
Recensione: “La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra”
Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Sunday, December 7, 2025«Il Ministero di Valditara da un lato è un fedele continuatore della pluridecennale controriforma, dall’altro prova a trasformare il MIM nel vero centro ideologico della destra al potere». Così Luca Cangemi, nell’introduzione de: La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra (MarxVentuno).
Il volume rimette al centro le riflessioni sul mondo dell’istruzione (particolarmente presente nelle mobilitazioni per la pace e contro il genocidio in Palestina), proponendo sette interventi, di altrettanti docenti, che spaziano dalle riflessioni pedagogiche a quelle di genere, dall’autonomia differenziata alla militarizzazione dei processi e degli spazi educativi.
Cangemi, che è pure il curatore del volume, ragiona su: La controriforma di lunga durata della scuola e i venti di guerra. L’autore, con un’analisi puntuale e articolata, riassume il percorso della scuola italiana, a partire dalla cosiddetta “autonomia scolastica”, mettendo innanzitutto in luce il fatto che sull’istruzione i governi che si sono succeduti (da Berlusconi a Prodi) hanno garantito una sostanziale continuità politica, puntando sull’addestramento di studentesse e studenti e non sullo sviluppo del pensiero critico, tagliando le risorse, mantenendo un numero abnorme di lavoratori precari (quasi un quarto rispetto al numero totale di dipendenti), non investendo sull’edilizia scolastica, imponendo una svolta pseudo-manageriale e, conseguentemente, gerarchizzando la struttura.
Emergono, in questa ricostruzione personaggi conosciuti (da Berlinguer a De Mauro, da Moratti a Gelmini), ma anche ministri come Patrizio Bianchi, meno noto al grande pubblico, che, anche grazie ai fondi del PNRR (che, peraltro, come era ampiamente prevedibile, non ha ridotto i divari territoriali), ha tentato di «trasformare una scuola ritenuta responsabile della scarsa crescita economica del Paese», subordinandola alle esigenze del mercato. Non a caso si parla di offerta formativa e della necessità di soddisfare gli utenti, come fossero semplici clienti.
Non mancano, ovviamente, i riferimenti all’impianto organicamente neoliberale della “buona scuola” di Renzi. Caratterizzata, quest’ultima, dalla «gerarchizzazione autoritaria (con il ruolo del dirigente e dello staff); dal rapporto con il sistema delle imprese (attraverso l’alternanza scuola-lavoro); dalla centralità dell’INVALSI», un sistema binario di valutazione, che esclude, utilizzando esclusivamente la logica del vero-falso, il ragionamento divergente.
Valditara, infine, ha confermato il ruolo fondamentale svolto dalla digitalizzazione, con l’obiettivo di completare, si pensi agli istituti tecnici del cosiddetto 4 + 2 (una nuova articolazione della secondaria di secondo grado), la subordinazione del sistema dell’istruzione a quello delle imprese in ogni sua parte: programmi, didattica, reclutamento del personale. Il tutto all’interno di un quadro generale, le Nuove Indicazioni Nazionali, che esprime: «un’architettura esplicitamente permeata dall’ideologia di un “campo occidentale” contrapposto al resto del mondo, a cui il nostro Paese sembra giurare fedeltà eterna».
In sostanza, «La lunga controriforma ha sfibrato la scuola, ha reso l’incertezza e la precarietà tratti essenziali e permanenti, sta progressivamente assottigliando la dimensione culturale dell’insegnamento, ha ristretto drammaticamente gli spazi di democrazia all’interno della scuola». Un’analisi tanto cruda, quanto realistica, ma non si (ri)parte da zero, come dimostra la mobilitazione di questi ultimi mesi, è possibile, e necessaria, una nuova stagione di lotte.
Antonio Mazzeo (Lezioni di guerra: il militarismo nella scuola italiana) si è soffermato sulla militarizzazione dell’istruzione, che sempre più, in Italia, ha assunto come punto di riferimento il modello israeliano. Diversi protocolli di intesa permettono, infatti, agli esponenti dei vari corpi militari di presentarsi nelle scuole di ogni ordine e grado nella qualità di esperti sui problemi più disparati. Al centro la promozione della cosiddetta cultura della difesa per «facilitare i cittadini a comprendere i temi di interesse strategico, acquisire sistemi e equipaggiamenti militari, valorizzare le capacità dell’industria nazionale e sostenere la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica».
Viene così sottratto tempo prezioso alla didattica e, soprattutto, si utilizzano linguaggi e strumenti pedagogici che non appartengono al mondo della scuola. Ancora, «non c’è giornata in cui intere scolaresche non effettuino gite in caserme […] Gli studenti assistono a cerimonie e parate militari». Così come, in tanti casi, la ex alternanza scuola-lavoro si svolge all’interno delle basi militari.
Si tratta di interventi avviati dalla fine degli anni Novanta, con l’obiettivo «estendere a tutte le fasce sociali l’incondizionato consenso per le forze armate, le missioni di guerra internazionali, il sempre più asfissiante intervento dei reparti in attività di controllo dell’ordine pubblico». Un progetto che ha tra gli altri obiettivi quello della cosiddetta guerra cognitiva, «una guerra contro i cittadini considerati come territori contesi da conquistare […] ipotetici nemici nel momento in cui non aderiscono al progetto bellico».
«Paradossalmente – conclude Mazzeo – di guerre a scuola è sempre più difficile parlare soprattutto se si rifiuta la narrazione mainstream che esalta le logiche binarie buoni-cattivi, belli-brutti, aggrediti ed aggressori. Ignobili esemplificazioni che cancellano volutamente storia e paradigmi della complessità per stigmatizzare il “nemico” e annientare ogni possibilità di comprensione delle ragioni dell’altro. Riproducendo le guerre e i genocidi all’infinito».

La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra
A cura di: Luca Cangemi
Testi di: Luca Cangemi, Ferdinando Dubla, Lucia Capuana, Rossella Latempa, Marina Boscaino, Antonio Mazzeo, Francesco Cori, Pina La Villa.
Nino De Cristofaro, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Catania
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