Cineforum@Garbatella 29/4La resistenza nel cinema italiano
Mercoledì 29 aprile, proietteremo “Due lettere anonime” (Mario Camerini, 1945)
Tutti i registi considerati maestri del neorealismo, Rosselini, De Sica,
Visconti in primis, erano stati già attivi durante il fascismo, anche con
discreto successo. Lo stesso vale per attrici e attori già celebri negli anni
trenta e quaranta, “riciclati” al servizio della nuova causa: basti ricordare la
coppia Magnani – Fabrizi che già compare in commedie preneorealiste ben prima di
Roma città aperta, o allo stesso De Sica attore. Il regista che contribuì in
maniera determinante al “divismo” del De Sica attor giovane, fu Mario Camerini,
già tra i maggiori registi italiani fra le due guerre, con titoli di grande
successo come Il signor Max, gli uomini che mascalzoni, Grandi magazzini, che lo
collocano certamente fra i precursori del neorealismo.
Quindi quando Camerini, nel 1945, nel mutato clima politico (scelta ben
meditata? Mero opportunismo? Probabilmente lo stesso discorso potrebbe valere
anche per gli altri…) dirige Due lettere anonime, non ha da apprendere nulla in
quanto a nuovo linguaggio cinematografico. Anche la scelta come protagonista
della “diva’ anteguerra Clara Calamai (celebre per il fugace nudo ne La cena
delle beffe di Blasetti) non si discosta molto da scelte analoghe di un
Rossellini o di un Visconti. Ovviamente Camerini mantiene uno stile personale
assolutamente riconoscibile, per cui la vicenda di Gina, al centro di tragiche
vicende di delazioni, tradimenti, doppiogiochismi che si intrecciano con la
cronaca recente della fine della guerra, assume spesso i toni del melodramma
popolare.
Questo non impedisce all’autore e all’attrice di creare un personaggio di donna
credibile, al di là dei ruoli spesso stereotipati in cui venivano relegati i
personaggi femminili, anche nei maggiori esponenti del neorealismo. Non abbiamo
nel nostro cinema, almeno fino agli anni settanta, film in cui una donna
partigiana è davvero una protagonista della Resistenza. Anche per questo il film
andrebbe riscoperto e rivalutato.
Da una vicenda realmente accaduta, Camerini ha tratto lo spunto di questo film
in cui si apprezza maggiormente il ritmo sciolto e piacevole che una
apprezzabile forma drammatica. E’ la storia di una giovane operaia, Gina,
durante l’ultimo periodo degli avvenimenti bellici del ’43-44. Ella lavora
presso una tipografia. Un tipografo, suo amante, dopo l’arrivo dei nazisti, è
diventato il capo dell’azienda. Gina, però, è una giovane partecipe dei problemi
del momento e con dei giovani, appartenenti ad una organizzazione clandestina
della resistenza, si interessa attivamente dei nuovi eventi. Fra i giovani c’è
anche un suo ex fidanzato. Un giorno, Gina, tramite due lettere anonime viene a
sapere che il suo amante è una spia tedesca. Questi comunica ai nazisti i nomi
dei partigiani…
Nonostante la grande interpretazione della Calamai, fu premiato Andrea Checchi,
nel ruolo del partigiano tradito. Anche al cinema, le donne partigiane
evidentemente erano preferite in ruoli defilati…
Dopo la proiezione si potrà dibattere, bere, fare, mangiare, cantare, suonare…
Appuntamento mercoledì 29 aprile alle ore 19:00 in Via Vettor Fausto 3,
Garbatella (entrare dal portone e scendere le scale)
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