
Europa e Serbia orfani di Langer e Matvejevic
Comune-info - Wednesday, September 2, 2026Mentre si impegna a onorare il genocida Ratka Mladic con un funerale di Stato, c’è un altro generale che la Serbia ancora sottrae alla giustizia internazionale: è Novak Đukić condannato per crimini di guerra in Bosnia ed Erzegovina, ritenuto colpevole, tra le altre cose, del massacro della porta di Tuzla nel 1995. Quella strage contribuì al suicidò Alexander Langer. Ecco, la vicenda di Mladic in questi giorni rende più evidente il vuoto lasciato da Alex Langer ma anche da un grande scrittore come Predrag Matvejevic, e le loro lotte contro tutti i nazionalismi

La Serbia ha preso l’impegno di onorare il genocida generale Ratka Mladic con un funerale di Stato, sostenendo che glielo impone il protocollo. Su Osservatorio Balcani Nihad Suljić, vincitore del premio CESPIC (Centro Europeo di Scienza della Pace, Integrazione e Cooperazione): “… e quando lo fanno, non stanno glorificando soltanto un uomo, stanno glorificando l’ideologia che c’è dietro di lui, stanno pregando per un simbolo dei crimini, stanno invocando e normalizzando il fascismo e l’odio”.
La preoccupazione del presidente Vučić (sempre che ne abbia) non è quella di irritare o no l’Europa, ma di giocare la sua carta nazionalista in vista delle prossime elezioni. Ad ottobre 2026 ci saranno le parlamentari e a gennaio 2027 seguiranno le presidenziali. Il voto avviene dopo un anno di forti proteste di massa e mobilitazioni della società civile e dei movimenti studenteschi iniziate nel 2024 a Novi Sad.
La candidatura a diventare il 28esimo stato europeo è in stallo dal 2021. Otto Paesi UE si oppongono all’adesione: Belgio, Bulgaria, Croazia, Estonia, Lettonia, Lituania, Paesi Bassi, Svezia (con l’Italia Vučić vanta l’amicizia di Meloni alleata sul fronte del blocco dei migranti sulla Rotta Balcanica). Riccardo Amati su Fan Page intervistando David Scheffer, già ambasciatore Usa scrive: “Tollerare sovranismi guerrafondai sarebbe suicida. L’Unione farà bene a mettere in pausa le trattative per l’ingresso della Serbia, concordano molti osservatori. Si tratta di difendere il diritto internazionale, senza i doppi standard che lo indeboliscono anche davanti a Israele e agli Stati Uniti di Donald Trump”.
Da giorni il profilo del Generale Mladic e le sue azioni militari occupano le pagine internazionali. Su Politics-Europe Zoran Arbutina ricorda che Mladic non è ritenuto responsabile solo del genocidio di 8.000 persone a Srebrenica, ma per 40 mesi sparò su Sarajevo uccidendo 11.000 persone di cui 1.600 bambini. In tre anni di guerra in Bosnia furono uccisi 100.000 civili e 2,2 milioni di persone divennero profughi. Sembra di leggere gli stessi dati che ora raccontano il genocidio di Gaza ad opera di Netanyahu.
La guerra dei Balcani mi ha coinvolto insieme a centinaia di pacifisti italiani impegnati in soccorsi e aiuti. Si impegnò anche Erri De Luca, peccato non abbia fatto altrettanto con la Palestina.
Personalmente ho ospitato, per quasi due anni, nella mia casa di Milano Biliana Marianovic che a Sarajevo svolgeva la professione di giudice in tribunale. A seguito dell’uccisione di un collega da parte di un cecchino, cercò rifugio in Italia assieme a suo figlio Marco di otto anni. A guerra terminata non tornò più in Bosnia, ma raggiunta dal marito a Malpensa, partirono tutti e tre per la Pennsylvania dove tutt’ora vivono.
C’è un altro generale che la Serbia ancora ospita, sottraendolo alla giustizia internazionale (come fece per trent’anni con Mladic), si tratta di Novak Đukić condannato per crimini di guerra in Bosnia ed Erzegovina. È stato ritenuto colpevole di aver ordinato il famigerato massacro della porta di Tuzla (Kapija) il 25 maggio 1995. L’attacco di artiglieria uccise 71 persone, per la maggior parte giovani.
A seguito di quella strage forse si suicidò Alexander Langer tra i migliori parlamentari europei che l’Italia abbia mai avuto. A lui ho dedicato una canzone nel 2025 a trent’anni dalla scomparsa e qui mi permetto di riproporla. Così scrivevo sul sito antiwarsongs.org presentando il brano ed il video che lo accompagna: https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=68945&lang=en
La strage di Tuzla del 25 maggio 1995 forse fu “la goccia che fece traboccare il vaso” e minò la sua fiducia ostinata nella “azione nonviolenta” che per trent’anni aveva costellato la sua vita da attivista militante, pacifista, parlamentare europeo, ambientalista e fondatore dei Verdi italiani. Il disperato appello del sindaco di Tuzla Selim Beslagic, che pochi giorni prima della strage, chiedeva di fare qualcosa contro l’assedio della sua città, da due anni bersaglio dei cecchini, forse lo scosse ulteriormente e Alex scrisse una lettera pubblica chiedendo che i caschi blu delle Nazioni Unite agissero contro gli assedianti, contraddicendo in parte i principi che da sempre lo avevano animato. La lettera con tutti gli altri scritti di Alexander Langer è raccolta nel libro a lui dedicato: Il viaggiatore leggero (edito da Sellerio, con un’introduzione di Goffredo Fofi).
La città di Tuzla il 31 ottobre 2021 gli ha conferito la cittadinanza onoraria postuma. Sarajevo l’aveva già fatto nel febbraio dello scorso anno. “Alexander Langer è il simbolo dell’empatia per la Bosnia e il dramma che stava vivendo”, ha detto Jasmin Imamovic, sindaco di Tuzla, durante la cerimonia, “lui si batteva per la pace e la riconciliazione contro chi seminava l’odio”. “Langer non ha sopportato il dolore per la sofferenza del popolo bosniaco”.

Ci manca Alex Langer e con lui il grande scrittore Predrag Matvejevic. Il 14 novembre del 1996 in occasione di una conferenza organizzata a Novara, mi firmò una dedica sul suo libro Epistolario dell’altra Europa. In quel libro raccolse le lettere aperte che negli anni Settanta-Novanta aveva inviato agli uomini di potere. Le più note sulla questione Jugoslava sono quella a Tito del 17 luglio 1974 in cui nonostante molti meriti indiscutibili gli chiese di dimettersi. A Slobodan Milosevic nel 1989 a cui chiese profeticamente di suicidarsi e a Franjo Tudjman 1990 a cui rimproverò il pericoloso nazionalismo fascista dietro il paravento clericale della chiesa cristiana. Sempre nell’1989, l’anno della morte di suo padre nato a Odessa, scrisse Michail Gorbacev per la sua Perestrojka e a Deng Xiaoping colpevole del massacro di Tian an men. Predrag coniò il termine “Democratura” per definire la deriva della politica del ventesimo secolo. Dopo l’esilio e le cattedre di letteratura alla Sorbona di Parigi e alla Sapienza di Roma a la morte in solitudine di Predrag Matvejevic a Zagabria nel 2017 ha privato il mondo di un esempio di coraggio il cui testimone è stato raccolto da pochissimi intellettuali.
Predrag non scriveva solo di politica ma soprattutto di letteratura e poesia, dei sui scritti si dice siano “Geopoetica”. A pagina 250 dell’epistolario è riportata la lettera scritta da Zagabria nel 1980 in cui rimprovera l’unione degli scrittori di Jugoslavia di non avere invitato al convegno di Struga nessun poeta israeliano, non per antisemitismo ma perché non si voleva danneggiare la relazione con i paesi non allineati, tra questi quelli arabi. Scrive: “Invitare poeti israeliani a leggere le proprie poesie da noi e a discutere con noi di poesia non significa cointestare ai palestinesi il diritto a un proprio paese né quello di Israele alla sicurezza delle proprie frontiere. E’ banale ripetere che la poesia non ha confini”.
Predrag come Langer amava i ponti, ci siamo incontrati ancora nel 2004 a Mostar, sua città natale, nell’occasione di un convegno dedicato al diritto all’acqua, contestualmente all’inaugurazione della ricostruzione del suo amato Stari Most. Anche a lui ho dedicato una canzone che ha per titolo lo stesso di un suo bellissimo libro: Tra asilo ed esilio, di cui allego il link per la visione del video, l’ascolto e la lettura del testo.
Concludo questo articolo riflettendo ancora sull’Europa: l’ingresso al Parlamento Europeo oggi non ha più l’attrattiva che esercitava ai tempi di Alex Langer. Alla Serbia va bene starne ai margini e tenere aperte relazioni con Russia e Cina armando i suoi caccia con le loro bombe. È di questi giorni la notizia che l’Islanda, per la seconda volta, al referendum ha detto “No” all’ingresso in Europa. Si sono schierati col “No”, trasversalmente sia la sinistra radicale che la destra Nazional-conservatrice e parte del governo. L’Europa di oggi baratta la democrazia con la finanza, la tutela dell’ambiente con l’aumento delle spese militari (non dei corpi civili di Pace), la chiusura delle frontiere ai migranti con l’apertura di centri di detenzione in Ruanda, Albania, Libia. L’Europa balbetta con l’America di Trump timorosa dei dazi, tace con Netanyahu che attacca la corte penale internazionale... Come può preoccuparsi di questa Europa il Vučić di turno che se ne infischia della forma e della sostanza, come fanno tutti gli altri dittatorelli sparsi per il globo.
Ricordo che di Alexander Langer ne scriveva molto bene Franco Lorenzoni con questo articolo:
Un maestro di inquietudine
Caro Alexander Langer ci manchi tanto.
[Paolo Rizzi Assopace Palestina]
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