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Reggio Calabria, 20 dicembre: La scuola sotto assedio. Militarizzazione e censura
LA SCUOLA SOTTO ASSEDIO. MILITARIZZAZIONE, CENSURA E DIRITTO ALL’INSEGNAMENTO SABATO 20 DICEMBRE, ORE 18:30 REGGIO CALABRIA, CASA DEL POPOLO “RUGGERO CONDÒ” Mentre il governo italiano continua a sostenere il genocidio in Palestina e approva una manovra economica che destina cifre enormi all’apparato bellico, scuole e università sono sottoposte a una progressiva restrizione degli spazi critici e a una crescente militarizzazione. Accordi con le Forze Armate, iniziative che incentivano l’arruolamento, linguaggi e pratiche che normalizzano la guerra – rendendola “comprensibile”, “necessaria”, persino legittima – attraversano quotidianamente i luoghi di formazione, nel tentativo di “educare alla guerra” per legittimare i crescenti investimenti in armamenti, mentre si tagliano risorse proprio a scuola, sanità e servizi essenziali. La censura e il controllo che limitano la libertà d’insegnamento sono parte integrante di questo dispositivo. Convegni che proponevano un confronto sulla militarizzazione dei luoghi di formazione vengono annullati, mentre vengono diffuse circolari ministeriali che, dietro il linguaggio apparentemente neutro dell’istituzione, sopprimono di fatto la possibilità di discutere ciò che accade oggi in Palestina. Provvedimenti come il DDL Gasparri e il DDL Del Rio rafforzano questo quadro, configurando nuovi strumenti repressivi per comprimere il dibattito e colpire i docenti che provano ad agire secondo gli obiettivi educativi della scuola e dell’università: costruire una società più giusta e discutere criticamente il presente. INTERVENGONO: Antonio Mazzeo – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Maria Stelitano – Docenti per Gaza Alessandra Liccardo – USB Scuola Laura Marchetti – Prof.ssa di Pedagogia interculturale, Università Mediterranea (RC) -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Gioia del Colle, 13 dicembre: Fermare il Riarmo. Economia di guerra, militarizzazione
SABATO 13 DICEMBRE, ORE 18:30 CHIOSTRO COMUNALE DI GIOIA DEL COLLE (BA) “FERMARE IL RIARMO: economia di guerra, militarizzazione e servitù militari” è il titolo del secondo incontro pubblico organizzato dal neo costituito Forum “Disarma Terra” di Gioia del Colle, previsto per sabato 13 dicembre, alle ore 18:30, presso il chiostro comunale della città. “Disarma Terra” nasce dal rifiuto di alcuni cittadini di rimanere silenti e immobili dinanzi all’imporsi, a tutti i livelli, di una pericolosa e pervasiva retorica bellicista, e dinanzi alla militarizzazione della società ad essa connessa. È una proposta di mobilitazione territoriale intorno ai temi del disarmo, della nonviolenza, della cultura della pace e dei diritti, della smilitarizzazione dei territori e della tutela dell’ambiente. Il Forum si propone come spazio aperto di discussione e come laboratorio permanente di approfondimento delle tematiche suddette, rivolgendosi sia ai singoli cittadini che alle associazioni locali e non. Dopo il primo appuntamento, dal titolo “Arche di pace: la disobbedienza civile nell’epoca dei conflitti e delle crisi ambientali”, organizzato lo scorso 2 dicembre in collaborazione con l’associazione “Lavori in Corso”, “Disarma Terra” propone un secondo incontro pubblico dedicato all’approfondimento del tema dell’incremento della spesa militare e delle sue conseguenze a livello internazionale e nazionale; del ruolo dell’Italia nel mercato globale delle armi da guerra e, infine, dell’impatto delle servitù militari sulla vita delle comunità ospitanti, con un focus particolare sulla Puglia e su Gioia del Colle. Relatori della serata saranno: * Antonio Mazzeo – docente, giornalista, membro dell’equipaggio della Handala Flottilla e attivista dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università; * Michele Capriati – professore di Politica Economica presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bari; * Futura D’Aprile – giornalista esperta di affari internazionali e autrice del saggio “Crisi globali e affari di piombo”; * Ivan Ingravallo – professore di Diritto Internazionale del Dipartimento Jonico dell’Università di Bari; * Rosario Milano – professore di Storia dei conflitti internazionali presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Bari. La cittadinanza é invitata. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Recensione: “La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra”
«Il Ministero di Valditara da un lato è un fedele continuatore della pluridecennale controriforma, dall’altro prova a trasformare il MIM nel vero centro ideologico della destra al potere». Così Luca Cangemi, nell’introduzione de: La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra (MarxVentuno). Il volume rimette al centro le riflessioni sul mondo dell’istruzione (particolarmente presente nelle mobilitazioni per la pace e contro il genocidio in Palestina), proponendo sette interventi, di altrettanti docenti, che spaziano dalle riflessioni pedagogiche a quelle di genere, dall’autonomia differenziata alla militarizzazione dei processi e degli spazi educativi. Cangemi, che è pure il curatore del volume, ragiona su: La controriforma di lunga durata della scuola e i venti di guerra. L’autore, con un’analisi puntuale e articolata, riassume il percorso della scuola italiana, a partire dalla cosiddetta “autonomia scolastica”, mettendo innanzitutto in luce il fatto che sull’istruzione i governi che si sono succeduti (da Berlusconi a Prodi) hanno garantito una sostanziale continuità politica, puntando sull’addestramento di studentesse e studenti e non sullo sviluppo del pensiero critico, tagliando le risorse, mantenendo un numero abnorme di lavoratori precari (quasi un quarto rispetto al numero totale di dipendenti), non investendo sull’edilizia scolastica, imponendo una svolta pseudo-manageriale e, conseguentemente, gerarchizzando la struttura. Emergono, in questa ricostruzione personaggi conosciuti (da Berlinguer a De Mauro, da Moratti a Gelmini), ma anche ministri come Patrizio Bianchi, meno noto al grande pubblico, che, anche grazie ai fondi del PNRR (che, peraltro, come era ampiamente prevedibile, non ha ridotto i divari territoriali), ha tentato di «trasformare una scuola ritenuta responsabile della scarsa crescita economica del Paese», subordinandola alle esigenze del mercato. Non a caso si parla di offerta formativa e della necessità di soddisfare gli utenti, come fossero semplici clienti. Non mancano, ovviamente, i riferimenti all’impianto organicamente neoliberale della “buona scuola” di Renzi. Caratterizzata, quest’ultima, dalla «gerarchizzazione autoritaria (con il ruolo del dirigente e dello staff); dal rapporto con il sistema delle imprese (attraverso l’alternanza scuola-lavoro); dalla centralità dell’INVALSI», un sistema binario di valutazione, che esclude, utilizzando esclusivamente la logica del vero-falso, il ragionamento divergente. Valditara, infine, ha confermato il ruolo fondamentale svolto dalla digitalizzazione, con l’obiettivo di completare, si pensi agli istituti tecnici del cosiddetto 4 + 2 (una nuova articolazione della secondaria di secondo grado), la subordinazione del sistema dell’istruzione a quello delle imprese in ogni sua parte: programmi, didattica, reclutamento del personale. Il tutto all’interno di un quadro generale, le Nuove Indicazioni Nazionali, che esprime: «un’architettura esplicitamente permeata dall’ideologia di un “campo occidentale” contrapposto al resto del mondo, a cui il nostro Paese sembra giurare fedeltà eterna». In sostanza, «La lunga controriforma ha sfibrato la scuola, ha reso l’incertezza e la precarietà tratti essenziali e permanenti, sta progressivamente assottigliando la dimensione culturale dell’insegnamento, ha ristretto drammaticamente gli spazi di democrazia all’interno della scuola». Un’analisi tanto cruda, quanto realistica, ma non si (ri)parte da zero, come dimostra la mobilitazione di questi ultimi mesi, è possibile, e necessaria, una nuova stagione di lotte. Antonio Mazzeo (Lezioni di guerra: il militarismo nella scuola italiana) si è soffermato sulla militarizzazione dell’istruzione, che sempre più, in Italia, ha assunto come punto di riferimento il modello israeliano. Diversi protocolli di intesa permettono, infatti, agli esponenti dei vari corpi militari di presentarsi nelle scuole di ogni ordine e grado nella qualità di esperti sui problemi più disparati. Al centro la promozione della cosiddetta cultura della difesa per «facilitare i cittadini a comprendere i temi di interesse strategico, acquisire sistemi e equipaggiamenti militari, valorizzare le capacità dell’industria nazionale e sostenere la ricerca scientifica e l’innovazione tecnologica». Viene così sottratto tempo prezioso alla didattica e, soprattutto, si utilizzano linguaggi e strumenti pedagogici che non appartengono al mondo della scuola. Ancora, «non c’è giornata in cui intere scolaresche non effettuino gite in caserme […] Gli studenti assistono a cerimonie e parate militari». Così come, in tanti casi, la ex alternanza scuola-lavoro si svolge all’interno delle basi militari. Si tratta di interventi avviati dalla fine degli anni Novanta, con l’obiettivo «estendere a tutte le fasce sociali l’incondizionato consenso per le forze armate, le missioni di guerra internazionali, il sempre più asfissiante intervento dei reparti in attività di controllo dell’ordine pubblico». Un progetto che ha tra gli altri obiettivi quello della cosiddetta guerra cognitiva, «una guerra contro i cittadini considerati come territori contesi da conquistare […] ipotetici nemici nel momento in cui non aderiscono al progetto bellico». «Paradossalmente – conclude Mazzeo – di guerre a scuola è sempre più difficile parlare soprattutto se si rifiuta la narrazione mainstream che esalta le logiche binarie buoni-cattivi, belli-brutti, aggrediti ed aggressori. Ignobili esemplificazioni che cancellano volutamente storia e paradigmi della complessità per stigmatizzare il “nemico” e annientare ogni possibilità di comprensione delle ragioni dell’altro. Riproducendo le guerre e i genocidi all’infinito». La controriforma permanente. La scuola italiana tra mercato e guerra A cura di: Luca Cangemi Testi di: Luca Cangemi, Ferdinando Dubla, Lucia Capuana, Rossella Latempa, Marina Boscaino, Antonio Mazzeo, Francesco Cori, Pina La Villa. Nino De Cristofaro, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Catania -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Militarizzazione e oppressione: voci dal Convegno di Verona del 23 novembre
Il 23 novembre l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Verona ha organizzato l’evento pubblico “Dalla Global Sumud Flotilla alla “tregua”. Quale futuro per la Palestina?”, svoltosi al Centro Tommasoli, stipato per l’occasione oltre ogni immaginazione, a tal punto che si è reso necessario allestire un impianto acustico anche all’esterno. L’iniziativa ha visto la partecipazione di Roberta Leoni (presidente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università), Donia Raafat (scienziata politica e attivista palestinese), Antonio Mazzeo (giornalista e scrittore impegnato nei temi della pace e del disarmo), Moni Ovadia (attore, artista, co-sceneggiatore, musicista), Triestino Mariniello (docente di Diritto penale internazionale alla John Moores University di Liverpool e parte del team della Corte penale internazionale per le vittime di Gaza), Greta Thunberg e Simone Zambrin (attivisti della Global Sumud Flotilla). Dopo il saluto di Miria Pericolosi, attivista dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università di Verona, Patrizia Buffa, moderatrice dell’incontro, ha aperto i lavori illustrando il significato del convegno e riportando alla memoria della platea quanto accaduto nei mesi scorsi: la nascita di un gigantesco movimento per la Palestina, imponente equipaggio di terra che ha accompagnato l’equipaggio di mare, segno tangibile dell’emersione di una coscienza planetaria. La mobilitazione non è stata motivata solo dall’empatia verso la Palestina, ma si è espressa in una vera e propria rivolta contro il potere delle oligarchie finanziarie e militari che hanno supportato e supportano il genocidio. In tutto il pianeta si è palesata la volontà di andare in direzione opposta a quella voluta dalle classi dirigenti. Purtroppo, la cosiddetta tregua ha avuto un’unica finalità: arginare questo movimento planetario. Ora più che mai, conclude Buffa, è il momento di perseverare nella resistenza all’oppressione, nella pratica del Sumud. Roberta Leoni ha messo in luce la militarizzazione totale della società israeliana che mobilita e disciplina l’intera popolazione mediante la leva obbligatoria lunga, instillando in tal modo nelle coscienze un senso d’insicurezza permanente. Un’organizzazione statuale e sociale che si regge su tali presupposti non può che condurre a forme di sorveglianza di massa, apartheid, pulizia etnica e pratiche genocidarie. Per quanto riguarda l’Italia, Leoni aggiunge come le capillari e continue iniziative di militarizzazione avviate dai governi degli ultimi lustri per valorizzare la cosiddetta “cultura della difesa” nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle università, sembrano replicare in modo inquietante il modello guerrafondaio e securitario proprio dello Stato sionista. Donia Raafat sostiene che la cosiddetta tregua imposta da Trump non è per nulla una cessazione delle ostilità, bensì il passaggio da una fase di genocidio aperto e massiccio del popolo palestinese a una forma di genocidio incrementale. Ciò che vediamo ora non è un processo di trasformazione o di giustizia, è semplicemente il consolidamento delle stesse dinamiche che da decenni negano l’autodeterminazione del popolo palestinese. Pertanto, non bisogna fermarsi: le mobilitazioni e la rabbia popolare devono farsi sentire con una forza ancora maggiore, anche perché l’oppressione del popolo palestinese è l’emblema di tutte le forme di oppressione. Lottare per una Palestina libera significa lottare per un mondo più giusto. Antonio Mazzeo è intervenuto ricordando e analizzando le varie complicità del nostro governo e del nostro sistema economico col genocidio in atto. Come ha dimostrato nel suo ultimo report Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per i territori palestinesi occupati, il genocidio in corso è un crimine collettivo che, come ricorda Mazzeo, coinvolge tutti i settori dell’economia italiana, da quello militare a quello finanziario, passando per quello energetico. Moni Ovadia si è invece soffermato sulla fondamentale distinzione tra ebraismo e sionismo, ricordando come ci siano in tutto il mondo moltissimi ebrei antisionisti e definendo il sionismo un’ideologia criminale e genocidaria. L’artista ha poi stigmatizzato il tentativo d’imbavagliare ogni forma di critica a Israele mediante strumenti repressivi come il DDL Gasparri che pretenderebbe di definire che cosa sia l’ebraicità e di equiparare antisionismo e antisemitismo. Secondo Moni Ovadia i veri antisemiti sono coloro che ritengono di poter definire a priori l’identità ebraica. Simone Zambrin ha spiegato il significato eminentemente politico dell’azione della Global Sumud Flotilla che non va confusa con una semplice missione di tipo umanitario proprio perché mirava a riaffermare il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. Greta Thunberg ha analizzato il rapporto tra genocidio ed ecocidio, evidenziando come ciò che accade in Palestina sia il risultato di un sistema che ha come unico fine il profitto di pochi a danno dei molti. La deumanizzazione del popolo palestinese affonda le radici in questa logica di oppressione che va tutta a vantaggio di un’élite privilegiata che accumula sempre maggiori profitti sulla pelle di tutti. Triestino Mariniello ha confermato come quello in corso a Gaza sia un vero e proprio genocidio, sostenendo come, dai tempi dello sterminio attuato in Ruanda, non esistano altri casi così ampiamente documentati e per i quali vi sia una tale abbondanza di prove. Una delle vie giuridiche indicate dal professore della John Moores University per uscire dall’inerzia potrebbe consistere in un’iniziativa da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU che sconfessi il piano Trump e l’operato del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, aprendo la via ad azioni contro Israele. Il convegno organizzato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha dunque rilanciato la necessità di una mobilitazione permanente contro il genocidio, contro la militarizzazione delle coscienze e contro la censura che del genocidio sono potenti catalizzatori. Qui alcuni scatti della serata del 23 novembre a Verona. Giorgio Lonardi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Verona, 23 novembre: Convegno “Dalla Flotilla alla tregua. Quale futuro per la Palestina?”
DOMENICA, 23 NOVEMBRE, ORE 17:00 SALA CONFERENZE CENTRO TOMMASOLI, VIA L. PERINI, 7, VERONA L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università organizza a Verona un evento pubblico sulla drammatica situazione della Palestina dal titolo: Dalla Global Sumud Flotilla alla “tregua”. Quale futuro per la Palestina? L’iniziativa avrà luogo domenica 23 novembre, alle ore 17:00, presso la Sala Conferenze Centro Tommasoli, via L. Perini 7. L’incontro vuol essere un’occasione di confronto sulla grave situazione della Palestina e sulla drammatica congiuntura storica nella quale il diritto internazionale e quello umanitario si stanno rivelando gravemente insufficienti di fronte alle palesi violazioni perpetrate contro la popolazione palestinese. È fondamentale continuare a parlare della Palestina: non possiamo permettere che le sue sofferenze siano dimenticate. Durante l’incontro interverranno: Miria Pericolosi (Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università – Verona) Roberta Leoni (Presidente Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università) Donia Raafat (scienziata politica e attivista per i diritti umani) Antonio Mazzeo (giornalista e scrittore impegnato nei temi della pace e del disarmo, dell’ambiente e della lotta alle criminalità mafiose) Simone Zambrin (attivista della Global Sumud Flotilla) Triestino Mariniello (docente di Diritto penale internazionale alla John Moores University di Liverpool, già nel team legale delle vittime di Gaza di fronte alla Corte penale internazionale) Greta Thunberg (attivista della Global Sumud Flotilla) Moni Ovadia (attore, regista, co-sceneggiatore, musicista) Modera Patrizia Buffa. L’evento è libero e aperto a tutte le persone interessate.
Catania, 10 novembre, presentazione inchiesta e dossier sul riarmo accademico di Altrəconomia
LUNEDÌ, 10 NOVEMBRE ALLE ORE 17:30 CATANIA, MONASTERO DEI BENEDETTINI, UNIVERSITÀ DI CATANIA Pubblichiamo la sintesi che l’Osservatorio DIGA di Catania (formato da docenti universitari, che hanno raccolto circa 500 firme per bloccare le relazioni accademiche con Israele) ha prodotto relativamente ad un dossier ben articolato sul coinvolgimento dell’Università di Catania con la filiera bellica. Proprio l’Osservatorio DIGA, insieme all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, sarà protagonista di un incontro il 10 novembre a Catania. Mentre a Gaza continuano le violenze, altri morti e aiuti umanitari bloccati arbitrariamente, le nostre attività di protesta e la richiesta di azioni concrete non si sono fermate. A metà del mese di ottobre abbiamo completato il dossier sulle relazioni tra UNICT, enti e università israeliane e l’industria bellica, contenente una mappatura dei rapporti e delle conseguenze nei territori colpiti direttamente dalla guerra e che evidenzia i  rischi concreti  della stessa libertà di ricerca. Il report è stato consegnato al rettore Enrico Foti e alla commissione d’Ateneo già incaricata di verificare l’esistenza di connessione diretta o indiretta tra Unict e attività belliche come previsto dall’ art.28 c.4 dello Statuto d’Ateneo. Di seguito una sintesi. RAPPORTO DIGA (DISUGUAGLIANZE, INFORMAZIONE, GUERRA, AMBIENTE) SULLE RELAZIONI TRA UNICT, ENTI E UNIVERSITÀ ISRAELIANE E L’INDUSTRIA BELLICA Contesto e motivazione Negli ultimi anni si è acuita la pressione internazionale sulle istituzioni israeliane per il loro ruolo nei territori palestinesi occupati: dal pronunciamento della Corte di Giustizia Internazionale (19 luglio 2024) sulla illiceità del sistema di occupazione, al riconoscimento da parte dell’International Association of Genocide Scholars (31 agosto 2025) della sussistenza di elementi di genocidio a Gaza, fino alle conclusioni della Commissione d’inchiesta ONU (16 settembre 2025). In tale quadro, la Campagna palestinese per il Boicottaggio Accademico (PACBI) e il movimento BDS hanno rinnovato l’appello a sospendere relazioni istituzionali con università e enti accademici ritenuti complici delle politiche di occupazione e repressione. Il dossier DIGA analizza le relazioni tra l’Università di Catania (UNICT), università ed enti israeliani e l’industria bellica (in particolare Leonardo S.p.A.), verificandone la coerenza con la missione pubblica dell’ateneo e con l’art. 28 c.4 dello Statuto. Ambito e principali relazioni esaminate Tra gennaio 2021 e giugno 2025 UNICT ha stipulato almeno otto accordi/partenariati con istituzioni israeliane (coinvolgendo 6 dipartimenti: DEI, DICAR, DSFS, DMI, BIOLMG e la Scuola di Medicina). Molti sono progetti Horizon o equivalenti; alcuni esempi rilevanti: • Progetti H2020/Horizon: RESTCOAST (BIOMLG + INPA), SOB4ES (BIOMLG + ARO), progetti DICAR con The Hebrew University, progetti DEI con BenGurion University, e iniziative di AI/semiconduttori (NeAIxt, HiConnects). • Accordi di mobilità/coop.: Scuola di Medicina + Hebrew University (2021–2026). Parallelamente, UNICT intrattiene rapporti con Leonardo S.p.A.: progetti di ricerca applicata, borse di dottorato, tirocini, “Exploit my Patent”, talent programmes e partnership su AI e semiconduttori (es. FAIR, GENESIS). Risultanze critiche principali Rapporti con università e enti israeliani 1. Evidenze critiche sulla Hebrew University: documentazione storica e recente (espropri territoriali, espansione del campus a Monte Scopus su aree oltre la Green Line, collaborazioni con l’apparato militare, repressione del dissenso accademico) pone questioni di incompatibilità politica e morale con la missione dell’ateneo. Recenti sospensioni/istanze da altri atenei rafforzano il fondamento delle preoccupazioni. 2. Progetti ambientali e agricoli (RESTCOAST, SOB4ES): la cooperazione con INPA (Autorità israeliana parchi e natura) e ARO solleva problemi peculiari. INPA è descritta come agente di “sionismo verde” che usa strumenti di conservazione per finalità di controlloterritoriale e di esproprio; ARO è organo governativo con legami a pratiche agricole e territoriali che coinvolgono territori occupati. L’attività congiunta rischia di risultare complice di processi di ecocidio e di esclusione delle comunità locali. Rapporti con Leonardo spa 3. 4. Dualuse e trasferimento tecnologico: progetti su AI, cybersecurity e semiconduttori, oltre a partnership con aziende della difesa (attraverso Leonardo), implicano rischi concreti di riutilizzo militare e di sorveglianza delle competenze e dei risultati scientifici prodotti. Opacità contrattuale e insufficienza di garanzie etiche: numerose convenzioni prevedono NDAs, clausole di esclusività IP e formulazioni generiche di finalità, ostacolando verifiche pubbliche e duediligence etiche. Mancano clausole automatiche di sospensione o divieti di destinazione a usi militari. Valutazione giuridicoetica Lo Statuto UNICT (art. 28 c.4), i codici internazionali sull’integrità della ricerca (ALLEA, UNESCO) e il principio di precauzione forniscono una base normativa ed etica per intervenire. L’obiettivo non è la censura di singoli accademici, ma la sospensione e la revisione di relazioni istituzionali che legittimino o favoriscano pratiche contrarie ai diritti umani e alla sostenibilità ambientale, come nel caso del genocidio a Gaza. Proposta cautelare e raccomandazioni operative DIGA propone una linea d’azione urgente, proporzionata e trasparente: Misure immediate (entro 7 giorni) • Sospensione cautelare: blocco immediato e temporaneo (periodo iniziale proposto: 90 giorni) di ogni nuovo avvio e, per componenti sensibili, delle relazioni istituzionali formali con i soggetti più critici (in particolare: Hebrew University of Jerusalem; Israel Nature and Parks Authority – INPA; Agricultural Research Organization – ARO; altri enti/aziende identificati). La sospensione riguarda i rapporti istituzionali, non l’attività individuale non vincolata da accordi formali. • Nomina Commissione indipendente: istituzione entro 7 giorni di una Commissione mista (docenti, rappresentanti studenteschi, esperti esterni in diritto internazionale/diritti umani/etica) con mandato scritto e termine massimo (es. 60 giorni) per acquisire documenti, valutare destinazioni d’uso e proporre raccomandazioni puntuali (mantenimento, rinegoziazione, cessazione). Misure a breve/medio termine (entro 3 mesi) • Pubblicazione: registro pubblico dei rapporti (ultimi 5 anni) e pubblicazione di estratti contrattuali non sensibili. • Clausole etiche obbligatorie: inserimento di valutazioni d’impatto, limitazioni di destinazione d’uso, obbligo di open publication e clausole risolutive in tutti i nuovi accordi. • Garanzie per studenti e personale: piani di tutela per completamento dei percorsi e opzioni alternative di ricerca.Misure strutturali (6–12 mesi) • Aggiornamento regolamentare per tradurre art. 28 c.4 in procedure operative chiare (criteri di incompatibilità, tempi, organo decisionale). • Programmi permanenti di formazione su “dual use”, etica della ricerca e impatti socioambientali. Conclusione Alla luce delle evidenze raccolte, la sospensione cautelare e l’istruttoria pubblica e indipendente sono misure proporzionate e necessarie per tutelare la coerenza statutaria dell’Ateneo e prevenire responsabilità etiche e reputazionali. L’adozione rapida di trasparenza, clausole etiche vincolanti e procedure partecipate costituisce la via per conciliare libertà accademica individuale e responsabilità istituzionale pubblica. In questa direzione, un approccio critico e coerente con la missione pubblica dell’università rappresenta la condizione necessaria per evitare che la formazione e la ricerca diventino strumenti di legittimazione del complesso militare-industriale e del genocidio in Palestina, preservando così il ruolo dell’istituzione come spazio di conoscenza libera, giustizia e responsabile. Clicca in basso per scaricare il rapporto completo. rapportocompletoDownload
Registrazione video del Convegno 4 novembre “La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione”
PUBBLICHIAMO DI SEGUITO LA REGISTRAZIONE VIDEO DEL CONVEGNO ANDATO IN ONDA QUESTA MATTINA, 4 NOVEMBRE 2025, SUL NOSTRO CANALE YOUTUBE, DOPO CHE IL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE E DEL MERITO HA ANNULLATO IL PRECEDETE EROGATO COME CORSO DI FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO PER IL PERSONALE SCOLASTICO DAL CESTES (ENTE ACCREDITATO PRESSO LO STESSO MIM). Il Convegno è stato seguito da un numero costante di circa 500 utenti, ma già al momento siamo in grado di affermare che si sono registrate circa 3000 utenze diverse che si sono avvicendate durante le 4 ore di interventi di una estrema lucidità teorica e pratica, anche in relazione alle iniziative da intraprendere nelle prossime giornate, cominciando dall’affollare le piazze questo pomeriggio (qui l’elenco delle 38 piazze in cui manifestare).
Convegno 4 novembre: “La scuola non va alla guerra. L’educazione alla pace risponde alla repressione”
Come anticipato, dopo che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha annullato il corso di formazione e aggiornamento che il CESTES-PROTEO (ente di formazione accreditato presso il MIM) insieme all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università aveva organizzato per il 4 novembre 2025 con il titolo “4 novembre, la scuola non si arruola”, abbiamo deciso, come atto di dissenso e di disobbedienza, di confermare ugualmente la data dell’evento con un nuovo Convegno che, però, non potrà godere dell’accreditamento presso il MIM, per cui non è possibile chiedere un esonero per formazione per il personale scolastico. Di seguito il programma e tutte le indicazioni per seguire il Convegno dal titolo: “LA SCUOLA NON VA ALLA GUERRA. L’EDUCAZIONE ALLA PACE RISPONDE ALLA REPRESSIONE”. PROGRAMMA CONVEGNO ONLINE 4 NOVEMBRE 9.00 -13.00 Modera Serena Tusini Roberta Leoni, Militarizzazione e repressione nella scuola Presidente Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Marco Meotto, Sguardi coloniali. Il genocidio nella didattica della storia Docente e ricercatore Antonio Mazzeo, Genocidio crimine collettivo. Verso l’israelizzazione della società italiana? Insegnante e giornalista Mjriam Abu Samra, Critica decoloniale dell’accademia neoliberale: La Conoscenza non marcia Ricercatrice e attivista italopalestinese Caterina Donattini, La scuola per la Palestina: il racconto degli ultimi mesi di lotta BDS Italia Don Andrea Bigalli,  La libertà delle coscienze e il significato della disobbedienza Facoltà Teologica dell’Italia Centrale Tommaso Marcon, La militarizzazione della formazione, tra scuola gabbia e Valditara Studente OSA Leonardo Cusmai, L’Università ai tempi della crisi tra militarizzazione, repressione e riforme Studente universitario – Cambiare Rotta Conclusioni: Roberta Leoni,  Il 4 novembre non è la nostra festa! LINK DEL CONVEGNO CLICCA QUI PER LE PIAZZE DEL 4 NOVEMBRE CLICCA QUI INVITIAMO TUTTI E TUTTE, PERSONALE DELLA SCUOLA E DELL’UNIVERSITÀ, STUDENTI E STUDENTESSE, GENITORI E GENITRICI A SEGUIRE IL CONVEGNO. RICORDIAMO A TUTTI I E A TUTTE LE DOCENTI CHE IL CORSO DI FORMAZIONE NON È COPERTO DALL’ESONERO.