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Al Centro Malaguzzi di Reggio Emilia: esercito israeliano, principessa del Galles e parmigiano
PARTE 1. LA REGGIO CHILDREN INTERNATIONAL NETWORK E L’ESERCITO ISRAELIANO La segnalazione all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università relativa a diversi post pubblicati sulla sua pagina Facebook dall’antropologo e attivista Cosimo Pederzoli, ci porta a Reggio Emilia. Il problema, oggetto dell’invio, me lo spiega Pederzoli stesso, in risposta a una e-mail in cui gli chiedo approfondimenti. Riporto le sue parole: > «In sintesi la questione è la seguente: quali rapporti ha ReggioChildren Srl > con istituti e insegnanti pro-Israele? In che modo vengono organizzate queste > relazioni? Ovviamente, il giudizio non è rivolto a scuole ebraiche in quanto > tali ma al coinvolgimento in attività di supporto all’esercito. Il mio focus è > stato diretto, negli ultimi due anni, verso il network “Narea”, ossia il North > American Reggio Emilia Alliance. > La rete delle scuole, ma anche di organizzazioni più ampie, che si ispira al > Reggio Approach e che si forma a Reggio Emilia, ospiti al Centro > Internazionale Loris Malaguzzi, sotto forma di “Study Groups”, facendo > ufficialmente parte del “Reggio Children International Network” (creato nel > 2006). All’interno di questo Network ci sono, prima e dopo il 7 ottobre, > scuole ebraiche statunitensi molto attive nella propaganda pro-israeliana, a > volte schierate direttamente con l’IDF. > Avevo già fatto notare l’anno scorso le stesse dinamiche, venne sospesa una > collaborazione (solo perché a ridosso della visita in città dell’Albanese, la > mia segnalazione era precedentemente caduta nel vuoto 6 mesi prima). [ndr: qui > i link agli articoli di allora RaiNews, Il Resto del Carlino, Reggionline]» Sembra, ad un certo punto, che da Reggio Children arrivi una tenue smentita, soprattutto in relazione alla vendita del marchio alle scuole israeliane, eppure Pederzoli segnala nuovamente alcune foto sulla sua pagina che documentano la presenza di soldati israeliani a Reggio. Continua il giornalista: «Ho svolto poi una ricerca per capire se la “revisione delle collaborazioni” che era stata promessa fosse avvenuta ma è emerso che all’interno del “Reggio Children International Network“, proprio nello Study Group Narea, sono presenti scuole americane ebraiche che continuano a sponsorizzare Israele e l’IDF. Questi istituti comprendono la fascia early childhood / superiori, quindi la foto [nota mia: con due ragazzine di età superiore alla fascia 0/6] che ho pubblicato è stata scattata recentemente in una di queste scuole facenti parte del network Reggio Children.» Pederzoli, impegnato in vari campi (i senza fissa dimora; i minori non accompagnati; le situazioni di sfruttamento del lavoro; il genocidio in Palestina), sottolinea la disattenzione della sinistra – in una città e in una regione storicamente legate alla sinistra storica – verso i temi che stanno al cuore del suo lavoro e nello specifico per il caso riguardante il fiore all’occhiello dell’Amministrazione Comunale, le scuole Reggio Children 0/6, compromesse con le quelle israeliane. Aggiunge che la pubblicazione sul nostro sito lo farà sentire meno solo in una città e in una regione sempre più indifferenti, a quanto pare anche nel partito Sinistra Italiana, in cui ha militato negli ultimi anni. Certamente criticare Reggio Children non torna facile, così come denunciare le complicità con lo Stato di Israele in Italia, e in Emilia in particolare. La sinistra, il Pd in particolar modo, si muove con molta ambiguità rispetto al genocidio in atto e alla questione riguardante la diade culturale e storica sionismo-semitismo, e il prefisso anti (si veda qui la proposta di decreto Romeo e Del Rio sulla prevenzione delle forme di opposizione allo stato di Israele di taglio antisemita). Provo a curiosare sul sito Reggio Emilia Approach. Si può trovare accesso alle informazioni sulle scuole, sulla filosofia dell’approccio educativo, sulle occasioni formative, sulla documentazione delle attività, sull’elenco delle pubblicazioni. C’è un ma: tutto si vende e tutto si compra, se non ci si iscrive ufficialmente non si vedono e non si ricevono i materiali informativi. PARTE 2. CENTRO INTERNAZIONALE LORIS MALAGUZZI, PRINCIPESSA DEL GALLES E… PARMIGIANO Ho visitato – quando dirigevo, in un Istituto Comprensivo di Roma, anche la scuola dell’infanzia statale, il Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio, aperto nel 2006, intitolato al maestro e pedagogista che ha ispirato con le sue idee – e creato – quello che oggi sono le scuole 0/6, contribuendo alla fama internazionale). Ne ricavai un forte impatto: struttura e idee-guida pedagogiche e didattiche degli atelier, cura degli spazi, quantità di materiali, tutto era effettivamente impressionante, i 100 linguaggi c’erano tutti. Ma provai anche il retrogusto che viene quando quel che vedi è troppo luccicante, ti sa di un po’ fasullo e, se poi si rivela autentico, troppo gridato e soprattutto profondamente ingiusto. Nella nostra scuola di periferia cercavamo di essere all’altezza dei bisogni di una zona popolare, dei molto minori non italiani, con i pochi mezzi a nostra disposizione, in locali squallidi che le maestre inventavano con fantasia e professionalità, perché la bellezza e la cura sono importanti quanto una buona pedagogia (anche le parole-chiave di Malaguzzi erano relazione, bambini, luoghi). Oggi, per approfondire lo sfondo relativo alla segnalazione di Cosimo Perdezoli, entro virtualmente in una delle loro scuole, l’istituto Diana. A ridosso di un parco pubblico, è un edificio magnifico: intorno a una piazza centrale si posizionano le aule, le pareti riproducono immagini favolose, le vetrate aggettano su due giardini. Apro la Carta dei Servizi, 83 pagine in cui tutto, ma proprio tutto, sembra spiegato, anche se non trovo quel che mi piacerebbe sapere alla voce valutazione della qualità del servizio, soprattutto dei percorsi educativi. Forse dovrei iscrivermi – pagando – a qualche a pista offerta dal sito ufficiale o dal Centro Malaguzzi (vedi qui). Una maestra di Reggio ben informata mi fa notare che anche queste scuole, come del resto la maggior parte dei nidi, dei gradi infanzia e primaria, sono tenute in piedi dal lavoro di maestre, di donne, sia nelle attività di aula che in quelle organizzative. Così, cercando ancora, incrocio il nome della oggi 97enne Loretta Giaroni, comunista, moglie di un partigiano, figura importante dell’Unione Donne Italiane (UDI). Nel 2023 le è stato dedicato un archivio contenente le sue carte, i suoi lavori, le riflessioni e i resoconti degli incontri (vedi qui). Ma, come icona della Reggio Children, non fa testo e non può competere con Malaguzzi. Maestre, donne, nate in famiglie umili che hanno studiato spesso da autodidatte, hanno lavorato senza troppa risonanza e costruito quel che ora vediamo sotto le pagliuzze luccicanti. È un aspetto della storia della scuola democratica in Italia che non fu un’impresa solo di grandi Maestri (da Milani, a Ciari, a Dolci, a Rodari, a Malaguzzi, ecc) ma di donne di poca istruzione e di grandi capacità, soprattutto nella lettura socio-politica dei territori in cui lavoravano e vivevano. Chi oggi dirige Reggio Children non bada a spese (anche perché sostenute dal Comune di Reggio che firma le convenzioni con le cooperative che costituisco il sistema integrato pubblico-privato). Così la macchina pubblicitaria non si ferma. Nei giorni scorsi è andata in visita anche la principessa del Galles, Catherine Middleton, moglie di William primogenito di Carlo III e di Diana Spencer. La missione era volta a rendere più performativa l’offerta Centro per la Prima Infanzia Royal Fundation (vedi qui). Gli scopi della fondazione inglese consistono nel prestare un aiuto nei percorsi di crescita ai minori di famiglie svantaggiate perché si sa, è scientificamente provato (leggo dal sito inglese), che i primi 6 anni di vita decidono del futuro. Lo sa anche l’INVALSI che su questa fascia di età investe nelle sue ricerche sulle soft skills… I cui obiettivi sono più chiari se esploriamo le pagine della rivista on line ROARS: è il mercato (anche militare…) bellezza!. Nel caso dell’istituzione della principessa Kate i denari li mette la corte, il suo patrimonio famigliare, altre istituzioni private: un caso di sgocciolamento verso il basso della ricchezza? La classica carità e generosità dei grandi filantropi. Sempre per non farsi incantare da tanto luccicare di cristalli aggiungo due annotazioni. Alcune insegnanti di Reggio Children hanno confidato alla mia informatrice, maestra e sindacalista, quanto sia forte la pressione su di loro di tutta questa fama. Registrazioni, video, report, visite illustri, incontri di formazione a tamburo battente, riunioni, il carico e l’ansia di prestazione possono sembrare l’anticamera del burnout. Ma nessuna paura, sempre sulla carta dei servizi della scuola Diana, leggo che il personale viene fatto girare per una sana alternanza dei ruoli e delle relazioni: non so bene cosa voglia dire. A seguire ascolto anche lo sconforto con cui la mia amica racconta lo stato deplorevole in cui versano le scuole d’infanzia e primarie statali a Reggio, dagli edifici alle mense. Del resto, in un plesso nella periferia della città che conosco per esserci stata diverse volte a incontrare, su tematiche educative e politiche, insegnanti e genitori, le classi sono per il 50% formate da alunni non italiani e italiani di seconda generazione, le famiglie sono disfunzionali, faticano a crescere i loro figli, la scuola rappresenta il solo luogo dove riporre qualche speranza di futuro. Ma questi aspetti non li conosce la principessa e li misconosce il Ministro Valditara. Cosmopolitismo e parmigiano: tutto sta nel proteggere il marchio. Ah, viene a fagiolo: il Centro Malaguzzi è all’interno dell’edificio di bella archeologia industriale Locatelli, acquisito e donato dal Comune della Città. Ancora latte e formaggi, pur passati i noti marchi Locatelli, Galbani, Parmalat a miglior vita nel gruppo francese Lactalis (qualcuno ricorda lo scandalo del fallimento Parmalat, nel 2003?). Nell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sappiamo che tutto si tiene sotto la voce mercato: l’istruzione, l’educazione, la guerra e la relativa propaganda incantatrice. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Diritto d’Asilo alla prova del Nuovo Patto Europeo
Il 22 maggio 2026, la Rete Europasilo chiama a raccolta esperti, operatori e istituzioni per analizzare le nuove norme europee e costruire risposte comuni nei territori. Che succederà al sistema di accoglienza e protezione con l’entrata in vigore delle nuove norme europee? È questa la domanda centrale del convegno nazionale che si terrà a Bologna dalle 9 alle 17.30 presso la sede della Regione Emilia-Romagna. L’evento nasce dall’esigenza di approfondire l’impatto del “Nuovo Patto sulla Migrazione e l’Asilo”, un pacchetto di riforme che rischia di trasformare profondamente l’accesso alla protezione internazionale e la gestione dei servizi di accoglienza in Italia e in Europa. IL PROGRAMMA DELLA MATTINATA I lavori inizieranno alle ore 9:30 con i saluti istituzionali di Maurizio Fabbri (Presidente dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna) e Luca Rizzo Nervo (Delegato per la cooperazione internazionale e l’immigrazione della Regione). Dopo l’introduzione di Rossana Aceti, coordinatrice della rete Europasilo, si aprirà una sessione di interventi di alto profilo con i rappresentanti di Arci, ECRE, UNHCR Italia, Servizio Centrale del SAI, ANCI e ActionAid Italia. L’obiettivo è tracciare un quadro chiaro delle sfide legislative e sociali che ci attendono. Alle ore 11:00, il dibattito entrerà nel vivo con quattro focus tematici: * Minori Stranieri Non Accompagnati: con Veronica Boggini (Save the Children). * Nuovi Diritti e Welfare Universale: con Massimo Campedelli (Sociologo). * Libertà di Circolazione: con Francesca Napoli (coordinatrice del servizio legale Centro Astalli). * Procedura Accelerata e Trattenimento: con Gianfranco Schiavone (ASGI). IL POMERIGGIO: “COMUNITÀ DI PRATICA” Dopo il pranzo offerto dall’organizzazione, il convegno cambierà veste. A partire dalle 14:30, lo spazio sarà dedicato alle “Comunità di Pratica”: gruppi di lavoro partecipativi dove gli operatori e i partecipanti potranno elaborare soluzioni reali, applicabili ed efficaci per rispondere alle criticità dei propri territori. La giornata si concluderà alle 16:30 con una sessione plenaria per condividere i risultati dei tavoli e definire le conclusioni politiche e operative. INFO LOGISTICHE E ISCRIZIONI * Quando: 22 Maggio 2026, ore 9:00 – 17:30 * Dove: Sede Regione Emilia-Romagna, Via Aldo Moro 50, Bologna * Pranzo: Offerto dall’organizzazione Iscrizione obbligatoria (clicca qui)
Comunicato Cobas aprile 2026: ispettori all’Istituto Mattei. La montagna ha partorito un topolino
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università condividiamo il Comunicato Cobas Scuola di Bologna sulle vicende dell’Istituto Mattei. Che fine ha fatto l’ispezione voluta dal Ministro Valditara nella scuola di San Lazzaro in cui alcune classi avevano  partecipato al webinar con Francesca Albanese?  RIEPILOGHIAMO PRIMA I FATTI A dicembre, su segnalazione  di un genitore, isolato, si erano subito attivati esponenti di Fratelli d’Italia e della Lega chiedendo un intervento del Ministro affinché fossero accertate le  responsabilità di chi aveva consentito che la propaganda politica entrasse nelle scuole e fossero presi provvedimenti esemplari. I toni della canea mediatica, sulla scia di quanto avvenuto anche in alcune scuole toscane, si sono subito alzati ed è stata avviata l’ispezione. Poche settimane prima il Ministro Valditara aveva diramato la nota dove richiamava le scuole a non consentire iniziative in cui non fosse garantita la pluralità dei punti di vista su questioni di interesse politico-sociale, con l’obiettivo dichiarato di contrastare la propaganda politica nelle scuole e il malcelato intento di sottoporre a censura le iniziative sulla Palestina. Oggi possiamo affermare che l’ispezione ordinata dall’Ufficio Scolastico Regionale si è rivelata un buco nell’acqua: non è stato trovato nessun elemento di rilievo che consentisse di contestare i contenuti del webinar e l’attività didattica svolta. Nessuna pistola fumante, ma solo la constatazione che la relatrice ONU ha presentato alcuni contenuti del suo libro Quando il mondo dorme, perfettamente integrati con la programmazione didattica ed educativa: origine, composizione e funzioni dell’ONU; l’infanzia a Gaza.  Insomma dopo tutti i clamori suscitati dal caso, in un clima di caccia alle streghe, l’ispezione non ha portato né ad evidenziare contenuti inappropriati, né l’inadempienza al dettato delle circolari ministeriali, né la violazione di un presunto diritto all’informazione preventiva delle  famiglie: il webinar era del tutto coerente con la programmazione di educazione civica della scuola e con la programmazione disciplinare della docente coinvolta. A conti fatti l’ispezione quindi legittima pienamente l’importante iniziativa di Docenti per Gaza che, come in altre occasioni, ha consentito di ampliare lo sguardo sulla contemporaneità e su Gaza in particolare. Il tentativo di arrivare a una vera e propria “criminalizzazione” di chi intende approfondire la storia dello stato di Israele, dell’occupazione coloniale, del sistema di apartheid e del genocidio è fallito. Allo stesso modo il tentativo grottesco di negare la cittadinanza nelle scuole addirittura a una relatrice speciale dell’ONU sui temi di specifica competenza ha seguito la stessa sorte. Ciò rappresenta un segnale importante e rassicurante  per chi lavora a scuola. Da qui ripartiamo con la consapevolezza che si può e si deve parlare della contemporaneità, che il pluralismo e la libertà sono il cuore dell’ insegnamento e insieme l’antidoto alla propaganda e alla censura, che sono sempre state e rimangono  le pratiche di chi detiene il potere politico e non certo di singoli docenti.  UNA DEBACLE COSÌ NETTA DOVEVA TUTTAVIA ESSERE IN QUALCHE MODO VELATA E ATTENUATA. Caduta la possibilità di procedere sulla sostanza dell’accusa, si è voluto tenere in vita la possibilità di aprire comunque una contestazione alla docente in merito alle irregolarità formali riscontrate dall’ispezione. La responsabilità della valutazione di questi elementi viene così scaricata al Dirigente scolastico poiché ritenuti troppo lievi per giustificare l’azione disciplinare dall’USR. Il Dirigente, che ha facoltà di irrogare solo le sanzioni meno gravi, ha deciso a questo punto di  produrre una contestazione di addebito alla docente sulle presunte irregolarità burocratico-procedurali segnalate nel verbale di ispezione e trasmesse dall’USR, consistenti nel fatto di non avere preventivamente informato la dirigenza stessa e il Consiglio di classe.  Sono passati nel frattempo quasi quattro mesi, ben oltre i 30 giorni previsti dalle norme che regolano i procedimenti disciplinari. Il Dirigente scolastico, che a sua volta inevitabilmente è stato oggetto dell’accertamento ispettivo istituito dall’USR sui fatti accaduti, dovrà presumibilmente rendere conto allo stesso ufficio riguardo all’esito del procedimento. Ora cosa è possibile attendersi? Sappiamo che a settembre, già solo al semplice invito alla prudenza espresso da esponenti dell’Ufficio Scolastico Provinciale, la quasi totalità dei dirigenti scolastici bolognesi si è allineata alle richieste impedendo la votazione nei Collegi dei docenti di un documento promosso dalla rete dei docenti per il rispetto dei diritti umani in Palestina. Non abbiamo motivi per credere che in questa circostanza possa accadere qualcosa di diverso, anche se saremmo felici di sbagliarci.  [A PROPOSITO DI LIBERTÀ DI INSEGNAMENTO] Sull’accusa di non avere informato il dirigente scolastico riguardo all’attività programmata nelle proprie ore di lezione è doveroso ricordare che questo avviene quotidianamente in tutte le scuole ed è avvenuto anche per le centinaia di docenti che si sono collegati durante le proprie ore di lezione ai webinar di docenti per Gaza: si chiama libertà di insegnamento. Il fatto che l’attività fosse un webinar  e che per questo fosse assimilabile a un contratto con un esperto esterno necessitante l’autorizzazione del Dirigente come sembrerebbe risultare dal parere degli ispettori, appare una interpretazione capziosa e pretestuosa, in ogni caso dissonante con l’utilizzo ordinario degli strumenti informatici e dei collegamenti al web che sono stati massicciamente introdotti  nelle scuole senza che venisse mai emanato alcun regolamento inerente il loro utilizzo.  Sarebbero davvero infiniti i presunti “contratti” stipulati illegittimamente dai docenti con testate giornalistiche, Raiplay, musei, istituzioni e associazioni varie, anche nella forma assimilabile al webinar. Tutte e tutti noi sappiamo, docenti e dirigenti, chenulla di tutto ciò sarebbe successo se il webinar non fosse stato con Francesca Albanese e sul tema della Palestina. Qui a essere in gioco non sono certo i vizi procedurali e si tratta di riconoscerlo almeno per onestà intellettuale. IL PUNTO PIÙ CRITICO È TUTTAVIA UN ALTRO Cosa avrebbe fatto il dirigente di fronte a tale eventuale comunicazione/richiesta preventiva? Sappiamo che in alcune scuole la dirigenza non ha  autorizzato la partecipazione al webinar di Albanese così come sappiamo che, in un’altra scuola bolognese, è stato impedito a diverse classi di partecipare all’incontro con due ragazzi israeliani obiettori di coscienza a causa di un atto unilaterale del dirigente. Il clima di paura si è diffuso a tal punto da rendere i dirigenti scolastici più realisti del re e a conformare i propri atti amministrativi alla più grigia obbedienza, fosse anche solo per autotutela, discostandosi profondamente dalle istanze formative espresse dal corpo docente.   LA SCUOLA AVREBBE BISOGNO ANCHE DI UN PO’ DI CORAGGIO TALVOLTA.  L’archiviazione del procedimento, cioè di quanto si vuole fare rimanere in piedi dopo un accertamento ispettivo sostanzialmente fallito nei suoi intenti, sarebbe un segnale in questo senso, una vittoria per chi lavora nella scuola e una boccata di aria fresca. Comunque, a prescindere da come termini la vicenda, noi daremo sempre sostegno a chi diventa il bersaglio di turno delle pratiche disciplinari a sfondo ideologico e intimidatorio, qualsiasi sia il livello a cui avvengono, così come continueremo a praticare e a sostenere l’unica vera autonomia di cui la scuola ha davvero bisogno, quella dall’ingerenza dei politici di professione e delle famiglie, quell’autonomia, sancita dalla costituzione, che si chiama libertà di insegnamento. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Alluvioni in Emilia-Romagna: chi si oppone alla prevenzione?
di Davide Fabbri PAOLO LUCCHI, LEGACOOP ROMAGNA E LE ALLUVIONI Le sue politiche sono ipocrite, contraddittorie e potenzialmente pericolose per tutela ambientale e incolumità dei cittadini. Occorre non trascurare quello che sta combinando Paolo Lucchi in questi mesi a nome e per conto di LegaCoop Romagna. Ricordo che Lucchi è anche membro della direzione territoriale del PD cesenate. Lucchi è
Il liceo Minghetti di Bologna è contro la guerra
Lo scorso 27 marzo studenti e studentesse del liceo Minghetti di Bologna hanno scioperato contro un corso di formazione dell’Accademia Militare di Modena che si sarebbe dovuto tenere nella loro scuola. Ne è seguito un incontro con il Dirigente scolastico che ha deciso di accogliere le ragioni della loro protesta e di annullare l’iniziativa con l’Esercito. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università accoglie con entusiasmo questa straordinaria vittoria della componente studentesca perché dimostra che le mobilitazioni contro la guerra e l’arruolamento possono raccogliere i loro frutti e preparare un futuro di pace per le giovani generazioni. Già lo scorso dicembre l’Università degli studi di Bologna, e nello specifico il Dipartimento di Filosofia, aveva respinto con forza la creazione di un corso ad hoc per gli allievi dell’Accademia Militare di Modena (clicca qui). In quella occasione si era avvertito chiaramente il pericolo di piegare la ricerca e l’insegnamento universitari alla logica della guerra e alla militarizzazione della società che ne consegue. L’Osservatorio continuerà a sostenere qualsiasi forma di mobilitazione che contrasti la presenza dell’Esercito nelle scuole e nelle università perché non vuole vedere studenti e studentesse trasformate in carne da cannone e il loro sapere utilizzato per disseminare morte e distruzione. Fonti: https://contropiano.org/interventi/2026/03/31/gli-studenti-del-minghetti-stoppano-la-militarizzazione-della-scuola-un-risultato-da-replicare-0193554; https://www.radiondadurto.org/2026/04/13/scuola-resistente-puntata-di-sabato-11-aprile/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Accolti sulla carta, ma abbandonati in strada: il TAR di Parma condanna la prassi della Prefettura
“I diritti non possono aspettare i tempi della burocrazia”. Con questa motivazione netta, il TAR di Parma ha censurato la strategia della Prefettura che riconosceva formalmente il diritto all’accoglienza ai richiedenti asilo, lasciandoli però di fatto senza un posto letto, cibo o assistenza. A renderlo noto è il CIAC – Centro immigrazione asilo e cooperazione di Parma e provincia che insieme all’Avvocato Calogero Musso supportano fin dall’inizio i richiedenti asilo lasciati fuori accoglienza. Questa vittoria, infatti, è il risultato di un impegno corale di un team legale formato dall’avvocato e dal monitoraggio e dall’accompagnamento costante degli operatori legali di CIAC. Da mesi, scrive l’associazione per spiegare la vicenda, molti richiedenti asilo a Parma vivono in un limbo assurdo: la Prefettura accoglie la loro domanda ma rimanda l’ingresso nelle strutture a data da destinarsi. La giustificazione usata è spesso la mancanza di posti o la necessità di dare priorità ai nuovi arrivi via mare. È la categoria – precisa l’associazione – degli “accolti ma non accolti“: persone con un diritto riconosciuto per legge, ma condannate all’invisibilità e alla strada. La sentenza è di interesse generale perché quanto accade a Parma non è un fatto isolato, ma sono prassi che avvengono in quasi tutte le città italiane. LA SENTENZA: L’ASSISTENZA DEVE ESSERE IMMEDIATA Il Tribunale Amministrativo – sottolinea Ciac – ha stabilito che le difficoltà organizzative non sono una scusa per negare la dignità umana. L’Amministrazione ha l’obbligo di attivarsi immediatamente per garantire i livelli minimi di assistenza. > Eventuali esigenze organizzative o temporanee indisponibilità di posti non > esonerano l’Amministrazione dall’obbligo di attivarsi per assicurare […] le > condizioni materiali minime di accoglienza. > > Sentenza del TAR Parma «È una vittoria che ribadisce un principio fondamentale: lo Stato non può fare promesse a vuoto», dichiara Michele Rossi, Direttore di CIAC. «Il nostro impegno ora è garantire che nessuna persona sia più lasciata in strada con un provvedimento di accoglienza inutile in tasca». Cosa succede ora? La battaglia prosegue. Il Tribunale ha già fissato l’udienza pubblica per il 16 settembre 2026. In quella sede si discuterà la richiesta di risarcimento del danno per i giorni passati ingiustamente senza assistenza. «Non resteremo a guardare. Saremo sempre al fianco delle persone migranti per pretendere il rispetto della legge, diritto negato per diritto negato. Questa sentenza è un richiamo alla responsabilità per tutta la nostra comunità. Invitiamo la cittadinanza a mantenere alta l’attenzione: il rispetto dei diritti di tutti e tutte è l’unico fondamento possibile per una società che si dice davvero democratica», conclude la nota di CIAC. T.A.R. per l’Emilia-Romagna, ordinanza del 25 marzo 2026
Raccola rifiuti in E-R: lavoratori sfruttati e invisibili
di Davide Fabbri (*). RACCOLTA RIFIUTI: LAVORATORI INVISIBILI, SFRUTTATI E MALPAGATI Le responsabilità del Partito Democratico e del Gruppo Hera, la multiutility quotata in Borsa. Il caso in Emilia-Romagna dei lavoratori (circa 2500) dell’igiene ambientale e della raccolta dei rifiuti. Oggi il mio pensiero va alle lavoratrici e ai lavoratori invisibili dell’igiene ambientale e della raccolta dei rifiuti, iper-sfruttati, malpagati