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La turistificazione del palco
C’è una logica che negli ultimi anni abbiamo imparato a riconoscere: la città trattata come risorsa da estrarre. L’abbiamo vista all’opera sulle case, sui centri storici, sui flussi turistici. Funziona sempre allo stesso modo. Un luogo è denso, servito, riconoscibile e questa densità produce valore, ma il valore non resta dove è stato generato. Viene catturato a monte, da chi controlla l’accesso e a valle lascia inaridimento. Rendita di posizione in cima, deserto alla base. Il Rapporto Siae 2025, senza volerlo, documenta questa logica mentre trova un nuovo terreno: la musica dal vivo. Non lo dice, naturalmente. Dice l’opposto e lo dice con un titolo pronto da mesi, prima ancora dei dati: i concerti di musica pop, rock e leggera hanno superato per la prima volta il miliardo di euro di spesa del pubblico, 1.064.869.479 per la precisione. «Un anno record per la musica dal vivo». Con appena il 2% degli eventi complessivi del sistema dello spettacolo, i concerti raccolgono il 27% della spesa: sono il motore economico dell’intero comparto e nessun altro macro-aggregato gli si avvicina. Il problema non è il miliardo. È dove si concentra e cosa lascia dietro di sé. E per capirlo non serve alcuna dietrologia: bastano i numeri che il Rapporto stampa da sé, a condizione di leggerli come si legge una mappa dell’estrazione e non come un bollettino di vittoria. POCHI EVENTI: IL GROSSO DEL VALORE Il primo dato è quello spaziale ed è anche il più netto. Le grandi venue, gli stadi, le arene, le strutture oltre i trentamila posti, sono lo 0,4% di tutti gli eventi del comparto. Ma catturano il 35,6% della spesa. Un evento su duecentocinquanta produce più di un terzo del fatturato. Preso da solo è un grado di concentrazione altissimo, ma una concentrazione può essere stabile, una caratteristica strutturale con cui si convive. Qui non lo è. Nel 2024 quella stessa fetta pesava per il 31,4% della spesa, nel 2025 è al 35,6%: quattro punti guadagnati in dodici mesi. Non è una fotografia, è un movimento in accelerazione. E il Rapporto lo certifica in un altro capitolo, senza accorgersi di quel che ammette: «La concentrazione del valore si intensifica». Pochi eventi, pochi nomi, due o tre città. Il valore della musica dal vivo italiana si sta addensando in un numero sempre più ristretto di punti sulla mappa. Non sono punti qualsiasi. Sono le città che funzionano da giacimento: dense di trasporti, ricettività, richiamo, un nome che vende da solo. Qui il parallelo con la turistificazione smette di essere un’analogia e diventa una descrizione, perché il meccanismo è identico in ognuno dei suoi passaggi. La rendita che un’industria turistica estrae non è qualcosa che ha prodotto: è l’attrattività che una città ha accumulato in generazioni, la sua densità, il suo nome. L’operatore non la crea, la incassa. Il concerto allo stadio fa lo stesso: non costruisce il richiamo di Milano o di Roma, lo usa. Estrae una rendita di posizione da un’infrastruttura costruita e mantenuta collettivamente, di cui è, per una sera, il concessionario. Come nel turismo, quella rendita non torna indietro. Gli incassi degli affitti brevi lasciano il quartiere gentrificato, il valore del grande evento si concentra su pochi headliner e pochi organizzatori. Nel frattempo il costo di stare in quel luogo sale per tutti: gli affitti nella città turistificata, il prezzo del biglietto nella città del live. E qui i due circuiti smettono di correre paralleli e si saldano: il mega-evento è esso stesso un volano turistico, produce arrivi, pernottamenti, domanda di affitti brevi, cioè alimenta direttamente la stessa pressione che espelle la cittadinanza. Non somiglia alla turistificazione, la mette in moto e ne diventa un asset. Così la trama che quel valore aveva reso possibile si assottiglia due volte: i residenti spinti fuori e le botteghe fattesi negozi di souvenir da un lato, le venue piccole che chiudono e gli esordi senza palco dall’altro. C’è persino l’ultimo passaggio, il più sottile. La turistificazione trasforma un luogo vissuto in una destinazione da raggiungere. Lo stesso accade alla musica quando si concentra in pochi mega-eventi: da pratica diffusa, quotidiana, di prossimità, diventa un’occasione verso cui si viaggia. E il Rapporto lo festeggia: i concerti, scrive Luca Castaldo nell’editoriale, alimentano «un forte richiamo al turismo e all’indotto». Grazie per l’assist. È esattamente il punto. LEGGI ANCHE… IMMAGINARIO LA PARTITA CONTRO IL MERCATO NON È CHIUSA Alberto «Bebo» Guidetti CHI RESTA PAGA DI PIÙ Se il valore si concentra in alto, il costo dell’accesso, invece, sale ovunque. È il secondo movimento della stessa dinamica e si legge scomponendo la crescita di quel miliardo. Un ricavo può aumentare per due ragioni diverse: più gente che paga o ognuno che paga di più. Nel 2025 gli spettacoli sono fermi (+0,7%), il pubblico cresce del 9,3%, la spesa del 18,5%. Il divario tra le ultime due cifre dice tutto: la spesa corre a quasi il doppio della velocità delle presenze. Metà della crescita viene da più gente in sala, l’altra metà dal fatto che ciascuno spende di più. Il prezzo medio per spettatore sale dell’8,3%; il biglietto, al netto di prevendite e omaggi, del 12,4% in un anno. Il settore non si sta allargando, sta rivalutando l’accesso. Un’obiezione è legittima: non sarà solo inflazione? No e il Rapporto stesso fornisce il metro. L’inflazione media annua che cita, su dato Istat, è dell’1,5%. Il prezzo del biglietto cresce sei volte tanto. È un rincaro reale, non un riallineamento monetario. Il Rapporto lo sa e lo racconta come una virtù: il pubblico, scrive, «continua a riconoscere valore all’esperienza del live anche di fronte a un accesso mediamente più costoso». Tradotto: la domanda è rigida, regge il rincaro senza contrarsi, e una domanda rigida è esattamente ciò che permette a chi controlla l’offerta di alzare i prezzi fin dove il pubblico non rinuncia. La rendita chiamata riconoscimento. C’è un dettaglio che chiude il quadro e che il Rapporto tiene su pagine diverse senza collegarlo. Nelle grandi venue il prezzo del biglietto, nel 2025, resta fermo: poco più di sessantaquattro euro, come l’anno prima. Il rincaro non nasce ai vertici, dove il ticket era già altissimo, nasce nell’ossatura media e diffusa del calendario, nei concerti «normali», quelli che non fanno notizia. A salire non è la punta del sistema, è tutto il corpo intermedio. Estrazione a monte, inaridimento a valle: il valore si concentra in cima e in pochi poli, mentre il costo per accedere alla musica dal vivo cresce ovunque, per tutti. LEGGI ANCHE… CITTÀ CITTÀ PUBBLICA E CITTÀ PRIVATA Redazione Jacobin Italia IL REPORT CONTRO SÉ STESSO La cosa più divertente è che questa lettura non va importata dall’esterno, ma è già dentro il documento, solo confinata dove non disturba la contabilità. Lo stesso Castaldo che festeggia il richiamo turistico, nell’editoriale non riesce comunque a tacere i due punti dolenti che i capitoli-dati smussano. Sui prezzi: «La nota dolente dei prezzi, sono alti e sono ancora più alti considerando la pratica crescente della differenziazione del costo del biglietto per accedere a zone riservate, Pit, incontri con l’artista». Sulla base del settore: «Dimentichiamo troppo spesso le carenze del livello di base, quello degli esordi. I posti dove poter suonare sono troppo pochi e poco incoraggiati dalle istituzioni». I prezzi che escludono e la base che si assottiglia: nominati a chiare lettere, due colonne più in là dai grafici che li ignorano. L’istituzione produce simultaneamente il dato e la sua rimozione. Non è un incidente ed è qui che la statistica lascia il posto alla struttura. Un indicatore misura ciò che si è deciso di fargli misurare. La nota metodologica è esplicita: l’unità di rilevazione è l’evento a pagamento, la spesa registrata è quella «derivante dall’acquisto del titolo di accesso». La Siae conta ciò che passa dal botteghino ed è una scelta legittima. Ma una contabilità costruita sul flusso di cassa in ingresso non ha alcuna casella per la sua distribuzione a valle, né per ciò che quel flusso lascia sul territorio dove nasce. Il documento non nasconde maliziosamente: non è attrezzato per vedere. E ciò che uno strumento non è attrezzato per vedere sparisce dal racconto che quello strumento produce. LEGGI ANCHE… BOLOGNA MORDI E FUGGI Alex Giuzio LA SALUTE E LA FEBBRE La retorica del record mette in scena un settore che sta benissimo. Ha però un difetto che nessuna prosa può correggere, perché è iscritto nei numeri che la prosa commenta: confonde la salute con la febbre. Un mercato in cui la spesa cresce al doppio del pubblico, il prezzo reale dell’accesso sale sei volte l’inflazione e la concentrazione guadagna quattro punti l’anno non è un mercato che si espande. È un mercato che si stringe e che chiama crescita l’aumento del prezzo di ciò che è rimasto. È il profilo di un giacimento: rende molto, in pochi punti, finché dura. E il cortocircuito si chiude qui. Le città che offrono di più sui grandi eventi sono le stesse che il grande evento contribuisce a rendere più care, meno accessibili, più difficili da abitare. La densità che attrae lo stadio e il festival è la stessa che attrae la rendita immobiliare; il movimento che alza il prezzo del biglietto è lo stesso che alza l’affitto, il costo della vita, la soglia per restare. Un solo gesto economico, letto due volte. Così il luogo che concentra l’offerta di musica dal vivo diventa il luogo dove chi quella musica la fa, la prova, la fa nascere, non può più permettersi di stare. La città massimizza il concerto ed espelle il musicista. Estrae la festa e prosciuga chi la festa la tiene in vita. La logica che abbiamo già visto all’opera sulle case e sui centri storici ha trovato un terreno nuovo e il Rapporto Siae ne è, suo malgrado, il catasto. Lo sa. Lo scrive. Poi cambia pagina. *Alberto Bebo Guidetti è consulente strategico e autore. Il suo ultimo libro, Il capitale musicale, è uscito a maggio per Timeo. DIAMOCI UN TAGLIO La rivoluzione non si fa a parole. Serve la partecipazione collettiva. Anche la tua. Abbonati a Jacobin Italia L'articolo La turistificazione del palco proviene da Jacobin Italia.
July 13, 2026
Jacobin Italia
Uomini e turisti
-------------------------------------------------------------------------------- Unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- La parola turista compare per la prima volta in italiano nel 1837 (turismo soltanto nel 1907). L’etimologia è chiara: il tour (il grand tour) è il viaggio di formazione che gli aristocratici e gli intellettuali europei compiono a partire dal XVIII secolo soprattutto in Italia per conoscerne la storia dell’arte, i modi di vita e la cultura. Come spesso avviene, quello che all’inizio era proprio di un’élite, si è trasformato col tempo in un fenomeno di massa. Significativo è che il suo antecedente siano certamente i pellegrinaggi che i credenti intraprendevano per visitare i luoghi sacri della loro religione: anche i turisti, come i pellegrini, sono peregrini, cioè, secondo il significato del termine latino, stranieri sulla terra. Il turismo è il segno di un mutamento epocale nel rapporto fra gli uomini e la terra che abitano: ovunque si trovino, essi sono extranei, di fuori (extra), innanzitutto nella stessa città in cui vivono. Ricordo perfettamente lo stupore con cui, già molti anni fa, quando abitavo a Venezia, mi accorsi che non era più possibile distinguere i veneziani dai turisti. Cambiato non è, però, solo il rapporto dei cittadini con la loro città, mutata è, insieme, la stessa città: gli uomini sono diventati turisti, cioè stranieri, nella misura stessa in cui extranea e peregrina è ora la terra che abitano (o, piuttosto, abitavano un tempo). Se si legge, come mi è capitato in questi giorni, la straordinaria descrizione che Joseph Roth fa di Marsiglia nell’autunno del 1925, con i suoi vicoli densi e avventurosi, dove in una superficie di pochi chilometri si affollavano vive tutte le epoche della storia e nessuno era straniero, è difficile sottrarsi all’amara, implacabile costatazione che le città oggi non esistono più: il turismo ha potuto distruggerle, perché esse avevano già smesso di essere vive. L’overtourism non viene da fuori, è cominciato dentro di noi, dentro i rioni e i quartieri familiari, che non siamo più capaci di abitare. Abitare è una forma intensiva del verbo avere (habeo) e significa un certo modo di dimorare e di vivere, di avere abiti e abitudini. E se ethos in greco designa la dimora abituale, allora l’abitazione è la forma primordiale dell’etica. Essere diventati turisti, aver perso la capacità di abitare, essere ovunque peregrini ed estranei, ci obbliga allora a immaginare da capo una possibile etica, a reinventare da cima a fondo la capacità di abitare. Compito certamente non facile, ma che ci offre forse la sola via per uscire dal turismo, per rendere nuovamente abitabili la nostra terra e le nostre città. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato su Quodlibet (e qui con l’autorizzazione della casa editrice). Tra i libri più importanti di Giorgio Agamben: Homo Sacer. Edizione integrale 1995-2015, (Quodlibet) e L’uomo senza contenuto (Quodlibet). Il suo ultimo libro invece è Amicizie (Einaudi). -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI ENZO SCANDURRA: > Quale futuro per le città? -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione in spagnolo: Hombres y turistas La palabra *turista* aparece por primera vez en italiano en 1837 (*turismo*, solo en 1907). La etimología es clara: el *tour* (el *Grand Tour*) era el viaje de formación que, a partir del siglo XVIII, realizaban los aristócratas e intelectuales europeos, sobre todo a Italia, para conocer su historia del arte, sus formas de vida y su cultura. Como ocurre a menudo, aquello que en un principio era propio de una élite se ha transformado con el tiempo en un fenómeno de masas. Es significativo que su antecedente sean, sin duda, las peregrinaciones que los creyentes emprendían para visitar los lugares sagrados de su religión: también los turistas, como los peregrinos, son *peregrini*, es decir, según el significado del término latino, extranjeros sobre la tierra. El turismo es el signo de un cambio de época en la relación entre los hombres y la tierra que habitan: allí donde se encuentren, son *extranei*, están fuera (*extra*), ante todo en la misma ciudad en la que viven. Recuerdo perfectamente el asombro con el que, hace ya muchos años, cuando vivía en Venecia, me di cuenta de que ya no era posible distinguir a los venecianos de los turistas. Pero lo que ha cambiado no es solo la relación de los ciudadanos con su ciudad; ha cambiado también la ciudad misma: los hombres se han convertido en turistas, es decir, en extranjeros, en la misma medida en que la tierra que habitan (o, mejor dicho, que *habitaban antaño*) se ha vuelto ahora *extraña y peregrina*. Si se lee, como me ha sucedido estos días, la extraordinaria descripción que hace Joseph Roth de Marsella en el otoño de 1925, con sus callejuelas densas y aventureras, donde en una superficie de pocos kilómetros se agolpaban, vivas, todas las épocas de la historia y nadie era extranjero, resulta difícil sustraerse a la amarga e implacable constatación de que hoy las ciudades ya no existen: el turismo ha podido destruirlas porque ellas ya habían dejado de estar vivas. El *overtourism* no viene de fuera; comenzó dentro de nosotros, dentro de los barrios y vecindarios familiares que ya no somos capaces de habitar. Habitar es una forma intensiva del verbo *haber* (*habeo*) y significa una determinada manera de morar y de vivir, de tener hábitos y costumbres. Y si *ethos*, en griego, designa la morada habitual, entonces la habitación —el habitar— constituye la forma primordial de la ética. Habernos convertido en turistas, haber perdido la capacidad de habitar, ser en todas partes peregrinos y extraños, nos obliga entonces a imaginar de nuevo una ética posible, a reinventar de arriba abajo la capacidad de habitar. Una tarea, ciertamente, nada fácil, pero que quizá nos ofrece la única vía para salir del turismo y volver a hacer habitable nuestra tierra y nuestras ciudades. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Uomini e turisti proviene da Comune-info.
July 1, 2026
Comune-info
Circa il 70% di chi lavora nel turismo resta sotto la soglia di povertà
Il 50% delle lavoratrici e dei lavoratori occupati nei settori del terziario, del turismo e dei servizi percepisce una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro, soglia di povertà salariale individuata dalla letteratura nel 60% della retribuzione mediana, che sale a 14.800 euro per chi ha lavorato almeno dodici settimane nell’anno. È quanto emerge dal Focus sul lavoro povero commissionato da Filcams–CGIL, anticipazione di un Report sull’occupazione di prossima pubblicazione. “Dietro la percentuale, si legge nel focus, ci sono storie come quella di Ibrahim, che lavora di notte in un magazzino con un contratto legato a un appalto al massimo ribasso e con il permesso di soggiorno legato a quello stesso contratto, o di Simona, che dopo una vita passata a pulire le corsie di un grande ospedale teme che la pensione non basterà a coprire le spese mensili”. Nel turismo la situazione si fa ancora più drammatica: circa il 70% di chi lavora nel settore resta sotto la soglia di povertà, percentuale che al Sud e nelle Isole sale oltre l’80%, quattro lavoratori su cinque. Seguono i servizi, dove pulizie, multiservizi e ristorazione collettiva portano l’incidenza a oltre il 50%, anche tra chi lavora con continuità, e il terziario, superiore al 30%. “Il part-time involontario, ha sottolineato Fabrizio Russo, Segretario Generale della Filcams CGIL, è ormai una condizione strutturale, che impone salari bassi e una condizione di precarietà costante”. La geografia del dato conferma poi un Paese diviso: nel Mezzogiorno l’incidenza del lavoro povero si avvicina al 60% e, nel campione più ampio, coinvolge quasi due lavoratori su tre, contro il dato del Nord Ovest, che si attesta comunque oltre il 30%. A questo divario territoriale si somma quello di genere, pari a 18 punti percentuali a livello nazionale e prossimo ai 20 punti nei servizi, dove le donne in condizione di povertà lavorativa sono il 56,75% contro il 37,25% degli uomini. “Sono i settori del lavoro di cura esternalizzato, del part time involontario, degli appalti al ribasso, delle notti e dei fine settimana, sottolinea la Filcams, a concentrare in modo sproporzionato l’occupazione femminile, come accade ad Anna, cassiera con un contratto part time a venti ore, che non riesce a programmare nemmeno una visita medica perché i turni cambiano di settimana in settimana”. E Fabrizio Russo aggiunge: “Siamo davanti a una vera e propria emergenza, quasi una persona su due guadagna meno di 15mila euro l’anno, un dato che rivela scelte organizzative precise, modelli d’impresa tarati sulla compressione del costo del lavoro e un’assenza di presidio contrattuale che dura da troppo tempo. È troppo facile sbandierare numeri e proclami nei contesti pubblici, se poi ai tavoli negoziali si lasciano milioni di lavoratrici e lavoratori senza adeguamenti salariali adeguati al costo della vita. Cgil Cisl e Uil stanno discutendo con le associazioni datoriali per giungere a un modello contrattuale e di rappresentanza che innovi e garantisca la tenuta dei salari. Il rinnovo dei contratti nazionali resta infatti il primo argine contro il lavoro povero: è da lì che ripartiamo nella prossima stagione contrattuale, che nel 2027 ci vedrà al tavolo per tutto il settore del terziario distributivo e dei servizi, con la responsabilità di restituire dignità e riconoscimento alle persone che rappresentiamo. Purtroppo, assistiamo sempre più spesso all’assenza della politica: il Parlamento non discute più di lavoro e salari, la successione di decreti-legge ha ormai azzerato il confronto democratico e sta cercando di condizionare in peggio anche la contrattazione”. Nello specifico del settore del Turismo, la maggiore diffusione di rapporti di lavoro di breve durata si associa a retribuzioni più contenute e, conseguentemente, come si diceva, a una più elevata incidenza del lavoro povero. E i valori sono particolarmente alti, pari al 71,22% (66,72% uomini; 75,32% donne), con un divario di genere di 8,60 punti percentuali; sul piano territoriale, i valori risultano elevati in tutto il Paese, attestandosi intorno al 66% nel Nord (66,10% Nord-Ovest; 66,44% Nord-Est), al 69,39% nel Centro e raggiungendo l’81,14% nel Sud e nelle Isole. Nel settore del Commercio, invece, l’incidenza complessiva del lavoro povero è pari al 31,16%. Si confermano un marcato divario di genere (25,33% uomini; 36,60% donne) e territoriale, con valori pari al 22,39% nel Nord-Ovest, al 25,48% nel Nord-Est, al 31,29% nel Centro e fino a toccare il 48,52% nel Sud e nelle Isole. Per quanto attiene ai Servizi, l’incidenza del lavoro povero è del 52,60% (42,06% uomini; 57,99% donne), con un divario di genere pari a 15,93 punti percentuali; a livello territoriale, i valori risultano di poco inferiori al 50% nel Nord (49,65% nel Nord-Ovest; 48,91% nel Nord-Est), superano tale soglia nel Centro (52,66%) e raggiungono i livelli più elevati nel Sud e nelle Isole (58,90%). Qui il Rapporto: https://magazine.ce-mu.it/download/focus_sul_lavoro_povero.pdf.   Giovanni Caprio
June 24, 2026
Pressenza
SALO’ (BRESCIA): IN DUECENTO ALLA PASSEGGIATA “SALVIAMO IL GARDA” CONTRO L’OVERTOURISM SELVAGGIO
200 persone a Salò (Brescia) nel pomeriggio di sabato 20 giugno 2026 per “SalviAmo il Garda”, passeggiata informativa organizzata per sensibilizzare la cittadinanza sulle gravi criticità che pesano sul territorio, a partire dall’over tourism: una pressione antropica oltre l’insostenibile, considerando le 28 milioni di presenze turistiche del 2025, a fronte delle 5 milioni di presenze del 1990. Il Garda soffoca, quindi, tra cemento, case introvabili – e affitti alle stelle -, infrastrutture spacciate per green (come ciclabili e pedonali) realizzate però occupando altro territorio vergine. E ancora: la pressione sulle reti viabilistiche, le fognature e il tessuto idrico, fino ai danni causati a un altro tessuto, quello sociale, con giovani, famiglie e lavoratori espulsi dalle varie località del Garda per fare spazio a un turismo ricco, mordi e fuggi. Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza con Cristina Milani, vicepresidente Legambiente Lago di Garda e con Luca Cecchi, del Monastero dei Beni Comuni, due delle tante realtà che fanno parte del Coordinamento interregionale tutela del Lago di Garda. Ascolta o scarica
June 20, 2026
Radio Onda d`Urto
Riccione: un posto tranquillo? Non per i lavoratori edili. L’adozione dell’Ordinanza “antirumore” che limita l’attività cantieristica
L’attitudine ad evitare il confronto preventivo con le parti sociali nella definizione delle politiche pubbliche non stupisce; del resto i tempi che corrono sono questi. Il caso del Comune di Riccione, che per salvaguardare il turismo scarica i costi sociali sui lavoratori edili, non è sicuramente stigmatizzabile come unico. Si tratta però di una prassi emblematica, quella della “Perla verde”: perciò alcune riflessioni sono necessarie. L’auspicabile coordinamento provinciale | Su temi che stagionalmente impattano sull’edilizia e la sua pianificazione il Comune ha messo in campo una legittima azione discrezionale e lo ha fatto – a quanto risulta – in assenza di un coordinamento che veda questa iniziativa calata in un sistema territoriale; del resto il diritto dei turisti al riposo insisterebbe in tutte le località, quanto meno sulla costa. Proprio per questa ragione, tanto più in vigenza del “Patto per il Lavoro e il Clima” e per quel principio di sussidiarietà orizzontale inserito nella Costituzione, sarebbe stato auspicabile un confronto preventivo con le parti sociali. Turismo ed esternalità negative: chi paga? | Il turismo, come altri settori economici, porta i suoi benefici a fronte del rischio di esternalità negative sul territorio; si tratta di aspetti ormai consolidati nella ricerca socio-economica. Perchè in presenza di costi sociali – dato che le giornate perse dagli operai non saranno integralmente ristorate da INPS o Casse Edili – si decide senza un percorso condiviso? Non è in discussione il valore del turismo, ma vorremmo che non si mettesse in discussione quello del lavoro, anche quello di chi è occupato nei cantieri. Per queste ragioni FILLEA e CGIL Rimini trasmetteranno all’Amministrazione comunale di Riccione una richiesta d’incontro urgente, auspicando la ripresa del necessario dialogo sociale. Rimini, 16/6/2026 FILLEA CGIL Rimini – CGIL Rimini Andrea Pracucci – Francesca Lilla Parco Redazione Romagna
June 18, 2026
Pressenza
A Rimini il primo Hotel Amico dei Rondoni
In occasione del World Swift Day, la Giornata Mondiale dei Rondoni che si celebra il 7 giugno, la Lipu di Rimini lancia un importante messaggio di tutela ambientale che unisce biodiversità e turismo sostenibile. Nasce proprio sul territorio romagnolo il primo “Hotel Amico dei Rondoni”: si tratta dell’Hotel Belvedere Spiaggia di Viserba, premiato con una targa speciale per aver protetto e custodito nel tempo la storica colonia ospitata sul proprio tetto. L’iniziativa apre la strada a una proposta concreta rivolta al Comune di Rimini per valorizzare l’offerta turistica virtuosa. Di seguito pubblichiamo il testo integrale della lettera firmata da Arianna Lanci (LIPU Rimini): È a Rimini il Primo “Hotel Amico dei Rondoni”. Si tratta dell’Hotel Belvedere Spiaggia di Viserba, una struttura che da decenni ospita una grande colonia di Rondoni nei piccoli fori di areazione del tetto posti sui quattro lati dell’edificio. La proprietaria, Rosangela Passoni, continua a tutelare i piccoli fori dove si riproducono questi strabilianti e poetici concittadini alati. Li tutela anche nella memoria del marito Luca Bersani, che nel momento in cui furono necessari lavori di ristrutturazione scelse di non toccare quei buchi. Ne diamo l’annuncio proprio oggi, nella Giornata Mondiale dei Rondoni, condividendo qualche scatto dalla cerimonia di consegna della “Prima Targa Hotel Amico dei Rondoni” di venerdì scorso. Presenti tanti amici e anche il Comune di Rimini nella persona dell’Assessora Francesca Mattei che ringraziamo. Un momento importante per la nostra comunità, importante simbolicamente, culturalmente e umanamente. È stato bello condividerlo e speriamo ne arrivino tanti altri di questi momenti: momenti in cui ricordarsi, INSIEME, del valore e della meraviglia di convivere con questi messaggeri di pace e di gioia. Si parla tanto di ambiente, ma l’ambiente non è un contenitore vuoto, non è una semplice risorsa da sfruttare: l’ambiente è vivo, è la VITA della Natura tutta attorno a noi, anche in un contesto fortemente antropizzato. Ed è un errore pensare che i Rondoni non ci riguardino. I Rondoni ci riguardano. Ci riguardano eccome. La presenza dei Rondoni si lega alla salute ecosistemica degli spazi in cui viviamo. E non solo, la presenza dei Rondoni si lega persino alla salute del nostro mondo interno: un cielo vivo e risonante è un bene di valore inestimabile e se ce lo dimentichiamo siamo davvero perduti. Ma oltre a questo c’è di più. C’è il diritto delle altre specie viventi ad esistere, ad essere parte del mondo, e a donarci il mistero e la bellezza della loro presenza. Lo scriveva anche Papa Francesco nella sua Enciclica Laudato Sì, cui daremo voce nel prossimo evento del Festival ALTISSIME VOCI presso l’Ospedale Infermi di Rimini domenica prossima, 14 giugno, a partire dalle 17.30. C’è inoltre un altro aspetto cui dare valore nella relazione con questi uccelli: è in gioco infatti, da parte nostra, l’occasione di creare le condizioni di una convivenza che fonda una nuova umanità: un’umanità che prova finalmente a riconciliarsi con la Natura. Tanto più che la biodiversità che si lega agli edifici non viene mai presa seriamente in considerazione. Nonostante sia in pericolo. Nonostante sia così preziosa. Questa iniziativa vuole provare a gettare un seme. Speriamo germogli. E speriamo in tante altre targhe ad altri hotel virtuosi. La nostra proposta al Comune di Rimini è quella di creare un portale dove inserire tutte le strutture alberghiere da noi segnalate: strutture che rispettano i nidi di Rondoni, Rondini e Balestrucci. Perché sempre più proprietari siano incentivati ad agire in questo senso e perché i turisti possano scegliere quegli alberghi che tutelano con gesti concreti la biodiversità. Proprio da Rimini può e deve partire un percorso di valorizzazione di coloro che nell’ambito dell’offerta turistica aiutano la natura selvatica e i benefici ecosistemici che ne derivano. Anzi, possiamo ufficialmente annunciarlo con questa Prima Targa Hotel Amico dei Rondoni: da Rimini questo percorso è già partito!! Speriamo tanto che il Comune colga il nostro invito. Buona Giornata Mondiale dei Rondoni! Ricordate di alzare gli occhi al cielo e di aprire bene le orecchie in ascolto della Altissime Voci! E per chi oggi è a Rimini: unitevi alla nostra camminata urbana, ci sono ancora pochissimi posti! Prenotazioni su whatsapp al numero 3890570107 Arianna Lanci Per informazioni sul Festival Altissime Voci, trovate tutte le date e l’intero programma qui: https://www.pressenza.com/it/2026/06/altissime-voci-festival-a-rimini-il-canto-corale-si-fa-relazione-con-il-cielo/ Redazione Italia
June 7, 2026
Pressenza
Nuove sanzioni su Cuba, al centro la propaganda imperialista su Gaesa
All’assedio statunitense a Cuba si aggiunge un nuovo tassello, in una guerra illegale sotto ogni norma internazionale e che potrebbe arrivare fino all’attacco contro l’isola. Tra oggi e domani entrano in vigore una serie di nuove sanzioni, che sono mirate a peggiorare le condizioni della punizione collettiva che la Casa […] L'articolo Nuove sanzioni su Cuba, al centro la propaganda imperialista su Gaesa su Contropiano.
June 5, 2026
Contropiano
Affitti brevi, Firenze cambia le regole senza cambiare niente
La relazione tecnica commissionata dal Comune di Firenze al dipartimento Memotef della Sapienza guidato dal professor Filippo Celata fotografa con precisione una città in stato di emergenza abitativa. I numeri parlano da soli: nel nucleo storico il rapporto tra abitazioni … Leggi tutto L'articolo Affitti brevi, Firenze cambia le regole senza cambiare niente sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Nuova biblioteca a Santa Maria Novella: un progetto che lascia a secco Rifredi e Rovezzano
Firenze avrà una nuova biblioteca civica in pieno centro storico, a due passi dalla stazione, ricavata nell’ex Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri, complesso monumentale tra piazza della Stazione, via Santa Caterina da Siena e via della Scala, che ospiterà … Leggi tutto L'articolo Nuova biblioteca a Santa Maria Novella: un progetto che lascia a secco Rifredi e Rovezzano sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
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