
Movimento ecologista e ambientalismo scientifico. Tra “il dire e il fare”: lo status quo e i rapporti di forza
Pressenza - Friday, May 29, 2026L’avvio del “percorso di ascolto” promosso da Avs ai primi di maggio per dar vita a “un vivaio per l’Italia di domani” per sconfiggere questa destra di Meloni e Salvini ha rilanciato nel dibattito pubblico alcuni nodi del “fare politica ambientale”, in particolare su energia, trasporti, alimentazione e aree protette. Ed anche sul “pragmatismo senza principi” con cui si sono perse alcune battaglie cruciali dell’ambientalismo italiano sui limiti e la sostenibilità dello sviluppo trainato da consumismo e ingiustizia sociale che si perpetua attraverso furbeschi greenwashing. La replica di Aurelio Angelini alle critiche di Fabio Balocco espresse a proposito del “Vivaio delle idee” sul quale il coordinatore del Movimento Ecologista aveva portato il suo contributo all’evento “Decidiamo!”, organizzato da Europa Verde e Sinistra Italiana e pubblicato in sintesi su “Italia Libera”[IL]
Caro Fabio Balocco,
Marcia antinucleare Casale-Trino 11 maggio 1986
ti ringrazio per aver vinto il torpore e aver deciso di scrivere [qui il tuo pezzo]. Chi supera la propria indolenza per contribuire al dibattito pubblico merita rispetto, qualunque cosa poi dica. E devo riconoscere che alcune delle tue osservazioni sono pertinenti e stimolanti, in particolare, quelle sulle infrastrutture ereditate dal governo Draghi, sui corridoi ecologici e sulla coerenza necessaria tra enunciati e scelte concrete. Su questi punti il dibattito è aperto e ben venga chi lo alimenta con competenza. Detto questo, permettimi alcune considerazioni sulle tue “verità”, pronunciate con la sicurezza di chi ha già tutto chiaro.
Cominci evocando “i bla bla tinti di verde” e citando Greta come emblema dell’inutilità. È una scelta curiosa. Greta Thunberg ha portato milioni di giovani in piazza in tutto il mondo, ha costretto governi e parlamenti a confrontarsi con l’emergenza climatica, e ha dimostrato con la sola forza della coerenza che una sedicenne senza partito né denaro può spostare l’agenda politica globale. Liquidarla come “bla bla” è una di quelle sintesi folgoranti che dicono molto più di chi le pronuncia che di chi ne è oggetto.
Il 10 luglio 1976, dallo stabilimento chimico dell’Icmesa di Meda, nei pressi dell’abitato di Seveso, fuoriesce una nube contenente diossina
Sul 100% di rinnovabili entro il 2040 ci chiedi “come”. È una domanda legittima. Avremmo però apprezzato che la stessa domanda “come?” tu l’avessi rivolta anche alle politiche energetiche degli ultimi trent’anni, che ci hanno consegnato una dipendenza fossile che paghiamo sulla bolletta ogni mese. Le difficoltà tecniche della transizione esistono, sono reali e vanno affrontate con serietà. Ma sollevare gli ostacoli senza mai interrogarsi sullo status quo è un privilegio comodo che il pianeta non si può più permettere.
Ci rimproveri poi di non aver parlato di alimentazione, di diritti degli animali, di caccia e pesca, di personalità giuridica della Natura. Hai ragione: quei temi meritano spazio. Ma stai commentando un intervento non l’enciclopedia di ecologia politica. Se in 1.500 parole non si riesce a esaurire tutto l’universo del pensiero ecologista, non è necessariamente segno di malafede o di sudditanza all’industria agroalimentare. A volte è semplicemente questione di spazio. Il documento integrale di Movimento Ecologista sulla piattaforma di Avs – su cui l’intervento si basa – affronta molti di questi temi, ti invito a leggerlo, prima di costruire la critica sull’assenza.
Infine, la questione delle armi e dell’atlantismo. È un tema complesso e divisivo, su cui esistono posizioni articolate all’interno della stessa sinistra ecologista europea. Che tu abbia la risposta definitiva in tasca è ammirevole. Noi preferiamo, per ora, continuare a ragionarci, mettendo al centro la Pace e il disarmo, la giustizia climatica e sociale.
Manifestazione studentesca del Fridays for Future a Milano nel 2021
Concludi definendo il mio intervento “antropocentrico” e invocando una “visione olistica” come vera rivoluzione. Benissimo. Ma permettimi di osservare che le persone, quelle in carne e ossa, con l’affitto da pagare, la lista d’attesa al pronto soccorso, il contratto precario esistono dentro quell’olismo, non nonostante esso. Una politica ecologista che non parli anche a loro non è più olistica: è semplicemente meno efficace. E rischia di restare, essa sì, un bel bla bla.
Con stima sincera e spirito costruttivo, Aurelio Angelini
Marcia antinucleare Casale-Trino 11 maggio 1986
Il 10 luglio 1976, dallo stabilimento chimico dell’Icmesa di Meda, nei pressi dell’abitato di Seveso, fuoriesce una nube contenente diossina
Manifestazione studentesca del Fridays for Future a Milano nel 2021