Trentaseiesimo giorno di proteste: “C’è un giudice a Tirana”

Pressenza - Sunday, July 5, 2026

Ho visionato i vari filmati che girano sui social riguardo ai fatti di giovedì scorso.

A parte il lancio di un paio di uova contro un auto con i vetri oscurati,  che mi rifiuto di considerare violenza, non c’è nessun motivo che possa giustificare l’intervento della polizia, lancio di uova incluso ovviamente.

In tutti questi filmati si vedono pacifici manifestanti che cercano di raggiungere il parlamento e un folto schieramento di poliziotti in tenuta anti sommossa che li respinge in malo modo.

Ad un certo punto i manifestanti si siedono.

Un idrante entra in azione e la polizia procede al fermo di una ventina di manifestanti.

Di questi otto vengono arrestati, ma oggi c’è stato il processo ed il giudice ha deciso l’immediato scarcerazione di tutti.

Parafrasando detto entrato nel linguaggio comune: “C’è dunque un giudice a… Tirana*”.

Il magistrato ha saputo valutare i fatti senza farsi condizionare dai desiderata del potere politico, preservando l’onore e la dignità della magistratura.

Una ragazza mi spiega: “Volevano spaventare la gente sperando che fallisse la manifestazione di sabato, ma il loro piano è fallito miseramente”.

La testa del corteo

Dunque anche oggi continua il presidio davanti agli uffici del Primo Ministro.

Al centro del presidio c’è la scaletta della democrazia, tribuna da cui tutti e tutte possono parlare.

All’incirca il numero delle donne e degli uomini si equivale o comunque il numero delle donne che parlano è significativo.

Fanno parlare anche qualche bambino a cui non pare vero di salire sulla scaletta e dire la sua e di poter urlare anche lui gli slogan.

Forse Edi Rama pensava che, con le vacanze, la mobilitazione avrebbe via via perso vigore, ma non ha considerato che le vacanze sono l’occasione per gli albanesi della diaspora, così sono chiamati gli emigranti, di rientrare in Albania più furibondi che mai.

Sono loro quelli più motivati a salire sulla scala della democrazia.

Una fila di sedie circonda il “palco” improvvisato: sono riservate alle persone più anziane o invalide, che così possono godersi comodamente lo spettacolo della democrazia popolare.

 

*L’espressione “esiste dunque un giudice a Berlino” viene da un’opera di Bertolt Brecht. A Potsdam, vicino Berlino, l’imperatore Federico II di Prussia voleva espropriare il mulino di un mugnaio per abbatterlo. Si trattava chiaramente di un abuso in quanto il motivo consisteva nel fatto che il mulino danneggiava il panorama del suo nuovo castello di Sans Souci. Pur di averla vinta, l’imperatore non esitò a corrompere tutti i giudici e tutti gli avvocati a cui il mugnaio si rivolgeva. Con grande tenacia, il mugnaio riuscì a trovare un giudice onesto che lo aiutò a vincere la causa. Ecco perchè si usa l’espressione per dire che, alla fine, la giustizia trionfa comunque.

Mauro Carlo Zanella