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La corsa agli armamenti sul posto di lavoro – di Shane Boyle
Recensione di Shane Boyle al libro di Craig Gent, Cyberboss: The Rise of Algorithmic Management and the New Struggle for Control at Work, Verso, 2024, pubblicata il 23 dicembre 2025 su Protean Magazine. Traduzione dall'inglese di Emiliana Armano * * * * * Lo scorso giugno del 2024, Wells Fargo ha licenziato una dozzina di [...]
«Dei nostri compagni, di noi»
Giovanni Trimeri sul libro di Ferruccio Brugnaro con le foto di Daniele Resini. A seguire alcuni link. «Non ditemi di non disturbarvi / Non ditemi di non disturbarvi» Bisogna leggerla ancora e sempre ricordarla, la poesia di Ferruccio Brugnaro, una vita da operaio e di militante della poesia sociale. Non sono grida perse negli anni, le sue parole sono messaggi
Studio Eurispes: lo sfruttamento dei migranti in Italia prende nuove forme
Caporalato, prostituzione, accattonaggio e persino sfruttamento digitale: sono i quattro volti del rapporto tra immigrazione e criminalità organizzata in Italia descritti nello studio “Immigrazione e criminalità organizzata: le strategie dei sodalizi italiani”, realizzato dall’Eurispes e coordinato da Emanuele Oddi. L’indagine, che copre il periodo 2019-2024, utilizza un metodo di ricerca innovativo: sono stati combinati strumenti digitali di raccolta dati online con un’attenta analisi qualitativa dei casi di studio. Attraverso un sistema automatizzato di ricerca e selezione di notizie da fonti aperte (open source), sono stati identificati e verificati oltre trenta episodi (casi campione) in cui lo sfruttamento dei migranti è direttamente riconducibile a reti criminali organizzate italiane e straniere. Si tratta di una metodologia replicabile che potrebbe essere impiegata in futuro per ulteriori analisi, scandagliando forme di sfruttamento di altri settori del mercato del lavoro con alto tasso di presenza di migranti. L’analisi e il reperimento digitale delle informazioni hanno reso possibile individuare tendenze e collegamenti che nella maggior parte dei casi sfuggono o non vengono osservati attraverso una lettura multidimensionale: il caporalato agricolo e quello digitale, la prostituzione e l’accattonaggio nascondono meccanismi comuni di controllo e profitto. Il report fa emergere i meccanismi attraverso i quali i sodalizi criminali hanno imparato a sfruttare i vuoti normativi e burocratici del sistema migratorio, proponendosi come intermediari occulti tra datori di lavoro e migranti in condizioni di vulnerabilità. Ne risulta un sistema sommerso, ma diffuso, che intreccia economia legale e illegale. Capire come cambiano le strategie criminali è il primo passo per contrastarle. L’auspicio è quello di rafforzare il coordinamento tra Istituzioni, Forze dell’ordine e centri di ricerca, per costruire un monitoraggio costante basato su dati reali e anticipare le evoluzioni del fenomeno. Uno dei fenomeni che viene affrontato nello studio dell’Eurispes à quello del caporalato, anche in ragione delle drammatiche vicende di cronaca occorse negli ultimi anni. “In Italia, si legge nel Rapporto, si stima che siano circa 230.000 i lavoratori irregolari del settore agricolo vittime di sfruttamento da parte di imprenditori e caporali. Nel solo 2023, i casi denunciati di caporalato sono stati oltre 2.000. Numeri che descrivono un fenomeno criminale esteso a livello nazionale e le cui stime, per la natura stessa del fenomeno, sono verosimilmente ancora al ribasso. Per caporalato si intende l’intermediazione illecita organizzata e finalizzata allo sfruttamento di cittadini stranieri mantenuti in condizione di soggezione continuativa. L’intermediazione illecita avviene quindi tra il lavoratore e i datori di lavoro, frequentemente italiani.” Ma il caporalato nato e sviluppatosi nel settore agricolo non è a questo limitato. Tale pratica si sta affermando sempre di più anche nel comparto edile. Un settore che ha già particolarmente sollecitato l’attenzione delle mafie a fini di riciclaggio che presenta un ambiente favorevole alle attività dei caporali: elevati tassi di irregolarità e una notevole mole di manodopera straniera a basso costo. Un insieme di elementi che espone potenzialmente anche i lavoratori più fragili del settore edile a dinamiche di sfruttamento tramite caporali. Parallelamente a queste forme criminali, definibili classiche, si va sviluppando una forma di caporalato digitale, a danno dei lavoratori stranieri impegnati nel settore del food delivery. Lo sfruttamento avviene nell’economia reale, senza lasciare di fatto traccia nell’economia di piattaforma. Anche a causa dei vuoti normativi presenti in Italia riguardo al lavoro dei riders, è concreto il rischio della riproposizione dei pattern nocivi già osservati nel caporalato agricolo o edile. “Anche nel caporalato digitale, si sottolinea nello studio dell’EURISPES, sono presenti intermediari che avvicinano le vittime soggiogandole tramite la promessa di un lavoro. Ottenuta la disponibilità del rider, le reti criminali che gestiscono il sistema illegale forniscono le credenziali per il regolare accesso alle principali piattaforme di food delivery, ignare di tale fenomeno. In cambio della possibilità di lavorare tramite le credenziali fornite, altrimenti complesse da ottenere, l’organizzazione criminale trattiene la maggior parte del compenso maturato dal rider nel corso delle sue giornate lavorative. A rendere maggiormente stringente il controllo dei caporali è la completa tracciabilità degli spostamenti del lavoratore tramite applicazioni e  dispositivi digitali.”  Lo studio considera anche l’accattonaggio, una pratica storicamente nota, ma ancora poco studiata con riferimento alle sue connessioni con i sodalizi criminali. In particolare, l’accattonaggio forzato, e non quello volontario, risulta essere frutto di un controllo diretto delle reti criminali a danno delle vittime. È definito come la pratica di chi vive effettuando forzosamente la questua lungo le strade o in generale nei luoghi pubblici. Ad oggi, circa il 24,1% dei fenomeni di accattonaggio forzato sono individuati in strada, il 15% nei luoghi di flussi, il 14,3% sui mezzi pubblici, il 7,5% nei pressi di ristoranti e bar, il 6% in altri luoghi. Se in una prima fase la maggior parte delle vittime proveniva dall’Europa dell’Est, oggi il quadro dei migranti soggetti ad accattonaggio forzato è maggiormente complesso, con vittime che provengono anche dalla Nigeria e dal Corno d’Africa. Anche la prostituzione illegale è ritenuta tra i traffici illegali più redditizi. È una tratta globale che prevede diversi momenti di sfruttamento: nel paese di origine, nel corso della tratta e nel paese di destinazione. Compartecipano a questo sfruttamento molteplici reti criminali transnazionali di stampo mafioso e locali. Con specifico riferimento all’Italia, oggi la prostituzione interessa principalmente le donne straniere, in particolar modo nigeriane, albanesi e cinesi. Qui lo studio dell’Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali – EURISPES: https://eurispes.eu/wp-content/uploads/2025/12/2025_eurispes_immigrazione-e-criminalita-organizzata-le-strategie-dei-sodalizi-italiani.pdf.    Giovanni Caprio
DESENZANO (BS): BLITZ CONTRO GRANA PADANO, GLI AMBIENTALISTI DI “NO FOOD NO SCIENCE” INTERROMPONO IL CONCERTO DI NATALE
La musica natalizia organizzata per la sera del 23 dicembre al Duomo di Desenzano del Garda, è stata interrotta “per qualche minuto” da attiviste e attivisti di “No Food No Science”, prontamente bloccati dalla polizia. In seguito i cinque ambientalisti sono stati trattenuti in Questura per quattro ore e ora arriva la denuncia. Durante i pochissimi minuti della pacifica protesta, i giovani ambientalisti hanno esposto uno striscione con la scritta “Grana Padano – Non c’è Natale negli allevamenti”. 500 gli spettatori presenti in Duomo: nessuno ha solidarizzato con i giovani che denunciavano la sponsorizzazione del concerto da parte del consorzio Grana Padano, che ha la sede proprio a Desenzano. Da tempo “No Food No Science” segnalano lo sfruttamento estremo all’interno degli allevamenti intensivi nella pianura Padana, del cui latte si riforniscono abbondantemente i caseifici produttori di Grana Padano. Il Consorzio è inoltre sempre più presente nell’organizzazione di grandi e piccoli eventi, per esempio anche delle Olimpiadi Milano-Cortina. Il direttore generale del Consorzio “Stefano Berni”, che ha immediatamente annunciato azioni legali contro “No Food No Science”, sostiene che attiviste e attivisti siano “prezzolati delle multinazionali dei cibi sintetici”, “servi sciocchi” che non sarebbero a conoscenza del riconoscimento ottenuto da diversi caseifici che certificano le loro produzione “Made green in Italy” dal Ministero dell’Ambiente. In realtà, come riportato nell’intervista di Radio Onda d’Urto, “No Food No Science” non ha nemmeno una posizione chiara per quanto riguarda la carne sintetica. Ai nostri microfoni per raccontare quanto accaduto, nonché per rivendicare le ragioni della protesta, Eleonora, Aldo ed Edoardo di “No Food No Science”, tra i cinque che hanno organizzato la protesta sulle rive del Benaco. Ascolta o scarica
Starbucks citata in giudizio per complicità in Brasile
> Le accuse sono pesanti: servitù per debiti, condizioni simili alla schiavitù, > lavoro minorile, violazioni dei diritti umani. Starbucks è pulita. È quello che pensano molti consumatori quando acquistano un Pumpkin Spice Latte in questi giorni. E sono disposti a pagare un po’ di più per averlo. Ma ci sono indizi che Starbucks non sia migliore di altri fornitori di caffè, nonostante il suo codice aziendale. Il 24 aprile di quest’anno, otto raccoglitori di caffè brasiliani hanno citato in giudizio Starbucks con l’aiuto dell’organizzazione International Rights Advocates (IRA). Parallelamente, l’organizzazione Coffee Watch ha presentato una petizione alle autorità doganali statunitensi che coinvolge anche altri grandi fornitori di caffè come Nestlé, Jacobs Douwe Egberts, Dunkin’, Illy e McCafé. ANCHE NESTLÉ È COINVOLTA Coffee Watch e altre organizzazioni non governative hanno presentato una denuncia in Germania sulla base della legge sulla catena di approvvigionamento. Questa riguarda Nestlé, Dallmayr, l’operatore Starbucks Amrest e le piantagioni di caffè in Uganda, Cina e Brasile. Le accuse sono pesanti: gravi violazioni dei diritti umani, tra cui lavoro minorile, schiavitù, servitù per debiti e tratta di esseri umani. Starbucks nega, così come Nestlé. La questione che un giudice statunitense deve ora risolvere è: cosa sapeva Starbucks delle condizioni nelle piantagioni del fornitore brasiliano Coouxpé? Molto, affermano i querelanti anonimi nella denuncia, accusando l’azienda di aver aiutato e favorito i propri fornitori a violare sistematicamente le leggi e a danneggiare i lavoratori. SPESSO SONO I BAMBINI A FARNE LE SPESE Il lavoro forzato nelle piantagioni di caffè è molto diffuso in Brasile. È quasi impossibile non saperlo, afferma il giornalista della rivista tedesca Spiegel Phillip Bethge, che descrive le sue impressioni personali dal Brasile nel video dello Spiegel «Shortcuts». COME ATTIVARE I SOTTOTITOLI IN INGLESE O IN ITALIANO: FAR PARTIRE IL VIDEO – CLICCARE SUL SIMBOLO DELLA ROTELLA IN BASSO A DESTRA (IMPOSTAZIONI) – CLICCARE SU SOTTOTITOLI – CLICCARE SU INGLESE – CLICCARE ANCORA SU SOTTOTITOLI (INGLESE) – SCEGLIERE TRADUZIONE AUTOMATICA – TORNARE NEL VIDEO, IN CUI APPARE LA LISTA DELLE LINGUE DISPONIBILI – SCEGLIERE LA LINGUA ITALIANA DALLA LISTA. LA TRADUZIONE NON È PERFETTA, MA FACILITA COMUNQUE LA COMPRENSIONE. Il corrispondente dello Spiegel Gerald Traufetter spiega in un inserto come funziona lo sfruttamento. Di solito sono i giovani ignari a esserne vittime, non di rado minorenni: «Uno dei lavoratori che ho incontrato ora ha 18 anni. Ma quando l’hanno trovato nelle piantagioni di caffè, aveva solo 16 anni, e questo in Brasile è vietato». Il lavoro fisico pesante non è consentito ai minori di 18 anni, ma capita spesso che i proprietari delle piantagioni di caffè assumano giovani e li facciano lavorare per pochi soldi. Traufetter descrive anche come avviene questo processo e perché i giovani non se ne vanno semplicemente quando si rendono conto delle pessime condizioni: «Le piantagioni sono sottoposte a un’enorme pressione sui costi. Per questo motivo, durante la stagione cercano manodopera molto economica. Ci sono i cosiddetti gatos (reclutatori, letteralmente: gatti), che vanno nei villaggi delle regioni povere e attirano le persone disposte a lavorare con grandi promesse. Poi il gato aggiunge subito: «Attenzione, il viaggio in autobus per arrivare lì lo devi pagare tu. Ti darò un po’ di soldi in anticipo. Ma poi dovrai anche pagare la macchina con cui raccogli il caffè». Finiscono così in una cosiddetta servitù per debiti. Alla fine della stagione, con un po’ di fortuna, riescono a uscirne senza debiti». LA POLIZIA SALVA REGOLARMENTE I LAVORATORI Naturalmente anche in Brasile esistono leggi che vietano il lavoro forzato, assicura Bethge. La polizia federale brasiliana salva regolarmente persone che lavorano sotto costrizione. Queste operazioni di salvataggio sono solitamente motivate da segnalazioni di attivisti che agiscono con grande rischio personale. I salvataggi sono relativamente rari. Secondo le sue stime, il numero delle persone coinvolte «è nell’ordine delle migliaia». Lo sfruttamento nelle piantagioni di caffè è così frequente e così ben documentato dai media che Starbucks difficilmente può negarlo. L’ESITO DELLA CAUSA NEGLI STATI UNITI POTREBBE CAMBIARE IL MERCATO DEL CAFFÈ Bethge ritiene che la causa intentata negli Stati Uniti sia una pietra miliare che, se avrà successo, potrebbe cambiare tutto. In futuro, ogni lavoratore del caffè in Brasile potrebbe intentare una causa. Un precedente anche per altri fornitori di caffè. Cosa possono fare i consumatori nel frattempo? Il mercato del caffè non cambierà dall’oggi al domani. «Cercate un marchio affidabile», consiglia Bethge. Un marchio come Fair Trade, non un marchio proprio. «Chi acquista caffè di marca normale senza etichette speciali corre il rischio che nel suo caffè siano mescolati il sangue e il sudore di persone molto povere che lo raccolgono», afferma. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dal tedesco di Thomas Schmid con l’ausilio di traduttore automatico. INFOsperber
Puntata del 09/12/2025@2
Il primo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia di Rocco di CO.L.P.O., collettivo che si occupa di auto difesa sui posti di lavoro, con uno sportello di consulenza settimanale aperto a Barriera di Milano a Torino. Ed è proprio dal loro lavoro di raccolta di testimonianze sul territorio che arriva questa storia, come spesso succede parliamo di una piccola azienda la AeG riscossioni che lavora per SMAT società di gestione delle acque a livello regionale piemontese, che agisce in maniera criminale e sfrontata nei confronti di chi ci lavora, come tante sue simili sul mercato. I dipendenti raccontano di modalità contrattuali di fatto simili al cottimo, e che erano da poco ulteriormente peggiorate innalzando il numero base di contatori installati al giorno, accordo avvenuto alle loro spalle. E poi furgoni dati in dotazione con parcheggio a carico dei lavoratori stessi, mobbing, mancanza di materiale da lavoro adeguato e divise per essere riconosciuti (molti sono i stati i casi in cui è stato impossibile lavorare a causa della diffidenza degli inquilini che non si fidavano ad aprire agli installatori che non potevano provare di lavorare per SMAT). Ciliegina sulla torta, alla fine del contratto a tempo determinato alcuni installatori si vedono sotratte le ultime due buste paga. Tutto questo e molto altro, ha portato alla vertenza di questi lavoratori contro AeG, ma anche quelli di COLPO a scoprire che i contatori stessi di cui stiamo parlando sono stati prodotti dalla Watertech, azienda Israeliana che si è macchiata delle peggiori nefandezze durante il genocidio a Gaza. Perciò assieme a Torino per Gaza e altre realtà solidali, è stato lanciato un presidio per giovedì 11 Dicembre alle h 12 in C.so XI Febbraio a Torino, davanti alla sede della Smat, per chiedere che la si finisca con gli appalti dati in mano ad aziende come la AeG, la restituzione degli stipendi ai lavoratori e la fine dei rapporti con Israele. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato la lotta degli operai ex Ilva di Genova e le bozze di nuovo CCNL metalmeccanici in cui sono coinvolti. Sentiamo dalla voce di Armando di Fiom Genova una breve analisi su quanto sta succedendo tra le fila di chi vuole un nuovo contratto ma non per forza a ribasso come sembra prefigurarsi. Inoltre un resoconto sulla vittoria provvisoria ottenuta grazie alle giornate di mobilitazioni che hanno visto i lavoratori dell’ex Ilva bloccare tutta Genova. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Maria Cristina dalla redazione di InfoAut per approfondire le questioni riguardanti il CCNL Metalmeccanici che sta venendo discusso in questi giorni. Il contratto di questo settore nonostante non si percepisca, resta uno dei momenti cardine della contrattazione tra parti datoriali e sindacali in questo paese, oltre perchè riguarda un numero ingente di persone impiegate tutt’ora in questo comparto, ma anche come basa di contrattazione per gli altri CCNL. Proprio per questo abbiamo voluto con Maria Cristina entrare a fondo di questo contratto, in quale ambiente politico si colloca e come stanno reagendo i lavoratori alla prospettiva della bozza circolata. Buon ascolto
Puntata del 09/12/2025@0
Il primo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia di Rocco di CO.L.P.O., collettivo che si occupa di auto difesa sui posti di lavoro, con uno sportello di consulenza settimanale aperto a Barriera di Milano a Torino. Ed è proprio dal loro lavoro di raccolta di testimonianze sul territorio che arriva questa storia, come spesso succede parliamo di una piccola azienda la AeG riscossioni che lavora per SMAT società di gestione delle acque a livello regionale piemontese, che agisce in maniera criminale e sfrontata nei confronti di chi ci lavora, come tante sue simili sul mercato. I dipendenti raccontano di modalità contrattuali di fatto simili al cottimo, e che erano da poco ulteriormente peggiorate innalzando il numero base di contatori installati al giorno, accordo avvenuto alle loro spalle. E poi furgoni dati in dotazione con parcheggio a carico dei lavoratori stessi, mobbing, mancanza di materiale da lavoro adeguato e divise per essere riconosciuti (molti sono i stati i casi in cui è stato impossibile lavorare a causa della diffidenza degli inquilini che non si fidavano ad aprire agli installatori che non potevano provare di lavorare per SMAT). Ciliegina sulla torta, alla fine del contratto a tempo determinato alcuni installatori si vedono sotratte le ultime due buste paga. Tutto questo e molto altro, ha portato alla vertenza di questi lavoratori contro AeG, ma anche quelli di COLPO a scoprire che i contatori stessi di cui stiamo parlando sono stati prodotti dalla Watertech, azienda Israeliana che si è macchiata delle peggiori nefandezze durante il genocidio a Gaza. Perciò assieme a Torino per Gaza e altre realtà solidali, è stato lanciato un presidio per giovedì 11 Dicembre alle h 12 in C.so XI Febbraio a Torino, davanti alla sede della Smat, per chiedere che la si finisca con gli appalti dati in mano ad aziende come la AeG, la restituzione degli stipendi ai lavoratori e la fine dei rapporti con Israele. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato la lotta degli operai ex Ilva di Genova e le bozze di nuovo CCNL metalmeccanici in cui sono coinvolti. Sentiamo dalla voce di Armando di Fiom Genova una breve analisi su quanto sta succedendo tra le fila di chi vuole un nuovo contratto ma non per forza a ribasso come sembra prefigurarsi. Inoltre un resoconto sulla vittoria provvisoria ottenuta grazie alle giornate di mobilitazioni che hanno visto i lavoratori dell’ex Ilva bloccare tutta Genova. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Maria Cristina dalla redazione di InfoAut per approfondire le questioni riguardanti il CCNL Metalmeccanici che sta venendo discusso in questi giorni. Il contratto di questo settore nonostante non si percepisca, resta uno dei momenti cardine della contrattazione tra parti datoriali e sindacali in questo paese, oltre perchè riguarda un numero ingente di persone impiegate tutt’ora in questo comparto, ma anche come basa di contrattazione per gli altri CCNL. Proprio per questo abbiamo voluto con Maria Cristina entrare a fondo di questo contratto, in quale ambiente politico si colloca e come stanno reagendo i lavoratori alla prospettiva della bozza circolata. Buon ascolto
Puntata del 09/12/2025@1
Il primo approfondimento della serata lo abbiamo fatto in compagnia di Rocco di CO.L.P.O., collettivo che si occupa di auto difesa sui posti di lavoro, con uno sportello di consulenza settimanale aperto a Barriera di Milano a Torino. Ed è proprio dal loro lavoro di raccolta di testimonianze sul territorio che arriva questa storia, come spesso succede parliamo di una piccola azienda la AeG riscossioni che lavora per SMAT società di gestione delle acque a livello regionale piemontese, che agisce in maniera criminale e sfrontata nei confronti di chi ci lavora, come tante sue simili sul mercato. I dipendenti raccontano di modalità contrattuali di fatto simili al cottimo, e che erano da poco ulteriormente peggiorate innalzando il numero base di contatori installati al giorno, accordo avvenuto alle loro spalle. E poi furgoni dati in dotazione con parcheggio a carico dei lavoratori stessi, mobbing, mancanza di materiale da lavoro adeguato e divise per essere riconosciuti (molti sono i stati i casi in cui è stato impossibile lavorare a causa della diffidenza degli inquilini che non si fidavano ad aprire agli installatori che non potevano provare di lavorare per SMAT). Ciliegina sulla torta, alla fine del contratto a tempo determinato alcuni installatori si vedono sotratte le ultime due buste paga. Tutto questo e molto altro, ha portato alla vertenza di questi lavoratori contro AeG, ma anche quelli di COLPO a scoprire che i contatori stessi di cui stiamo parlando sono stati prodotti dalla Watertech, azienda Israeliana che si è macchiata delle peggiori nefandezze durante il genocidio a Gaza. Perciò assieme a Torino per Gaza e altre realtà solidali, è stato lanciato un presidio per giovedì 11 Dicembre alle h 12 in C.so XI Febbraio a Torino, davanti alla sede della Smat, per chiedere che la si finisca con gli appalti dati in mano ad aziende come la AeG, la restituzione degli stipendi ai lavoratori e la fine dei rapporti con Israele. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato la lotta degli operai ex Ilva di Genova e le bozze di nuovo CCNL metalmeccanici in cui sono coinvolti. Sentiamo dalla voce di Armando di Fiom Genova una breve analisi su quanto sta succedendo tra le fila di chi vuole un nuovo contratto ma non per forza a ribasso come sembra prefigurarsi. Inoltre un resoconto sulla vittoria provvisoria ottenuta grazie alle giornate di mobilitazioni che hanno visto i lavoratori dell’ex Ilva bloccare tutta Genova. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo approfondimento lo abbiamo fatto in compagnia di Maria Cristina dalla redazione di InfoAut per approfondire le questioni riguardanti il CCNL Metalmeccanici che sta venendo discusso in questi giorni. Il contratto di questo settore nonostante non si percepisca, resta uno dei momenti cardine della contrattazione tra parti datoriali e sindacali in questo paese, oltre perchè riguarda un numero ingente di persone impiegate tutt’ora in questo comparto, ma anche come basa di contrattazione per gli altri CCNL. Proprio per questo abbiamo voluto con Maria Cristina entrare a fondo di questo contratto, in quale ambiente politico si colloca e come stanno reagendo i lavoratori alla prospettiva della bozza circolata. Buon ascolto
Repubblica Democratica del Congo, una questione dimenticata: un incontro coinvolgente a Cardano al Campo (Varese)
Al termine della Congo Week, promossa dall’organizzazione Friends of the Congo – FOTC ogni anno in tutto il mondo, anche in provincia di Varese è stata tenuta una serata divulgativa per informare e sensibilizzare in merito alla difficile situazione della Repubblica Democratica del Congo. Nella serata di domenica 26 ottobre, presso il Circolo Quarto Stato di Cardano al Campo, la giornalista indipendente Chiara Pedrocchi ha intervistato Evelyne Sukali, attivista e mediatrice culturale congolese, la dottoressa Rachele Ossola, ricercatrice e chimico ambientale di Source International e Salvatore Attanasio, padre dell’ambasciatore Luca Attanasio. Il circolo era pieno di gente, tra cui molti attivisti del “Collettivo da Varese a Gaza”; il racconto dei tre ospiti è stato molto forte e ha portato delle testimonianze su una realtà complessa. Chiara Pedrocchi ha fatto una breve introduzione e dato informazioni di contesto per inquadrare la questione. Il Congo, in Africa centrale, è un Paese con una superficie grande come un terzo dell’Europa e con una popolazione di circa 81 milioni di abitanti con un’età media molto bassa, intorno ai 16 anni. La capitale Kinshasa ha circa 17 milioni di abitanti. Dal 1960 è una Repubblica democratica sulla carta, ma in realtà viene gestita ancora come una colonia, a causa dei tanti interessi economici che Europa, Stati Uniti e Cina hanno in quella terra. In tutto il Congo le miniere sotterranee e a cielo aperto sono ricchissime di materie prime come il rame, l’oro, l’uranio e il cobalto, il minerale utilizzato per la produzione di numerosi dispositivi elettronici e delle batterie al litio per alimentare le automobili e le biciclette elettriche che servono per la transizione energetica dei Paesi ricchi del mondo. Nella sola Kolwezi la totalità degli abitanti lavora, sfruttata e in condizioni durissime, per l’estrazione del cobalto. Il primo intervento è stato quello di Evelyne Sukali, una giovane donna congolese, divulgatrice e mediatrice culturale. Partita dal suo villaggio in Congo, è arrivata in Italia nel 2011 insieme a un gruppo di persone in cerca di un’opportunità di lavoro nel commercio. Il suo contatto Instagram, per chi volesse seguirla, è  https://www.instagram.com/evelynesukali87/ Il suo viaggio per arrivare a Lampedusa è durato 18 mesi ed è stato difficilissimo. Il racconto molto crudo di ciò che ha visto e vissuto ha lasciato il pubblico in un silenzio commosso. Ha parlato di strade inesistenti, mezzi di trasporto di fortuna e pericolosi come chiatte usate per il traposto del legname per attraversare un fiume, di serpenti e coccodrilli, di fame e di sete nel deserto, di forze allo stremo, di uomini armati, di guerra, di uomini e donne uccisi e brutalizzati. Tutto questo è stato affrontato con l’incertezza di quello che sarebbe successo dopo, con la paura di non farcela, con la caparbietà dello spirito di sopravvivenza. Infine, dopo il viaggio anche attraverso la Libia di Gheddafi, si sono imbarcati verso l’Italia dopo lo scoppio delle primavere arabe. Il viaggio in mare è durato due giorni e dopo aver perso i sensi, al risveglio in un ospedale di Lampedusa, circondata da uomini bianchi, la prima cosa che ha chiesto Evelyne è stata: “Sono viva?” Importante il messaggio lasciato dalla donna a chi ascoltava: all’inizio, quando le domandavano della sua storia, reagiva con rabbia perché la gente non comprendeva realmente ciò che aveva vissuto. Poi, anche grazie a un percorso di supporto psicologico, ha capito di dover incanalare la sua rabbia per fare informazione e così è diventata divulgatrice e intermediatrice culturale. Il secondo intervento è stato quello di Rachele Ossola, appena rientrata da un viaggio in Congo con l’associazione Source International, una Ong che lavora in tutto il mondo con le comunità che si trovano ad affrontare problemi di inquinamento ambientale e di salute, causati principalmente dalle industrie estrattive. Insieme ad altre associazioni presenti sul territorio, Source International si occupa di analizzare campioni di acqua, di terra e di aria, fornendo assistenza scientifica a supporto delle comunità locali, che possono così cercare di tutelare le proprie risorse e la propria salute. Rachele Ossola ha raccontato del suo recente viaggio a Kolwezi, detta la capitale del cobalto, perché fornisce la materia prima per circa il 70% del fabbisogno mondiale. Ha descritto cumuli di terra rossa, materiale di scarto delle miniere che vengono depositati nei pressi e creano un paesaggio particolare, che ricorda il Gran Canyon al contrario. In queste zone operano le grandi industrie estrattive e piccoli artigiani che cercano di recuperare dal materiale di scarto altro materiale da vendere. L’aria circostante è carica di particolato atmosferico che causa problemi respiratori e infiammatori. Il team di ricerca ha fatto diversi rilievi e ha portato in Italia i campioni per le analisi; saranno pronti tra un paio di mesi, ma già dai primi rilievi è stato evidenziato come i filtri utilizzati per la campionatura dell’aria fossero neri, pertanto molto carichi di particolato atmosferico. La campionatura dell’acqua dei pozzi a uso domestico, poi, aveva un ph intorno al 3.5, quindi molto acido; l’Organizzazione Mondiale della Sanità stabilisce che il giusto ph dell’acqua potabile dovrebbe essere compreso tra il 6.8 e l’8.5. Donne e bambini sono coloro che stanno più a contatto con l’acqua e ne pagano maggiormente le conseguenze. L’ultimo intervento è stato quello di Salvatore Attanasio, padre dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio, ucciso in un agguato il 22 febbraio 2021, che ha portato la sua testimonianza in merito al lavoro svolto dal figlio in Congo e alle circostanze della sua morte, al momento non ancora del tutto chiarite. Nominato ambasciatore italiano in Congo nel 2017, Luca Attanasio aveva in precedenza lavorato in Marocco e Nigeria per sette anni; arrivato in Congo, si rese subito conto della situazione disastrosa delle comunità locali. Insieme alla moglie Zakia Seddiki Attanasio nel 2017 fondò l’associazione Mama Sofia a supporto dell’educazione e della formazione dei bambini e giovani in difficoltà e collaborò con il Premio Nobel per la Pace 2018, il Dott. Mukwege (ginecologo), che aveva fondato nel 1998 a Bukavu il Panzi Hospital per la cura delle donne vittime di atroci stupri. Attanasio era sempre in prima linea per aiutare sia gli italiani che vivevano in Congo che le comunità locali. Poi, il 22 febbraio 2021, a 25 Km da Goma, in un viaggio per una missione umanitaria su invito delle Nazioni Unite, fu ucciso insieme al carabiniere Vittorio Iacovacci e all’autista congolese Mustapha Milambo. Le indagini portarono all’arresto di sei congolesi, di cui cinque stanno scontando la pena dell’ergastolo, ma secondo il padre non vennero condotte in modo chiaro e trasparente. Il processo in Congo si svolse in un tribunale di fortuna, mentre in Italia non è ancora terminato. La famiglia non è stata supportata dalle istituzioni, tanto che il governo italiano non si è neanche costituito parte civile, il che avrebbe agevolato la ricerca della verità. A seguito della morte di Luca Attanasio, è nata l’associazione Amici di Luca Attanasio per far conoscere la sua figura e sensibilizzare i giovani sui temi della pace, dell’uguaglianza e della legalità. Il racconto del padre di Luca è stato molto commovente e dimostra come il dolore per la perdita di un figlio possa trasformarsi in una testimonianza di pace e di ricerca di giustizia e verità. Al termine della serata restano le domande: che fine ha fatto il Diritto Internazionale e cosa possiamo fare noi per rendere più giusto questo mondo? Le risposte sono sempre le medesime: informarsi, divulgare, sensibilizzare. Dove le istituzioni sono assenti, chi non vuole essere complice del lassismo e delle ingiustizie può unirsi, collaborare e prendere coscienza. Foto di Michele Testoni Monica Perri
L’Africa, il continente più saccheggiato della storia
> L’Africa è la ferita aperta del pianeta. Il continente più saccheggiato della > storia entra nel XXI secolo portando con sé vecchie catene e affrontandone di > nuove. Prima erano carovane di schiavi, poi navi cariche di oro e diamanti, > ora container di petrolio, litio, cobalto e coltan. Il metodo cambia, lo > sfruttamento continua. La mappa africana non è stata disegnata dai suoi popoli. È stata tracciata a Berlino nel 1885, quando le potenze europee si sono spartite le terre come se fossero monete. Quella cicatrice brucia ancora. Oggi, 140 anni dopo, l’Africa continua a pagarne il prezzo: frontiere inventate, guerre infinite, ricchezze trasformate in maledizioni. Il XXI secolo è iniziato con promesse di globalizzazione e libertà. Quello che è arrivato è stata un’altra ondata di saccheggi. La Cina costruisce strade e porti, ma in cambio di petrolio in Angola, rame in Zambia e litio in Zimbabwe. La Russia invia armi e mercenari, offrendo protezione in cambio di oro in Sudan e uranio in Niger. Gli Stati Uniti e l’Europa mantengono società minerarie, basi militari e contratti mascherati da cooperazione. La scacchiera è globale, ma i popoli africani hanno poca voce in capitolo. L’Africa concentra il 30% delle risorse minerarie del pianeta. Il Congo produce oltre il 70% del cobalto mondiale, indispensabile per le auto elettriche e le batterie. La Guinea possiede immense riserve di bauxite. Il Sudafrica esporta oro e platino. L’Angola estrae petrolio, la Nigeria gas, il Mozambico carbone. Il litio dello Zimbabwe è molto ambito dalle aziende tecnologiche. Tuttavia, oltre 400 milioni di africani sopravvivono con meno di due dollari al giorno. Questa è la brutale contraddizione del XXI secolo. Il saccheggio non avviene più con i fucili, ma con prestiti e contratti. La Cina finanzia megaprogetti che lasciano debiti. L’Occidente esige riforme in cambio di aiuti. La Russia insedia mercenari che controllano le miniere. I governi africani spesso firmano accordi che cedono il sottosuolo in cambio di briciole. La corruzione e le élite locali sono complici di un sistema che mantiene il continente incatenato. L’Unione Africana sta cercando di rispondere. Nel 2021 è entrato in vigore ilITrattato di Libero Commercio Continentale Africano, con l’ambizione di unire 54 paesi e 1,3 miliardi di abitanti in un mercato comune. Si tratta di un passo storico, ma fragile: la povertà, le pressioni esterne e le divisioni interne minacciano di renderlo lettera morta Il volto dell’Africa è giovane. Il 60% della sua popolazione ha meno di 25 anni. Milioni di giovani chiedono istruzione, lavoro e un futuro. Sono loro che affollano i barconi che attraversano il Mediterraneo in cerca di una vita dignitosa in Europa. Ogni corpo sepolto in mare è il ricordo di un continente sfruttato fino allo sfinimento. La violenza non si ferma. Il Sahel è teatro di guerre, in Mali, Burkina Faso, Niger. La Somalia è ancora alle prese con il terrorismo. Il Congo sanguina a causa delle milizie che controllano le miniere di coltan. Il Sudan brucia per l’oro. La sicurezza è il business più redditizio del XXI secolo in Africa. E le armi, come sempre, arrivano dall’esterno. Ma l’Africa resiste. Le comunità difendono le terre contro le aziende forestali e minerarie. Le donne organizzano reti di produzione locale. I giovani creano movimenti digitali e politici che sfidano i governi corrotti. Paesi come l’Etiopia e il Sudafrica cercano strade proprie. Non sono vittorie definitive, ma sono crepe nel muro del saccheggio. Il colonialismo ha cambiato bandiera ma non logica. Dove prima c’erano i fucili ora ci sono i debiti. Dove prima c’erano le catene ora ci sono i contratti. Dove prima c’erano i viceré ora ci sono presidenti obbedienti. Il risultato è lo stesso: la ricchezza se ne va, la povertà rimane. Il pianeta non può vivere senza l’Africa. Senza il suo cobalto non c’è transizione energetica, senza il suo litio non ci sono auto elettriche, senza il suo coltan non ci sono cellulari, senza il suo uranio non c’è energia nucleare. L’Africa sostiene il mondo senza ricevere nulla in cambio. Questa è l’ingiustizia che reclama a gran voce. Il futuro non è scritto. Potrebbe essere un altro ciclo di saccheggi o potrebbe essere il risveglio di una sovranità reale. La chiave è che l’Africa negozi in blocco, controlli le proprie risorse e rompa con la dipendenza. Che la cooperazione sostituisca il saccheggio. Che la dignità valga più del contratto. Il XXI secolo non sarà giusto se l’Africa continuerà a essere un bottino. Il continente più giovane del pianeta non è condannato a ripetere la schiavitù. È chiamato a scrivere il proprio destino. -------------------------------------------------------------------------------- Traduzione dallo spagnolo di Stella Maris Dante. Revisione di Thomas Schmid. Mauricio Herrera Kahn