La migrazione come risorsa sociale ed economica
LINDA PEZZANO
Mentre l’Europa corre, l’Italia arranca, prigioniera di un paradosso normativo
che soffoca l’economia e calpesta i diritti. Spagna, Germania, Paesi Bassi,
Portogallo e Francia hanno già tracciato la rotta: per questi Paesi, la gestione
dei flussi migratori non è solo un’emergenza da contenere, ma una leva
strategica per la crescita e la stabilità nazionale. Attraverso sistemi
flessibili, ingressi autonomi e regolarizzazioni fondate sul radicamento
sociale, i nostri vicini europei trasformano la manodopera straniera in una
risorsa preziosa, garantendo alle imprese risposte rapide e ai lavoratori
percorsi di dignità. Al polo opposto si colloca il modello italiano, incastrato
nell’anacronismo dei “click day” e in una logica securitaria che genera solo
precarietà e marginalità.
In un continente che affronta un invecchiamento demografico senza precedenti, la
capacità di integrare efficacemente il background migratorio è diventata il
nuovo parametro della competitività globale: una sfida che l’Italia, tra
inefficienze amministrative e cecità burocratica, rischia di perdere
definitivamente. Il pericolo è che, invece di risorsa, il capitale umano
straniero venga degradato a puro residuo di un meccanismo inceppato,
trasformando potenziali talenti in “scarti” di un sistema al collasso. È la
materializzazione di quel paradosso sociale descritto da Zygmunt Bauman: «Loro
sono sempre troppi. “Loro” sono quelli che dovrebbero essere di meno o, meglio
ancora, non esserci proprio. Invece noi non siamo mai abbastanza. Di “noi”
dovrebbero essercene di più».
GERMANIA: OLTRE LE QUOTE FISSE
La Germania, che si conferma il secondo Paese di destinazione al mondo dopo gli
Stati Uniti, ha scelto un pragmatismo che trasforma il migrante in risorsa
produttiva. Il panorama è dominato dalla Fachkräfteeinwanderungsgesetz 1(Legge
sull’immigrazione di lavoratori qualificati): se un’azienda ha bisogno di un
professionista e il candidato risponde ai requisiti, il processo è continuo e
strutturato, avviabile in qualsiasi momento dell’anno. L’unica deroga
quantitativa riguarda la Westbalkanregelung (Regola dei Balcani Occidentali –
per i lavoratori qualificati provenienti da Albania, Bosnia, Kosovo, Montenegro,
Macedonia del Nord, Serbia – che possono comunque essere assunti
indipendentemente dalle proprie qualifiche formali), elevata a 50.000 (rispetto
ai precedenti 25.000) ingressi annui a partire dal 2024-2025 2; tuttavia, anche
in questo caso, non si procede tramite click day, ma attraverso un sistema di
estrazione e registrazione continua gestito dalle rappresentanze diplomatiche
per evitare il collasso dei portali e garantire una distribuzione equa durante
tutto l’anno.
L’innovazione più dirompente è la “Chancenkarte” (Carta delle Opportunità) – un
sistema a punti che premia età, conoscenza delle lingue e l’esperienza
precedente – che permette al migrante l’ingresso e il soggiorno nel Paese per un
anno alla ricerca di un impiego dignitoso, dietro prova di (almeno) due anni di
formazione professionale o dietro possesso di una laurea. Il datore di lavoro
può attivare la procedura accelerata per lavori qualificati (il beschleunigtes
Fachkräfteverfahren) ex art. 81a del Residence Act – Aufenthaltsgesetz: pagando
una tassa amministrativa di circa € 411, l’azienda delega l’autorità per gli
stranieri a gestire tutti i passaggi burocratici, inclusa la verifica dei titoli
e il nulla osta, riducendo drasticamente i tempi del visto.
Infine, per rispondere a una carenza drammatica di 1,8 milioni di lavoratori
(specialmente nella logistica e nel social care), il Ministro degli Interni
Alexander Dobrindt ha presentato il piano “Sofort-in-Arbeit” (Subito al lavoro)
che diventerà effettivo il 1° luglio 2026, vedendovi la chiave per sbloccare “un
bacino di talenti” essenziale per le piccole e medie imprese delle regioni
provinciali, spesso le più colpite dalla carenza di manodopera: la norma,
rivoluzionaria, punta a ridurre l’attesa per l’accesso al lavoro dei richiedenti
asilo da nove mesi a soli 90 giorni. Chiunque superi i controlli iniziali può
così accedere a impieghi full time o “mini-job” mentre la procedura di asilo
prosegue, accelerando l’integrazione attraverso la partecipazione societaria.
Inoltre, il permesso di soggiorno, a differenza di quanto avviene in Italia, non
è mai inferiore alla durata del contratto di lavoro.
PAESI BASSI: LA FIDUCIA CHE GENERA PROFITTO
I Paesi Bassi hanno scelto un modello basato sulla sponsorizzazione fiduciaria e
su parametri economici oggettivi. Il fulcro del sistema è il meccanismo del
“Recognised Sponsor” (Referent) gestito dall’IND (Immigration and Naturalisation
Service): le aziende che dimostrano solidità e rispetto delle norme 3 vengono
iscritte in un registro pubblico e possono assumere lavoratori stranieri in
qualsiasi momento dell’anno, senza dover attendere la pubblicazione di un
decreto quote. Per i lavoratori altamente qualificati (i cosiddetti
Kennismigranten o highly skilled migrants), non esistono limiti quantitativi,
anzi i datori di lavoro – riconosciuti dall’IND – possono assumere personale
qualificato in sole due o quattro settimane, evitando lungaggini burocratiche e
procedurali. Il legislatore olandese ha compreso che porre un tetto numerico
all’eccellenza significa auto-infliggersi un danno economico. Il “filtro” è
qualitativo e salariale: l’ingresso è garantito a patto che il contratto preveda
una soglia retributiva minima (parametrata sull’età e sulla qualifica) che
assicuri al lavoratore piena autonomia economica.
Per quanto riguarda i richiedenti asilo, ai sensi del Foreign Nationals
Employment Act (Wav), essi possono lavorare solo se la loro domanda è in esame
da almeno sei mesi. In questo caso, il datore di lavoro deve richiedere un
permesso di lavoro specifico (TWV) all’agenzia per l’impiego (UWV). In passato,
i richiedenti asilo potevano lavorare per un massimo di 24 settimane su un
periodo di 52; tuttavia, a seguito di sentenze giudiziarie e riforme del 2024,
tale restrizione temporale è stata dichiarata illegittima, permettendo oggi un
impiego continuativo, per prevenire l’istituzionalizzazione della precarietà e
favorire una reale autosufficienza. La NL Labour Authority (Nederlandse
Arbeidsinspectie) vigila attentamente affinché l’inserimento lavorativo non
diventi terreno di sfruttamento: il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire
condizioni salariali e lavorative conformi agli standard nazionali; in caso
contrario il permesso TWV viene negato o revocato. Studi condotti nel 2025
confermano che questo modello non solo riduce la dipendenza dal welfare, ma
rafforza profondamente il senso di appartenenza alla comunità.
PORTOGALLO: IL DIRITTO DI CERCARE DIGNITÀ
Il Portogallo rappresenta forse – insieme alla Spagna – l’approccio più aperto
dell’area europea e l’avanguardia normativa in termini di diritti civili ed
economici immediati. Il pilastro di questa rivoluzione è l’emendamento
all’Asylum Act del 2022 4, che ha stabilito il diritto al lavoro immediato dal
momento stesso della domanda di protezione internazionale. Non esistono
limitazioni temporali o settoriali, una scelta che mira ad inserire il
richiedente asilo nel circuito produttivo nazionale. La vera rivoluzione resta
il Visto per Ricerca Lavoro (Visto de Procura de Trabalho), disciplinato dal
Decreto Regulamentar n. 4/2022, che consente legalmente a un cittadino straniero
di entrare nel Paese per 120-180 giorni al solo scopo di cercare impiego.
Nonostante la complessa transizione burocratica verso la nuova agenzia AIMA
(Agência para a Integração, Migrações e Asilo), che nel 2026 ha completato la
digitalizzazione dei processi per smaltire gli arretrati, il Portogallo dimostra
che la fluidità normativa, per quanto avanzata, non sia una panacea, se non
accompagnata da investimenti strutturali. Infatti, nonostante il diritto legale
al lavoro sia immediato, permangono barriere invisibili ma resistenti: come
riportato dal Portuguese Refugee Council (CPR), senza un investimento massiccio
in politiche sociali che accompagnino la norma giuridica, il rischio è che il
migrante resti confinato in settori a basso valore aggiunto.
FRANCIA: RISPOSTE CHIRURGICHE AI TERRITORI
In Francia, la gestione degli ingressi per motivi di lavoro si è evoluta verso
un modello di “granularità territoriale” che si oppone drasticamente al
centralismo del Decreto Flussi italiano. Il Paese adotta una strategia di
sussidiarietà basata sulla cosiddetta “liste des métiers en tension” (lista di
professioni per le quali esiste una carenza documentata di manodopera locale –
come l’edilizia, la ristorazione o l’assistenza alla persona -). Questo elenco,
regolato dall’Arrêté du 1er avril 2021 e aggiornato costantemente a livello
regionale dalle prefetture e dalle Direzioni Regionali dell’Economia,
dell’Impiego, del Lavoro e della Solidarietà (DREETS), permette di rispondere
chirurgicamente alle carenze specifiche di ogni bacino locale. L’art. 27 della
recente legge sull’immigrazione (Loi n. 2024-42 del 26.01.2024: Loi pour
contrôler l’immigration, améliorer l’intégration), ha introdotto un permesso di
soggiorno specifico proprio per questi lavoratori “sotto pressione”, permettendo
loro di regolarizzare la propria posizione se già attivi in settori critici e
dietro prova di 12 mesi di attività negli ultimi due anni, senza dover passare
necessariamente per l’iniziativa del datore di lavoro. Tuttavia, il limite
risiede nella rigidità dello strumento: la necessità di aggiornare costantemente
le liste per evitare che interi settori emergenti restino esclusi e il rischio
di creare un’integrazione a due velocità, dove solo chi serve all’economia ha il
diritto di non essere considerato “scarto”.
SPAGNA: LA MIGRAZIONE CIRCOLARE CHE FUNZIONA
Infine, la Spagna si conferma pioniera della materia, muovendosi con un
pragmatismo che sembra voler ricucire lo strappo tra “noi” e “loro”, approdando
alla flessibilità strutturale del nuovo regolamento sugli stranieri RELOEX (El
nuevo Reglamento de Extranjería), entrato in vigore il 20 maggio 2025,
incorporando direttamente nel corpo normativo diritti e le garanzie delle
persone lavoratrici 5. Il migrante così diventa il protagonista di una
migrazione circolare che, attraverso l’ordinanza GECCO (Gestión Colectiva de
Contrataciones en Origen) ha coinvolto oltre 25.000 lavoratori nel 2025,
trasformando la precarietà stagionale in un modello di stabilità
fissa-discontinua, blindato da garanzie sociali e alloggiative obbligatorie.
A differenza dell’Italia, in Spagna sono le grandi associazioni datoriali a
coordinare i flussi direttamente con il Ministero del Lavoro, garantendo una
pianificazione coerente con le necessità dei territori. Il sistema si regge su
tutele senza precedenti: il nuovo ordine ministeriale aggiunge l’articolo 7,
destinato a proteggere il benessere socio-lavorativo dei partecipanti,
obbligando il datore di lavoro a garantire un alloggio dignitoso per tutto il
periodo di attività e per ogni chiamata successiva. Questa visione si
concretizza nella concessione di autorizzazioni pluriennali della durata di
quattro anni, prorogabili qualora sussistano i requisiti, che permettono di
prestare servizio per un massimo di nove mesi l’anno. Al termine di ogni periodo
stagionale, il lavoratore ha l’obbligo di rientrare nel proprio Paese d’origine,
preservando la natura circolare del progetto.
La vera rottura contro la logica dello “scarto” è rappresentata dal Catálogo de
Ocupaciones de Difícil Cobertura (CODC): uno strumento dinamico gestito dal
Servizio Pubblico Statale per l’Occupazione (SEPE), che agisce come un polmone
per l’economia nazionale. Pubblicato trimestralmente, questo elenco identifica
le professioni in cui la carenza di manodopera locale o comunitaria è tale da
considerare l’indisponibilità di lavoratori residenti presunta per legge,
semplificando radicalmente le procedure di assunzione e l’ottenimento dei
permessi. L’ultimo aggiornamento per il primo trimestre del 2026 evidenzia
quanto il Catálogo sia ormai essenziale per lo sviluppo economico del Paese,
includendo figure chiave che spaziano dagli atleti e allenatori professionisti
fino al personale tecnico e marittimo.
ITALIA: LA LOTTERIA DEL “CLICK DAY”
L’Italia si colloca oggi in una posizione paradossale: pur essendo l’undicesimo
Paese al mondo per numero di migranti residenti – con 6,3 milioni di persone –
il sistema del Decreto Flussi, incardinato sull’anacronismo dei cosiddetti
“click day”, si rivela incapace di rispondere alle dinamiche di un mercato del
lavoro in costante evoluzione 6, essendo basato piuttosto su una logica
perennemente emergenziale.
In continuità con la strategia avviata nel precedente triennio (2023-2025),
l’approvazione del D.P.C.M. del 2 ottobre 2025 7 ha cercato di confermare la
volontà di superare la frammentazione delle gestioni annuali attraverso la
programmazione triennale 2026-2028, definendo un contingente complessivo di
497.550 ingressi per motivi di lavoro (stagionale e non), basato su una logica
incrementale nel corso del triennio (che prevede 164.850 unità per il 2026,
165.850 per il 2027 e 166.850 per il 2028.).
Nonostante l’obiettivo dichiarato sia offrire un orizzonte stabile alle imprese
e ai cittadini stranieri interessati – specialmente in settori critici come
quello dell’agricoltura – questo modello si rivela fallimentare, fortemente
proceduralizzato e rimane, inoltre, fortemente centrato sull’iniziativa del
datore di lavoro: il lavoratore straniero non dispone ancora di un canale
autonomo di ingresso per la ricerca di un’occupazione.
Il rischio, già conclamato, è che una parte delle quote autorizzate non si
traduca in occupazione effettiva, generando precarietà o irregolarità
sopravvenuta. Inoltre, i dati amministrativi dell’INPS aggiornati a luglio 2025
parlano chiaro: i lavoratori stranieri in Italia sono impiegati prevalentemente
in imprese a basso valore aggiunto, con un divario salariale rispetto ai nativi
che tocca il 33%. Solo il 12,5% dei lavoratori stranieri possiede una laurea,
una cifra irrisoria se confrontata con la media europea, a testimonianza di una
struttura produttiva che relega il migrante a mansioni scartate dai connazionali
per paghe misere e condizioni poco dignitose, ignorando le competenze
individuali. Il divieto di lavorare per i primi mesi o il rischio di perdere
l’alloggio se si diventa autosufficienti sono “trappole della povertà” che
trasformano individui potenzialmente produttivi in soggetti marginalizzati 8.
La procedura ordinaria (ex D.L. n. 146/2025) prevede innanzitutto la
presentazione della domanda di ingresso da parte del datore di lavoro –
precedentemente precompilata – sul portale del Ministero dell’Interno.
Successivamente, il datore la cui domanda è rientrata nelle quote riceverà dallo
Sportello Unico Immigrazione della Prefettura il nulla osta al lavoro, che sarà
inviato anche alla rappresentanza diplomatica italiana nel Paese di origine del
lavoratore per il rilascio del visto.
Tuttavia, come riportato dal IV rapporto di Ero Straniero, rimane basso il
numero dei visti concessi rispetto ai nulla osta rilasciati 9 e la ripartizione
nazionale delle quote spesso non coincide con le reali specificità locali,
creando squilibri dove le stesse si esauriscono in poche ore a fronte di settori
che rimangono scoperti 10.
In definitiva, il panorama europeo ci restituisce l’immagine di un continente a
due velocità, dove la gestione della migrazione è diventata lo spartiacque tra
il pragmatismo economico e l’immobilismo ideologico. Mentre ci sono paesi che
hanno scelto di smantellare le barriere burocratiche per trasformare il migrante
in un attore dinamico del mercato – l’Italia resta paradossalmente ancorata a
una visione statica e punitiva. La dignità del lavoro e la flessibilità degli
ingressi non sono concessione etiche, bensì pilastri di un’economia che vuole
restare competitiva in un contesto globale. Così facendo, l’Italia rischia di
trasformarsi in una “caserma” che smaltisce rifiuti umani anziché valorizzare
persone, alimentando un circolo vizioso di povertà e invisibilità, ignorando le
proiezioni Eurostat che prevedono un collasso della forza lavoro entro il 2035.
Leggi gli altri articoli della rubrica di: Papia Aktar, Lorenzo Boffa, Chiara
Starita, Raffaele Biondo, Gennaro Santoro, Irene Pavlidi, Aicha Blasioli ed
Elena Morelli.
1. The law has reshaped corporate hiring from abroad. When the Act entered
into force on 1 March 2020, just over 200,000 third-country nationals held
residence permits tied to a German employment contract. By June 2025 the
figure had climbed to 420,000”, Five Years On, Germany’s Skilled-Worker
Immigration Act Doubles Employment-Based Residence ↩︎
2. Die Westbalkanregelung: Arbeitskräfte aus Albanien, Serbien,
Bosnien, Kosovo, Montenegro und Nordmazedonien für deutsche
Unternehmen gewinnen ↩︎
3. Dutch Labour Authority (Nederlandse Arbeidsinspectie): normative
sull’impiego di cittadini stranieri e verifica delle condizioni salariali
↩︎
4. Access to the labour market – The Asylum Information Database (AIDA) ↩︎
5. “Occupazione, istruzione e famiglia sono i tre pilastri su cui si basano
gli importanti miglioramenti apportati dal RELOEX. La norma, quindi, riduce
i tempi e le formalità, elimina le duplicazioni, rafforza i diritti dei
lavoratori migranti e dà garanzie alle imprese”, Revista de la Seguridad
Social ↩︎
6. Come riportato dal IV rapporto di monitoraggio sugli ingressi per lavoro a
cura di Ero Straniero: p. 6 e seg. ↩︎
7. Pubblicato sulla G.U. n. 240, il 15 ottobre 2025 e recante “Programmazione
dei flussi di ingresso legale in Italia dei lavoratori stranieri per il
triennio 2026-2028) ↩︎
8. “I lavoratori autoctoni non qualificati tendono a svolgere meno compiti di
routine quando lavorano in aree con una maggiore concentrazione di
immigrati”, p. 95 e seg. – Rapporto Inps;
“I lavoratori immigrati in Italia hanno maggiori probabilità di collocarsi
nella parte inferiore della distribuzione dei redditi e hanno maggiori
probabilità di avere basse retribuzioni rispetto ai loro omologhi dei paesi
EA-4”, p. 25 analisi della Banca d’Italia dell’ Aprile 2025 ↩︎
9. “Relativamente ai flussi 2025, i visti rilasciati a dicembre 2025 sono
32.968, pari al 66,25% dei nulla osta emessi”, p. 24 – IV rapporto di Ero
Straniero ↩︎
10. Le quote rimaste inutilizzate per l’anno 2025 sono in totale 117.339 contro
le 49.288 del 2024 – IV rapporto di Ero Straniero ↩︎