recente” 7 ottobre 2023, i mostri che li assillano. Si chiama arteterapia, un’attività meritevole svolta per anni da Ahmed, interrotta però dalle bombe che recisero anche la sua ispirazione artistica per lunghi mesi, fino a quando arrivò la svolta. Quale miglior supporto per la sua necessità di rendere partecipe il mondo intero delle quotidiane e atroci sofferenze del suo popolo, delle scatole di cartone usate dal World Food Program? È così che rimboccatesi le maniche e nella penuria quasi totale di materiali e strumenti per dipingere, ha iniziato a rappresentare sui cartoni i volti segnati, le mani supplicanti, le urla simili a quelle di Munch ma anche i sorrisi, frutto di una capacità di resilienza di cui i palestinesi avrebbero voluto volentieri fare a meno in questi ultimi 80 anni. Ha ricominciato anche la sua arteterapia con i bambini di Gaza, con maggior vigore pur se sotto tende di fortuna, sempre troppo calde d’estate e troppo umide e fredde in inverno. Il messaggio di Ahmed al mondo intero è in fin dei conti molto semplice e lo stesso materiale usato, il cartone dove sullo sfondo compare qui e là il logo del WFP, lo rinforza implicitamente, il medium è il messaggio: il popolo di Gaza è stanco, anzi stremato, dai chilometri percorsi ogni giorno per procurarsi cibo e acqua, proprio come fa anche l’artista Ahmed per far sopravvivere la sua famiglia. È quindi un’arte vissuta in prima persona da Ahmed e fotografata giorno dopo giorno, riuscendo a cogliere la sofferenza negli sguardi altrui perché quella è anche la sua. Ahmed è nato nel 1984 a Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza. Si è laureato in Belle Arti all’Università Al-Aqsa nel 2006 e ha lavorato come facilitatore artistico presso la Fondazione Al-Qattan, aiutando bambini a usare l’arte come strumento di terapia psicologica, essendo anche specialista in arteterapia infantile. In tre mesi intensi, spesso sotto la minaccia costante dei bombardamenti, ha realizzato 40 dipinti sui cartoni del WFP e oltre 20 opere su carta. I suoi soggetti parlano della guerra moderna, ovvero di sfollamenti, fame, code per l’acqua, bambini sofferenti, madri disperate, una guerra fatta di tanti “effetti collaterali” uno di seguito all’altro, come racconta l’IDF. L’ONU ha però recentemente ribadito, qualora ci fosse ancora qualche dubbio, le proprie ipotesi iniziali confermando che si tratta, senza ombra di dubbio, di genocidio. Gaza: Stories of Hope and Resilience” ha portato, dunque, per la prima volta, le opere di Ahmed Muhanna al pubblico europeo: prima tappa a Bruxelles il 15 settembre 2025 e poi in tour in nove città europee. Anche Parigi l’ha ospitata, davanti all’Institut du monde arabe, fino al 31 maggio di quest’anno, mentre a fine giugno, con la tappa romana del tour, erano già decine di migliaia le persone che avevano visitato la mostra in giro per l’UE. Foto di Stefano Bertoldi Stefano Bertoldi
July 16, 2026
Pressenza