Tag - dibattiti

VERONA: GLI AUDIO DEI DIBATTITI DEL FESTIVAL FOMENTO
Nel mese di agosto Radio Onda d’Urto ha trasmesso i dibattiti che si sono svolti presso il Festival Fomento, che si è svolto presso lo spazio Gigi Piccoli di Via Caroto 1 a Verona, tra il 30 aprile e il 2 maggio scorsi. Oltre ai dibattiti, che si sono concentrati su temi quali imperialismo, propaganda, movimento e salute, il festival ha ospitato laboratori, assemblee aperte, presentazioni di libri, proiezioni di documentari e banchetti informativi. Sul canale Fomento Festival verranno pubblicati a breve i video dell’ultima edizione. Ringraziamo compagne e compagni di Fomento per aver condiviso con la radio gli audio dei dibattiti. QUALE MOVIMENTO? Il conflitto sociale tra protesta e populismo. Dibattito con Alessandro Barile. Fomenta l’incontro Marco Tabacchini. Dalla crisi del marxismo negli anni ‘70, al movimento dei centri sociali, fino alla parabola discendente della sinistra altermondista del dopo Genova 2001. Alla luce delle sconfitte che segnano la storia recente, quali sono i nodi da affrontare per ricomporre dal basso un’unità politica conflittuale, un movimento di massa capace di uscire dalla deriva populista e rimettere al centro gli interessi di lavoratori e lavoratrici per produrre un cambiamento reale? È possibile emanciparsi dalle stanche forme della protesta e tornare a darsi obiettivi concreti dentro un orizzonte comune? Ascolta o scarica CONTRO LA SCUOLA NEOLIBERALE. Presentazione del libro. Con Rossella Latempa, Emanuele Caon e Giovanni Ceriani. Nato dall’esperienza del collettivo “Consigli di classe”, il volume è una raccolta di voci di insegnanti, ricercatori, studiosi che vivono ogni giorno in prima persona il mondo della scuola e che trovano profondamente inadeguato il modo in cui le questioni educative vengono oggi trattate nel dibattito generale e nelle scelte politiche. Le recenti trasformazioni dell’istruzione pubblica hanno ridotto l’intero sistema della formazione ad agenzia di soddisfazione dei bisogni di studenti, famiglie e imprese, convertendolo in un prodotto a misura del paradigma neoliberale e delle sue esigenze. È solo assumendo la scuola pubblica come luogo di resistenza alla potenza pervasiva del mercato che essa può riguadagnare la centralità che le spetta: è nel lavoro docente, nella trasmissione del sapere e in una relazione educativa svincolata sia da ogni autoritarismo, sia dalla logica dell’efficienza e dalle astrazioni pedagogizzanti, che emerge il ruolo dell’istruzione come spazio di conoscenza, conflitto, trasformazione del presente ed emancipazione. Ascolta o scarica SE 24 ORE VI SEMBRAN POCHE. Studio per la riduzione dell’orario di lavoro. Presentazione con Davide Dibitonto. Il realismo capitalista ci fa credere che non ci sia alternativa alle 40 ore di lavoro settimanali. Vieni a conoscere la proposta di riduzione della settimana lavorativa del movimento accelerazionista gratuitista. Ascolta o scarica QUALE IMPERIALISMO? Leggere i conflitti internazionali. Dibattito on John Bellamy Foster (da remoto) e Carlo Fino. Fomenta l’incontro: Nicolò Pedrollo. Cosa intendiamo con imperialismo e quali sono le possibili interpretazioni del fenomeno? Russia e Cina sono stati imperialisti? A partire dall’imprescindibile lavoro di Lenin cercheremo di mappare i diversi posizionamenti contemporanei, soffermandoci sulle con continuità e le discontinuità con il suo pensiero. Proveremo poi a capire se come categoria possa essere ancora utile per comprendere lo scenario globale di oggi, con particolare riferimento alle relazioni di sfruttamento neocoloniale. Ascolta o scarica QUALE CURA? Classe e salute mentale. Dibattito con Vincenzo Costa e Gabriele Germani. Fomenta l’incontro: Renzo Vendrasco. Sono già numerosi gli autori che correlano la questione della salute mentale alla precarizzazione delle relazioni all’interno della società neoliberista, evidenziando i limiti di un approccio alla cura medicalizzante e relegato alla sfera individuale. È possibile ritrovare una dimensione pubblica della cura che punti all’emancipazione collettiva? Ascolta o scarica QUALE PROPAGANDA? Narrazioni conflittuali in tempo di guerra. Dibattito con Karem from Haifa e Nicolò Monti. Fomenta l’incontro: Mackda Ghebremariam Tesfaù. Prima ancora dei campi di battaglia, il terreno di scontro è quello dell’informazione, le cui caratteristiche sono in continua evoluzione. Come ci possiamo difendere dalla martellante propaganda imperialista a cui siamo sottoposti? Decostruzione e verifica dei fatti da sole sono sufficienti o è necessario passare al contrattacco? Esiste una propaganda ‘buona’? Ascolta o scarica
August 31, 2026
Radio Onda d`Urto
SPAZIO DIBATTITI: GUERRA, SCIOPERO, MOVIMENTO. QUALE ORGANIZZAZIONE?
Sabato 22 agosto, dalle ore 19.30, lo Spazio Dibattiti della Festa di Radio Onda d’Urto ha ospitato il dibattito “Guerra, sciopero, movimento: quale organizzazione?”. A partire dalla forza e dai limiti del movimento “Blocchiamo tutto”, abbiamo discusso quali forme di organizzazione siano oggi praticabili per costruire percorsi duraturi contro la guerra, il militarismo, l’oppressione e lo sfruttamento. Partecipano: ∫connessioni precarie, Dinamopress, Globalproject, Infoaut, Teiko-Euronomade. L’audio del dibattito ospitato dalla Festa di Radio Onda d’Urto, durante l’ultima serata della XXXIV edizione, quella andata in scena dal 5 al 22 agosto 2026. Ascolta o scarica
August 25, 2026
Radio Onda d`Urto
FESTA DI RADIO ONDA D’URTO 2026: IL PROGRAMMA COMPLETO DEI DIBATTITI!
La Festa di Radio Onda d’Urto, giunta alla sua XXXIV edizione, sta per iniziare. E con essa, dal 5 al 22 agosto, si svolgeranno numerosi dibattiti e incontri di confronto sui principali temi politici affrontati durante l’anno da Radio Onda d’Urto. I temi di quest’anno vanno dalla Palestina al riarmo, dai movimenti sociali a quelli antifascisti, per la difesa del lavoro, della salute, della natura, contro sfruttamento, caporalato, capitalismo digitale, attraversando vertenze e lotte che animano la nostra terra. Inizio ore 19.30 presso lo stand Spazio Dibattiti. Di seguito gli appuntamenti: Mercoledì 5 agosto H 19.30 – 2006-2026 Vent’anni senza Renato. A vent’anni dall’assassinio di Renato Biagetti per mano fascista presentazione dell’edizione speciale “Storie per Renato. Speciale Antifa!nzine” (coedizione Cronache Ribelli e Freeink Comix, 2026). Intervengono: Erre Push, illustratore e fumettista; Cristiana Gallinoni (Loa Acrobax); Cronache Ribelli; Antifanzine; l* compagn* di Dax; Campagna Free All Antifas. Modera Elia Rosati, storico e collaboratore di Radio Onda d’Urto. Venerdì 7 agosto H 19.30 – Guerra globale! Anatomia e perversione di una morte annunciata. Intervengono: Donatella Di Cesare, filosofa, Università La Sapienza di Roma, Nicoletta Dentico, esperta di diritto alla salute e già direttrice di Medici senza Frontiere, Adriano Zamperini, psicologo, Università degli Studi di Padova. Moderano e conducono: Manuel Colosio, Paolo Patuelli, Giuseppe (Beppe) Ricca autori e conduttori della trasmissione di Radio Onda d’Urto “Il disagio nella civiltà”. Lunedì 10 agosto H 19.30 – “Il processo di pace in Turchia: prospettive e aspettative”. Secondo l’”Appello per la pace e una società democratica” di Abdullah Öcalan, la società turca dovrebbe avviare un percorso di democratizzazione collettiva. A oltre un anno di distanza, quali sono le aspettative della società civile e quali sono le prospettive politiche degli attori coinvolti? Ne discutiamo con İdris Baluken, ex deputato del parlamento turco con l’HDP; Şerife Ceren Uysal, avvocata del Foro di Istanbul specializzata in diritti umani; Rosida Koyoncu, giornalista, documentarista e attivista per i diritti delle persone LGBTQIA+. Modera il giornalista Murat Cinar. Il dibattito si svolge presso la Libreria del Gatto Nero.  Mercoledì 12 agosto H 19.30 – La musica sta cambiando. Il potere economico si sta appropriando di ogni anello della filiera: dalla produzione alla distribuzione, dai grandi eventi agli spazi in cui si suona. È ancora possibile fare musica e vivere un concerto sottraendosi a questa logica? Ne parliamo con Flavia Tommasini (TPO Bologna), Rolando Lutterotti (Sherwood Festival/Città Invisibili) e Andrea Cegna (giornalista freelance e lavoratore intermittente dello spettacolo). Modera: Siham Ouzif (Radio Onda d’Urto). Venerdì 14 agosto H 19.30 – “L’industria della salute. Farmaci, privatizzazioni e affari. Ecco perché un’altra medicina è necessaria”. Presentazione del libro con l’autore Vittorio Agnoletto, medico, membro del direttivo nazionale di Medicina Democratica e docente di Globalizzazione e Politiche della Salute presso l’Università degli Studi di Milano. Con lui Antonino Cimino, medico di Medicina Democratica e co-conduttore della trasmissione radiofonica Curami – prima di tutto la salute. Domenica 16 agosto H 19.30 – Palestina: 3 anni di genocidio, 78 anni di occupazione. Con Saif Abukeshek, attivista palestinese e portavoce della Global Sumud Flotilla, Fabian Odeh, cittadino italo-palestinese che si reca spesso in Cisgiordania, Coordinamento Palestina di Brescia. Il nome dell’ultimo relatore sarà comunicato a breve. Lunedì 17 agosto H 19.30 – Fredde fusioni Vs calde passioni. Passato, presente e futuro del calcio bresciano. Intervengono: Diego Piccinelli del gruppo ultras “Brescia 1911” e gli ultras del gruppo “Fossa Salò”. Martedì 18 agosto H 19.30 – Data Center: il volto materiale dell’Intelligenza Artificiale. I data center sono diventati il simbolo delle ricadute sui territori del capitalismo digitale. In Italia, la Lombardia è al centro di una corsa agli investimenti in questo settore. Ne parliamo con Giuseppe De Ruvo della redazione di Limes, Rita Cantalino, giornalista freelance, Enrico Duranti del Comitato di Lachiarella (MI) e attivisti del Comitato di Travagliato (BS). Mercoledì 19 agosto H 19.30 – Lavorare per morire. Un dibattito sui modelli di organizzazione produttiva e sfruttamento in Italia, dedicato a Mirko Serpelloni e Massimiliano Lauro, lavoratori bresciani e frequentatori della Festa morti di lavoro. Ospiti Maruska, mamma di Mirko Serpelloni, Elena Lott che per Usb segue la lotta dei ciclofattorini di Milano e Marco Omizzolo, docente di Sociopolitologia delle migrazioni all’Università La Sapienza di Roma ed esperto di sfruttamento e caporalato. Giovedì 20 agosto H 19.30 – “Vivere alla fine dei tempi” (Ombre Corte, 2026). Il soggetto scabroso tra le macerie del presente con Federico Chicchi, Paolo Patuelli, Giuseppe (Beppe) Ricca e Manuel Colosio in dialogo con Elia Zaru. Venerdì 21 agosto H 19.00 Con Renata nel cuore. Omaggio alla vita di militante femminista/transfemminista e sindacale di base a pochi mesi dalla sua morte. Ricordo con microfono aperto alle realtà con cui Renata De Marco ha condiviso esperienze di lotta. A seguire, dibattito sullo stato della scuola pubblica con la partecipazione di Cattive maestre, Educare alle differenze, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università, Marco Meotto, insegnante e storico. Sabato 22 agosto H 19.30 – Guerra, sciopero, movimento: quale organizzazione? A partire dalla forza e dai limiti del movimento “Blocchiamo tutto”, vogliamo discutere quali forme di organizzazione siano oggi praticabili per costruire percorsi duraturi contro la guerra, il militarismo, l’oppressione e lo sfruttamento. Partecipano: ∫connessioni precarie, Dinamopress, Globalproject, Infoaut, Teiko-Euronomade.   La presentazione del programma con Elia Zaru, della redazione di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
August 10, 2026
Radio Onda d`Urto
Movimento ecologista e ambientalismo scientifico. Tra “il dire e il fare”: lo status quo e i rapporti di forza
L’avvio del “percorso di ascolto” promosso da Avs ai primi di maggio per dar vita a “un vivaio per l’Italia di domani” per sconfiggere questa destra di Meloni e Salvini ha rilanciato nel dibattito pubblico alcuni nodi del “fare politica ambientale”, in particolare su energia, trasporti, alimentazione e aree protette. Ed anche sul “pragmatismo senza principi” con cui si sono perse alcune battaglie cruciali dell’ambientalismo italiano sui limiti e la sostenibilità dello sviluppo trainato da consumismo e ingiustizia sociale che si perpetua attraverso furbeschi greenwashing. La replica di Aurelio Angelini alle critiche di Fabio Balocco espresse a proposito del “Vivaio delle idee” sul quale il coordinatore del Movimento Ecologista  aveva portato il suo contributo all’evento “Decidiamo!”, organizzato da Europa Verde e Sinistra Italiana e pubblicato in sintesi su “Italia Libera”[IL]   Caro Fabio Balocco, > MARCIA ANTINUCLEARE CASALE-TRINO 11 MAGGIO 1986 > > ti ringrazio per aver vinto il torpore e aver deciso di scrivere [qui il tuo > pezzo]. Chi supera la propria indolenza per contribuire al dibattito pubblico > merita rispetto, qualunque cosa poi dica. E devo riconoscere che alcune delle > tue osservazioni sono pertinenti e stimolanti, in particolare, quelle sulle > infrastrutture ereditate dal governo Draghi, sui corridoi ecologici e sulla > coerenza necessaria tra enunciati e scelte concrete. Su questi punti il > dibattito è aperto e ben venga chi lo alimenta con competenza. Detto questo, > permettimi alcune considerazioni sulle tue “verità”, pronunciate con la > sicurezza di chi ha già tutto chiaro. > >   > > Cominci evocando “i bla bla tinti di verde” e citando Greta come emblema > dell’inutilità. È una scelta curiosa. Greta Thunberg ha portato milioni di > giovani in piazza in tutto il mondo, ha costretto governi e parlamenti a > confrontarsi con l’emergenza climatica, e ha dimostrato con la sola forza > della coerenza che una sedicenne senza partito né denaro può spostare l’agenda > politica globale. Liquidarla come “bla bla” è una di quelle sintesi folgoranti > che dicono molto più di chi le pronuncia che di chi ne è oggetto. > >   > > IL 10 LUGLIO 1976, DALLO STABILIMENTO CHIMICO DELL’ICMESA DI MEDA, NEI PRESSI > DELL’ABITATO DI SEVESO, FUORIESCE UNA NUBE CONTENENTE DIOSSINA > > Sul 100% di rinnovabili entro il 2040 ci chiedi “come”. È una domanda > legittima. Avremmo però apprezzato che la stessa domanda “come?” tu l’avessi > rivolta anche alle politiche energetiche degli ultimi trent’anni, che ci hanno > consegnato una dipendenza fossile che paghiamo sulla bolletta ogni mese. Le > difficoltà tecniche della transizione esistono, sono reali e vanno affrontate > con serietà. Ma sollevare gli ostacoli senza mai interrogarsi sullo status quo > è un privilegio comodo che il pianeta non si può più permettere. > >   > > Ci rimproveri poi di non aver parlato di alimentazione, di diritti degli > animali, di caccia e pesca, di personalità giuridica della Natura. Hai > ragione: quei temi meritano spazio. Ma stai commentando un intervento non > l’enciclopedia di ecologia politica. Se in 1.500 parole non si riesce a > esaurire tutto l’universo del pensiero ecologista, non è necessariamente segno > di malafede o di sudditanza all’industria agroalimentare. A volte è > semplicemente questione di spazio. Il documento integrale di Movimento > Ecologista sulla piattaforma di Avs – su cui l’intervento si basa – affronta > molti di questi temi, ti invito a leggerlo, prima di costruire la critica > sull’assenza. > >   > > Infine, la questione delle armi e dell’atlantismo. È un tema complesso e > divisivo, su cui esistono posizioni articolate all’interno della stessa > sinistra ecologista europea. Che tu abbia la risposta definitiva in tasca è > ammirevole. Noi preferiamo, per ora, continuare a ragionarci, mettendo al > centro la Pace e il disarmo, la giustizia climatica e sociale. > >   > > MANIFESTAZIONE STUDENTESCA DEL FRIDAYS FOR FUTURE A MILANO NEL 2021 > >   > > Concludi definendo il mio intervento “antropocentrico” e invocando una > “visione olistica” come vera rivoluzione. Benissimo. Ma permettimi di > osservare che le persone, quelle in carne e ossa, con l’affitto da pagare, la > lista d’attesa al pronto soccorso, il contratto precario esistono dentro > quell’olismo, non nonostante esso. Una politica ecologista che non parli anche > a loro non è più olistica: è semplicemente meno efficace. E rischia di > restare, essa sì, un bel bla bla. > > Con stima sincera e spirito costruttivo, Aurelio Angelini Aurelio Angelini
May 29, 2026
Pressenza
PresentazioneLibro@LibreriAnomalia 15/5
Venerdì 15 Maggio ore 20:00 presentazione Del libro Libricino per Nessuno e dell’album musicale Essere Nessuno di Sconfitta Esiste oggigiorno una tensione verso il dovere essere qualcuno, verso il dover riuscire in tutto quel che si fa, verso l’essere dei vincenti a tutti i costi. Come si puo difendere (e diffondere) allora la libertà di fallire, la dignità della sconfitta, e farla tornare ad essere parte intrinsecamente costitutiva delle controculture? In un sistema, sia relativo ad arte e cultura che di vita in generale, che promuove l’egemonia dell’ambizione e pone la vittoria come unica misura di eccellenza, anche la protesta viene soffocata all’interno di generi e linguaggi tradizionalmente predefiniti, e che finiscono per neutralizzarne la carica rivoluzionaria per porla all’interno di un modello acritico e autoreferenziale. Dentro la grotta polifemica e polifonica della ciclopica brutalità neoliberista, spinti e invogliati come siamo a diventare sia target di campagne di disinformazione che prodotti da servire, assorbire o scansare a seconda del nostro livello di subordinazione, si può essere ancora dei Nessuno? Ne parleremo con alcuni membri di Sconfitta, una band di Genova che mischia punk, dark wave, jazz e cantautorato. Libreria Anomalia – Via dei Campani, 73 (San Lorenzo) L'articolo PresentazioneLibro@LibreriAnomalia 15/5 proviene da Romattiva.
May 15, 2026
romattiva.org
AssembleaPubblicaTransfemminista@ESC 14/5
Ci convochiamo giovedì 14 dopo essere statə a Ponte Garibaldi per ricordare Giorgiana Masi, uccisa a 19 anni mentre manifestava contro il divieto di scendere in piazza, per il divorzio e l’aborto libero e gratuito. La storia di Giorgiana guarda al nostro allarmante presente e ci interroga ancora. Il diktak “Dio Patria Famiglia” muove guerre ai corpi e ai territori, all’educazione e alla salute pubblica, ai legami sociali tutti. Incontriamoci, per proseguire la nostra lotta; per guardare alle prossime piazze romane e alla Palestina Globale come orizzonte politico; per continuare a costruire campagne potenti contro l’ennesimo tentitivo di far passare il DDL BongiorNO, contro l’adunata degli antiscelta e del fronte per la Remigrazione del 13 giugno; per immaginarci il prossimo 25 Novembre e il decennale di Non Una di Meno Siamo vita, potenza globale e energia generativa, spine nel fianco dell’internazionale nera e delle guerre dei potenti. Come Giorgiana non faremo un passo indietro, con Giorgiana continuamo a lottare per la vita che vogliamo. Se va a caer. ESC – Via dei Reti, 159 (San Lorenzo) -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo AssembleaPubblicaTransfemminista@ESC 14/5 proviene da Romattiva.
May 14, 2026
romattiva.org
RecluderePerReprimere@ESC 7/5
RECLUDERE PER REPRIMERE strategie di detenzione politica fra Italia ed Israele TALK+aperitivo organizzato dal comitato romano di Un Ponte Per e da ESC 7 maggio ore 18.30 ESC Atelier autogestito, Via dei Volsci 59, Roma Ingresso libero a sottoiscrizione A seguire aperitivo palestinese Il ricavato della serata sarà destinato a sostenere le spese legali dei prigionieri palestinesi L'articolo RecluderePerReprimere@ESC 7/5 proviene da Romattiva.
May 7, 2026
romattiva.org
Ancora sul 25 aprile e la Liberazione. Considerazioni sul testo di Andrea Cozzo
Ho letto con attenzione l’articolo di Andrea Cozzo, amico e collega stimato. Proprio per questo ritengo importante confrontarmi pubblicamente con il suo intervento, che muove da premesse con cui concordo in parte significativa, ma da cui seguono conclusioni che mi lasciano molte perplessità. Sulla sua affermazione iniziale siamo quasi pienamente d’accordo: aggiungerei solo che la Costituzione non nasce soltanto dall’antifascismo, ma è antifascista, in quanto prodotto storico di quel conflitto. L’antifascismo non è una delle sue origini storiche: è un suo principio costitutivo. E se quei valori sono davvero indiscutibili, risulta problematico porre come orizzonte una «via d’uscita accettabile per tutti», quasi che la memoria storica debba rendere simbolicamente conciliabile ciò che storicamente non lo è. Questo è compito della politica semmai, una politica capace di trasformare la base materiale su cui si innervano ideologie diverse, tra cui quelle di dominio che si basano sulla violenza per difendere privilegi e ricchezze sfruttando il lavoro, e non solo il lavoro, delle altre persone. Personalmente, pur comprendendo le parole di Foa e ciò che Andrea in parte condivide, vorrei dire che il fatto che i morti appartengano tutti alla stessa specie è per me solo una constatazione biologica, ma non può essere una categoria morale o politica. Di conseguenza non condivido la distinzione tra persona e azione. Se la persona è degna di senso morale le sue azioni conseguono da quella responsabilità che il suo senso morale pone in essere. Il riconoscimento della soggettività morale — fondamento di qualsiasi giudizio etico, incluso quello di Cozzo — già presuppone l’agency e dunque la responsabilità differenziata: non si può invocare la dignità del soggetto per attenuarne la responsabilità senza togliere a quel soggetto la stessa condizione che lo rende degno di considerazione morale. Giudicare la persona per le sue azioni mi pare quindi un atto eticamente fondato. Anche il richiamo alle «diverse storie culturali, esperienze, gradi di consapevolezza, condizioni materiali» mi convince poco — non perché sia sbagliato in sé, ma perché va analizzato empiricamente e storicamente, non evocato in astratto. La posizione di dominio o di sottomissione degli uni e degli altri è fondamentale e non è equiparabile. Del resto la prova empirica più eloquente è questa: nella stessa condizione di povertà e pressione del ventennio, tra i lavoratori sfruttati e i subalterni, vi fu chi scelse la resistenza e chi aderì al fascismo — per opportunismo, conformismo o paura, poco importa ai fini del giudizio storico. La stessa condizione materiale produsse scelte opposte. Il contesto condiziona le condizioni entro cui l’individuo sceglie, ma non le determina: la libertà, pur situata, resta libertà e con essa la responsabilità. La trasformazione strutturale d’altra parte non avviene attraverso scelte individuali illuminate: passa dalla pressione collettiva organizzata, dal conflitto, dalla crisi di legittimità. Spiegare non equivale ad assolvere. Né a relativizzare. Anche l’affermazione secondo cui sarebbe presuntuoso o narcisistico credere che saremmo stati contro il fascismo mi convince solo in parte. Chi ha già scelto, consapevolmente e accettandone le conseguenze, i valori per cui lotta oggi, può legittimamente affermare che avrebbe scelto allo stesso modo allora: non per presunzione, ma per coerenza con una posizione già costruita e difesa. L’incertezza controfattuale non può trasformarsi in neutralizzazione della responsabilità storica. La formula «necessaria ma non giusta», applicata alla violenza utilizzata dai partigiani, presuppone un orizzonte nonviolento come alternativa teoricamente disponibile. Ma il fascismo si impose attraverso la violenza organizzata prima ancora di diventare regime: lo squadrismo, l’olio di ricino, l’assassinio di Matteotti, l’incarcerazione di Gramsci, non furono eccessi contingenti ma il metodo costitutivo con cui una forza politica armata distrusse le organizzazioni del movimento operaio e le libertà politiche elementari. Di fronte a una simile violenza strutturata, la risposta armata non era solo necessaria: era giusta, perché era la forma proporzionata di autodifesa collettiva contro un dominio che si era già imposto con la forza. I casi di resistenza nonviolenta che Andrea cita — Napoli e Modena nel settembre 1943 — vanno onorati: il boicottaggio, la disobbedienza civile, la non-collaborazione agiscono attraverso pressione collettiva e conflitto, non persuasione argomentativa. Ma avvengono quando il regime è già in dissoluzione militare: non dimostrano che la nonviolenza fosse una via percorribile nei decenni precedenti, ne sono un effetto tardivo. Questo non significa glorificare la violenza né negare il valore normativo della nonviolenza come orizzonte etico. Significa riconoscere che i dominanti cedono quote di potere solo quando il costo del mantenerlo supera quello della concessione, e che tale mutamento è quasi sempre prodotto di conflitto, pressione, organizzazione collettiva. Vi è inoltre una conseguenza logica: chi dissolve la responsabilità individuale nel contesto perde la possibilità di giustificare la ribellione dei subalterni, che diventerebbe anch’essa mero prodotto del contesto invece di scelta consapevole. Sul piano astratto posso condividere che nessuna guerra sia «giusta» nel senso che nessuna è desiderabile; ma se è storicamente necessaria per abbattere un ordine di dominio violento, può essere considerata giusta rispetto al fine che persegue, a condizione che la valutazione passi per la sproporzione tra la violenza dell’oppressione e quella della resistenza, per il nesso con la difesa dei subalterni, e per la direzione storica del conflitto rispetto all’emancipazione. Ian Angus (**), nel suo lavoro sulle enclosures, lo mostra bene: i contadini messi violentemente alla fame avrebbero dovuto opporre ai recinti una migliore esegesi delle Scritture? La stessa Bibbia che predicatori e moralisti brandivano contro l’ingordigia dei nobili, salvo poi usarla per condannare la ribellione dei contadini e giustificarne la morte? La storia, talvolta, è meno pedagogica di quanto piacerebbe ai pedagoghi. Per questo nutro forti riserve rispetto alla tesi conclusiva di Andrea: la ricorrenza della Liberazione non andrebbe «agitata per zittire e vincere contro qualche nostalgico», ma celebrata con «modi e toni tali da con-vincerlo». Ma anche in questa forma circoscritta la proposta presuppone che i nostalgici siano persuadibili attraverso il tono giusto — con buona pace di Jürgen Habermas. I nostalgici non sono semplicemente disinformati: aderiscono a un sistema di valori che difende posizioni e risorse reali o immaginate. Il razzismo non è un errore cognitivo da correggere ma un rapporto sociale che risponde a interessi situati — chi sostiene la remigrazione non lo fa per ignoranza, ma perché quella posizione difende privilegi percepiti in un contesto di scarsità. Chi invece aderisce a posizioni post-fasciste per disorientamento o assenza di alternative credibili è esso stesso prodotto di condizioni materiali — precarietà, deindustrializzazione, erosione dei legami collettivi — che nessun cambiamento nel registro commemorativo può toccare. La risposta è politica e sociale, non retorica. La memoria del 25 aprile dovrebbe liberarci non tanto dalle dicotomie in quanto tali, quanto dalle semplificazioni astratte: non attenuando l’antagonismo tra fascismo e antifascismo, ma comprendendolo meglio, storicizzandolo più a fondo, riconducendolo alle strutture sociali, economiche e politiche che lo generarono. Concordo con Andrea che questa celebrazione non debba essere identitaria né ridursi a una ritualità di contrapposizione. Ed infatti per me essere antifascista è un sentire profondo per ciò che la Resistenza fu — non un’identità astratta — e per ciò che l’antifascismo significò: non solo la liberazione dal fascismo, ma la lotta contro l’oppressione, come la Carta costituzionale sancì — al di là della distanza tuttora esistente tra costituzione scritta e costituzione materiale. Essere antifascista, ricordare la Resistenza è dunque uno dei modi in cui si lotta per l’emancipazione degli oppressi. Questa memoria è fondamentale per chi vuole trasformare la realtà esistente e per non dimenticare che non tutto è uguale nella storia, e i morti non fanno eccezione.   * RICERCATORE DI SOCIOLOGIA PRESSO IL DIPARTIMENTO “CULTURE E SOCIETÀ” DELL’UNIVERSITÀ DI PALERMO **  IAN ANGUS, THE WAR AGAINST THE COMMONS: DISPOSSESSION AND RESISTANCE IN THE MAKING OF CAPITALISM, N.Y., MONTHLY REVIEW PRESS, 2023 ARTICOLO CORRELATO: LIBERAZIONE (ANCHE DAI NOSTRI SCHEMI DICOTOMICI) Redazione Palermo
April 28, 2026
Pressenza
CubaNoEstàSola@Acrobax 30/4
CUBA NO ESTA’ SOLA Ore 18 Mojito, yuca, platano e tostones Ore 19 Proiezione di CUBANIA con @gianlorenzoattene e @giada.pistonesi . @cubania_documentary Segue dibattito con: Anpi @anpi.roma@ionondimentico_renato Ambasciata Cubana @embacubaitalia @lapopolarepalestra @basketbeatsborders @giacomocardini (@lavillettapercuba ) appena tornato dalla spedizione a Cuba ore 21 – Cena dal sabor latino ore 22 – Live con Laraine Canizares @larainecanizares Tutto il ricavato della serata andrà a sostegno del popolo Cubano LOA Acrobax – Via della Vasca Navale, 6 (Marconi) L'articolo CubaNoEstàSola@Acrobax 30/4 proviene da Romattiva.
April 26, 2026
romattiva.org