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Prossimo futuro n. 284 20 – 26 luglio 2026
Bollettino di informazione della redazione di Pressenza sugli eventi della prossima settimana. Inviare le notizie a redazioneitalia@pressenza.com entro la domenica prima dell’evento. APPUNTAMENTI FISSI Mappa dei presidi, incontri e cortei periodici per la pace https://shorturl.at/pWPkJ Per segnalare il proprio presidio o gruppo: https://forms.gle/vXBn83i8vgY1rgYf8 Guerre & pace filmfest 20 luglio ore 20:00 Forte Sangallo, Nettuno (RM) Al Forte Sangallo di Nettuno torna dal 20 al 26 luglio 2026, la 24.ma edizione di Guerre & Pace FilmFest. Una settimana di film, documentari, cortometraggi e libri a ingresso gratuito. www.guerreepacefilmfest.it Per maggiori informazioni: evento su Facebook Guerre&Pace FilmFest segreteria@guerreepacefilmfest.it   “Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio” Lunedì 20 agosto a Torre Pellice (To) Incontro pubblico svolto nell’ambito del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi e organizzato da DallapartediAbele insieme agli Ambasciatori e Ambasciatrici di Pace (UCEBI), alla Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e al Centro Interconfessionale della Pace (CIPAX). Informazioni: https://www.pressenza.com/it/2026/07/un-momento-di-verita-la-fede-in-tempo-di-genocidio-il-20-agosto-a-torre-pellice/ Progettare politicamente la pace: due proposte di legge in dialogo 20 Luglio ore 21:00 la Piana del Convento dei Frati Cappuccini di Massa (ingresso da Via dei Colli, Scalinata San Francesco) ospiterà un nuovo appuntamento della rassegna “Teatro Cinema Musica Dibattiti” – La Cappucciniana, promossa dall’Associazione Padre Damiano da Bozzano in collaborazione con il Comune di Massa. Protagonisti della serata saranno Laila Simoncelli dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e Francesco Vignarca Coordinatore Campagne della Rete Pace Disarmo, che dialogheranno intorno al tema “Progettare politicamente la pace: due proposte di legge in dialogo”, un confronto su due iniziative legislative che provano a tradurre in norme concrete l’impegno per la pace e la nonviolenza, in un momento storico in cui il tema della pace torna prepotentemente al centro del dibattito pubblico. L’appuntamento si inserisce nel percorso di incontri, spettacoli e proiezioni che da anni caratterizza La Cappucciniana, spazio storico della città di Massa dedicato al confronto culturale, all’arte e all’approfondimento civile, capace di alternare cinema, musica e teatro a momenti di riflessione e dibattito su temi di attualità e impegno sociale.   Verso una Pace disarmata e disarmante 20 Luglio ore 21:15 Sala polivalente de “La Gran Ciasa” (ufficio turistico) San Giovanni di Fassa   L’Arcivescovo di Trento Lauro Tisi a confronto con Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia (Opal) e della Rete Italiana Pace e Disarmo. Don Lauro presenterà la sua Lettera alla comunità sulla pace, in dialogo con dati e riflessioni sui temi del disarmo e della sicurezza.   Raccontami ogni cosa, a 25 anni dal G8 di Genova 21 luglio ore 17:00 Scuola Diaz Pertini – Via Cesare Battisti 5, Genova (GE) Alla vigilia del venticinquesimo aniversario del G8 di Genova, Roberto Bertoni ci regala un romanzo lirico e dolce, amaro e struggente, carico di dolore ma, al tempo stesso, animato dal desiderio di poter ricominciare. Reading teatrale e presentazione del romanzo “Raccontami ogni cosa” di Roberto Bertoni Per maggiori informazioni: roberto bertoni robbertoni@gmail.com   “Difendere la speranza”: a Sottolongera (TS) serata per Cuba Il 21 luglio  presso la Casa del popolo “Giorgio Canciani” a Sottolongera (Trieste) si terrà una serata di solidarietà per Cuba dal titolo “Difendere la speranza” secondo il seguente programma: – ore 18.00: introduzione ai lavori con esponenti delle Associazioni e dei Partiti che hanno organizzato l’incontro; – ore 19.00: incontro con Walter Persello, della Direzione nazionale di Italia-Cuba. A seguire, aperitivo solidale per contribuire al finanziamento di diversi progetti da realizzare a Cuba. Organizzano Alleanza Verdi Sinistra, Giovani Comunisti/e, Italia-Cuba e Partito della Rifondazione Comunista.   Donne in cammino per la pace 21 luglio ore 18:30 Via Roma, Cuneo (CN) Di fronte a Zara 10, 100, 1000 piazze per la Pace domani 26 giugno per dire No alla guerra, No alle logiche di potere e di dominio che vogliono imporre l’ idea che la pace si possa raggiungere solo con le armi, No al genocidio in Palestina, No al riarmo. Partecipate e condividete con noi un’ idea di Pace senza violenza e senza sopraffazione dei più deboli. Per maggiori informazioni: evento su Facebook Donne in cammino per la pace Cuneo   Fiaccolata alla scuola Diaz 21 luglio ore 22:00 scuola Diaz, via Cesare Battisti, Genova (GE) A partire da Piazza Tommaseo verso la Scuola teatro della “macelleria messicana” è una Commemorazione legata ai fatti della scuola Diaz-Pertini durante il G8 di Genova del luglio 2001: corteo di partecipanti che camminano con le candele/fiaccole, per ricordare le persone ferite e richiamare i temi di verità, giustizia e diritti. Al termine testimonianze e interventi Per maggiori informazioni: https://g8genova.it/ antonio bruno bruno@aleph.it   Presentazione ultimo libro di Giuliano Marrucci, “Disertare L’assedio” 21 luglio ore 17:30 Biblioteca San Giovanni, Via Passeri, 102, Pesaro (PU) Per maggiori informazioni: Giuliano Bertozzini giuliano.bertozzini@gmail.com   Medici sotto Attacco: bersagli tra conflitto e repressione 22 luglio ore 20:00 Piazza Milite Ignoto , San Marzano di San Giuseppe (TA) Salvare vite è un dovere professionale, denunciare soprusi è un dovere etico e morale. Partendo dal codice deontologico dei medici, l’incontro mostrerà come in Italia, i medici sono stati vittime della repressione, in Palestina sono costantemente vittime dell’esercito israeliano, ed in entrambi i casi, mentre stavano assolvendo ai loro doveri professionali ed etici: tutelare e curare la vita degli esseri umani. In Palestina, i medici vengono torturati, arrestati e uccisi. Oltre a curare le vittime del genocidio, i medici palestinesi, denunciano senza sosta, anche i soprusi che i corpi delle stesse vittime subiscono attraverso espianti illegali di pelle ed organi. Ci chiederemo cosa è stato fatto e cosa si potrebbe e dovrebbe fare, anche come singole persone nel nostro quotidiano per non essere più complici di questo sistema a cui di umano, è rimasto ben poco. Interverranno: * Dr. Cosimo Nume Medico chirurgo – Coordinamento Freedom Flotilla Ita – Ta e prov. * Dr. Vito Totire Medico Psichiatra – Centro “F. Lorusso” (Bo) * Dr. Ashraf Nassar Medico Cardiologo – Palmed – Rete Sanitari per Gaza * Dr. Cosimo Cassetta Medico chirurgo – Coordinamento Freedom Flotilla Ita – Ta e prov. A seguire dibattito. Per maggiori informazioni: https://www.instagram.com/freedomflotillaita.taranto Coordinamento Freedom Flotilla Italia – Taranto e provincia coordinamento.ffi.ta.prov@gmail.com   Presidio di donne per la pace Palermo 24 luglio, piazza Verdi ore 18-20, consueto presidio mensile delle donne per la pace, focalizzato stavolta sui cambiamenti climatici e l’inquinamento provocato dalle guerre   “Articolo 11. L’Italia ripudia la guerra”  Sabato 25 Luglio h. 21 a Sestri Levante (Ge) Proiezione del docufilm e incontro con gli autori,i giornalisti genovesi Simona Tarzia e Fabio Palli, insieme ad Arianna Briganti, economista dello sviluppo ed esperta di diritti umani che gestisce progetti strategici per la crescita responsabile, la sostenibilità sociale e l’innovazione. Informazioni: https://www.pressenza.com/it/2026/07/docufilm-articolo-11-italia-ripudia-guerra-a-sestri-levante/   “Il filo che ci unisce” alla Palestina – serata di arte, dialogo e musica Sabato 20 Luglio ad Alba (Cn) Lo Spazio DOM (via Vincenzo Giacosa 7/a) ospiterà l’evento promosso dalla Rete Cuneese per la Palestina con il patrocinio della Città di Alba.  Informazioni: https://www.pressenza.com/it/2026/07/il-filo-che-ci-unisce-alla-palestina/     CAMPI ESTIVI MIR e MN 2026 IL MOVIMENTO INTERNAZIONALE DELLA RICONCILIAZIONE E IL MOVIMENTO NONVIOLENTO DI TORINO ORGANIZZANO OGNI ANNO DEI CAMPI ESTIVI. L’OBIETTIVO È QUELLO DI VIVERE LA NONVIOLENZA. I CAMPI ESTIVI SONO UN’OPPORTUNITÀ PER VIVERE IN MANIERA COMUNITARIA, CONDIVIDENDO IL PROPRIO TEMPO CON ALTRI, CONFRONTANDOSI CON PERSONE DIVERSE, LAVORANDO AL LORO FIANCO E QUINDI AMPLIANDO LA PROPRIA MAPPA MENTALE. Quest’anno sono stati programmati 6 campi su diversi temi legati alla nonviolenza, il ripudio della guerra, gli stili di vita ed altri temi propri del MIR.   24-31 LUGLIO Vigna di Chiusa Pesio (CN) diventare ‘custodi della terra’ .. campo per famiglie; coordina  Eva Racca 2-9 AGOSTO Casa S. Antonio al Bosco (SI) come coltivare la speranza in un mondo migliore;  coordinano Silvana Caselli, Adriano Arlenghi, Luciano Bertoldi 2-9 AGOSTO Cascina Macondo – Riva presso Chieri (To) Rotte Condivise: creatività, partecipazione e inclusione per una comunità in movimento; coordina Raffaella Cignarale 16-23 AGOSTO Vigna di Chiusa Pesio (CN) Dal Macro al Micro: la nonviolenza e il ripudio della guerra negli organismi internazionali e nel quotidiano; coordina Silvana Sarchi 26-30 AGOSTO Castello di Albiano d’Ivrea (TO) in direzione ostinata e contraria meglio nudi che in divisa; coordinano Donatella Nespolo, Adriano Arlenghi https://www.miritalia.org/2026/06/11/campi-estivi-2026/ Gruppo di Servizio Campi Estivi MIR e MN Via Garibaldi 13, Torino Tel. 011.532824 mir-mn@serenoregis.org In cammino per la Pace e il disarmo 5-7 e 11-12 Agosto Monte Sole – S.Anna di Stazzema Mercoledì 5 Agosto MARZABOTTO – POGGIOLO Rifugio Re-esistente Ore 9.30 Ritrovo dei partecipanti presso la stazione FS di Marzabotto, visita al memoriale e partenza. Pranzo al sacco. Cena libera alla carta. Pernottamento in camere multiple, compreso biancheria e prima colazione € 30,00. Distanza 9 km +420 m -128 m Durata 3 ore circa Giovedì 6 Agosto POGGIOLO – S. MARTINO – CAPRARA DI SOPRA – CASAGLIA – MONTE SOLE – CERPIANO e ritorno Ore 9.00 ritrovo dei partecipanti, giornata dedicata al territorio di Monte Sole, incontri con la Comunità di Don Dossetti e con una guida della scuola di Pace di Monte Sole. Pranzo in autonomia al bar/ristorante del Poggiolo. Cena libera alla carta. Pernottamento in camere multiple, compreso biancheria e prima colazione € 30,00. Venerdì 7 Agosto POGGIOLO – MONTE SALVARO – VERGATO Ore 8.00 Ritrovo dei partecipanti Ore 9.00 partenza, a seguire apposizione ufficiale della targa in memoria di Marco Frigerio, pensieri e ricordi. Pranzo al sacco acquistabile al Poggiolo. Ripartenza per FS di Vergato. Distanza 16 km +550 m -700 m Durata 7 ore RIPRESA DEL CAMMINO L’11 AGOSTO A VALDICASTELLO (LU) Martedì 11 agosto VALDICASTELLO – S. ANNA DI STAZZEMA Ore 9.00 Ritrovo dei camminatori davanti alla chiesa di Valdicastello. Ore 9.30 partenza a piedi per S.Anna di Stazzema, col gruppo dei giovani della scuola di Pace tedesca. Ore 12.00 circa arrivo a S.Anna. Pranzo al sacco. Cena al sacco e pernottamento in “ecomostro” su brandine o, in caso di non concessione della struttura, in tenda (necessario sacco a pelo o sacco lenzuolo). Qualora fosse necessario portare la tenda, sarà comunicato in anticipo ai partecipanti. Le valigie potranno essere trasportate in auto da Valdicastello a S.Anna da uno degli organizzatori. Distanza 4 km +575 m Durata 2 ore Martedì 12 Agosto SANT’ANNA DI STAZZEMA Dalla mattinata e durante tutta la commemorazione ufficiale, presidio silenzioso, con cartelli e bandiere della pace. Pranzo: panini al bar di Sant’Anna Obbligatorio sottoscrivere assicurazione per i primi tre giorni del cammino per un totale di € 12,00 Le iscrizioni si riterranno confermate solo dopo il versamento di caparra di € 30,00 per iscrizioni e info scrivere a: incamminoperlapaceeildisarmo@gmail.com   Zeitcamp 2026 – Futuri tribali Anche quest’anno siamo riusciti, in “largo” anticipo, a organizzare uno ZeitCamp Per ora possiamo dirvi questo: Feudo, Campobasso dal 10 al 16 agosto Ci sarà la possibilità di partecipare in tenda o camper, immersi nella natura e nello spirito della tribù Costi? Giusto quelli “umani”: cibo (da portare o acquistare insieme in loco) eventuali spostamenti e spese vive varie Se sentite il richiamo della foresta, iniziate a bloccarvi le date in calendario e unitevi alla call Telegram del mercoledì sera È finalmente pronto il modulo di pre-registrazione allo ZeitCamp 2026 – Futuri Tribali! Per maggiori info visita zeitgeistitalia.org/zeitcamp2026    Università estiva di Attac 2026 “Dove va il capitalismo, dove andiamo noi” 11-13 settembre New Camping Le Tamerici Via della Cecinella 3 – Cecina Mare (LI) Scarica la Presentazione dell’Università estiva 2026 di Attac Italia Scarica il  Programma dell’Università estiva 2026 di Attac Italia Scarica le informazioni sui costi, prenotazione e logistica dell’Università estiva 2026 Leggi chi sono le relatrici e i relatori dell’Università estiva 2026 di Attac Italia Programma Venerdì 11 settembre 2026 ore 17.00 – 19.00 “Capitalismo, crisi ecoclimatica e guerra” partecipano Raffaele Giammetti (professore associato di Economia politica Università di Cassino e del Lazio Meridionale) Claudia Terra (dottoressa di ricerca in Filosofia politica Università di Trento in cotutela con École Normale Supérieure de Paris)   Sabato 12 settembre 2026 ore 10.30 – 12.30 “Occidente al tramonto, il sole sorge a Pechino?” partecipano Daniela Caterina (professoressa associata presso la Facoltà di Filosofia della Huazhong University of Science and Technology (Wuhan)) Fabrizio Eva (geografo politico) ore 14.30 – 16.30 “Nuove tecnologie e IA: tecnofascismo o liberazione?” partecipano Armanda Cetrulo (ricercatrice in Economia Scuola Superiore S. Anna di Pisa) Mauro Munzi (filosofo e analista delle tecnologie contemporanee) ore 17.00 – 19.00 “Territori per l’estrattivismo o comunità di cura e di trasformazione?” partecipano Sara Pilia (attivista e referente nazionale Arci per i territori e le aree interne) Donatella Gasparro (dottoranda in Scienze Politiche Scuola Normale Superiore di Pisa)   Domenica 13 settembre 2026 ore 10.30 – 13.00 “Cambiare il mondo dal basso” partecipano Marcella Corsi (professoressa di Economia Politica Università La Sapienza Roma) Dario Salvetti (Collettivo di Fabbrica ex-Gkn)* Marco Deriu (professore associato di Sociologia Università di Parma) Marco Bersani (filosofo e attivista di Attac Italia)   Redazione Italia
July 20, 2026
Pressenza
2001-2026 Genova Social Forum ReLoad: un mondo migliore è più che mai necessario
Erano le 19 di ieri sera, domenica 19 luglio, quando il corteo nazionale in ricordo dei fatti di Genova di venticinque anni fa ha raggiunto finalmente la meta in Piazza De Farraris. In un tripudio di botti e fuochi d’artificio e slogan gridati al ritmo di Sia-mo-tut-ti-Car-lo-Giu-lia-ni, Sia-mo-tut-ti-Car-lo-Giu-lia-ni, lo striscione con la scritta Nessun Rimorso a caratteri cubitali guadagnava il pieno centro-città e mentre alcuni cercavano un po’ di refrigerio intorno alla fontana, risultava più che mai evidente la copresenza di almeno tre generazioni: quella dei nonni, quella dei padri&madri, e quella dei figli&nipoti. Quelli che in quei giorni del 2001 c’erano o magati no, ma oggi erano comunque qui e ben più numerosi di loro, quelli che allora erano proprio piccoli o neppure nati. Quanti saremo stati? Dicono non più di 10 mila, meno delle aspettative. Sicuramente avrà pesato il caldo e anche i controlli a tappeto su tutti i punti di accesso alla città di Genova: stazioni ferroviarie, caselli autostradali, io stessa insieme a una mia amica arrivate a Genova Principe abbiamo dovuto esibire i documenti, attendere per tot minuti il via libera da chissà quale ‘centrale operativa’… e insomma sì, Genova ieri di nuovo blindatissima, sicuramente in modo meno invasivo e repressivo di venticinque anni fa, ma comunque blindatissima. In compenso c’erano tutte le possibili bandiere: manifestazione colorata, variegata, anche giustamente arrabbiata, organizzata da una vasta rete di movimenti, collettivi, associazioni, spazi sociali, anche grazie alla concomitanza con l’Assemblea No Kings che si è tenuta sabato. E non potevano mancare le testimonianze di Lena Zuhlke e Mark Covell, gli attivisti “internazionali” che subirono il massacro della Diaz 25 anni fa. Il povero Mark anche questa volta non potrà ripartire da Genova con un buon ricordo: causa-caldo è stato colto da un malore ed è stato subito soccorso dal servizio sanitario. I nostri migliori auguri. La manifestazione avrebbe dovuto prendere il via alle 15.30 da Piazza Alimonda, ribattezzata dai collettivi Piazza Carlo Giuliani e invece è stata parecchio ritardata dall’attesa dello “spezzone giovani”, che già dalle 14.30 si era data appuntamento davanti alla scuola Diaz per un’assemblea dal titolo Prima, durante, dopo il G8: quarant’anni di disobbedienza civile nonviolenta promossa da Extintion Rebellion. Lungi dal limitarsi al confronto assembleare, l’appuntamento ha offerto l’occasione per erigere dinnanzi alla scuola una specie di Colonna Infame “a vergogna dei viventi e a monito dei venturi, com’è usanza della città di Genova (…) perché non si possano dimenticare i fatti accaduti nella notte del 21 luglio quando 346 poliziotti in tenuta antisommossa hanno fatto qui una macelleria messicana…” E solo dopo aver completato e debitamente omaggiato l’installazione, solo dopo aver appeso alla cancellata della Diaz un lungo striscione con la scritta Don’t clean up the blood, eccolo in marcia lo “spezzone giovani”, in direzione di Piazza Alimonda: tra i rulli dei tamburi, scandendo lo slogan Noi La Guer Ra Non La Vo Glia Mo! Noi La Guer Ra Non La Vo Glia Mo! qualcuno di loro si è avvicinato al ceppo in ricordo di Carlo Giuliani al centro della Piazza e accanto ai fiori ha deposto anche un estintore. Come quello che lui aveva tra le mani quando è morto. E solo in quel momento, poco dopo le 17, la manifestazione nazionale si è messa in marcia. C’è stato qualche attimo di tensione quando è passata davanti alla sede di Casa Pound e un gruppetto ha eretto un “muro di cartone” proprio davanti all’ingresso della sede dei militanti di estrema destra, con sopra la scritta in pennarello: “Zona denazificata”. Ma non è successo niente e il fiume umano è tranquillamente proseguito per Via Odessa, e poi Via Tolemaide, Piazza delle Americhe, le zone che furono teatro degli scontri venticinque anni fa, prima che tutto precipitasse in tragedia. Non è stato solo una commemorazione, no. Questo era stato già chiaramente detto durante l’Assemblea No Kings di sabato ed è stato ancor più evidente ieri dagli slogan, dagli striscioni, dalla composizione stessa del corteo, dagli interventi durante il percorso e a corteo concluso. Chiarissima la volontà di inaugurare una nuova fase di mobilitazione sui temi dell’opposizione alla guerra, della critica al neoliberismo, del contrasto alla militarizzazione, della solidarietà con la Palestina e della più decisa opposizione al fascismo. “Hanno provato in tutti i modi a screditare e criminalizzare chi nel luglio 2001 scese nelle piazze per rivendicare un nuovo mondo necessario, diverso da quello che allora si stava delineando e che oggi ci sta portando ad una nuova guerra mondiale” leggiamo nel sito del Comitato Promotore di queste giornate.  “La finanza come strumento di coercizione e destabilizzazione. La guerra come strumento per riaffermare il comando e il controllo. (…) Per questi motivi desideriamo che questo giorno sia l’invito ad aderire ad un nuovo percorso di lotta che non ci veda più solo come antagonisti a un sistema ingiusto e sbagliato, ma come protagonisti della costruzione del futuro che vogliamo.” Oggi a partire dalle 14.30 saremo di nuovo tutti e tutte a Piazza Alimonda per l’annuale commemorazione del Comitato Piazza Carlo Giuliani: “Per non dimentiCarlo”. Tra i tanti ospiti ci saranno Maria Elena Delia della Global Sumud Flotilla, Claudia e Silvia Pinelli, l’attivista Lince di Bologna che lo scorso autunno ha perso la vista a causa della violenza delle FFOO, le “Mamme in piazza per la libertà di dissenso” di Torino e i portavoce di tante associazioni genovesi. E ci sarà anche il Sudario di Carnia per la Pace per denunciare il genocidio del popolo palestinese e la strage di bambine e bambini in tanti Paesi del mondo. E tra un intervento e l’altro ci saranno i suoni di vari gruppi musicali che come ogni anno saranno qui: Assalti Frontali, Contratto Sociale Gnu-Folk, Alessio Lega con Guido Baldoni e Rocco Marchi, Marco Rovelli con Paolo Monti, solo per citarne alcuni. La giornata si concluderà alle 20.30 nel Cortile Maggiore di Palazzo Ducale con la proiezione del film Diaz di Daniela Vicari: organizza l’Ordine dei Giornalisti della Liguria e interverrà anche Enrico Zucca, ex pubblico ministero responsabile delle sentenze sui fatti di Bolzaneto e della Diaz. E con domani, martedì, si concluderà un po’ tutto questo ricco programma di iniziative “andando verso il venticinquennale”: * di nuovo alla scuola Diaz Pertini, dalle 17, per il Reading teatrale e presentazione del romanzo Raccontami ogni cosa di Roberto Bertoni; * di nuovo a Palazzo Ducale, Salone del Maggior Consiglio, dalle 20.30 per la presentazione del podcast Il Caso Diaz di Stefano, Nazzi prodotto dalla stessa Fondazione Palazzo Ducale; * per concludere con la fiaccolata che partirà verso le 22 da Piazza Tommaseo, per raggiungere una volta di più la Scuola Diaz, in ricordo di quella notte che ancora oggi Genova non può non ricordare come una ferita aperta, così difficile da rimarginare. Foto di Andrea Mancuso, Marioluca Bariona e Roberto Borri       Daniela Bezzi
July 20, 2026
Pressenza
Quando la legge diventa un nemico. Il caso Roggero e la lenta erosione della democrazia costituzionale
Il caso Mario Roggero non riguarda soltanto la tragica vicenda di un gioielliere condannato definitivamente per avere ucciso due rapinatori mentre erano ormai in fuga. Quel processo rappresenta uno spartiacque culturale e politico. La Corte di Cassazione non ha negato il diritto alla legittima difesa. Ha semplicemente ribadito uno dei principi fondamentali dello Stato di diritto: la forza privata può sostituire quella pubblica soltanto nel tempo strettamente necessario a respingere un’aggressione attuale. Quando il pericolo è cessato, il monopolio della forza torna allo Stato. È questa la linea che separa la giustizia dalla vendetta. Il fascismo non ritorna necessariamente con le camicie nere o con il saluto romano. E il caso Roggero non è soltanto una discussione sui limiti della legittima difesa. È il sintomo di una più ampia torsione culturale nella quale la forza tende a prevalere sul diritto e il consenso viene invocato per delegittimare le garanzie costituzionali[IL] La democrazia non muore quasi mai in un solo giorno. Non viene abbattuta improvvisamente da un colpo di Stato, da un manipolo di militari o da un decreto che sospende la Costituzione. Le democrazie contemporanee si consumano lentamente. Perdono consistenza un pezzo alla volta, fino a quando i cittadini si accorgono che i contrappesi istituzionali non esistono più e che il potere non riconosce più alcun limite. È questa la lezione che il Novecento avrebbe dovuto consegnare definitivamente all’Europa. L’Italia fascista e la Germania nazista non nacquero nel momento in cui Mussolini marciò su Roma o Hitler fu nominato Cancelliere del Reich. Nacquero molto prima, quando si diffuse l’idea che il Parlamento fosse un ostacolo, che i giudici fossero nemici del popolo, che la stampa libera fosse un intralcio e che il diritto dovesse piegarsi alla volontà del capo. Come ricordava Piero Calamandrei, «la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare». È proprio quando le istituzioni sembrano funzionare normalmente che occorre vigilare sulla loro progressiva erosione. Per questo il caso Mario Roggero non riguarda soltanto la tragica vicenda di un gioielliere condannato definitivamente per avere ucciso due rapinatori mentre erano ormai in fuga. Quel processo rappresenta uno spartiacque culturale e politico. La Corte di Cassazione non ha negato il diritto alla legittima difesa. Ha semplicemente ribadito uno dei principi fondamentali dello Stato di diritto: la forza privata può sostituire quella pubblica soltanto nel tempo strettamente necessario a respingere un’aggressione attuale. Quando il pericolo è cessato, il monopolio della forza torna allo Stato. È questa la linea che separa la giustizia dalla vendetta. Eppure, una parte della politica ha reagito come se la sentenza costituisse un’offesa alla volontà popolare. Non è stato contestato soltanto il dispositivo della Corte. È stata messa in discussione la legittimità stessa della magistratura di decidere contro ciò che una parte dell’opinione pubblica riteneva giusto. IL POST DELLA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MELONI SU FACEBOOK Qui emerge il nodo decisivo. Quando il consenso pretende di sostituire la legge, la democrazia costituzionale entra in una zona di pericolo. Le dichiarazioni della Presidente del Consiglio — “Mi aggredisci, mi difendo e dovrei risarcirti io?” — hanno alimentato una rappresentazione emotiva del diritto nella quale il giudizio dei tribunali rischia di essere subordinato alla percezione collettiva. Ma il diritto non può essere governato dagli umori del momento. Norberto Bobbio lo spiegava con estrema chiarezza: «La democrazia è il governo delle regole prima ancora che il governo della maggioranza». Senza regole condivise, la maggioranza smette di essere democratica e diventa arbitrio. Da tempo assistiamo a una progressiva delegittimazione degli organi di garanzia. Il Parlamento viene frequentemente marginalizzato attraverso il ricorso sistematico alla decretazione d’urgenza e ai voti di fiducia. La magistratura viene accusata di fare politica quando esercita il controllo della legalità. Gli organismi indipendenti vengono rappresentati come ostacoli anziché come garanzie. È una dinamica che Luigi Ferrajoli ha descritto efficacemente: «La differenza tra democrazia costituzionale e democrazia plebiscitaria consiste nel fatto che il potere è sottoposto al diritto e non il diritto al potere». Quando i limiti costituzionali vengono rappresentati come un intralcio, la democrazia comincia lentamente a trasformarsi in qualcosa di diverso. Non è necessario abolire formalmente la Costituzione. È sufficiente svuotarla dall’interno. La storia europea insegna che le democrazie raramente vengono distrutte con un solo atto rivoluzionario. Più spesso vengono logorate attraverso un processo graduale di normalizzazione dell’autoritarismo. Negli Stati Uniti Donald Trump ha costruito una parte significativa della propria strategia politica delegittimando magistrati, istituzioni elettorali e stampa indipendente. In Israele il tentativo del governo Netanyahu di ridimensionare il ruolo della Corte Suprema ha provocato una mobilitazione civile senza precedenti. In Europa orientale Viktor Orbán ha teorizzato apertamente la costruzione di una «democrazia illiberale», nella quale il consenso elettorale viene utilizzato per comprimere il pluralismo e ridurre gli spazi di controllo sul potere. Ogni esperienza è diversa e non sono possibili assimilazioni meccaniche. Ma il metodo presenta elementi ricorrenti: concentrazione del potere esecutivo, delegittimazione della magistratura, personalizzazione della leadership, riduzione degli spazi del dissenso, costruzione di un rapporto diretto tra il leader e “il popolo”, presentato come un’entità omogenea che non ammette opposizioni. È qui che il pensiero di Hannah Arendt conserva una straordinaria attualità: «Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra fatti e finzione, fra vero e falso, non esiste più». Quando il dibattito pubblico sostituisce i fatti con la propaganda e le sentenze con gli slogan, la democrazia perde il proprio terreno comune. Ancora più esplicito fu Umberto Eco nel celebre saggio “Il fascismo eterno”: «L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è smascherarlo e puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme».  Il fascismo, dunque, non ritorna necessariamente con le camicie nere o con il saluto romano. Può riaffacciarsi attraverso una cultura politica che esalta il capo, identifica il dissenso con il tradimento, alimenta la paura come strumento di governo, trasforma la sicurezza nell’argomento capace di giustificare ogni compressione delle libertà e considera i controlli costituzionali un ostacolo alla volontà della maggioranza. Steven Levitsky e Daniel Ziblatt, nel loro studio “Come muoiono le democrazie”, osservano che oggi «le democrazie non vengono quasi mai abbattute con un colpo di Stato; muoiono lentamente, attraverso l’erosione delle istituzioni da parte di leader eletti». È un monito che riguarda tutte le democrazie contemporanee. SEQUENZA DELLA RAPINA NELLA GIOIELLERIA DI ROGGERO E L’UCCISIONE DEI DUE RAPINATORI INSEGUITI CON LA PISTOLA IN PUGNO Per questo il caso Roggero non è soltanto una discussione sui limiti della legittima difesa. È il sintomo di una più ampia torsione culturale nella quale la forza tende a prevalere sul diritto e il consenso viene invocato per delegittimare le garanzie costituzionali. Calamandrei ricordava agli studenti milanesi che «la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta; se cade a terra e nessuno la raccoglie, rimane lì». Quelle parole conservano oggi una forza straordinaria. La Costituzione non diffida del popolo. Diffida del potere. Per questo distribuisce le funzioni tra Parlamento, magistratura, Presidente della Repubblica, Corte costituzionale, autonomie territoriali e informazione libera. Non per rallentare il Governo, ma per impedire che qualsiasi Governo possa identificarsi con lo Stato. Quando un esecutivo considera ogni controllo un’invasione di campo, ogni sentenza sgradita una decisione politica e ogni dissenso una manifestazione di ostilità, non siamo ancora fuori dalla democrazia costituzionale. Ma stiamo percorrendo una strada che la storia europea ci invita a osservare con estrema attenzione. La libertà raramente viene perduta tutta insieme. Viene ceduta un diritto alla volta, un contrappeso alla volta, una garanzia alla volta. Ed è proprio quando tutto sembra normale che difendere la Costituzione diventa il primo dovere civile di ogni cittadino. Aurelio Angelini
July 19, 2026
Pressenza
Appello alla città solidale
Appello alla città solidale: Giovedì 30 luglio h 8:30 Colazione popolare a Casale Garibaldi La città pubblica non si vende, il Casale si difende! L'articolo Appello alla città solidale proviene da Casale Garibaldi.
July 15, 2026
Casale Garibaldi
La “giusta misura” della propaganda di “la Repubblica” per TELT
Dal sito NoTav.info pubblichiamo il comunicato prodotto dal movimento, in risposta ad un servizio giornalistico de “la Repubblica”, con il quale – nella visita effettuata al cantiere della TELT  – si racconta lo stato dell’arte dei lavori dell”impresa coinvolta nella realizzazione  del progetto sull’Alta  Velocità in quel di Val di Susa[accì]    Confessiamo una certa invidia. Non capita tutti i giorni di vedere un reportage trasformarsi, senza quasi che il lettore se ne accorga, in un opuscolo promozionale. Nell’articolo che Repubblica dedica al cantiere della Torino-Lione a firma Beniamino Pagliaro non manca nulla: gli eroi, la montagna da conquistare, il futuro radioso, i cattivi e perfino la morale finale. Se non fosse per la testata in cima alla pagina, potrebbe tranquillamente essere una pubblicazione di TELT. Il problema non è raccontare un cantiere, è più che legittimo farlo ci mancherebbe. Il problema è farlo cancellando il conflitto che quel cantiere rappresenta da oltre trent’anni e tutte le sue contraddizioni, chiare e alla luce del sole. Entrare nel cantiere «restituisce la giusta misura», scrive il giornalista. Curioso. Fino a quel momento pensavamo che la misura di un’infrastruttura la dessero i dati, i costi, i benefici, gli impatti ambientali e il confronto democratico. Scopriamo invece che basta una visita guidata organizzata da TELT per trovare quella “giusta”. È questo, in fondo, il cuore dell’articolo. Ancora più sorprendente è il passaggio in cui leggiamo che «è l’uomo che chiede spazio alla natura, si fa strada con la forza dell’ingegno». Sembra di leggere un cinegiornale dell’Istituto Luce. L’uomo che piega la montagna. La natura che deve farsi da parte. L’esplosivo come simbolo del progresso. Solo che siamo nel 2026. Mentre le Alpi perdono ghiacciai, le estati diventano ogni anno più torride e gli eventi estremi si susseguono con una frequenza che ormai nessuno può più fingere di non vedere, c’è ancora chi riesce a raccontare cariche di esplosivo che frantumano una montagna come se fossero il trionfo dell’ingegno umano. Peccato che il reportage dimentichi di raccontare anche l’altra faccia della medaglia. Sul versante francese, ad esempio, il cantiere continua a fare i conti con difficoltà ben diverse dalla retorica del progresso: la talpa Viviana ha incontrato problemi geologici che ne hanno rallentato sensibilmente l’avanzamento e in Val Maurienne continuano a emergere preoccupazioni per gli effetti dei lavori sulle risorse idriche. Non sono dettagli: sono parte della storia. Eppure, nell’epopea raccontata da Repubblica, non trovano spazio. L’ingegno sarebbe un’altra cosa. Sarebbe raccontare anche ciò che non funziona. Sarebbe chiedersi se quest’opera serva davvero. Sarebbe avere il coraggio di dire che forse la migliore infrastruttura è quella che non devasta altro territorio quando esiste già una linea ferroviaria internazionale largamente sottoutilizzata. Sarebbe misurare il progresso non in metri di galleria scavati, ma nella capacità di evitare opere inutili. Poi arriva uno dei passaggi più surreali dell’articolo. Ci viene spiegato che il progetto è stato modificato perché «il territorio non era d’accordo (ed è stato ascoltato)». Ascoltato? Il territorio non ha mai chiesto qualche ritocco progettuale. Il territorio ha chiesto l’opzione zero. Ha chiesto di non costruire una nuova linea perché quella esistente ha ancora enormi margini di utilizzo. Dire che il territorio è stato ascoltato perché sono state cambiate alcune parti del progetto è come sostenere che una persona sia stata ascoltata dopo averle risposto: “Ti ho sentito, ma faccio comunque quello che avevo deciso.” C’è poi un altro particolare che colpisce. L’articolo parla di un’opera «realizzata al 30%» e di «50 chilometri già scavati», senza spiegare al lettore che cosa significhino davvero questi numeri. In quella percentuale rientrano anche opere preparatorie e gallerie di servizio, mentre il tunnel di base è ben lontano dall’immagine di un’opera ormai avviata verso il traguardo che il reportage suggerisce. Anche i numeri, quando vengono privati del loro contesto, possono diventare uno strumento di narrazione. Ma il passaggio che più colpisce è forse un altro. Da una parte, quella francese, ci sarebbe stata una protesta “dignitosa”. Dall’altra, quella valsusina, ridotta a “totem politico”, “violenti”, “residui”. Da quando Repubblica distribuisce patenti di dignità ai movimenti sociali?  Chi stabilisce quale protesta è degna e quale no? Un quotidiano dovrebbe raccontare un conflitto, non assegnare pagelle morali a chi dissente. Soprattutto quando quel dissenso dura da oltre trent’anni, ha coinvolto migliaia di persone, amministratori locali, tecnici, ricercatori, comitati e intere comunità. Infine arriva l’argomento che non manca mai: i No Tav usano l’Alta Velocità e poi si lamentano se il treno non raggiunge i 300 chilometri orari. Davvero questo sarebbe il livello del dibattito? Nessuno ha mai contestato l’esistenza dei treni. Nessuno è contrario al progresso. Il movimento No Tav contesta un’opera precisa, per ragioni precise: la sua utilità, il suo impatto ambientale, il suo costo economico e il fatto che esista già una linea ferroviaria internazionale ampiamente sottoutilizzata. Ridurre tutto a una caricatura serve soltanto a evitare il confronto nel merito. È una vecchia tecnica di delegittimazione: invece di discutere gli argomenti, si costruisce uno stereotipo dell’avversario e lo si prende in giro. Per oltre trent’anni il movimento No Tav è stato accusato di fare propaganda, poi si legge un articolo come questo e diventa difficile capire dove finisca il giornalismo e dove cominci la comunicazione di una grande opera. Un quotidiano nazionale dovrebbe raccon tare anche ciò che disturba il racconto ufficiale: i dati che non tornano, le criticità ambientali, le ragioni del dissenso, i dubbi sull’utilità dell’opera. I soldi che non ci sono e che l’Europa non darà mai. Quando tutto questo scompare e rimane soltanto un’epica del cemento, della montagna da conquistare e del futuro già scritto, non siamo più davanti a un reportage. Siamo davanti a un’operazione di costruzione del consenso. Ed è questo l’aspetto più inquietante dell’intera vicenda. Contenti voi! Redazione Torino
July 15, 2026
Pressenza
La storia dell’archivio del G8. Che non si trova a Genova ma a Bologna, accolto dal Vag61
Lo spazio autogestito nel quartiere Cirenaica ha salvato l’immenso archivio del controvertice del 2001, che ha dovuto cambiare Regione per il disinteresse delle istituzioni. Centinaia di documenti, fotografie e video, fondamentali anche nei processi, sono custoditi dal febbraio 2021 nel Centro doc intitolato a Francesco Lorusso e Carlo Giuliani. Non è un semplice magazzino ma un luogo che incrocia il lavoro storico, la ricerca e la costruzione del conflitto_ “Non sono passati due anni dal G8 di Genova ma venticinque. Ci sono stati dei processi che hanno accertato una verità, per quanto parziale, che fa parte della nostra storia. E questa storia ci dice che Genova non ha voluto accogliere l’archivio del G8 che ora si trova a Bologna”. Per più di dieci anni il documentarista Carlo Bachschmidt ha raccolto insieme ai volontari della Segreteria legale del Genoa social forum articoli, documenti e testimonianze utili alla difesa dei manifestanti coinvolti nei processi sulle giornate di luglio 2001: 310 faldoni contenenti gli atti dei processi -quello contro i manifestanti accusati di devastazione e saccheggio, quelli per i fatti della scuola Diaz e della caserma di Bolzaneto- una rassegna stampa composta da 6.275 articoli di giornale e ore e ore di materiale audiovisivo. Un patrimonio enorme che, terminati i processi e dopo i tentativi falliti con il Comune e l’Università di trovargli una sistemazione, nel 2021 è stato trasferito a Bologna. Oggi la memoria di Genova è custodita tra gli scaffali del Vag61, da più di vent’anni un riferimento della cultura indipendente bolognese. Nel cuore del quartiere Cirenaica, in quella stessa via Paolo Fabbri che Francesco Guccini cantava negli anni Settanta, il Vag61 porta avanti progetti di cooperazione sociale guidati dai principi del mutualismo e dell’autogestione. Ha ospitato eventi in collaborazione con Mediterranean saving humans, ha dato vita al portale di informazione Zeroincondotta e ha creato il Centro di documentazione dei movimenti Lorusso-Giuliani, dove cinque anni fa sono confluiti i materiali relativi a Genova. “Il Centro doc esiste dal 2004 e lo abbiamo dedicato a due ragazzi entrambi uccisi in manifestazioni di piazza”, spiega Valerio Monteventi, attivista del Vag61 e volto storico della militanza bolognese. “Francesco Lorusso è stato ucciso da un carabiniere durante una manifestazione studentesca a Bologna, nel 1977, Carlo Giuliani durante il controvertice di Genova nel 2001. Seppur siano due momenti distanti tra loro, c’è una continuità nelle forme e nei contenuti di quelle lotte. Io -continua Monteventi, con la lucidità di chi ha vissuto le stagioni più calde dell’Italia repubblicana- ero un adolescente nel 1968, un ragazzo nel 1977 e un uomo nel 2001. Chi come me è stato testimone di quei momenti non era soddisfatto del modo in cui i media raccontavano le proteste, con descrizioni banali e strumentali. Così abbiamo iniziato a raccogliere volantini, fanzine, riviste pubblicate dalla fine degli anni Sessanta in poi, per restituire la ricchezza culturale di quegli anni”. Da questa raccolta, iniziata casa per casa, è nato il Centro doc, “che non è un archivio -specifica Monteventi- perché non è stato pensato come un museo della resistenza movimentista ma come una struttura viva, dove la trasmissione della memoria serva a rafforzare il presente. Dopo tutti questi anni -conclude- sono ancora convinto che si possa fare politica senza avere un partito alle spalle”. A ricostruire il viaggio delle testimonianze di Genova, prima del loro arrivo al Vag, è Nicola Pezzi che ogni martedì sera si ritrova insieme ai volontari e ai tirocinanti dell’Università di Bologna per continuare la digitalizzazione avviata dalla Segreteria legale. “Siamo stati contattati da Bachschmidt in pieno lockdown -racconta Pezzi con alle spalle una parte dei 300 faldoni blu che contengono le copie degli atti processuali-. Ci conosciamo perché qui ogni anno ospitiamo iniziative su Genova. Dopo la chiusura dei processi, nel 2012, l’attenzione era calata e lui era rimasto solo ad occuparsi dell’archivio. Ha continuato per qualche anno ma quando il contratto di locazione dell’ufficio è scaduto, si è rivolto alle istituzioni genovesi. Di fronte al loro disinteresse, su consiglio di Heidi Giuliani, che ci aveva affidato la documentazione relativa all’uccisione del figlio Carlo, si è rivolto a noi. Così nel febbraio del 2021 siamo andati a prelevare il materiale a Genova”. Nei faldoni c’è il lavoro di avvocati e volontari che negli anni hanno analizzato migliaia di video, fotografie e comunicazioni radio per prepararsi alle udienze dei processi. Il G8 di Genova, infatti, è stata la prima grande manifestazione in Italia ad essere ripresa da ogni lato e questo ha prodotto una quantità sterminata di materiale che è stata utilizzato, prima, per identificare parte dei manifestanti e accusarli di aver “devastato” la città; dopo, per smentire le ricostruzioni ufficiali e dimostrare l’uso ingiustificato e sproporzionato della forza da parte delle autorità. Questo ha reso possibile anche l’accertamento giudiziario dei pestaggi nella scuola Diaz e delle violenze avvenute nella caserma di Bolzaneto. “La scannerizzazione degli atti dei processi è un lavoro lungo ma necessario -continua Pezzi-. Su internet mettiamo solo gli indici perché ci teniamo al rapporto con le persone. Genova ci permette di fare dei ragionamenti sul presente e questo è il senso di un archivio militante. Tutto quello che conserviamo qua è una base per le lotte attuali”. Il movimento del Sessantotto, quello del Settantasette, il processo del 7 aprile 1979 contro i vertici dell’Autonomia operaia, il fondo del poeta Roberto Roversi e la stagione dei Social forum conclusasi con Genova: il patrimonio custodito tra le pareti del Vag61 è immenso e attraversa mezzo secolo di storia. “Dal 2021 sono passati da qui 94 studenti, anche dall’estero. Ne sono venuti fuori -racconta Pezzi con orgoglio- molti lavori di tesi. Abbiamo ospitato una compagnia teatrale francese, fatto laboratori con le scuole e siamo finiti in un podcast sul ventennale di Genova”. Tante soddisfazioni che, però, non hanno destato grande attenzione a livello istituzionale. “Nel 2015 la Soprintendenza dei beni archivistici dell’Emilia-Romagna, che è un organo di Stato, ha riconosciuto il valore storico dell’archivio ma è un atto puramente simbolico. Dal Comune di Bologna non è arrivato nulla”. Nemmeno quando si è arricchito del materiale arrivato da Genova. Anche Carlo Bachschmidt, che negli anni si è interfacciato più volte con le autorità del capoluogo ligure, si è interrogato su questo silenzio: “Io non cercavo un semplice magazzino dove lasciare il materiale -spiega- ma un soggetto che finanziasse un lavoro storico. Se questo progetto dell’archivio non è andato in porto è perché, da una parte, noi del movimento non abbiamo trovato una sintesi delle nostre posizioni; dall’altra però il Comune ha lasciato cadere la questione. In realtà l’allora direttrice dell’archivio di Genova si era interessata ma il problema non era tecnico, bensì politico: una volontà dell’amministrazione non di rifiutare il progetto ma di disinteressarsene. A quel punto, dopo anni, ero stanco di ribadire che quello era un pezzo della storia di Genova. Così mi sono rivolto ai bolognesi”. una delle tavole del fumetto di Christian Mirra Quel lavoro di memoria, oggi, lo porta avanti il Vag61, nella convinzione che i temi delle piazze di Genova siano ancora attuali: la privatizzazione della sanità, la precarietà lavorativa, la denuncia di un mondo in cui le merci circolano liberamente mentre si innalzano muri contro le persone. Gestito interamente dal basso, il fondo “Lorusso-Giuliani” permette di studiare i fatti di Genova a partire dalla verità scritta delle sentenze, e interrogarsi su ciò che di questa verità rimane fuori. L’archivio custodisce anche la documentazione relativa all’omicidio di Carlo Giuliani, avvenuto il 20 luglio 2001, per il quale non c’è mai stato nessun processo. “L’accusa è stata archiviata -spiega Monteventi- perché il carabiniere che sparò, Mario Placanica, fu prosciolto per legittima difesa e uso legittimo delle armi. Allo stesso modo, il collega che nel 1977 uccise Francesco Lorusso, fu protetto dalla Legge Reale del 1975. Oggi questa legge è ancora in vigore, anzi è stata inasprita dall’ultimo “Decreto sicurezza”. Il problema è che lo Stato, a prescindere dai governi, continua ad affrontare la conflittualità sociale con una logica emergenziale e del nemico, sia esso un militante o un migrante”. altreconomia
July 15, 2026
Pressenza
Palestina in Sardegna: al via la decima edizione
Il 17 e il 18 luglio, al Lazzaretto di Sant’Elia a Cagliari, due giornate dense di appuntamenti e incontri per far conoscere alla popolazione sarda una parte della cultura palestinese e, allo stesso tempo, promuovere un confronto con le espressioni artistiche e culturali della Sardegna. CAGLIARI, 10 luglio 2026 – Ritorna Palestina in Sardegna, rassegna organizzata dall’Associazione Culturale Amicizia Sardegna Palestina ODV con il patrocinio del Comune di Cagliari. Giunta alla X edizione, il 17 e 18 luglio, nello spazio del Lazzaretto in via dei Navigatori n.1 a Cagliari, due giornate dense di appuntamenti e incontri per far conoscere alla popolazione sarda una parte della cultura palestinese e, allo stesso tempo, promuovere un confronto con le espressioni artistiche e culturali della Sardegna. Quest’anno due ospiti d’eccezione: Yousri Alghoul, scrittore, saggista e attivista culturale palestinese, nato nel 1980 nel campo profughi di Al-Shati a Gaza City, laureatosi all’Università di al‑Azhar di Gaza, sopravvissuto al genocidio e Samih Almadhoun, giovane musicista di Gaza, di recente uscito dalla Striscia, studente del Conservatorio che per la prima volta si esibirà a Cagliari. “Anche in questa decima edizione gli obiettivi della rassegna sono quelli di far conoscere alla popolazione sarda una parte della cultura araba, palestinese nello specifico – spiega Fawzi Ismail, presidente dell’Associazione-. Nelle due giornate si terrà una breve rassegna letteraria con presentazione di testi di autori arabi e di scrittori e saggisti che hanno scritto sulla Palestina e sul Medio Oriente, un’anteprima della proiezione di un film del cinema arabo palestinese, uno spettacolo di teatro e un concerto musicale con artisti locali. Vogliamo approfondire alcuni temi della letteratura e del cinema palestinese, che in questo momento storico ci ricordano, con la forza delle testimonianze in prima persona di autori e registi, di cui alcuni scampati al massacro, cosa significhi vivere a Gaza, con un genocidio in corso, sotto l’offensiva coloniale di Israele: la rassegna è un’occasione per riflettere su cosa stia accadendo impedendoci così di distogliere lo sguardo in segno di solidarietà e supporto al popolo palestinese”. Il programma delle due giornate Si parte Venerdì 17 luglio 2026, alle ore 18.30, con l’introduzione alla rassegna con Fawzi Ismail e la presentazione del libro Hanno ucciso habibi, di Shrouq Aila,  a cura di Ibtissam Jayed. Shrouq Aila, giornalista pluripremiata, ci racconta cosa vuol dire vivere ancora a Gaza attraverso la sua storia, quella di una donna che cerca di crescere una figlia da sola, nella morsa della carestia e sotto il fuoco degli incessanti bombardamenti israeliani. Hanno ucciso habibi è anche la testimonianza della resilienza umana e del coraggio di un popolo la cui determinazione a ricostruire il proprio futuro sulle macerie rimane incrollabile. Le letture di brani scelti sono a cura Guido Cadoni.  Alle 19.30 presentazione del libro La Rosa di Gaza, incontro con uno degli autori, Luca Crastolla che dialoga con Aldo Nicosia, scrittore e docente di Lingua e Letteratura Araba presso l’Università di Bari e inoltre membro della giuria al Festival del Cinema Africano di Verona e all’International Festival of Documentary di Khourigba, in Marocco. Il volume dà voce a dieci donne palestinesi – studentesse, professioniste, madri – che narrano dall’interno l’esperienza quotidiana dell’assedio, della guerra e della sopravvivenza. A seguire, la presentazione del libro Nel dolore di Gaza alla presenza dell’autore Yousri Alghoul che dialoga con Claudia Ortu, docente di lingua inglese all’università di Cagliari.  Il libro, scritto durante una delle fasi più violente e distruttive dell’offensiva coloniale contro la popolazione palestinese della Striscia, non si presenta come un diario né come una cronaca ordinata degli eventi, ma come un insieme di testimonianze che nascono dall’esperienza vissuta e la trasformano in parola e immagine. Chiude la serata alle 21.30 la proiezione del film To a Land Unknown di Mahdi Fleifel, regista danese-palestinese diplomatosi nel 2009 presso la National Film & TV School del Regno Unito. Il film, dopo la presentazione nella Quinzaine a Cannes, ha collezionato 30 premi internazionali girando 150 festival in 60 paesi diversi. Ha ricevuto attestazioni di stima da personalità come Ken Loach, e lodi per come descrive in maniera schietta e diretta la condizione esistenziale di individui che si trovano a veder vacillare la loro stessa identità, sospesi in un limbo senza patria e senza destinazione conosciuta Sabato 18 luglio aprirà la rassegna, alle ore 18.30, la presentazione del dossier “Soffocare la macchina bellica”  a cura dei Giovani Palestinesi d’Italia. A seguire, la presentazione del libro Il segreto dell’olio e della spada, di Walid Daqqa a cura di  Aldo Nicosia che dialoga con Omar Suboh. Il volume riunisce due racconti, scritti in carcere dal martire palestinese Walid Daqqa (1961-2024): Il segreto dell’olio, 2018 e Il segreto della spada, 2021. I segreti contenuti nell’olio e nella spada diventano chiavi per la conoscenza delle radici culturali e dell’identità, da trasmettere alle nuove generazioni. Con i due racconti, Daqqa esprime la creatività di una fiction che mima la vita, e viceversa, ed afferma così la resistenza palestinese all’occupazione e al genocidio in corso. Alle 20 va in scena il monologo teatrale liberamente tratto dal libro Su Pessotimista di M. Bakri con Guido Cadoni, giornalista e conduttore televisivo. Su Pessotimista è la traduzione in sardo campidanese realizzata da Michele Zurru, con la supervisione di Wasim Dahmash, saggista, docente e traduttore dall’arabo all’italiano, del monologo teatrale al-Mutasha’il di Mohammad Bakri, a sua volta ispirato al celebre personaggio creato dallo scrittore palestinese Emil Habibi nel romanzo Il pessotimista. In questo monologo dissacrante e beffardo, il pessottimista racconta le strane avventure che lo hanno portato a vivere come quei palestinesi invisibili, rimasti in Palestina, che fingono di essere docili e ingenui, passano la vita a sopportare e a barcamenarsi, ma alla fine dovranno fare i conti con la ribellione dei figli. Come tutti gli anni, sarà possibile, con una sottoscrizione di 15 euro, (prenotazione whatsapp entro il 16 luglio al numero 333 260 2120) partecipare alla cena degustazione palestinese accompagnati dalla ISLA SOUND Dj Set & SISTA NAMELY e note di Gaza con l’Oud di Samih Al Madhoun. Chiude la rassegna il concerto di Dr.Drer & Crc Posse che presentano il nuovo disco “Fogu”, metafora del fuoco per rappresentare l’energia di cui ha bisogno la Sardegna per risollervarsi. La rassegna è patrocinata dal Comune di Cagliari; la Direzione artistica musicale è di Fabrizio Lai. Redazione Sardigna
July 14, 2026
Pressenza
Mario Paciolla, settimo anno senza giustizia
Per ricordare alla Città, alla Regione, al Governo e a tutte le Istituzioni che un giovane operatore di Pace, scomparso in Colombia nel 2020, ancora attende Verità e Giustizia, ci vediamo mercoledì 15 luglio alle 18.00 all’ex Asilo Filangieri al Vico Maffei 4, Napoli. Sarà una serata di musica e parole, immagini e pensieri, per ricordare a tutti che l’Italia deve impegnarsi e chiedere alle Nazioni Unite di collaborare nelle indagini per stabilire cosa ha veramente determinato la fine di Mario Paciolla, che era in servizio nella missione ONU in Colombia. Lo chiedono con fermezza i genitori Pino e Anna Motta, le sue sorelle, i suoi familiari, gli amici del Comitato e tutti coloro che hanno conosciuto e apprezzato Mario per la sua esuberante umanità. Da Napoli parte un grido di giustizia che non può e non deve fermarsi davanti all’indifferenza delle nostre istituzioni. Lo dobbiamo a tutte le vittime cadute mentre lavoravano per la Pace, per la solidarietà, per l’informazione e per la cultura, uomini e donne che non devono essere dimenticati, ma onorati con l’accertamento della verità sulla loro fine. Saremo in tanti mercoledì sera a Napoli e non ci fermeremo. Festival Del Cinema dei Diritti Umani di Napoli Redazione Napoli
July 14, 2026
Pressenza
Collettivo di Fabbrica – Lavoratori Gkn: “Salpiamo contro il riarmo!”
“Salpare ora: chi vuole essere vento, sarà cambiamento Gli altri, semplicemente, a furia di invisibilizzarci, non ci vedranno arrivare”. Questa la sintesi dell’assemblea a Villa Montalvo, indetta – dopo 1829 giorni di presidio permanente – nei giorni scorsi dal Collettivo di Fabbrica/Lavoratori Gkn Firenze, per decidere come salpare insieme a tutte le realtà di movimento (associazioni, cers, collettivi) che hanno aderito: “Non possiamo più permetterci di aspettare niente e nessuno. Gettiamo il cuore oltre l’ostacolo e salpiamo!”[accì] Salpare ora: chi vuole essere vento, sarà cambiamento. Gli altri, semplicemente, a furia di invisibilizzarci, non ci vedranno arrivare! di seguito i dieci punti del documento assembleare. 1. Migliaia di persone che continuano a radunarsi di fronte a una fabbrica dopo 5 anni, sfidando i tempi della cronaca, della routine, del “così vanno le cose di solito”, sono un patrimonio collettivo. Sono quella voglia di farla pagare al capitale che ci protegge. Protegge chi subirà una sorte simile a noi. Abbiamo fatto il nostro dovere di classe. Le forze organizzate che erano *volutamente* assenti (e non quindi per i mille impegni che giustamente abbiamo tutte/i da onorare), si autodefiniscano come vogliono, probabilmente non l’hanno fatto fino in fondo. 2. Una assemblea abbondantemente oltre le 600 persone con 45 interventi, in una calda domenica di luglio per discutere di come avviare un piano industriale dal basso contro i vuoti del capitale e le complicità istituzionali, rappresenta la nascita di un esperimento sociale con pochi precedenti nel paese. Nasce ufficialmente una assemblea di azionisti popolari che è di indirizzo politico, sociale, tecnico, ecologico. 3. Dal concerto fino all’assemblea, questi 5 anni sono un inno alla convergenza. Non integruppo, non accordo tra diplomazie, tra burocrazie, tra vertici, non semplice rete ma tessuto di lotte sociali, internazionaliste, sindacali ambientali ecc. 4. C’erano mille modi, mille momenti in cui da individui potevamo uscire di scena. Con in mano una finta vittoria, con qualche tornaconto magari, sicuramente senza che nessuno potesse minimamente rimproverarci nulla. E invece teniamo aperta la prospettiva: non è solo caparbietà sociale, non è solo fatica, ma anche un esercizio di “intelleggibilità”. Finchè siamo di fronte agli occhi di tutti, la nostra traiettoria è visibile, studiabile, criticabile, discutibile. 5. Noi siamo quelli in discussione sempre e comunque, da criticare finanche nei dettagli, sotto gli occhi di tutti, perché socializzeremo tutto, anche il fallimento. Non possiamo promettere successo, ma di fallire meglio sì. 6. Non salpiamo nel mercato ma contro il mercato. E’ un mare che non ci appartiene dove tutto è sbagliato. Sarà la maturità collettiva della discussione che faremo a stabilire cosa sia compromesso accettabile e cosa svendita. Andiamo insieme all’inferno per imparare a distinguere ciò che inferno non è. Non c’è altra rotta. 7. Equipaggi di mare e equipaggi di terra sono stati insieme in questi due giorni. Come in terra, così in mare e viceversa quaggiù è una pratica, non uno slogan. 8. E salpiamo contro il riarmo. Perché riteniamo fondamentale fermare il riarmo nelle servitù militari, o nella logistica di guerra. Ma se non si crea immaginario collettivo alternativo al riarmo nella produzione, prima o poi la logistica troverà il modo di spostare ciò che la produzione produce in sempre maggiore quantità. 9. La campagna di azionariato popolare è oggi a circa 1.200.000 euro. Si può continuare ad aderire come socie e soci finanziatori alla cooperativa, si può iscriversi alla Società Operaia di Mutuo Soccorso. Questa reindustrializzazione può fallire e le lotte sociali andrebbero avanti comunque: ma l’occasione sarebbe persa e i rapporti di forza più sfavorevoli. Per quello, non abbiamo paura di cadere, ma aiutiamoci a stare in piedi. 10. Ci avete logorato per 5 anni, e la vostra unica e sola ossessione è stata: sgomberare il Collettivo di Fabbrica. Ora stiamo salpando e forse ritenete che questo sia un passaggio “pacifico”. Non avete capito che stiamo venendo a sgomberarvi noi. Potevate rimetterci semplicemente a produrre. Vi siete creduti furbi nel raggirare per 5 anni la nostra classe sociale. Ci avete solo indicato dove e come crescere. Redazione Italia
July 14, 2026
Pressenza
«Gli assetati di Sicilia attendono acqua e giustizia»: ARS, se ci sei batti un colpo
Decenni di ritardi, omissioni, errori di programmazione e una gestione frammentata hanno progressivamente compromesso un diritto fondamentale dei cittadini: quello all’acqua. Non è più tollerabile assistere a turnazioni dell’acqua che durano settimane, mentre sulle montagne della Sicilia continuano a operare senza particolari difficoltà importanti concessioni per l’imbottigliamento dell’acqua minerale. È una contraddizione che impone un’approfondita verifica sull’utilizzo della risorsa idrica e sulle priorità fissate dalle istituzioni. Una Commissione d’inchiesta dell’Assemblea Regionale Siciliana dovrebbe ricostruire le cause della crisi, individuare le responsabilità politiche, amministrative e gestionali e formulare un piano di riforma dell’intero sistema idrico regionale. Sul modello di quando avvenne con la Commissione d’indagine Grappelli istituita dal ministero dei Lavori pubblici quindici giorni dopo la frana che colpì Agrigento a luglio del 1966[il]    La gravissima crisi idrica che sta colpendo la Sicilia, e in particolare la provincia di Agrigento con il caso emblematico di Maddalusa, non può più essere affrontata esclusivamente come un’emergenza contingente. Essa rappresenta il risultato di decenni di ritardi, omissioni, errori di programmazione e di una gestione frammentata che ha progressivamente compromesso un diritto fondamentale dei cittadini: quello all’acqua. Per questa ragione è indispensabile che l’Assemblea Regionale Siciliana promuova l’istituzione di una Commissione regionale d’inchiesta con il compito di ricostruire le cause della crisi, individuare le responsabilità politiche, amministrative e gestionali e formulare un piano di riforma dell’intero sistema idrico regionale. Non è più tollerabile assistere a turnazioni dell’acqua che durano settimane, mentre sulle montagne della Sicilia continuano a operare senza particolari difficoltà importanti concessioni per l’imbottigliamento dell’acqua minerale. È una contraddizione che impone un’approfondita verifica sull’utilizzo della risorsa idrica e sulle priorità fissate dalle istituzioni. La Commissione dovrà inoltre accertare le ragioni per cui numerosi invasi non sono mai stati completati, molte dighe risultano ancora prive delle opere di adduzione e distribuzione, le reti idriche disperdono enormi quantità d’acqua e numerosi Comuni continuano a registrare gravi inefficienze gestionali, compresa la mancata diffusione dei contatori idrici. È giunto il momento di avviare una profonda riforma del sistema di governance dell’acqua, eliminando inutili sovrapposizioni burocratiche e semplificando il quadro organizzativo. La gestione deve essere improntata a efficienza, trasparenza e responsabilità, affinché ogni Comune possa garantire ai propri cittadini un servizio moderno e affidabile. Le responsabilità di questa situazione affondano le loro radici anche nelle scelte compiute nel passato, a partire dallo scioglimento della Cassa per il Mezzogiorno e, successivamente, con la fine dell’Intervento Straordinario che hanno  rappresentato strumenti essenziali per affrontare il deficit infrastrutturale del Sud. Tutti elementi che, unitamente all’uso disinvolto dei Fondi di Coesione Territoriale, sono concause del progressivo ampliamenti del divario, mentre la Sicilia ha continuato a pagare un prezzo elevatissimo in termini di mancati investimenti e opere incompiute. Emblematico è il caso di Agrigento, dove, nonostante le notevoli risorse messe a disposizione dal Pnrr e gli ingenti investimenti pubblici connessi all’anno di Capitale italiana della Cultura, continuano a permanere criticità strutturali che incidono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini. La Commissione non dovrà limitarsi agli aspetti penalmente rilevanti ma Il suo obiettivo dovrà essere quello di ricostruire l’intera vicenda sotto il profilo storico, amministrativo e politico, affinché i cittadini conoscano come siano state impiegate le risorse pubbliche destinate al sistema idrico siciliano e perché tanti interventi siano rimasti incompiuti. Esiste un precedente che dimostra come lo Stato abbia già saputo reagire a situazioni straordinarie. Dopo la frana che colpì Agrigento il 19 luglio 1966, il ministro dei Lavori Pubblici istituì, il 3 agosto dello stesso anno, una Commissione d’indagine (Grappelli) incaricata di accertare le responsabilità del dissesto urbanistico e di formulare proposte per evitare il ripetersi di simili tragedie. Oggi la Sicilia ha bisogno dello stesso coraggio istituzionale. La questione dell’acqua non riguarda soltanto la gestione di un servizio pubblico: riguarda la dignità delle persone, la salute, l’agricoltura, il turismo, lo sviluppo economico e la stessa credibilità delle istituzioni. Non è più tempo di rinvii. È il momento della verità, della trasparenza e delle responsabilità. Gli assetati di Sicilia attendono giustizia prima ancora che acqua. Le istituzioni hanno il dovere di rispondere. Redazione Sicilia
July 14, 2026
Pressenza