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33 chilometri
-------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Calais dista 33 chilometri dalle coste inglesi. Per alcune persone è una traversata di pochi minuti. Per altre – che arrivano da Afghanistan, Sudan, Kurdistan iracheno, Eritrea – mesi o anni di attesa tra sgomberi continui e senza diritti, in una frontiera dove si decide chi può esistere e chi no. Calais è, al pari di Ceuta e Lampedusa, di Lesbo e Bihac, una delle frontiere più dure d’Europa. Perché, anche se a tentare la traversata sono persone che nella quasi totalità dei casi hanno pieno diritto ad asilo e protezione, le istituzioni francesi e britanniche le tengono bloccate in un vergognoso rimpallo di responsabilità (e di fondi).  Dopo lo sgombero della “Jungle”, avvenuto nel 2016, migliaia di persone vivono ancora nella zona tra Calais e Dunkerque sparse nei boschi e ai margini delle strade, senza ripari stabili, in condizioni di estrema precarietà e totalmente privi di risorse. Da anni in questa zona associazioni e reti di solidarietà garantiscono ciò che le istituzioni francesi e britanniche negano: pasti, beni essenziali e supporto alle persone bloccate lungo la frontiera tra Francia e Regno Unito. Tra pochi giorni un gruppo di attiviste e attivisti di Casetta rossa, storico spazio sociale e culturale autogestito di Garbatella, a Roma, partirà per portare solidarietà, un contributo alle attività sul campo e beni di prima necessità. La loro è la scelta di campo di chi rifiuta un’Europa che respinge, alza muri e arriva a negare i più elementari diritti di base a chi fugge dall’inferno.  È in corso una raccolta di fondi e materiali a sostegno della missione, che si appoggerà a Refugee Community Kitchen e alle altre realtà che ogni giorno garantiscono pasti, beni essenziali e solidarietà a chi è in transito lungo questa frontiera. Le donazioni possono essere effettuate al link https://gofund.me/b29dd653e. I beni di prima necessità possono essere consegnati tutti i giorni dalle 16 in avanti a Casetta rossa, in via Magnaghi 14 a Roma. Servono abiti pesanti, prodotti per l’igiene personale, sacchi a pelo, tende, ma anche prodotti alimentari a lunga conservazione, guanti, mascherine, detergenti e disinfettanti.  Ogni contributo, anche piccolo, fa una differenza enorme per chi si trova bloccato lungo la frontiera, a pochi chilometri dal sogno di una vita dignitosa. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO REPORTAGE DALLA FRANCIA DEL 2015: > La chiamano la Jungle di Calais -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo 33 chilometri proviene da Comune-info.
July 20, 2026
Comune-info
Il Parlamento europeo dà il via libera a Chat Control 1.0
Il Parlamento europeo lascia passare il #ChatControl 1.0 nonostante una maggioranza abbia votato contro (314:276) – consentendo la scansione di massa delle chat private fino al 2028. Le vittime mettono in guardia Oggi il Parlamento europeo ha approvato la scansione di massa senza sospetto delle comunicazioni private (“Chat Control 1.0”), una misura che aveva respinto due volte a marzo. Sebbene la maggioranza dei deputati europei votanti si fosse effettivamente opposta al regolamento ( 314 contrari, 276 favorevoli, 17 astensioni ), la mozione di rigetto non ha ottenuto la maggioranza assoluta di 361 voti necessaria. Di conseguenza, la scansione di massa è ora nuovamente consentita fino al 2028. È stata adottata un’esenzione simbolica per le comunicazioni crittografate, sebbene in pratica i fornitori di servizi non le analizzino comunque. Inoltre, sebbene la maggioranza degli eurodeputati votanti volesse limitare l’analisi delle comunicazioni private esclusivamente ai sospettati identificati dalla magistratura ( 322 voti contro 255 ), anche questo emendamento non ha raggiunto la maggioranza assoluta richiesta. leggi l'articolo Leggi anche l'articolo di MIrella Castigli
La conversione ecologica può salvare l’Europa
-------------------------------------------------------------------------------- Piantumazione di alberi a Soave -------------------------------------------------------------------------------- L’Europa, insieme alla sua figliastra, l’Unione Europea, si sta dissolvendo perché non ha più una visione del suo ruolo e del suo futuro, né una ragione per tenere insieme i suoi sparsi membri. Molti accorrono al suo capezzale per cercare di ridargliene una. C’è chi propone che recuperi “competitività” (per non sparire) investendo soldi che non ha in informatica, armi e tecnologia: ricetta vecchia come il cucù che ha fatto la fortuna del suo principale propagandista, ma non della sua destinataria (l’Europa, appunto). C’è invece chi, nelle vesti di critico critico, propone di rilanciare l’Europa inventando un nuovo welfare: non quello in via di dissoluzione, che non ha futuro, ma un welfare diverso, innovativo, efficiente, meno assistenziale, che potrebbe farle recuperare i suoi valori positivi (quelli negativi, come colonialismo, razzismo, militarismo, sovranismo, nazismo, meglio dimenticarli) non più sostenibili alla vecchia maniera. Né l’una né l’altra ricetta, né quelle intermedie, sembrano avere però molto appeal; ma tant’è… In realtà l’Europa una “visione” e una ragione di esistere ce le ha da tempo; ma le hanno offuscate entrambe i suoi governanti, concordi solo nella corsa per spennare i rispettivi paesi finanziando l’industria delle armi per sostenere la guerra alla Russia e quella ai migranti. Quella visione nascosta circola però da tempo tra le schiere disperse ma sempre più numerose delle persone che si mobilitano per la pace (e contro tutte le guerre), per la Palestina (e contro il genocidio perpetrato da Israele), per salvaguardare il proprio territorio (contro la speculazione edilizia e le Grandi opere devastanti ), per salvare vite e accogliere profughi e migranti (contro respingimenti, torture e “remigrazione”), per la costruzione di comunità fondate su rapporti di cura e mutuo appoggio (reciprocità, contro l’individualismo, la competizione, il consumismo, lo sfruttamento e lo spreco di talenti umani e risorse della Terra). E per tanto altro. È una visione che abbina indissolubilmente la salvaguardia degli equilibri ecologici della Terra e il perseguimento di giustizia ed eguaglianza tra gli esseri umani; la pace con il pianeta e quella tra i popoli e che ha in sé una dimensione sia spirituale, culturale, che fisica, materiale. E si compendia in due nomi: Alex Langer e papa Francesco. Ma quella visione non avrebbe potuto sopravvivere all’oblio e all’indifferenza dei potenti della Terra se non fosse stata condivisa (spesso inconsapevolmente, perché chiamata spesso con altri nomi) da migliaia e migliaia di persone. Si tratta, in una formula, della “conversione ecologica”: l’unico approccio che potrebbe restituire all’Europa il ruolo che si era autoassegnata alcuni decenni fa per poi trasformarlo in pura finzione; ma anche un ruolo attuale, nel portare a mediazione le guerre in corso; se non fosse essa stessa parte in causa, apertamente schierata a sostegno degli uni contro gli altri. La conversione ecologica non è un progetto e meno che mai un sistema da instaurare, un punto di arrivo definito; è un processo in fieri che per tradursi in programmi ha bisogno del concorso attivo – questo sì, consapevole – di tutti coloro a cui deve essere affidata la sua realizzazione: a partire, oggi, dalla “convergenza” sotto il suo ombrello delle tante visioni, sigle, organizzazioni, progetti che si stanno accorgendo di avere in comune molto di più di quello che le separa. Ma soprattutto è una visione condivisa che può permettere a tutti di farsi parte del confronto diretto con l’inconcludenza (nel migliore delle ipotesi), l’irresponsabilità, l’inerzia, l’ipocrisia e il cinismo (nel peggiore e più realistico dei casi) dell’establishment europeo e con la sua attuale dedizione alla guerra. Non c’è traccia, nelle proposte che hanno accesso al dibattito politico pubblico sul futuro dell’Europa, di qualcosa che assomigli anche solo da lontano alla conversione ecologica. Non c’è nemmeno traccia, se non con qualche accenno burocratico e formale, di una preoccupazione per lo stato dell’”ambiente”, per la morte della “natura”, per il futuro catastrofico della Terra. Eppure ha appena fatto, e presto rifarà, un caldo da matti, con tante conseguenze ormai note: tanto da far capire a (quasi) tutti che il nostro pianeta ha ormai imboccato una deriva senza più molte vie di uscita. Ma in quei consessi ufficiali lo stato della Terra resta “il convitato di pietra”. Mai che venga in mente a qualcuno dei geopolitici impegnati nel gioco dei tre cantoni (in cui il problema è come farne occupare uno all’Europa), che lo sconvolgimento climatico e ambientale che sta investendo il nostro continente e il mondo non potrà non cambiarne le regole (se ci sono). L’acqua prenderà a scarseggiare davvero (con tanti saluti al raffreddamento degli impianti nucleari e dei data-center in programma). Scarseggeranno anche i raccolti, con milioni di nuovi morti per fame e aumenti vertiginosi dei prezzi del cibo. Si alzeranno i livelli dei mari, con miliardi da investire per cercare di proteggere alcune delle principali città del mondo. Si moltiplicheranno i dissesti idrogeologici e gli incendi, con le popolazioni locali che dovranno cercare di supplire con la loro iniziativa all’inerzia dei rispettivi governi. Crescerà a dismisura la pressione di profughi e migranti in fuga da terre rese inabitabili dal calore, dall’arsura, dalle alluvioni o dalle guerre. E così via. Fare la guerra per moltiplicare i disastri a cui la popolazione sarà già esposta per via dei cambiamenti climatici e delle loro conseguenze suonerà sempre più assurdo. Non sarebbe dunque ora di cominciare a includere queste prospettive nello scenario del gioco tra le grandi potenze? E le misure per affrontarle tra le “carte” da giocare per risollevare le sorti del continente e del mondo? -------------------------------------------------------------------------------- . . . . . -------------------------------------------------------------------------------- Questo articolo è stato qui pubblicato anche in relazione al progetto CORE . . -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La conversione ecologica può salvare l’Europa proviene da Comune-info.
July 9, 2026
Comune-info
FRANCIA: CONDANNA DEFINITIVA PER MARINE LE PEN, USÒ I FONDI DEL PARLAMENTO UE PER PAGARE I SUOI DIPENDENTI
La Corte d’Appello di Parigi ha giudicato colpevole di appropriazione indebita di fondi pubblici Marine Le Pen, estremista della destra francese e leader del Rassemblement National, nel caso dei falsi impieghi all’Europarlamento. Confermata la condanna di prima istanza a quattro anni di carcere, due con la condizionale. Per quanto riguarda la sua ineleggibilità – in primo grado era stata condannata a cinque anni – secondo i giudici è “già stata scontata”: la leader del Rassemblement National potrebbe infatti candidarsi alle Presidenziali del 2027, che nei sondaggi la vedono favorita. Ma dovrà portare per un anno il braccialetto elettronico e lei stessa ha dichiarato più volte di non voler fare campagna elettorale con questo obbligo. Intanto scalda i motori il delfino Bardella nella corsa all’Eliseo, che dal 2021 ha preso il suo posto al vertice del partito. La sentenza “permette di mantenere al centro del dibattito il partito fascista come se fosse la principale minaccia o la principale salvezza” del paese. Alle concrete possibilità che il Rassemblement National possa prendere possesso della Presidenza il prossimo anno, si aggiunge “il sostegno massiccio dell’oligarchia francese e dei media tutti”. Così il giornalista e nostro collaboratore dalla Francia Cesare Piccolo che interpellato ai nostri microfoni, ricorda anche l’enorme potere che si concentra nelle mani del Presidente della Repubblica Francese. Che dal prossimo anno potrebbe essere un fascista! L’intervista a Cesare Piccolo, giornalista italiano che vive da anni in Francia e nostro collaboratore. Ascolta o scarica
July 7, 2026
Radio Onda d`Urto
L’accusa di Prevost colpisce due continenti
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Roberta Ferruti -------------------------------------------------------------------------------- Ognuno qui negli Stati uniti ha il suo 4 luglio. Trump con un ridicolo discorso dei suoi trasforma il giorno dell’Indipendenza in una «festa contro il comunismo». Nella Central Valley, California rurale dei campesinos, si celebra messa tra le casette di legno dei braccianti stagionali senza green card che raccolgono frutta e mandorle. L’Indipendenza qui, tra cittadini non riconosciuti e braccati dall’Ice, paradossalmente è quella più vicina all’idea di libertà che animava i rivoluzionari americani del 1776. Nasce dalla carne viva di popolazioni sfruttate fino all’osso per mantenere alta la competizione nel mercato globale, governate dal sistema del terrore. Questo di certo è il 4 luglio dei mondiali di calcio, i caroselli con le bandiere messicane che riempiono le strade della California lo rendono evidente. D’altronde su una popolazione di 39 milioni di abitanti, 15 milioni sono di origine ispanica: nessuno tifa contro la sua «patria» di origine. Papa Leone, con un uno-due formidabile, tra il breve discorso del 2 luglio per la consegna della Liberty medal e l’omelia pronunciata sabato da Lampedusa, ha demolito l’idea di una «indipendenza» della disumanità, basata sul potere di un «manipolo di tiranni», come ebbe già a dire, da tutto il resto del mondo. Già la decisione del pontefice di non accogliere l’invito ufficiale della Casa bianca di partecipare alla cerimonia governativa e di essere invece a Lampedusa sulle orme del suo predecessore, è sembrata una risposta diretta, inequivocabile, alle deportazioni, alle catture, alle uccisioni di migranti in America. Alle cerimonia per la Liberty medal il papa ha parlato da «figlio della nazione». Che rivendica il suo diritto di americano, prima che capo della Chiesa universale, di dire quella verità che il potere tecnoplutocratico ha paura di ammettere: «Sono i migranti ad aver plasmato il futuro della nazione». Per Papa Leone «la grandezza morale di una nazione si manifesta soprattutto nella sua capacità di proteggere ed apprezzare la vita di tutti, specialmente dei più vulnerabili e di coloro il cui valore è messo in discussione». L’America è Great again solo se accetta la sua verità: è stato ed è un paese che è diventato «grande» aprendo le sue porte a ondate successive di immigrati, che lo hanno letteralmente costruito insieme alle loro famiglie. Il discorso sarà di ispirazione potente per tutte le parrocchie che con la società civile stanno animando le «Reti di Risposta Rapida» contro catture e deportazioni. Un sistema di autodifesa dalle retate, di cura e protezione solidale per le famiglie, di luoghi sicuri per bambini e famiglie a rischio di arresto, di mutuo aiuto per chi deve stare nascosto. Ma è con il discorso rivolto principalmente all’Europa, da Lampedusa, che il papa ha spiegato che quello che sta accadendo è un fenomeno globale, non ascrivibile alla sola follia di un isolato dittatore. «I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese che di decisioni mancate». Ancora verità, sferzante, diretta, senza giri di parole. Non è la fatalità, non è il mare il responsabile. Lo sono coloro che prendono decisioni politiche, come il recente Migration Pact dell’Unione europea sulle deportazioni e sui lager che chiamano Cpr. E quelli che non le prendono, come coloro che fanno finta di non vedere ciò che accade in Libia o in Tunisia, e continuano a finanziare con soldi pubblici sistemi criminali di respingimento e internamento di donne, uomini e bambini, tutti nostri fratelli e sorelle, figli nostri. Il discorso di papa Leone è ben più ampio, in tutta la sua radicalità. La concretezza delle cose si mescola alla spiritualità della parola evangelica. È teologia disarmata e disarmante. Il Samaritano, uno che per definizione non aveva nemmeno diritto di parola, un «illegale», difronte alla morte e alla sofferenza di un essere umano, fa quello che né il sacerdote né il levita fanno. Cioè vede e si ferma, agisce, presta soccorso. Per chi ha deciso di sfidare le volontà dei governi in questi anni e ha continuato a soccorrere in mare, ad accogliere, a mettere al centro i diritti umani e non la facile retorica delle propagande politiche, è un grande riconoscimento e un invito a continuare. «Siamo entrati in un millennio in cui dare forma spirituale, culturale, giuridica, politica, economica alla civiltà dell’amore. L’enormità del dolore che osserviamo ci faccia cogliere la radicalità di questa chiamata». L’Europa, dice papa Leone, ha i numeri per farlo. Dall’alto non lo potrà fare se non attraverso una propria indipendenza innanzitutto da Trump e dal suprematismo tecnocratico della guerra e della disumanizzazione. Dal basso lo sta già facendo, praticando la solidarietà in mare e in terra, costi quel che costi. «Come il Samaritano, possiamo cambiare programma e direzione». -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato su il manifesto -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo L’accusa di Prevost colpisce due continenti proviene da Comune-info.
July 5, 2026
Comune-info
Confermata la supermulta a Google, quell’Android galeotto costa 4,1 miliardi
La corte europea conferma la stangata del 2018. E un tribunale svedese ne aggiunge un'altra per danni a Klarna [...] La vera mazzata per l’azienda di Mountain View, però, arriva dalla Corte di Giustizia Europea. Nella giornata di ieri, infatti, i giudici hanno respinto l’appello di Google in merito a un provvedimento della Commissione Europea del 2018, che aveva condannato l’azienda per le pratiche anti-concorrenziali sul suo sistema operativo per smartphone Android. Qui le cose si fanno più complicate. Le accuse, infatti, riguardano le condizioni imposte da Google ai produttori di smartphone che utilizzano Android. Secondo la Commissione Europea l’azienda avrebbe imposto ai produttori una serie di vincoli per garantirsi notevoli vantaggi sugli eventuali concorrenti. Tra questi gli accordi di distribuzione, che imponevano ai produttori di dispositivi mobili di preinstallare l’app di ricerca Google Search e il browser Chrome sui dispositivi come condizione per poter ottenere la licenza per utilizzare il suo app store ufficiale Play Store. Leggi su il Manifesto
Cuba non è sola
Torniamo a parlare della situazione a Cuba, stritolata dalla morsa del blocco trumpiano che sta determinando condizioni di vita sempre più difficili per la popolazione a causa della completa mancanza di beni indispensabili alla sopravvivenza, dalle scorte alimentari, al carburante, alle forniture di energia, ai medicinali. A ciò si aggiunge il fatto che il 20 giugno il Parlamento Europeo ha approvato una vergognosa mozione  che accoglie completamente le indicazioni statunitensi, condannando il governo cubano come unico responsabile della situazione. Unica notizia positiva, in questo quadro è l'approvazione degli aiuti a Cuba da parte del World Food Programme, nonostante le forti pressioni contrarie del governo USA: Concludiamo la corrispondenza parlando delle mobilitazioni previste nel corso dell'estate in solidarietà con la popolazione cubana, per dire con forza insieme che Cuba non è sola.
July 1, 2026
Radio Onda Rossa
Trasferimenti dati Ue-Usa, ci risiamo. Traballa l’accordo dopo sentenza su FTC
La Corte Suprema Usa ha stabilito che la Federal Trade Commission non può più essere protetta come autorità indipendente dal potere del presidente. Allarme di noyb, mentre Bruxelles valuterà l’impatto sul Data Privacy Framework. Ecco cosa sapere, per Dpo e Ciso. Il caso Trump v. Slaughter, deciso dalla Corte Suprema il 29 giugno 2026, riguarda il potere del presidente americano di rimuovere i commissari della Ftc. La Corte ha ritenuto incostituzionali le protezioni che limitavano la rimozione dei commissari ai soli casi di inefficienza, negligenza o cattiva condotta. L’effetto giuridico è rilevante: la Ftc, finora qualificata come agenzia indipendente, viene ricondotta più direttamente al controllo dell’esecutivo. Per il Data Privacy Framework il problema è operativo prima ancora che teorico. La Ftc è uno degli attori centrali dell’enforcement commerciale del quadro Ue-Usa: interviene quando un’organizzazione statunitense certificata promette di rispettare i principi del framework ma non lo fa. La decisione europea di adeguatezza del 10 luglio 2023 si fonda anche sull’esistenza di meccanismi di controllo, enforcement e ricorso considerati sufficienti a garantire una protezione sostanzialmente equivalente a quella europea. Se uno di questi presidi perde il requisito dell’indipendenza, si apre un tema di tenuta giuridica dell’intero impianto. Il centro europeo per i diritti digitali noyb, guidato da Max Schrems, ha chiesto alla Commissione europea di avviare un’uscita ordinata dal Data Privacy Framework. Nella lettera inviata a Bruxelles il 30 giugno 2026, l’organizzazione sostiene che la Commissione abbia fatto affidamento sulla Ftc come equivalente funzionale di un’autorità indipendente di controllo e che la sentenza americana renda questo presupposto molto più fragile. Leggi l'articolo
Gli italiani e la guerra in Ucraina. Guerrafondai in minoranza
La campagna guerrafondaia tesa ad aumentare l’impegno militare italiano a sostegno dell’Ucraina ha guadagnato qualche punto di consenso ma resta ancora minoritaria nell’opinione pubblica. A rivelarlo è un sondaggio curato dall’Ispi (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale). Rispetto alle rilevazioni di dicembre 2025, il 34% degli intervistati sostiene ancora […] L'articolo Gli italiani e la guerra in Ucraina. Guerrafondai in minoranza su Contropiano.
June 29, 2026
Contropiano
Il Regolamento rimpatri e il cadavere dell’Ue
-------------------------------------------------------------------------------- Una cena preparata da Cucina resistente ai nuovi e vecchi arrivi in “Piazza del mondo”, a Trieste, come ogni sera piena di vita, cibo, scarpe, abiti e giochi e soprattutto relazioni. Foto di Lorena Fornasir -------------------------------------------------------------------------------- La maggioranza formata dai popolari con l’estrema destra, che ormai caratterizza tutte le decisioni del Parlamento europeo in materia di immigrazione e asilo, ha accolto con applausi scroscianti l’approvazione della nuova bozza di Regolamento sui rimpatri che, apportando numerose modifiche peggiorative alla proposta originaria della Commissione europea, dovrà istituire un sistema comune per il rimpatrio dei cittadini di paesi terzi il cui soggiorno nell’Unione è irregolare, abrogando la precedente direttiva 2008/115/CE. Adesso il nuovo testo dovrà essere formalmente adottato dal Consiglio UE e pubblicato nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea prima di entrare in vigore. Allo scopo dichiarato di dare effettività alle decisioni di rimpatrio, che oggi rimangono sulla carta nel 70-80 per cento dei casi, la proposta di Regolamento estende i casi di trattenimento per prevenire il rischio di fuga inventando nuovi obblighi di cooperazione a carico delle persone in condizione di ingresso o soggiorno irregolare, come se queste, in assenza di documenti e di mezzi economici, fossero libere di lasciare il territorio nazionale e ritornare nel paese di origine. Si prevede così, oltre all’obbligo di fornire i dati biometrici, il dovere di dare informazioni sui paesi terzi attraversati, il dovere di rimanere in un determinato luogo e a disposizione delle autorità durante l’intero corso delle procedure di rimpatrio, nonché il dovere di presentare richiesta alle autorità competenti dei paesi terzi al fine di ottenere un documento di viaggio valido ai fini del rimpatrio. La detenzione amministrativa, ma solo sulla base di provvedimenti che tengano conto di una “valutazione individuale” caso per caso, anche sulla base del mancato adempimento degli obblighi di cooperazione, potrà durare fino a 24 mesi con una possibile una proroga per altri sei mesi complessivi in caso di cambiamento delle circostanze, nuove informazioni o miglioramento della cooperazione con un paese terzo. L’ampliamento della discrezionalità di polizia nella valutazione del “rischio di fuga” sovverte il rapporto tra rimpatri con intimazione e rimpatri con accompagnamento forzato, generalizzando nei fatti, sempre che vi siano strutture sufficienti, che ad oggi mancano, il ricorso alla detenzione amministrativa. Le nuove norme consentiranno la possibilità di trasferimenti forzati, esclusi i minori non accompagnati, verso un Paese terzo che accetta di accogliere la persona (i cosiddetti hub di rimpatrio). Si prevedono quindi futuri accordi con paesi extra-UE in vista dei rimpatri, accordi che dovranno essere negoziati (e finanziati) dagli Stati membri al fine del trasferimento delle persone che verranno sottoposte alla giurisdizione del paese terzo. Gli Stati dovranno comunque informare la Commissione e gli altri paesi membri prima dell’entrata in applicazione di tali accordi. Questi nuovi accordi differiscono dunque radicalmente dal cosiddetto modello Albania, nel quale le persone rimangono sottoposte alla giurisdizione italiana, su cui il governo rilancia la sua propaganda sostenendo che troverebbe adesso una base legale nel Regolamento europeo sui rimpatri che sta per entrare in vigore. Le autorità nazionali potranno svolgere specifiche misure investigative per preparare o garantire l’effettivo rimpatrio, tra cui perquisizioni delle persone, delle abitazioni o di altri locali pertinenti, soggette ad autorizzazione giudiziaria o amministrativa. Queste misure di polizia dovrebbero rispettare i diritti fondamentali della persona ed essere soggette alle garanzie e ai mezzi di ricorso previsti dal diritto dell’Unione e dalle norme interne, a partire dalle garanzie costituzionali. Una piccola ICE a scartamento ridotto è così prevista anche in Europa. Sarà questo l’aspetto che potrà coinvolgere maggiormente i cittadini europei e gli operatori della solidarietà. La presidente del Consiglio Meloni ha vantato il voto del Parlamento europeo come un successo della politica del suo governo, mentre la Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece) ha subito espresso profonda preoccupazione per il nuovo Regolamento che rischia di indebolire la tutela effettiva dei diritti fondamentali e della dignità delle persone migranti. Già prima delle ultime modifiche peggiorative, l’Agenzia europea per i diritti fondamentali ha ribadito come il fatto che i campi di detenzione, intesi come Hub per i rimpatri o centri Hotspot, eventualmente attivati in futuro in paesi terzi, per processare le domande di asilo, vengano costruiti al di fuori dell’Unione, non esonera dall’osservanza del vigente diritto euro-unionale, poiché gli Stati membri e Frontex rimarrebbero “responsabili delle violazioni dei diritti nei centri e durante qualsiasi trasferimento”. In base all‘art. 52 del Regolamento rimpatri, questo entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Tuttavia si aggiunge che l’articolo 1 (Oggetto), l’articolo 2 (Ambito di applicazione), paragrafi da 1 a 3, l’articolo 4 (Definizioni), paragrafo 3, l’articolo 5 (Diritti fondamentali), l’articolo 7 (Decisione di rimpatrio), paragrafi 8 e 9, e gli articoli 17 (Rimpatri nei paesi terzi) , 18 (Interesse superiore del minore), 19 (Accertamento età del minore), 36 (riammissione nei paesi di origine), 37 bis (dimensione esterna e cooperazione con paesi terzi), 43 (autorità competenti), 45 (sostegno di frontex), 49 (procedura di comitato), 50 e 51( abrogazione di norme precedenti) si applicano a decorrere dalla data di entrata in vigore. Tutte le restanti disposizioni, in particolare quelle relative all’esecuzione delle misure di allontanamento, al concetto di rischio di fuga, alle misure investigative, al trattenimento amministrativo, alle alternative al trattenimento, ai mezzi di ricorso, ai loro effetti sospensivi, e al mutuo riconoscimento delle decisioni di rimpatrio, si applicano a decorrere dopo 12 mesi dalla data di entrata in vigore, quindi un anno dopo la data di pubblicazione del Regolamento rimpatri nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea. Sembra dunque che entrino subito in vigore, con la pubblicazione dell’atto, soltanto le norme che hanno rilevanza nei processi di esternalizzazione delle procedure di rimpatrio, sugli accordi da stipulare con i paesi terzi, mentre resteranno ancora in vigore per un anno tutte le vecchie norme sui trattenimenti e sui ricorsi, che rimangono direttamente applicabili sul piano del diritto interno. Sui principali assi del nuovo Regolamento, che attenta a principi cardine delle Costituzioni nazionali, della Carta dei diritti fondamentali e delle Convenzioni internazionali, si dovrà verificare il ruolo di controllo degli organi giurisdizionali interni e sovranazionali, che alcune prescrizioni contenute negli emendamenti più recenti approvati dal Parlamento tendono a sterilizzare, a favore dei poteri degli esecutivi e delle forze di polizia. Appaiono particolarmente preoccupanti la cancellazione quasi totale della sospensione dell’esecuzione delle decisioni di rimpatrio, i termini molto brevi per i ricorsi e il ruolo marginale lasciato ai controlli giurisdizonali. Per le persone migranti in condizione di irregolarità sarà davvero “stato di polizia”, con una svolta autoritaria che riguarderà anche i cittadini solidali e tutti coloro che presteranno assistenza. Si possono prevedere appena dopo la pubblicazione del Regolamento, quando sarà entrato almeno parzialmente in vigore, una serie di ricorsi per anullamento ex art. 263 del TFUE (Trattato di funzionamento dell’Unione europea), come si è già verificato in passato, in occasione di un Regolamento che riguardava l’agenzia Frontex, quando il Parlamento europeo non era ancora diventato un covo di razzisti, così come non si possono escludere azioni cautelari e risarcitorie delle vittime nei confronti della stessa agenzia e delle istituzioni nazionali che si rendono responsabili della violazione di diritti fondamentali della persona. Rimane anche in capo a qualsiasi organo giurisdizionale il potere di disapplicazione, nei casi di una norma o di una prassi nazionale in contrasto con un regolamento europeo che rimane ancora in vigore, come il Regolamento Frontex n.656/2014 per la sorveglianza delle frontiere marittime esterne, che prevede espressamente la protezione dei diritti fondamentali e il principio di non respingimento (art.4). -------------------------------------------------------------------------------- Fonte: Adif -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il Regolamento rimpatri e il cadavere dell’Ue proviene da Comune-info.
June 20, 2026
Comune-info