Tag - Militarizzazione

Giornata delle Foibe e liste nere di Rampelli: autonomia didattica a rischio nelle scuole
ll vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI), la notizia è uscita sul quotidiano Domani (clicca qui), avrebbe segnalato le scuole che non hanno omaggiato la giornata delle Foibe e ha chiesto il diretto intervento del Ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara. Una vera e propria, inaudita, campagna repressiva che mira a distruggere autonomia didattica e libertà di insegnamento. Abbiamo ragione da vendere nel denunciare l’utilizzo delle giornate nazionali come opera di revisionismo storico e di pressione ideologica e politica. Sarebbero 41 gli istituti, “rei” di sottrarsi a questo rito che ormai dura da anni. Da quando questa giornata è stata istituita non ci sono spazi nella comunicazione pubblica per interventi di storici non omologati a posizioni revisioniste o nostalgiche della italianità, in questo caso non è ammesso il fatidico contraddittorio con posizioni diverse. È grave che questa lista di proscrizione arrivi direttamente da un parlamentare con un ruolo importante come la vice presidenza della Camera. Solo poche settimane fa denunciavamo la schedatura dei docenti di sinistra da parte della organizzazione giovanile dello stesso partito, ora questa nuova iniziativa. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ritiene inaccettabile questa ennesima ingerenza e invita il mondo della scuola, in tutte le sue componenti, a mobilitarsi rivendicando la libertà di insegnamento, libertà da qualsiasi pressione ideologica e politica e di letture parziali e discutibili della storia. Consigliamo l’ ascolto di questo contributo audio di CUB Scuola a questo indirizzo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Milano, 21 marzo: Assemblea studentesca internazionale con Osservatorio contro la militarizzazione
Il 21 marzo 2026 a Milano l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università parteciperà ad un’assemblea studentesca internazionale che affronterà la questione del ritorno alla leva. Come Osservatorio abbiamo da tempo messo a fuoco l’importanza di questa tematica nella sua strettissima connessione con la militarizzazione delle scuole e l’assemblea di Milano sarà un’occasione per confrontarsi con quanto sta succedendo nei vari Paesi europei sia per quanto riguarda i provvedimenti legislativi sia per conoscere il livello di mobilitazione che gli studenti europei stanno cercando di mettere in campo per opporsi. Clicca qui per il link di Instagram. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Michelangelo Dome: lo scudo missilistico con cui Leonardo SpA avvolgerà l’Europa
«Rispondere alle minacce emergenti in uno scenario globale sempre più complesso e proteggere infrastrutture critiche, aree urbane sensibili, territori e asset di interesse nazionale ed europeo attraverso una soluzione modulare, aperta, scalabile e multi-dominio: è l’obiettivo di “Michelangelo – The Security Dome”, sistema avanzato di difesa integrata di Leonardo» (https://www.leonardo.com/it/focus-detail/-/detail/michelangelo-sistema-multidominio-difesa-aerea-leonardo). In occasione della presentazione del Piano Industriale 2026-2030 di Leonardo SpA, tenutasi a Roma giovedì 12 marzo, l’Amministratore Delegato Roberto Cingolani ha evocato il nome dello “scudo missilistico” con cui l’azienda vorrebbe avvolgere l’Europa: Michelangelo Dome. Già il nome rievoca l’israeliano Iron Dome, progettato per intercettare i missili provenienti dai paesi arabi, soltanto che l’Europa non è in guerra coi propri vicini. Che cosa è il Michelangelo Dome? Si tratta di un sistema complesso ma costruito per essere compatibile con tutte le piattaforme adottate dai paesi Nato, adattabile alla difesa del territorio nazionale ma anche di specifiche aree strategiche come porti, basi militari, aeroporti, siti industriali; una sorta di grande cupola costruita con sistemi tecnologici avanzati e di ultima generazione, incluso il ricorso alla stessa IA. Nel corso dell’intervento, Cingolani ha promesso il primo impiego sul campo dello scudo entro la fine del 2026, in Ucraina. Intervistato poi da il Sole 24 Ore a margine dell’evento, l’AD ha seccamente difeso gli investimenti programmati per Michelangelo: «non sta finendo la guerra, sta iniziando una guerra nuova. I prossimi anni di pace apparente potrebbero permettere agli aggressori di costruire armi che sono difficili da neutralizzare: mai come adesso bisogna investi.re nella difesa».[1] Sarà – come sostiene implicitamente Cingolani –… che non vi siano alternative a questo destino di guerra, prefigurato con fin troppa facilità. Tuttavia i dubbi sorgono, dato che non si può negare un diretto interesse economico dell’azienda a una maggiore domanda di armi (e quindi a un loro maggior impiego) e all’innovazione militare, così come non si può nascondere il coinvolgimento sempre più diretto di Leonardo nelle istituzioni – da quelle militari alle scuole, le Università e i centri di ricerca. Il progetto di difesa Michelangelo era stato lanciato nell’ottobre del 2025 ma solo negli ultimi giorni dell’inverno 2026 è stato ufficialmente presentato al Ministro della Difesa Crosetto, al Capo di Stato Maggiore della Difesa Portolano e a tutti i Capi di Stato Maggiore delle Forze Armate. In un Comunicato stampa, Leonardo lo ha definito come «un’architettura completa che integra sensori terrestri, navali, aerei e spaziali di nuova generazione, piattaforme di cyber defence, sistemi di comando e controllo, intelligenza artificiale ed effettori coordinati. La piattaforma crea una cupola dinamica di sicurezza, capace di individuare, tracciare e neutralizzare minacce, anche in caso di attacchi massivi, su tutti i domini di operazione: aeree e missilistiche, inclusi missili ipersonici e sciami di droni, attacchi dalla superficie e sotto la superficie del mare, forze ostili terrestri». Senza poi dimenticare che «Grazie alla fusione avanzata dei dati provenienti da sensori multipli e all’impiego di algoritmi predittivi, Michelangelo è in grado di anticipare comportamenti ostili, ottimizzare la risposta operativa e coordinare automaticamente gli effettori più idonei».[2] Si parla di un giro d’affari di ben 21 miliardi entro il 2035, a patto però che Leonardo incontri il favore dei governi europei nel creare una rete di protezione unica che coinvolga i diversi paesi. Nel frattempo, il Bilancio aziendale è in netta crescita e ciò ha permesso di includere nel Piano Industriale 2026-2030 «un incremento sostanziale del dividendo che sarà pagato nel 2026 (+21% [rispetto al 2024]) e un ulteriore aumento del ritorno agli azionisti nell’arco di piano [ossia: durante il periodo coperto dal piano industriale vi sarà un ulteriore aumento]».[3] Si arriverà così a un dividendo di 0,63 € per azione, rispetto agli 0,52 di due anni fa. La guerra, evidentemente, paga. Il timore è che oltre al denaro fornisca agli azionisti di Leonardo anche la possibilità di esercitare pressioni e orientamenti sempre più forti sui governi, visto che è proprio con progetti come il Michelangelo che il grado di dipendenza delle istituzioni dalle aziende militari cresce notevolmente. E stando a vedere le politiche industriali del Governo già oggi il complesso militar industriale sembra avere un potere sterminato nell’influenzare scelte e strategie nell’immediato futuro. Emiliano Gentili, Federico Giusti, Stefano Macera [1] Cfr. https://www.analisidifesa.it/2025/11/leonardo-presenta-michelangelo-the-security-dome/. [2] Leonardo, Comunicato stampa: Leonardo: Cingolani presenta “Michelangelo – the Security Dome”, 27 Novembre 2025. [3] C. Dominelli, Leonardo svela nuovo piano: previsti 142 miliardi di ordini al 2030, «il Sole 24 Ore», 12 Marzo 2026. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Career Days: l’università e i legami con l’industria bellica
I career days sono eventi di incontro e placement organizzati dalle Università con il mondo del lavoro. Si tratta di momenti centrali nella logica dell’Università, che concepisce queste giornate come fondamentale opportunità per l’incontro tra domanda e offerta. Si tratta di eventi sponsorizzati con entusiasmo dall’Istituzione universitaria, momenti in cui si invitano studenti neo-laureati e dottori di ricerca provenienti da tutti gli ambiti di studio e ricerca a partecipare per farsi conoscere da aziende, studi professionali e cooperative che hanno posizioni aperte. Una vetrina per queste ultime che hanno l’opportunità di far conoscere il loro lavoro: vendute come occasioni di formazione e crescita per chi cerca lavoro, queste giornate sono infatti anticipate da corsi di formazione in cui provare a “costruire il proprio futuro” attraverso percorsi che hanno come aspirazione quella di guidare gli studenti all’acquisizione di conoscenze e competenze per un ingresso efficace nel mondo del lavoro, supportandoli dalla redazione efficace del curriculum vitae alla comunicazione efficace nei colloqui di lavoro fino all’utilizzo dei social per la ricerca di lavoro. Durante uno di questi career days che si terrà il 23 marzo, l’Università degli studi di Firenze ha deciso di invitare una realtà, il Gruppo Thales, controllato dal governo francese e partecipato dall’impresa bellica Dassault: si tratta dell’undicesimo produttore di armi a livello globale e il quarto in Europa, con proventi legati alla vendita di armamenti pari a circa 8 miliardi di euro nel 2023. Il gruppo Thales opera nel settore delle tecnologie aerospaziali, in quelle di difesa e sicurezza e nelle tecnologie di identificazione biometrica e di identità digitale. Con la compagnia israeliana Elbit System, Thales produce il killer drone Hermes 450, nonché, tramite l’UAV tactical system, l’ultima generazione di droni-killer Orbiter, entrambi utilizzati dall’esercito israeliano contro la popolazione civile palestinese a Gaza e in Cisgiordania. Nel Regno Unito Thales produce il drone spia Watchkeeper con una joint venture con la compagnia israeliana Elbit Systems. In Francia, Thales produce sistemi elettronici per l’aereo Dassault Rafel jet, l’ultimissima generazione di aereo ‘polifunzionale’ utilizzato dall’esercito israeliano che combina deterrenza, supporto missilistico ed offensiva nucleare. Inoltre, attraverso la divisione di identità digitale e cybersecurity, Thales fornisce servizi di riconoscimento facciale, di mappatura di identità digitale remota e cloud-based: ad esempio, Thales gestisce per il governo israeliano operazione di ‘border control’ nella West Bank. Già nel giugno 2024, un gruppo composito dell’Università di Bologna chiedeva al proprio Ateneo di sospendere tutte le collaborazioni con soggetti commerciali, industriali e di ricerca legati all’industria bellica, a partire, con priorità immediata, dal gruppo Thales. Il loro appello, da cui sono prese le informazioni sopra, disponibile a questo indirizzo, espone alcune criticità circa lo stato della cooperazione scientifico-tecnica portata avanti da diverse strutture dell’Ateneo di Bologna con istituti universitari israeliani e con aziende che si profilano altamente problematiche. Questa deriva è ormai esplicita in diversi Atenei, che da una parte si occupano di approvare circolari sul dual use e immaginare formazioni specifiche del personale e al contempo invitano ai propri eventi, legittimandole, imprese che le armi le producono e che rappresentano la plastica rappresentazione della logica militare che sempre più si insinua nei nostri immaginari. La questione può essere letta a partire dal potente contributo di Lancione (Università e militarizzazione. Il duplice uso della libertà di ricerca), in cui in rapporto agli accordi di collaborazione tra Politecnico di Torino e Leonardo s.p.a., il docente evidenzia come questa relazione tra Università e soggetti produttori di armi o, meglio ancora, “anche di armi, ma non solo”, che hanno anche relazioni con il governo di Israele rappresenti un pericolo su più piani. Piani di cui è bene tenere conto. “Il primo è culturale, legato alla legittimazione scientifica che Leonardo ottiene a lavorare col Politecnico e al prestigio politico che il Politecnico ottiene a lavorare con Leonardo. Il secondo è sociale, legato alla prossimità logistica del sapere che viene fatto circolare nella collaborazione. Il terzo è economico ed è legato al tipo di valore di mercato generato dalla relazione tra le parti, e dalla possibilità di profitto che essa attiva” (Lancione, 2023) Secondo questo schema, nell’invitare una impresa che lavora nel campo bellico, l’Università svolge un ruolo centrale nella legittimazione dell’impresa stessa: garantire al gruppo Thales (partecipato dall’impresa bellica Dassault) la possibilità di entrare in università per raccontarsi ai futuri lavoratori, significa immaginare opportunità di lavoro, in un mercato del lavoro precario e competitivo, che abbracciano la produzione bellica. Questa posizione ben si inserisce all’interno delle retoriche dominanti che bombardano il nostro quotidiano e promettono come soluzione alla crisi generalizzata del lavoro, la soluzione del riarmo e della produzione bellica, una concreta e stimolante prospettiva per l’inserimento lavorativo e la crescita del paese. L’unica alternativa possibile. Inoltre, legittimando la presenza del gruppo Thales l’istituzione universitaria favorisce lo scambio di risorse, di dati, di saperi e normalizza la presenza del mondo bellico nello spazio pubblico universitario. Questa attivazione di sinergie che in questo caso nasce a partire dal riconoscimento del valore della presenza di Thales come gruppo che può garantire una buona occupazione, legittima e normalizza la retorica del valore del riarmo e della produzione bellica, costruendo nella prassi l’immagine di una istituzione universitaria sempre più legata e piegata agli interessi economici dominanti. La scelta dell’Università di Firenze si inserisce in un disegno articolato che nel tempo si sta definendo intorno alla relazione tra accademia e comparto militare. Un disegno che è stato svelato da Altraeconomia (https://altreconomia.it/i-dati-inediti-sugli-accorditra-le-universita-e-lindustria-militare/) che ha svolto un lavoro di inchiesta chiedendo alla metà degli istituti pubblici italiani quanti e quali accordi, contratti di ricerca, convenzioni o tirocini hanno attivato dal 2023 ad oggi con i protagonisti del settore della Difesa. Come riporta Luca Rondi sulla rivista Altreconomia, i rapporti delle Università italiane con il comparto militare sono sempre più stretti: 23 atenei su 31 hanno infatti legami con Leonardo s.p.a. (74%), 20 con Thales Alenia Space s.p.a. (65%) e otto con Mbda Italia s.p.a. (26%), colosso europeo che produce anche missili terraaria. In questo quadro, come osserva Mario Pianta, professore di Economia alla Scuola normale superiore di Firenze che ha lavorato a lungo sulle relazioni tra militare e civile in campo tecnologico, “l’estensione delle collaborazioni è preoccupante. In un quadro di riduzione dei finanziamenti alla ricerca e di aumento dei programmi di spesa militare il rischio è che tali rapporti diventino ancora più stretti”. Come emerge nell’inchiesta, Thales Alenia Space, la joint venture tra la multinazionale specializzata in aerospazio, Difesa, sicurezza e trasporti Thales (67%) e Leonardo (33%) ha stretto accordi con 20 degli atenei presi in esame, in particolare con Padova (403mila euro in due anni relativi a contratti di ricerca), Firenze (255mila euro su cinque progetti di ricerca), Tor Vergata (sette accordi di importo sconosciuto) e La Sapienza di Roma. Bologna partecipa a ben 14 progetti di Horizon Europe, il programma quadro dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione, di cui fa parte anche l’azienda (https://altreconomia.it/i-dati-inediti-sugli-accordi-tra-le-universita-e-lindustriamilitare/). Nonostante una quota di risposte alta da parte delle Università, molte non hanno comunicato importi e titoli dei progetti. “Una mancanza di trasparenza inaccettabile per un’amministrazione pubblica contro cui spesso si scontra anche il corpo docente che non conosce nel dettaglio l’entità di queste relazioni”, osserva Federica Frazzetta, ricercatrice presso la facoltà di Scienze politiche e sociali della Scuola normale superiore di Firenze. Come sottolineato nell’articolo di Luca Rondi su Altraeconomia, è possibile però individuare alcune tendenze (che possono anche aiutare a inquadrare l’invito al gruppo Thales da parte dell’Università degli Studi di Firenze a partire dal quale è nata la mobilitazione di queste ore). Tra queste, il rischio di una totale irrilevanza dei comitati etici che hanno avuto opportunità di valutare pochi di questi accordi, il reale impatto economico sempre sbilanciato a favore dei grandi gruppi militari e infine l’istituzione di corsi, master specie nel campo della scienza politica che come evidenzia Antonio Mazzeo, giornalista ed esperto di questioni militari “favorisce la diffusione di un modello anche culturale ispirato a quello militare”. Quindi, che fare? Quello che si sta facendo, ovvero attivarsi concretamente per denunciare queste situazioni, una attivazione che ad oggi è resa possibile da un lavoro continuo e faticoso di monitoraggio rispetto alle scelte che non vengono condivise e discusse con le “risorse umane” dell’Università, ma stabilite in luoghi in cui sempre più la logica del ritorno economico e della militarizzazione della vite costruisce discorsi che come studenti e studentesse, come lavoratori e lavoratrici non abbiamo intenzione di avallare. La militarizzazione non è un processo lineare, proprio per questo serve un monitoraggio continuo e situato. A tal proposito, come evidenzia Lancione, “La militarizzazione della società europea e più largamente occidentale è un processo che ha molteplici radici economiche e politiche, non è semplicemente riconducibile a una cerchia di pochi soggetti potenti, con un chiaro piano di azione. Si tratta in realtà di un assemblaggio diffuso e non lineare, fatto di interessi locali e tran-slocali, a cavallo tra mercati privati, pubblici e attraversato da logiche finanziarie e sentimentalismi” (Lancione, 2023). Se militarizzare è “dare un carattere” alle cose, allora la scelta di invitare Thales (partecipata dall’impresa bellica Dassault) rappresenta una azione volta alla costruzione e legittimazione di quel carattere, una scelta che non esclude la presenza di chi è parte attiva di un modello di produzione proprio dell’industria bellica. Dentro l’Università le voci critiche e contrarie agli accordi, alla prospettiva del riarmo e della produzione bellica, continuano a esistere, incontrarsi e agire contro un modello che non deve diventare parte del mondo universitario. Contro la prospettiva di una industria accademico-militare è necessario scegliere con chiarezza che partita giocare e in quale campo stare. Per scegliere da che parte stare, è fondamentale porsi le domande giuste, a partire dal “come immaginiamo la nostra Università?“ Se crediamo che il “carattere militare” e il suo progetto appartengono a un altro mondo, un mondo le cui fondamenta si contrappongono alla curiosità scientifica ma che si basano su ordini da seguire; un mondo che al desiderio di scoperta contrappone missioni da compiere e a progetti di vita individuale e collettiva contrappone violenza e morte, “riprendersi l’Università, difendere il confine tra questi mondi e combattere chi quel confine lo rende poroso, è un compito che spetta anche a voi, studenti e studentesse … l’Università non si può e non si deve militarizzare, o non è più Università. Ogni grado di relazione tra questi mondi riduce la libertà di azione e di pensiero di chi fa ricerca e di chi vi fa lezione, e la loro riduzione di libertà è anche la vostra. Questo è un processo che dobbiamo combattere, per preservare e coltivare il privilegio di avere ancora di avere ancora luoghi dove ricercare un’alternativa possibile” (Lancione, 2023). Non credo ci sia modo migliore di chiudere questa breve riflessione che auspicare che all’interno degli Atenei si mantenga attiva l’attenzione e la mobilitazione su questi temi in sinergia con le altre realtà che fuori dal mondo universitario si oppongono con forza alla deriva di una visione di mondo che ci prospetta violenza e guerre, limita la libertà di ricerca e la libertà di scegliere quale modello di produzione, lavoro e vita vogliamo. Esercito all’Università – di Roberto Zingoni Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Rovigo, militari della Folgore nelle scuole: reazioni locali e considerazioni pedagogiche
Rovigo, 27 febbraio scorso, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università registra una segnalazione di un genitore: l’8° Reggimento del Genio-guastatori, la più nota Folgore, “si presenta” all’Istituto Tecnico Professionale Giuseppe Marchesini/ Ferruccio Viola, e si mette in cattedra. Come sempre, sono due fogli locali (probabilmente dotati anche di emittenti televisive) a darne conto. La presentazione voluta dal dirigente scolastico, sotto il patrocinio della sindaca Valeria Cittadin, di cui porta il saluto un consigliere di Forza Italia Paolo Avezzù, già sindaco, suscita polemiche. Rovigo.news dà la notizia, fra altri servizi di cronaca locale, molta pubblicità senza la quale non si campa, probabili donazioni dei leghisti di città. Nel posto che dovrebbero occupare le/i docenti, ci sono anche due giovani folgorate, in mimetica. Penso che dovrei, da vecchia femminista, occuparmi di questa forma di pretesa emancipazione femminile, ma non è questo per ora lo spazio. Per cui vengo alla notizia. Le due donne, appena ragazze, sono volontarie, come prevedono anche le nuove leggi sulla leva in Europa (sulle modalità previste per la leva è utile l’intervento di Serena Tusini a questo link), ma un’altra si aggiunge in remoto, citata con orgoglio paterno dal consigliere Avezzù. Anche il Presidente dell’Istituto Nastro Azzurro, è fra gli invitati all’evento. Vale la pena di ricordare che si è nella grande famiglia militare, visto che l’Istituto nato nel 1923 (casualità storica?) si occupa di ex combattenti e di decorati al valore. Insomma, tutti uniti, potremmo dire con amara ironia, a servire lo storico motto “presente!”, la chiamata tipica delle formazioni militari. Ma la notizia della visita didattica dei militari, come in altre occasioni nell’ “ottica di servizio”, visto che si espongono vie di orientamento al lavoro post-diploma, non passa inosservata. Un altro foglio locale, La voce di Rovigo, pubblica la reazione piccata del Dirigente Scolastico a un comunicato congiunto della locale sezione del PRC (Rifondazione Comunista) e della CGIL. Partito e sindacato segnalavano l’inopportunità della “presenza” della Folgore in una scuola superiore. Come sappiamo, grazie a questi incontri, si alimenta la costante opera di consolidamento del consenso giovanile alle carriere militari, mentre la guerra ci arriva in casa e il governo prova a minimizzare. Il dirigente difende con le solite pericolose banalità il suo operato (anche degli Organi Collegiali, dovunque piuttosto agonizzanti?): i valori costituzionali, la Patria, ecc., al saldo degli articoli della Carta sul ripudio della guerra e sulla funzione della scuola. Forse non guasta ricordare che gli Istituti Tecnico Professionali come il “Viola/Marchesini” sono stati appena oggetto di una pesantissima opera di riforma dell’ordinamento (https://www.orizzontescuola.it/riforma-istituti-tecnici-firmato-il-decreto-di-revisione-nuovi-indirizzi-al-via-dal-2026-27-tutte-le-novita-la-nota-e-gli-allegati/). Com’era nell’aria da qualche anno, si chiude la sperimentazione e si passa alla norma che prevede un ciclo di quattro anni di durata, con taglio netto di un anno di formazione e la scomparsa di discipline importanti (la geografia e la storia si insegneranno un’ora a settimana). Ma niente paura, le famose Academy post diploma, pseudo fondazioni a carattere misto, più privato che pubblico – e la mimetica come obiettivo – potranno far completare il percorso scolastico alle allieve e agli allievi: basteranno competenze minime nei saperi (soprattutto gli inutili, gli umanistici), molto lavoro sulle soft skill che formano il carattere e sul digitale come tecnologia basilare. Rovigo è una città di 50.000 abitanti, “una città di pianura”, terre basse del Polesine, provincia veneta di antica povertà, di migrazioni stagionali e durature, di violente alluvioni, di rinato orgoglio di stampo leghista. Ma forse non se ne deve più parlare. La legge 86/2024 sull’Autonomia Differenziata, per ora in sordina in attesa che, come si augura il consigliere forzitaliota sul suo blog, vinca il “Sì” il 22/23 marzo, consoliderà la ricchezza fiscale dei nativi e la scuola sarà una faccenda solo regionale.       Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Proteste contro militarizzazione a Pisa: un movimento crescente di contestazione
COMUNICATO STAMPA L’escalation bellica dilagante mostra in modo sempre più evidente che la guerra parte anche da qui. Lo vediamo con la logistica sempre più coinvolta sul piano bellico: strade, porti, ferrovie in cui transitano mezzi e materiali militari a testimonianza del coinvolgimento di infrastrutture produttive nel grande business della guerra. Tuttavia, sta crescendo la coscienza del grande impatto della militarizzazione nelle nostre vite e nella nostra quotidianità. E con la coscienza crescono le forme di lotta e di coordinamento tra quanti hanno ben chiaro il no alle politiche e all’economia di guerra. Giovedì 12 marzo un treno carico di mezzi militari ed esplosivi proveniente da Piombino e diretto a Palmanova, in Friuli, ha impiegato oltre 12 ore per fare la tratta Piombino Pisa, appena 100 chilometri, trovando sul proprio percorso presidi di boicottaggio a Livorno Calambrone e Collesalvetti e un blocco dei binari a Pisa Centrale. Il giorno seguente, venerdì 13 marzo, un presidio del Coordinamento Antimilitarista livornese presso l’Accademia navale di Livorno ha voluto esprimere la protesta verso l’attacco di USA e Israele all’Iran – ennesimo focolaio di guerra imperialista che incendia il Golfo Persico – ma anche denunciare il coinvolgimento di aziende locali nella produzione di alcune armi usate in questa guerra. La Wass Fincantieri, che a Livorno ha un’importante sede produttiva specializzata in siluri e sistemi di lancio militari, ha ricevuto una commessa per la realizzazione di siluri leggeri MU90 destinati alla Marina Reale Saudita; da notare che l’accordo risulterebbe stipulato a Dubai proprio nei giorni della tanto discussa presenza del Ministro Crosetto in quell’area. E sempre a Dubai, nei medesimi giorni, Crosetto risulterebbe aver curato un contratto di centinaia di milioni con la Marina Indonesiana che vede il coinvolgimento della ditta livornese Drass, fornitrice di sistemi subacquei militari. Da notare – dato estremamente importante per l’Osservatorio, che ha come nucleo centrale della propria attività il contrasto alla militarizzazione del sistema scolastico – che queste sono anche aziende che attivano percorsi di formazione scuola – lavoro (ex pcto), coinvolgendo molti studenti. E allora facciamoci sentire nei collegi docenti, nelle commissioni di lavoro per l’alternanza e l’orientamento, nel dialogo educativo con gli studenti. Mettiamo paletti rigorosi al dilagare della guerra, ostacoliamo le convenzioni fra scuole e aziende legate alla produzione bellica. LA GUERRA PARTE ANCHE DA QUI, DAI NOSTRI TERRITORI, DAI LUOGHI DI LAVORO, DALLE SCUOLE. FERMIAMO LA GUERRA! Pisa mezzi militari Coordinamento Antimilitarista Livornese -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Leonardo SpA acquisisce la britannica Becrypt: parte la scalata al settore cyber
L’azienda bellica Leonardo SpA sta finalizzando l’acquisizione della britannica Becrypt, attiva nel campo della cybersecurity e fornitrice stabile di tecnologie sia per gli ambienti governativi che per aziende leader nelle supply chain di competenza. Il processo dovrebbe essere completato entro il mese di giugno dell’anno corrente. L’operazione non è un elemento isolato, ma fa seguito a tutta una serie di acquisizioni effettuate da Leonardo, in Europa, nel comparto.[1] Queste sono parte di una strategia di sviluppo industriale che prevede il rafforzamento di Leonardo nella cybersecurity europea e, a nostro parere, sono finalizzate non tanto ad aumentare il fatturato (che per Leonardo, a livello di ordinativi commerciali, proviene essenzialmente dall’aeronautica militare e, in collaborazione con Fincantieri, dalla cantieristica navale) quanto a estendere il controllo dell’azienda sull’intera filiera della Difesa. Non è più possibile, infatti, mantenere una posizione di leadership nel settore bellico senza occuparsi di tutti i principali elementi che lo compongono. Il settore militare europeo è attualmente molto frammentato per diverse ragioni e, fra queste, vi è sicuramente l’esistenza di aziende appartenenti a differenti Stati membri dell’UE che concorrono fra di loro a livello commerciale. Il che dà luogo a produzioni belliche “duplicato” per la vendita al miglior offerente, ad acquisti disaggregati perché effettuati dai vari Paesi membri in maniera indipendente l’uno dall’altro (cd. “domanda disaggregata”, che produce un aumento dei costi) e, probabilmente, anche a pressioni di tipo lobbystico sui propri rispettivi governi nazionali per adeguare la legislazione ai desiderata della singola azienda campione nazionale (cd. riduzione dei “costi di conformità” alla legislazione esistente, che sono i costi che l’impresa deve sostenere per adeguarsi alla normativa nazionale di riferimento, la quale varia da Paese a Paese). Non per niente Roberto Cingolani, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Leonardo, ha dichiarato: «Quest’ultima acquisizione in UK segna un ulteriore tappa nella strategia di Leonardo volta a costruire in Europa una sicurezza cyber resiliente e sovrana che superi la frammentazione tecnologica attuale».[2] Sulla stessa linea il Ministro della Difesa italiano Guido Crosetto, secondo cui «È necessario definire in ambito Nato, con l’Unione europea, strategie comuni che rafforzino la resilienza democratica e cognitiva e promuovano risposte coordinate agli attacchi».[3] Il rafforzamento di Leonardo UK è un passaggio rilevante: questa costola della grande azienda italiana a controllo pubblico ha un ottimo posizionamento commerciale sia con il Governo britannico che con la NATO, essendo inserita come fornitrice in diversi programmi governativi e internazionali. Tuttavia, in linea con quel che abbiamo detto essere il core-business dell’azienda, Leonardo UK è relativamente più importante come fornitrice di beni militari nel settore aerospaziale e di componenti tecnologiche. Becrypt, pur non essendo una grande impresa (ha poco più di cento dipendenti), è invece meglio posizionata come fornitrice commerciale di sistemi per la cybersecurity e, pertanto, la sua acquisizione da parte di Leonardo potrebbe rafforzare considerevolmente il ruolo-chiave di quest’ultima nel panorama della Difesa britannica. Tra l’altro Becrypt ha fatto registrare circa un +30% di ricavi sia nel 2024 che nel 2025. Attualmente Leonardo UK ha una sola sede operativa per lo sviluppo di elementi per la cyber sicurezza – situata nella città di Lincoln, nel nord-est dell’Inghilterra – e, con Becrypt, acquisirebbe alcuni laboratori di ricerca e uffici tecnici londinesi. Inoltre Leonardo UK è ufficialmente certificata dal National Cyber Security Centre’s Cyber Security Consultancy framework del Regno Unito come consulente per la cybersecurity, ma Becrypt è certificata come fornitrice informatica: con l’unione delle due, pertanto, Leonardo UK si assicurerebbe una posizione privilegiata nei confronti della concorrenza – ad esempio quella della francese Thales, con cui pure la Leonardo italiana collabora stabilmente nel campo della comunicazione via satelliti a orbita bassa, il settore in cui è attiva Starlink di Elon Musk.[4] Dal punto di vista tecnico la cybersecurity di Leonardo UK è basata sul modello “Zero trust”, per il quale la rete informatica (aziendale o di una pubblica istituzione) viene segmentata, per impedire un hackeraggio che coinvolga l’intero sistema, ed è richiesta un’autenticazione dell’utente basata sul ruolo ricoperto. La Zero trust è un elemento importante perché funzionale a ogni tipo di amministrazione societaria – anche di pubblico Ministero, come detto. E in effetti esiste una norma RRF (il dispositivo europeo da cui si è originato il PNRR italiano) per la quale «andranno introdotte specifiche norme finalizzate a imporre all’amministrazione una motivazione anticipata e rafforzata che dia conto delle ragioni del mancato ricorso al mercato»,[5] ossia: per ricorrere a risorse interne anziché al mercato (appalti ed esternalizzazioni, consulenze…), il pubblico dovrà fornire adeguate giustificazioni, anche di carattere economico. È chiaro, dunque, che l’acquisto di Becrypt consentirà a Leonardo UK di accedere a un mercato più vasto di quello puramente militare e acquisire, così, una posizione di maggiore importanza relativamente all’intera Pubblica Amministrazione britannica. Federico Giusti, Emiliano Gentili, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università [1] Le aziende acquisite sono: Axiomatics (Svezia), SSH Communication (Finlandia) e Arbit (Danimarca). [2] Leonardo, Comunicato Stampa: Leonardo continua a rafforzarsi nella cybersecurity con l’acquisizione di Becrypt in UK, 11 Marzo 2026. [3] A. Carli, Dall’esercito cyber a un centro per il contrasto alla guerra informativa, ecco il piano Crosetto contro le minacce ibride, «il Sole 24 Ore», 13 Novembre 2025. [4] Cfr. E. Gentili, F. Giusti, Accordo Starlink. Giù la MUSKera, 18 Gennaio 2025, https://sinistrainrete.info/politica-italiana/29701-emiliano-gentili-e-federico-giusti-accordo-starlink-giu-la-muskera.html?utm_source=dlvr.it&utm_medium=facebook. [5] PNRR #NextGenerationItalia, pp. 80-81. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
All’IC “Achille Lauri” di Sora, Frosinone, va in scena la Fata Carabiniera
Grazie alla sua centenaria esperienza funambolica, l’Arma dei Carabinieri stavolta sta in palcoscenico e arma una favola per bambine e bambini dai tre ai sei anni. Siamo a Sora, provincia di Frosinone, alla scuola dell’Infanzia che fa capo all’Istituto Comprensivo “Achille Lauri”, dove le scolaresche sono chiamate, con le loro insegnanti e la Dirigente, ad assistere a uno spettacolino veramente sorprendente (clicca qui per il servizio). Perfino noi, dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, che raccogliamo le segnalazioni di iniziative di questo tipo da tutta Italia, talvolta ci stupiamo. Infatti, se lo scopo è quello ormai consueto di inculcare nelle giovanissime menti la paura di trasgredire (intesa come rispetto della legalità, incarnata nello Stato e nelle sue istituzioni), la forma assume contorni fra l’esilarante e il paradossale. Il progetto, arrivato alla terza edizione, è una specie di scatola cinese. il titolo (dell’iniziativa? dello spettacolo? dell’animazione successiva?) è “Libertà, fantasia fra palcoscenico e vita”. Si intuisce che lo schema narratologico è costituito su una favola con protagonista una nuova fata da aggiungere all’immaginario infantile, la “carabiniera”. La fantastica creatura in divisa si muove su un palcoscenico (o nella vita reale?) dove fra cappelli a punta e bandiere italiche (in mano a ciascun minore), forse racconta di quali poteri dispone, di quali magie è capace. Si direbbe siano davvero straordinarie visto che le quattro parole del titolo mettono ogni tentativo interpretativo un po’ alle strette. Poco supporto ci viene dalla voce fuori campo che, come sempre nelle cronache locali, ci illustra con tono entusiasta le scene dell’arrivo delle piccole e dei piccoli in caserma. Quando il microfono va a un rappresentante dell’Associazione di Volontariato, che ci spiga di semi e terreni incolti, metafora delle piccole menti infantili da coltivare per ottenere buoni cittadini, la faccenda si fa imbarazzante. Ancora non si riesce a capire cosa faranno le creature nella caserma. Lavorando ai fianchi dell’iniziativa, provo a districare l’oscuro panorama offerto da chi organizza.  L’Associazione si chiama “CapitanoUltimo”, sembra abbia sede in una tenuta di zona, la “Della Mistica”. Il sito e la lettura dello statuto generano altro sconcerto. Provo ad andare con ordine. Le immagini mostrano uomini mascherati da fazzoletti con i simboli della Fiamma, immagini di rapaci, altro che non riesco a individuare, sono fotografati su sfondo di croci di legno. Falconeria, scopi sociali, preghiera comunitaria si intrecciano negli scopi dichiarati. Continuando a cercare si incontra anche il “personaggio-chiave” (sic), l’Ultimo Capitano (ultimo di che, di che impresa?). Ha un cognome, una carriera alle spalle di carabiniere, una recente di politico che lo ha visto candidato alle europee nella lista di Cateno De Luca, già sindaco dei Messina e Taormina. Guardando ancora in rete lo si vede su un palco durante la campagna elettorale mentre teatralmente si toglie “dopo 31 anni” (sic) il fazzoletto e dichiara i suoi intenti. Una signora lo abbraccia commossa, grata. Due parole su Cateno De Luca che lo ha reclutato sono utili per capire meglio il contesto: passato da uno schieramento politico all’altro, sempre di destra, è stato più volte indagato anche per reati gravi (di cui non ho potuto appurare l’esito giudiziario, ma non importa). Se si comprendono bene di obiettivi delle testate giornalistiche locali che diffondono queste notizie in rete e, come ho già scritto altrove, elaborano consenso verso queste iniziative nelle scuole, meno ci si capacita di come le maestre possano cedere il proprio ruolo professionale a questi improvvisati didatti. La scuola dell’infanzia e la primaria hanno già subito effetti di diverse norme distruttive della loro ottima storia educativa, ma oggi – è molto chiaro – rappresentano la prima fase del percorso formazione del capitale umano, da istruire, addestrare al pensiero convergente. Serviranno il mercato del lavoro secondo le sue aspettative, serviranno la Patria e i suoi obblighi di fedeltà e obbedienza. In fondo, produzione bellica e sistema valoriale lealmente patriottico vanno a braccetto. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Filosofia, etica delle tecnologie e preparazione allievi dell’accademia militare di Modena
Abbiamo già scritto del corso di filosofia per allievi dell’accademia militare di Modena, che ha trovato accoglienza nel Corso di Laurea in Scienze Strategiche (L/DS) dell’Università di Modena e Reggio (UniMoRe) dopo che il Dipartimento di filosofia di Bologna aveva negato la propria disponibilità (clicca qui). Alcune settimane prima la traversata della Global Sumud Flotilla aveva smosso mobilitazioni studentesche e di piazza commoventi per numero e intensità. La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Carmine Masiello hanno strumentalizzato il conflitto sulla questione palestinese, indicando le mobilitazioni quali responsabili di un clima scomodo e del rifiuto a Bologna.(1) In realtà, pare che il dipartimento abbia negato la propria collaborazione al corso per motivi di bilancio e di trasferta dei docenti, ai quali era stato chiesto di fare lezione in accademia a Modena e di organizzare un corso di studi su misura per l’accademia militare. Desideriamo tornare su questa notizia dopo avere letto un articolo del prof. Francesco Bellino, riconosciuto esperto di bioetica e di filosofia morale, che sembra esprimersi a favore del corso attivato all’UniMoRe. Egli, infatti, chiama in causa il potere della filosofia che può risolvere la frammentazione e la perdita di senso dei nostri tempi, caratterizzati da troppa tecnologia «senza vita e volontà» e da una cultura mediatica pilotata da interessi economici-finanziari che ci rende quasi impossibile capire dov’è il vero e dov’è il falso. Per ciascuna citazione del prof. Bellino nel suo articolo, noi aderenti all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vogliamo rimarcare che il fine militare della formazione accademica può solo aggravare le questioni da lui sollevate. Non può muoversi libera la speculazione filosofica, se essa viene costretta in un sistema necrofilo che finge di porsi domande, un sistema che cerca solo giustificazioni per le manovre politiche di rapina dei territori, erosione dei diritti politici, sociali e civili acquisiti. Di particolare interesse, inoltre, sono la presunta “rivoluzione filosofica” nel segno della Difesa e la poca disposizione al dialogo da parte delle gerarchie militari che emergono dal Programma di Comunicazione del ministero della Difesa, vale a dire il documento mediante il quale viene strategicamente avviata l’aggressione delle forze armate nei luoghi della formazione e dell’istruzione. A fine articolo il professore invoca l’introduzione di tutte le articolazioni della filosofia nei luoghi del sapere, anche per l’infanzia. Se mai avverrà, speriamo sia nel segno dell’antimilitarismo. (1) Due anni fa abbiamo pubblicato un dossier sulle collaborazioni tra l’Università di Bologna e il settore produttivo militare internazionale, lo trovate qui. Avere rinunciato ad una collaborazione con l’accademia militare di Modena non la rende una università votata alla pace. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Denuncia contro la deriva autoritaria e la militarizzazione dell’I.C. Pacinotti di Pontedera
CHI VA CON IL MILITARE IMPARA A MILITARIZZARE È con profonda preoccupazione che osserviamo la progressiva trasformazione degli spazi educativi dell’Istituto Comprensivo “Antonio Pacinotti” in scenari di addestramento e propaganda in divisa. L’ultimo segnale di questa deriva è l’annuncio apparso sui social per una selezione di istruttori della Ginnastica Dinamica Militare Italiana (GDMI), prevista per sabato 21 marzo presso la palestra scolastica di via Dante. Quale coerenza con il PTOF? Ci chiediamo, in modo provocatorio ma necessario: come può un metodo che si definisce “militare” essere compatibile con il Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) dell’IC Pacinotti, che pone al centro l’inclusione, il benessere e lo sviluppo armonico della personalità dell’alunno? La risposta emerge chiaramente dalle analisi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università: mentre il PTOF promuove la valorizzazione del singolo, il presidente della GDMI dichiara apertamente che nel loro metodo “non esiste il singolo o l’individuo: esiste un gruppo”. Mentre la scuola dovrebbe educare alla libertà, qui gli istruttori “non spronano, ma danno ordini”. Si parla di un “protocollo” che punta alla “forza esplosiva” e al “sincronismo”, concetti che richiamano modelli addestrativi volti a forgiare “futuri guerrieri” piuttosto che cittadini critici e consapevoli. Lo stesso fondatore della GDMI ammette che tali tecniche sono inadatte ai bambini sotto i 16 anni, eppure l’attività viene ospitata in un istituto che accoglie alunni dai 3 ai 14 anni. Tutto questo è reso possibile dalla Delibera n. 4 del 22 settembre 2025, con cui il Consiglio di Istituto ha delegato alla Dirigente Scolastica la firma delle convenzioni con le associazioni sportive. È accettabile che una delega in bianco permetta l’ingresso di realtà che negano l’individualità dell’alunno in nome dell’ordine e della disciplina marziale? Auspichiamo che il Consiglio di Istituto riveda con urgenza la delega concessa alla Dirigente, limitandone il raggio d’azione e riconsideri in sede collegiale la concessione degli spazi alla GDMI. Nel contesto globale di guerra e riarmo è fondamentale restituire alla scuola la sua funzione di laboratorio di pace e inclusione, libera da ogni retorica bellicista. Un disegno generale che parte con dall’ambiente e termina con l’addestramento e che trova conferma anche nell’iniziativa dello scorso 2 marzo, quando i Carabinieri del Nucleo CITES hanno incontrato gli alunni di quarta e quinta elementare dell’Istituto Comprensivo per attività di educazione ambientale. Sebbene il tema sia nobile, l’insistenza nel proporre figure in divisa come unici modelli di riferimento per la legalità e la tutela del territorio è parte integrante di un processo di militarizzazione cognitiva della scuola che da ormai 3 anni Puntualmente denunciamo. Esistono alternative civili di altissimo profilo: perché non coinvolgere i ricercatori del Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, gli esperti dell’Orto Botanico o i divulgatori del Museo di Storia Naturale di Calci? Queste figure offrirebbero competenze scientifiche senza il filtro della gerarchia e dell’autorità militare, rispettando la laicità e l’autonomia del pensiero educativo. Fonti per il presente articolo: https://www.facebook.com/share/p/1LMaogpc1X https://www.icpacinottipontedera.it/gli-alunni-della-scuola-primaria-incontrano-i-carabinieri-del-comando-forestale Per approfondimenti sul fenomeno della militarizzazione scolastica, invitiamo a consultare il sito ufficiale, in particolare clicca qui e poi anche qui. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente