Circa il 70% di chi lavora nel turismo resta sotto la soglia di povertà

Pressenza - Wednesday, June 24, 2026

Il 50% delle lavoratrici e dei lavoratori occupati nei settori del terziario, del turismo e dei servizi percepisce una retribuzione annua pari o inferiore a 13.950 euro, soglia di povertà salariale individuata dalla letteratura nel 60% della retribuzione mediana, che sale a 14.800 euro per chi ha lavorato almeno dodici settimane nell’anno. È quanto emerge dal Focus sul lavoro povero commissionato da FilcamsCGIL, anticipazione di un Report sull’occupazione di prossima pubblicazione. “Dietro la percentuale, si legge nel focus, ci sono storie come quella di Ibrahim, che lavora di notte in un magazzino con un contratto legato a un appalto al massimo ribasso e con il permesso di soggiorno legato a quello stesso contratto, o di Simona, che dopo una vita passata a pulire le corsie di un grande ospedale teme che la pensione non basterà a coprire le spese mensili”. Nel turismo la situazione si fa ancora più drammatica: circa il 70% di chi lavora nel settore resta sotto la soglia di povertà, percentuale che al Sud e nelle Isole sale oltre l’80%, quattro lavoratori su cinque. Seguono i servizi, dove pulizie, multiservizi e ristorazione collettiva portano l’incidenza a oltre il 50%, anche tra chi lavora con continuità, e il terziario, superiore al 30%. “Il part-time involontario, ha sottolineato Fabrizio Russo, Segretario Generale della Filcams CGIL, è ormai una condizione strutturale, che impone salari bassi e una condizione di precarietà costante”.

La geografia del dato conferma poi un Paese diviso: nel Mezzogiorno l’incidenza del lavoro povero si avvicina al 60% e, nel campione più ampio, coinvolge quasi due lavoratori su tre, contro il dato del Nord Ovest, che si attesta comunque oltre il 30%. A questo divario territoriale si somma quello di genere, pari a 18 punti percentuali a livello nazionale e prossimo ai 20 punti nei servizi, dove le donne in condizione di povertà lavorativa sono il 56,75% contro il 37,25% degli uomini. “Sono i settori del lavoro di cura esternalizzato, del part time involontario, degli appalti al ribasso, delle notti e dei fine settimana, sottolinea la Filcams, a concentrare in modo sproporzionato l’occupazione femminile, come accade ad Anna, cassiera con un contratto part time a venti ore, che non riesce a programmare nemmeno una visita medica perché i turni cambiano di settimana in settimana”. E Fabrizio Russo aggiunge: “Siamo davanti a una vera e propria emergenza, quasi una persona su due guadagna meno di 15mila euro l’anno, un dato che rivela scelte organizzative precise, modelli d’impresa tarati sulla compressione del costo del lavoro e un’assenza di presidio contrattuale che dura da troppo tempo. È troppo facile sbandierare numeri e proclami nei contesti pubblici, se poi ai tavoli negoziali si lasciano milioni di lavoratrici e lavoratori senza adeguamenti salariali adeguati al costo della vita. Cgil Cisl e Uil stanno discutendo con le associazioni datoriali per giungere a un modello contrattuale e di rappresentanza che innovi e garantisca la tenuta dei salari. Il rinnovo dei contratti nazionali resta infatti il primo argine contro il lavoro povero: è da lì che ripartiamo nella prossima stagione contrattuale, che nel 2027 ci vedrà al tavolo per tutto il settore del terziario distributivo e dei servizi, con la responsabilità di restituire dignità e riconoscimento alle persone che rappresentiamo. Purtroppo, assistiamo sempre più spesso all’assenza della politica: il Parlamento non discute più di lavoro e salari, la successione di decreti-legge ha ormai azzerato il confronto democratico e sta cercando di condizionare in peggio anche la contrattazione”.

Nello specifico del settore del Turismo, la maggiore diffusione di rapporti di lavoro di breve durata si associa a retribuzioni più contenute e, conseguentemente, come si diceva, a una più elevata incidenza del lavoro povero. E i valori sono particolarmente alti, pari al 71,22% (66,72% uomini; 75,32% donne), con un divario di genere di 8,60 punti percentuali; sul piano territoriale, i valori risultano elevati in tutto il Paese, attestandosi intorno al 66% nel Nord (66,10% Nord-Ovest; 66,44% Nord-Est), al 69,39% nel Centro e raggiungendo l’81,14% nel Sud e nelle Isole. Nel settore del Commercio, invece, l’incidenza complessiva del lavoro povero è pari al 31,16%. Si confermano un marcato divario di genere (25,33% uomini; 36,60% donne) e territoriale, con valori pari al 22,39% nel Nord-Ovest, al 25,48% nel Nord-Est, al 31,29% nel Centro e fino a toccare il 48,52% nel Sud e nelle Isole. Per quanto attiene ai Servizi, l’incidenza del lavoro povero è del 52,60% (42,06% uomini; 57,99% donne), con un divario di genere pari a 15,93 punti percentuali; a livello territoriale, i valori risultano di poco inferiori al 50% nel Nord (49,65% nel Nord-Ovest; 48,91% nel Nord-Est), superano tale soglia nel Centro (52,66%) e raggiungono i livelli più elevati nel Sud e nelle Isole (58,90%).

Qui il Rapporto: https://magazine.ce-mu.it/download/focus_sul_lavoro_povero.pdf.  

Giovanni Caprio