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Prossimo futuro n. 267 23 – 29 marzo
 Bollettino di informazione della redazione di Pressenza sugli eventi della prossima settimana. Inviare le notizie a redazioneitalia@pressenza.com entro la domenica prima dell’evento.   Mappa dei presidi, incontri e cortei periodici per la pace https://shorturl.at/pWPkJ Per segnalare il proprio presidio o gruppo: https://forms.gle/vXBn83i8vgY1rgYf8     Ricordo di Davide Melodia  24 marzo h 20.30, alla Casa per la Pace ‘La Filanda’ via Canonici Renani, 8 Casalecchio di Reno (Bo)  si terrà un incontro per ricordare la figura di Davide Melodia, (‘amico della nonviolenza’ come amava definirsi), nel ventennale della scomparsa. Sarà anche l’occasione (con l’aiuto dei tre relatori, di un filmato e di una registrazione audio) per far conoscere una delle più importanti personalità della nonviolenza, non solo italiana, della seconda metà del secolo scorso.   Combattenti per la Pace Martedì 24 marzo 2026 ore 20:30 Casa della Cultura – Via Borgogna, 3  Milano – M1 e M4 (San Babila) Presentazione del libro “Combattenti per la Pace”, Multimage 2024 a cura di Daniela Bezzi. Presenta Gabriele Merola (Centro Filippo Buonarroti) Intervengono: Bianca Ambrosio : autrice e operatrice culturale; Daniela Bezzi: giornalista, redattrice di Pressenza IPA; Carlo Antonio Barberini (Centro Filippo Buonarroti)   Il Dio in cui non credo Martedì 24 marzo 2026 ore 19:00 Bottega del Mondo, Via Einaudi, 26 Cagliari Presentazione del libro di Pierpaolo Loi, Il Dio in cui non credo. Alla scuola di Oscar Arnulfo Romero…, Ed. Multimage 2025. Dialogherà con l’autore Andrea Perra,  presidente dell’Associazione “Oscar Romero”.   Educazione alla Pace disarmata Incontri di Formazione promossi dall’Istituto Comprensivo Statale di Mogoro e dall’Istituto di Istruzione Superiore De Castro di Oristano In collaborazione con: Comitato regionale sardo “Insieme per la Pace Disarmata”, Rete Warfree – Liberu dae sa gherra”, Umanità Nuova Sardegna, Centro di iniziative culturali Arci Iglesias.   Sit In di protesta contro l’abbattimento dei cipressi di Via XX settembre a Nardò 25 marzo ore 05:00 (Durata: 12 ore) Via XX settembre , Nardò (LE) Dopo l’affronto subito dalla città con la demolizione di una scuola, ora si  vogliono abbattere i 54 cipressi che la circondavano. 54 alberi sani e vivi * Da sabato 21 marzo Sit di protesta CONTRO L’ABBATTIMENTO DEI CIPRESSI di Via XX Settembre, a Nardò Orari e giorni del Sit In MARTEDÌ 24 Marzo MERCOLEDÌ 25 Marzo dalle 05:00 alle 17:00 no stop SGUARDI DALLA CISGIORDANIA RESISTENTE giovedì 26 Marzo | ore 17.30 – 19.00 Centro Sereno Regis sala Gandhi via Giuseppe Garibaldi, 13, Torino Non c’è pace in Medio Oriente con la Palestina sotto occupazione Intervengono Gianni D’Elia e Dino Maldera Incontro associativo aperto al pubblico. Europa in continuo riarmo 26 Marzo ore 20:45 CASTELLEONE – Teatro Leone – via Garibaldi Incontro con FRANCESCO VIGNARCA di Rete italiana Pace e Disarmo nell’ambito del ciclo IL COSTO UMANO ED ECONOMICO DELLA GUERRA   Presentazione Combattenti per la Pace, There is Another Way Venerdì 27 marzo Ore 17.00/19.30  Sala blu Centro Culturale Via Grazia Deledda Iglesias Presentazione del libro e del film/documentario Combattenti per la Pace Palestinesi e israeliani insieme per la liberazione collettiva THERE IS ANOTHER WAY L’incontro vedrà l’apporto della giornalista Bianca Senatore della Fondazione Gariwo e della giornalista Daniela Bezzi, curatrice del libro, che sarà presente. Ci si può iscrivere tramite il modulo Google https://forms.qle/1Q2trnwBaeDLITbQ8 i docenti e il personale ATA a tempo indeterminato di ogni ordine e grado potranno iscriversi tramite la piattaforma SOFIA dal 20 al 26/0//2026 utilizzando il codice identificativo ID 156876 Contatti: insiemeperlapacedisarmata@gmail.com-Marina Muscas 3461227901 Laura Loddo 3481227049   Together, due giorni di mobilitazione contro la guerra, il riarmo e la deriva autoritaria Il 27 e 28 marzo  Roma ospiterà Together, due giorni di mobilitazione contro la guerra, il riarmo e la deriva autoritaria. Si comincia il 27 marzo con un grande concerto gratuito alla Città dell’Altra Economia di Roma in cui artiste e artisti saliranno sul palco gratuitamente per prendere posizione. In un tempo in cui si restringono gli spazi democratici, anche la musica diventa una forma di dissenso. Suonare diventa un atto di ribellione. Il giorno dopo, il 28 marzo, migliaia di persone provenienti da tutta Italia scenderanno in piazza per dire no alla guerra, no al riarmo e no alla deriva autoritaria che sta attraversando molte democrazie. Together fa parte di una mobilitazione internazionale promossa dal movimento NoKings, che in diverse città del mondo porterà in piazza chi rifiuta la guerra come destino inevitabile.   Partigiani della Pace Sabato 28 marzo alle 18.30 presso la Fratelli Taddei (Via Pisana 576) presenteremo pubblicamente la proposta “Partigiani della pace”: un progetto per dedicare le nuove vie dell’ ex caserma Gonzaga a figure legate alla Resistenza, alla pace e all’impegno civile, legate al Quartiere 4. L’incontro è aperto alla cittadinanza: sarà un momento per conoscere la proposta e discuterla insieme.   Conflitti e mondo: quali sentieri possibili? Incontro di arteterapia sociale  sabato 28 Marzo:  dalle 15.00 alle 17.00 presso il Centro Sociale Silvia Baldina  in via Generale Cantore,145 a Sesto San Giovanni (Mi) condotto da Elena Abate, attivista dell’Osservatorio. L’obiettivo del laboratorio creativo  è quello di sensibilizzare cittadinanza, docenti, lavoratori e famiglie su quanto sta avvenendo nel nostro paese riguardo la militarizzazione e i venti di guerra utilizzando il linguaggio proprio dell’arte del disegno e del collage di diversi materiali.   Pace e Comunità | Le radici del privilegio 28 marzo ore 10:00 Corso Aurelio Saffi, 1 , Genova (GE) Casa del Mutilato di Genova ospita il laboratorio “Pace e Comunità”, evento parte del programma culturale dell’Italian Youth Forum 2026 Guido Vinacci (Presidente, A.N.M.I.G. e Fondazione – Genova) Maria Caterina Porcu (Presidentessa, Comitato Regionale per l’UNICEF – Liguria) Matteo Lenuzza (Direttore Culturale, A.N.M.I.G. e Fondazione – Liguria) Ilaria Foroni (Rappresentante Regionale – Veneto, Associazione Italiana Giovani per l’UNESCO – ETS) Per maggiori informazioni: AIGU liguria@aiguofficial.it   Mostra esperienziale polvere di guerra  24 febbraio 2026 ore 11:00 via G. Mameli, 10, Casale Monferrato (AL) Mostra esperienziale polvere di guerra dalle macerie alla costruzione di pace progettata da CARITAS DIOCESIANA PIACENZA-BOBBIO insieme ad AMNESTY INTERNATIONAL ed EMERGENCY di Piacenza e realizzata in cooperazione con docenti e studenti del corso di grafica dell’Endofap Don Orione e del Liceo Artistico Cassinari di Piacenza. Ogni suo allestimento offre ai visitatori l’occasione di sperimentare la peculiare esperienza vissuta all’interno delle suggestive ambientazioni create con opere artistiche, fotografie, infografiche, docufilm e oggetti e svolgendo le attività ludo-didattiche condotte nel percorso espositivo. La sua esposizione a Casale Monferrato coinvolge numerosi volontari, è coordinata dal gruppo di praticanti la settimanale MEZZ’ORA DI SILENZIO PER LA PACE E LA GIUSTIZIA SOCIALE in collaborazione con l’Associazione E-FORUM di Casale Monferrato e la Cooperativa sociale CRESCERE INSIEME e viene realizzata con sostegno della Fondazione SOCIAL e patrocinio della CITTÀ DI CASALE MONFERRATO. Alla sua promozione collaborano anche la sede a Casale Monferrato di Società cooperativa EQUAZIONE ONLUS, il CSVAA / CENTRO SERVIZI PER IL VOLONTARIATO ASTI ALESSANDRIA, il gruppo volontari EMERGENCY di Alessandria e la circoscrizione Piemonte – Valle d’Aosta di AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA.   Le cicatrici del petrolio La storia di questa parte di Nigeria e delle comunità che vi abitano e vi continuano a resistere è al centro della mostra fotografica LE CICATRICI DEL PETROLIO, in programma dal 31 gennaio al 31 marzo al Museo africano di Verona, in Vicolo Pozzo,1. L’esposizione parte dal reportage d’inchiesta realizzato l’anno scorso nell’Ogoniland dai giornalisti Marco Simoncelli, Davide Lemmi e Lorenzo Bagnoli. L’iniziativa, realizzata da Fada Collective e IrpiMedia con il sostegno di ReCommon, è tornata a far luce sulla situazione nel delta del fiume Niger a 30 anni dalla morte del noto poeta e scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa, ucciso dal regime militare nigeriano nel novembre del 1995 insieme ad altri otto attivisti proprio a causa della sua lotta in difesa delle terre dell’Ogoniland e della comunità ogoni che vi abita. La battaglia per la giustizia degli ogoni è anche il tema di un evento speciale, una conferenza organizzata nell’ambito della mostra dalla rivista Nigrizia. L’appuntamento èper mercoledì 11 febbraio al Museo africano, dalle ore 18:30 alle 20:00.Interverranno Lorenzo Bagnoli di IrpiMedia e Antonio Tricarico di ReCommon, moderatore Roberto Valussi di Nigrizia. ORARI DI APERTURA Da Martedì a Venerdì: 8.30-14.30 (ultimo ingresso ore 14) Sabato e domenica: 15-18 Giorno di chiusura: lunedì Museo africano – Fondazione Nigrizia onlus, vicolo Pozzo 1, 37129 Verona tel. +39 045 8092199 info@museoafricano.org www.museoafricano.org   Mostra interattiva pace e nonviolenza attiva ora! Un’iniziativa dedicata alla promozione della nonviolenza attiva e della cultura di pace nella nostra comunità. Biblioteca Comunale Gallicano – locali CIAF La mostra sarà  visitabile fino a fine Marzo 2026. La mostra è organizzata da  Il Team Organizzativo COPEUU Italia  Corrente Pedagogica Umanista Universalista con la collaborazione di: La Comunità, Centro Estudios Humanistas Nuevo Civilizacion. Con il Patrocinio del Comune di Gallicano Redazione Italia
March 23, 2026
Pressenza
Gaza, l’umanità negata. A Varese incontro con Guido Veronese
Martedì 24 marzo 2026 dalle 20:30 Sala della CGIL, via Bixio, 37, Varese. Professore associato di Psicologia clinica e di comunità presso l’Università di Milano Bicocca, Guido Veronese è esperto di intervento sui traumi estremi e collettivi. Negli ultimi vent’anni ha cooperato a Gaza con la psichiatria e le università locali per la cura dei traumi psichici, specie infantili, dovuti ai continui bombardamenti, uccisioni e privazioni di quella popolazione assediata e indifesa. È ritornato a Gaza dal 20 gennaio al 3 febbraio 2026, dopo oltre due anni di genocidio, con le squadre mediche d’emergenza coordinate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e ha verificato la scomparsa di tanti collaboratori, allievi e amici, e della Gaza che conosceva. Ogni giorno ha scritto un articolo su quanto vedeva e lo ha pubblicato su AltrEconomia (in fondo al testo di cui a questo link si trova il collegamento a tutti e 13 i suoi articoli: https://altreconomia.it/torno-da-gaza-con-un-senso-di-impotenza-non-si-puo-che-aspettare-e-nemmeno-piu-sperare/ Comitato Varesino per la Palestina Redazione Varese
March 23, 2026
Pressenza
Serra Yilmaz, “Cara Istanbul” ed altri luoghi: partenze ritorni ripartenze
Bir varmis bir yokmus “c’era una volta e non c’era una volta” Tutte le favole in Turchia  cominciano così. Questo l’incipit della recente pubblicazione di Serra Yilmaz, Cara Istanbul  (Rizzoli, 2026), presentata – in dialogo con l’Autrice – da Valeria Cammarata* lo scorso 25 febbraio a Palermo al Centro diaconale della Noce (in via G. Evangelista Di Blasi, 12). I numerosi partecipanti hanno seguito l’evento con grande entusiasmo dovuto in parte  dall’accoglienza degli organizzatori ed in parte dalla spontanea simpatia dell’Autrice,  particolarmente nota per le collaborazioni da attrice nei film di Ferzan Ozpetek (Le fate ignoranti,  La finestra di fronte, Saturno contro, La dea fortuna). Il romanzo appartiene al genere autobiografico nel senso più autentico del significato. Non a quel genere di romanzo autobiografico dove la finzione si mescola alla narrazione, ma ad un  genere, del tutto personale, nel quale l’Autrice conduce un’indagine retrospettiva sul proprio vissuto lungo le linee di uno spazio delimitato della città d’origine: Istanbul. Un luogo percepito come spazio urbano smisurato, la città dai mille centri recita il titolo del quarto capitolo, ma anche luogo di memoria, di storia, di arte, di bellezza … e la memoria, si sa , è fatta  di ricordi, di emozioni, di affetti mai sopiti, dunque eterni ed infine di spazi concettuali, dove  albergano i vissuti individuali. Di vissuti si parla, infatti, nel libro che si incontrano e si separano, per rincontrarsi (a volte). E sempre nella memoria, si rievocano le prime relazioni affettive rappresentate da figure  archetipiche come le nonne: nella lingua turca, anneanne  (la nonna materna, l’unica realmente  conosciuta)  e dede (i nonni uomini). Figure quasi oniriche, fantasmagoriche intrise di odori, sapori e ricette di cucina legate alle  tradizioni turche, e poi i genitori, primi veri sostenitori di un sapere organico, ben costruito, colto. Di una cultura sapiente, elegante e protesa, sin dall’inizio della storia verso il teatro, la recitazione, il cinema e il multilinguismo. Fra le relazioni più intime, infine, si incontrano “gli altri amori”: il marito, la figlia, gli incontri e le perdite  – il divorzio, il confronto con la morte dei propri cari e con la malattia, anche questa  vissuta come parte integrante della vita. Una storia in cui si parla anche di partenze verso altri luoghi, di ripartenze e di ritorni. Ma la Istanbul di Serra Yilmaz è soprattutto la città dei cambiamenti tanto inevitabili quanto  irreversibili: il luogo delle contraddizioni, degli estremi, dell’Est e dell’Ovest ed infine il luogo  della trasformazione, dove tutto proviene da qualcosa per divenire qualcos’altro. Come tutti i luoghi, si direbbe…  Certo, ma anche di più, quando si tratta di luoghi che si vorrebbe non cambiassero mai. Serra Yilmaz, tuttavia, racconta, distingue, analizza fatti e momenti, sensazioni, suggestioni, ma  anche sapori, saperi… saperi ancestrali: letture di tarocchi e di fondi di caffè, dove tra il serio e il  faceto si nascondono le verità più profonde che appartengono ai recessi dell’anima, alle verità  inconfessabili, al non detto. Il tutto attraversato dallo sguardo ironico e da una irriducibile  leggerezza che risulta contagiosa e sorprendentemente empatica già dalle prime pagine. Una postura del tutto singolare rispetto alla vita. Una scrittura squisita e deliziosamente  accattivante.   (*) DOCENTE DI LETTERATURE COMPARATE E CULTURAL STUDIES  PRESSO IL DIPARTIMENTO DI SCIENZE PSICOLOGICHE, PEDAGOGICHE, DELL’ESERCIZIO FISICO E DELLA  FORMAZIONE DELL’UNIVERSITÀ UNIPA   Redazione Palermo
March 23, 2026
Pressenza
Le nuove gabbie schiavistiche del dominio capitalistico neocoloniale
Invasione, criminalità, sostituzione etnica sono l’ossatura lessicale necessariamente ridondante che dietro la paura costruisce muri, frontiere, stati di polizia, economie del controllo, sudditanze, selezione sociale e determinazione della sopravvivenza. E’ dentro questa forma immediatamente produttiva che assumono i linguaggi, sia che vivano come atto performante nella produzione di merci che in quella di relazioni sociali e quindi di soggetti, che il termine migrante sostituisce quello di immigrato perché nella sua declinazione assume il senso di transeunte, di passaggio quindi necessariamente privo (privato) di diritti, irregolare.   Nel suo pregevole testo Marco Antonio Pirrone (Guerra ai migranti. Neoliberismo e neoschiavitù nel XXI secolo, PM Edizioni, 2025) pone l’accento sul fenomeno migrazioni attraverso la critica dell’economia politica analizzandolo come elemento centrale della globalizzazione neoliberista, quindi all’interno dei rapporti di classe del capitalismo globalizzato, ma anche frutto delle politiche coloniali del secolo scorso dalle quali proviene la razzializzazione della nuova divisione del lavoro, quindi parte di una classe che non scompare nel mondo globalizzato ma si trasforma e si riorganizza su scala transnazionale. Qui questa classe moltitudinaria si scontra con altri dispositivi quali i confini, la cittadinanza, la razzializzazione e la sessualizzazione producendo quella che Pirrone interpreta come una stratificazione globale del lavoro.  Il migrante diventa così una complessa e paradigmatica figura del proletariato contemporaneo con un’ulteriore problematicità: è giuridicamente e politicamente vulnerabile e, quindi, più facilmente sfruttabile e pericolosamente intercambiabile. Intercambiabilità e selezione in ingresso significano spesso gravi infortuni e/o morte (occultati) sul lavoro o morte ai confini, i più letali dei quali sono il Messico e il Mediterraneo. Le morti non sono quindi incidenti di percorso ma si caratterizzano come una delle forme più crudeli attraverso le quali il capitale decide chi può accedere ai “privilegi” dell’Occidente sviluppato. L’autore, citando più volte nel testo Mbembe e Palidda, parla infatti di necropolitica e tanatopolitica per definire il colpevole cinismo mascherato da negligenza con cui gli stati affrontano la questione: “il confine… è divenuto una delle forme privilegiate attraverso cui il capitalismo opera la distinzione tra le vite da valorizzare e le vite di scarto, tra corpi monetizzabili e corpi eccedenti”(pp. 16/17). Nei campi di concentramento libici non si fermano i migranti, si decide chi va e chi resta e forse, a seconda dell’imbarcazione che viene fornita o delle condizioni meteo con cui parti, si decide anche chi vive e chi muore. E il Mediterraneo copre, insieme ai corpi senza nome, le responsabilità criminali degli stati. Una nuova forma di schiavitù, certamente diversa da quella dei secoli precedenti ma anche qui e ora il migrante non è padrone della sua vita né, quando arriverà a destinazione, del suo tempo. E’ formalmente libero, come libero era il proletario all’alba della rivoluzione industriale prima che il padrone non costruisse per lui una nuova gabbia: il salario, perché solo un uomo libero ma oppresso dalla povertà può vendere la sua forza lavoro come merce sul mercato. Ma la sua libertà di movimento mantiene, in potenza, anche la possibilità di fuga e quindi deve essere disciplinata, governata: “Salario e criminalizzazione della mobilità appaiono così come due lati della stessa medaglia: la necessità di governare e disciplinare la libertà che il capitale non può non generare”(p.19). Parliamo quindi della costruzione di un moderno esercito industriale di riserva volto a mantenere più basso possibile il costo della forza-lavoro ma con una differenza cruciale rispetto al passato, la vulnerabilità del migrante è prodotta attivamente da dispositivi politici come i confini, le leggi sull’immigrazione e la precarietà giuridica. Non si tratta quindi solo di una funzione economica ma di una costruzione istituzionale della subordinazione. E il concetto di neoschiavitù va letto proprio in chiave di classe, non indica un ritorno a fasi precedenti ma una radicalizzazione dello sfruttamento dentro il capitalismo contemporaneo. Il lavoro migrante quindi, rappresenta una sorta di zona limite del capitalismo dove bassi salari, ricattabilità legale, invisibilità e marginalizzazione sociale producono condizioni di lavoro estremamente asimmetriche dove la subalternità si manifesta nella sua forma più dura: l’assenza di tutele e di potere contrattuale. Ma rappresenta anche la fine dell’illusione che un mondo globalizzato potesse eliminare le disuguaglianze geosociali e le discriminazioni etniche, anzi semmai l’estrattivismo capitalista ha occupato nuove aree e ne ha devastato natura e relazioni sociali. Questa invasività del capitale e la conseguente dimensione globale della classe viene rafforzata dalla teoria del Sistema mondo di Wallerstein, uno dei modelli analizzati da Pirrone, in cui il capitale organizza il lavoro su scala planetaria distinguendo tra centro e periferia. Le migrazioni rappresentano il movimento della forza lavoro dalla periferia al centro, ma non in condizioni di uguaglianza: i migranti vengono inseriti in segmenti subordinati del mercato del lavoro. Le migrazioni contemporanee sono spesso il risultato di processi di impoverimento, guerre e disuguaglianze prodotte dal capitalismo globale e le “scienze delle migrazioni”, criticate dall’autore, definiscono i migranti al tempo stesso come prodotti di tali processi e risorse funzionali al sistema economico in quanto forza lavoro flessibile e a basso costo. Anche demografia e disastri ambientali legati al riscaldamento globale vengono utilizzati come parametri oggettivi che fungono da spinta per milioni di persone, ma tutti questi studi mostrano secondo Pirrone un limite confermato dai dati che ci illustrano come il fenomeno negli ultimi 65 anni non abbia subito grandi variazioni numeriche in relazione al numero totale degli abitanti del pianeta, che la maggior parte delle migrazioni avviene all’interno delle nazioni di provenienza (e questo vale anche per l’Italia) e che meno della metà dei circa 300 milioni di migranti nel 2024 si è diretto verso l’Europa o l’America settentrionale con buona pace degli allarmismi e della retorica securitaria con cui  USA ed Europa giustificano politiche migratorie particolarmente restrittive. Un altro luogo comune delle narrazioni ufficiali sfatato dall’analisi dei dati operata dall’autore, è quello che le donne sono una minoranza, una componente accessoria delle dinamiche migratorie. Le donne sono circa il 48% del totale dei migranti e hanno spesso assunto il ruolo di guida prendendo in prima persona la decisione di partire. Esse hanno un accesso al reddito pari a quello degli uomini avendo praticamente monopolizzato settori come il tessile, quello della cura o del lavoro domestico configurandosi come i soggetti di una nuova divisione transnazionale del lavoro femminile. Chiaro che l’accesso al reddito non emancipa e non elimina, anzi rafforza, le dinamiche di sfruttamento e ricatto anche sessuale che le migranti subiscono, determina casomai una flessibilizzazione spesso assolutamente priva di regole che ci fa parlare oggi di femminilizzazione del lavoro tout court (cfr. Cristina Morini, La femminilizzazione del lavoro nel capitalismo cognitivo, in AA.VV., Occupare l’utopia, Multimage,2025).  Ma spesso sono proprio le donne a gestire le reti cui fanno riferimento i nuovi arrivati o coloro che decidono di partire operando nella quotidianità un percorso di creazione del comune che tendenzialmente va oltre la colonizzazione culturale del neoliberismo. D’altronde la politicità del testo di Pirrone sta proprio nell’affermare la potenziale soggettivazione del migrante: migrare non è solo fuga o disperazione, è anche e soprattutto una scelta, una strategia, un atto di rifiuto. E’ l’agency che, pur nelle condizioni più oppressive, può determinare una spinta alla lotta e alla soggettivazione. Tuttavia le condizioni di ricattabilità, lo status giuridico, l’appartenenza etnica producono una classe complessa, differenziata che il mainstream cerca di rendere conflittuale al suo interno alimentando pulsioni razziste. Da qui il messaggio che caratterizza questo testo come un importante contributo al dibattito sulla formazione di una soggettività necessariamente molteplice e antagonista: rifondare “un internazionalismo delle pratiche capace di unire lotte locali e transnazionali, di articolare alleanze tra migranti e autoctoni, di riconoscere che nella libertà di movimento si gioca oggi una posta fondamentale della lotta di classe”. Il libro, insomma, si rivela uno strumento agile, scevro da un linguaggio accademico, e proprio per questo adatto a circolare tra gli studenti del dipartimento di scienze sociali ma non solo; un testo propositivo che rinnova la necessità di procedere nella rifondazione della politica a partire dall’analisi sociale della molteplicità dei soggetti e delle intersezionalità possibili senza alcuna pretesa di reductio ad unum. Sergio Riggio
March 22, 2026
Pressenza
La Toga e il Potere: le derive autoritarie e il futuro della giustizia in Italia. Imperativi per il No al referendum
In un verso del 1973, Fabrizio De André (“Storia di un impiegato”) aveva visto lungo, con lucidità profetica: «prima cambiarono il giudice e subito dopo la legge»… E tornano alla mente gli episodi di compiacenza della magistratura e delle forze dell’ordine ai voleri del potere politico: dalla strage di Piazza Fontana alla strage di Via D’Amelio, passando dalla strategia della tensione allo stragismo mafioso. Non solo incidenti di percorso ma prova provata che la commistione tra potere esecutivo, apparati di sicurezza e settori compiacenti della magistratura produce mostri. E che quei mostri, in Italia, hanno goduto a lungo di impunità. Da qui la domanda effettiva a cui siamo chiamati a rispondere oggi e domani con un Sì o un No: “Volete una magistratura che risponde ai cittadini attraverso la propria autonomia costituzionale, o una magistratura che risponde, anche solo indirettamente, all’indirizzo politico del governo in carica?”. Quel verso di De André ci parla ancora_ La riforma della magistratura: il nodo del referendum (…)  è qui che si inserisce il progetto più ambizioso — e più pericoloso — dell’attuale maggioranza: la riforma costituzionale della magistratura, che approderà a referendum confermativo. La separazione delle carriere tra magistratura requirente (i pubblici ministeri) e magistratura giudicante (i giudici) è, in superficie, una proposta che può apparire tecnica e persino ragionevole. Ma il diavolo, come sempre, sta nei dettagli — e nelle intenzioni. Il vero cuore della riforma non è la separazione in sé, ma il ridisegno del Consiglio Superiore della Magistratura e, soprattutto, l’introduzione di un organo parallelo di controllo disciplinare — l’Alta Corte disciplinare — con una composizione che riduce l’autogoverno della magistratura e aumenta l’influenza indiretta del potere politico. In un sistema in cui i pubblici ministeri sono già strutturalmente più esposti alle pressioni esterne rispetto ai giudici, indebolire i meccanismi di autonomia significa esporre l’azione penale a condizionamenti che oggi almeno trovano un argine nelle regole. La domanda che il referendum pone ai cittadini italiani — anche se raramente viene formulata in questi termini espliciti — è: volete una magistratura che risponde ai cittadini attraverso la propria autonomia costituzionale, o una magistratura che risponde, anche solo indirettamente, all’indirizzo politico del governo in carica? La storia che abbiamo ricordato — Piazza Fontana, Via D’Amelio, i depistaggi, le verità negate — ci dice cosa succede quando quella domanda trova la seconda risposta.   De André sapeva C’è una lucidità profetica nei versi di Fabrizio De André inseriti nell’album Storia di un impiegato (1973) “Sogno Numero Due” che il tempo non ha consumato, anzi ha reso più nitida: «Ascolta: una volta un giudice come me / giudicò chi gli aveva dettato la legge: / prima cambiarono il giudice e subito dopo la legge. / Oggi, un giudice come me, / lo chiede al potere se può giudicare. / Tu sei il potere. Vuoi essere giudicato? / Vuoi essere assolto o condannato?»   De André descriveva il cortocircuito perfetto del potere che auto legifera e si autoassolve. La sequenza è sempre la stessa: prima si neutralizza il giudice scomodo, poi si riscrive la legge che lo rendeva possibile. Ciò che oggi si propone con la riforma costituzionale è semplicemente una versione più raffinata, più presentabile, più “democratica” dello stesso meccanismo. Non si cambia il giudice con un decreto: lo si rende dipendente, culturalmente e strutturalmente, da chi detiene il potere. Il risultato finale è identico: un giudice che «chiede al potere se può giudicare».   Gli scenari futuri Se il referendum dovesse approvare la riforma nella sua forma attuale, si aprirebbe una stagione nuova — e per molti versi inedita nella storia repubblicana — in cui: > I processi politicamente sensibili (corruzione, criminalità organizzata con > ramificazioni istituzionali, reati dei pubblici ufficiali) potrebbero > incontrare resistenze sistemiche anziché occasionali > > La figura del pubblico ministeropotrebbe trasformarsi progressivamente da > organo di accusa indipendente a soggetto esposto a pressioni di carriera > orientate politicamente > > Il controllo della legalità — che in Italia ha storicamente supplito alle > lacune di una politica spesso incapace di autoregolarsi — verrebbe > sensibilmente ridotto proprio negli ambiti in cui è più necessario Non si tratta di un salto diretto verso la dittatura: nessuno sta prefigurando scenari così drammaticamente lineari. Si tratta di qualcosa di più sottile e perciò più difficile da contrastare — un assottigliamento progressivo degli argini, una erosione silenziosa delle garanzie, che lascia in piedi le forme della democrazia svuotandone la sostanza. L’Italia ha una Costituzione nata dall’antifascismo che ha posto l’indipendenza della magistratura come pilastro irrinunciabile dello Stato di diritto. Quella scelta non fu casuale: chi aveva vissuto il ventennio sapeva esattamente cosa significasse una giustizia al servizio del potere politico. Settant’anni dopo, quella lezione rischia di essere dimenticata — non con la violenza, ma con la pazienza certosina di chi riscrive le regole del gioco mentre l’attenzione pubblica è altrove. De André, da quel palco immaginario del 1973, ci aveva già avvertiti. La domanda è se siamo ancora in grado di ascoltarlo. «Prima cambiarono il giudice e subito dopo la legge». Poi non ci fu più bisogno di cambiare nessuno dei due. PER LA VERSIONE INTEGRALE CLICCA SOTTO Redazione Italia
March 22, 2026
Pressenza
Sesto San Giovanni (MI), 28 marzo: incontro di arteterapia sociale “Conflitti e mondo”
SABATO 28 MARZO, 15.00 – 17.00 CENTRO SOCIALE SILVIA BALDINA, SESTO SAN GIOVANNI (MI) L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università promuove un laboratorio di arteterapia sociale dal titolo “Conflitti e mondo: quali sentieri possibili”. L’incontro si svolgerà sabato 28 marzo 2026 dalle 15.00 alle 17.00 presso il Centro Sociale Silvia Baldina e sarà condotto da Elena Abate, attivista dell’Osservatorio. L’obiettivo del laboratorio creativo è quello di sensibilizzare la cittadinanza, i docenti, le lavoratrici ed i lavoratori e le famiglie su quanto sta avvenendo nel nostro Paese riguardo la militarizzazione e i venti di guerra, utilizzando il linguaggio proprio dell’arte del disegno e del collage di diversi materiali. I prodotti artistici di ognuna e ognuno alla fine del laboratorio saranno il frutto collettivo del lavoro svolto. Per prenotarsi, scrivere entro il 27 marzo a osservatorionomili@gmail.com mettendo come oggetto: “LABORATORIO ARTETERAPIA SOCIALE”. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Triggiano (BA), 1° aprile: “Rotte di Pace. Voci contro la guerra” con Osservatorio
MERCOLEDÌ 1° APRILE 2026 – ORE 18:00 PIAZZA VITTORIO VENETO, TRIGGIANO Si terrà mercoledì 1° aprile a Triggiano (BA) l’incontro pubblico dal titolo “Rotte di Pace. Voci contro la guerra, per la libertà della Palestina e di tutti i popoli oppressi“. In un tempo in cui i conflitti si moltiplicano e la logica delle armi torna a dominare il dibattito internazionale, diventa sempre più urgente costruire spazi di informazione, consapevolezza e partecipazione. L’evento costruito con la Global Sumud Flotilla Puglia e il Global Movement To Gaza Puglia ha come scopo quello di continuare a parlare di Palestina, dell’occupazione e del genocidio ancora in atto. L’incontro vedrà la partecipazione di Michele Lucivero per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. L’iniziativa nasce per sostenere tutte le missioni civili di solidarietà internazionale, e per promuovere la seconda missione della Global Sumud e Freedom Flotilla, all’interno di una coalizione internazionale di Flotille che salperanno dalla Sicilia. Questo per ribadire un principio più ampio: la pace non si impone con le armi, si costruisce con la giustizia, i diritti e l’autodeterminazione dei popoli. L’iniziativa avrà la forma del presidio con dibattito con gli interventi dei promotori e partecipanti, seguito da un momento di musica animato da giovani ragazze e ragazzi con una cantata e ballata popolare. Chiamiamo a partecipare tutte le associazioni, i movimenti, i collettivi, le organizzazioni sociali e culturali e i partiti politici– per far crescere insieme una voce comune contro la guerra e l’occupazione. Triggiano vuole essere parte di quella voce. Una voce che chiede libertà e pace. Clicca qui per info. LISTA PROMOTORI E ADESIONI IN AGGIORNAMENTO: Global Sumud Flotilla Puglia Global Movement to Gaza Puglia Gaza Free Style Freedom Flotilla Italia Digiuno G@z@ Articolo 11 Marx21 Lavoratori Leonardo di Grottaglie Collettivo Cartesio Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Comunità palestinese Puglia Basilicata Partito Comunista Italiano Bari Partito dei Carc Presidio di Bari Risorgimento Socialista Puglia Partito della Rifonazione Comunista Bari Giovani Comunisti -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La più grande Flotilla di Pace mai vista. Parte da Livorno la prima barca
Una flotta di 100 barche per rompere l’assedio illegale di Gaza da parte di Israele e per fermare il genocidio ancora in corso, seppur molto meno narrato dai mass media. E’ questo il grande obiettivo di Global Sumud Flotilla e che Thousand Madleens Flotilla e Freedom Flotilla Coalition hanno deciso di affiancare per creare la flotta umanitaria, internazionale e internazionalista più grande che si sia mai vista! L’altro ieri si é parlato anche di questo al Teatrofficina Refugio con Toni La Piccirella (già imbarcato la scorsa missione e membro dello steering commeetee di Global Sumud Flotilla) all’assemblea pubblica di lancio della manifestazione di domenica 22 marzo in sostegno della nuova missione verso Gaza e della barca che partirà da Livorno in quella data per unirsi in Sicilia alle altre imbarcazioni delle Flotille. E’ stato un lavoro di rete tra tante realtà, iniziato mesi fa e che non finirà con domenica, ma proseguirà per tutta la durata della missione, in partenza intorno al 25 aprile dalle coste italiane per essere in prossimità di Gaza circa due settimane dopo, consapevoli che il supporto delle persone e delle realtà che lavorano sul territorio sono la vera forza della missione. Consapevoli che la necessità di coordinarsi non finisce in Palestina ma inizia con ogni guerra in cui direttamente o indirettamente viene coinvolta la comunità nazionale e internazionale. Per questo, Global movement to Gaza, Gruppo Autonomo Portuali, USB, Ex Caserma, Teatrofficina Refugio, la Flotilla di terra, ATTAC, Scuola di Carta, ass Livorno Palestina, mo-wan, il coordinamento antimilitarista, Pisa per la Palestina, il Collettivo di fabbrica GKN e altre realtà si sono impegnate per organizzare la partenza di questa prima barca della Flotilla, in contemporanea ad un altra che partirà da Ancona: per questo si delinea un evento di portata nazionale e dal respiro internazionale. Programma della manifestazione: concentramento alle 10.30 in piazza Luigi Orlando, interventi introduttivi, corteo lungo mare fino a Terrazza Mascagni dove poi si fermerà per altri interventi tra cui quelli di attivist* internazionali dall’Australia alla Palestina, in chiusura ci saranno dei musicisti che si esibiranno mentre la barca partirà in un clima di festa, speranza e tanta determinazione. Global Movement to Gaza
March 20, 2026
Pressenza
Milano, 21 marzo: Assemblea studentesca internazionale con Osservatorio contro la militarizzazione
Il 21 marzo 2026 a Milano l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università parteciperà ad un’assemblea studentesca internazionale che affronterà la questione del ritorno alla leva. Come Osservatorio abbiamo da tempo messo a fuoco l’importanza di questa tematica nella sua strettissima connessione con la militarizzazione delle scuole e l’assemblea di Milano sarà un’occasione per confrontarsi con quanto sta succedendo nei vari Paesi europei sia per quanto riguarda i provvedimenti legislativi sia per conoscere il livello di mobilitazione che gli studenti europei stanno cercando di mettere in campo per opporsi. Clicca qui per il link di Instagram. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Europa, dicono le organizzazioni sociali e ambientaliste: “Le politiche climatiche sono la difesa dalla crisi energetica”
In vista del Consiglio europeo Forum Disuguaglianze Diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e WWF Italia si rivolgono al governo italiano affinchè l’Europa, a causa della guerra in Medio oriente non favorisca le energie fossili attraverso la deregolamentazione e lasciando così margine a gas e petrolio che creano insicurezza e instabilità e accrescono una crisi climatica che accresce povertà e diseguaglianze_ SEGUE COMUNICATO Il Governo italiano, invece di chiedere la sospensione dell’ETS e promuovere la deregolamentazione ambientale, dovrebbe difendere davvero l’interesse nazionale e la sicurezza dei cittadini, non fare favori ai combustibili fossili, veri responsabili della ennesima crisi energetica, delle tensioni mondiali e della volatilità dei prezzi. Colpire l’ETS (Emission Trading Scheme) o fare marcia indietro su elementi fondamentali del quadro climatico dell’UE non farebbe altro che indebolire la risposta dell’Europa alla crisi.  Al contrario, i soldi dell’ETS vanno usati bene, cioè per accelerare la transizione energetica, porre fine alla dipendenza dai combustibili fossili, mantenere la rotta del Green Deal europeo e contrastare strutturalmente la povertà energetica: questo l’appello di numerose organizzazioni ambientaliste italiane (Forum Disuguaglianze Diversità, Greenpeace Italia, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e WWF Italia) ai Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europa che si riuniscono domani e dopodomani a Bruxelles. L’Europa è fortemente dipendente dai combustibili fossili importati, costosi e rischiosi. Il crescente ricorso al GNL dopo la crisi del 2022 ha sostituito una dipendenza dai combustibili fossili con un’altra, dinamiche geopolitiche con altre. L’Europa e l’Italia devono mobilitare ingenti investimenti nel risparmio energetico, nelle energie rinnovabili, nelle reti, nello stoccaggio e nell’elettrificazione per proteggere le famiglie e le imprese da ulteriori shock dei prezzi dell’energia. Ed è proprio dall’ETS che potranno venire una parte dei fondi necessari a sostenere la transizione, se non continueranno a essere usati per il ripiano di bilanci e a perdersi in mille rivoli, come ha dimostrato un rapporto della think tank indipendente sul clima Ecco[1] : dei 18 miliardi generati dal meccanismo “chi inquina paga” della UE, solo il 9% (1,6 miliardi) sono andati effettivamente a sostenere le politiche climatiche. Eppure, le energie rinnovabili hanno già superato i combustibili fossili nella produzione di energia elettrica dell’UE, e forse questo è il vero problema delle compagnie Oil & Gas e di coloro che vogliono favorire la produzione di energia elettrica con le centrali termoelettriche per così minare tutto il meccanismo ETS.  Eppure, i vantaggi per le aziende e i cittadini europei sarebbero enormi: con il risparmio energetico, le energie rinnovabili, l’elettrificazione, gli accumuli e le reti, l’Europa potrà sempre più fare affidamento su abbondanti energie rinnovabili di produzione interna. Le rinnovabili sono l’unica strada affinché l’Europa possa diventare indipendente e immune da shock esterni provocati da crisi e guerre, spesso causata dalla stessa corsa scriteriata ai combustibili fossili e al nucleare, pericoloso, estremamente costoso e comunque con tempi lunghissimi”. Nell’immediato, le associazioni ambientaliste e sociali propongono di ridurre le imposte sull’elettricità e riformare il sistema per fornire davvero sollievo alle famiglie e alle imprese in tutta Europa. Secondo le ONG, anche la spinta alla deregolamentazione che sta attualmente monopolizzando il dibattito politico europeo si basa su una falsa narrativa creata ad arte: l’applicazione della legislazione ambientale esistente genererebbe un risparmio economico annuo di 180 miliardi di euro, mentre il costo dell’inazione climatica potrebbe raggiungere i 5,6 trilioni di euro in Europa nei prossimi 30 anni. Per le ONG ambientali e sociali occorre garantire che la “semplificazione” normativa non indebolisca le protezioni ambientali, climatiche o sociali. Il vero ostacolo alla competitività non sono regole chiare e rigorose, ma l’inerzia politica dei governi e delle istituzioni europee che procedono troppo lentamente nell’attuazione degli accordi esistenti. Occorre anche riorientare l’agenda della competitività verso investimenti su larga scala nella transizione verde, con nuovi strumenti di finanziamento pubblico a livello UE. Essenziale, anche per la sicurezza energetica, accelerare l’uscita dell’Europa dai combustibili fossili. L’elettrificazione basata sulle energie rinnovabili, l’efficienza, la gestione della domanda e l’integrazione della rete sono le uniche vie credibili verso la sicurezza energetica e la stabilità dei prezzi. Ciò deve andare di pari passo con la stabilità normativa e delle regole di mercato, compreso un prezzo del carbonio forte e prevedibile. Occorre infine riconoscere il costo economico dell’inazione sulla vita delle persone, su natura, clima e salute: i 12 miliardi di euro che tutti gli attuali “pacchetti omnibus” sostengono di risparmiare sono irrisori rispetto ai costi dei danni climatici, che graveranno sui bilanci pubblici e su cittadini e imprese. Per le organizzazioni ambientaliste e sociali, il Governo italiano, anziché irresponsabilmente chiedere la sospensione dell’ETS e promuovere una pericolosa deregolamentazione ambientale, deve tutelare l’interesse nazionale e la sicurezza dei cittadini, rafforzando politiche climatiche ambiziose, accelerando la transizione energetica e riducendo strutturalmente la dipendenza da gas e petrolio. [1] QUANTI SONO E COME VENGONO USATI I PROVENTI DELL’ETS HTTPS://ECCOCLIMATE.ORG/IT/PROVENTI-ETS-IN-ITALIA-UTILIZZATO-SOLO-IL-9-DELLE-RISORSE/ IN ITALIA – ECCO Redazione Italia
March 19, 2026
Pressenza