
Accolti sulla carta, ma abbandonati in strada: il TAR di Parma condanna la prassi della Prefettura
Progetto Melting Pot Europa - Friday, April 3, 2026“I diritti non possono aspettare i tempi della burocrazia”. Con questa motivazione netta, il TAR di Parma ha censurato la strategia della Prefettura che riconosceva formalmente il diritto all’accoglienza ai richiedenti asilo, lasciandoli però di fatto senza un posto letto, cibo o assistenza.
A renderlo noto è il CIAC – Centro immigrazione asilo e cooperazione di Parma e provincia che insieme all’Avvocato Calogero Musso supportano fin dall’inizio i richiedenti asilo lasciati fuori accoglienza. Questa vittoria, infatti, è il risultato di un impegno corale di un team legale formato dall’avvocato e dal monitoraggio e dall’accompagnamento costante degli operatori legali di CIAC.
Da mesi, scrive l’associazione per spiegare la vicenda, molti richiedenti asilo a Parma vivono in un limbo assurdo: la Prefettura accoglie la loro domanda ma rimanda l’ingresso nelle strutture a data da destinarsi. La giustificazione usata è spesso la mancanza di posti o la necessità di dare priorità ai nuovi arrivi via mare.
È la categoria – precisa l’associazione – degli “accolti ma non accolti“: persone con un diritto riconosciuto per legge, ma condannate all’invisibilità e alla strada. La sentenza è di interesse generale perché quanto accade a Parma non è un fatto isolato, ma sono prassi che avvengono in quasi tutte le città italiane.
La sentenza: l’assistenza deve essere immediata
Il Tribunale Amministrativo – sottolinea Ciac – ha stabilito che le difficoltà organizzative non sono una scusa per negare la dignità umana. L’Amministrazione ha l’obbligo di attivarsi immediatamente per garantire i livelli minimi di assistenza.
Eventuali esigenze organizzative o temporanee indisponibilità di posti non esonerano l’Amministrazione dall’obbligo di attivarsi per assicurare […] le condizioni materiali minime di accoglienza.
Sentenza del TAR Parma
«È una vittoria che ribadisce un principio fondamentale: lo Stato non può fare promesse a vuoto», dichiara Michele Rossi, Direttore di CIAC. «Il nostro impegno ora è garantire che nessuna persona sia più lasciata in strada con un provvedimento di accoglienza inutile in tasca».
Cosa succede ora?
La battaglia prosegue. Il Tribunale ha già fissato l’udienza pubblica per il 16 settembre 2026. In quella sede si discuterà la richiesta di risarcimento del danno per i giorni passati ingiustamente senza assistenza.
«Non resteremo a guardare. Saremo sempre al fianco delle persone migranti per pretendere il rispetto della legge, diritto negato per diritto negato. Questa sentenza è un richiamo alla responsabilità per tutta la nostra comunità. Invitiamo la cittadinanza a mantenere alta l’attenzione: il rispetto dei diritti di tutti e tutte è l’unico fondamento possibile per una società che si dice davvero democratica», conclude la nota di CIAC.
T.A.R. per l’Emilia-Romagna, ordinanza del 25 marzo 2026