“Radici. Il cammino di Vavilov”, il primo romanzo di Simona Duci
È disponibile da pochi giorni Radici. Il cammino di Vavilov, il romanzo
d’esordio di Simona Duci, pubblicato da Arpeggio Libera Editrice.
Da oltre quindici anni opera nel mondo dell’informazione, collaborando con
diverse testate giornalistiche e occupandosi in particolare di temi ambientali,
culturali e sociali, Simona Duci è giornalista, documentarista e fotografa. Ha
collaborato con TeleBoario, Chiariweek ed è attualmente corrispondente di
Bresciaoggi, nonchè collaboratrice di Pressenza Italia. Si è formata in
Fotografia e arti visive presso l’Accademia di Belle Arti LABA di Brescia,
specializzandosi successivamente in comunicazione e pubbliche relazioni.
Impegnata nell’attivismo ambientale sul territorio, è stata referente e guardia
ecozoofila OIPA e da sempre i suoi interessi si focalizzano sulla difesa
dell’ambiente e dell’avifauna selvatica, sull’ecologia, sui diritti animali ed
sugli ecoreati.
Accanto all’attività giornalistica si dedica al giornalismo d’impresa e alla
comunicazione per i servizi sociali territoriali, dove il linguaggio diventa
strumento di accesso, orientamento e relazione con la comunità. Parallelamente
porta avanti attività di divulgazione e educazione ambientale e un impegno
costante nel volontariato, collaborando con associazioni attive nella tutela
dell’ambiente, degli animali e della biodiversità.
Nel 2022 ha preso parte alla spedizione scientifica in Kirghizistan denominata
«Eden Forever», l’ambizioso progetto di UniBs, Orti botanici di Ome e
Nagasaki-Brescia Kaki Tree volto a recuperare e studiare i semi del Malus
sieversii, l’antico melo selvatico dell’Asia Centrale considerato il progenitore
di tutte le varietà moderne di mela. Un viaggio di oltre 2.000 chilometri tra
montagne e foreste primordiali, sulle tracce degli studi del grande botanico e
genetista russo Nikolaj Vavilov, pioniere della ricerca sulla biodiversità
agricola.
Da quei semi, raccolti durante la spedizione, sono nate più di quattrocento
piantine, alcune delle quali sono state messe a dimora proprio negli Orti
Botanici di Ome, dando vita al cosiddetto “giardino kirghizo”. Gli studi
condotti sulle giovani piante hanno evidenziato caratteristiche di grande
interesse scientifico, tra cui una notevole resilienza ai cambiamenti climatici
e ai patogeni. Un risultato che conferma il valore delle attività di
conservazione e ricerca portate avanti da orti botanici e istituti scientifici
in tutto il mondo.
Simona Duci
Appena tornata dal viaggio la intervistai proprio per Pressenza Italia (I e II
parte) e subito mi affascinò il suo racconto sul Kirghizistan (1): una piccola
gemma montuosa che emana accoglienza e spontaneità, dove è normale incontrare
yurte adagiate su pascoli d’alta montagna, scavallare picchi imbattendosi in
strabilianti laghi turchesi, trovare cavalli in libertà, sentirsi schiacciati da
un’ospitalità sconfinata e rimanere abbagliati dal verde delle possenti montagne
del Tien Shan.
Il suo romando Radici. Il cammino di Vavilov è proprio frutto di quel viaggio
ambientato tra la provincia di Bergamo e Brescia e le terre selvagge del
Kirghizistan.
Il libro intreccia narrativa, ricerca scientifica e impegno ambientale,
conducendo il lettore in un racconto dove scienza, avventura e mistero si
intrecciano. In un mondo sull’orlo del collasso ambientale, un gruppo di
esploratori intraprende una missione per salvare semi antichi custoditi da
alberi leggendari, mentre un potere oscuro tenta di piegare il destino del
pianeta ai propri interessi. Una storia di coraggio e speranza che affonda le
sue radici nella realtà della ricerca scientifica e nella sfida contemporanea
della perdita di biodiversità.
Il libro nasce anche con l’intento di portare all’attenzione del grande pubblico
il lavoro spesso silenzioso ma fondamentale svolto da orti botanici, ricercatori
e associazioni impegnate nella tutela del patrimonio genetico vegetale.
«Questo romanzo non rappresenta un punto di arrivo, ma piuttosto un punto di
partenza» – spiega l’autrice – «La spedizione in Kirghizistan mi ha fatto
comprendere quanto sia prezioso il lavoro di conservazione svolto in luoghi come
gli Orti Botanici di Ome. Attraverso la narrativa ho voluto creare uno strumento
capace di raggiungere un pubblico più ampio e sensibilizzare sull’importanza
della biodiversità, sugli alberi rari e sui progetti di ricerca che oggi, più
che mai, sono fondamentali per il futuro del pianeta».
L’autrice desidera inoltre rivolgere un ringraziamento particolare alla sua
agente letteraria, Antonia del Sambro, che ha accompagnato e reso possibile la
pubblicazione di questo progetto editoriale: «Quello che era iniziato quasi per
gioco si è rivelato un percorso intenso e impegnativo, un vero viaggio nel
viaggio».
Attualmente Simona Duci sta lavorando al documentario “Trees – History of the
Kaki Tree Project”, che celebra il 25º anniversario dell’omonima associazione
culturale e la sua missione di memoria e pace, e al documentario “I Semi del
Tempo”, dedicato alla conservazione del patrimonio genetico degli Orti Botanici
di Ome.
(1) Il nome Kirghizistan deriva da kirghiz(i)-, la versione italianizzata della
traslitterazione russa kyrgyz e letteralmente significa “le quaranta tribù”. Il
suffisso -stan invece viene dal persiano e significa “luogo” e quindi “Paese”.
Lorenzo Poli