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Movimento ecologista e ambientalismo scientifico. Tra “il dire e il fare”: lo status quo e i rapporti di forza
L’avvio del “percorso di ascolto” promosso da Avs ai primi di maggio per dar vita a “un vivaio per l’Italia di domani” per sconfiggere questa destra di Meloni e Salvini ha rilanciato nel dibattito pubblico alcuni nodi del “fare politica ambientale”, in particolare su energia, trasporti, alimentazione e aree protette. Ed anche sul “pragmatismo senza principi” con cui si sono perse alcune battaglie cruciali dell’ambientalismo italiano sui limiti e la sostenibilità dello sviluppo trainato da consumismo e ingiustizia sociale che si perpetua attraverso furbeschi greenwashing. La replica di Aurelio Angelini alle critiche di Fabio Balocco espresse a proposito del “Vivaio delle idee” sul quale il coordinatore del Movimento Ecologista  aveva portato il suo contributo all’evento “Decidiamo!”, organizzato da Europa Verde e Sinistra Italiana e pubblicato in sintesi su “Italia Libera”[IL]   Caro Fabio Balocco, > MARCIA ANTINUCLEARE CASALE-TRINO 11 MAGGIO 1986 > > ti ringrazio per aver vinto il torpore e aver deciso di scrivere [qui il tuo > pezzo]. Chi supera la propria indolenza per contribuire al dibattito pubblico > merita rispetto, qualunque cosa poi dica. E devo riconoscere che alcune delle > tue osservazioni sono pertinenti e stimolanti, in particolare, quelle sulle > infrastrutture ereditate dal governo Draghi, sui corridoi ecologici e sulla > coerenza necessaria tra enunciati e scelte concrete. Su questi punti il > dibattito è aperto e ben venga chi lo alimenta con competenza. Detto questo, > permettimi alcune considerazioni sulle tue “verità”, pronunciate con la > sicurezza di chi ha già tutto chiaro. > >   > > Cominci evocando “i bla bla tinti di verde” e citando Greta come emblema > dell’inutilità. È una scelta curiosa. Greta Thunberg ha portato milioni di > giovani in piazza in tutto il mondo, ha costretto governi e parlamenti a > confrontarsi con l’emergenza climatica, e ha dimostrato con la sola forza > della coerenza che una sedicenne senza partito né denaro può spostare l’agenda > politica globale. Liquidarla come “bla bla” è una di quelle sintesi folgoranti > che dicono molto più di chi le pronuncia che di chi ne è oggetto. > >   > > IL 10 LUGLIO 1976, DALLO STABILIMENTO CHIMICO DELL’ICMESA DI MEDA, NEI PRESSI > DELL’ABITATO DI SEVESO, FUORIESCE UNA NUBE CONTENENTE DIOSSINA > > Sul 100% di rinnovabili entro il 2040 ci chiedi “come”. È una domanda > legittima. Avremmo però apprezzato che la stessa domanda “come?” tu l’avessi > rivolta anche alle politiche energetiche degli ultimi trent’anni, che ci hanno > consegnato una dipendenza fossile che paghiamo sulla bolletta ogni mese. Le > difficoltà tecniche della transizione esistono, sono reali e vanno affrontate > con serietà. Ma sollevare gli ostacoli senza mai interrogarsi sullo status quo > è un privilegio comodo che il pianeta non si può più permettere. > >   > > Ci rimproveri poi di non aver parlato di alimentazione, di diritti degli > animali, di caccia e pesca, di personalità giuridica della Natura. Hai > ragione: quei temi meritano spazio. Ma stai commentando un intervento non > l’enciclopedia di ecologia politica. Se in 1.500 parole non si riesce a > esaurire tutto l’universo del pensiero ecologista, non è necessariamente segno > di malafede o di sudditanza all’industria agroalimentare. A volte è > semplicemente questione di spazio. Il documento integrale di Movimento > Ecologista sulla piattaforma di Avs – su cui l’intervento si basa – affronta > molti di questi temi, ti invito a leggerlo, prima di costruire la critica > sull’assenza. > >   > > Infine, la questione delle armi e dell’atlantismo. È un tema complesso e > divisivo, su cui esistono posizioni articolate all’interno della stessa > sinistra ecologista europea. Che tu abbia la risposta definitiva in tasca è > ammirevole. Noi preferiamo, per ora, continuare a ragionarci, mettendo al > centro la Pace e il disarmo, la giustizia climatica e sociale. > >   > > MANIFESTAZIONE STUDENTESCA DEL FRIDAYS FOR FUTURE A MILANO NEL 2021 > >   > > Concludi definendo il mio intervento “antropocentrico” e invocando una > “visione olistica” come vera rivoluzione. Benissimo. Ma permettimi di > osservare che le persone, quelle in carne e ossa, con l’affitto da pagare, la > lista d’attesa al pronto soccorso, il contratto precario esistono dentro > quell’olismo, non nonostante esso. Una politica ecologista che non parli anche > a loro non è più olistica: è semplicemente meno efficace. E rischia di > restare, essa sì, un bel bla bla. > > Con stima sincera e spirito costruttivo, Aurelio Angelini Aurelio Angelini
May 29, 2026
Pressenza
PresentazioneLibro@LibreriAnomalia 15/5
Venerdì 15 Maggio ore 20:00 presentazione Del libro Libricino per Nessuno e dell’album musicale Essere Nessuno di Sconfitta Esiste oggigiorno una tensione verso il dovere essere qualcuno, verso il dover riuscire in tutto quel che si fa, verso l’essere dei vincenti a tutti i costi. Come si puo difendere (e diffondere) allora la libertà di fallire, la dignità della sconfitta, e farla tornare ad essere parte intrinsecamente costitutiva delle controculture? In un sistema, sia relativo ad arte e cultura che di vita in generale, che promuove l’egemonia dell’ambizione e pone la vittoria come unica misura di eccellenza, anche la protesta viene soffocata all’interno di generi e linguaggi tradizionalmente predefiniti, e che finiscono per neutralizzarne la carica rivoluzionaria per porla all’interno di un modello acritico e autoreferenziale. Dentro la grotta polifemica e polifonica della ciclopica brutalità neoliberista, spinti e invogliati come siamo a diventare sia target di campagne di disinformazione che prodotti da servire, assorbire o scansare a seconda del nostro livello di subordinazione, si può essere ancora dei Nessuno? Ne parleremo con alcuni membri di Sconfitta, una band di Genova che mischia punk, dark wave, jazz e cantautorato. Libreria Anomalia – Via dei Campani, 73 (San Lorenzo) L'articolo PresentazioneLibro@LibreriAnomalia 15/5 proviene da Romattiva.
May 15, 2026
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AssembleaPubblicaTransfemminista@ESC 14/5
Ci convochiamo giovedì 14 dopo essere statə a Ponte Garibaldi per ricordare Giorgiana Masi, uccisa a 19 anni mentre manifestava contro il divieto di scendere in piazza, per il divorzio e l’aborto libero e gratuito. La storia di Giorgiana guarda al nostro allarmante presente e ci interroga ancora. Il diktak “Dio Patria Famiglia” muove guerre ai corpi e ai territori, all’educazione e alla salute pubblica, ai legami sociali tutti. Incontriamoci, per proseguire la nostra lotta; per guardare alle prossime piazze romane e alla Palestina Globale come orizzonte politico; per continuare a costruire campagne potenti contro l’ennesimo tentitivo di far passare il DDL BongiorNO, contro l’adunata degli antiscelta e del fronte per la Remigrazione del 13 giugno; per immaginarci il prossimo 25 Novembre e il decennale di Non Una di Meno Siamo vita, potenza globale e energia generativa, spine nel fianco dell’internazionale nera e delle guerre dei potenti. Come Giorgiana non faremo un passo indietro, con Giorgiana continuamo a lottare per la vita che vogliamo. Se va a caer. ESC – Via dei Reti, 159 (San Lorenzo) -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo AssembleaPubblicaTransfemminista@ESC 14/5 proviene da Romattiva.
May 14, 2026
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RecluderePerReprimere@ESC 7/5
RECLUDERE PER REPRIMERE strategie di detenzione politica fra Italia ed Israele TALK+aperitivo organizzato dal comitato romano di Un Ponte Per e da ESC 7 maggio ore 18.30 ESC Atelier autogestito, Via dei Volsci 59, Roma Ingresso libero a sottoiscrizione A seguire aperitivo palestinese Il ricavato della serata sarà destinato a sostenere le spese legali dei prigionieri palestinesi L'articolo RecluderePerReprimere@ESC 7/5 proviene da Romattiva.
May 7, 2026
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Ancora sul 25 aprile e la Liberazione. Considerazioni sul testo di Andrea Cozzo
Ho letto con attenzione l’articolo di Andrea Cozzo, amico e collega stimato. Proprio per questo ritengo importante confrontarmi pubblicamente con il suo intervento, che muove da premesse con cui concordo in parte significativa, ma da cui seguono conclusioni che mi lasciano molte perplessità. Sulla sua affermazione iniziale siamo quasi pienamente d’accordo: aggiungerei solo che la Costituzione non nasce soltanto dall’antifascismo, ma è antifascista, in quanto prodotto storico di quel conflitto. L’antifascismo non è una delle sue origini storiche: è un suo principio costitutivo. E se quei valori sono davvero indiscutibili, risulta problematico porre come orizzonte una «via d’uscita accettabile per tutti», quasi che la memoria storica debba rendere simbolicamente conciliabile ciò che storicamente non lo è. Questo è compito della politica semmai, una politica capace di trasformare la base materiale su cui si innervano ideologie diverse, tra cui quelle di dominio che si basano sulla violenza per difendere privilegi e ricchezze sfruttando il lavoro, e non solo il lavoro, delle altre persone. Personalmente, pur comprendendo le parole di Foa e ciò che Andrea in parte condivide, vorrei dire che il fatto che i morti appartengano tutti alla stessa specie è per me solo una constatazione biologica, ma non può essere una categoria morale o politica. Di conseguenza non condivido la distinzione tra persona e azione. Se la persona è degna di senso morale le sue azioni conseguono da quella responsabilità che il suo senso morale pone in essere. Il riconoscimento della soggettività morale — fondamento di qualsiasi giudizio etico, incluso quello di Cozzo — già presuppone l’agency e dunque la responsabilità differenziata: non si può invocare la dignità del soggetto per attenuarne la responsabilità senza togliere a quel soggetto la stessa condizione che lo rende degno di considerazione morale. Giudicare la persona per le sue azioni mi pare quindi un atto eticamente fondato. Anche il richiamo alle «diverse storie culturali, esperienze, gradi di consapevolezza, condizioni materiali» mi convince poco — non perché sia sbagliato in sé, ma perché va analizzato empiricamente e storicamente, non evocato in astratto. La posizione di dominio o di sottomissione degli uni e degli altri è fondamentale e non è equiparabile. Del resto la prova empirica più eloquente è questa: nella stessa condizione di povertà e pressione del ventennio, tra i lavoratori sfruttati e i subalterni, vi fu chi scelse la resistenza e chi aderì al fascismo — per opportunismo, conformismo o paura, poco importa ai fini del giudizio storico. La stessa condizione materiale produsse scelte opposte. Il contesto condiziona le condizioni entro cui l’individuo sceglie, ma non le determina: la libertà, pur situata, resta libertà e con essa la responsabilità. La trasformazione strutturale d’altra parte non avviene attraverso scelte individuali illuminate: passa dalla pressione collettiva organizzata, dal conflitto, dalla crisi di legittimità. Spiegare non equivale ad assolvere. Né a relativizzare. Anche l’affermazione secondo cui sarebbe presuntuoso o narcisistico credere che saremmo stati contro il fascismo mi convince solo in parte. Chi ha già scelto, consapevolmente e accettandone le conseguenze, i valori per cui lotta oggi, può legittimamente affermare che avrebbe scelto allo stesso modo allora: non per presunzione, ma per coerenza con una posizione già costruita e difesa. L’incertezza controfattuale non può trasformarsi in neutralizzazione della responsabilità storica. La formula «necessaria ma non giusta», applicata alla violenza utilizzata dai partigiani, presuppone un orizzonte nonviolento come alternativa teoricamente disponibile. Ma il fascismo si impose attraverso la violenza organizzata prima ancora di diventare regime: lo squadrismo, l’olio di ricino, l’assassinio di Matteotti, l’incarcerazione di Gramsci, non furono eccessi contingenti ma il metodo costitutivo con cui una forza politica armata distrusse le organizzazioni del movimento operaio e le libertà politiche elementari. Di fronte a una simile violenza strutturata, la risposta armata non era solo necessaria: era giusta, perché era la forma proporzionata di autodifesa collettiva contro un dominio che si era già imposto con la forza. I casi di resistenza nonviolenta che Andrea cita — Napoli e Modena nel settembre 1943 — vanno onorati: il boicottaggio, la disobbedienza civile, la non-collaborazione agiscono attraverso pressione collettiva e conflitto, non persuasione argomentativa. Ma avvengono quando il regime è già in dissoluzione militare: non dimostrano che la nonviolenza fosse una via percorribile nei decenni precedenti, ne sono un effetto tardivo. Questo non significa glorificare la violenza né negare il valore normativo della nonviolenza come orizzonte etico. Significa riconoscere che i dominanti cedono quote di potere solo quando il costo del mantenerlo supera quello della concessione, e che tale mutamento è quasi sempre prodotto di conflitto, pressione, organizzazione collettiva. Vi è inoltre una conseguenza logica: chi dissolve la responsabilità individuale nel contesto perde la possibilità di giustificare la ribellione dei subalterni, che diventerebbe anch’essa mero prodotto del contesto invece di scelta consapevole. Sul piano astratto posso condividere che nessuna guerra sia «giusta» nel senso che nessuna è desiderabile; ma se è storicamente necessaria per abbattere un ordine di dominio violento, può essere considerata giusta rispetto al fine che persegue, a condizione che la valutazione passi per la sproporzione tra la violenza dell’oppressione e quella della resistenza, per il nesso con la difesa dei subalterni, e per la direzione storica del conflitto rispetto all’emancipazione. Ian Angus (**), nel suo lavoro sulle enclosures, lo mostra bene: i contadini messi violentemente alla fame avrebbero dovuto opporre ai recinti una migliore esegesi delle Scritture? La stessa Bibbia che predicatori e moralisti brandivano contro l’ingordigia dei nobili, salvo poi usarla per condannare la ribellione dei contadini e giustificarne la morte? La storia, talvolta, è meno pedagogica di quanto piacerebbe ai pedagoghi. Per questo nutro forti riserve rispetto alla tesi conclusiva di Andrea: la ricorrenza della Liberazione non andrebbe «agitata per zittire e vincere contro qualche nostalgico», ma celebrata con «modi e toni tali da con-vincerlo». Ma anche in questa forma circoscritta la proposta presuppone che i nostalgici siano persuadibili attraverso il tono giusto — con buona pace di Jürgen Habermas. I nostalgici non sono semplicemente disinformati: aderiscono a un sistema di valori che difende posizioni e risorse reali o immaginate. Il razzismo non è un errore cognitivo da correggere ma un rapporto sociale che risponde a interessi situati — chi sostiene la remigrazione non lo fa per ignoranza, ma perché quella posizione difende privilegi percepiti in un contesto di scarsità. Chi invece aderisce a posizioni post-fasciste per disorientamento o assenza di alternative credibili è esso stesso prodotto di condizioni materiali — precarietà, deindustrializzazione, erosione dei legami collettivi — che nessun cambiamento nel registro commemorativo può toccare. La risposta è politica e sociale, non retorica. La memoria del 25 aprile dovrebbe liberarci non tanto dalle dicotomie in quanto tali, quanto dalle semplificazioni astratte: non attenuando l’antagonismo tra fascismo e antifascismo, ma comprendendolo meglio, storicizzandolo più a fondo, riconducendolo alle strutture sociali, economiche e politiche che lo generarono. Concordo con Andrea che questa celebrazione non debba essere identitaria né ridursi a una ritualità di contrapposizione. Ed infatti per me essere antifascista è un sentire profondo per ciò che la Resistenza fu — non un’identità astratta — e per ciò che l’antifascismo significò: non solo la liberazione dal fascismo, ma la lotta contro l’oppressione, come la Carta costituzionale sancì — al di là della distanza tuttora esistente tra costituzione scritta e costituzione materiale. Essere antifascista, ricordare la Resistenza è dunque uno dei modi in cui si lotta per l’emancipazione degli oppressi. Questa memoria è fondamentale per chi vuole trasformare la realtà esistente e per non dimenticare che non tutto è uguale nella storia, e i morti non fanno eccezione.   * RICERCATORE DI SOCIOLOGIA PRESSO IL DIPARTIMENTO “CULTURE E SOCIETÀ” DELL’UNIVERSITÀ DI PALERMO **  IAN ANGUS, THE WAR AGAINST THE COMMONS: DISPOSSESSION AND RESISTANCE IN THE MAKING OF CAPITALISM, N.Y., MONTHLY REVIEW PRESS, 2023 ARTICOLO CORRELATO: LIBERAZIONE (ANCHE DAI NOSTRI SCHEMI DICOTOMICI) Redazione Palermo
April 28, 2026
Pressenza
CubaNoEstàSola@Acrobax 30/4
CUBA NO ESTA’ SOLA Ore 18 Mojito, yuca, platano e tostones Ore 19 Proiezione di CUBANIA con @gianlorenzoattene e @giada.pistonesi . @cubania_documentary Segue dibattito con: Anpi @anpi.roma@ionondimentico_renato Ambasciata Cubana @embacubaitalia @lapopolarepalestra @basketbeatsborders @giacomocardini (@lavillettapercuba ) appena tornato dalla spedizione a Cuba ore 21 – Cena dal sabor latino ore 22 – Live con Laraine Canizares @larainecanizares Tutto il ricavato della serata andrà a sostegno del popolo Cubano LOA Acrobax – Via della Vasca Navale, 6 (Marconi) L'articolo CubaNoEstàSola@Acrobax 30/4 proviene da Romattiva.
April 26, 2026
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BrigadaCallajera+SerigrafiaOstile@ZazieNelMetrò 20/4
SIAMO FELICI DI OSPITARE UNA TAPPA DELLA “GIRA EUROPEA” DELLA BRIGADA CALLEJERA, COLLETTIVO DI SEX-WORKER AUTORGANIZZAT@ DI CIUDAD DE MÉXICO, CON OLTRE 30 ANNI DI ESPERIENZA NELLA LOTTA CONTRO LA TRATTA DI ESSERI UMANI E LO SFRUTTAMENTO SESSUALE DI RAGAZZE, RAGAZZI E ADOLESCENTI. Brigada callejera de apoyo a la mujer “Elisa Martinez” è un esperienza che crea mutuo aiuto e resistenza dal basso. A partire dalle strade e dai quartieri, pone al centro delle sue lotte quotidiane i temi della salute comunitaria, dell’autodeterminazione e della promozione della salute sessuale, attuando percorsi di prevenzione della tratta, difesa dei diritti umani e supporto diretto alle persone che esercitano lavoro sessuale. Ore 19.00 Zazie nel Metrò Via E. Giovenale 16, Pigneto – RomaEst L'articolo BrigadaCallajera+SerigrafiaOstile@ZazieNelMetrò 20/4 proviene da Romattiva.
April 20, 2026
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InRicordoDiBobbySands@SanLorenzo 8/5
Dopo il grande successo della serata 𝗔𝘁𝗹𝗲𝘁𝗶𝗰𝗼 𝗦𝗮𝗻… 𝗣𝗮𝘁𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼 dello scorso marzo torna il profumo d’Irlanda a 𝗩𝗼𝗹𝘀𝗰𝗶 𝟴𝟲 • 𝗖𝗮𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗶𝘁𝗮̀. Con grande orgoglio presentiamo questo evento in occasione del 45° anniversario della scomparsa di 𝗕𝗼𝗯𝗯𝘆 𝗦𝗮𝗻𝗱𝘀, per rinnovare il legame con la terra d’Irlanda del quartiere San Lorenzo e per attualizzare le lotte di ieri con quelle di oggi. Partendo dal ricordo del giovane militante di Belfast, che il 5 maggio 1981 moriva in carcere dopo sessantasei giorni di sciopero della fame, per arrivare ai progetti di 𝘀𝗽𝗼𝗿𝘁 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 che provano dal basso a costruire un futuro migliore per le popolazioni sotto assedio in Palestina e in Libano. Avremo con noi, direttamente da Glasgow un esponente del progetto 𝗟𝗮𝗷𝗲𝗲 𝗖𝗲𝗹𝘁𝗶𝗰 𝗖𝗹𝘂𝗯 nel campo di Aida vicino Betlemme e le compagne e i compagni di 𝗦𝗽𝗼𝗿𝘁 𝗕𝗲𝗮𝘁𝘀 𝗕𝗼𝗿𝗱𝗲𝗿𝘀, 𝗕𝗼𝘅𝗲 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹’𝗔𝘀𝘀𝗲𝗱𝗶𝗼 e 𝗖𝗶𝗿𝗰𝗼𝗹𝗼 𝗚𝗮𝗽. Il tutto in vista della grande iniziativa del 𝟮𝟯 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 al Parco Nomentano di Roma con uno storico 𝘁𝗿𝗶𝗮𝗻𝗴𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗽𝘂𝗴𝗶𝗹𝗮𝘁𝗼 tra Palestina, Italia e Irlanda. Un evento di portata internazionale reso possibile grazie alla solidarietà arrivata in questi anni da ogni angolo del mondo e che ancora si può supportare qui: https://gofund.me/26e256874 Come al solito non mancheranno i momenti di socialità con la 𝗰𝗲𝗻𝗮 𝗶𝗿𝗹𝗮𝗻𝗱𝗲𝘀𝗲 reinterpretata in salsa atletica, la realizzazione dal vivo di un 𝗺𝘂𝗿𝗮𝗹𝗲𝘀 in ricordo di Bobby e le Guinness che scorrerà a fiumi. E per chiudere in bellezza i concerti live di 𝗘𝗜𝗥𝗜𝗡𝗜 e 𝗧𝗛𝗘 𝗙𝗢𝗚𝗚𝗬 𝗕𝗥𝗘𝗪. 𝗜𝗹 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝘃𝗲𝗿𝗿𝗮̀. 𝗧𝗶𝗼𝗰𝗳𝗮𝗶𝗱𝗵 𝗮́𝗿 𝗹𝗮́. 𝗙𝗿𝗼𝗺 𝘁𝗵𝗲 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗿 𝘁𝗼 𝘁𝗵𝗲 𝘀𝗲𝗮, 𝗣𝗮𝗹𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗲 𝘄𝗶𝗹𝗹 𝗯𝗲 𝗳𝗿𝗲𝗲. 𝗦𝗵𝗼𝘄 𝗜𝘀𝗿𝗮𝗲𝗹 𝘁𝗵𝗲 𝗥𝗲𝗱 𝗖𝗮𝗿𝗱. L'articolo InRicordoDiBobbySands@SanLorenzo 8/5 proviene da Romattiva.
April 18, 2026
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Yalla&SportPopolare@Acrobax 8/5
𝗬𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗼𝗺𝗮 𝗲 𝗹𝗲 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮’ 𝗱𝗶 𝘀𝗽𝗼𝗿𝘁 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗲 𝘃𝗶 𝗶𝗻𝘃𝗶𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗮𝗱 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗲𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗯𝗲𝗻𝗲𝗳𝗶𝘁 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗟𝗶𝗯𝗮𝗻𝗼 𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗼 𝘚𝘩𝘢𝘵𝘪𝘭𝘢 𝘊𝘰𝘮𝘮𝘶𝘯𝘪𝘵𝘺 𝘚𝘱𝘰𝘳𝘵 𝘊𝘦𝘯𝘵𝘦𝘳. Ganci, diretti, palloni e lezioni di inglese: strumenti concreti in un contesto dove le aggressioni israeliane non hanno mai smesso di colpire. A Shatila, rifugio per i palestinesi espulsi nel 1948, in cui l’accesso a servizi e beni di prima necessità è strutturalmente precario, come lo è anche la possibilità di fare sport, l’approccio inclusivo e orizzontale all’interno Palestine Youth Center offre possibilità di creare reti, condivisione e dignità altrimenti inedite. Diventando una realtà da supportare e difendere attivamente. La boxe, avviata ufficialmente nel 2022 accanto al calcio e al basket femminile, si risignifica da sport di combattimento a spazio di libera espressione e rivalsa, valvola di sfogo in un campo violento, sovrappopolato, sospeso. Tutto questo è raccontato nel documentario Fa la Mossa Giusta. Storie di quotidiana (r)esistenza, cortometraggio che alterna le voci dal centro alle immagini delle sue attività. Lo sport a Shatila è sostenuto da ormai 10 anni dalla rete @sportbeatsborders_ ,che connette palestre popolari da tutta europa e grazie alla quale abbiamo imparato che l’internazionalismo si pratica anche in palestra. Con l’occupazione e i bombardamenti che non si fermano, vogliamo capire insieme cosa significa oggi resistere in Libano e in Palestina. Dalle 18:00 ● Proiezione doc. girato a Shatila “Fa la Mossa Giusta” 30′ ● Dibattito sullo sport popolare da Roma a Beirut fino alla Palestina, interverranno: – Majdi (Palestine Youth Center) – Dalia dalla Palestina A seguire Cena benefit libanese con @la_lunfarda2.0 e Dj set con @djwatahhh Prenota → n. +39 347 809 4187 Grazie ad @attaccodapatico per la grafica LOA Acrobax – Via della Vasca Navale, 6 (Marconi) L'articolo Yalla&SportPopolare@Acrobax 8/5 proviene da Romattiva.
April 18, 2026
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