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La scuola in Russia va alla guerra tra nazionalismo e narrazioni militaristiche
LA RUSSIA INTRODUCE LEZIONI PATRIOTTICHE NEGLI ASILI CON IL PROGETTO “BUONI GIOCHI”, ATTIVITÀ DESTINATA ALL’ETÀ PRESCOLARE, DAI 3 AI 7 ANNI, AL FINE DI DIFFONDERE I VALORI NAZIONALI E L’IDENTITÀ RUSSA. Un esempio eloquente della militarizzazione operante in tutto il mondo, con il coinvolgimento delle scuole di ogni ordine e grado, arriva dalla Russia, dove il patriottismo di Putin diventa strumento indispensabile per assuefare le generazioni future alle ideologie della guerra (clicca qui per la notizia). L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, come denuncia i processi di militarizzazione in Italia e nei Paesi occidentali, è attento ad evidenziare le analogie con quanto accade in altre aree del globo. “Credere, obbedire e combattere” non è solo una massima mussoliniana, ma una indicazione da seguire ogni qual volta si restringono gli spazi di agibilità democratica e così il militarismo, insieme alla sua ideologia, prende il sopravvento. A partire dal prossimo anno scolastico, dunque, in Russia saranno apportati cambiamenti significativi nei percorsi educativi: una sorta di via di mezzo tra piani pedagogici e lezioni vere e proprie da impartire attraverso attività ludiche di natura patriottica. Si tratta dell’ennesima svolta militarista che si avvale di un vasto bagaglio retorico e un sistema valoriale bellicista. Il programma “Buoni Giochi” nell’anno scolastico in corso è stato adottato in via sperimentale e in un campione limitato di asili, ma a partire dal prossimo settembre diventerà operativo in tutto il Paese (clicca qui per la notizia). Ma perchè obbligare bambini e bambine a lezioni patriottiche fin dalla prima infanzia?  Anche in Russia, come accade in Italia e in altri Paesi, il motivo è chiaro e più volte l’abbiamo denunciato: – imporre delle linee guida all’educazione civica e ai programmi ministeriali che esaltino il nazionalismo russo e l’operato bellico in chiave nazionale di Putin; – rileggere la storia novecentesca in chiave nazionalista (inclusa la Resistenza al nazi-fascismo); – avvalersi di strumenti rinnovati, di approcci pedagogici attraverso giochi, libri, cartoni animati e indovinelli che rimettano al centro il concetto di patria.  La scuola diventa così una palestra militare per educare alla cieca obbedienza e alla partecipazione attiva alla propaganda di guerra, normalizzando nella mente dei bambini e delle bambine l’idea stessa della guerra come plausibile, come prosecuzione naturale dei processi politici, quando, invece, dovremmo prendere atto del fatto che la guerra è la negazione della politica, la cessazione del dialogo, la sospensione della democrazia. Si tratta di processi che vanno avanti, in Russia come in altri Paesi, già da tempo e accadono nella scuola, ma anche fuori dalla scuola, ad esempio attraverso i videogiochi, come documenta un articolo di Wired di qualche anno fa. Il tutto è funzionale a trasformare i/le giovani in potenziali militari al servizio della patria e l’uso dei videogame militarizzati è funzionale alla creazione dell’universo simbolico necessario per generale l’ideologia nazionalista. Del resto, un esempio plastico della trasformazione delle scuole russe in piccole caserme al fine di promuovere patriottismo e nazionalismo tra studenti e studentesse con il fine di indirizzarli/e verso le carriere militari, oltre ad esaltare il ruolo della Russia, sostenendo politiche nazionaliste, arriva dalla proiezione nelle sale di un film estremamente interessante dal titolo Mr. Nobody against Putin. Il docufilm, disponibile nelle sale a partire dal 16 aprile nei cinema, racconta la vicenda di un insegnante di una scuola russa che assiste attonito, come molte/i docenti italiane/i del resto, alla propaganda bellicista introdotta nella sua scuola e prova a reagire con un atto di resistenza. Il film ha vinto anche l’Oscar come miglior docufilm in rassegna, ma, ci chiediamo, sarebbe ugualmente stato premiato dalla giuria americana se il protagonista non avesse deciso di sabotare l’inno russo nella scuola, sostituendolo in filodiffusione con quello americano cantato da Lady Gaga? Insomma, non è che per denunciare il nazionalismo liberticida russo ci infiliamo nella classica, abusata e altrettanto retorica esaltazione dei valori americani? Smontare e decostruire, in Russia come in Italia come negli Stati Uniti, le narrazioni belliciste e nazionaliste, a nostro avviso, è un’operazione che deve andare nella direzione della costruzione di un mondo di pace, solidarietà e fratellanza/sorellanza universale, senza patrie da esaltare, senza nazionalismi da sostenere, senza soldati/soldatesse da mandare a morire per i capricci e le speculazioni economiche di alcuni/e o per gli interessi neoliberisti di patrie che sono diventate lobby economiche. Si tratta di un’operazione culturale e politica di consapevolezza e di assunzione di responsabilità che va fatta, ne siamo convinti, a partire dalla scuola. Di seguito il video della presentazione di Mr. Nobody against Putin con Michele Lucivero dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università nella diretta di ZaLab insieme ad Andrea Segre, Duccio Facchini e Andrea Fabozzi. Federico Giusti, Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Questa generazione non ha nazione
-------------------------------------------------------------------------------- Roma, 28 marzo 2026. Foto di Riccardo Troisi, redazione di Comune -------------------------------------------------------------------------------- Sabato ho visto, nel corteo, tante facce sorridenti… di ragazzi e ragazze che hanno abbassato di colpo l’età media delle manifestazioni degli ultimi anni. Erano italiani e italiane di molti colori, provenienze e lingue e vivevano con naturalezza una libertà già conquistata rispetto alla costrizione dell’identità nazionale. Non vivevano un’appartenenza unica: abitavano, piuttosto, una pluralità di appartenenze che risuonavano anche nelle piazze statunitensi e britanniche e prima di loro nelle piazze africane e asiatiche. Nei cartelli, negli slogan, nei gesti, si sentivano uniti e unite a persone lontane, in ogni angolo della terra. Alle ragazze e ai ragazzi iraniani, colpiti dai missili di Trump e dalla repressione del regime; ai bambini palestinesi sepolti dalle macerie di Gaza o cacciati dalla Cisgiordania, ai venezuelani, ai libanesi, agli africani e alle africane in fuga dalla tante guerre per le risorse. C’erano cartelli che dicevano: “Non scegliamo tra chi ci uccide; no alla teocrazia e no alla guerra”. C’erano slogan contemporaneamente contro la Nato e contro Putin e sostegno ai disertori russi e ucraini, c’era un rifiuto della guerra esente dal tifo per questa o quest’altra élite in lotta per il potere. Ho visto ragazzi e ragazze essere felicemente queer, gay, lesbiche, trans, come un modo semplice, naturale e libero di stare al mondo. “Don’y be king, be queer”. Una generazione che sembra essersi liberata dalla gabbia della nazione, dentro la quale interi popoli sono stati rinchiusi dall’orribile ideologia nazionalista dell’Ottocento e rilanciata dai tanti identitarismi riemergenti e forse per questo pronta a liberarsi anche della colonialità. A questo non si è arrivati per caso. L’ondata di compassione e di indignazione suscitata dallo stillicidio quotidiano di violenze razziste di cui il genocidio palestinese si compone, ha rivelato a molti e molte la natura regressiva del nazionalismo. Allo stesso modo, un numero ancora minoritario ma crescente di giovani ebrei ed ebree della diaspora, ma non solo, non sa che farsene dell’epopea dello Stato Nazione ebraico e al nation building armato che non ha dato sicurezza. Le immagini dei rastrellamenti per strada compiuti dall’ICE negli Stati Uniti, l’aperto razzismo condensato nello slogan America First, i nazionalismi contrapposti che continuano ad alimentare il tritacarne ucraino, il razzismo europeo verso chi, provenendo dai paesi già colonizzati, cerca vita e futuro nelle terre dei colonizzatori: tutto questo parla alla stessa generazione e le sta mostrando il volto reale della Nazione come prigione dal confine armato, gerarchizzazione dell’umano, manipolazione dell’essere, spazio dominato naturalmente dai re. Sono ragazze e ragazzi cresciuti nell’epoca della globalizzazione; si muovono in Europa senza avere l’impressione di andare “all’estero”; siedono nelle scuole insieme a bambini e bambine di molte provenienze; abitano sui social una quotidianità già meticcia. Che cosa può dire, allora, a questa generazione il sovranismo di destra o di “sinistra”, la retorica nazionalista del Made in Italy, traduzione meloniana del “Italy First” che il neofascismo di governo ripropone a ogni piè sospinto? Questa generazione non ha Nazione. Non si identifica con questa comunità immaginaria, come l’ha definita Hobsbawwm, ma con la generazione Z in movimento in tanti paesi nel modo. Cerca la propria identità come identità plurale, relazionale, intersezianale e forse ha capito che non esiste alcuna identità ipostatizzata da difendere, perché ogni identità è una costruzione storica, quotidiana, in continuo mutamento. L’Italia di oggi è già pizza e kebab. Se il mondo potrà sopravvivere soltanto se saprà riconoscersi come una sola umanità, plurale, ma dal destino comune, chiamata a affrontare insieme le tremende sfide del riscaldamento globale e della guerra nucleare, allora questa generazione che scende in campo forse può fare la differenza. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI LEA MELANDRI: > Una maggioranza rumorosa finora inascoltata -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI JOHN HOLLOWAY: > Vogliamo vincere. Come? -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Questa generazione non ha nazione proviene da Comune-info.
March 29, 2026
Comune-info
17 marzo: “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera a scuola”. Ancora retorica nazionalistica!
La legge 23 novembre 2012, n. 222 rappresenta l’ennesimo tentativo di imprimere all’immaginario collettivo del Paese una svolta dichiaratamente nazionalistica mediante una retorica architettata ad hoc. Infatti all’articolo 1, comma 3, la legge «riconosce il giorno 17 marzo, data della proclamazione in Torino, nell’anno 1861, dell’Unità d’Italia, quale “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera”, allo scopo di ricordare e promuovere, nell’ambito di una didattica diffusa, i valori di cittadinanza, fondamento di una positiva convivenza civile, nonché di riaffermare e di consolidare l’identità nazionale attraverso il ricordo e la memoria civica». Di conseguenza, la nota n. 944 del 13/03/2026 del Ministro dell’Istruzione e del Merito (in allegato) costituisce un ulteriore esempio di quella “comunicazione circolare”, indirizzata ai “dirigenti scolastici e ai coordinatori didattici” di tutta Italia, compresi quelli della regione Valle d’Aosta e delle province di Bolzano e di Trento, orientata a costruire un universo simbolico di stampo nazionalistico a partire dal ricordo della “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”. E di tale memoria civile, si afferma, bisognerebbe infarcire la scuola per mezzo di una “didattica diffusa” con lo scopo di consolidare l’identità nazionale: «Tale ricorrenza costituisce un’importante occasione per informare e suscitare la riflessione, fra le studentesse e gli studenti, sugli eventi e sul significato del Risorgimento, nonché sulle vicende che hanno condotto all’Unità nazionale, alla scelta dell’inno e della bandiera nazionale e all’approvazione della Costituzione, anche alla luce della evoluzione della storia europea». L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non può fare a meno di notare che negli ultimi quindici anni il Parlamento italiano ha stabilito ben due ricorrenze per l’unità nazionale, associandola al 4 novembre, la celebrazione delle Forze Armate, e, nella data di oggi, ad un corpus simbolico militare, prima che identitario. Come denunciamo da ormai tre anni, nelle scuole vengono imposte indicazioni mediante circolari e linee guida modellate sulla cultura del controllo, della difesa e della sicurezza e alle studentesse e agli studenti si parla di sacrificio per la patria, di imprese eroiche pescate in alcune vicende storiche che avrebbero bisogno di analisi critica, piuttosto che di esaltazione retorica. Il tricolore torna nella loro vita come chiara insegna militare nelle cerimonie dell’alzabandiera, spesso all’interno delle caserme, dove gli studenti e le studentesse vengono invitate/i a partecipare spesso di fianco alle autorità militari, religiose e civili. Quello che sappiamo come Osservatorio è che le infarciture militaresche non hanno mai portato vantaggi alla società civile, né a breve né a lungo termine. Non aderiamo allo spirito nazionalistico suggerito dalla nota ministeriale, tuttavia non ci esimiamo dal considerare criticamente come, anche storicamente, la questione dell’Unità nazionale (1861) vada tenuta separata dalla Costituzione (quella antifascista del 1948) e dalla storia del tricolore, che risale alla fondazione della Repubblica Cispadana, avvenuta a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, ed evidentemente ispirata alla bandiera francese, i cui valori rivoluzionari si erano diffusi anche nei territori che sarebbero diventati più tardi italiani. Insomma, è chiaro, il disegno retorico della “comunicazione circolare” del Ministero dell’istruzione e del merito, che da tempo cerca di riscrivere la storia con lo scopo di ingenerare negli studenti e nelle studentesse un universo simbolico sempre più marcatamente nazionalistico, approfittando della docilità di docenti più docili che si lasciamo condizionare del clima di repressione e intimidazione diffuso con frequenti ispezioni a carico di chi, ad esempio, cerca di sensibilizzare sul genocidio del popolo palestinese, ampiamente negato dai nostri rappresentanti politici. AOODGSIP.REGISTRO-UFFICIALE.2026.0000944Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Foibe, il PD casca nella narrazione revisionista: partigiani jugoslavi sarebbero “nazionalisti”?
Il 10 febbraio, in memoria di “Martiri della Foibe”, il Partito Democratico – sulla sua pagina Facebook – ha scritto: “Ricordare non solo come atto di giustizia per il passato ma come dovere per il futuro: la giornata di oggi, dedicata alla tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati, e della complessa storia del confine orientale, testimonia ancora una volta le conseguenze catastrofiche dei totalitarismi e dei nazionalismi, tutti. Il ricordo di quelle atrocità deve aiutarci soprattutto oggi a produrre anticorpi perché simili orrori non si ripetano, difendendo la libertà, il rispetto dei diritti umani e della convivenza pacifica.” Un commento che solo chi non sa di cosa sta parlando può scrivere, tentando di intuire quale sia l’argomento, ma cadendo comunque nell’errore. In questa storia, l’unico nazionalismo a trionfare è stato il fascismo italiano: l’occupazione coloniale fascista delle terre slave, l’italianizzazione fascista delle terre slave (in cui l’italiano venne imposto come lingua ufficiale, abolendo le lingue slave), l’italianizzazione dei cognomi slavi, l’antislavismo fascista e la reclusione delle popolazioni slave in campi di concentramento. In questo articolo si spiega in modo chiaro e lucido cosa è il “Giorno del Ricordo” e la vera storia che non si vuole raccontare. Purtroppo è così: quando si vuole fare opposizione imitando la destra, il rischio è di diventare parte di essa. Per informazione riportiamo una serie di link che potrebbero aiutare il Partito Democratico ad informarsi sull’argomento: E allora le FOIBE? – Alessandro Barbero (Speciale 10 Febbraio)https://www.youtube.com/watch?v=iANYVWwcb-o A colloquio con il rettore e storico dell’arte Tomaso Montanari https://left.it/2021/09/02/tomaso-montanari-la-cultura-e- il-vaccino-contro-il-fascismo/ La memoria perduta https://umanitanova.org/la-memoria-perduta-del-giorno- del-ricordo/ La scommessa persa di chi puntava su di una destra liberale. Il “Giorno del ricordo” e l’avvio, da parte di personalità delle istituzioni, di una campagna di rilegittimazione del fascismo. L’urgenza di una controffensiva democratica rigorosa e unitaria https://www.patriaindipendente.it/idee/editoriali/il-lunghissimo-secolo-breve/ Foibe: la macchina dell’oblio. Strumentalizzazioni politiche del Giorno del Ricordo https://www.valigiablu.it/foibe-strumentalizzazioni-politiche-montanari/ Altri Paesi, come la Germania, hanno mostrato, a posteriori, più coraggio nell’illuminare angoli di buio della storia recente. Oggi, dopo ottanta anni, gli autori di A ferro e fuoco vogliono che sia il momento giusto anche per noi. https://lavocedinewyork.com/arts/2021/04/10/le-terre-dellalto-adriatico-teatro- delle-due-guerre-parla-lo-storico-raoul-pupo/ L’OCCUPAZIONE ITALIANA DELLA JUGOSLAVIA 1941-1943 https:// occupazioneitalianajugoslavia41-43.it/ Foibe e Shoah, le manipolazioni della destra così ha cercato la rivincita https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2021/09/04/news/foibe-e-shoah-le- manipolazioni-della-destra-cosi-ha-cercato-la-rivincita-1.40666324/ Virginia Tonelli, bruciata viva nella Risiera di San Sabba https://vitaminevaganti.com/2019/11/09/virginia-tonelli- bruciata-viva-nella-risiera-di-san-sabba/ “Ricordati di ricordare” la Risiera di San Sabba https://www.patriaindipendente.it/ultime-news/ricordati-di-ricordare/ Virginia Tonelli https://www.anpi.it/biografia/virginia-tonelli https://www.patriaindipendente.it/wp-content/uploads/2019/06/Il- Quaderno-dellAnpi-Udine-dedicato-ai-tre-Martiri-della-Risiera.pdf “GIORNO DEL RICORDO”: COME L’USO PROGAGANDISTICO E MISTIFICATORIO FASCISTA RENDE DIFFICILE IL MESTIERE DI STORICO. INTERVISTA AD ERIC GOBETTI https://www.radiondadurto.org/2022/02/10/giorno-del-ricordo-come-luso-progagandistico-e-mistificatorio-fascista-rende-difficile-il-mestiere-di-storico-intervista-ad-eric-gobetti/ Giorno del ricordo, Eric Gobetti: “È diventata la giornata di rivalutazione del fascismo” https://www.micromega.net/giorno-del-ricordo-gobetti «E allora le foibe?» Ne parliamo con lo storico Eric Gobetti > «E allora le foibe?» Ne parliamo con lo storico Eric Gobetti Il mito di Norma Cossetto. Intervista a Claudia Cernigoi > Il mito di Norma Cossetto. Intervista a Claudia Cernigoi Le atrocità di Mussolini. I crimini di guerra italiani. Un libro che risorge dalle sue ceneri > Le atrocità di Mussolini. I crimini di guerra italiani. Un libro che risorge > dalle sue ceneri “Le atrocità di Mussolini”, un libro per sfatare il mito degli “italiani brava gente” > “Le atrocità di Mussolini”, un libro per sfatare il mito degli “italiani brava > gente” Lorenzo Poli
February 12, 2026
Pressenza
Siamo pronti alla morte…
-------------------------------------------------------------------------------- Venerdì 6 febbraio, il CIO – Comitato Insostenibili Olimpiadi ha occupato il gigantesco ex Palasharp, storica struttura milanese di proprietà comunale che per decenni, sotto vari nomi ha ospitato concerti ed eventi sportivi e da molto tempo giace in stato d’abbandono. La struttura di via Salerio si trova a poca distanza dallo show olimpico (dove il il 7 e 8 febbraio si si svolgono le Utopiadi). Foto Lorenzo Uboldi (che ringraziamo) per Milano In Movimento -------------------------------------------------------------------------------- “Siamo pronti alla morte l’Italia chiamò”, canta Laura Pausini, interpretando l’inno nazionale di Goffredo Mameli, nella serata inaugurale dei Giochi Olimpici Milano-Cortina e nel suo volto c’è tutta la disperazione, la violenza, la bestialità, l’immenso dramma che questa frase orrenda dell’inno nazionale porta con sé. Per secoli milioni di esseri umani sono stati trucidati in nome delle diverse patrie a favore di re, papi, generali, duci , zar, cavalieri e manager. E così sembriamo destinati ad essere ancora, a ucciderci per difendere e offendere le nostre differenze e per difendere e proteggere i nostri padroni. Finché non ci libereremo di questo immenso inganno, non vivremo mai nella giustizia. Le Olimpiadi Milano-Cortina rimarranno nella storia come edizione piena di sangue e ipocrisia. Non so se Laura Pausini lo abbia fatto volontariamente o meno, ma la ringrazio, perché con la sua espressione ha portato nel cuore della grande e impietosa farsa cerimoniale delle Olimpiadi l’unica necessaria verità, l’intreccio orribile tra orgoglio nazionalista e disperazione, tra patriottismo e violenza, tra esaltazione identitaria e guerra. La maschera di sconvolto, disperato ed esaltato dolore di Laura Pausini è icona marmorea del dramma infinito dell’umanità, che nulla potrà sperare finché rimarrà asservita e trucidata dagli interessi militari delle oligarchie nazionaliste. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI MARCO AIME: > Le nazioni barriera -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Siamo pronti alla morte… proviene da Comune-info.
February 7, 2026
Comune-info
Nuova destra, vecchio nazionalismo.
Quello che interessa alle forze politiche che organizzano le masse è molto spesso un riconoscimento identitario. Il tentativo, riuscito, di solleticare il narcisismo degli individui che hanno bisogno di rappresentarsi in uno spettacolo che li faccia sentire migliori, aderenti al proprio sè ideale, purtroppo piuttosto distante da quello impersonato durante la settimana lavorativa e nel tempo libero. Da questo orizzonte pre-politico di mobilitazione popolare le destre non hanno nessuna intenzione di uscire, perchè gli interessi che vanno a rappresentare sono soltanto quelli delle élites, e Trump negli USA lo ha mostrato senza dubbio. Il rilancio del nazionalismo sciovinista serve solo a vincere le elezioni e indirizzare i disoccupati verso l'arruolamento militare. Per le forze socialiste, invece, la sfida è proprio quella di canalizzare l'indignazione in protesta, governandola, per arrivare a costruire forme di organizzazione trasformativa su obiettivi condivisi. Continua a leggere→
October 12, 2025
Rizomatica
Comico e straziante
VEDERE UNA RAGAZZA CHE PIANGE PER LA MORTE DEL SUO COMPAGNO, UN GIOVANE SOLDATO UCRAINO, È STRAZIANTE. COMICO INVECE, SCRIVE BIFO, È STATO IL SUMMIT DI WASHINGTON, DOVE TRUMP HA RICEVUTO GLI SCONFITTI CON UN SORRISETTO SARDONICO. COMICO È ZELENSKYY CHE PER L’OCCASIONE HA COMPRATO UN COMPLETO SCURO ABBANDONANDO LA SUA MAGLIETTA GRIGIO VERDE DA FINTO COMBATTENTE. PER GLI USA LA GUERRA RUSSIA-UCRAINA SERVIVA A DISTRUGGERE L’EUROPA E A INDEBOLIRE LA RUSSIA: IL PRIMO OBIETTIVO È STATO RAGGIUNTO, IL SECONDO NO. ALMENO MEZZO MILIONE DI UCRAINI SONO MORTI PER DIFENDERE LE SACRE FRONTIERE DELLA PATRIA E FARSI FREGARE DAL NAZIONALISMO DEI PAGLIACCI pixabay.com -------------------------------------------------------------------------------- CNN mostra le immagini del funerale di un giovane soldato ucraino. La sua compagna piange davanti alla bara e depone dei fiori. Bandiere rosso-nere, una grande A cerchiata in primo piano. Ricordo che fin dai primi giorni di questa guerra Vasyl, un amico ucraino che si definisce anarco-socialista mi scrisse: Se vince Putin il fascismo vince in tutto il mondo. Aveva ragione e oggi lo vediamo. Il problema è che il fascismo avrebbe vinto in tutto il mondo anche se la guerra l’avesse vinta Zelenskyy. Ma vedere le immagini di un ragazzo anarchico che avrebbe potuto essere un mio studente se avessi insegnato a Kiev, è straziante, vedere il pianto di quella ragazza che era la sua compagna è straziante. Comico invece è il summit di Washington, dove Trump ha ricevuto gli sconfitti con un sorrisetto sardonico sulle labbra. Comico è Zelenskyy che per l’occasione ha comprato un completo scuro abbandonando la sua maglietta grigio verde da finto combattente. Seduto sulla stessa poltrona su cui sedeva a febbraio quando Vance lo insultò e Trump lo umiliò davanti a un miliardo di spettatori, il perdente ringrazia ringrazia e ringrazia. Per cosa ringrazia non s’è capito. Il Mammasantissima ringraziatissimo è appena tornato da un incontro con il criminale ricercato Putin, in Alaska dove si sono accordati su questioni relative alla spartizione dell’Artico, e anche, marginalmente, sulla resa incondizionata dell’Ucraina. Perché di questo si tratta, anche se i comici d’Europa (zio Macron, zia Meloni, nonna Ursula e gli altri parenti dell’ucraino bastonato) fingono di parlare delle garanzie da fornire al nipotino. Nessuno cita la parola: “Donbas”, né la parola “Crimea”: sarebbe di cattivo gusto. Quella che passerà alla storia (se ci saranno storici nel futuro, cosa di cui dubito) come la guerra “ucraina” cominciò come un colpo di genio dell’amministrazione Biden. Provocare una carneficina alla frontiera orientale d’Europa serviva contemporaneamente a distruggere l’Europa e a indebolire la Russia. Il primo obiettivo è stato centrato perfettamente. Per capire quanto oggi conti l’Europa basta osservare Macron seduto accanto a Trump, che lo ha recentemente trattato pubblicamente come un idiota che parla di cose di cui non sa niente, e farebbe meglio a stare zitto. Eppure Macron fa finta di niente, e con un’espressione piuttosto tirata dice qualcosa di irrilevante mentre il Mammasantissima assente con uno sprezzante sorrisino. Il primo obiettivo è stato perfettamente centrato: sono state rotte le relazioni economiche tra Russia e Germania, interrotto il North Stream 2. L’Unione declassata da Vance: prima eravate sudditi, ora siete nemici – disse a Monaco il numero 2. Mazziati con i dazi che presto affonderanno l’economia europea, i sudditi diventati nemici devono ora investire i loro capitali nel paese che li umilia e acquistare armi da chi li ha traditi per rifornire l’Ucraina dimezzata. La guerra inter-bianca si avvia verso una (provvisoria) conclusione col seguente risultato: la civiltà bianca è dominata dalle potenze nucleari artiche (Usa e Russia), l’Unione Europea è un morto che cammina, l’Ucraina è un paese distrutto, impoverito, spopolato, costretto a consegnare le sue risorse a chi l’ha prima spinta in guerra, poi ingannata infine tradita. Quanto al secondo obiettivo, indebolire la Russia, non è stato centrato per niente, perché gli statunitensi, si sa, sono volubili. Iniziano guerre in luoghi lontani come l’Afghanistan per poi dimenticare per quale ragione l’hanno fatto, e lasciano i loro protetti (e soprattutto le loro protette) in mano ai tagliagole. Ecco allora che al posto di Biden, nemico dei russi, è arrivato l’amico del cuore di Vladimir Putin, e mezzo milione di ucraini (di più? Di meno? Non lo sapremo mai) sono morti per niente. Ossia per difendere le sacre frontiere della patria e farsi fregare dal nazionalismo dei pagliacci. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI RAUL ZIBECHI: > La guerra organizza l’accumulazione del capitale -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Comico e straziante proviene da Comune-info.
August 21, 2025
Comune-info
Lettera aperta della cittadinanza contro il raduno nazionale degli alpini a Biella
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI LA LETTERA APERTA GIUNTA ALLA NOSTRA MAIL OSSERVATORIONOMILI@GMAIL.COM CHE UN GRUPPO DI PERSONE, TRA CUI IL COLLETTIVO FEMMINISTA “LE PAROLE FUXIA”, HA SCRITTO IN OCCASIONE DEL RADUNO NAZIONALE DEGLI ALPINI A BIELLA QUESTO FINE SETTIMANA. L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ CONDIVIDE PIENAMENTE LA PREOCCUPAZIONE DEI GENITORI E INVITA AD USARE LE MOZIONI DEL VADEMECUM PER OPPORSI ALLA MILITARIZZAZIONE. Siamo genitori di persone che frequentano istituti medi, scuole primarie e scuole dell’infanzia nel territorio biellese. Abbiamo deciso di scrivere questa lettera aperta a seguito di ciò che sta capitando nelle scuole biellesi in vista dell’Adunata Nazionale degli Alpini che si svolgerà a Biella il 9-10-11 maggio. Tenuto conto che è diritto di ciascuno sentire o meno affinità con questa manifestazione, riteniamo che sia invece molto grave che la propaganda militarista e nazionalista sia entrata così facilmente nelle scuole. Alcuni Alpini hanno potuto parlare nelle aule, narrando in mondo soggettivo (e a volte antistorico) alcune vicende della storia del nostro Paese, proponendo canti bellici, illustrazioni di divise fatte colorare nelle scuole dell’infanzia, mitizzando gesta e azioni, contribuendo a rafforzare il clima sovranista e nazionalista che pare essere l’unico possibile nel nostro Paese. Tutto questo è stato fatto senza consultare i genitori, cosa che ci appare ancora più grave dato che per poter portare l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole (cosa che ci parrebbe tanto più utile e necessaria), è invece richiesto il consenso genitoriale. Questo sta accadendo negli stessi giorni in cui la Giunta comunale di Biella blocca la mozione per togliere la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini per darla invece a Giacomo Matteotti e Iside Viana; sono anche gli stessi giorni in cui sono appena stati celebrati il 25 aprile, Giorno della Liberazione e il Primo maggio, festa dei lavoratori: due festività che rischiano di passare in secondo piano, perché non vengono quasi studiate o approfondite, tanto che i ragazzi non sanno perché stanno a casa da scuola in quei giorni, ma sono ben consapevoli, ormai, del fatto che gli Alpini hanno fatto “tante cose buone”. Non ci piace questa deriva sovranista, non ci piace la militarizzazione di chi frequenta la scuola, non ci piace e non siamo d’accordo con questa narrazione distorta della Storia, tenuto anche conto del clima europeo in cui si parla di guerra, riarmo, kit di sopravvivenza, nemici alle porte. Desideriamo una scuola che parla e lavora per la Pace, che insegna il senso critico e la ricerca della verità, che ha come obiettivo la formazione di persone libere e pensanti, cittadine di un mondo multiculturale, globalizzato e diversificato. Una scuola che insegni la convivenza tra le differenze, una scuola non classista, non elitaria, non militarizzata.