La sofferenza di Gaza sui cartoni di Ahmed
Abbiamo visitato la mostra dell’artista palestinese di Gaza, Ahmed Muhanna, in
occasione della tappa romana di “Gaza: storie di speranza e resilienza”.
(https://cdn.wfp.org/2025/eu-gaza/) Ahmed ha il proprio laboratorio-abitazione a
Gaza, incastrato tra palazzine semidistrutte e cumuli di immondizia ad ogni
angolo di strada. Da sempre ha interpretato l’arte figurativa anche come
strumento per estrarre dalle menti di bambini/e traumatizzati/e da anni di
sofferenze e tragedie ben al di là del “recente” 7 ottobre 2023, i mostri che li
assillano.
Si chiama arteterapia, un’attività meritevole svolta per anni da Ahmed,
interrotta però dalle bombe che recisero anche la sua ispirazione artistica per
lunghi mesi, fino a quando arrivò la svolta. Quale miglior supporto per la sua
necessità di rendere partecipe il mondo intero delle quotidiane e atroci
sofferenze del suo popolo, delle scatole di cartone usate dal World Food
Program? È così che rimboccatesi le maniche e nella penuria quasi totale di
materiali e strumenti per dipingere, ha iniziato a rappresentare sui cartoni i
volti segnati, le mani supplicanti, le urla simili a quelle di Munch ma anche i
sorrisi, frutto di una capacità di resilienza di cui i palestinesi avrebbero
voluto volentieri fare a meno in questi ultimi 80 anni.
Ha ricominciato anche la sua arteterapia con i bambini di Gaza, con maggior
vigore pur se sotto tende di fortuna, sempre troppo calde d’estate e troppo
umide e fredde in inverno. Il messaggio di Ahmed al mondo intero è in fin dei
conti molto semplice e lo stesso materiale usato, il cartone dove sullo sfondo
compare qui e là il logo del WFP, lo rinforza implicitamente, il medium è il
messaggio: il popolo di Gaza è stanco, anzi stremato, dai chilometri percorsi
ogni giorno per procurarsi cibo e acqua, proprio come fa anche l’artista Ahmed
per far sopravvivere la sua famiglia. È quindi un’arte vissuta in prima persona
da Ahmed e fotografata giorno dopo giorno, riuscendo a cogliere la sofferenza
negli sguardi altrui perché quella è anche la sua.
Ahmed è nato nel 1984 a Deir al-Balah, nella Striscia di Gaza. Si è laureato in
Belle Arti all’Università Al-Aqsa nel 2006 e ha lavorato come facilitatore
artistico presso la Fondazione Al-Qattan, aiutando bambini a usare l’arte come
strumento di terapia psicologica, essendo anche specialista in arteterapia
infantile. In tre mesi intensi, spesso sotto la minaccia costante dei
bombardamenti, ha realizzato 40 dipinti sui cartoni del WFP e oltre 20 opere su
carta. I suoi soggetti parlano della guerra moderna, ovvero di sfollamenti,
fame, code per l’acqua, bambini sofferenti, madri disperate, una guerra fatta di
tanti “effetti collaterali” uno di seguito all’altro, come racconta l’IDF.
L’ONU ha però recentemente ribadito, qualora ci fosse ancora qualche dubbio, le
proprie ipotesi iniziali confermando che si tratta, senza ombra di dubbio, di
genocidio. Gaza: Stories of Hope and Resilience” ha portato, dunque, per la
prima volta, le opere di Ahmed Muhanna al pubblico europeo: prima tappa a
Bruxelles il 15 settembre 2025 e poi in tour in nove città europee. Anche Parigi
l’ha ospitata, davanti all’Institut du monde arabe, fino al 31 maggio di
quest’anno, mentre a fine giugno, con la tappa romana del tour, erano già decine
di migliaia le persone che avevano visitato la mostra in giro per l’UE.
Foto di Stefano Bertoldi
Stefano Bertoldi